Capelli biondi raccolti a treccia sul capo come le contadine ucraine, 49 anni, Yulia inizia la sua ascesa sociale come manager nella potente industria del gas, che l'ha resa una delle donne più ricche del Paese. Mentre ricopre la carica di vicepremier, è licenziata dall'allora leader Leonid Kuchma e nel 2001 trascorre oltre un mese in carcere per corruzione e riciclaggio, capi d'imputazione poi annullati. Braccio destro di Yushcenko nella Rivoluzione arancione, diventa premier nel 2005, ma è allontana dopo soli otto mesi. Si riprende la carica nel 2007, ma ormai con l'ex alleato è soltanto un rincorrersi di accuse. Raccoglie consensi dall'Est filo russo all'Ovest che sogna l'Europa. Al di là della bellezza, la dote che più le riconoscono è quella di grande mediatrice che l'ha trasformata da bestia nera del Cremlino a interlocutrice privilegiata di Vladimir Putin nel delicato dossier gas. All'Ucraina promette un futuro di sviluppo come quello delle tigri asiatiche. Ma prima, Yulia dovrebbe spiegare come risanerà le disastrose finanze statali.
Più popolare di «Lady Yu» oggi è soltanto l'influente ex premier Yanukovic. Contemporaneamente alla ripresa dell'influenza di Mosca sui suoi vicini, il fronte filo russo, di cui è esponente principale, ha ripreso forza. L'essere stato dal 2004 praticamente sempre all'opposizione lo favorisce agli occhi di un elettorato provato dalla crisi economica e dalla delusione per le promesse mancate degli «arancioni». Un passato poco chiaro e un presente costellato di gaffe (spesso confonde l'Austria con l'Australia), l'ex delfino di Kuchma ha le sue roccaforti nelle zone industriali e russofone dell'Est. Che spera lo incoronino presidente già il 17 gennaio.
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