Il «bugiardo» in questione è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che detto tra di noi, un grande simpaticone non è. La confidenza è del 3 novembre scorso, Cannes, durante l'ultimo G20. L'organizzazione consegna ai giornalisti le cuffie per la traduzione della conferenza stampa e un microfono rimane acceso proprio mentre alcuni inviati collegano gli auricolari al cellulare. Registrazione, lo ribadiamo, zero, ma i giornalisti che sono lì garantiscono, abbiamo sentito tutto, e si sa che dei giornalisti bisogna sempre fidarsi. Nessuno però, sino ad oggi, ne aveva fatto parola, nessuno in cinque giorni ha scritto niente. Non è una notizia. O forse, più semplicemente altrove non si fa informazione sui pissi pissi bao bao.
Succede. Un microfono acceso, una parola di troppo, qualcuno che origlia. Hillary Clinton si lasciò scappare un «Wow...» molto poco informale appena le comunicarono la morte di Gheddafi, Putin commentò con un'agghiacciante «ha stuprato dieci donne, siamo tutti invidiosi...» le disavventure del presidente israeliano Katsav. Nell'era di Wikileaks, delle intercettazioni e dei segreti istruttori di Pulcinella prima o poi li beccano, più sono grandi, grandi della Terra, meglio è. Svelano l'indispensabile ipocrisia della ragion di Stato, denudano il re. Bush e Blair, G8 di San Pietroburgo, «la Siria deve costringere Hezbollah a smettere di fare queste cazzate...»; Zapatero, in tv, a microfoni apparentemente spenti «credo che a noi convenga che ci sia tensione nel Paese, comincerò da questo fine settimana a drammatizzare un pò...». E poi l'Italia dove i sospiri sono tempeste: Buttiglione, Fassino, Tremonti, Fini. O Visco su Mastella «quel crumiro, ci ha fregato un sacco di soldi». Nessuno irresistibile come Reagan che buttò lì in un microfono: «Cari concittadini, da pochi minuti abbiamo cominciato il bombardamento dell´Unione Sovietica...». Scherzava. Prendeva in giro gli origliatori di professione. In Italia avrebbero subito chiesto l'empeachment. Ma lui era un attore, non un clown...
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