Sta di fatto che il Che griffato Mercedes fa saltare la mosca al naso degli esuli cubani e della destra americana che ancor oggi pensa al comandante Guevara non già come al romantico guerrigliero felicemente contrabbandato in Occidente ma come a un assassino, degno compare di Fidel Castro e suo principale compagno di strada nella Cuba degli anni Cinquanta. Così, poche ore dopo la presentazione delle auto, parte sul web una furibonda gragnuola di insulti rivolti al Marchionne tedesco e alla Mercedes, costringendo quest'ultima a fare macchina indietro e a porgere le sue scuse a tutti quelli che si sono sentiti offesi.
Peccato, per Herr Zetsche. Sembrava così carina l'idea di modificare la celebre stella rossa che figura sul basco del Che con l'altrettanto celebre stella a tre punte della Mercedes. Peccato, perch´ le intenzioni del numero uno della Mercedes erano buone. Voleva dire, col suo stravagante accostamento all'immagine del celebre medico argentino prestato alla rivoluzione, che anche la Mercedes, nel suo piccolo, pensa «rivoluzionario». Si chiama «CarTogether», auto insieme. Ma che cosa ci sia di rivoluzionario in un'idea che circola già da anni, stentando ad affermarsi, non si capisce bene. Sta di fatto che la casa di Stoccarda scommette, e voleva farlo sapere, su un programma che consente agli automobilisti (di lusso) di riunirsi in gruppi, omogenei per collocazione geografica e per obiettivi di percorso quotidiano, in modo da condividere lo stesso veicolo riducendo con ciò le emissioni inquinanti nell'atmosfera. Tutto qua. Dimenticavano, a Stoccarda, che per la folta e agguerrita comunità cubana esule prevalentemente in Florida, tutto quel che ha a che fare con la rivoluzione castrista, costata migliaia di morti, torture e fucilazioni, non fa ridere per niente.
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