Ma i siriani fedeli al regime avrebbero attaccato anche l’ambasciata del Qatar, l’ambasciata e alcuni consolati turchi e il consolato francese di Latakia, città costiera a 330 chilometri a nord della capitale siriana, prima che le forze dell’ordine intervenissero per farli desistere. E quattro dei diciannovi oppositori morti ieri sarebbero stati uccisi a Hama, durante una manifestazione pro-Assad. «Le forze di sicurezza - ha raccontato un attivista - guidavano il corteo di dipendenti pubblici e studenti quando hanno inseguito un gruppo di contestatori e ne hanno uccisi quattro».
Dura la reazione dei Paesi coinvolti dagli attacchi alle sedi diplomatiche. Il ministero degli Esteri francesi ha convocato l’ambasciatrice siriana a Parigi per rappresentargli la protesta contro «gli inaccettabili tentativi di aggressione al consolato onorario di Francia a Latakia e la cancelleria francese di Aleppo da parte di manifestanti organizzati e senza reazione delle forze di sicurezza». Analogamente il ministro degli Esteri turco ha convocato l’incaricato d’affari siriano ad Ankara, ha annunciato il rimpatrio delle famiglie dei diplomatici e ha incontrato i rappresentati delle opposizioni al regime di Damasco. Quanto all’Arabia Saudita, ha interrotto in agosto i rapporti diretti con il governo siriano.
Ma la decisione della Lega araba di sospendere la Siria dall’organizzazione, definita «forte e coraggiosa» dal segretario dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha prodotto anche un altro effetto: il ritorno dell’Irak al centro della scena politica regionale. «Sospendere la Siria è inammissibile nel momento in cui la Lega araba non ha agito contro altri Paesi che fanno fronte a crisi più grandi di quella siriana. E rischia di peggiorare le cose», ha detto il portavoce del governo di Bagdad, Ali al Dabbagh. L’allusione è al Bahrein e allo Yemen, in cui le repressioni hanno fatto centinaia di vittime. L’Irak si è offerto di ospitare la riunione d’emergenza della Lega richiesta dalla stessa Siria e che poi in serata è stata annunciata per mercoledì a Rabat, in Marocco, a margine del forum Turchia-Paesi arabi.
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Manifestanti pro Assad
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