Il Cremlino teme, evidentemente, un ulteriore estendersi delle manifestazioni ostili che sono in corso a Mosca e in altre grandi città dopo la diffusione dei risultati elettorali che hanno confermato la maggioranza assoluta al partito Russia Unita, nonostante esplicite denunce di irregolarità a suo favore da parte degli osservatori internazionali ammessi ai seggi. La protesta si estende su internet, dove è stato creato un sito per coordinare le dimostrazioni e dove si legge che l'appuntamento in piazza «a favore di elezioni trasparenti e contro il partito al potere» si deve ormai considerare quotidiano. Ma la manifestazione più importante è quella già indetta per sabato in piazza della Rivoluzione, poco distante dal Cremlino. Un nastro bianco sarà il simbolo della protesta pacifica.
Tra gli osservatori c'è chi si è spinto a paragoni tra la situazione in Russia e le recenti primavere arabe, il che pare azzardato. Gli stessi leader dei partiti liberali avversari di Putin smontano la tesi: «Sono idee ingenue di chi non vede la differenza tra Russia e Libia - dice Grigorij Yavlinski del partito Yabloko -. Servirà una lunga strada, perch´ la Russia non è nemmeno la Svizzera». Yabloko è rimasto fuori dalla Duma per aver mancato la soglia minima del 7 per cento, ma contesta i risultati delle elezioni e ne chiede la ripetizione, senza però condividere le posizioni oltranziste di chi, come i comunisti, sogna una sommossa di piazza. Anche l'ultimo presidente sovietico, Mikhail Gorbaciov, ha chiesto che Putin e Medvedev ammettano che ci sono state frodi e che le elezioni siano ripetute (come accadde nel 2004 in Ucraina).
Dalle cancellerie occidentali continuano gli inviti (respinti al mittente da un risentito Medvedev) al Cremlino perch´ rispetti i diritti civili dei russi: ieri è stato il turno dell'Unione Europea e della Germania.
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