Se la Gmg sarà un evento di portata mondiale, con centinaia di migliaia di ragazzi arrivati dai cinque continenti, fornirà anche - secondo Aznar - una grande occasione ai giovani spagnoli per fornire di sé una immagine «migliore, e senza dubbio più verace» di quella offerta dagli «indignados», che hanno riempito le piazze nelle scorse settimane con confuse rivendicazioni anarcoidi. Sarà una «festa dell’orgoglio cattolico», certamente utile per rilanciare i valori calpestati nei sette anni di Zapatero, ma anche per lanciare alla grande la campagna elettorale del Partito popolare per le elezioni politiche di novembre, che lo vedono in vantaggio nei sondaggi, ma forse non abbastanza per conquistare quella maggioranza assoluta indispensabile per introdurre le radicali riforme previste dal suo programma: liberalizzazione del mercato del lavoro, abbattimento delle tasse sulle aziende e stretta sulla immigrazione clandestina (su cui il PP non è proprio in sintonia con la Chiesa).
Nelle elezioni amministrative del 22 maggio, i popolari avevano ottenuto una vittoria schiacciante, sopravanzando i socialisti di dieci punti e ottenendo il controllo di quasi tutte le regioni. Da allora il PSOE, che aveva perduto d’un colpo un quinto dei suoi voti, si è affidato al ministro degli Interni Rubalcaba e ha recuperato una parte del terreno perduto. Al leader dei Popolari, Mariano Rajoy, che ha perso le ultime due elezioni contro Zapatero, viene rimproverato di non essere abbastanza aggressivo e di mancare di carisma, ma la situazione economica, con una crescita di poco superiore allo zero, conflitti sociali sempre più aspri e una disoccupazione al 21% (la più alta in Europa) induce a pensare che gli spagnoli opteranno comunque per il cambiamento. Anche se si guarderà bene dall'entrare nel merito Benedetto XVI, per cui la deriva laicista della Spagna è sempre stata una spina nel cuore, non potrà che esserne soddisfatto.
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