Nello stesso giorno un’università americana pubblica alcune «stime prudenti» delle vittime e dei costi dei conflitti ai quali hanno preso parte gli Stati Uniti dal 2001, ovvero della cosiddetta guerra al terrorismo: circa 225mila morti e 365mila feriti. Dei primi, quasi 32mila sono militari (oltre seimila americani e 1.200 dei Paesi occidentali alleati) e circa 172.000 civili (125.000 iracheni, 35.000 pachistani e 12.000 afghani). Morti anche 168 giornalisti e 266 operatori umanitari. Quasi otto i milioni di profughi. Quanto ai costi, i ricercatori si sbilanciano su 3.700 miliardi di dollari (circa 2.550 miliardi di euro), ovvero un quarto del debito americano.
E tuttavia visto dall’Italia il normale sabato afgano di ieri è soltanto il giorno della morte del caporalmaggiore scelto del battaglione logistico «Ariete» Gaetano Tuccillo, che era nato a Palma Campania (in provincia di Napoli), aveva 29 anni, era sposato con una ragazza olandese e abitava a Revine Lago (in provincia di Treviso). Alla vedova e alla famiglia di origine del caduto sono giunte le doverose manifestazioni di cordoglio delle istituzioni, dal Quirinale ai Comuni di nascita e residenza. I funerali di Stato di Tuccillo, la cui salma giungerà domani in Italia, si svolgeranno martedì nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma
Ma soprattutto ieri è il giorno che, portando a 39 il numero dei nostri militari morti nell’ambito della missione Isaf (International security assistence force), provoca l’ennesimo e affollato siparietto politico delle «riflessioni» sulla partecipazione italiana a quella missione militare con la quale alla fine del 2001 l’Onu intendeva «assistere» la coalizione anti-talebana nello sforzo di garantire la sicurezza in un Paese che veniva da un ventennio di guerra civile.
Insomma, un po’ come il governo Prodi era in balia della «dialettica» interna alla sua maggioranza che in tema di missioni militari all’estero era animata dalla sinistra radicale, il governo Berlusconi è costretto a registrare con apprensione le prese di posizioni che sulla materia esprime la Lega Nord. Soprattutto perché presto il consiglio dei ministri dovrà mettere all’ordine del giorno il decreto di rifinanziamento delle missioni. E perché mercoledì al Quirinale è in programma la riunione del Consiglio supremo di difesa, organo del quale fa parte fra gli altri il ministro dell’Interno.
Certo, Roberto Maroni è forse il massimo che la Lega possa esprimere in fatto di galateo istituzionale. Ma è pur sempre esponente del partito di Umberto Bossi, che dice «troppi in giro che costano e muoiono», e di Roberto Calderoli, che ieri ha chiesto la riduzione degli stanziamenti e delle forze nel decreto missioni «altrimenti non solo voleranno le sedie ma la Lega nemmeno lo voterà né in consiglio dei ministri né in Parlamento». Il Pdl prova a resistere con il neosegretario Angelino Alfano: pur con grande dolore l’Italia «si fa carico del proseguimento di una giusta causa». E con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «sono contrario a riesaminare le nostre missioni tutte le volte che c’è una tragedia». Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, contrattacca: dalla Lega «demagogia inaccettabile».
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