martedì 09 febbraio 2010
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venerdì 02 dicembre 2005, 00:00

Niger-gate, così lo 007 francese accusa Cia e Sismi senza prove

L’ex funzionario della Dgse cacciato per aver spiato il presidente Chirac sbaglia nomi, date e circostanze

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Mario Sechi

da Roma

Il pentolone del Niger-gate continua a bollire, ma la pietanza che qualcuno cerca di cucinare ha sempre gli ingredienti sbagliati. Prima di occuparci dell’ennesimo polpettone di Repubblica, diamo una notizia: l’Agenzia atomica internazionale ha inviato questa settimana i suoi ispettori in Niger. Non si tratta di una gita di piacere, ma di una missione delicatissima: i funzionari dell’Onu devono istruire le guardie di confine nigerine per evitare che l’uranio estratto nel Paese (la principale industria insieme all’esportazione di capre) vada a finire nelle mani del terrorismo o di paesi stranieri a caccia della Bomba. Fino a ieri i teorici del complotto neoconservatore per scatenare la guerra, avevano sempre negato che in Niger vi fossero problemi sui controlli. Il Giornale aveva raccontato invece un’altra storia: il trasporto di uranio era a dir poco insicuro, solo due gendarmi per scortare yellowcake lungo migliaia di chilometri. Una preda facile per qualunque gruppo bene armato e organizzato. Domanda: chi estrae l’uranio in Niger? La Francia. Che ha il controllo totale delle miniere attraverso la Cogema.
L’arrivo dell’Aiea in Niger questa settimana ripropone, ancora una volta, il tema della sicurezza sul nucleare e il ruolo della Francia nel periodo precedente l’intervento in Irak. Un ruolo che fino all’altro ieri, Repubblica non aveva minimamente sfiorato. Dopo giorni di imbarazzato silenzio, il quotidiano di largo Fochetti scopre che a Parigi c’è qualcuno che dice di sapere parecchie cose dell’Irak, del Niger, dell’uranio. Il problema è che la fonte interpellata, Alain Chouet è non solo un ex funzionario della Dgse (il Servizio francese che pagava Rocco Martino, il postino delle lettere false), ma è anche uno dei due dirigenti (l’altro è Gilbert Flam) finiti nello scandalo del complotto contro Chirac ordito dai servizi francesi «deviati». La vita privata del presidente francese sarebbe stata passata al setaccio dalla sua struttura per favorire la sinistra di Lionel Jospin. Un dettaglio insignificante per Repubblica, che presentando l’immacolata figura di Chouet omette di riferirlo parlando di un signore «che lascia il servizio alla fine dell’estate del 2002 dopo uno scontro interno al servizio e la riorganizzazione voluta da Chirac». Seguono le onorificenze e le medaglie al valore, che non cancellano però l’onta della sua defenestrazione. Il signor Chouet è, dunque, una fonte da maneggiare con cura. Non è la bocca della verità ma, come notano al Sismi, fa parte della lunga lista di «ex» qualcosa «che senza titolo parlano senza serietà di cose serie».
Cosa rivela l’ex spia francese? E cosa rilancia Repubblica nell’ennesima versione dei fatti, continuamente riveduta e corretta in corso d’opera? È presto detto.
1. Secondo Chouet, Martino non lavorava per il servizio segreto francese ma per il Sismi.
È semplicemente falso. Rocco Martino, come dimostrano le indagini di controspionaggio in via di ultimazione, era pagato mensilmente dalla Dgse. Lo confessa lo stesso Martino al Giornale, lo ribadisce agli americani della Cbs (che non mandarono in onda la prima intervista perché Martino omise di dire che lavorava per Parigi). Si tratta di un dato chiaro, certo, documentato, non smentibile. I contatti di Martino con gli 007 transalpini risalgono - secondo gli ultimi accertamenti - addirittura a metà anni Novanta.
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