Siccome però a questo mondo c'è sempre qualcuno che non si fida, ecco che - a un anno di distanza - la Sec, ovvero l'ente che controlla le società quotate a Wall Street, ha presentato il conto. E quel brindisi ad Obama è andato di traverso, perch´ la richiesta di chiarimenti sui benefici di cui godono le aziende americane ha portato in chiaro un'attività assolutamente lecita ma - quantomeno - poco patriottica.
In pratica: le aziende hi-tech appartengono ormai al mondo? Ecco allora che il mondo può accogliere il loro denaro, soprattutto se da qualche parte il fisco è un po' più benevolo. Nulla di sconveniente, in fondo, lo fanno in molti e perfino gli U2 sono finiti nel recente passato sulla graticola della musica per aver spostato tutti i loro affari in Olanda. Ma è per questo è ancora più curioso sapere adesso che è proprio l'Irlanda - la casa di Bono e amici - uno dei Paesi considerati Paradiso fiscale dai tech-big. Così - ha rivelato il quotidiano El Pais -, mentre Microsoft ha smistato un po' di suoi affari tra Porotorico, Singapore e, appunto, Irlanda, Google ha fatto di Dublino e dintorni la sua capitale finanziaria, anche perch´ lì per gli stranieri vige un regime fiscale che è ancor più basso del 12,5% riconosciuto alle aziende locali. Eppoi, facendo ardite triangolazioni tra società controllate situate dai Caraibi all'Asia passando per l'Europa, risulta che colossi come Google abbiano finito per risparmiare qualcosa come 7 miliardi e mezzo di dollari pagando solo un'imposta del 3%, così come Microsoft paghi l'8% e Apple addirittura il 2,5%. Mentre Facebook, ormai prossima alla quotazione, soggiorna spesso alle Isole Cayman. E finanziariamente il tutto non fa una piega.
Il dibattito semmai è morale, ovvero se in tempi di crisi sia giusto che le aziende di cui sopra tolgano denaro al fisco del loro Paese per farsi gli affari propri. La risposta (loro) è che i soldi risparmiati diventano nuovi investimenti in tecnologia, e non avendo violato alcuna legge vale il motto business is business. Nato in America, appunto. Google, ad esempio, alla Sec ha risposto di avere un obbligo solo verso i suoi piccoli azionisti, cioè «quello di tenere una struttura fiscale efficiente», e qui il cerchio si chiude, così come il discorso. Perch´ alla fine, anche chi oggi condanna i big della tecnologia per la loro spregiudicatezza, non può fare a meno di essere d'accordo su una grande verità: al mondo, reale o virtuale che sia, vincono sempre i più furbi.
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