Gli analisti nazionali però mettono in guardia il premier sul rischio d’isolamento che la Gran Bretagna corre nel caso la Comunità si rafforzi magari sotto la direzione di un asse franco-tedesco. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, in futuro gli Inglesi - che già non aderiscono all’euro - si troverebbero sempre più tagliati fuori dalle decisioni importanti. Di riflesso, a livello nazionale l’autonomia della City verrebbe sicuramente ridimensionata. Proprio ieri alcuni editorialisti chiedevano quindi a Cameron una posizione più precisa nei confronti dell’Europa soprattutto per quanto riguarda una rinegoziazione della posizione del governo di Londra in vista della riforma dei trattati. In gioco soprattutto la questione del ritorno sotto la sovranità nazionale di poteri attualmente delegati a Bruxelles. «Adesso è tempo di dire la nostra sull’Europa» titolava ieri il Sunday Telegraph ricordando il recente accordo di 17 membri dell’eurozona in materia di politica fiscale e monetaria, appoggiato dallo stesso Cameron e dal cancelliere dello scacchiere George Osborne. «I dubbi su quello che accadrà in una Comunità divisa tra membri che aderiscono all’euro e gli altri che non lo fanno sono molto forti» spiegava il quotidiano ricordando che, in seguito a questo accordo, proprio Cameron abbia chiesto a Bruxelles di restituire alla Gran Bretagna alcune sovranità nazionali ora delegate al Parlamento europeo. Di fatto il governo britannico sta già lavorando a una proposta che richiede la sovranità nazionale sulle politiche sociali e dell’occupazione. Un passo che il Telegraph giudica positivo, perché la discussione sull’Europa non può più essere solo «una questione da affrontare a porte chiuse tra le autorità di Bruxelles e i ministri. Serve un dibattito politico di larga scala e a fronte dei grandi cambiamenti nelle nostre relazioni con l’Europa il popolo si aspetta di poter dire la propria sull’argomento». Attraverso i sondaggi di questi ultimi giorni, il giudizio degli inglesi sull’Ue è chiaro. Due terzi vogliono potersi esprimere con un referendum mentre il 49% sarebbe contento di uscire dall’Unione contro il 41% che invece vorrebbe restarci.
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