Flores d’Arcais non è certo uno che si cura dei particolari, che lascia dunque alle cure della pirotecnica Roberta Zunini, la quale nel suo squisito corsivo comincia a ribattezzare in «del pane e del lavoro» - che fa più Novecento di Bertolucci e quindi più glamour - la «primavera» tunisina. Scoppiata, poi, per via di un certo Bouazi «laureato ma costretto a fare l’ambulante abusivo per l’assenza di mobilità sociale (parentesi: il fatto che un laureato, classe sociale A, si ritrovi a fare l’ambulante, classe sociale B, è segno che la mobilità di quel genere va che è una meraviglia) e per la corruzione innescata dal regime di Ben Alì». Innescata? Innescata. Venendo poi al sodo, Zunini tiene a sottolineare che la «nota dissidente e giornalista scomoda» Bensedrine ebbe già a dire: «Speriamo che i giovani tunisini portino questa rivoluzione oltre i confini della Tunisia (...) contro i regimi e per la democrazia». Desiderio avverato, conclude Zunini riferendosi agli «indignati» spagnoli e greci, agli studenti cileni e ai «giovani del ceto medio» israeliani. Però, mannaggia, «finora solo per quanto riguarda la diffusione delle proteste». E quel che si vuole al Fatto , quello che richiede il venerato maestro d’Arcais, è la piazza a ferro e fuoco, non il mugugno.
C’è il solleone, d’accordo. Però, anche col sole che picchia in testa, invitare o addirittura sollecitare le nostrane «masse giovanili» a darsi una mossa, a raccogliere il testimone dai ragazzotti d’oltremanica («criminali», per David Cameron; apostoli della «cittadinanza democratica», secondo d’Arcais) e calare in piazza per mettere sottosopra il Paese (o rivoltarlo come un calzino, come direbbe un altro noto manettaro) è iniziativa che sfiora il golpe. Sorprendente, quanto meno. Specie venendo da un cenacolo giornalistico come quello che fa capo al Fatto e che la mena senza cessa con la democrazia, la costituzione, il dialogo&confronto (e che hanno i lettori che si meritano. Commentando l’editoriale del d’Arcais, uno di essi scrive, lo riporto tale e quale: «Secondo me quello che manca nella società è la trasparenza. Dovremmo vivere in un mondo dove i governi invece di cambiare discorso sulle domande scomode dei giornalisti parlerebbero loro senza che qlk1 gli domandi le cose»).
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