Eco-talebani al Wwf: "Fa affari con chi inquina"

Un documentario della tv pubblica tedesca fa tremare l’organizzazione che si difende: collaboriamo con tutti, non siamo fondamentalisti alla Greenpeace. L'accusa: non fa nulla contro gli ogm e protegge le tigri per spillare soldi ai ricconi

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Il panda del Wwf è finito nei guai. E ora i vertici dell’associazione temono il disastro. Tutta colpa di un’inchiesta trasmessa qualche giorno fa da un canale della televisione pubblica tedesca. Per più di un anno Wilfried Huismann, tra i più noti documentaristi di Germania, spesso premiato in festival del settore, ha seguito in giro per il mondo le attività della più grande e nota associazione naturalistica internazionale. Il risultato, Il silenzio dei panda. Quello che il WWf non dice, è un disastro, almeno in termini di comunicazione: anzichè proteggere la natura, sostiene il film, l’associazione appoggia e guadagna grazie a una serie di accordi con aziende chimiche e delle biotecnologie che favoriscono deforestazione e sviluppo delle coltivazioni geneticamente modificate. Un anatema per gli ecologisti più arrabbiati. E un rischio terribile per le casse del gruppo, che riceve ogni anno circa 500 milioni di euro in donazioni e che teme di vedere disseccarsi la sua principale fonte di finanziamento. Tanto più che solo poche ore dopo la messa in onda il filmato è finito su youtube, trasformando la crisi da tedesca a globale.
La lista delle accuse si apre con il racconto della situazione nel Gran Chaco, enorme ecosistema in parte semiarido tra Argentina, Bolivia, e Paraguay. Qui il WWf ha dato il suo via libera ai progetti della multinazionale Monsanto per l’estensione della monocultura della soia, con l’uso di sostanze chimiche come i fosfati e di piante geneticamente modificate. In Indonesia, invece, l’associazione raccoglie donazioni per la protezione degli orang-utang del Borneo. Ma i soldi raccolti non si sa che fine facciano visto che nessun progetto è stato avviato. In compenso la filiale locale, in cambio di sostanziosi finanziamenti, ha dato il suo bollino di iniziativa «ecologicamente sostenibile», riconoscimento utilissimo da spendere presso i consumatori occidentali, all’attività di una società che disbosca la foresta primaria per sostituirla con coltivazioni di olio di palma.
In India a lamentarsi sono gli ecologisti locali. Il Paese è per il Wwf una specie di fiore all’occhiello: dal 1974 ha avviato un progetto per la protezione della tigre. Il problema è che col tempo gli animali si sono trasformati solo in una preziosa fonte di reddito. Nella riserva che dovrebbe tutelarli l’associazione ha creato strutture turistiche e acquistato oltre 150 jeep con le quali i turisti più ricchi (la visita costa 10mila euro) possono scorrazzare in lungo e in largo contribuendo, secondo le accuse, alla distruzione dell’habitat naturale. L’elenco potrebbe continuare e all’immagine ecologista dell’associazione non giova che il suo vicepresidente internazionale, un americano, intervistato nel documentario, si dichiari risolutamente a favore delle coltivazioni geneticamente modificate.
Di fronte alla gragnuola di colpi l’associazione si difende citando alcuni errori fattuali e rivendicando la sua filosofia di fondo, ispirata al dialogo con le forze economiche e le imprese: noi non siamo fondamentalisti come Greenpeace, è il ragionamento. E del resto per l’associazione accuse di «collaborazionismo» con l’establishment industriale non sono nuove. Da sempre il vertice internazionale vede la presenza di manager dell’economia e di esponenti di alcune delle famiglie più aristocratiche d’Europa. Agli occhi dei duri e puri dell’ecologismo militante il peccato originale è addirittura nel nome di alcuni dei soci fondatori, come il principe Bernardo d’Olanda e il principe Filippo d’Edimburgo, che ne è stato a lungo presidente. Il marito della regina Elisabetta è stato tra l’altro un famoso cacciatore. Tanto da giustificare la malignità di qualche rivale: vogliono salvare gli animali, certo. Per ucciderli con una bella battuta di caccia di quelle di una volta.
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COMMENTI

#4 rugia (19) - lettore
il 28.06.11 alle ore 12:39 scrive:
Finalmente Qualcuno Ci è Arrivato! Molto Bene. A Dire Il Vero Non è L'unica Associazione " Animalista" Ad Essere Ambigua. Anche La Situazione Contabile Di Enpa Andrebbe Verificata Attentamente. Lo Sapevate Che Tutte Le Donazioni Locali In Denaro, Case Etc Vanno A Roma, Alla Sede Principale. Poi Solo Una Piccola % ( 5-10% )viene Restituita Alla Sede Locale, E Non Sempre! Pare Non Abbiano A Sufficienza Denaro Per Mantenere I Loro Canili ( è Perfino Intervenuta Striscia La Notizia Sulla Cattiva Gestione), In Compenso Spendono Parecchi Denari Per Organizzare " Convention" Di 3 Giorni In Localita' Balneari Etc.mm
#3 pedralb (528) - lettore
il 28.06.11 alle ore 12:14 scrive:
Niente di nuovo sotto il sole.........come al solito novelli Robin Hood che rubano ai poveri per dare ai ricchi.......e farsi anche loro un pò più ricchi.....ma vi accorgete che siamo AL POTERE DELL' IPOCRISIA.
#2 lisciannaro (9) - lettore
il 28.06.11 alle ore 11:51 scrive:
Io ho sempre sospettato che il wwf abbia degli strani intrallazzi,basta cercare su internet "wwf una storia poco nobile " per rendersi conto da dove origina questa associazione. Anche sulle altre associazioni ambientaliste bisognerebbe indagare chi le finanzia.
#1 brenmcguire77 (4) - lettore
il 28.06.11 alle ore 10:23 scrive:
I pregiudizi contro gli OGM sono fango puro e paure infondate. Abbiamo creato da tempo OGM, come il grano duro (per la pasta) e cose più strane come il triticale (misto di segale e frumento, il primo OGM della storia (fine 1800). Ora la tecnologia è cambiata e migliorata e possiamo fare piante resistenti a infestanti che non hanno bisogno di pesticidi. Ma noi abbiamo paura di chissà qualche pericolo non provato, un po' come il pericolo sconosciuto del nucleare. Di fatto, abbiamo paura della tecnologia.
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