Delle due sconfitte quella che brucia di più è la perdita del Baden-Wuerttemberg, un land chiave nella geografia elettorale della Germania. Con undici milioni di abitanti e un Pil di 480 miliardi di euro, il terzo più alto del Paese, è uno dei motori della politica e dell'economia tedesche. Ma soprattutto è un land dove la Cdu ha governato ininterrottamente dal 1953 quando la Merkel non era ancora nata. É come se il Pci, ai suoi tempi d'oro, avesse perso il controllo dell'Emilia-Romagna. Una sconfitta condivisa con l'altro partito al governo a Berlino, i liberali, che hanno perso la metà dei voti. A guidare il land sarà ora una coalizione rossoverde ma più verde che rossa poiché gli ecopacifisti hanno ottenuto più voti dei socialdemocratici e nell'altro land dove si è votato, la Renania-Palatinato, hanno triplicato i consensi. «Da oggi a Berlino niente sarà più come prima», scrive Der Spiegel online. E ancora più severo il commento del sito del Sueddeutsche Zeitung: «Solo un miracolo potrà impedire che il voto del Baden-Wuerttemberg segni l'inizio della fine di Angela Merkel e del suo ministro degli Esteri Guido Westerwelle, leader dei liberali».
Un voto, bisogna dire, che è stato fortemente influenzato dallo scenario internazionale e in particolare dalla tragedia in Giappone che ha ulteriormente allarmato un elettorato già contrario all'energia nucleare, favorendo soprattutto i Verdi da sempre nemici dell'atomo. Alla vigilia del voto la Merkel ha cercato di rassicurare gli elettori chiudendo sette centrali e annunciando un'uscita completa dal nucleare in tempi rapidi. Ma le sue rassicurazioni non sono state ritenute credibili anche perché appena in autunno la stessa Merkel aveva deciso un potenziamento del nucleare prolungando la durata delle centrali già esistenti. Insomma la sua è apparsa una conversione troppo improvvisa e poco credibile. E non è la prima volta che Angela Merkel paga duramente il suo procedere a zig-zag con repentini cambiamenti di scelte a secondo delle convenienze elettorali.
All'inizio della crisi dell'euro, alla vigilia del voto nella Renania-Vestfalia, anche questo perso, annunciò che i soldi dei tedeschi non sarebbero stati mai messi a disposizione dei paesi sull'orlo del collasso. Poi per salvare l'euro, che conviene alla Germania, ha ha fatto il contrario. Anche nella crisi libica, le sue scelte pacifiste non hanno convinto: prima ha accusato Geddafi di calpestare i diritti umani poi, con l'astensione all'Onu, si è schierata a fianco di Russia e Cina che quei diritti violano regolarmente attirandosi le critiche persino di una parte dei pacifisti. Il risultato è un’immagine che appare troppo dominata da calcoli opportunistici per conquistare la fiducia degli elettori. Un'immagine che per Angela Merkel sarà difficile cancellare.
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