Parecchi i disagi soprattutto nelle scuole e negli ospedali. Secondo il ministero dell'Istruzione il 58% delle scuole pubbliche è stato costretto alla chiusura e un altro 13% ha dovuto ridurre l'orario scolastico. Sul fronte del servizio sanitario nazionale circa 7mila dei 30mila interventi di routine sono stati cancellati negli ospedali del Paese. Anche il servizio di ambulanze ha risposto solamente alle chiamate più urgenti mentre le altre sono rimaste inevase. Meno grave del previsto invece, la situazione negli aeroporti. Partenze e arrivi nei due più grandi aeroporti della capitale, Heathrow e Gatwick, si sono susseguite più o meno normalmente, senza cancellazioni di sorta. Dati che hanno spinto il premier David Cameron a definire la protesta «un fallimento». E a non farlo arretrare sul piano reso pubblico martedì per tagliare ulteriori 300mila posti di lavoro. «Lo sciopero non otterrà nulla e non servirà a nulla - aveva dichiarato alla Bbc il ministro del Tesoro George Osborne che ha previsto lacrime e sangue per almeno i prossimi sei anni - renderà l'economia ancora più debole e costerà altri posti di lavoro».
Il premier ieri ha detto di essere convinto che il governo abbia presentato una proposta equa e ragionevole. «Non voglio vedere le nostre scuole chiudere, n´ problemi alle nostre dogane - ha detto in Parlamento - ma questo governo deve prendere delle decisioni responsabili». Pochi i dipendenti di Downing Street in sciopero mentre altri si sono recati in aiuto dei colleghi che operavano alle dogane aeroportuali. Per Brendan Barber, segretario generale del sindacato, lo sciopero era largamente giustificato dal fatto che il settore pubblico si trova «sotto attacco». «Questo governo vuole che la gente lavori di più - ha affermato ieri - e più a lungo per ricevere alla fine molto di meno di quanto riceve ora. È per questo che l'adesione allo sciopero è stata così alta».
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