Ma che follia definire moderati i Fratelli Musulmani

L’Occidente aiuta una forza che farà portare il velo e opprimerà le differenze politiche. E in Siria 300 morti non bastano per fermare Assad

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Il mondo europeo e americano, dopo essersi dichiarato a iosa colpevole di non aver capito nulla, di non aver saputo prevedere le rivoluzioni arabe, adesso cerca una pericolosa scorciatoia: individuare nei Fratelli Musulmani, i grandi vincitori dello scuotimento, un interlocutore plausibile, aperto, perfino moderato. Basta frequentare le riunioni (recentemente per esempio quella delle commissioni estere convocata dall’UE) in cui si discutono i futuri rapporti con i nuovi poteri, per capire che il maggiore desiderio dei funzionari e dei politici addetti è avviare subito il previsto nuovo «piano Marshall» che dovrebbe aiutare lo sviluppo della democrazia.

Non importa se dopo la mancata «primavera araba» aiuteremo la «primavera islamista». La conseguenza, ci raccontiamo, buoni rapporti con un interesse pratico nel petrolio, e un interesse morale di lunga durata. Ma si tratta di una pura illusione: i Fratelli Musulmani non si cambiano, non si comprano, non si dividono. E sono una forza abituata da una lunga tradizione a fare prudenti, cautissimi conti con amicizie e inimicizie alterne, ma alla fine sempre con l’occhio al califfato mondiale. È dal 1938 che lo ripetono col loro fondatore Hassan Al banna: «Allah è il nostro obiettivo, il Profeta il nostro leader, il Corano la nostra legge, la Jihad la nostra strada, morire sulla strada di Allah la nostra più grande speranza».

Molte fatwe nel tempo, mentre la Fratellanza se la vedeva con dittatori che ora volevano usarli, ora li mettevano in prigione e li uccidevano, lo hanno confermato. Yussef Al Qaradawi, lo stesso clerico che ha cacciato i bloggers da piazza Tahrir, disse durante la guerra in Iraq che per i musulmani era un obbligo morale uccidere i cittadini americani. Hamas ha appena riaffermato la necessità religiosa di uccidere gli ebrei e combattere l’Occidente cristiano, e le promesse di stragi trovano conferma nell’appartenenza e varie branche della Fratellanza (come Al Qaeda) dei maggiori terroristi: Bin Laden,Ayman al Zawahiri, Khalid Sheich Muhammed, Anwar al Awlaki, lo sceicco Yassin, vengono tutti di là.

Ma che fare dunque, si chiede l’Europa? Essi sono comunque ovunque, con sfumature nazionali diverse, i grandi vincitori della rivoluzione. Un’Internazionale grandiosa sostituirà il panarabismo dal Marocco al Golfo. La loro vittoria in Egitto, Fratelli e Salafiti al 75 per cento del parlamento, in Tunisia (con Ennahda, certo dal volto più umano, ma dal carattere integralista evidente), in Libia dove Al Qaeda è in agguato come anche in Yemen, pronti alla lotta in Giordania, ingaggiati in una disperata battaglia (insieme ad altre forze) contro il dittatore Assad in Siria, sapientemente ingaggiati in una larga diplomazia da parte della Turchia, essi hanno al momento senz’altro superato largamente l’asse sciita, costituita dall’Iran, la Siria, il Libano degli hezbollah. L’Arabia saudita naturalmente gioisce.

Intanto Hamas, mentre cambia casa lasciando Damasco, segnala che il fronte sunnita della Fratellanza è quello prescelto. Anche il suo incontro, proprio oggi, con Fatah si svolge, inedito, in Qatar. La nuova Fratellanza vincente cerca di mostrare, mentre si aspetta l’aiuto attivo dell’Occidente, un volto urbano, appunto «moderato», l’aggettivo favorito delle diplomazie europee, clintoniane e dell’Onu. I sensi di colpa, molto ben basati, per avere per decenni sostenuto dittatori che hanno schiacciato i popoli musulmani, ci portano oggi verso il sostegno di una forza che farà indossare il velo alle donne, opprimerà le differenze sessuali e politiche, aggredirà la pace con Israele. Dice una mia amica araba: «Voi ci abbandonate nelle mani della Fratellanza Musulmana come ci metteste nelle mani dei dittatori».

Insomma, se da una parte, imbelli e confusi, non riusciamo a salvare la vita alla migliaia di vittime di Assad e neppure a produrre una risoluzione decente del Consiglio di Sicurezza, prepariamo, dall’altra, una nuova trappola per i popoli arabi.

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COMMENTI

63 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#63 Raoul Pontalti (1084) - lettore
il 06.02.12 alle ore 10:40 scrive:
ultima al menabellenius. Originariamente io mi limitavo a fare i commenti agli articoli e anche in questo caso ne avevo inviato tre specifici, ma quando si parla di islam o di arabi a molti scattano i riflessi condizionati e per di più non si contengono e mi lanciano improperi. Io sono per la massima libertà di espressione da un lato e accetto volentieri le critiche, perché da esse si impara. Mi sono occupato per anni di politica, anche a livello professionale, e ho anche esperienza istituzionale diretta a livello locale e quindi so bene che è presunzione avere la verità in tasca ma anche che si può non ottenere il consenso pur avendo sul punto "ragione" e viceversa. Ma permettimi di irritarmi e di replicare a chi mi attribuisce appartenenze e fini che non ho per di più insultandomi e sparando cavolate che dimostrano ignoranza della materia di cui mi dà lezione, e allora, con le precisazioni, mostro che io almeno qualcosa della materia che tratto conosco e lui in realtà no. Ciao!
#62 graffias (1172) - lettore
il 06.02.12 alle ore 2:02 scrive:
Molti Fratelli musulmani , durante la presidenza di Anuar al Sadat e dopo con Mubarak, sono stati impiccati per delitti vari e tradimento. Quello che predicavano un tempo non è cambiato di una virgola , chiamarli moderati , se la situazione non fosse tragica,sarebbe da prendere come una battuta comica. L'occidente ...tutto l'occidente, non ha scelta,i popoli che hanno a cuore la democrazia e la libertà debbono rendersi conto che l'Islam ed i suoi seguaci non possono essere moderati, essi costituiscono un pericolo enorme per la nostra civiltà e l'unico modo per poter ovviare ad una dannazione del genere è annientarli.....senza se e senza ma!!
#61 Memphis35 (1014) - lettore
il 05.02.12 alle ore 22:13 scrive:
Difficoltà? No, tranquillo. Un certo grado di preoccupazione sì. Stai facendo il vuoto pneumatico attorno ai tuoi adamantini avvitamenti ideologici e non sembri cogliere la comicità intrinseca a questa puntigliosa gragnola di precisazioni semantiche di cui, ai più, non potrebbe...fregare di meno. La cosa è tanto più grave in quanto ti reputo una persona colta e non priva di una certa capacità di autocritica. Pensaci su, Raoul.
#60 andrea24 (417) - lettore
il 05.02.12 alle ore 21:35 scrive:
La "pax americano-sionista"(un fallimento totale),sia essa relativa al conservatorismo protestante americano(che ben si confà alla ideologia sionista) o al secolarismo democraticista, sta spargendo i suoi mali nel mondo. Le forze secolariste son finite per viziare le correnti islamiste e accentuare l'odio nei confronti dell'Occidente,che non sarebbe in grado di far fronte ad un eventuale scontro di civiltà. Chi ha paura del burka ringrazi la propaganda sionista,la politica militare di Israele,le politiche della usurocrazia ,della cleptocrazia e del mondialismo dei "neo-illuminati"occidentali. Perché anche Fiamma Nirenstein non ascolta l'invito di Benedetto XVI?
#59 Raoul Pontalti (1084) - lettore
il 05.02.12 alle ore 19:45 scrive:
ancora per menabellenius. Che succede? Ti senti in difficoltà? Oltre alla mia velocità superiore a quella di un neutrino Ti fa sentire in affanno la puntualità delle mie osservazioni? A proposito di puntualità: Ti prevengo sul rilevamento di mia presunta contraddizione sul jihad: il jihad contro gli infedeli in generale è proclamato dal califfo (che lot confonde con il sultano ma sono affari suoi, io posso solo ricordare che empiricamente califfo sta a sultano come papa sta a imperatore o re e che i califfi sono estinti mentre i sultani no: vedi sultanato di Oman ad es.) mentre quello in Dar-al-islam (Terra d'islam), ossia nei paesi islamici laddove siano oppressi dallo straniero, può essere proclamato da chiunque. Sull'equivoco tra il primo e il secondo tipo di jihad (trascurando qui quello interiore) gioca certa propaganda in cui cascano coloro i quali nulla sanno di islam, nemmeno come se ne debba pronunciare la parola (islàm). Nulla da temere in Italia dagli jihad proclamati oggi.
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