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venerdì 20 marzo 2009, 07:00

«Ratzinger ha ragione, la salvezza non verrà dai preservativi»

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Washington come l’Uganda. La capitale degli Stati Uniti teatro di un’epidemia di Aids e con un tasso di diffusione del virus più alto di alcune nazioni africane. È questo il dato da cui parte l’oncologo Umberto Tirelli - coordinatore del Gicat, il Gruppo Italiano Cooperativo Aids e Tumori che dal 1986 studia le correlazioni tra tumori e agenti infettivi - per lanciare la sua provocazione: «Il Papa ha ragione, i preservativi in Africa non risolveranno il problema».
Una posizione inattesa per un medico esperto di Hiv. Ha idea delle critiche che potrebbe attirarsi? Ci spieghi le sue ragioni.
«Il punto è questo: nella capitale del Paese più avanzato del mondo, dove l’informazione sull’Hiv è diffusissima e dove il Vaticano non c’è, be’ qui si registra un 3% di persone sopra i 12 anni infettate dal virus».
È una ragione sufficiente per dire che il preservativo «non è la soluzione»?
«È una ragione sufficiente per chiederci con quale autorevolezza andiamo a dire all’Africa di usare il condom. La teoria è una cosa, la pratica un’altra. Il preservativo viene utilizzato poco anche in società consapevoli del dramma Aids come la nostra».
Ci faccia qualche esempio
«Un giorno consigliai a un paziente di usare il preservativo. Sa cosa mi rispose?
Cosa?
«Prima o dopo i pasti?».
Mi pare che oggi ci sia più consapevolezza...
«Non è solo questione di conoscenza. Il condom crea spesso disagio fisico e psicologico in chi lo utilizza e questa è una cosa che noi medici non possiamo ignorare. Magari si usa le prime volte, poi si smette pensando che il rapporto è diventato stabile e senza aver fatto alcun test dell’Hiv. Si calcola che in Italia ci siano 120mila sieropositivi e la metà non sa di esserlo. Le dirò di più: anche le coppie etero in cui uno dei due è sieropositivo smettono a un certo punto di usare il condom. Infine, si è mai chiesta perché ci sono uomini pronti a pagare tre volte di più per avere rapporti sessuali non protetti con le prostitute?».
Perversione? Voglia di rischio?
«Semplicemente voglia di amore. Il preservativo spesso li porta alla triste realtà di un rapporto mercenario».
Non le sembrano buone ragioni perché si faccia una campagna che ne incoraggi l’utilizzo?
«Sì, certo. Ma il punto è: se non riusciamo a fare in modo che si usi di più nell’evoluta Washington, pensiamo davvero che possa essere la soluzione in Africa?».
Perché non dovrebbe? Non c’è anche una questione di «educazione» alla sessualità...
«Ecco appunto. Le cito qualche esempio. Jacob Zuma, candidato alla presidenza del Sudafrica, ha dichiarato pubblicamente che lui non prenderà mai l’Aids perché dopo un rapporto sessuale si lava sempre. Vuole qualche altro esempio?».
Vada avanti.
«L’ex presidente sudafricano Mbeki sostiene che l’Hiv non è la causa dell’Aids e un altro leader africano consiglia di combattere il virus con il prezzemolo».
Insomma, lei vuole dire che il preservativo ha fallito la sua missione e che il problema è culturale?
«Il preservativo rimane un metodo utile. Ma è come dire a un fumatore che per combattere il tumore al polmone dovrebbe smettere di fumare. Glielo diciamo, ma poi non ci ascoltano. I casi di contagio da Hiv diminuiranno quando il preservativo si userà di più. Ma i numeri ci dicono il contrario: le persone contagiate dopo un rapporto sessuale a rischio sono aumentate. A questo punto noi dobbiamo pensare alla terapia».
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9 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 20.03.09 alle ore 21:41 scrive:
*#8 pino d.* Lei conclude: "Ma ci vorrà molto tempo, purtroppo.". Appunto. E *nel frattempo* il preservativo che male sarebbe?
#8 pino d. (1594) - lettore
il 20.03.09 alle ore 15:58 scrive:
Bene. Dire che il profilattico non risolve il problema, è indiscutibile e sacrosanto. Invece, come ho scritto al primo apparire della notizia, non capisco come e perché aggravi il problema. Oppure quel che il Pontefice ha detto, per problemi di lingua, non aderiva perfettamente al Suo pensiero e allora, bene, finisce lì. Infatti distribuire condom per mettersi l’animo in pace, non risolve nulla, anzi aggrava il problema. Ma è il mettersi l'animo in pace, non il profilattico ad aggravare. Comunque, temo che nemmeno l'informazione e le cure, risolveranno il problema. Come a Washington, citata in un recente articolo del Giornale dove, in pieno, civilissimo mondo occidentale, bombardato con vagonate di cultura intesa come informazione e con la disponibilità di tutti i farmaci, il problema resta sempre a livello di qualche zona dell'Africa. Solo la cultura (in senso crociano) può far qualcosa, arando e seminando conoscenza e autocoscienza. Ma ci vorrà molto tempo, purtroppo. pino d.
#7 Random64 (1422) - lettore
il 20.03.09 alle ore 14:43 scrive:
l'errore a monte fu permettere l'aumento dell'età media in africa..., l'errore attuale è che non vi è da parte di tutti una seria politica demografica e la chiesa e l'islam contribuiscono al disastro.
#6 giardinodiviola (168) - lettore
il 20.03.09 alle ore 12:57 scrive:
Certo che il dramma sfugge attraverso ogni sorta di maglia. Quello che mi comincia a inquietare, vista anche la posizione del Vaticano, è il fatto che oltre a essere un gravissimo fattore di invalidità e mortalità, va anche a pesare - per qualcosa che tutto sommato si va cercando da soli - sul bilancio pubblico! Condivido per i figli innocenti di portatori. Questi hanno pieno diritto a essere curati gratuitamente. Ma i genitori...? Volevano magari il rischio... Pagassero. Anche perché ormai anche gli insetti hanno acquisito il concetto di pericolosità, per sé e per gli ALTRI. Ti diagnosticano l'AIDS? Vediamo come caspita te lo sei preso.
#5 zio Fester (1007) - lettore
il 20.03.09 alle ore 12:53 scrive:
Il Pontefice ha riaffermato la morale cattolica in materia di famiglia con un discorso rivolto ad alcuni vescovi africani possibilisti. Il sesso é ammesso solo nell'ambito della famiglia naturale e dell'unione stabile. Altre interpretazioni sono fuori dal contesto. La realtà é che in Africa esistono tanti altri problemi a monte della diffusione dell'aids ed esiste una varietà di religioni, superstizioni e comportamenti che rendono inefficaci le politiche di prevenzione delle malattie in generale, non solo di questa piaga. Personalmente non la penso come il Papa, ma rispetto la sua coerenza con la sua morale cattolica. Focalizzandoci su questo aspetto dimentichiamo le cose più importanti. ***
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