Gli aerei da guerra? Un affare per l’Italia

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L'Italia concluderà un affare d'oro se Israele acquisterà una flotta di aerei tricolore per l'addestramento dei suoi piloti. Stiamo parlando di una commessa che si aggira sul miliardo di dollari e sarebbe un toccasana in questo momento di crisi. Ieri il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che l'aviazione militare avrebbe caldeggiato al ministero della Difesa gli apparecchi italiani M-346 «Master». La flotta di addestratori con la stella di Davide è ferma ai vecchi aerei Skyhawk. Non ci sono conferme ufficiali, ma il parere sarebbe scaturito all'inizio della settimana durante un consulto presieduto dal comandante dell'aviazione israeliana, il generale Ido Nehushtan. I 30 addestratori dell'Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica, costo ad aeroplano sui 20-21 milioni di dollari, potrebbero battere la concorrenza sudcoreana. Per mesi Seul ha accusato Tel Aviv di fare l'occhiolino al nostro Paese. Il feeling fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Silvio Berlusconi è servito da volano. Gli ottimi rapporti con Israele non si sono certo raffreddati con l'attuale ministro degli Esteri, Giulio Terzi.
Sul piatto c'è un miliardo di dollari ed un fiore all'occhiello per l'industria italiana se gli israeliani, che puntano molto sull'arma aeronautica, acquistassero i nostri addestratori. Dodici M-346 sono già stati veduti a Singapore, per 543 milioni di dollari, che addestrerà i suoi piloti sul nuovo velivolo presso il 61° stormo di Lecce. L'aeronautica italiana ne ha già comprati sei, per 280 milioni di euro, con un'opzione per altri nove, anche se non mancano i soliti problemi di budget. I primi due sono già stati consegnati lo scorso anno. Pochi lo sanno, ma l'intenzione di acquistare gli addestratori fu presa nel 2007 dal governo di Romano Prodi. I soliti critici ammantati di pacifismo sostengono che i costi per progettazione e sviluppo dell'aereo sono schizzati alle stelle. Le commesse iniziali, però, danno lavoro a 3mila persone dello stabilimento di Venegono, in provincia di Varese, oltre all'indotto.
Una gara con gli Emirati arabi uniti è stata congelata, anche se l'addestratore italiano era già stato selezionato. Il piccolo, ma ricco paese del Golfo si sarebbe indispettito per il veto americano ed israeliano allo sviluppo con l'Italia di un velivolo senza pilota armato. La «madre di tutte le commesse» è quella americana, che prevede una commessa di ben 350 addestratori nel cosiddetto progetto TX. Gli Usa non hanno ancora indetto la gara, ma prima o dopo devono farlo. L'Alenia Aermacchi punta anche sulla Polonia con una commessa di 16 aeroplani.
L'M-346, deriva da un antico progetto con i russi. Il modello Master è un addestratore per caccia bombardieri di tipo Stealth (invisibili), come il contestato F 35.
I critici militanti hanno addirittura paragonato l'aumento dei costi per il nuovo Joint strike fighter all'impennata del budget per l'addestratore. Secondo gli addetti ai lavori, però, «l' M-346 e l'F 35 sono il binomio che incarna la gloriosa tradizione italiana nell'industria militare aeronautica».
Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha confermato che sull'acquisto di 131 caccia F 35 per 15 miliardi di euro «è in corso un riesame alla luce delle esigenze operative e della compatibilità finanziaria». La coperta è corta per tutti, ma come ha sottolineato il ministro il programma del Joint strike fighter è «di elevato valore operativo, tecnologico e industriale, che vede già oggi a Cameri (Novara) un complesso industriale dedicato al velivolo che dà e darà occupazione a 1.500 persone ed in prospettiva sono previsti 10mila posti di lavoro».

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COMMENTI

#2 TRIDENTINA AVANTI (2001) - lettore
il 22.01.12 alle ore 23:52 scrive:
Egr. "1 Raoul Pontalti" lei affermando che «Qualcuno pensò nel dopoguerra, mancarono i soldi per fortuna, di dotarsi di sottomarini nucleari!». scrive una inesattezza poiché si, all’inizio degli anni 60, la MM caldeggiò la costruzione di due unità, i nomi erano “Marconi” e “Toti”, sottomarine a prop. nucleare, da costruirsi presso gli allora Italcantieri. I battelli simili/uguali alla classe USA "Skipjack" avrebbero dovuto avere un dislocamento in immersione di 3400 tonnellate e una velocità massima in immersione di 30 nodi. La realizzazione del progetto necessitava, ovvio, della collaborazione degli USA ma il successivo rifiuto da parte di questi ultimi di proseguire la collaborazione e altri impedimenti di carattere politico impedirono che l'impresa avesse seguito provocando l'abbandono del progetto. Tra i timori degli USA vi era anche quello che della tecnologia strategica venisse trasferita all'URSS. Il tutto per la “sicurezza/garanzia” che dava la allora classe politica italiana.
#1 Raoul Pontalti (1084) - lettore
il 19.01.12 alle ore 19:26 scrive:
Primo commento disperso da oltre 24 ore. Riprovo. L’affare è tutto da dimostrare in considerazione delle contropartite economiche e politiche che Israele vorrà e inoltre non si “pareggia” il conto conto con l’esborso per gli F35 aerei che, tralasciando le critiche tecniche degli esperti, a noi non servono a nulla se non per l’orgasmo dei generali (e dei costruttori su licenza di componenti). Sorge il dubbio che una certa configurazione del nostro apparato bellico sia funzionale non alle nostre effettive esigenze di difesa bensì a quelle offensive di certi nostri alleati cui risparmiamo così alcuni oneri. E’ da aggiungere che noi abbiamo pessima consolidata tradizione di apparecchiamento di strumenti bellici costosi e inadeguati (2^GM: navi bellissime ma inutilizzabili perché prive di radar ritenuto inutile dagli ammiragli, sommergibili cui non si pensò mai di applicare lo Schnorkel, etc). Qualcuno pensò nel dopoguerra, mancarono i soldi per fortuna, di dotarsi di sottomarini nucleari!
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