Europa, la riforma passerà. Purtroppo

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Molti commentatori prevedono che, tra non molto, con la firma di Vaclav Klaus il Trattato di Lisbona finirà per essere definitivamente ratificato. Gli stessi conservatori inglesi di David Cameron hanno espresso una sostanziale accettazione e d'altro canto da tempo le istituzioni comunitarie stanno acquisendo competenze sempre maggiori (in tema di bilancio, e non solo: basti pensare a questioni come l'agricoltura o l'ambiente). L'orientamento prevalente, è chiaro, mira a consolidare tale tendenza.
Certamente in alcune parti d'Europa permangono orientamenti più o meno esplicitamente anti-europeisti, ma a ben guardare si alimentano di argomenti fragili o poco significativi. L'ostilità verso l'Unione è dettata essenzialmente da ragioni nazionalistiche, che in qualche modo si squalificano da sole. E anche quando l'avversione non nasce dalla difesa del proprio universo patriottico, le tesi euroscettiche veicolate dai media non sempre puntano al cuore del problema.
Sottolineare quanto l'apparato dell'Unione sia oneroso sul piano finanziario, ad esempio, significa sviare l'attenzione dalla questione principale. Perch´ non c'è dubbio che oggi Bruxelles sia la capitale della burocrazia più inutile e parassitaria e il centro di irradiazione di direttive che intralciano la nostra vita quotidiana, generando leggi e leggine. Ed è anche vero che i funzionari comunitari incistati nella capitale belga sono eccessivamente retribuiti e, in molti casi, hanno una produttività bassissima. Ma le vere questioni che dovrebbe indurre ad opporsi a una crescente integrazione politica del continente sono altre.
Nell'Europa a ventisette non ancora unificata intorno a Bruxelles, infatti, i poteri nazionali sono chiamati a competere tra loro e tale situazione rappresenta un serio freno (di natura in qualche modo costituzionale) sulla strada di una loro crescita illimitata. Sia per quanto riguarda le regole che per ciò che concerne la tassazione, ogni governante nazionale è obbligato a fare i conti con i comportamenti degli altri Paesi: e se ad esempio la Francia innalza la pressione fiscale, vi saranno sicuramente imprese che da Parigi si sposteranno a Londra. Ciò che inibisce il governo francese da adottare un fisco troppo rapace.
Il pluralismo istituzionale rappresenta insomma una garanzia per le libertà di tutti: ed è anche per questo motivo che oggi i paradisi fiscali godono di una stampa tanto cattiva. La possibilità di spostarsi con facilità da una giurisdizione all'altro impedisce alle classi politiche di costruire regimi oppressivi. Ma quello dell'Unione è proprio un progetto volto ad «armonizzare» i diversi sistemi giuridici e tributari, rendendo nulla ogni forma di concorrenza: e non a caso da più parti oggi si parla di una tassazione su base «federale» quale premessa a un compiuto Stato europeo, che dovrebbe (nei sogni degli europeisti più accesi) ridurre le varie realtà nazionali al rango di entità subordinate.
Tra l'altro, l'unificazione del Vecchio Continente è un progetto intimamente anti-europeo, dato che sul piano storico il tratto più caratteristico della nostra vicenda è proprio da ricondurre alla frammentazione istituzionale. Molti studiosi hanno evidenziato che se la civiltà europea ha superato quella cinese, che pure era arrivata a vette (anche tecnologiche) di straordinaria eccellenza, questo è stato effetto del pluralismo delle nostre istituzioni, che hanno evitato la deriva centralizzatrice conosciuta dei grandi imperi dell'Oriente. L'Europa è stata grande perch´ divisa: il processo di unificazione rischia di snaturarla nel profondo.

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COMMENTI

9 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 voce nel deserto (13033) - lettore
il 11.10.09 alle ore 17:49 scrive:
Non dobbiamo aver paura del'Unione Europea.E' la nostra casa ed il nostro futuro dipende da noi ttti. Certo la superficialità di chi l'ha voluta allargare senza varare prima una legge fondamentale,senza aver fornito l'Unione di strumenti decisionali efficaci (voto a maggioranza) è una grave carenza della quale dovremo ringraziare (in senso ironico per chi a sinistra non sapesse o volesse capire) ancora per anni il signor Prodi.
#8 voce nel deserto (13033) - lettore
il 11.10.09 alle ore 17:23 scrive:
E la nuova dialettica che si prospetta fra accentramento e decentramento a livello europeo. Starà ai popoli europei trovare i giusti equilibri nell'interesse di tutti. Certo che in materia stradale e di immigrazione se ci fosse un coordinaento fra le normative le cose andrebbero meglio. Così anche in materia fiscale dove il sistema è a vasi comunicanti e favoriasce la delocalizzazione e la spinta espansiva delle economie a più bassa pressione fiscale.
#7 Bruno Burinato (2874) - lettore
il 11.10.09 alle ore 15:13 scrive:
E così il danno sarà compiuto, per nostra disgrazia, con la complicità dei politici europei, saremo sudditi dei burocrati di Bruxelles senza neanche erssere stato consultato, almeno irlandesi e polacchi hanna potuto dire la loro
#6 curatola (4699) - lettore
il 11.10.09 alle ore 14:50 scrive:
il centralismo europeo diminuisce i nazionalismi a favore del regionalismo vicino alla gente. Si alle centrali energetiche,all'esercito europeo,alla ricerca europea,ma ogni regione opera in regime di sussidiarietà: autonoma nel fare almeno il necessario ed il di più,dipendente se non fa neppure il minimo.Questo principio minimizza il centralismo che interviene solo per eccezione. Una calamità é europea ma in prima linea é la regione vittima e solo dietro l'europa.ecc.ecc.
#5 sinigagl (2) - lettore
il 11.10.09 alle ore 11:07 scrive:
L'Europa è stata grande perché divisa: tesi originale ma interessante. La divisione ha significato anche parecchie guerre... Intanto va detto che nell'UE convivono due principi: in alcuni casi le direttive cercano di armonizzare, in altri vige il principio del "mutuo riconoscimento" delle posizioni altrui, quindi l'UE non tende a fare sempre polpettoni. Poi in materia fiscale, cito dal sito ufficiale UE, "Sono i governi nazionali, e non l'Unione europea, a decidere quante tasse pagano i cittadini": l'unica armonizzazine tentata è stata quella delle imposte indirette (IVA), peraltro largamente fallita visti i sistemi talmente diversificati in uso. In ogni caso tutto questo non si capisce che c'entri con il Trattato di Lisbona che ha lasciato immutata la situazione sulla materia fiscale (unanimità in Consiglio dell'UE). Mah.
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