<![CDATA[il Giornale]]> Sun, 28 Aug 2016 20:40:53 +0200 Sun, 28 Aug 2016 20:40:53 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[All'Inter non basta Icardi: nerazzurri fermati dal Palermo]]> Non basta il primo gol stagionale di Mauro Icardi all&amp;#39;Inter che nella prima partita in casa della stagione non va oltre l&amp;#39;1-1 contro il Palermo di Davide Ballardini.Primo tempo di marca interista, anche se il Palermo non sta certo a guardare. I primi a rendersi pericolosi sono infatti proprio i rosanero con Goldaniga che manca la deviazione vincente su punizione di Hiljemark. Inter nervosa e che si scrolla la paura solo dopo il time-out concesso dall&amp;#39;arbitro visto il caldo opprimente. Nel finale di tempo, infatti, nerazzurri pericolosi a ripetizione: due volte con Medel, una volta con Perisic, una con Miranda e una con Murillo sempre su calcio d&amp;#39;angolo. Sul finire ancora rosanero pericolosi dalle parti di Handanovic con Hiljemark.È il preludio al gol che arriva subito in apertura di ripresa: dopo appena 2&amp;#39; su uno sciatto disimpegno di Santon, la palla arriva a Rispoli che da fuori area calcia e trova la deviazione decisiva proprio di Santon per battare Handanovic. L&amp;#39;Inter si riversa in attacco alla ricerca del pareggio, su un cross di Eder dalla destra ancora Medel pericoloso di testa. Ci prova anche D&amp;#39;Ambrosio dal limite, Posavec è attento. De Boer toglie Perisic e inserisce Candreva per dare nuova linfa in attacco. È proprio da un cross dalla destra dell&amp;#39;ex laziale che arriva al 72&amp;#39; il pareggio nerazzurro firmato dal capitano Icardi con un colpo di testa da centro area. Il bomber si fa così perdonare l&amp;#39;occasione fallita poco prima sempre di testa su punizione di Banega. Candreva è una spina nel fianco della difesa rosanero, ancora su un suo assist Eder sfiora il vantaggio. Inutile l&amp;#39;assalto finale dell&amp;#39;Inter, il Palermo si difende con ordine e torna a casa da San Siro con un punto prezioso e meritato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472408819-lapresse-20160828195658-20469744.jpg?itok=wJIWbeLp" /> <![CDATA[Ma nel dolore pure il conforto è ormai laico]]> N ei campi dei terremotati c&amp;#39;è la tenda degli psicologi, sono loro quelli ufficialmente abilitati a dare conforto. Ed è una buona cosa, bisogna pur dare ristoro anche a quel che è invisibile, la psiche, che ha subito traumi perché anche quella non è stata costruita secondo criteri antisismici, o forse non ce n&amp;#39;è. Per cui nei campi di accoglienza è stata montata la struttura leggera dove si cucina e si mangia, quella dove si dorme, c&amp;#39;è la tenda della Croce rossa in cui si cura il corpo e poi ecco quella che ospita chi dà sostegno alle menti spezzate dal dolore e dalla paura. Sono così salvaguardati tutti i bisogni essenziali. Manca qualcosa?Ecco. Non c&amp;#39;è una chiesetta, magari di cotone, di plastica, di moplen, dove un prete consoli e dia i sacramenti, nella discrezione necessaria. Quella non è prevista nell&amp;#39;emergenza. Ed è perfetto, secondo i criteri del nostro tempo, dove la guerra di religione è molto di moda ma l&amp;#39;unica religione ammessa per curare le anime è quella che ha per fondatori Freud e Jung. Gesù non ha mai avuto una pietra dove posare il capo, del resto - sono informato - è invisibile, e si palesa nel volto dei poveri. Però gli uomini non vivono senza segni. E la presenza o assenza di segni tangibili dice che cosa conta e che cosa no. Oggi non siamo ancorati a nulla: al massimo alle pillole degli psichiatri. Basta così?Non mancano i sacerdoti. Girano impolverati e instancabili due vescovi locali, Pompili e D&amp;#39;Ercole. I curati e i frati corrono anche dove qualcuno maledice Dio e i santi. Ma una casetta di tela, di cellophane, dove stia il Santissimo, non c&amp;#39;è.Questa emarginazione è cominciata nel 1976, al tempo del sisma in Friuli. I preti antichi, solidi come rocce e leggeri come cime alpine, erano tutti un &amp;laquo;ora et labora&amp;raquo;. Capivano bene che per rinascere il popolo deve ritrovarsi intorno a simboli vivi, in cui si trova la sorgente di una vita che ricomincia. La chiesa, le campane, il monumento rimesso su a Garibaldi. Ma prevalse l&amp;#39;ideologia dei preti dei &amp;laquo;cristiani per il socialismo&amp;raquo;, da teologia della liberazione, secondo cui prima bisogna rimettere su le fabbriche, poi le scuole, quindi le case, e per le chiese si vedrà.Oggi forse si metterebbe al primo posto la sala giochi, meglio distrarsi, non è vero? Oppure, più pensosamente, si offre il rimedio di un percorso di psicoterapia. Anche se non risulta che sia mai nata una civiltà nuova o si sia ricostruito un mondo pieno di pace intorno al lettino di uno strizzacervelli (per informazioni, citofonare Woody Allen).In fondo, questo ritorno al massaggio della psiche ricorda la soluzione gaudente che, contro le angosce della morte, propose la principessa Cristina di Belgiojoso nel 1849, durante la Repubblica Romana. La nobildonna rivoluzionaria ingaggiò negli ospedali un corpo di infermiere specialissime: brigate di prostitute sostituirono le suore di San Vincenzo per confortare i moribondi. Non funzionò.Bisogna essere realisti. La domanda sul perché del dolore innocente resta, l&amp;#39;enigma si abbatte su di noi ogni volta, e la diceria immortale su Dio è l&amp;#39;unica cosa interessante. Abbiamo bisogno, chierichetti ad honorem o gente alla Peppone allergica ai pater-ave-gloria, un don Camillo che parli da una chiesa dotata di crocifisso. Il grande Giovannino Guareschi mise in pagina, dinanzi al disastro dell&amp;#39;alluvione che tanti morti e sfollati provocò intorno al grande fiume, il Po, questo discorso di don Camillo. &amp;laquo;La porta della chiesa era spalancata e si vedeva la piazza con le case annegate e il cielo grigio e minaccioso. Fratelli - disse don Camillo - le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse ritorneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E, se alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete persa la fede in Dio... Don Camillo parlò a lungo nella chiesa devastata e deserta e intanto la gente, immobile sull&amp;#39;argine, guardava il campanile...&amp;raquo;.Siamo stanchi di tutto questo male. Le parole non bastano, nemmeno quelle dei preti. Ma quel Cristo silenzioso, l&amp;#39;Elevazione, le campane qualcosa forse dicono. O no? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/26/1472207477-getty-20160825163253-20450946.jpg?itok=BauEPbl_" /> <![CDATA[E per la ricostruzione Renzi consulta Renzo Piano]]> Quattro ore alla corte di Renzo Piano. Dopo aver partecipato ai funerali di alcune delle vittime del terremoto, Matteo Renzi pensa alla ricostruzione e ha deciso di consultare uno degli architetti più famosi d&amp;#39;Italia e del mondo.Lo raccontano La Stampa e Il Secolo XIX, secondo cui il premier e la moglie Agnese hanno pranzato a Genova con Piano e hanno parlato della situazione in Centro Italia dopo il sisma del 24 agosto. A Renzi l&amp;#39;architetto avrebbe sottolineato l&amp;#39;esigenza di un piano per la messa in sicurezza del territorio nazionale e avrebbe suggerito di ripartire nella ricostruzione di ospedali, scuole e altre strutture pubbliche.&amp;quot;Era un incontro in realtà programmato da tempo in particolare dall&amp;#39;ultima volta che i due si erano incrociati al Senato&amp;quot;, spiega a Repubblica una fonte vicina all&amp;#39;architetto, &amp;quot;Piano aveva invitato Renzi nel suo studio per fare il punto dei progetti in corso in Italia e all&amp;#39;estero, ma in occasione dell&amp;#39;incontro di oggi inevitabilmente ci si è soffermati sulla situazione drammatica nel Centro Italia e Renzi ha chiesto a Piano come si possa affrontarla&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/24/1472057450-lapresse-20160824184655-20445575.jpg?itok=2sh1B1lt" /> <![CDATA[La terra continua a tremare: nuovi crolli ad Amatrice]]> La terra trema ancora, senza sosta, tra Lazio e Marche. L&amp;#39;ultima forte scossa è stata registrata poco prima delle 18: aveva una magnitudo di 4.4 e un epicentro profondo 9 chilometri nella zona di Pescara del Tronto. Ma già alle 15,07 Amatrice era stata colpita da una scossa di magnitudo 3.7. Uno sciame sismico che fa paura alla popolazione già colpita e che ha causato nuovi crolli alla scuola &amp;quot;Romolo Capranica&amp;quot; che si è sbriciolata nonostante fosse stata ristrutturata pochi anni fa. E proprio ad Amatrice restano ancora diverse persone da identificare. Per alcuni di loro si userà anche l&amp;#39;esame del Dna. I corpi privi di vita di tre persone sarebbero stati individuati tra le macerie dell&amp;#39;Albergo Roma, ad Amatrice. A individuarli sono stati i cani molecolari, in grado di &amp;quot;sentire&amp;quot; la presenza di corpi anche privi di vita. Ma sono in una zona che è ancora inaccessibile ai vigili del fuoco. I dispersi sarebbero comunque ancora una decina. &amp;quot;Prendiamo atto che ci sono persone che parlano di assenze e quindi si dà seguito alle indicazioni che vengono da persone che conoscono i propri cittadini&amp;quot;, ha detto il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, &amp;quot;E se il sindaco di Amatrice dice che manca qualcuno, sa bene quello che dice. Il sindaco di Amatrice ha fatto una valutazione, i vigili del fuoco stanno lavorando sulla base di questa valutazione&amp;quot;. Resta quindi fermo, per ora, a 290 il numero ufficiale delle vittime del terremoto di mercoledì 24 nel Reatino e nell&amp;#39;Ascolano. Nel dettaglio, 229 morti ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 50 nelle Marche. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/26/1472192800-7084717.jpg?itok=R1sVVsRq" /> <![CDATA[Suplicy: Battisti non fu estradato grazie a Carla Bruni]]> Eduardo Matarazzo Suplicy, ex-senatore brasiliano per lo stato di San Paolo, è uno dei fondatori del Partido dos Trabalhadores (PT) la formazione politica dei presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff. Pur essendo discendente diretto dell&amp;rsquo;uomo più ricco del Brasile, l&amp;rsquo;immigrato italiano Francesco Matarazzo, ha sempre militato nella sinistra brasiliana, come uno dei leader dell&amp;rsquo;ala più radicale e movimentista. Dell&amp;rsquo;illustre antenato, nominato conte da Vittorio Emanuele III per aver contribuito con le sua ricchezze allo sforzo bellico italiano nella Grande Guerra, Suplicy mantiene grandi ritratti nella sua elegante casa a San Paolo, dove ci accoglie per l&amp;rsquo;intervista. Ma poco altro lo lega all&amp;rsquo;Italia. Nella sua quarantennale carriera politica è stato eletto al Senato di Brasilia per tre mandati consecutivi, una volta deputato federale, deputato statale ed Assessore ai Diritti Umani al Municipio di San Paolo. Suplicy non ha paura di difendere le proprie posizioni ideologiche, anche se spesso contrarie alla linea politica dello stesso PT, avendo rischiato un paio di volte l&amp;rsquo;espulsione dal partito.Tra le sue battaglie più controversie vi è senza dubbio quella che riguarda Cesare Battisti. Sin dall&amp;rsquo;arrivo in Brasile dell&amp;rsquo;ex-terrorista dei PAC, nel 2007, Suplicy non ha lesinato sforzi affinché il Brasile non procedesse all&amp;rsquo;estradizione verso l&amp;rsquo;Italia, così come previsto dal trattato bilaterale del 1989 e come regolarmente richiesto dall&amp;rsquo;allora governo Berlusconi.L&amp;rsquo;ultimo giorno del suo mandato, il 31 dicembre 2010, Lula, amico intimo di Suplicy, firmò un decreto con cui rigettava la richiesta italiana, violando così il trattato di estradizione e concedendo a Battisti asilo politico.Nel 2001, in una seduta ufficiale del Senato, Suplicy lesse una lettera scritta da Battisti in cui professava la propria innocenza e accusava l&amp;rsquo;Italia di non avergli garantito un giusto processo. Sotto i fischi dei senatori dell&amp;rsquo;opposizione, Suplicy pronunciò un discorso in cui chiedeva l&amp;rsquo;immediata liberazione dell&amp;rsquo;ex-PAC dalla prigione di Papuda, dove era rinchiuso per essere entrato in Brasile con un passaporto francese falso. Pochi giorni dopo, l&amp;rsquo;8 giugno 2011, Battisti venne liberato.Non solo. Appena uscito dal carcere, Battisti è stato accolto da Suplicy, che ha fornito di tasca propria vitto e alloggio per l&amp;rsquo;ex terrorista. Battisti è andato a vivere nel quartiere di Jardins, uno dei più eleganti di San Paolo, a un tiro di schioppo dalla casa di Suplicy. L&amp;rsquo;allora senatore si preoccupò anche di procurargli un impiego, presso la Central Única dos Trabalhadores (CUT), la CIGL brasiliana. Fedelissimi del PT e principale bacino elettorale del partito nella grande San Paolo.Nel marzo 2015 Battisti venne arrestato nuovamente e quasi espulso dal Brasile, su ordine di una giudice federale che considerava illegale l&amp;rsquo;atto con cui era stata decretata la sua permanenza. Suplicy utilizzò tutti i contatti a sua disposizione e riuscì ad evitare che l&amp;rsquo;ex-terrorista rosso rientrasse nelle patrie galere. All&amp;rsquo;uscita dal commissariato dove era stato rinchiuso, Suplicy era lì ad attenderlo, con tanto di succo di frutta tropicale rinvigorente in mano da offrire al deperito ex-galeotto. Pochi giorno dopo, l&amp;rsquo;ex-senatore del PT venne stato invitato ad essere testimone di nozze di Battisti, sposatosi sulla spiaggia di Cananéia con Joice Lima, esuberante venticinquenne brasiliana, della quale ha adottato la figlia avuta da un&amp;rsquo;altra relazione. Grazie a questa unione, per la legge brasiliana l&amp;rsquo;ex-terrorista rosso è diventato definitivamente non estradabile.Lei è stato forse il politico brasiliano più vicino a Cesare Battisti. Ha contribuito a che non venisse estradato, gli ha pagato l&amp;rsquo;affitto per un lungo periodo e gli ha trovato un lavoro. Perché lo ha appoggiato così tanto? Crede che veramente sia innocente?Per tutto quello di cui ho parlato con lui, a lungo, durante la sua permanenza nelle carceri brasiliane, mi sono convinto che Cesare Battisti è innocente. È stato condannato in Italia in sua assenza. Era già fuori dal paese al momento del dibattimento. Fred Vargas (Frédérique Audoin-Rouzeau, attivista francese molto vicina a Battisti, ndr) mi ha mostrato le prove. Il suo avvocato difensore dell&amp;rsquo;epoca ha falsificato la procura con cui lo nominava. E questo fatto è stato provato in Francia da specialisti grafici che hanno esaminato i documenti siglati dal notaio. Il processo è stato una farsa.Ma l&amp;rsquo;Italia ha tre gradi di giudizio. Esiste la possibilità di ricorso. Perché Battisti non è mai voluto rientrare in Italia ed affrontare allora il processo o oggi un eventuale ricorso personalmente?Non gli è mai stato comunicato, che io sappia, che se fosse rientrato avrebbe avuto diritto ad un processo giusto ed equo, celebrato da un giudice terzo. La propria richiesta presentata dagli italiani è che fosse arrestato qui in Brasile e rispedito in Italia. La dichiarazione fatta dal vostro primo ministro Renzi durante la sua visita qui in Brasile a ridosso delle olimpiadi è stata chiara. La questione Battisti è l&amp;rsquo;unica ancora aperta tra Brasile e Italia. Un libro scritto dal professor Carlos Lungarzo spiega bene la faccenda. Ecco, gliene regalo una copia, così potrà rendersene conto personalmente. (Mi allunga un volume con la faccia di Battisti stampata in copertina dal titolo &amp;ldquo;Gli scenari occulti del Caso Battisti&amp;rdquo;). Questo libro mostra come i fatti siano stati inventati dai magistrati con l&amp;rsquo;aiuto di pentiti che hanno avuto la loro pena ridotta anche dell&amp;rsquo;80%. Non ci sono state prove, né testimoni, né indizi, né avvocati reali.Se la pone così sta dicendo che l&amp;rsquo;Italia è un paese dove non esiste lo stato di diritto. Dove gli accusati di crimini non hanno la possibilità di essere giudicati attraverso un processo giusto. Ma in quel periodo in Italia, e nello specifico nel caso Battisti, non si tenevano giudizi adeguati. Battisti non ha avuto diritto ad una giusta difesa.Battisti è arrivato in Brasile dalla Francia, dove si era rifugiato. Lei ha avuto contatti con le autorità di Parigi in quel periodo?(Lungo silenzio di Suplicy) Il presidente francese all&amp;rsquo;epoca era Sarkozy. Sua moglie, Carla Bruni, è stata simpatica alla causa di Cesare. Non abbiamo avuto contatti diretti, lei ha preferito non essere coinvolta direttamente. Ma ci sono stati dei contatti tra Brasilia e Parigi in quel periodo.Simpatie di che tipo?(Lungo silenzio di Suplicy) Simpatie.Battisti è arrivato in Brasile con un passaporto francese falso. Non c&amp;rsquo;è stato un aiuto da parte dei servizi francesi per farlo sbarcare qui?In Francia molti intellettuali hanno fatto ricerche approfondite sul caso, e dopo essersi resi conto della sua innocenza sono stati solidali a Cesare. Si sono adoperati in suo favore.Oggi lei ha ancora contatti con Battisti?Ci sentiamo ogni tanto.Battisti ha intenzione di tornare in Italia?Cesare non ha nessuna sicurezza che al suo eventuale ritorno in Italia la sua incolumità verrebbe garantita.Pensa che il Brasile lo rimanderà in Italia?Se questo governo ad interim del presidente [Michel] Temer verrà confermato dal voto definitivo dell&amp;rsquo;impeachment al Senato, non posso dire cosa succederà. Ma sinceramente, non penso proprio. Battisti si è sposato qui in Brasile. Ha adottato la figlia della moglie. Anche volendo, non credo vi siano più le condizioni giuridiche per rimandarlo in Italia. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/03/03/1425411736-battisti.jpg?itok=sirnWSfR" /> <![CDATA[Amatrice, per la scuola appalto a una ditta indagata per L'Aquila]]> Ristrutturata nel 2012 con &amp;quot;un&amp;#39;opera sontuosa&amp;quot;, ma non abbastanza. Tanto che a breve la scuola Capranica di Amatrice avrebbe dovuto subire a breve di altri &amp;quot;lavori urgenti&amp;quot; al tetto.Avrebbero forse migliorato la stabilità dell&amp;#39;edificio frequentato da bambini e adolescenti dalla materna al liceo? Impossibile dirlo per ora. A far luce sul perché quella scuola si sia sbriciolata sotto i colpi del sisma che ha colpito il Centro Italia nei giorni scorsi sarà la magistratura di Rieti che indaga per disastro colposo.Ma quello che fa specie oggi è un altro retroscena. Pare infatti che a vincere l&amp;#39;appalto a dicembre 2015 sia stata infatti una ditta finita in un&amp;#39;indagine sulla ricostruzione post terremoto a L&amp;#39;Aquila. Il cantiere sarebbe stato aperto a breve, ma - pare - in pochi ne erano a conoscenza se, come racconta Repubblica, persino la preside era stata informata dei lavori solo pochi giorni prima del sisma.Intanto emergono dei nuovi dettagli inquietanti sugli altri lavori, quelli completati quattro anni fa e costati ben 700mila euro. &amp;quot;Ho fatto dei sopralluoghi e non ho visto alcun tipo di adeguamento antisismico&amp;quot;, dice oggi Antono Moretti, geologo, &amp;quot;Avrebbero dovuto mettere le ancore di ferro ai pilastri e le reti elettrosaldate sulle mura, ma non ne vedo traccia tra le macerie&amp;quot;. Anzi, come hanno mostrato alcune immagini del Tg1, nei muri della scuola è stato trovato intere lastre di polistirolo e retine appoggiate dietro l&amp;#39;intonaco nelle strutture portanti. Perché? Ce lo diranno - si spera - i giudici. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/25/1472147678-14087642-1070084716432484-1031310805-o.jpg?itok=xkgzXjlQ" /> <![CDATA[Spa, trionfa Rosberg. Ferrari sesta e nona]]> Brutta partenza per la Ferrari al Gran premio del Belgio con un contatto dopo la prima curva tra Raikkonen e Vettel. Entrambe le vetture sono rimaste danneggiate nel tentativo di sorpassare Verstappen che comunque ha le maggiori responsabilità. Gara in salita per le due rosse. Fuoco sotto la macchina del finlanese ai box. Le due Ferrari si sono toccate nel tentativo di sorpasso su Verstappen. Inizio di gara decisamente movimentato: dopo pochi giri si registrano i ritiri di Ericcson, Sainz, Button e Wehrlein. Al sesto giro, momenti di paura per l&amp;#39;uscita di pista di Magnussen che sbatte violentemente contro le barriere. Il pilota, uscito da solo dalla monoposto, non sembra aver riportato conseguenze. L&amp;#39;incidente ha causato l&amp;#39;ingresso in pista della safety car e la neutralizzazione della gara. I piloti ne hanno approfittato per rientrare ai box per il cambio gomme.La gara poi è ripresa. E alla fine a vincere è stato Nico Rosberg. Sul circuito di Spa-Francorchamps il tedesco su Mercedes, scattato dalla pole, ha preceduto la Red Bull di Daniel Ricciardo. Sul podio anche Lewis Hamilton sull&amp;#39;altra Mercedes dopo una gran rimonta. La prima Ferrari è quella di Sebastian Vettel, sesto al traguardo. Nono Kimi Raikkonen sull&amp;#39;altra Rossa. Gara in salita all&amp;#39;inizio per i due piloti di Maranello, protagonisti di un contatto alla prima curva. Ai piedi del podio Hulkenberg su Force India, quarto davanti al compagno di squadra Perez. Alonso (McLaren) è settimo, Bottas (Williams) ottavo. Chiude la top ten Massa su Williams. E&amp;#39; la sesta vittoria stagionale per Rosberg, mai trionfatore in Belgio. Prossimo appuntamento il Gran Premio d&amp;#39;Italia in programma il 4 settembre. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472394195-lapresse-20160827185308-20464266.jpg?itok=yomSiWoB" /> <![CDATA[Justin Bieber dà (di nuovo) scandalo: ecco le foto hot con la fidanzata]]> Justin Bieber attira nuovamente l&amp;#39;attenzione su di sé: nel giorno dell&amp;#39;anniversario del suo singolo &amp;quot;What do you mean&amp;quot; è stato immortalato in atteggiamenti molto espliciti con la sua fidanzata Sofia Richie.Le foto stanno facendo il giro del mondo e la stampa ha già gridato allo scandalo. Il cantante è stato fotografato alla festa del 18esimo compleanno di Sofia mentre si abbandona a baci e abbracci molto focosi. Le foto, pubblicate su Tmz e sul Daily Mail, sono rimbalzate immediatamente su Twitter con l&amp;#39;hashtag #justinssextapeleakedparty.Negli scatti rubati vengono mostrati i due fidanzatini appartati dietro ad un albero mentre si scambiano baci passionali che lasciano poco all&amp;#39;immaginazione. Ma non solo. Su Twitter, nelle ultime ore, stanno anche circolando foto che ritraggono atteggiamenti molto più spinti di semplici e dolci coccole. Ecco alcuni scatti.Foto 1: Bieber e Sofia avvinghiati dietro ad un albero[[fotonocrop 1300040]]Foto 2: Justin e Sofia in atteggiamenti molto espliciti[[fotonocrop 1300041]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/05/17/1463480798-jb-olycom.jpg?itok=g58QD60n" /> <![CDATA[Terremoto, parla l'autore della lettera di scuse lasciata sulla bara di Giulia]]> Andrea De Filippo, 27 anni, è il vigile del fuoco che ha lasciato sulla bara della piccola Giulia una lettera: &amp;quot;Scusa piccola, se siamo arrivati tardi&amp;quot;, ma i giornali si sono accorti di lui, non solo per questo gesto di estremo amore, ma anche per un tweet scritto nel giorno del terremoto, che poi è stato rimosso: &amp;quot;Laura Boldrini, vuoi dare gli alloggi agli sfollati o continuare a metterci quei parassiti degli immigrati?&amp;quot;.Il giorno dopo i funerali di Ascoli, all&amp;#39;Huffpost Post, il soccorritore ha raccontato questi giorni difficili: &amp;quot;Sono un volontario, ero lì come essere umano, prima di tutto. Non sono un vigile del fuoco effettivo. Lavoro a chiamata e sogno di diventarlo&amp;quot;. E sulla lettera poi ha aggiunto: &amp;quot;Lasciare il biglietto è stato un gesto istintivo, che mi è venuto in mente sul momento&amp;quot;.Andrea ha raccontato anche i momenti di quel venerdì pomeriggio, quando ha lasciato il suo messaggio nella palestra dove c&amp;#39;erano le bare: &amp;quot;Non ho incontrato nessuno. Non ho incontrato la famiglia. Non volevo prendere i meriti di nessuno. Anche perché io non ho preso Giulia tra le braccia, ma ero lì accanto quando l&amp;#39;hanno estratta. Svuotavo i secchi con i calcinacci e non la potevo toccare, perché non ero in servizio&amp;quot;.&amp;quot;È stato un gesto da essere umano, da semplice cittadino, non da vigile del fuoco. Non sono in servizio&amp;quot;, spiega ancora, &amp;quot;sono andato per conto mio. Come volontario, non ero in servizio&amp;quot;, specificando di essere soltanto un soccorritore.Il giovane era lì anche ieri, per i funerali: &amp;quot;Ho preferito restare fuori. Non ho pianto, ma ho gli occhi lucidi dalla notte del 24 anche perché ho rivissuto questa esperienza a distanza di sette anni. Io sono dell&amp;#39;Aquila&amp;quot;.Infine torna su quel tweet in cui criticava la presidente della Camera, Laura Boldrini: &amp;quot;È stato un momento di rabbia, mi è ribollito il sangue. Chiedo scusa agli immigrati, ma non si deve ripetere un&amp;#39;altra Aquila&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472290499-lapresse-20160827112254-20460918.jpg?itok=-Qe7EH-1" /> <![CDATA[Il patto dell'Amatricia(na)]]> &amp;laquo;Dove era Dio?&amp;raquo;, si è chiesto ieri il vescovo davanti alle bare allineate e allo strazio dei parenti superstiti. Nelle grandi tragedie i funerali non sono solo conforto collettivo e riproposta del mistero della fede. Sono anche lo spartiacque tra il momento del dolore, che è silenzio e rispetto, e quello della ripartenza. Esattamente come accade in una famiglia numerosa quando manca un congiunto, unita e contrita in chiesa davanti alla bara, il giorno successivo in ordine sparso e con avvocati al seguito davanti al notaio per la spartizione dell&amp;#39;eredità. Che in questo caso è davvero tanta roba. I morti di Amatrice e Accumoli ci lasciano un patrimonio enorme di responsabilità che se non siamo degli incoscienti avidi dobbiamo spartirci equamente. Lo abbiamo scritto e ci crediamo: quando la terra si squarcia in quel modo sotto i tuoi piedi c&amp;#39;è poco da fare. Non tutto è colpa, dolo, malaffare in un Paese urbanizzato nei secoli e ad alto rischio sismico. Le ricette del &amp;laquo;rischio zero&amp;raquo; sono teorie economicamente e materialmente incompatibili con la realtà. Ma questo non vuole dire arrendersi all&amp;#39;ineluttabile, non perseguire i colpevoli delle malefatte. Vuole dire che se il dolore stampato ieri sulla faccia di Mattarella e di Renzi non è maschera di circostanza, da domani si deve cambiare.Chi vuole aumentare la sua sicurezza ristrutturando casa deve poterlo fare in pratica e non solo in teoria. Un Paese che spende un miliardo e mezzo all&amp;#39;anno per assistere gli immigrati non può lasciare senza finanziamento leggi di protezione civile per i suoi cittadini che già esistono. Un sistema bancario in eccesso di liquidità (sembra un paradosso ma è così) non può non agevolare finanziamenti salvavita garantiti, per esempio, dallo Stato stesso. Chi spende i suoi soldi in sicurezza deve avere agevolazioni fiscali importanti e immediate. Chi vuole assicurare i suoi beni dalle calamità deve poterlo fare a condizioni eque.Misure del genere, se le lacrime di oggi non sono ipocrite, vanno varate subito. E per farlo ci vuole il concorso di tutte le forze politiche perché sicurezza e dolore non hanno colore. Ci vuole un patto dell&amp;#39;Amatricia(na), che la gente capirebbe molto più di quello del Nazareno. Ci vogliono statisti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/26/1472200161-lapresse-20160826094713-20454549.jpg?itok=V-as4Mnf" /> <![CDATA[Offese e minacce dai musulmani moderati]]> Esistono i &amp;laquo;musulmani moderati&amp;raquo;? Gli italiani se lo domandano perché ogni qual volta succede un attentato terroristico islamico, solo una infima minoranza di musulmani condannano e la loro condanna è ambigua, evitando di denunciare l&amp;#39;identità islamica dei terroristi, assolvendo l&amp;#39;islam come religione. D&amp;#39;altro canto anche Papa Francesco ha detto che &amp;laquo;l&amp;#39;islam non è terrorista&amp;raquo;, 24 ore dopo che due terroristi islamici sgozzarono in chiesa un sacerdote cattolico il 26 luglio. Se non fossi stato per 56 anni un musulmano moderato, per aver sempre anteposto il rispetto delle leggi laiche dello Stato ad Allah e a Maometto, darei ragione a Oriana Fallaci che negava drasticamente l&amp;#39;&amp;laquo;islam moderato&amp;raquo; e diffidava dei sedicenti musulmani moderati.Ebbene sono rimasto esterrefatto nel leggere lo scorso 20 agosto sul profilo Facebook @alitaliyanews (http://bit.ly/2bosCTx), registrato in Piemonte, in lingua araba, che si presenta come &amp;laquo;Giornale elettronico che si occupa delle notizie delle comunità arabe nei paesi d&amp;#39;immigrazione&amp;raquo;, con 60.203 &amp;laquo;mi piace&amp;raquo;, i commenti a un mio video in cui invito a dare la firma per un referendum contro la costruzione di una nuova moschea a Pisa. Il video viene così presentato: &amp;laquo;L&amp;#39;egiziano Magdi Cristiano Allam () è diventato più italiano degli italiani stessi, mobilita gli eserciti e raccoglie le firme per vietare la costruzione di una moschea a Pisa. Ma aspettiamo di vedere cosa gli accadrà&amp;raquo;. Colpisce che pur essendo un profilo apparentemente &amp;laquo;moderato&amp;raquo;, che si occupa ad esempio anche di calcio, i commenti che mi riguardano sono pieni di odio, disprezzo e di condanna a morte come &amp;laquo;kafir&amp;raquo;, miscredente, &amp;laquo;murtad&amp;raquo;, apostata, &amp;laquo;cane&amp;raquo;, che i musulmani considerano un animale impuro.Abdou Chegdali, marocchino, ha studiato Economia all&amp;#39;Università Cadi Ayyad di Marrakesh, vive a Roma: &amp;laquo;O Signore perdonami, odio massimamente questo cane. Questo cane è stato rigettato dalla sua patria originaria e persino dai suoi familiari e in Italia. Cavalca tutte le questioni che hanno a che fare con l&amp;#39;islam ma gli italiani lo conoscono e non gli prestano attenzione perché lo considerano un traditore prezzolato&amp;raquo;. Ahmed El Mansoury, egiziano, ha studiato Informatica all&amp;#39;Università degli Studi di Milano, è manager di un McDonald&amp;#39;s, vive a Mariano Comense: &amp;laquo;Ma per cortesia... questo è uno sozzo, ha un&amp;#39;educazione sozza, ha il cervello sozzo, vive in un ambiente sozzo come lui... In un modo o nell&amp;#39;altro l&amp;#39;islam trionferà&amp;raquo;. Abdo Sabre di Roma: &amp;laquo;Te la vedrai con Allah, Magdi che non sei che un cane, Allah ti ucciderà e avrai ciò che ti meriti&amp;raquo;. Taoufiq Sebbar di Verona: &amp;laquo;Non ho mai visto nella mia vita un infame apostata come questo animale. Ti aspetta l&amp;#39;inferno o vile infame&amp;raquo;. Jamal El Mantari di Torino: &amp;laquo;Chiedo ad Allah che muoia con il destino che merita l&amp;#39;apostata&amp;raquo;. Questi sarebbero i &amp;laquo;musulmani moderati&amp;raquo; che vivono in mezzo a noi! Mi sa che aveva ragione Oriana.magdicristianoallam.it <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/05/10/1462867121-1424525320-immigrati.jpg?itok=qpbpxf8-" /> <![CDATA[I negoziati sul Ttip sono falliti de facto]]> I colloqui sul tanto contestato accordo di libero scambio fra Unione europea e Stati Uniti, noto come Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), sono &amp;quot;di fatto&amp;quot; falliti.Ad annunciarlo è stato il vice cancelliere e ministro dell&amp;#39;Economia tedesco, Sigmar Gabriel, in un&amp;#39;intervista all&amp;#39;emittente Zdf. &amp;quot;I negoziati con gli Usa sono falliti de facto perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane&amp;quot;, ha affermato Gabriel, &amp;quot;Nulla si muove sulla questione&amp;quot;.Il commercio e gli investimenti con il partenariato transatlantico (Ttip) creerebbero la più grande zona di libero scambio al mondo con circa 800 milioni di persone. I negoziati Ttip sono in corso da tre anni, con l&amp;#39;obiettivo di raggiungere i contorni di un accordo prima che il presidente Barack Obama lasci il suo incarico alla fine del 2016. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/02/29/1456761467-download-1.jpg?itok=h45QVhOn" /> <![CDATA[Arrestati 2 piloti a Glasgow: ubriachi prima di volo]]> Due piloti della compagnia aerea statunitense United Airlines sono stati arrestati ieri mattina all&amp;#39;aeroporto di Glasglow, mentre si preparavano per un volo diretto a New York, perché si suppone che fossero sotto l&amp;#39;effetto di alcol. Lo riferisce la polizia scozzese. Si tratta di due uomini di 35 e 45 anni. Il volo, con 141 passeggeri, sarebbe dovuto partire alle 9 di sabato mattina da Glasgow con destinazione l&amp;#39;aeroporto di Newark, in New Jersey, invece è partito ieri sera, con un altro equipaggio rispetto a quello previsto inizialmente.I piloti dovrebbero comparire in tribunale domani. Un portavoce di United Airlines riferisce che i due sono stati rimossi dal servizio. Non si tratta del primo caso del genere in Scozia. Il 18 luglio scorso anche due piloti canadesi erano stati arrestati perché sospettati di essere ubriachi mentre si preparavano per un volo intercontinentale. Anche in quel caso furono fermati all&amp;#39;aeroporto di Glasgow, da dove sarebbero dovuti partire con un volo Air Transat diretto a Toronto, con 250 passeggeri. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472388174-united.jpg?itok=r3lW_QRz" /> <![CDATA[Base jumper morto in diretta web: Il video integrale dello schianto]]> È morto in diretta Facebook il base jumper altoatesino Armin Schmieder, 28 anni. Da giorni - da quando il 26 agosto si è schiantato sull&amp;#39;Alpschelehubel, montagna sopra Kandersteg nel Cantone di Berna - il video gira il web.Venerdì mattina Schmieder si è collegato a Facebook e si è ripreso prima del lancio mentre indossava la tuta alare. &amp;quot;Oggi volate con me, ma sentirete solo qualcosa. Ciao, ciao&amp;quot;, ha detto prima di infilare il telefono in tasca e lanciarsi. A quel punto si è sentito solo il sibilo del vento, poi un urlo, infine lo schianto e il silenzio, interrotto solo dal suono del campanaccio delle mucche che pascolavano nella zona in cui Scmhieder è caduto (video).[[video 1300024]]Nella stessa zona, nell&amp;#39;ultima settimana erano morti l&amp;#39;altro noto wingsuiter italiano, il 30enne altoatesino Uli Emanuele e un cittadino britannico di 49 anni, mentre all&amp;#39;inizio dell&amp;#39;estate era morto il padovano Dario Zanon di 33 anni. In un analogo incidente, ma in territorio francese, era deceduto nei giorni scorsi il norvegese di origini italiane, Alexander Polli. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472386839-cattura.jpg?itok=SSBKLupM" /> <![CDATA[Fiorello: Occhio a chi organizza spettacoli per fare beneficenza ai terremotati]]> &amp;quot;Occhio a chi organizza gli spettacoli coi i vip per fare beneficenza a favore dei terremotati&amp;quot;. Fiorello non usa mezzi termini nel suo video appello girato dal Laos su Facebook Live. Dopo aver espresso il suo cordoglio alle vittime del sisma (&amp;quot;Il dolore per la perdita di un figlio credo sia una cosa davvero inimmaginabile), lo showman avverte: &amp;quot;Sono stato invitato ad almeno quattro manifestazioni per raccogliere fondi. Attenti a questi eventi che facciamo noi dello spettacolo. Il gioco deve valere la candela. Perché se organizzi uno spettacolo, poi per farlo devi spendere dei soldi per mettere in piedi il palco, l&amp;#39;organizzazione, i biglietti, la promozione, e alla fine non devolvi tutto, ma &amp;#39;&amp;#39;tutto&amp;#39;&amp;#39; meno le spese, allora non lo fare. I soldi vanno dati tutti in beneficienza, altrimenti non vale la pena, perché poi le spese sono tante. Occhio a chi organizza questi spettacoli. Mi fiderei di più se venisse organizzato da una onlus o una associazione affidabile&amp;quot;.E poi continua: &amp;quot;La storia insegna che uno raccoglie i soldi, poi quando vai a vedere dove sono finiti i soldi, non li trovi. Vorrei vedere nomi e cognomi, per chiedere alle persone che ricevono questi soldi &amp;#39;&amp;#39;che stai facendo? Quanto hai speso? Quando partono i lavori?&amp;#39;&amp;#39;. Non c&amp;#39;è niente da fare: ora partiranno un sacco di spettacoli per le vittime del terremoto, ma bisogna stare veramente attenti. Io lo so, troppa gente dietro, troppi organizzatori mi fanno paura. Quando poi vedi questi cantanti che vanno a cantare: &amp;#39;&amp;#39;Eh però sai, metà vanno in beneficienza, metà abbiamo dovuto montare questo, chiamare quello, ci vuole il video, l&amp;#39;affitto e il noleggio... Per quanto mi riguarda io preferisco fare &amp;quot;ognuno a modo suo&amp;quot;. Io preferisco fare la mia beneficienza privata, sono fatti miei, nessuno sa niente. Ma questa cosa di dire &amp;quot;Tutti amici, andiamo e cantiamo insieme&amp;#39;&amp;#39;, se dobbiamo dirla tutta, non c&amp;#39;è bisogno di cantare: dai i soldi direttamente e il gioco è fatto...&amp;#39;&amp;#39;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/02/20/1424420166-fiore.jpg?itok=XdJGb5it" /> <![CDATA[Archiviato caso sulla morte di Buonanno: Distrazione in auto]]> Le indagini finiscono qui. Lo ha deciso la procura, dove il pm Luca Pisciotta ha firmato la richiesta di archiviazione del fascicolo aperto sulla morte di Gianluca Buonanno, in cui si ipotizzavaLe indagini finiscono qui. Lo ha deciso la procura, dove il pm Luca Pisciotta ha firmato la richiesta di archiviazione del fascicolo aperto sulla morte di Gianluca Buonanno, che ipotizzava l&amp;#39;omicidio colposo per l&amp;#39;incidente che ha stroncato il politico della Lega.L&amp;#39;auto dove viaggiava Buonanno era uscita di strada mentre viaggiava sulla Pedimontana e aveva colpito una Mercedes ferma in corsia d&amp;#39;emergenza. La ricostruzione ora è chiara: il politico viaggiava a 100 all&amp;#39;ora e ha sbandato per una distrazione.Secondo quanto riporta La Stampa la Mercedes era ferma da soli 47 secondi e ancora non aveva avuto il tempo di segnalare con il triangolo l&amp;#39;avaria. Una telefonata e il tentativo di raggiungere il telefono scivolato sotto il sedile sono gli ingredienti che hanno portato all&amp;#39;incidente mortale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/14/1465932581-1465932525-sal3.jpg?itok=3JwDpDsd" /> <![CDATA[Zaza saluta la Juventus: è ufficiale il suo passaggio al West Ham]]> La Juventus ha ufficializzato la cessione dell&amp;#39;attaccante classe 91, Simone Zaza al West Ham. Ecco il comunicato ufficiale della società bianconera:&amp;quot;Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l&amp;rsquo;accordo con la società West Ham United Football Club Limited per la cessione a titolo temporaneo, fino al 30 giugno 2017, del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Simone Zaza a fronte di un corrispettivo di &amp;euro; 5 milioni. Il contratto prevede, inoltre, l&amp;rsquo;obbligo per il West Ham FC di acquisire il calciatore a titolo definitivo qualora il calciatore disputi un determinato numero di partite ufficiali nel corso della stagione 2016/2017. Il corrispettivo della cessione a titolo definito è stato fissato pari a 20 milioni, pagabili in due esercizi, e potrà incrementarsi di ulteriori &amp;euro; 3 milioni al verificarsi di determinate condizioni nel corso della durata contrattuale&amp;quot;.Zaza lascia la Juventus dopo solo un anno in cui ha messo insieme 24 presenze complessive ed 8 reti al suo attivo. Il 25enne nato a Policoro, nella scorsa stagione, è stato l&amp;#39;attaccante bianconero con il rapporto gol-minuti giocati più alto rispetto ai colleghi Mario Mandzukic, Alvaro Morata e addirittura Paulo Dyabala. La Juventus, con la sua cessione, mette a bilancio una corposa plusvalenza dato che la scorsa estate pagò 18 milioni di euro al Sassuolo per assicurarsi le prestazioni dell&amp;#39;ex attaccante dell&amp;#39;Ascoli che ora avrà l&amp;#39;opportunità di confrontarsi con il campionato più affascinate: ovvero la Premier League. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/04/1467660644-zaza.jpg?itok=IogieoR6" /> <![CDATA[Accuse contro la Turchia: Uccisi 20 civili in Siria]]> Sarebbero almeno venti i civili che hanno perso la vita e cinquanta quelli che sono rimasti feriti in un bombardamento compiuto dalle forze armate turche sul villaggio di Jeb al-Kussa, nel nord della Siria.A denunciare i fatti è l&amp;#39;Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base a Londra che segua da anni la guerra civile in Siria, avvalendosi di una fitta rete di informatori e attivisti nel Paese, e considerata dai suoi detrattori vicina ai gruppi ribelli.Altre quindici persone sarebbero rimaste uccise in un raid aereo su una fattoria vicina al villaggio di al-Amarna, presa oggi dai ribelli sostenuti dalla Turchia e finora nelle mani delle Sdf (Forze democratiche siriane), coalizione composta per la maggior parte da combattenti curdi.Rapporti che Ankara nega, sostenendo invece che negli strike aerei su Jarablus siano morte 25 persone, ma in ogni caso combattenti delle milizie curde. Mancano, al momento, conferme di terze parti.Continua così l&amp;#39;operazione Scudo dell&amp;#39;Eufrate, lanciata dalla Turchia con l&amp;#39;obiettivo primario di strappare all&amp;#39;Isis Jarablus, in un&amp;#39;avanzata praticamente incontrastata, su una città abbandonata dai jihadisti. L&amp;#39;intento di Erdogan è quello di spingersi poi verso sud, con l&amp;#39;obiettivo dichiarato di contenere sì le milizie del sedicente Stato islamico, ma pure di ricacciare oltre l&amp;#39;Eufrate i combattenti curdi delle Ypg/Ypj.L&amp;#39;intervento di Ankara ha il preciso scopo di ridurre l&amp;#39;influenza nel nord della Siria delle milizie curde che da mesi combattono contro l&amp;#39;Isis, a cui hanno strappato centinaia di chilometri di territorio, sostenuti dagli aerei della coalizione. Una situazione che alla Turchia spaventa.Ankara, che considera il Pkk un&amp;#39;organizzazione terroristica, accusa da tempo gli Stati Uniti di non volersi schierare contro le Ypg/Ypj siriane, molto vicine ai militanti curdi turchi. In una recente visita in Turchia del vicepresidente americano Joe Biden, le due parti si sono trovate d&amp;#39;accordo nel definire il corso dell&amp;#39;Eufrate una linea rossa.Le milizie curde hanno letto le parole degli americani come un sostanziale tradimento da parte di un Paese che finora li ha protetti e aiutati nella loro avanzata. Per Washington, tuttavia, la Turchia resta un alleato prezioso - nonostante i molti contenziosi aperti -. Più delle Ypg/Ypj.Le truppe turche continuano a lavorare a sostegno dell&amp;#39;avanzata di circa un migliaio di ribelli di varie fazioni, compresi i turcomanni della Brigata Sultan Murad.Oggi l&amp;#39;esercito turco ha sofferto la prima perdita, quando due carriarmati sono finiti nel mirino dei sistemi anticarro in possesso dei curdi. Un video pubblicato dall&amp;#39;agenzia curda Firat mostra la distruzione di un mezzo.Intanto in Turchia un lancio di razzi ha colpito l&amp;#39;aeroporto di Diyarbakir, città a maggioranza curda nel Sud-Est, senza tuttavia provocare vittime. Due soldati sono rimasti feriti nella provincia di Hakkari, in uno degli attacchi - ormai all&amp;#39;ordine del giorno - del Pkk. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/26/1472201611-1472201526-getty-20160825142232-20449941.jpg?itok=NVHlT3DN" /> <![CDATA[Milan, Montella confida nel mercato: Non è ancora finito]]> Il Milan ha perso contro il Napoli di Sarri, per 4-2, ma la squadra rossonera ha dato la sensazione di essere viva e di avere un&amp;#39;identità che via via sta diventando sempre più visibile. Sei gol incassati in due partite, però, sono tanti e Vincenzo Montella si augura di ricevere in regalo qualche nuovo giocatore per poter rinforzare la rosa. L&amp;#39;allenatore campano, ai microfoni di Premium Sport, ha parlato così dopo la cocente sconfitta subita contro i partenpoei:&amp;quot;Abbiamo regalato due espulsioni e queste cose non le accetto: già in 10 si era complicata, in 9 la montagna non si poteva più scalare. Dal punto di vista del gioco sono soddisfatto, abbiamo concesso nel primo tempo un po&amp;rsquo; troppo al Napoli, ma abbiamo reagito da grande squadra. L&amp;rsquo;obiettivo è portare la squadra a rendere tutta la partita come ha reso nel secondo tempo, prima dell&amp;rsquo;espulsione. Non era facile riprendere una partita del genere, contro una squadra come il Napoli&amp;quot;. Montella ha poi affrontato le tematiche relative ai singoli giocatori e al mercato: &amp;quot;Ci manca ancora un po&amp;rsquo; di equilibrio, ma a parte il primo gol gli altri sono stati abbastanza casuali, compresi quelli con il Torino: abbiamo qualche calo di tensione, ma certe volte devi fare i conti anche con la qualità degli avversari. Niang? Reina è stato scaltro nel cercarlo, ma nel calcio queste situazioni esistono e a volte ti fanno anche vincere le partite. Gomez? Ha giocato poco con la squadra, è un giocatore che può crescere moltissimo. Un giudizio sul mercato? Non è ancora finito, per ora ho qualche amarezza in più rispetto a quello che poteva succedere e non è successo dal mercato, quindi non ci penso. Obiang, Baselli o Rincon? I giocatori che ho a disposizione sono più forti&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472382775-montella.jpg?itok=xq2iyxr9" /> <![CDATA[Clamoroso Napoli: De Laurentiis si vuole riprendere Cavani]]> Il Napoli ha ottenuto la prima vittoria in campionato, battendo per per 4-2 il Milan di Vincenzo Montella che ha fatto venire, però, i brividi agli uomini di Maurizo Sarri. C&amp;#39;era grande attesa attorno ad Arkadiusz Milik, attaccante polacco classe 94 prelevato dall&amp;#39;Ajax, che non ha fallito siglando una doppietta che ha fatto andare in visibilio i tanti tifosi azzurri. Gonzalo Higuain è già il passato: il presnete e il futuro del Napoli si chiama Milik. Nonostante un Mertens in stato di grazie e un Callejon già in forma, e autore anche lui di una doppietta, Aurelio De Laurentiis vuole regalare un altro grande attaccante al suo allenatore per essere competitivi sia in campionato che in Champions League. Dopo aver incassato un secco due di picche dall&amp;#39;Inter per Mauro Icardi, l&amp;#39;obiettivo numero uno dei partenopei è diventato il croato della Fiorentina Nikola Kalinic, anche se Paulo Sousa e il direttore sportivo della Viola, Pantaleo Corvino si tengono stretto il loro centravanti.Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport, i tifosi del Napoli possono sognare perché il club azzurro avrebbe già raggiunto un accordo di massima per convincere Edinson Cavani a tornare a Napoli. Il Matador, in tre stagioni sotto l&amp;#39;ombra del Vesuvio, ha messo insieme 104 reti in 138 presenze complessive e punta a superare il record di un grande fuoriclasse del Napoli del passato come Diego Armando Maradona che ha segnato solo 11 reti in più di lui con la maglia del Napoli. Il 29enne nato a Salto sarebbe poi felice di ritrovare i suoi due figli, Bautisa e Lucas, rimasti in città con l&amp;#39;ex moglie. Cavani non si lasciò bene con la società ma le incomprensioni sembrano ora un brutto ricordo e l&amp;#39;affare potrebbe andare in porto e non è così utopico: Nasser Al-Khelaifi, sceicco proprietario del Psg, permettendo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/06/14/1402774587-uruguay.jpg?itok=ZQ9XE0li" /> <![CDATA[Il Papa conforta i terremotati: Verrò presto a farvi visita]]> &amp;quot;Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch&amp;#39;io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l&amp;#39;abbraccio di padre e fratello e il sostegno della speranza cristiana&amp;quot;. Parla così papa Francesco, nel suo consueto discorso al termine dell&amp;#39;Angelus, da piazza San Pietro, parlando di una &amp;quot;vicinanza spirituale agli abitanti del Lazio, delle Marche e dell&amp;#39;Umbria, duramente colpiti dal terremoto di questi giorni. Penso in particolare alla gente di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, Norcia&amp;quot;.&amp;quot;Ancora una volta - aggiunge il Pontefice - dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti. La sollecitudine con cui Autorità, forze dell&amp;#39;ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose&amp;quot;.&amp;quot;Penso con gratitudine alle mense dove tanti volontari offrono il loro servizio, dando da mangiare a persone sole, disagiate, senza lavoro o senza fissa dimora. Queste mense sono palestre di carità che diffondono la cultura della gratuità, perché quanti vi operano sono mossi dall&amp;#39;amore di Dio e illuminati dalla sapienza del Vangelo&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/14/1471173654-lapresse-20160814125824-20336095.jpg?itok=_MRhB-l_" /> <![CDATA[Arriva Il Clan, bellissimo noir su una famiglia criminale argentina]]> L&amp;#39;argentino Pablo Trapero, uno dei più apprezzati registi sudamericani dell&amp;#39;ultimo decennio, racconta nel suo film &amp;quot;Il Clan&amp;quot;, appena uscito nelle nostre sale, la storia vera di una famiglia che sconvolse l&amp;#39;Argentina. L&amp;#39;opera, vincitrice lo scorso anno del Leone d&amp;#39;Argento al Festival del cinema di Venezia e grande successo al botteghino in patria, prende vita da un materiale narrativo davvero interessante. Siamo all&amp;#39;inizio degli anni &amp;#39;80 nella cittadina di San Isidro, vicino a Buenos Aires. E&amp;#39; il periodo di passaggio dalla dittatura alla democrazia e Archimede Puccio (Guillermo Francella) ha perso il suo lavoro al servizio dell&amp;#39;intelligence di Stato. L&amp;#39;uomo, che può ancora contare sulla complicità di certe istituzioni governative, decide di avviare un&amp;#39;attività criminale sequestrando persone benestanti a scopo estorsivo. Il suo più importante collaboratore materiale è il figlio maggiore, Alejandro (Peter Lanzani), star locale del rugby oltre che proprietario di un negozio di articoli sportivi. I restanti membri della famiglia sono conniventi: fanno finta di niente di fronte alle urla che, in casa, sentono salire dalla cantina in cui sono tenuti, di volta in volta, i prigionieri.Non occorre essere a conoscenza della storia politica dell&amp;#39;Argentina per venire avviluppati con prepotenza dalla vicenda scioccante ricostruita nel film. L&amp;#39;epopea di questa famiglia criminale, girata con ruvida eleganza, è tanto avvincente quanto drammatica. Il focus narrativo è sul rapporto tra il capofamiglia e il primogenito. Alejandro, figura tragica, è ritratto più come una vittima che come un vero e proprio complice del padre; è un ragazzo che sogna di fuggire via, assieme alla fidanzata, ma è incapace di sottrarsi alla terribile quotidianità del male. Non riesce a emanciparsi dai condizionamenti di un genitore che è un manipolatore diabolico, all&amp;#39;occorrenza affettuoso e dai modi affabili. Archimede ha la cieca obbedienza dei suoi congiunti ed è in grado di far loro percepire la tortura e prigionia di terzi come qualcosa di normale, un lavoro come tanti, e non in contraddizione con i valori di una famiglia borghese dalla buona reputazione. Guillermo Francella, l&amp;#39;attore che lo interpreta, dà corpo e volto a una performance impossibile da dimenticare.La regia è impeccabile e impreziosita da una certa inventiva, però Trapero rinuncia in questo caso alla propria marcata impronta autoriale, ridimensionandola, in modo forse da rendere il film fruibile a un pubblico più numeroso ed eterogeneo.&amp;quot;Il Clan&amp;quot; è un solido noir familiare, convincente e privo di retorica. Il montaggio incalzante è funzionale alla fredda cronistoria di eventi terrificanti in mezzo ai quali l&amp;#39;unica empatia possibile ha luogo nei confronti di Alex: il suo conflitto edipico avrà il climax in un finale inaspettato. La ricostruzione d&amp;#39;epoca, efficace e verosimile, concorre a rendere intuibile quanto l&amp;rsquo;attività criminale dei Puccio sia stata figlia di una dittatura che aveva applicato lo stesso modus operandi su più larga scala facendo sparire i propri dissidenti politici (i desaparecidos). <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472374055-clan.jpg?itok=qEyDOddY" /> <![CDATA[Le vittime yazide dell'Isis ripudiate al ritorno a casa]]> Sono passati da due anni da che il sedicente Stato islamico (Isis) prese di mira la comunità curda yazida in Iraq, in un&amp;#39;operazione che portò nelle mani dei jihadisti migliaia di ostaggi e di donne costrette alla schiavitù sessuale, violentate e poi fatte abortire ripetutamente.Finito un incubo, per le donne sequestrate dall&amp;#39;Isis l&amp;#39;inferno è tuttavia ancora lungi dall&amp;#39;essere lontano. Le donne ritornate a casa - racconta un reportage di Voice of America - devono ora affrontare un&amp;#39;altra sfida: sociale e culturale.Per la conservatrice società yazida il sesso fuori dal matrimonio, anche quando - come nel caso delle donne schiave - è uno stupro e non di certo un rapporto consensuale, è un tabù difficile da sconfiggere.Per questa chi è tornato a casa, nel nord dell&amp;#39;Iraq, incinta, con un bambino o dopo un aborto, ha dovuto subire la stigmatizzazione della società. Il leader della comunità chiedeva già nel 2014 di accogliere le donne violate, &amp;quot;sottoposte a un qualcosa che non potevano controllare&amp;quot;. Ma il problema si è riproposto per quelle yazide che hanno dato alla luce un bambino nato dalle violenze subite.&amp;quot;È inaccettabile e fonte di vergogna&amp;quot;, ha commentato il leader yazida. L&amp;#39;unica soluzione, per le donne che si sono lasciate alle spalle un inferno e ancora non abbiano partorito, è l&amp;#39;aborto. Che in Iraq è illegale. Ma pur di preservare le tradizioni, anche le autorità sono disposte a chiudere un occhio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/04/13/1428911835-download-1.jpg?itok=LRRhHOI7" /> <![CDATA[Attentato in chiesa in Indonesia: esplosione, poi le coltellate]]> Ha piazzato una bomba mentre si celebrava una funzione religiosa, finendo per ferire se stesso e altri tre fedeli, ma senza riuscire a portare a termine la strage che aveva in mente. È successo in Indonesia, dove un uomo è entrato con un ordigno in una chiesa a nord di Sumatra.Padre Albert Pandiangan stava celebrando la messa quando l&amp;#39;assalitore, seduto tra i fedeli, è stato sorpreso dall&amp;#39;esplosione dell&amp;#39;ordigno, che si trovava ancora nello zaino dove lo aveva occultato.&amp;quot;C&amp;#39;è stata una piccola esplosione come se si trattasse di fuochi d&amp;#39;artificio e poi l&amp;#39;uomo ha atirato fuori un coltello&amp;quot;, ha raccontato un testimone alla stampa. L&amp;#39;attentatore a quel punto, ferito lievemente, ha raggiunto il sacerdote e si è avventato su di lui, ferendolo con una coltellata.All&amp;#39;arrivo delle forze dell&amp;#39;ordine, che hanno evacuato l&amp;#39;area e bloccato l&amp;#39;aggressione, nello zaino è stato trovato del materiale con il logo del sedicente Stato islamico. &amp;quot;La polizia - ha detto la portavoce Rina Sari Ginting - sta interrogando il colpevole e cercherà nella sua casa per accertare l&amp;#39;eventuale presenza di materiale per fabbricare bombe&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/10/1470852245-isis-finanza.jpg?itok=sR23RXzw" /> <![CDATA[La furia di Mihajlovic contro Maksimovic: ​Per me è morto...]]> &amp;quot;Abbiamo cercato in questo calciomercato di avvicinarci quanto più possibile alle idee tecnico-tattiche dell&amp;#39;allenatore. Il mercato non è chiuso e qualcosa capiterà ancora&amp;quot;. Lo ha detto il ds del Torino, Gianluca Petrachi, poco prima della sfida con il Milan a San Siro, ai microfoni di Premium Sport. &amp;quot;Maksimovic? Il Torino si è sempre comportato in maniera coerente sulle cessioni. Quando Darmian, Cerci e Immobile ci hanno chiesto di essere ceduti, li abbiamo lasciati andare. Di Maksimovic - ha rivelato a proposito del difensore serbo - con il Napoli parliamo da gennaio scorso, forse anche troppo. Ci sono state troppe parole e pochi fatti. Non c&amp;#39;è solo il Napoli su Maksimovic, c&amp;#39;è anche una squadra estera, può essere una inglese. Ma non è detto che il giocatore non resti con noi&amp;quot;, ha concluso Petrachi.Ancora più duro invece il commento di Sinisa Mihajlovic che si è scagliato contro il difensore, fuggito da Torino il 14 agosto scorso senza il permesso di società e staff tecnico e senza dare spiegazioni. Alla vigilia della partita contro il Bologna, Mihajlovic non ha usato mezzi termini: &amp;quot;Per me è morto&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/12/14/1450077944-mihajlovic.jpg?itok=BwzdeaU_" /> <![CDATA[L'amatriciana di beneficenza fa scattare la rissa Pd-M5S]]> Torino - Mentre in tutta Italia ci si industria per raccogliere fondi e portare aiuti alle popolazioni duramente colpite dal terremoto, a Torino anche la solidarietà diventa motivo di litigio tra il Pd, partito dell&amp;#39;ex primo cittadino Piero Fassino e il Movimento 5 Stelle che, dalle ultime comunali, governa la città con la sindaca Chiara Appendino.Motivo di scontro è l&amp;#39;iniziativa lanciata da un gruppo di associazioni, raggruppate sotto l&amp;#39;egida della Protezione civile, che per oggi ha organizzato una spaghettata all&amp;#39;amatriciana in piazza San Carlo, con l&amp;#39;intento di devolvere il ricavato ai terremotati. Ad innescare la miccia è stata la notizia - falsa - che Appendino sarebbe stata ai fornelli. Come se non bastasse, a buttare benzina sul fuoco, un post comparso sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle, in cui si invitavano i torinesi a partecipare all&amp;#39;iniziativa &amp;laquo;organizzata dal Comune&amp;raquo;. Parole rettificate qualche ora dopo, specificando che la paternità della spaghettata pro terremotati è della Protezione civile, ma la guerra all&amp;#39;ultimo spaghetto tra Pd e grillini era già esplosa, con i dem torinesi che accusano i Cinquestelle di voler orchestrare una passerella sulla pelle dei terremotati. Lapidaria la risposta dei grillini, con il capogruppo Unia che fa girare su internet le foto dell&amp;#39;ex sindaco Fassino che serviva ai tavoli alle cene di beneficenza, con la scritta: &amp;laquo;Deprecabile, vero?&amp;raquo;. Per meglio capire il tono dello scontro politico, nato da un evento di solidarietà, come se ne organizzano tanti in questi giorni in tutta Italia, basta leggere il post su Facebook dell&amp;#39;ex assessore Ilda Curti: &amp;laquo;Mi infastidisce la volgarità caciarona e sciacalla, le campagne del grano, l&amp;#39;esibizionismo fintamente solidale&amp;raquo;. Anche il capogruppo a Palazzo Civico Stefano Lo Russo stigmatizza: &amp;laquo;L&amp;#39;iniziativa dell&amp;#39;Appendino, se confermata, si commenta da sola. Vergognatevi&amp;raquo;. Con il passare delle ore però tra i democratici c&amp;#39;è anche chi fa un passo indietro e a denti stretti dice: &amp;laquo;Abbiamo perso Torino con affermazioni snob ed elitarie come queste&amp;raquo;. Insomma tra le fila di Fassino, qualcuno parla di errore. Taglia corto Silvio Viale, ex consigliere radicale, che annuncia la sua presenza e sottolinea: &amp;laquo;Consiglio ai miei amici del Pd di venire: non facciano gli snob&amp;raquo;. La sindaca Appendino si limita ad un semplice Twitter: &amp;laquo;La lodevole iniziativa della spaghettata non è né mia né del Comune ma della Protezione civile e avrà tutto il nostro supporto&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/21/1466521710-lapresse-20160621164651-19649643.jpg?itok=utM_NaS3" /> <![CDATA[Sgozzata in casa nella notte. Indagato il marito ferroviere]]> È un giallo, ma forse nemmeno troppo. Perché il silenzio dei carabinieri stavolta &amp;laquo;parla&amp;raquo; più di mille parole. La prudenza, la cautela di prammatica, il ritornello del &amp;laquo;seguiamo tutte le piste&amp;raquo;- frase da &amp;laquo;mattinale&amp;raquo; che stavolta nessuno pronuncia- fanno immaginare che il quadro sia già delineato. Probabilmente solo questione di ore smascherare l&amp;#39;assassino. Aspettando magari una confessione.Anche il copione di questo delitto di fine estate sa tanto di déjà vu, macabra fiction presa a prestito da uno dei tanti serial noir tv. Un marito che si ritrova con la moglie sgozzata e racconta di aver intravisto nel buio un uomo incappucciato fuggire dalla sua villa. Insomma &amp;laquo;un tentativo di rapina finito male&amp;raquo;. Almeno a suo dire.Succede a Seriate, due passi da Bergamo, la notte tra venerdì e sabato. Stesa sul pavimento, nella cucina della sua villetta a schiera di via Montecampione, Gianna Del Gaudio, 63enne insegnante da poco in pensione. La gola squarciata da una coltellata. Profonda, precisa quanto basta a recidere la giugulare. Era appena tornata da un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, in luogo in cui amava trovare la pace. Come sempre sembrava felice e senza paure.I vicini raccontano di aver sentito delle grida, l&amp;#39;altra notte. Sarebbero state urla di disperazione, era lui, il marito della vittima, a chiedere aiuto. Si chiama Antonio Tizzani, ferroviere coetaneo della vittima, pure lui in pensione. Trentasette anni di matrimonio, due figli ormai adulti, Mario e Paolo. Era l&amp;#39;una del mattino quando l&amp;#39;uomo ha dato l&amp;#39;allarme sul 112, parlava di ladri penetrati in casa, almeno questo spiegano le laconiche fonti investigative. Inevitabile che scattasse la caccia all&amp;#39;uomo. Un giovane è stato fermato qualche ora più tardi. Lo hanno rilasciato poco dopo. Intanto gli investigatori battevano la zona in cerca dell&amp;#39;arma del delitto. Di qualche traccia. Qualsiasi. Tutto inutile. Del fantomatico ladro assassino nemmeno un&amp;#39;ombra. Nell&amp;#39;abitazione, gli esperti della Scientifica, nel frattempo, battevano palmo a palmo interni e giardino in cerca di qualche impronta, soprattutto congelando la scena del crimine. Proprio come si vede fare nei film. Si va per scrematura, per eliminazione. Si scarta l&amp;#39;impossibile per concentrarsi sul plausibile. Nessun segno di effrazione a porte e finestre, apparentemente nulla che faccia pensare a una persona penetrata in casa di nascosto.Intanto la pm di turno, Laura Cocucci, e i militari ascoltavano e riascoltavano, mettendo a verbale, le dichiarazioni del ferroviere e dei figli. Lo hanno hanno riportato sulla scena del crimine.Risultato? Ieri è finito nel registro degli indagati. Anche in questo caso la formula utilizzata dagli inquirenti è prudente. Anzi, sibillina: &amp;laquo;Si tratta di un atto necessario per consentigli di difendersi e porre in essere ulteriori attività investigative&amp;raquo;, specifica la Procura di Bergamo.Insomma, il mirino è puntato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472366974-7085404.jpg?itok=eplUGkuo" /> <![CDATA[Siamo un Paese in ostaggio degli scioperati. Se vogliono ci fanno tornare al Medioevo]]> Gli italiani possono ancora nutrirsi, dissetarsi, viaggiare sia pure irregolarmente in treno e in aereo, ricevere sporadicamente la posta, telefonare, solo perché gli scioperanti di questa o quella categoria, nella loro autonoma valutazione, decidono di consentirglielo: non perché esiste uno Stato che sappia o voglia garantire ai cittadini i beni e gli strumenti essenziali alla vita di ogni giorno.Quando i dipendenti degli acquedotti lo deliberassero mancherebbe l&amp;#39;acqua, così come è mancata l&amp;#39;energia elettrica perché l&amp;#39;hanno deliberato i dipendenti dell&amp;#39;Enel. II precedente delle luci tolte alle piste di Fiumicino ha fatto scuola. Non abbiamo più addetti ai servizi pubblici. Abbiamo i proprietari dei servizi pubblici, che possono disporne come di &amp;laquo;cosa loro&amp;raquo;.Una categoria malcontenta si sente autorizzata a sequestrare il Paese, per ottenere soddisfazione. Quando non le pare sufficiente la sua pressione diretta sulla controparte - nella quale sta l&amp;#39;essenza dello sciopero - dilaga, blocca strade, ponti, stazioni: preannunciando queste azioni, che sono reati, con appositi comunicati, e facendole seguire da dichiarazioni sindacali che si assumono la &amp;laquo;responsabilità politica&amp;raquo; del sopruso. Se ancora non basta si ricorre al contagio, ossia agli scioperi di solidarietà, i lavoratori della Malpensa hanno interrotto il traffico per un&amp;#39;ora e mezzo, in segno di simpatia per i compagni metalmeccanici. Non hanno voluto infierire. Potevano interromperlo, se gli pareva, per un giorno o per una settimana.Questa tecnica schiude possibilità infinite. Il buio degli elettrici non metterà subito in ginocchio l&amp;#39;Enel? Potranno intervenire allora i dipendenti delle poste e dei telefoni, per aggiungere al buio l&amp;#39;isolamento totale, e costringerci a comunicare con messaggi recapitati magari a piedi o in bicicletta se per avventura si associassero al grande ricatto i ferrovieri e i benzinai.Una volta stabilito che l&amp;#39;Italia, priva di una legge che regolamenti lo sciopero, ha un codice penale caduto in desuetudine perché polizia e magistratura rinunciano ad applicarlo, senza il previo consenso dei sindacati; una volta stabilito che il governo, di fronte a questi avvenimenti, non vede (forse per il black-out) non sente e non parla, cos&amp;#39;altro resta da fare se non affidarsi alla benevolenza degli scioperanti? Siano magnanimi. Lascino un po&amp;#39; di energia elettrica e qualche strada transitabile a questo popolo di ostaggi.13 luglio 1979 <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/28/1472366412-7085390.jpg?itok=MSeePVWK" /> <![CDATA[Juve ok, aspettando Pjanic il dopo Pogba è Khedira]]> Come vincere una partita perdendo 25 palloni nel primo tempo, tirare verso la porta avversaria solo nel secondo (anche se più volte contro nessuna della Lazio) e tenere in panchina due dei tre acquisti da 145 milioni totali per più di un&amp;#39;ora. Sami Khedira fa il bis del gol segnato alla Fiorentina - quattro reti e un assist nelle ultime sei partite - e la vittoria della cinica ma solida Juventus è confezionata.Aspettando Pjanic e l&amp;#39;ultimo eventuale colpo di mercato (sfumato Matuidi come ammesso anche da Marotta prima del match, restano nel mirino Luiz Gustavo e Sissoko) il dopo Pogba è tutto nei piedi del tedesco di cittadinanza tunisina. &amp;laquo;Un grande professionista e di spessore diverso dagli altri&amp;raquo;, dirà di lui nella pancia dell&amp;#39;Olimpico Allegri. Che non si dice orfano del francese approdato allo United: &amp;laquo;Mi manca perché con lui giocavo a porticine o a basket...- scherza il tecnico bianconero -. Non è facile integrare cinque giocatori nuovi e in generale sono contento della rosa&amp;raquo;. Ovvio però che attenda la ciliegina sulla torta promessa dai suoi dirigenti.Nel frattempo la Juve ha già l&amp;#39;aspetto di squadra cannibale che mette tutti in fila, prima delle gare domenicali, grazie a un incipit stagionale contrario rispetto alla passata stagione: l&amp;#39;anno scorso la zuccata del romanista Dzeko all&amp;#39;Olimpico relegò i bianconeri a quota 0 dopo 180&amp;#39;, ora dopo la nuova tappa romana di agosto il bottino di punti è pieno con le due vittorie di misura. Un messaggio chiaro alle avversarie alle quali non si vuole concedere alcun vantaggio di sorta.Non sarà spettacolare la Juve di inizio annata, ma sicuramente pratica anche in un pomeriggio di gran caldo che regala anche il primo time-out della storia della serie A. Su richiesta del tecnico laziale Inzaghi, infatti, l&amp;#39;arbitro Guida concede lo stop di sessanta secondi al 27&amp;#39; del primo tempo, eventualità prevista dal regolamento sin dal 2014, quando la Fifa lo introdusse per la canicola brasiliana durante il Mondiale.La sfida non propone emozioni nella prima frazione, con un equilibrio sancito anche dal possesso palla identico delle due squadre e dalla buona interdizione del centrocampo laziale. Finché la truppa di Inzaghi ha energie e fiato, la partita resta in bilico, anche se Marchetti aveva dovuto superarsi su Dybala (partita generosa la sua pur senza reti) dopo dieci minuti. La Lazio, invece, nonostante la grinta di Immobile non arriva mai dalle parti di Buffon tranne quando Benatia chiude in extremis l&amp;#39;attaccante azzurro.La Juve vince così la gara con pazienza, strategia inversa rispetto alla partita con la Fiorentina in cui c&amp;#39;era stata una partenza sprint. La corsa e l&amp;#39;aggressività del secondo tempo fanno la differenza come la stoccata di Khedira in area, nata anche da un clamoroso liscio di Biglia sul lancio di Dybala. La squadra di casa arriva al tiro solo sui titoli di coda con Parolo (merito della Bbc con Benatia che non fa rimpiangere Bonucci, a casa per motivi familiari: anche uno striscione dei tifosi per lui e il figlio ammalato) e aspetta dal mercato il sostituto di Candreva, che non sarà Cerci, oltre che di risolvere la situazione di Keita che alla fine potrebbe anche rimanere a Formello. Nel primo giorno in cui Higuain non fa gol alla Lazio in carriera (ma in soli 23 minuti non era semplice), resta il tabù biancoceleste contro la Juve: 13 anni senza vittorie. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/13/1468391981-7072424.jpg?itok=XCNIGGtV" /> <![CDATA[La ricostruzione post terremoto boccone ghiotto per la mafia]]> &amp;quot;I rischi ci sono, inutile nasconderlo. E la ricostruzione post terremoto è storicamente il boccone ghiotto di consorterie criminali e comitati d&amp;#39;affari collusi&amp;quot;. A dirlo, in una intervista a Repubblica, è il procuratore Antimafia Franco Roberti, che aggiunge: &amp;quot;Però va detto che abbiamo alle spalle gruppi di contrasto consolidati, esperienza, attività importanti. E abbiamo il modello dell&amp;#39;Aquila, che ha funzionato. Siamo pronti&amp;quot;.Secondo il procuratore, che seguì in prima persona come pm di Napoli il terremoto dell&amp;#39;Irpinia oggi &amp;quot;l&amp;#39;esperienza e le acquisizioni scientifiche e giudiziarie ci dicono che se una casa è costruita bene, se sono state rispettate le norme anti sismiche, di fronte a un evento drammatico quel corpo di fabbrica può lesionarsi, incrinarsi: ma non può polverizzarsi e implodere. Ecco perché, senza azzardare previsioni, immagino ci sia molto da approfondire&amp;quot;. I rischi di infiltrazioni mafiose, perché sottolinea Roberti &amp;quot;i guadagni dei clan cominciano proprio dal calcestruzzo scadente&amp;quot;, &amp;quot;sono sempre alti ma l&amp;#39;esperienza drammatica del sisma a L&amp;#39;Aquila ci lascia anche un modello importante che ha funzionato bene&amp;quot;.Il magistrato parla infatti di &amp;quot;un modello costruito da tutti insieme, dal lavoro della Procura distrettuale della città colpita, dal monitoraggio della Procura nazionale antimafia, dagli uffici giudiziari competenti e naturalmente dall&amp;#39;Anticorruzione &amp;quot;. Sulla collaborazione con l&amp;#39;Anac infine precisa &amp;quot;l&amp;#39;Anticorruzione fa bene il suo lavoro di prevenzione della corruzione, nella acquisizione e gestione degli appalti. Mentre la procura nazionale svolge il suo monitoraggio sugli eventuali collegamenti mafiosi delle imprese che concorrono agli appalti&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472294007-lapresse-20160824100214-20441256.jpg?itok=qBHYwQaQ" /> <![CDATA[Giocatore di football nella bufera: non si alza durante l'inno nazionale]]> Colin Kaepernick, giocatore di una squadra di football di San Francisco, i &amp;quot;49ers&amp;quot;, è rimasto seduto durante l&amp;#39;esecuzione dell&amp;#39;inno nazionale ed è finito nella bufera. Il numero 7 della squadra californiana ha assunto una posizione chiarissima prima della sfida casalinga di preseason contro i Green Bay Packers, dichiarando &amp;quot;Non mi alzo per mostrare orgoglio verso la bandiera di un paese che opprime i neri&amp;quot;.Durante l&amp;#39;esecuzione dell&amp;#39;inno nazionale &amp;quot;The Star Spangled Banner&amp;quot;, il giocatore è rimasto seduto, unico tra i giocatori di entrambe le squadre. Una foto scattata dalla tribune lo ha immortalato in panchina, sulla side line, lontano dai compagni, e ha fatto esplodere il caso in tutto il suo fragore in un periodo in cui gli Stati Uniti sono scossi dalle tensioni legale alle uccisioni di afroamericani da parte della polizia.Dai propri profili social, che vantano oltre 2 milioni di follower, Kaepernick ha da tempo manifestato il proprio sostegno alla campagna &amp;quot;Black lives matter&amp;quot; e ha assunto posizioni nette in relazione agli episodi di cronaca che hanno monopolizzato il dibattito negli ultimi mesi.Il comportamento tenuto in campo, alla prima apparizione stagionale dopo uno stop per problemi fisici, non può essere considerato una sorpresa assoluta. La sfida all&amp;#39;inno, però, non poteva certo passare inosservata in un paese che onora le sue forze armate anche nelle giornate di sport.&amp;quot;Per me, questa è una questione più grande del football e sarei un egoista a voltarmi dall&amp;#39;altra parte. Ci sono corpi nelle strate e ci sono persone, pagate, che se la cavano nonostante un omicidio&amp;quot;.I &amp;quot;49ers&amp;quot; hanno diffuso una nota sottolineando che &amp;quot;l&amp;#39;inno nazionale è e sempre sarà una parte speciale della cerimonia prepartita. È un&amp;#39;opportunità per onorare il nostro paese e riflettere sulle grandi libertà di cui godiamo come cittadini. Nel rispetto dei principi americani, come la libertà di religione e di espressione, riconosciamo il diritto di un individuo di scegliere di partecipare o meno alla nostra celebrazione dell&amp;#39;inno nazionale&amp;quot;. Un analogo equilibrio non è individuabile nelle decine di migliaia di tweet che sono stati postati sulla vicenda, portando Colin Kaepernick al top dei trend stelle e strisce. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472320069-493261784.jpg?itok=a_jwag3c" /> <![CDATA[Coppia salvata da un'isola deserta grazie ad un sos sulla sabbia]]> Una coppia di naufraghi, Linus e Sabina Jack, entrambi cinquantenni, sono stati salvati su un&amp;#39;isola deserta dopo che un elicottero ha avvistato l&amp;#39;enorme &amp;quot;SOS&amp;quot; che i due avevano tracciato sulla sabbia. embra la trama di un film, ma è accaduto veramente. La coppia era dispersa da una settimana, dopo essere partita in barca, con pochi viveri e nessun equipaggiamento di sicurezza, dall&amp;#39;isola di Weno, diretta verso un&amp;#39;altra isola.I due sventurati erano invece approdati sull&amp;#39;isolotto disabitato di East Fayu, in in Micronesia. Le ricerche, che hanno visto la visto la partecipazione di quindici imbarcazioni e un elicottero, si erano concentrate proprio su quell&amp;#39;isolotto, dopo che una delle unità di soccorso aveva notato delle luci.Avvistato il segnale di soccorso tracciato sulla sabbia, l&amp;#39;equipaggio dell&amp;#39;elicottero ha avvertito un&amp;#39;unità della Guardia Costiera statunitense, che ha infine tratto in salvo la coppia.Il successo dell&amp;#39;operazione, come riportate dall&amp;#39;emittente Bbc, è stato confermato dall&amp;#39;ambasciata degli Stati Uniti di Kolonia, la capitale degli Stati Federati di Micronesia.Questo è il secondo episodio di questo tipo che si verifica nella regione, solo nel 2016. Lo scorso aprile, tre uomini vennero tratti in salvo dall&amp;#39;isola disabitata di Fanadik, dopo che la loro imbarcazione si era capovolta a due miglia dalla riva. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472318883-141258409-7bc25a92-630c-450c-bdad-5221088d2081.jpg?itok=fMpKq0cU" /> <![CDATA[In Italia avverranno terremoti 30 volte più forti di questo]]> In Italia i geologi si aspettano terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice. Non si può sapere quando, né dove di preciso, ma di sicuro avverranno. L&amp;#39;allarme arriva dal sismologo Antonio Piersanti dell&amp;#39;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. &amp;quot;I terremoti degli ultimi anni hanno portato in sé delle grandi tragedie, con un elevato numero di vittime, ma purtroppo la Terra ci sta dando degli avvertimenti - rimarca Piersanti all&amp;#39;Adnkronos - perché in Italia avverranno dei terremoti più forti di questo. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore + 30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice&amp;quot;. I sismi che sono attesi &amp;quot;saranno, per intensità simili a quello dell&amp;#39;Irpinia nel 1980, al sisma di Messina e Reggio Calabria nel 1908&amp;quot; spiega ancora Piersanti che, a fronte di queste evenienze, lancia un monito &amp;quot;bisogna essere preparati adeguatamente in termini di qualità dell&amp;#39;edificato&amp;quot;. In Italia, del resto, si perde facilmente la memoria. &amp;quot;Il fatto che dal terremoto dell&amp;#39;Irpinia del 1980 a quello di Colfiorito del 1997, non ci sono stati sismi molto forti - aggiunge - se da una parte è stata una fortuna, dall&amp;#39;altra ha fatto sì che si sia persa la memoria in un momento in cui l&amp;#39;economia italiana cresceva molto e si facevano investimenti. Dal 1997 invece i terremoti di una certa intensità si sono ripetuti con una maggior frequenza, nel 2002 San Giuliano di Puglia, nel 2009 L&amp;#39;Aquila, nel 2012 l&amp;#39;Emilia Romagna e quest&amp;#39;anno il terremoto di Amatrice. Quanto alla zona di Norcia, che pur essendo equidistante dall&amp;#39;epicentro rispetto ad Amatrice e Accumoli, ha subito pochi danni, il sismologo conferma che ciò è dovuto &amp;quot;di sicuro alla qualità del costruito ma è possibile che a Norcia ci siano stati fenomeni più favorevoli (tecnicamente la direttività e gli effetti di sito) e quindi hanno prodotto danni minori&amp;quot;. Questi parametri, che in qualche modo vanno a influenzare la distruttività di un terremoto, però possono essere studiati successivamente, alle volte occorrono settimane e quindi, per ora &amp;quot;sono solo ipotesi che andranno confermate&amp;quot;. A Norcia, d&amp;#39;altra parte, la qualità del costruito è migliore in virtù dei processi di adeguamento e di ricostruzione successivi ai terremoti della Val Nerina del 1979 e di Colfiorito del 1997. Un modello a cui guardare è sicuramente il Giappone. &amp;quot;Un obiettivo difficile da raggiungere - dichiara infine Piersanti - ma è importante puntare verso quella meta. Anche se è chiaro che il patrimonio edilizio del Giappone era ed è diverso e magari per loro, è più semplice&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472312353-lapresse-20160827120004-20461113.jpg?itok=bsh0all4" /> <![CDATA[Centoventi anni fa la guerra più breve della storia]]> Giusto centoventi anni fa scoppiava (e finiva) la guerra più breve della storia. Alla Gran Bretagna bastarono appena trentotto minuti, per riportare di forza Zanzibar sotto il suo controllo.Tutto cominciò quando, sei anni prima, la Germania del Kaiser e il Regno Unito decisero di spartirsi le sfere di influenza nell&amp;rsquo;Africa Orientale. Bismarck potè entrare in Tanganica (l&amp;rsquo;odierna Tanzania) mentre sua maestà britannica accettò di fare del misterioso e lussureggiante Zanzibar un suo protettorato, cosa che divenne ufficiale nel 1893. Tutto filò lisciò finché, dopo tre anni di regno, improvvisamente morì il sultano Hamad bin Thuwaini che garantiva assoluta obbedienza all&amp;rsquo;Union Jack. Era il 25 agosto e, asciugate le lacrime per la morte del sovrano, era giunto il tempo di scegliere un nuovo sultano.Si fece subito avanti il cugino del sovrano defunto, Khalid bin Barghash. Entrò nel palazzo e si autonominò, semplicemente, nuovo sultano di Zanzibar. Solo che agli inglesi, Khalid non piaceva proprio per niente. E lui lo sapeva bene, al punto che si preparò a combattere. Allertò la sua guardia personale, armò in tutto 3mila miliziani e allestì l&amp;rsquo;artiglieria al Palazzo Reale mentre teneva pronta la sua personalissima nave da guerra reale.Intanto Basil Cave, plenipotenziario britannico in zona, immediatamente fece preparare due navi da guerra, la Philomel e la Rush. A queste si unì da subito un&amp;rsquo;altra unità navale, lo Sparrow. Intanto le truppe furono allertate, arriveranno al porto di Zanzibar in tutto poco più di mille uomini. Per attaccare, però, aveva bisogno di formale permesso da Londra. E per ingannare l&amp;rsquo;attesa, fece arrivare altre due navi della Marina britannica, la Racoon e la Saint George.Ottenuto l&amp;#39;agognato permesso, Cave inviò l&amp;rsquo;ultimatum a Khalid. Entro le nove, fuori dal Palazzo Reale. Alle 8, Khalid mandò un ambasciatore per trovare un accordo, l&amp;#39;inglese rifiutò ribadendo il diktat a cui il Sultano rispose picche lasciando scorrere il tempo senza abbandonare il suo posto, promettendo resistenza a oltranza.Alle 9.02 venne aperto il fuoco. Alle 9.40 la bandiera reale venne ammainata e Khalid scappò dalle macerie della &amp;ldquo;reggia&amp;rdquo;. Trentotto minuti netti, meno di mezza partita di calcio, erano bastati per decimare la guardia del sultano (500 morti, a fronte di un unico ufficiale britannico leggermente ferito), indurre l&amp;rsquo;indesiderato sovrano a precipitosa fuga sotto la bandiera del Reich guglielmino (Khalid riparò in Tanzania e sarà definitavamente arrestato dagli inglesi nel 1916, durante la prima guerra mondiale) e a insediare sul trono l&amp;rsquo;amico Hamud, che governerà con la graziosa protezione britannica per sei anni.A quella che in Gran Bretagna, forse troppo pomposamente, viene ancora ricordata come &amp;ldquo;guerra anglo-zanzibariana&amp;rdquo; sono state dedicate decine di libri. All&amp;#39;indomani della diffusione dell&amp;#39;impresa, questa divenne famosa sui giornali dell&amp;#39;epoca come &amp;quot;The Forty Minutes Work&amp;quot;, una faccenda da quaranta minuti. In Africa, lo stesso episodio è ancora ricordato come una guerra disperata, combattuta su posizioni di netta disparità tecnologica e sullo sfondo della tensione diplomatica tra le grandi potenze europee che si spartivano, allora, il Continente Nero. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472306635-300px-anglozanzibarwar.jpg?itok=lS7k6L7o" /> <![CDATA[Il film del weekend: Il diritto di uccidere]]> I conflitti militari moderni, quelli armati di una tecnologia che permette di colpire con precisione a enormi distanze, sono sempre più protagonisti al cinema. Un nuovo film ispirato al tema scottante della guerra con l&amp;#39;impiego di droni è appena arrivato nelle nostre sale, &amp;quot;Il diritto di uccidere&amp;quot;, diretto dal premio Oscar Gavin Hood e prodotto da Colin Firth.La pellicola solleva interrogativi importanti chiedendosi, in particolare, fino a che punto il danno collaterale sia moralmente accettabile nella lotta al terrorismo.Il colonnello inglese Katherine Powell (Helen Mirren) dopo aver inseguito per anni una connazionale divenuta terrorista, la rintraccia in Kenya grazie all&amp;rsquo;uso dei droni. La ricercata si trova assieme ad altri due individui, anche loro in cima alla lista dei criminali: sono sotto lo stesso tetto, intenti a preparare cinture esplosive con le quali mietere vittime, di lì a poco, in chissà quali luoghi affollati. Per sventare la minaccia è già pronto un drone comandato dall&amp;rsquo;esercito americano. Resta solo da premere un bottone, ma l&amp;rsquo;inaspettato ingresso di una ragazzina keniota che si piazza a vendere il pane a pochi metri dall&amp;#39;obiettivo è d&amp;#39;intralcio all&amp;#39;operazione. I rappresentanti del potere militare, giuridico e politico, da diverse latitudini oltre che prospettive, si troveranno a dover prendere una decisione in nome del male minore. La disamina dei danni collaterali, le conseguenti varie considerazioni e i dilemmi morali che ne scaturiscono sono l&amp;#39;essenza del film.Helen Mirren, una certezza quanto a bravura e carisma, regge le redini di una corsa contro il tempo per ottenere i permessi necessari a rendere legale un assassinio. &amp;quot;Eye in the Sky&amp;quot; (questo il titolo originale di &amp;quot;Il diritto di uccidere&amp;quot;) è allo stesso tempo una pellicola di guerra, un thriller politico e una sorta di rappresentazione teatrale. Mentre il recente &amp;quot;Good Kill&amp;quot; analizzava il punto di vista dei piloti dei droni, qui i protagonisti sono appartenenti ai piani alti, ognuno portatore di una propria plausibile visione sul da farsi e restio, comunque, ad assumersene la responsabilità qualora metta a rischio la sua poltrona. Lo scomodo conflitto al centro della scena è raccontato in modo raffinato e sviscerato fin nelle sue implicazioni legali. Nell&amp;#39;evidenziare il retroscena politico/burocratico, è messa a nudo con humor sottile l&amp;rsquo;inadeguatezza di certi individui che si trovano ai posti di comando. La sceneggiatura non contiene proclami ideologici, punta semplicemente a svelare la catena di decisioni, eventi e storie personali che spesso si cela, in guerra, dietro un pulsante. Girato con maestria, &amp;quot;Il diritto di uccidere&amp;quot; eccelle per tensione e credibilità. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472291040-diritto-uccidere-8.jpg?itok=d-dwRkkb" /> <![CDATA[Balotelli, il futuro resta un rebus: il Palermo ci prova ma occhio all'Everton]]> Sono giorni decisivi per il futuro di Mario Balotelli. L&amp;#39;attaccante classe 90 è corteggiato da diverse squadre ma non ha ancora deciso dove giocherà nella prossima stagione. Sicuramente non farà più parte della rosa del Liverpool, dato che Jurgen Klopp è stato molto chiaro: Supermario non rientra nei piani dei Reds. In queste settimane diversi club hanno mostrato interesse per l&amp;#39;ex Milan: dall&amp;#39;Inter, al Chievo Verona, passando per il Bologna, il Crotone, il Pescara e la Sampdoria, fino ad arrivare all&amp;#39;Ajax, al Besiktas e al campionato cinese. Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport ci sono tre squadre di Premier e un&amp;#39;altra italiana su Balotelli: l&amp;#39;Everton di Koeman, il West Bromwich Albion di Tony Pulis e il Crystal Palace di Alan Pardew e il Palermo di Davide Ballardini. I rosanero sono pronti ad offrire all&amp;#39;ex City un contratto da 700.000 euro, mentre i tre club inglesi gli offrono circa 3 milioni di euro netti a stagione.Mario Balotelli, insieme al suo procuratore Mino Raiola, sta riflettendo attentamente circa la sua prossima destinazione: questa stagione dovrà essere per forza di cose quella del rilancio per un talento che a 26 anni non è ancora riuscito a sfondare definitivamente. Maurizio Zamparini punta forte sull&amp;#39;attaccante del Liverpool facendo anche leva sul fatto che lo stesso Balotelli è nato proprio a Palermo il 12 agosto di 26 anni fa. Il classe 90 ha un contratto in essere con i Reds fino al 30 giugno del 2018 e percepisce un ingaggio record da 6 milioni di euro a stagione. Nel caso in cui Balotelli accettasse l&amp;#39;offerta dei rosanero, riducendosi di tanto l&amp;#39;ingaggio, il Liverpool dovrebbe aiutare il club di Zamparini ha pagare parte dello stipendio del giocatore che ha voglia di rivalsa dopo due stagioni davvero negative. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472299270-balotelli.jpg?itok=IhHwPmlk" /> <![CDATA[E adesso faccio Boom! con il mio quiz porto ritmo sul Nove]]> Portare una boccata d&amp;#39;aria alla tv generalista italiana, questa è la sfida di Canale 9, ex Deejay Tv. Creare un canale internazionale, innovativo, sperimentale con volti il più popolari possibile. Popolarissimi in questo caso. Discovery si gioca l&amp;#39;asso Max Giusti e punta sul game (di qualità), dal titolo che è un programma: Boom!. In onda da lunedì (per tutta la settimana, alle 20.20), è un format prodotto da Endemol e già fortissimo in Europa e Stati Uniti. &amp;laquo;Un prodotto adrenalinico, di quelli che ti tengono incollato alla sedia&amp;raquo;, racconta il conduttore, &amp;laquo;Ho sudato come un pazzo nel registrare le prime puntate, ha un ritmo unico nel panorama dei giochi televisivi. Da tempo volevo condurre un game d&amp;#39;importazione che mi convincesse, l&amp;#39;ho trovato. E credetemi, tra qualche anno alla porta di questa rete ci sarà la fila di conduttori&amp;raquo;.Ma com&amp;#39;è questo Boom!?&amp;laquo;Un game a squadre in tre round con domande multiple e libere. Chi sbaglia la risposta viene investito da una bomba di liquido colorato. Come in Caduta Libera. Quando i concorrenti vengono puniti fisicamente il pubblico si diverte sempre...&amp;raquo;Dopo 14 anni in Rai eccolo a Canale 9. Come la vive?&amp;laquo;Come il primo giorno di scuola. Mi sento elettrizzato. Questo show mi ha ringiovanito di dieci anni. Sarò come sono a teatro, cioè più sadico, sagace, tagliente. Più libero. Questa è la conduzione che mi rappresenta di più. Lo stile che mi è stato richiesto per molti anni, pur non rinnegandolo, mi rispecchiava relativamente. Un mio difetto? Seguire troppo i consigli di autori. Nove e Endemol, invece, volevano me e la mia competenza. E questo gli darò&amp;raquo;.La gente si affezionerà al suo programma?&amp;laquo;Ci vorrà molto tempo perché quella è l&amp;#39;ora dell&amp;#39;abitudine. La gente in quel momento ha il dito pronto a digitare i soliti canali, per seguire Affari Tuoi, che ho condotto per cinque anni e a cui devo moltissimo, e Striscia&amp;raquo;.Non mi dica che li vuole sfidare..&amp;laquo;Se rubo un punto di qua e uno di là e faccio il 2%, vado in motorino su una ruota sola davanti a Viale Mazzini. A parte gli scherzi, so che partiremo con ascolti bassissimi, ma a novembre valuterò i primi risultati. Anche quando è nata La7 nessuno pensava avrebbe raggiunto certi numeri...&amp;raquo;A proposito, lei a La7 ha rischiato di andarci nel 2012. L&amp;#39;avrebbero coperta di soldi..&amp;laquo;Un milioncino di euro circa all&amp;#39;anno. Ma rinunciai perché l&amp;#39;ultimo giorno di mercato mi contattò l&amp;#39;allora direttore generale della Rai, Lorenza Lei. Mi fece sentire importante ho saputo che te ne vai, qui da noi hai fatto un ottimo lavoro e in 48 ore mi propose un contratto biennale, che comprendeva Affari tuoi e una prima serata. Non mi sono mai pentito di aver scelto la Rai. E magari in futuro ci tornerò, parlo anche della radio&amp;raquo;.A proposito, dopo anni di Supermax e Cattive Compagnie, non è nel nuovo palinsesto di Radio2.&amp;laquo;Succede. Mi sono arrivate proposte non soddisfacenti. Non mi sentivo più bandiera di Radio 2. Io non sono un semplice speaker e mi muovo solo con un progetto artistico che mi soddisfa. Magari, in futuro...&amp;raquo;Sta per scontrarsi con Affari tuoi. Ora può dirlo. Qual è la verità, se n&amp;#39;è andato lei, l&amp;#39;hanno cacciata loro?&amp;laquo;La verità è che non si può essere sempre in onda. La Rai non è mia, è dei cittadini. Poi quest&amp;#39;anno sarò ancora a Quelli che il calcio su Raidue, una rete a cui devo molto. Mi sento un battitore libero e voglio rimanere tale&amp;raquo;.Infatti lei non ha mai nascosto di essere di sinistra. L&amp;#39;Espresso l&amp;#39;ha etichettata come &amp;laquo;renziano&amp;raquo;. Sarebbe stato il suo momento, in Rai...&amp;laquo;Mio papà era metalmeccanico, mio nonno un artigiano. Sono contro sanità privata e acqua privata, sono cattolico e lavoro insieme alla comunità di Sant&amp;#39;Egidio. Mi sento un po&amp;#39; un comunista francescano&amp;raquo; <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/08/1470656202-f44997cb312b542bbd55c895274ee230-xl.jpg?itok=N68upv16" /> <![CDATA[Una marea di (brutte) immagini sta annegando la fotografia]]> La fotografia è morta, proprio mentre stiamo vivendo nell&amp;#39;epoca dell&amp;#39;immagine compulsiva che ci accompagna 24 ore su 24 come mai era accaduto prima. È questa la tesi, davvero interessante, espressa da Michele Neri nel saggio Photo Generation appena pubblicato da Gallucci. Figlio di Grazia Neri, fondatrice della più importante agenzia fotografica italiana, si è dovuto arrendere all&amp;#39;evidenza dei fatti, alla rivoluzione cominciata poco più di dieci anni fa con il lancio sul mercato degli Smartphone che ha sovvertito il nostro rapporto con le immagini. E dunque ha deciso di chiudere i battenti perché le fotografie hanno trovato un modo diverso per diffondersi e vivere.Al di là della crisi profonda del settore - una scelta anche economica dunque - ciò che appare presto evidente è la messa in discussione dell&amp;#39;autorialità, che nella cultura occidentale è questione dirimente fin dal Medioevo. Oggi invece, grazie alla facilità d&amp;#39;uso e alla disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate e a basso costo, chiunque può sentirsi a ragion veduta creatore di immagini che i social network diffonderanno capillarmente abbattendo qualsiasi confine. E spesso su Instagram, Snapchat, Facebook si trovano cose talmente interessanti, magari inconsapevoli, da oscurare il lavoro dei professionisti certificati. Immediatezza dunque invece che autorialità? Può davvero essere.Gli aggeggi da cui siamo diventati inseparabili, veri e propri prolungamenti del nostro corpo, hanno però, paradossalmente, una memoria molto breve. Basta cambiare telefonino o computer e buona parte delle immagini andranno perse. Il rischio è dunque quello di un deserto digitale perché oggi, a differenza che nel passato, nessuno stampa più le foto affidando dunque i propri ricordi al tempo limitato della condivisione. I milioni di immagini, molte delle quali va detto assai poco interessanti perché inerenti alla sfera privata degli individui, andranno inevitabilmente persi e dunque quella che Neri chiama la &amp;laquo;Photo Generation&amp;raquo; rischia di rimanere senza un proprio archivio mnemonico. Davvero un paradosso.L&amp;#39;attacco alle Torri Gemelle del 2001, quando ancora gli Smartphone non esistevano, rappresenta l&amp;#39;ultimo storico momento di immagini condivise. Poi anche gli specialisti, i fotoreporter attivi soprattutto nei teatri di guerra, hanno dovuto cambiare radicalmente il modo di procedere dopo essersi resi conto di non essere più gli unici depositari dello scatto realistico che un tempo li distingueva. Persino i più noti specialisti, come Salgado e McCurry, si sono trasformati in autentici brand paragonabili alle griffe della moda. Molto popolari eppure impoveriti nei contenuti, al punto che sono stati sollevati dubbi sul metodo e sulla veridicità delle loro testimonianze.Oggi una persona capitata per caso in un luogo può immortalare un evento tragico ma anche la bellezza di un tramonto. Con i selfie, un linguaggio inventato proprio con lo smartphone, sono state moltiplicate all&amp;#39;ennesima potenza le immagini disponibili in rete che danno accesso alla vita privata degli altri, tema che sembrerebbe essere di maggior interesse rispetto ad argomenti di pubblico dominio che in altre epoche avrebbero fatto ben più discutere di una foto delle vacanze.Resta da capire quanto l&amp;#39;estetica e la fotografia contemporanea possano risultare influenzate da questo passaggio epocale che sembra stia decretando la fine prematura di un linguaggio di appena un secolo e mezzo di vita. Non è un caso che i maestri della fotografia vengano oggi considerati quegli artisti attivi ormai da diversi decenni, un po&amp;#39; come accade nella pittura, mentre a partire dagli anni Novanta prima con la diffusione delle macchinette usa e getta poi con la possibilità di modificare le immagini reali attraverso il morphing e la manipolazione per mezzo di programmi al computer che ora appaiono rudimentali, si è diffusa l&amp;#39;idea di uno stile fotografico amatoriale praticato persino dai professionisti.Ha ragione quindi Michele Neri nell&amp;#39;affermare, con un po&amp;#39; di preoccupazione, che le immagini stanno uccidendo la fotografia. Potrà quest&amp;#39;ultima sopravvivere al diluvio? Sarà possibile riscoprire, magari tra qualche anno, un Mapplethorpe, un Gursky, una Sherman, insomma uno di quegli artisti il cui stile e l&amp;#39;uso della camera hanno segnato indelebilmente un&amp;#39;epoca? Oppure troveremo nel flusso indifferenziato di istantanee, poste tutte sul medesimo piano orizzontale, senza gerarchia alcuna, gli omicidi con gli aperitivi, le tragedie con i viaggi, l&amp;#39;unica possibile risposta, la sola via di salvezza per la fotografia che a quel punto non si chiamerà neanche più così? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/27/1472292737-7085061.jpg?itok=H2_1bOvn" /> <![CDATA[Grande Fratello Vip: ci sarà una star internazionale]]> Una star internazionale approderà al Grande Fratello Vip. Sembra essere questa l&amp;#39;ultima indiscrezione relativa al reality che sarà condotto a settembre da Ilary Blasi. Sebbene ci sia, come sempre, chi tira a indovinare di chi si tratti, la produzione mantiene il riserbo sull&amp;#39;argomento, tanto che al momento non vi sono conferme ufficiali. Non è dato nemmeno sapere se si tratterà, ad esempio, di un personaggio naturalizzato italiano o di un italiano la cui fama è di respiro internazionale.Intanto, Mediaset sta lanciando i promo del Grande Fratello Vip e gli ultimi due risultano molto divertenti. Nel primo, si vede Blasi in un confessionale che però si rivela finto, perché in realtà la conduttrice si trova ancora in spiaggia. Nel secondo, invece, la presentatrice è intenta a cercare un appartamento su un livello, munito di porta rossa e confessionale, con un solo bagno per 10-12 persone. Un dettaglio, questo, che potrebbe far crollare l&amp;#39;ipotesi di 18 concorrenti nella casa di Cinecittà.Tra gli ultimi concorrenti ritenuti papabili figurano Laura Freddi - ma pare sia il nome meno certo di tutti - Mariana Rodriguez, Gabriele Rossi, Andrea Diamanti, Alessia Macari e Bosco Cobos. Quasi certi sono invece i nomi spuntati in questi mesi: Valeria Marini, Pamela Prati, Clemente Russo, Costantino Vitagliano, Elenoire Casalegno, Stefano Bettarini, Antonella Mosetti con la figlia Asia. Queste ultime saranno in coppia e avranno valore di un solo concorrente. Siamo disposti a trattare sugli ambienti comuni... Ma questa cosa che costruite le case senza confessionale deve finire. Vero, Ilary? #GFvip sta arrivando, appuntamento a settembre su #Canale5!Un video pubblicato da Grande Fratello (@grandefratellotv) in data: 22 Ago 2016 alle ore 01:55 PDT[[gallery 1298230]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/22/1471859241-cpugrp8xgaa-duq.jpg?itok=rMf_ldB4" /> <![CDATA[Nina Moric: Ecco cosa penso di Gonzalo Higuain]]> Il fatto che il cambio di maglia di Gonzalo Higuain non sarebbe passato inosservato era abbastanza chiaro: divenuto quasi un&amp;#39;icona della squadra partenopea, il calciatore ha richiamato nell&amp;#39;immaginario collettivo l&amp;#39;esempio di vecchi colleghi che invece restarono al Napoli per gran parte della carriera, Diego Armando Maradona su tutti. Ma ora anche il mondo dello spettacolo si schiera &amp;quot;contro&amp;quot; il giovane calciatore argentino: Nina Moric ironizza su Facebook.&amp;quot;Higuain - ha scritto la modella croata - è l&amp;#39;unico caso di essere umano, ingrassato una volta partito da Napoli&amp;quot;. Che nel capoluogo campano si mangi bene non è una novità, ma l&amp;#39;affascinante Nina ha dovuto fronteggiare anche delle critiche, cui ha risposto con la consueta verve che in questa pigra estate sta appassionando chi segue le cronache mondane. Per i detrattori, nella volontà di Moric ci sarebbe l&amp;#39;obiettivo di denigrare Napoli e i suoi abitanti. &amp;quot;Gli hanno riempito le valigie di mozzarelle, casatielli e pastiere&amp;quot; scrive invece qualcuno riferendosi a Higuain, stando allo scherzo.Higuain era stato preso di mira nelle scorse settimane anche dalla soubrette e commentatrice sportiva partenopea Marika Fruscio. Sfegatata tifosa del Napoli, Fruscio aveva definito il passaggio alla Juventus di Higuain come un &amp;quot;tradimento&amp;quot; e un&amp;#39;&amp;quot;offesa ai tifosi&amp;quot; campani.[[gallery 1298180]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/22/1471851795-higuain-2-lapresse.jpg?itok=wYHEofYZ" /> <![CDATA[Adele influenzata si mostra senza trucco: Sei irriconoscibile]]> &amp;quot;Saluto tutti, in particolare i miei fan di Phoenix (Arizona ndr), ma non posso fare il mio concerto stanotte&amp;quot;: con queste parole Adele ha comunicato che il concerto di questa sera non ci sarà.La cantante inglese avrebbe dovuto fare il suo secondo show in Arizona, ma per cause di forza maggiore ha dovuto rinunciare. Adele, infatti, si è presa una brutta influenza che l&amp;#39;ha &amp;quot;buttata a terra&amp;quot;. E con un breve video ha voluto spiegare ai suoi fan che il concerto è stato cancellato. Ma quello che ha colpito tutti, non è stato tanto il messaggio o le circostanze in cui è stata data la notizia, quanto l&amp;#39;aspetto della cantante.Adele, infatti, è apparsa parecchio turbata: senza trucco e influenzata è davvero irriconoscibile. Parecchi utenti hanno notato questo particolare e subito hanno gridato al &amp;quot;miracolo dei trucchi&amp;quot;. Da filmato pubblicato dalla cantante si vede proprio che ha un pessimo aspetto: borse sotto gli occhi, bollicine sparse per tutto il viso e occhi lucidi tipici di chi combatte contro un fastidioso raffreddore.&amp;quot;Ho l&amp;#39;influenza da un paio di giorni, ma ho voluto ugualmente far il mio concerto la notte scorsa: è stato magnifico, ma sono andata oltre le mie possibilità. Ora il raffreddore ha avuto la meglio su di me. Sono davvero, davvero dispiaciuta, mi auguro che possiate passare una bella serata anche senza di me. Vi proemtto che tornerò a Phoenix.&amp;quot; - ha concluso Adele.Moltissimi suoi fan hanno capito lo stato d&amp;#39;animo della cantante e le hanno inviato messaggi di confronto, mentre tantssimi altri utenti non hanno voluto ascoltare ragioni e hanno attaccato duramente Adele. Ma quello che sicuramente ha stupito tutti è stato il suo aspetto martoriato. Si sa che i cosmetici fanno grandissimi miracoli: Adele lo ha confermato al 100%. (Guarda la foto) Un video pubblicato da @adele in data: 17 Ago 2016 alle ore 15:41 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/05/1470398292-reuters.jpg?itok=1ea2Yusk" /> <![CDATA[Artù, il jack russel con il mega-esofago]]> Il suo nome è Artù, come il grande re leggendario, il cui significato è &amp;ldquo;forza&amp;rdquo;. La stessa che il piccolo jack russel di Bari, di appena nove mesi, ha dimostrato di avere nonostante la rara malattia di cui è affetto: il mega-esofago.Quella voglia di combattere per vivere non lo ha mai abbandonato dalla nascita. Preso in cura dalle volontarie dell&amp;#39;associazione &amp;ldquo;Occhi randagi&amp;rdquo;, è diventato una vera e propria star su Facebook, commuovendo tutti per la sua piccola stazza, quel pelo corto e un po&amp;#39; arruffato e quegli occhi grandi con cui guarda il mondo con tenerezza.Cinquemila fan sulla pagina-evento &amp;ldquo;La battaglia del piccolo Artù&amp;rdquo; hanno sostenuto la sua operazione nella clinica veterinaria specializzata di Bari.Quella di Artù è un&amp;#39;anomalia dell&amp;rsquo;organo interno che può essere talmente grave da rendere molto difficoltosa, se non impossibile, la deglutizione e l&amp;rsquo;assimilazione del cibo.Su di lui hanno scommesso le volontarie dell&amp;#39;associazione animalista che lo hanno preso in carico quando aveva appena due mesi. Senza di loro, probabilmente non ce l&amp;#39;avrebbe fatta. Invece ora cerca una famiglia che lo riempia di attenzioni e amore.&amp;ldquo;E&amp;rsquo; un cucciolo pieno di vita &amp;ndash; racconta in un&amp;#39;intervista ad un quotidiano locale, una delle volontarie - l&amp;rsquo;ha sempre dimostrato sin da quando ce lo siamo trovato tra le braccia, merita qualcuno che lo ami. Certo è un cane particolare, ha bisogno di attenzioni speciali, ma a parte questo è un cucciolo giocherellone come tutti.&amp;rdquo;Spiega ancora Cristina, una delle ragazze dell&amp;#39;associazione barese &amp;ldquo;Occhi randagi&amp;rdquo;, a &amp;quot;La Gazzetta del Mezzogiorno&amp;quot;: &amp;ldquo;Quest&amp;#39;estate chiunque tra i suoi fan su Facebook è venuto in vacanza in Puglia è passato da casa mia (dove ora si trova Artù) per vederlo e coccolarlo, un traffico incredibile, Milano, Roma, da tutta Italia. Non possiamo portarlo in giro che le persone ci fermano, lo riconoscono, e lui naturalmente ormai è viziatissimo&amp;rdquo;.Un episodio che ha commosso tutti e, ancora una volta, dimostra che con l&amp;#39;amore anche gli animali disabili possono avere una vita serena e tanto tanto amore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/16/1471364096-art.jpg?itok=OyanMBkO" /> <![CDATA[ Gianluca Vacchi lasciato fuori dal Billionaire]]> Gianluca Vacchi, il re dell&amp;#39;estate 2016, escluso dal Billionaire. L&amp;#39;imprenditore bolognese, divenuto una star sui social grazie ai suoi post con video e foto in barca o in jet privati con donne bellissime come la sua fidanzata Giorgia Gabriele, ha trovato le porte del locale di Flavio Briatore completamente chiuse.Il dandy dei nostri tempi, seguito da 3,600 mila followers su Instagram, ha fatto suo il motto &amp;quot;Enjoy&amp;quot; ma il suo balletto che, sulle note della canzone Menea Tu Chapa di Wilo D Nwe, da molti è stato definito il ballo dell&amp;#39;estate, non deve aver fatto colpo sui gestori del più noto locale della Costa Smeralda. Poco importa quanto sia ricco o che l&amp;#39;azienda della sua famiglia abbia fabbricato gli oggetti più strani e stravaganti (ora costruisce le macchine che confezionano prodotti cosmetici e farmaceutici). Lui e il suo entourage, secondo quanto riferisce Dagospia, sarebbe stato invitato a trovare una location diversa dal Billionaire per trascorrere la loro serata a Porto Cervo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/16/1471361640-glucavacchi-2.jpg?itok=jRQjKPIF" />