Attenti, Gheddafi rischia di finire come Saddam: un "guaio" per l'Italia

Il raìs potrebbe fare la stessa fine di Hussein. Non l'ultimo Saddam, penzolante al cappio, ma quello tenuto in isolamento dopo la prima guerra del Golfo nel 1991. Ma Gheddafi ha in mano petrolio e quote di aziende italiane

di -
Gheddafi doveva cadere. E non è caduto. Anche l’annunciata spallata di ieri, nel giorno della preghiera, è di fatto fallita. E ora? L’Occidente potrebbe optare per un intervento «umanitario» come quello della Nato nel Kosovo nel 1999? In Italia Massimo D’Alema e Marta Dassù lo hanno invocato, negli Usa Barack Obama non lo esclude; eppure non sembra probabile, perlomeno non a breve. Richiederebbe molte settimane di preparazione e non è gradita dal Pentagono, che non ritiene opportuno impegnarsi su un terzo fronte dopo l’Irak e l’Afghanistan.

E allora si profila un’altra possibile soluzione, di cui la stampa internazionale ancora non parla. Gheddafi potrebbe finire come Saddam Hussein. Non l’ultimo Saddam, penzolante al cappio, ma quello tenuto in isolamento dopo la prima guerra del Golfo nel 1991. Le analogie tra i due personaggi sono evidenti: entrambi dittatori, entrambi carismatici, entrambi hanno preso il potere senza consenso popolare. L’Irak era diviso in tribù e clan religiosi, come la Libia di oggi. E nonostante l’impopolarità di Saddam Hussein, non è mai emersa nell’opposizione una figura carismatica alternativa, proprio come accade oggi con Gheddafi.

Il Colonnello oggi non è abbastanza forte per riconquistare stabilmente le zone in mani agli insorti, eppure, al contempo, non è così debole da essere spazzato via da una rivolta di piazza, nemmeno se sostenuta da militari disertori. L’Occidente si trova a un bivio: tentare un blitz militare nella speranza che basti per indurre Gheddafi alla fuga, che però appare troppo rischioso e dunque è improbabile, oppure imporre una no-fly zone per proteggere le città liberate, varando, al contempo, nuove, dure sanzioni economiche. Sarebbe lo stesso trattamento riservato al Raìs iracheno vent’anni fa, con un messaggio implicito: sei un reietto e non ti perdoneremo una seconda volta.

Esiste solo una differenza tra le due situazioni e, purtroppo, ci riguarda da vicino. Benché fosse il secondo produttore di greggio al mondo, l’Irak del ’91 non era decisivo sui mercati energetici e Saddam Hussein non aveva partecipazioni azionarie all’estero. Detto cinicamente: rappresentava un fastidio, non un problema vitale. Anche per gli americani, oggi, la Libia di Gheddafi non è indispensabile da un punto di vista economico; non altrettanto, però, possono affermare gli europei e men che meno noi italiani.
Le importazioni di gas e petrolio libico rappresentano una percentuale marginale rispetto al nostro fabbisogno, ma non trascurabile. Per intenderci: nel breve periodo possiamo rinunciare alle forniture di Tripoli, ma nel lungo potremmo incontrare difficoltà e ci troveremmo a dipendere pericolosamente solo da Algeria e Russia. Molte società italiane hanno ottenuto commesse milionarie a Tripoli, mentre lo stesso Gheddafi possiede quote azionarie di colossi del calibro di Unicredit e Finmeccanica. Non solo italiane, a onor del vero: sarà un beduino, Gheddafi, ma furbo o, perlomeno, ben consigliato. Dal 2003 ha fatto shopping in tutte le capitali europee, comprando beni immobili e azioni per ben cento miliardi di dollari. Con conseguenze facilmente immaginabili.

L’Italia, insomma, non è sola, ma è senza dubbio la più esposta. Una soluzione «alla Saddam», con sanzioni e «no-fly zone», sarebbe la peggiore per il nostro Paese, in quanto genererebbe uno stop al petrolio, al gas, alle commesse libiche e provocherebbe difficoltà nei consigli di amministrazione. Senza certezza sui tempi. Saddam Hussein restò al potere altri dodici anni e gli americani dovettero invadere Bagdad per destituirlo. Gheddafi è un duro, quanto resisterà? Non ci resta che sperare in un colpo di scena. Prima possibile.
Ingrandisci immagine

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

27 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#27 Beniamina (504) - lettore
il 05.03.11 alle ore 19:27 scrive:
A proposito di guai per l'Italia e di interesse nazionale, cos'é questa storia che il commissario europeo si permette di dire che nessun "profugo" sara respinto mentre un ministro francese si permette di dirci di "stare alle regole del gioco", ossia di tenerci tutti i clandestini in Italia ? Significa che frontex verra utilizzato come servizio taxi per scaricare sulle coste italiane non si sa chi senza che noi possiamo fare nulla per impedirlo ? Significa forse che l'Europa puo decidere di trasformare l'Italia in una tendopoli senza che i nostri governanti aprano bocca ? Senza contare che l'Italia si é prontamente dichiarata disponibile ad accogliere i "profughi" subsahariani (dove ? all'ex ambasciata somala di Roma?), quando nessun altro stato europeo ha accordato mezza concessione.Ci é rimasto un minimo di potere decisionale sul nostro territorio o siamo gia stati venduti ai saldi ? Chi é che decide per l'Italia, noi oppure i francesi insieme a tedeschi e inglesi ?
#26 Roberto Monaco (159) - lettore
il 05.03.11 alle ore 18:52 scrive:
Io so solo che ogni volta che vedo la faccia di Gheddafi, la prima cosa che mi vengono in mente sono i morti di Lockerbie, Berlino, Fiumicino, e trovo che fare affari con un impresentabile come questo sia una vergogna, per chiunque li faccia (e siamo in ottima compagnia, visto che gli inglesi hanno restituito la libertà all'attentatore). Il vedere il presidente del consiglio del mio paese che bacia la mano che ha dato disposizione per quelle stragi è un imbarazzo senza fine, così come è un imbarazzo enorme il vedere ora tutti che si smarcano da lui dopo averlo definito "un amico sincero". Tutto questo mi fa pensare che la politica e i politici siano uno schifo. Senza etica non c'è civiltà.
#25 Cattalano (363) - lettore
il 05.03.11 alle ore 18:03 scrive:
Non sò cosa stia succedendo veramente in Libia; forse nessuno lo sà, certamente Gheddafi può ricattare mezzo mondo in un modo o nell'altro. Dove stà scritto che i ribelli o insorti accoglierebbero a braccia aperte chi corre ad aiutare i vincitori ?
#24 Zenofonte (196) - lettore
il 05.03.11 alle ore 17:50 scrive:
Curiosamente l' Iraq era (molto anticamente) una culla di civiltà e di scienza. Analogamente la Libia e la Tunisia comprendono terre dove fiorì la migliore cultura (in epoche lontane ma molto meno). Sarebbe interessante tentare un esame di come e perché luoghi e popoli così ricchi siano finiti in progressiva miseria tra dittature, povertà civile e tribalizzazione della politica.
#23 Coriolanus (384) - lettore
il 05.03.11 alle ore 17:18 scrive:
Scrivi qui il tuo commento L'Italia deve ritirare immediatamente i propri soldati dalle cosiddette "missioni di pace", che altro non sono che guerre di aggressione a paesi sovrani a vantaggio di potenze straniere, e posizionarli in Libia in difesa di Gheddafi e degli interessi italiani in quel Paese che, grazie a Silvio Berlusconi, stava diventando nuovamente la quarta sponda dell'Italia. La Libia deve tornare ad essere italiana. Basta con le menzogne e con le falsità che vengono propalate dal circolo mediatico globale su quanto sta accadendo in Libia e sul Raìs il quale sta cercando solo di difendere il proprio Paese ed il proprio popolo da una aggressione straniera.
27 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati