Ci ha versato su lacrime, Ségolène, su quel debolissimo e mancato 7%. Lei che nel 2007 era stata la grande speranza della gauche nella sfida anti-Sarkozy, fino a tre giorni fa non ha smesso di credere di poter sognare ancora l’Eliseo. Ma domenica la doccia fredda. La Royal è solo quarta, dopo Hollande al 39,2%, Martine Aubry al 30,4% e persino parecchio dopo «l’indignato» Arnaud Montebourg, il vero ago della bilancia al ballottaggio del 16. «C’est dur, c’est très dur», dice incapace di trattenere il magone, davanti ai microfoni, appena conosciuti i risultati del primo turno. Fuori. Fine della partita. Così Ségolène la partita la gioca su un altro binario. Quello della politica pura, dice lei, consapevole del maggiore appeal che ha Hollande sugli elettori di centro. «Ho deciso di assumermi le mie responsabilità per assistere il più efficacemente possibile la vittoria della sinistra» alle presidenziali della primavera prossima, ha detto sottolineando come l’ex compagno «sia arrivato in testa al primo turno e sia legittimo ampliare questo vantaggio, mentre le proposte che io difendo saranno tenute in conto nella stesura del programma». Ma il sospetto è che per la Royal si giochi l’ultimo round di una partita feroce che da anni la vede contrapporsi a Martine Aubry. Non c’entrano dunque le ragioni di cuore, forse non c’entra nemmeno la grande missione politica. La questione è ancora chiusa nel pallottoliere. François Hollande, il moderato, finora grande favorito, deve conquistare il 17% dei voti strappati a sorpresa dall’anticapitalista Montebourg, che non ha ancora dato indicazioni di voto ma potrebbe pronunciarsi dopo il confronto tv Hollande-Aubry di ieri sera. Se, come pare più naturale, i voti dell’outsider si riversassero su Martine Aubry - candidata più a sinistra di Hollande - la segretaria del partito socialista, eletta nel 2008 dopo una guerra all’ultimo sangue con la Royal e per soli 102 contestatissimi voti, potrebbe anche farcela al secondo turno e diventare la candidata della gauche alle presidenziali del 22 aprile. Un risultato che per Ségolène potrebbe essere più amaro di quel 6,9% registrato domenica scorsa. Peggio del suo quarto posto, potrebbe esserci il primo posto della nemica Aubry. Glamour l’una, austera l’altra, simbolo di una sinistra a caccia di rinnovamento la prima, simbolo della gauche tradizionale l’altra, le due nel 2008 si erano sfidate e odiate come solo due dames sanno fare. Hollande alla fine aveva dato ragione alla Royal, negandola alla ex compagna, bien sûr. E aveva impedito che si arrivasse a un terzo turno, come aveva chiesto la ex. Lui la abbandonò alla sconfitta, lei sostiene oggi la sua vittoria. O forse solo la disfatta della nemica.
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