Stragi, fosse comuni e video choc: rischio propaganda sulla verità

Quanti sono i morti? Sono state sganciate davvero le bombe? C’è lo zampino di Al Qaida? Come in altre guerre la disinformazione è padrona delle notizie

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Ma quanti sono i morti in Libia? Mille, duemila o diecimila? E quante città sono cadute in mano ai rivoltosi? Due, tre, dieci? La crisi libica è densa di notizie tanto sensazionali e sconvolgenti quanto di dubbia attendibilità. Siamo tutti inorriditi apprendendo che Gheddafi avrebbe ordinato all’aviazione di bombardare la folla, circostanza che però il vescovo di Tunisi non conferma, al pari di altri testimoni. Le comunicazioni telefoniche dalla Libia sono difficilissime e quelle online interrotte; però ogni giorno sbucano filmati drammatici pro o contro il regime. Abbiamo visto quello sulle fosse comuni, che però tanto comuni non sembravano. Erano, piuttosto, sedici buche nel terreno come quelle che vengono scavate in ogni cimitero. La tv di Tripoli, invece, trasmette le immagini di migliaia di libici esultanti in piazza per dimostrare che il Colonnello è amato e ancora saldamente al potere. Chi mente? Inutile, chiederselo, mentono tutti. Come in ogni crisi. I filmati con cadaveri o distruzioni possono essere riferiti a fatti avvenuti anni fa o in altri Paesi e basta stringere il campo dell’obbiettivo per far sembrare poche decine di persone in piazza una folla quasi oceanica.

Ricordate il Cormorano nero della prima guerra del Golfo, simbolo della spietatezza di Saddam che - ci dissero allora - aveva aperto gli oleodotti? Era un falso. E la strage di Timisoara in Romania in occasione della rivolta contro Ceausescu? Mai esistita. Ai tempi dell’ultima guerra in Irak, i media diffusero una quantità gigantesca di frottole, di cui però nessuno si accorse in tempo reale. Anzi, quasi nessuno. Le poche voci dubbiose di solito finiscono travolte dall’impeto delle breaking news, dalle notizie dell’ultima ora e dunque da una concitazione travolgente. Impressionare o stordire. Trascinare o deprimere. Esaltare o impaurire. Quel che conta è l’effetto immediato. Le guerre moderne si vincono anche, anzi soprattutto, sui media.

A ogni conflitto, a ogni guerra civile va in scena lo stesso film, con una vittima immancabile: la verità. E i giornalisti diventano i veicoli della propaganda, in un vortice che l’era dell’informazione globale ha reso vertiginoso. Le tv all-news, i siti internet, le dirette radiofoniche premiamo la sensazione, alimentano una fame bulimica e irrazionale di novità. Nessuno verifica più nulla e ogni redazione pensa solo a battere i concorrenti, magari anche solo per una manciata di secondi. E se poi la notizia risulta falsa o plagiata? Pazienza, tanto verrà rapidamente scalzata o dimenticata da un’altra, probabilmente falsa anche quella. Prendiamo la notizia dei diecimila morti strillata giovedì da tutti i media. Chi l’ha diffusa? Un membro libico del Tribunale penale internazionale; in apparenza una fonte autorevole. Peccato, però, che pochi minuti prima lo stesso Tribunale avesse dichiarato di non poter indagare sui crimini di guerra per mancanza di informazioni certe. Eppure pochi mezzi d’informazione hanno colto l’incongruenza e anziché dare la notizia con cautela e in forma dubitativa l’hanno sparata alla grande, dando involontariamente una mano ai rivoltosi, che confidano nell’indignazione internazionale per dare la spallata al regime, come avvenuto in Egitto e in Tunisia.

E Gheddafi? Mente anche lui, eccome se mente. Nega i massacri, s’inventa nemici inverosimili tentando di scaricare ogni colpa su Al Qaida che accusa addirittura di «drogare il cibo della popolazione per indurla a ribellarsi» e annuncia di controllare città dove, in realtà, come testimoniano i giornalisti occidentali, la folla sfila con le bandiere dell’ex re. Il Colonnello, come ogni dittatore in difficoltà e al potere da troppo tempo, smarrisce la percezione della realtà. Non si accorge che i suoi cittadini non credono più alle verità ufficiali, proprio perché, per loro natura, non veritiere e manipolatorie. E sprofonda nel ridicolo. Ricorda Saddam Hussein, durante gli ultimi giorni del regime. Fino all’ultimo, il Raìs iracheno annunciò l’imminente gloriosa vittoria sull’invasore americano; abbandonò i Palazzi presidenziali, improvvisando apparizioni per strada, farsesche, esattamente come fa Gheddafi, apparso l’altro giorno su un furgone con l’ombrello, in un’immagine che voleva essere rassicurante e invece è risultata surreale. E che ieri ha arringato la folla, ma al telefono. Ed è caduta persino la linea.

Un disastro di immagine che, probabilmente, prelude alla fine. A meno che la propaganda dei rivoltosi non sia stata straordinariamente efficace. In realtà, nessuno sa che cosa stia accadendo davvero in Libia.

Al lettore, che giustamente vuole sapere e cerca di capire, diamo un solo consiglio: diffidare, diffidare, diffidare, nella consapevolezza che, in questi frangenti, distinguere i fatti dalla propaganda è quasi impossibile.

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COMMENTI

#5 Gianni Barbero (319) - lettore
il 26.02.11 alle ore 8:43 scrive:
Obbedienza cieca,pronta ed assoluta da parte dei media che ,pur di fronte all'evidenza di un video che mostrava normalissime fosse singole,titolavano "fosse comuni". Entro poco pubblicheranno la foto di un incidente sulla A1,con scritto:"La prova dei massacri in Libia". La cosa preoccupa,perchè anche il Giornale,ieri,ha obbedito titolando :"Fosse comuni...video choc",il che vuol dire che chi ha scritto il titolo non si è preso la briuga di visionare il video,o peggio,l'ha visionato ma ha tirato diritto!
#4 Emigrante75 (243) - lettore
il 25.02.11 alle ore 18:20 scrive:
Lei ha senz'altro ragione su molte cose. Ma vorrei ricordare che, al dilà della distorsione mediatica, ci sono davvero persone che muoiono per difendere un'idea di libertà diversa da quella propinata dal dittatore. Penso che, per rispetto verso queste persone, sia soprattutto compito di coloro che detengono e diffondono le informazioni, i giornalisti in pirmis, di fuggire dalla tentazione di distorcere la realtà nel tentativo di essere i primi a diffondere lo scoop..... Noi poveri lettori non possiamo che prendere le informazioni che ci vengono date... Possiamo essere cauti quanto vogliamo ma, alla fine, non abbiamo accesso ad altra verità che quella dei media. Durante la breve rivoluzione tunisina sono stato in contatto con un carissimo amico a Tunisi. Ebbene, spesso era lui a chiedermi cosa dicevano i media perchè mi diceva che "dalla mia finestra non vedo che la mia via e non so cosa accade dietro l'angolo"......
#3 Amintore (57) - lettore
il 25.02.11 alle ore 17:37 scrive:
Marcello Foa, i suoi recenti articoli sulla crisi del nord africa sono un barlume di raziocinio nel mare di monnezza mediatica a cui veniamo esposti: video shock per niente shock, immagini di pacifici manifestanti su pacifiche autoblindo mentre brandiscono pacifici kalashnikov, città che vengono conquistate dai manifestanti (sic!) almeno tre volte in una settimana, Gheddafi che bombarda Tripoli (cioè si bombarda da solo) ma non riesce a far bombardare Bengasi perchè la marina militare libica si ammutina... E' sin troppo lampante che i media non ragionano su quello che mandano perchè evidentemente seguono precise direttive (dal capo redattore in su, suppongo). Ma lei... come mai invece viene lasciato libero di scrivere queste cose?
#2 romy (1631) - lettore
il 25.02.11 alle ore 16:23 scrive:
La verità dei fatti è merce sempre più rara,ai giorni d'oggi,succede in Italia,figuriamoci in un Paese,in piena guerra civile.Che ci sia qualcuno dietro la sommossa è fuori discussione,speriamo che non si cadi dalla padella alla brace,nel dopo Cheddafi.
#1 alexdal (8) - lettore
il 25.02.11 alle ore 11:23 scrive:
Vorrei tanto sapere la verita'. Gheddafi dira' la sua ma i giornalisti dicono la loro. Ieri su SKY24 la giornalista dice: "ci giunge un filmato sulle esecuzioni che si compiono ai danni dei militari che passano ai ribelli. torture ed esecuzioni con un corpo alla nuca." di solito chi viene torturato ed ucciso, ha sangue dappertutto e la testa esplosa. Invece queste persone erano sdraiate a terra, pulitissime, qualcuno con un sorriso ed uno che muoveva le gambe come per trovare una posizione migliore per il filmato. ---poi su altro canale (al jazira forse) si vedeva una scena simile ma reale, con sangue e segni di violenze. Ma comunque non mi piace che i giornalisti si inventino le storie. Se la notizia non c'e' perche' inventarsi la notizia? che trasmettino altro. Vedete mai i telegiornali del canale JSTV? Giapponese della NHK (e' su Hot bird in chiaro alle 23 ed alle 7 e alle 8)se non c'e' la notizia fanno storie sulla fioritura o su un nuovo prodotto
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