I fatti risalgono al 4 settembre scorso. E la data è importante per capire i risvolti politici della vicenda: mancano poco più di tre settimane alle elezioni e la Germania è in piena campagna elettorale. Nei pressi di Kunduz, l'area dell'Afghanistan sotto il controllo del contingente tedesco, i guerriglieri talebani riescono a impossessarsi di due autocisterne della Bundeswehr cariche di carburante rimaste impantanate su un terreno sabbioso. Per riprendere il controllo delle autocisterne, il comandante delle forze tedesche nella zona, colonnello Georg Klein, chiede e ottiene l'intervento dell'aviazione americana. Klein dirà poi di aver preso questa decisione nel timore che le autocisterne potessero essere utilizzate dai talebani per attentati. In poche ore due cacciabombardieri F15 della Us Air Force distruggono le autocisterne con bombe da 227 chili provocando un incendio che si estende ad una zona abitata nelle vicinanze. Muoiono 69 talebani e, come si è detto, 142 civili.
Ma di quest'ultimo particolare, il bilancio delle vittime, a Berlino non viene data notizia. Il ministro della Difesa Jung, un fedelissimo della Merkel nelle lotte interne della Cdu, si limita a citare un rapporto di Kabul che parla di 30 civili uccisi. Sia Jung che la Cancelliera esprimono profondo cordoglio per l'accaduto e riescono a contenere l'impatto negativo sull'opinione pubblica prevalentemente ostile alla impegno militare in Afghanistan. La vicenda sembra archiviata fino a quando a Berlino non viene insediato un nuovo governo con un nuovo ministro della Difesa, il cristianosociale Karl Theodor zu Guttenberg, il quale vuole vederci chiaro su quanto avvenuto a Kunduz. Sul tavolo del neoministro arrivano ben nove rapporti e tutti e nove, riassunti in una dettagliata ricostruzione che esce sul Bild Zeitung, confermano che le vittime civili sono più del doppio dei talebani uccisi.
Ciò che ancora non è del tutto chiaro è se i rapporti siano stati stillati prima o dopo il voto del 27 settembre. Nell'annunciare le dimissioni, Jung ha detto che si assume la responsabilità politica per gli errori di comunicazione del suo ministero. Una frase sibillina che non cancella il dubbio che lui abbia taciuto la verità per opportunità elettorale. Se è così difficile immaginare che abbia agito senza informare la Merkel.
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