Turchia, l'Alta Corte salva il premier Erdogan

Respinta la richiesta di chiusura dell'Akp, taglianti i finanziamenti pubblici. I magistrati: "Abbiamo tenuto conto del momento politico ed economico"

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Istanbul - Recep Tayyip Erdogan e il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) sono salvi. La Anayasa Mahkemesi, la Corte Costituzionale turca, ha deciso di non condannare alla chiusura il partito che detiene la maggioranza parlamentare, scegliendo di lasciarlo in vita e multarlo. L'Akp rischiava di essere bandito per attività anti-laiche volte a distruggere l'unità nazionale. Il premier Erdogan e il presidente della Repubblica Abdullah Gul, avrebbero potuto essere allontanati dalla vita politica per 5 anni.

La decisione è arrivata dopo una camera di consiglio molto breve: appena due giorni, in cui però i giudici si sono confrontati per ben 12 ore. Martedì sera il perito della Corte Osman Can aveva detto ai giornalisti di andare a casa, perché il Supremo Consiglio non aveva ancora deliberato. La decisione è arrivata nel pomeriggio di ieri, dopo che alcune voci l’avevano preannunciata insistentemente.

Una vittoria per il premier e per la sua formazione politica; un sospiro di sollievo per il Paese, che da marzo, quando la Procura generale di Ankara, in particolare il procuratore Abdurrahman Yalcinkaya, aveva presentato l'esposto per chiedere la sua chiusura viveva in una situazione di grande tensione. L'esposto era stato approvato dalla Corte all'unanimità lo scorso 31 marzo, facendo tremare il Paese.
Sono stati mesi di grande tensione, di accuse continue in cui il premier Erdogan non ha esitato a parlare di «golpe giudiziario». A dare la scossa finale la bocciatura della legge che liberalizzava il velo islamico nelle università, approvata dal governo e bloccata proprio dalla Corte Costituzionale, l'attacco al consolato americano dello scorso 9 luglio, le bombe di domenica scorsa e l'inizio del processo contro Ergenekon, la “Gladio turca”, accusata di aver organizzato molti dei principali fatti di sangue degli ultimi anni proprio per fare cadere il governo Erdogan e che adesso davanti ai giudici dovrà rispondere di terrorismo e tentato colpo di Stato.

Prima di leggere la decisione vera e propria della Corte, il presidente, Hasim Kilic, ha tenuto un lungo discorso in cui faceva ampiamente capire che l'Akp sarebbe stato salvato dalla chiusura. Il capo dell'Anayasa Mahkemesi ha parlato del rispetto dell'interpretazione della legge, ma anche del momento sociale ed economico in cui arriva una sentenza. Ed era chiaro a tutti che se il partito del premier Erdogan fosse stato bandito, il risultato sarebbe stato disastroso per il Paese, che avrebbe rischiato di andare al voto anticipato, per non parlare della situazione economica, che, invece adesso potrebbe ritrovare ancora più slancio e confermare le ottime performance dimostrate in questi anni.

In realtà ieri sembravano essere stati proprio i mercati ad anticipare una conclusione positiva della vicenda giudiziaria dell'Akp. Da lunedì, nonostante le bombe a Istanbul che sono costate la vita a 17 persone, nel Paese c'era grande aria di fiducia. Il capo di Stato maggiore, generale Yasar Buyukanit, raggiunto al telefono dalla Ntv, non ha voluto commentare la decisione del giudici, aggiungendo però che il posto occupato dalle forze armate non può cambiare.

Un messaggio per il premier, che ieri ha avuto dalla legge il mandato a continuare a governare il Paese, ma che dovrà convincere una parte di Turchia, strettamente legata all'insegnamento di Mustafa Kemal Atatürk, che è in buona fede e non intende instaurare nel Paese la legge coranica.

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COMMENTI

#3 dellelmodiscipio (2242) - lettore
il 31.07.08 alle ore 19:27 scrive:
Cardelli, come vede il suo terrore dei turchi non e' condiviso, ha smosso piu' la 22enne violentata che la minaccia ottomana. E non perche' siamo imbecilli. Quanto scritto dal primo commentatore ci tranquillizza, pensavamo cosi' anche noi, certo con meno lucidita' di lui, che evidentemente conosce quel popolo, ma lo sentivamo. Sa perche'? Perche' noi siamo certi che la nostra civilta' ha irresistibile presa sui vicini. Mi spiego meglio. I laici che non hanno ispirazione religiosa tanto sono turchi che tedeschi, non si fanno guerra, commerciano. E chi fa riferimento a un mondo celeste, idem, finira' col fondere le sue credenze con quelle dell'altro. E allora le guerre di religione? Sono guerra tra chi ha una fede e chi ne e' privo, pertanto incomprensione, sospetto, invidia, molta invidia: Caino uccide Abele perche' lo vede amico di un Dio che non gli e' benigno. Hitler stermina gli ebrei perche' al loro spirito sembrano pagliacciate le parate imperiali. Cosi' le streghe al rogo, ecc.
#2 Alessandro Cardelli (799) - lettore
il 31.07.08 alle ore 17:09 scrive:
Alle ore 17,00 un solo commento a una notizia del genere? Siamo ridotti così male da non aver bisogno di esternare la nostra preoccupazione per la decisione della Corte costituzionale turca? Ora anche la Turchia potrebbe prendere una deriva islamica. Già segnali tremendi (assassinio di sacerdoti cattolici, bombe, stragi, ecc.) sono apparsi in Turchia. L'unico paese di religione mussulmana che si era dato una costituzione laica. La Turchia che io conoscevo trenta anni fa era libera e se ne fregava dell'Islam e delle sue regole assolute..Avevo amici, uomini e donne, in Germania, che erano come noi europei, cioè senza alcuna remora mentale o religiosa. Erano laici e liberi. La religione era un fatto personale da non manifestare in ogni occasione della vita. Il velo delle donne islamiche che vivono in occidente è un segnale molto forte. Ai miei tempi all'università nessuna ragazza mussulmana (somala, libica, iraniana ecc.) portava il velo. Per strada non se ne vedevano. Fallaci vive!
#1 libere (79) - lettore
il 31.07.08 alle ore 10:33 scrive:
Già, piuttosto sospette quelle performances di lira turca e indici IMKB! Come se ai mercati fossero già arrivate le voci sulla positiva conclusione dello scontro che rischiava di mandare in pezzi la società turca. Non rimane che prendere atto che ancora una volta la Turchia ha saputo trovare una saggia composizione tra le varie spinte interne. Lo scampato pericolo dovrebbe sospingere il premier filo islamico verso posizioni di maggior moderazione. Sono certo che Erdogan è perfettamente consapevole che la moderna Turchia non potrà mai accettare un'involuzione di stampo islamistico. A non permetterglielo non è tanto lo Stato profondo, l'ipotetica Gladio, i potentissimi apparati dell'esercito. Quanto l'esistenza di una Turchia moderna, forse non maggioritaria in un paese così vasto che arriva a lambire l'Eufrate, ma determinata a seguire e inseguire l'Europa.
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