<![CDATA[il Giornale]]> Sat, 25 Jun 2016 12:18:20 +0200 Sat, 25 Jun 2016 12:18:20 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Grillo cambia idea sulla Ue I militanti: sei come Tsipras]]> Milano - La tempesta che da ieri sferza il Regno Unito e l&amp;#39;Europa si abbatte anche sulla rotta politica del Movimento Cinque Stelle. Nelle ore in cui trionfa il populismo antieuropeista dell&amp;#39;ormai ex alleato di Grillo a Bruxelles, Nigel Farage, dal blog piove la virata dei pentastellati: &amp;laquo;Il M5s è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla&amp;raquo;, bensì di &amp;laquo;trasformarla dall&amp;#39;interno&amp;raquo;, perché d&amp;#39;ora in poi &amp;laquo;o cambia o muore&amp;raquo;.Il movimento che sin dalla sua nascita va predicando la fine della moneta unica non sale sul carro della Brexit per festeggiare con la numerosa famiglia degli euroscettici. E la presa di distanza dal Leave piomba come un fulmine a ciel sereno ad agitare le anime della base. Scivolano in secondo piano le affermazioni antisistema, (&amp;laquo;La Troika deve iniziare a domandarsi dove ha sbagliato&amp;raquo;, &amp;laquo;no a un&amp;#39;Unione di banche e lobby&amp;raquo;), nel lungo post intitolato La Ue o cambia o muore agli occhi dei militanti ce n&amp;#39;è abbastanza per intravedere una svolta filo europea nella creatura di Grillo. Dalle iniziali richieste di &amp;laquo;chiarimento&amp;raquo; alla rivolta il passo è breve: &amp;laquo;Arrivederci - scrive un iscritto - non vogliamo un altro Tsipras&amp;raquo;. &amp;laquo;Ok, sull&amp;#39;Europa la pensate come Renzi, ricevuto&amp;raquo;. I militanti per di più si accorgono che il post pubblicato alla vigilia del referendum inglese è lo stesso messo in rete un mese fa, un copia in colla modificato in chiave pro Ue: scomparsi i dubbi sollevati sulla permanenza nell&amp;#39;Unione, compare la necessità di restarci. Ma gli iscritti non ci stanno a sentire in parte rinnegata la profezia con cui dieci giorni fa al Corriere lo stesso Farage rinforzava l&amp;#39;asse anglo-italiano nella madre delle battaglie contro Bruxelles: &amp;laquo;Grillo e io distruggeremo la vecchia Ue. Il 19 giugno i 5 Stelle eleggono il sindaco della Capitale e cambiano l&amp;#39;Italia. Il 23 giugno la Gran Bretagna esce dall&amp;#39;Unione e cambia l&amp;#39;Europa&amp;raquo;. All&amp;#39;alba del nuovo giorno sì, la Raggi siede al Campidoglio e il Regno Unito se n&amp;#39;è andato per davvero. Ma su una cosa Farage si sbagliava: non sarà il Movimento a portare avanti la spallata.Dopo tutti gli slogan e i vaffa, il &amp;laquo;non partito&amp;raquo; che accarezza l&amp;#39;ambizione di guidare il Paese alle prossime elezioni prosegue nel suo percorso di accreditamento internazionale che ha il volto rassicurante e la voce non gridata del candidato premier in pectore Luigi Di Maio. La conquista della credibilità dentro - con i nuovi sindaci a Roma e Torino - e fuori confine - con il vicepresidente della Camera in tour nelle ambasciate europee - nella lunga marcia verso Palazzo Chigi passa anche da qui. Da una metamorfosi che smussa gli estremismi degli inizi, che ha già innescato la marcia indietro sulla stepchild adoption, che si irrigidisce sull&amp;#39;immigrazione incontrollata e che infine, su Brexit non si galvanizza con leghisti e lepenisti. Sebbene mantenga il punto contro la moneta unica e la necessità di una consultazione sul tema. Ed è questa l&amp;#39;arma sfoderata per difendersi dalle accuse di incoerenza che non smettono di travolgere i cinque stelle per tutta la giornata. &amp;laquo;Il M5S non ha mai detto di voler uscire dall&amp;#39;Ue, e ha sempre creduto che a dover decidere sulle questioni decisive debba essere il popolo: abbiamo raccolto le firme per il referendum sull&amp;#39;euro per far decidere gli italiani sulla sovranità monetaria&amp;raquo;. Non si parli di &amp;laquo;ennesima capriola&amp;raquo;, dunque, come invece polemizza Matteo Salvini giudicando la reazione &amp;laquo;tiepidina&amp;raquo; dei grillini alla Brexit. &amp;laquo;Il M5S mantiene con coerenza la sua posizione. Tanto sull&amp;#39;euro quanto sul valore del referendum. Ci siamo candidati alle europee per entrare dentro le istituzioni e cambiare l&amp;#39;Europa delle Banche&amp;raquo;. Un iscritto: &amp;laquo;Davvero l&amp;#39;avete scritta voi questa roba?&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/22/1466599857-lapresse-20160620155811-19634344.jpg?itok=WjkM_J-f" /> <![CDATA[Il venerdì nero di Renzi: dopo il ko alle urne arriva un'altra sconfitta]]> Roma - San Giovanni, patrono di Firenze, non gli ha portato fortuna. La vittoria del no alla permanenza della Gran Bretagna all&amp;#39;Unione Europea è un&amp;#39;altra macchia sulla carriera politica di Matteo Renzi che mercoledì scorso si era speso in prima persona a favore del Remain acquistando un&amp;#39;intera pagina del Guardian per perorare la causa comunitaria.E invece, dopo i ballottaggi disastrosi di domenica scorsa, il presidente del Consiglio ha dovuto archiviare un&amp;#39;altra sconfitta considerato che in quell&amp;#39;appello si definiva la Brexit una &amp;laquo;scelta sbagliata&amp;raquo;. Analogamente, non gli avranno fatto piacere gli sfottò della Lega. Il capogruppo al Senato, Gian Marco Centinaio, gli ha dato del menagramo su Twitter: &amp;laquo;Ti prego adesso inizia a fare appelli per il Sì in Italia&amp;raquo; ha scritto affiancandovi l&amp;#39;hashtag #portisfiga.E sul medesimo social network il premier ha cercato di rendere più dolce la batosta. &amp;laquo;Dobbiamo lavorare per renderla più umana e più giusta, ma l&amp;#39;Europa è la nostra casa, il nostro futuro&amp;raquo;, ha commentato. Concetti ribaditi durante un briefing a Palazzo Chigi. &amp;laquo;Governo e Unione europea sono nella condizione di garantire, con qualsiasi mezzo, la stabilità del sistema finanziario e la sicurezza dei risparmiatori&amp;raquo;, ha affermato. Peccato che il premier ieri abbia fatto da spettatore al peggior calo di Piazza affari nella storia.Quando una giornata è nera c&amp;#39;è poco da fare: si paga anche oltre i propri demeriti. Renzi è spesso stato una voce critica nell&amp;#39;Ue a trazione tedesca, ha sollecitato istanze di riforma ma la scarsa qualità dei risultati raggiunti in questi due anni su quel fronte gli si è riversata addosso all&amp;#39;improvviso. Una realtà che cozza con la solita retorica. &amp;laquo;L&amp;#39;Italia è tornata solida e ha il dovere di offrire questa solidità anche agli altri partner europei&amp;raquo;, ha detto preannunciando il vertice di lunedì a Berlino con Merkel e Hollande. Oggi, invece, sarà a Parigi per cercare di coordinarsi in anticipo con il presidente francese ed evitare sgradite sorprese.Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, Renzi ha incontrato il ministro dell&amp;#39;Interno Alfano e i presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato, Cicchitto e Casini. Gli esponenti centristi sono stati informati della politica che si intende attuare (lunedì il premier informerà anche le Camere): rafforzare l&amp;#39;asse Pse-Ppe per &amp;laquo;contrastare i populismi&amp;raquo;.Sul fronte interno, però, pare che alle mediazioni il decisionista Renzi non abbia voglia di abituarsi. La Brexit, infatti, gli ha consentito di rinviare la resa dei conti nel Pd. La direzione prevista per ieri dovrebbe slittare a venerdì prossimo, ma questo non significa che questi giorni potranno viversi come una tregua. Alle pressanti richieste della minoranza (separazione delle figure di premier e rimpasto della segreteria) il premier ha replicato con un&amp;#39;intervista al vetriolo alla Stampa. &amp;laquo;Finché faccio il segretario, caminetti non se ne fanno. Volete il partito delle correnti? Allora, cacciate me&amp;raquo;, ha detto rinfacciando a Massimo D&amp;#39;Alema di essersi speso per far votare Virginia Raggi al ballottaggio di Roma.Insomma, niente rimpasto del vertice Pd e campagna a tappeto per il referendum costituzionale. Viste le premesse è legittimo ipotizzare che gli oppositori della minoranza lo aspettino al varco in Parlamento. I &amp;laquo;giovani turchi&amp;raquo; e i bersaniani hanno detto basta alle &amp;laquo;fiducie in bianco&amp;raquo;. L&amp;#39;entourage del premier sospetterebbe della lealtà dei ministri Franceschini e Orlando. Il clima è da Idi di marzo. O forse è stato solo un venerdì nero. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/21/1466516174-olycom-20160620193300-19637499-2.jpg?itok=woqTlKqp" /> <![CDATA[La strategia di Bruxelles: piano franco-tedesco, senza Italia]]> Roma - Il Regno Unito, a partire dai sostenitori della Brexit, non ha fretta di attuare il risultato del referendum sull&amp;#39;Ue. L&amp;#39;Europa sì. Il messaggio delle due principali istituzioni mandato ieri da Bruxelles a Londra è chiaro. Il presidente dell&amp;#39;esecutivo europeo Jean-Claude Juncker, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo e Mark Rutte, presidente di turno del Consiglio dell&amp;#39;Ue hanno spiegato che adesso Londra ora non può tergiversare. &amp;laquo;Ci aspettiamo che il governo del Regno Unito attui la decisione del suo popolo nel più breve tempo possibile, per quanto questo processo possa essere doloroso. Qualsiasi ritardo prolungherebbe inutilmente l&amp;#39;incertezza&amp;raquo;. Gli accordi del febbraio scorso tra Commissione e governo britannico sono carta straccia. Una posizione ferma che ha messo in imbarazzo paladini del Brexit come Boris Johnson, che ieri ha provato a prendere tempo.Giusto il tempo di completare le procedure, durante il quale &amp;laquo;il Regno Unito continuerà ad essere membro dell&amp;#39;Unione europea, con tutti i diritti e gli obblighi ivi connessi&amp;raquo;, poi inizia una fase nuova che i vertici Ue sintetizzano così. Il Regno unito d&amp;#39;ora in poi sarà un &amp;laquo;partner stretto dell&amp;#39;Unione europea&amp;raquo;, ma anche un &amp;laquo;paese terzo&amp;raquo;, con il quale si faranno accordi bilaterali che dovranno &amp;laquo;rispecchiare gli interessi di entrambe le parti ed essere equilibrato in termini di diritti e obblighi&amp;raquo;. Meno europei della Norvegia o della Svizzera. Legati al vecchio continente da un accordo tipo quello con il Canada.Presa di posizione dura, interpretata come un gesto di stizza dell&amp;#39;esecutivo europeo. C&amp;#39;è anche questo, ma non solo. I vertici dell&amp;#39;Ue e i leader dei Paesi membri sanno che adesso dovranno raccogliere la sfida ed evitare che altri - quando le fibrillazioni della finanza saranno terminate - siano tentati dall&amp;#39;imitare il Regno Unito. La versione ufficiale è che l&amp;#39;Ue &amp;laquo;dei 27 Stati membri continuerà. L&amp;#39;Unione è il quadro di riferimento del nostro futuro politico&amp;raquo;. La realtà è che da ieri sono iniziati dei contatti al vertice per uscire dalla situazione difficile. E la soluzione non potrà che essere un rilancio della politica europea sui capitoli più critici. Quindi immigrazione, crescita, ma anche banche finanze pubbliche.Qualche segnale dovrebbe arrivare da Berlino. Domenica si riuniranno i ministri degli esteri dei paesi fondatori. Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda. Lunedì quando si incontreranno a Berlino la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il premier italiano Matteo Renzi e il presidente dell&amp;#39;Ue Donald Tusk.Un ritorno all&amp;#39;Europa delle origini, che sembra solo simbolico. L&amp;#39;attesa è per un piano franco tedesco per rilanciare l&amp;#39;Unione. Lo ha detto chiaramente lo stesso Juncker, chiedendo &amp;laquo;posizioni chiare dal motore franco-tedesco&amp;raquo;. L&amp;#39;Italia, non pervenuta. Restiamo periferici, anche ora che un importante attore della politica Ue se ne va. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/02/29/1456734652-lapresse-20160226153309-17818222.jpg?itok=ZzgHpTUF" /> <![CDATA[L'ira della Regina Elisabetta. Ora pensa a cedere la reggenza]]> La Regina Elisabetta sarebbe furiosa per il risultato del referendum sull&amp;#39;uscita della Gran Bretagna dall&amp;#39;Europa e anche con David Cameron, reo di aver spaccato il Regno Unito. Secondo quanto riporta La Stampa, sono due le domande che attanagliano la regiona. Che bisogno c&amp;#39;era di far votare gli scozzesi sull&amp;#39;indipendenza? Perché Cameron ha voluto indire un referendum sull&amp;#39;adesione all&amp;#39;Unione europea?Il rischio effetto domino è molto alto e anche per questo la Regina Elisabetta - che teme di passare alla storia come il sovrano che ha perso dopo due secoli il Regno Unito - pare stia pensando di cedere la reggenza al figlio Carlo, 67 anni. Ipotesi perà al contempo rischiosa, in quanto gli altri Paesi del Commonwealth non è detto che accetteranno di buon grado la leadership di Carlo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/04/21/1429614021-1429613827-02.jpg?itok=W-yBXH27" /> <![CDATA[Brexit, la Scozia potrebbe riscrivere l'asset strategico della Nato]]> Le ripercussioni sulla postura strategica dell&amp;rsquo;Alleanza, dopo la decisione della Gran Bretagna di uscire dall&amp;rsquo;Unione Europea, potrebbero essere imprevedibili, qualora la Scozia indicesse un nuovo referendum per l&amp;rsquo;indipendenza dal Regno Unito. La capacità deterrente della Royal Navy si basa si quattro sottomarini classe Vanguard, armati con missili balistici Trident-II con testate Mirv/Marv. Sebbene relativamente moderni, i sottomarini a propulsione nucleare entrati in servizio nel 1990, necessitano di continui interventi di manutenzione. La più grande base missilistica della Gran Bretagna, la Her Majesty&amp;#39;s Naval Base Clyde, a 25 miglia da Glasgow, in Scozia, è stata costruita alla fine degli anni &amp;rsquo;50. E&amp;rsquo; utilizzata anche dalla Marina statunitense per i suoi sottomarini strategici e di attacco. Preoccupazioni, per il futuro di queste strutture, sono già state sollevate in previsione dell&amp;rsquo;ultimo referendum per l&amp;#39;indipendenza della Scozia. Il Partito Nazionale Scozzese ha sempre spinto per la soppressione della flotta Trident con sede a Faslane. Poche ore dopo il referendum sull&amp;#39;adesione all&amp;#39;UE, quello in cui i residenti scozzesi a differenza delle loro controparti inglesi, hanno votato in modo schiacciante per rimanere nel blocco, se ne profila un altro all&amp;rsquo;orizzonte in tempi brevi. La Scozia, infatti, potrebbe indire un nuovo referendum prima del completamento dei negoziati britannici con Bruxelles. Qualora raggiungessero l&amp;rsquo;indipendenza, gli scozzesi hanno già confermato la volontà di chiudere la base sottomarina con la sua componente Trident entro il 2020. Il problema nasce proprio sulla possibile nuova collocazione dei sottomarini Vanguard, asset fondamentale nello scacchiere strategico della NATO. Londra, attualmente, non ha una struttura praticabile in grado di soddisfare tutti i requisiti di sicurezza e di manutenzione per la movimentazione e lo stoccaggio delle armi nucleari. Qualora si trovassero i fondi, che ad oggi non ci sono, ci vorrebbero dai 15 ai 20 anni per costruire un sito alternativo. Sarebbe opportuno rileva un dato. Tra il 2008 e il 2013, il Ministero della Difesa inglese ha registrato 316 incidenti di sicurezza nucleare. Questa definizione generale include tutto: dalla contaminazione radioattiva al non aver seguito i protocolli di sicurezza standard. Tre quarti dei 262 incidenti registrati tra il 2008 ed il 2012 sono imputabili ad un errore umano. Proprio nella base di Clyde nota come Faslane, si sarebbero verificati la maggior parte degli incidenti che però, precisano dal Ministero della Difesa inglese, non hanno mai causato danni a militari e civili. L&amp;rsquo;opzione migliore per gli inglesi, sulla carta, sarebbe la struttura di Devonport, la più grande base navale in Europa occidentale. Il problema è che si trova poco distante dalla città di Plymouth, dove vivono 250.000 persone ed ospita decine di sottomarini in disarmo. Nella base inglese si sono verificati alcuni incidenti, compresa la perdita di alimentazione per 90 minuti al sistema di raffreddamento del reattore di un sottomarino nucleare. Preoccupazioni confermate anche da un documento del 2011, precedentemente classificato e poi reso pubblico, sulla pericolosità dei reattori nucleari dei sottomarini basati a Devonport. Nonostante lo scafo di un sottomarino sia progettato per contenere la maggior parte del materiale radioattivo all&amp;#39;interno, qualche perdita è ritenuta probabile. Se un sottomarino nucleare dovesse esplodere a Devonport, contaminerebbe nell&amp;rsquo;immediato un&amp;rsquo;area di due chilometri, raggiungendo Plymouth. Il problema dei reattori ad acqua pressurizzata è noto. Qualora cedesse il circuito primario, si potrebbe verificare un immediato aumento della temperatura del reattore con possibile rilascio di radiazioni dal nocciolo. Un episodio simile, per intenderci, alla tragedia del K-19, nel 1961. Il problema è che proprio a Devonport gli inglesi hanno ancora otto sottomarini dismessi per un totale di 25 tonnellate di barre di combustibile nucleare. Ed il numero dei sottomarini nucleari dismessi continuerà ad aumentare, considerando che altri quattro battelli giungeranno a Devonport entro i prossimi sette anni. La classe Vanguard, infatti, sarà sostituita nel 2030/2035 dalla serie X ed il governo inglese dovrà garantire i fondi per un nuovo asset basato sui Trident, pena la fine della capacità deterrente sub-lanciata del paese, integrata nella Nato.Brexit, un errore di valutazioneNel futuro immediato, l&amp;rsquo;uscita della Gran Bretagna dall&amp;#39;Unione europea non dovrebbe avere alcun effetto significativo sulla tattica strategica dell&amp;#39;Alleanza. La cooperazione sulla difesa resterà invariata poiché in vigore anche al di fuori delle istituzioni comunitarie. La Gran Bretagna, storica piattaforma l&amp;#39;Europa ed il Nord America, dovrà però avviare la ricerca di una nuova base sottomarina con fondi che dovranno essere stornati dagli altri programmi della difesa. L&amp;rsquo;importanza strategica di Faslane, andrebbe inserita anche nel nuovo scacchiere venutosi a creare nel GIUK gap, dopo la ripresa dei pattugliamenti strategici dei sottomarini russi. L&amp;rsquo;incapacità di operare da Faslane, preoccupa anche Washington. Il Pentagono potrebbe essere costretto ad ospitare i sottomarini inglesi nella Naval Submarine Base di Kings Bay, in Georgia, comando della Flotta Atlantica Usa. Con il senno di poi, il Pentagono ed il Ministero della Difesa inglese hanno sottovalutato la spinta Brexit, supponendo erroneamente che il popolo inglese non avrebbe mai lasciato l&amp;#39;Unione europea. Un altro errore di valutazione sulla Scozia, potrebbe essere fatale per l&amp;rsquo;asset strategico inglese e della Nato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466845411-thanga-britain-subm-273177f.jpg?itok=cr2u8JdN" /> <![CDATA[Il film del weekend: The Conjuring 2 - Il caso Enfield]]> Da qualche anno il cinema horror sta tornando al successo popolare grazie a film firmati da un cineasta malese naturalizzato australiano, James Wan. Dopo aver regalato ai cultori del genere titoli come &amp;quot;Saw&amp;quot;, &amp;quot;Insidious I e II&amp;quot; e &amp;quot;The Conjuring&amp;quot;, quello che si avvia a essere consacrato come il nuovo maestro del cinema dell&amp;#39;orrore si prende il lusso di forgiare un sequel che è migliore dell&amp;#39;originale con &amp;quot;The Conjuring 2 - Il caso Enfield&amp;quot;.Siamo nel 1977. La coppia di popolari demonologi americani, Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga), è incaricata dalla Chiesa di fare luce sull&amp;#39;autenticità di un caso che in Inghilterra ha scatenato un circo mediatico. I due si trovano quindi a Enfield, a nord di Londra, in una casa che sembra posseduta da un&amp;#39;entità maligna. A fare da catalizzatore di effetti di poltergeist è una ragazzina di undici anni, Janet (Madison Wolfe), che vive lì con la madre e tre fratelli. Per Ed e Lorraine sarà una delle indagini paranormali più terrificanti della loro carriera.Per far gelare il sangue davvero, è buona regola comunicare al pubblico di ispirarsi a una storia vera. Ebbene, il regista non solo ha scelto uno dei casi legati al mondo dell&amp;#39;occulto più documentati di sempre, ma ne ha resa una trasposizione a dir poco puntuale in termini di ricostruzione audiovisiva. A questo proposito, guai a lasciare la sala prima della fine dei titoli di coda perché metà del terrore sta tutto lì dentro, nelle foto d&amp;#39;epoca e nelle registrazioni d&amp;#39;archivio.[[video 1275916]]Il film gioca per 134 minuti con le nostre paure, le più ataviche ed elementari, costruendo la suspense in maniera lenta e graduale, mantenendo costante il senso di minaccia per poi scatenare, dopo tanti indugi, un vero e proprio pandemonio infernale. La tempesta, quando arriva, è quasi liberatoria. La regia ha piena padronanza di quella che è un&amp;#39;architettura visiva ricca, il cast si mostra all&amp;#39;altezza a cominciare dai bambini che regalano performance credibili e la chimica tra i due protagonisti, Patrick Wilson e Vera Farmiga, si conferma eccezionale. Tra mobili che si spostano da soli, seminterrati allagati e ambienti carichi di iconografia cristiana, a tempo debito compare una suora demoniaca cui sarà dedicato uno spin-off del franchise.Se film horror deve essere, nonostante se ne studino da anni gli effetti negativi sulla psiche, almeno che sia di grande qualità come questo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466846422-conjuring-2-caso-enfield-poster-ita.jpg?itok=gPDRiZXv" /> <![CDATA[Brexit, Juncker ora minaccia: Non è divorzio consensuale]]> &amp;quot;Il divorzio tra l&amp;#39;Unione europea e la Gran Bretagna non sarà consensuale&amp;quot;. All&amp;#39;indomani del clamoroso esito del referendum, che ha aperto le porte alla Brexit, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ribadisce che Londra deve presentare &amp;quot;immediatamente&amp;quot; la richiesta di avvio dei negoziati per uscire dall&amp;#39;Unione. Una presa di posizione netta che rischia di acuire lo scontro.A Bruxelles sono al lavoro pèer contenere i danni. Se da una parte chiedono un&amp;#39;uscita immediata del Regno Unito dall&amp;#39;Unione europea, dall&amp;#39;altra mettono a punto quelle misure di flessibilità necessaria a non perdere per strada altri Stati membri. I precedenti non sono favorevole. Ogni qualvolta l&amp;#39;Ue si è trovata nei guai, non è stata in grado d reagire con fermezza. Lo ha dimostrato ai tempi della crisi economica generata dai mutui subprime. Non ha fatto meglio quando si è trovata a gestire il default greco o l&amp;#39;emergenza immigrazione. Tutte le volte ha dimostrato di non essere all&amp;#39;altezza della situazione. Incapace persino a difenderci dall&amp;#39;assalto del terrorismo islamico, Bruxelles rischia un nuovo flop nel gestire la Brexit.Come al solito, a Bruxelles, sta per iniziare una girandola di incontri e consultazioni. Come anticipa Repubblica, è già pronta una bozza di documento che parla di una &amp;quot;Unione più flessibile&amp;quot;. Lunedì la cancelliera tedesca Angela Merkel ospiterà a Berlino Francois Hollande e Matteo Renzi che ieri si sono ripetutamente parlati per telefono. Il solito, inutile teatrino è, insomma, già iniziato. D&amp;#39;altra parte c&amp;#39;è tempo per fare tutto. &amp;quot;Non c&amp;#39;è bisogno di invocare l&amp;#39;articolo 50 dei Trattati - mette in chiaro Boris Johnson, possibile prossimo inquilino di Downing Street - non c&amp;#39;è nessuna fretta, niente cambierà nel breve periodo&amp;quot;. Londra intende, infatti, usare il diritto esclusivo di avviare la procedura di recessione in modo da fare pressione su Bruxelles e intavolare negoziati informali in cui ottenere il massimo delle garanzie per il dopo Brexit. &amp;quot;Deve essere chiaro a tutti che il processo di incertezza in cui siamo entrati non deve durare troppo a lungo - avverte Juncker - bisogna accelerare le cose&amp;quot;.Dopo lo strappo dagi inglesi, i toni di Bruxelles non sono più concilianti. &amp;quot;Non capisco perchè il governo britannico abbia bisogno di aspettare fino a ottobre per decidere se inviare o meno la lettera di divorzio a Bruxelles - ha detto Juncker in una intervista alla tv tedesca Ard - vorrei riceverla subito&amp;quot;. Il presidente della Commissione Ue ha ammesso che quella tra Londra e Bruxelles &amp;quot;non è stata una relazione amorosa&amp;quot;, ha riconosciuto che comunque quello della Brexit &amp;quot;non è stato un buon giorno per la Gran Bretagna né per l&amp;#39;Europa&amp;quot;, ma, ha assicurato, &amp;quot;dobbiamo andare avanti&amp;quot;. Un documento, pubblicato dal giornale tedesco Handelsblatt e attribuito all&amp;#39;entourage del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, invita a &amp;quot;non estendere alla Gran Bretagna il mercato unico, ma solo un&amp;#39;unione doganale sulla base di un accordo di associazione come quello con la Turchia&amp;quot;. Il Parlamento europeo ha, invece, chiesto a Juncker di togliere al commissario britannico Jonathan Hill il portafoglio dei mercati finanziari. &amp;quot;La tentazione di rendere il più doloroso possibile il divorzio di Londra - si legge su Reopubblica - si alimenta anche nella speranza di dissuadere altri paesi dal seguirne l&amp;#39;esempio&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466844298-getty-20160624224012-19698220.jpg?itok=_Ie-Be4u" /> <![CDATA[Orrore nel centro profughi: si ammazzano in moschea]]> Un omicidio senza motivo nel centro profughi di Piombino. L&amp;#39;immigrato, un senegalese di 34 anni, ha colpito alla schiena e ammazzato a coltellate un pakistano di 35 anni. L&amp;#39;omicidio è avvenuto nella stanza adibita a moschea.La lite tra profughiLa lite tra immigrati sarebbe scoppiata per futili motivi, è questo quello che si apprende dalla polizia che sta conducendo le indagini: i due stavano pregando in moschea quando il pakistano avrebbe forse sbattuto troppo forte la porta uscendo dal luogo di preghiera. A quel punto è scoppiata la lite furibonda. Il pakistano lo ha rincorso per rimproverarlo, scatendando una reazione tremenda. Il senegalese ha estratto un coltello da cucina che portava con sè in tasca e ha assalito alle spalle il pakistano, accoltellandolo e procurandogli una ferita letale. Che lo ha ucciso.Il senegalese è stato arrestato ed ora dovrà ovviamente rispondere delle accuse di omicidio. La polizia sta continuando ad interrogare gli altri migranti presenti alla lite per ricostruire la dinamica esatta dell&amp;#39;omicidio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/11/1465656170-image-0.jpg?itok=gy6gQU68" /> <![CDATA[Altro che giurassico. Confalonieri usa Spotify. E non solo]]> Nostro inviato a Barletta - Sorpresa. Prima si definisce &amp;quot;un giurassico che non conosce il web&amp;quot;. Poi, colpo di scena, dimostra il contrario. Non è un caso che Fedele Confalonieri abbia partecipato a Digithon, la maratona delle idee digitali che in Puglia raccoglie i migliori start-uppers oltre a un parterre du roi niente male (oltre al presidente Mediaset anche il ministro della Giustizia Orlando, Giorgia Abeltino del Google Cultural Institute, poi Giuseppe Di Piazza, Antonello Piroso, Giovanni Minoli e il presidente di Confindustria, Boccia). E&amp;#39; uno che conosce lo zeitgeist, lo spirito del tempo: e oggi il tempo è web. E lui è tutt&amp;#39;altro che giurassico. Da amante della musica sin da ragazzo (&amp;quot;Nel 1958 ho anche trascorso due mesi in Libano per suonare&amp;quot;), usa spesso Spotify: &amp;quot;Trovo esecuzioni che mai avrei pensato di poter rintracciare. Ho persino scoperto una versione di &amp;#39;Luna caprese&amp;#39; interpretata da un musicista conosciuto proprio in Libano&amp;quot;. Insomma, durante un&amp;#39;intervista con Lucia Annunziata al Castello Svevo di Barletta, il Fedele Confalonieri che il 6 agosto compirà 79 anni ha mostrato uno spirito molto più aggiornato di tanti quarantenni. Fa poche parole, pochissimi complimenti, molte battute: &amp;quot;Abbiamo evitato la dittatura del proletariato ma rischiamo la dittatura dell&amp;#39;algoritmo&amp;quot;. E, quando parla di tv, si capisce che la capisce. Meglio di quasi tutti gli altri, e sia detto senza piaggeria tanto lo sanno tutti. Sia strategicamente: &amp;quot;Bisogna capire che le regole sono cambiate&amp;quot;. Sia concretamente: &amp;quot;Google o YouTube o altri fornitori di contenuti digitali devono rispettare le stesse condizioni che rispettiamo noi&amp;quot;. Per capirci: &amp;quot;Se al Grande Fratello scende una spallina ad Alessia Marcuzzi, apriti cielo! Insorgono tutti, dal Moige in avanti. Ma poi sul web trovi liberamente qualsiasi cosa, anche materiale offensivo per ragazzini minorenni&amp;quot;. Non fa una piega. E il problema è sotto gli occhi di tutti, genitori compresi, tranne che del legislatore europeo. In ogni caso, quel Confalonieri &amp;quot;giurassico&amp;quot; è il motore dell&amp;#39;accordo con Vivendi: &amp;quot;Ci proietta nel futuro, dopotutto quasi un terzo dei nostri telespettori ci segue sui propri device, sugli smartphone o sui tablet o sul pc. Pure i miei nipoti guardano più lo schermo del tablet che quello della tv&amp;quot;. Confalonieri parla come gli imprenditori vecchio stile, quelli che seguono tutto il processo produttivo e lo conoscono come le proprie tasche. Una rarità, oggi. E tra riferimenti a Berlusconi che &amp;quot;scalpita dopo l&amp;#39;intervento&amp;quot; e quelli a Netflix (&amp;quot;Per crearne una uguale anche in Italia dovremmo unire i contenuti di diversi produttori&amp;quot;), in due battute spiega il futuro di questo spicchio di mondo nato come televisione e destinato a diventare anche altro: &amp;quot;Le strade per il futuro sono due: una è l&amp;#39;internazionalizzazione, e l&amp;#39;abbiamo fatta con Vivendi. L&amp;#39;altra è profilare la pubblicità&amp;quot;. In parole povere: &amp;quot;Una volta Henry Ford disse: &amp;quot;Metà della pubblicità che faccio va persa perché non raggiunge il pubblico giusto&amp;quot;. Adesso la pubblicità di ogni canale, di ogni programma viene &amp;quot;profilata&amp;quot;, ossia studiata in base al tipo di spettatore&amp;quot;. In più, diciamocela tutta, &amp;quot;la parola chiave è rapidità. Anche nell&amp;#39;informazione. Ormai è rimasto solo Eugenio Scalfari a scrivere articoli lunghissimi che la gente legge solo a metà. Montanelli era già avanti perché trent&amp;#39;anni fa non andava mai oltre le due colonne&amp;quot;. Più chiaro di così. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466843758-confa.jpg?itok=TCsDow7T" /> <![CDATA[Il retroscena sulla lite tra Vespa e Brunetta]]> La lite in diretta a Porta a Porta tra Bruno Vespa e Renato Brunetta ha fatto il giro del web. Ma a quanto pare, secondo il retroscena di TvBlog, all&amp;#39;origine dello scontro ce ne sarebbe un altro andato in scena tra la grillina Barbara Lezzi e il direttore del Tg1 Mario Orfeo. Un diverbio acceso che avrebbe scaldato l&amp;#39;animo del conduttore che poi si sarebbe sfogato con l&amp;#39;esponente di Forza Italia. Insomma, Brunetta si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Infatti, qualche minuto prima dello scontro Vespa-Brunetta, c&amp;#39;è stato un alterco tra il direttore del Tg1 e la senatrice pentastellata. &amp;quot;Lei è Tele PD1 direttore, la prego... parla sempre della sua parte... la prego di non interrompermi&amp;quot;, attacca la grillina. Vespa cerca di calmare la grillina: &amp;quot;Questo senatrice Lezzi non glielo consento. Non è molto signorile quello che sta facendo&amp;quot;. E Orfeo attacca a muso duro: &amp;quot;Lei è pregata di stare al posto suo ed essere educata con me&amp;quot;. E poi rimprovera Vespa: &amp;quot;Bruno però non possono accadere queste cose in trasmissione. È vergognoso. Non posso essere offeso&amp;quot;. Vespa poi si sarebbe avvicinato a Orfeo e, coprendosi le labbra, gli avrebbe chiesto: &amp;quot;L&amp;#39;ho richiamata. Cosa devo fare?&amp;quot;. &amp;quot;Non posso essere offeso&amp;quot;, risponde il direttore del Tg1. A quel punto Vespa ribatte alla Lezzi: &amp;quot;Esistono delle regole di galateo ed io non le posso consentire, con tutto il rispetto che ho per lei, di insolentire il direttore del Tg1. Nella conversazione capita anche di interrompersi, però ciascuno stia al suo posto&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466757654-vespa.jpg?itok=q0OSScen" /> <![CDATA[Si iscrive alla Lega: ingegnere africano espulso dalla onlus della Kyenge]]> Per Cecile Kyenge essere leghista è una colpa, una macchia indelebile. E lei, l&amp;#39;ex ministro all&amp;#39;Integrazione, non vuole aver niente a che fare con Matteo Salvini i militanti del Carroccio. Proprio per questo la Redani, la onlus che sostiene progetti a favore degli immigrati, ha &amp;quot;espulso&amp;quot; del Consiglio direttivo Ekué Folly, ingegnere trentacinquenne del Togo che vive in Italia dal 2005. Da quando si è iscritto alla Lega Nord, hanno iniziato a fargli la guerra. E non importa a nessuno che ha tre lauree, e quindi il titolo per sedere nel Consiglio direttivo dela Redani, Ekué Folly è stato cacciato su due piedi.La Kyenge non è mai andata d&amp;#39;accordo con i leghisti. Attacchi e insulti sono volati da ambo le parti durante tutto il governo Letta. Qualcuno è addirittura finito in tribunale per aver calcato la mano. Ma è acqua passata. Il risentimento, però, a volte ritorna. Tanto che, come riporta il Corriere della Sera, il Comitato direttivo della Redani, onlus nata con il contributi dell&amp;#39;ex ministro, ha deciso di cacciare Ekué Folly &amp;quot;per incompatibilità di valori fra l&amp;rsquo;adesione alla Lega Nord e l&amp;rsquo;appartenenza alla Redani che non può avere fra i suoi iscritti un aderente a un partito xenofobo e razzista&amp;quot;. Un sopruso che ha mandato su tutte le furie l&amp;#39;ingegnere del Togo che ha, quindi, citato in giudizio l&amp;rsquo;associazione per chiedere la reintegrazione. &amp;quot;Espulsione odiosa e sbagliata - ha tuonato l&amp;#39;africano che vive a Monselice con moglie padovana e due figli piccoli - innanzitutto perché la Lega Nord non è un partito xenofobo e razzista e poi perché la Redani, apartitica per statuto, mi ha eliminato per l&amp;rsquo;iscrizione a un partito&amp;quot;. Alla onlus della Kyenge non voglio sentire ragioni. Niente leghisti tra le scatole. &amp;quot;La Commissione europea contro il razzismo e l&amp;rsquo;intolleranza (Ecri), organo del Consiglio d&amp;rsquo;Europa - argomenta lo scrittore africano Kossi Komia-Ebri, presidente della Redani - parla di &amp;#39;uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba da parte della Lega Nord&amp;#39; e di &amp;#39;importanti leader politici che hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe&amp;#39;&amp;quot;. In reatà a pesare sulla decisione è proprio la Kyenge, membro e socio fondatore dell&amp;rsquo;associazione, e gli attacchi ricevuti dalla Lega Nord. &amp;quot;Contro di lei - continua Kossi Komia-Ebri - si è scagliata una violenta campagna razzista da parte della Lega e lui si è iscritto proprio alla Lega&amp;quot;. Dal canto suo Ekué Folly difende l&amp;#39;iscrizione al Carroccio. &amp;quot;Sono un convinto sostenitore delle loro politiche sull&amp;rsquo;immigrazione - spiega al Corriere della Sera - non possiamo accogliere tutti, sono per un piano di rientro volontario nei rispettivi Paesi&amp;quot;. E racconta di aver pure provato a riappacificare i vertici della onlus. Ma non è andata a buon fine. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466840892-eku-folly.jpg?itok=chZLFD1b" /> <![CDATA[La rom con 25 false identità che vive derubando gli italiani]]> Deve scontare oltre 19 anni di carcere per un cumulo di pene che a leggerlo fa davvero spavento. Adesso la 26enne di etnia rom, arrestata ieri pomeriggio dagli agenti della polizia del commissariato di Anzio-Nettuno, probabilmente pagherà per tutto le malefatte combinate. La lista dei colpi che le sono imputatiè piuttosto lunga. Responsabile di numerosi reati, per la maggior parte furti in appartamento, era ricercata in tutta Italia: da Roma a Milano, da Frosinone a Vicenza sino a Nuoro ed Oristano, tutte città dove era riuscita sino ad oggi a sfuggire alle forze dell&amp;#39;ordine.Ieri, finalmente, la polizia è riuscita a mettere le mani sulla giovane roma che da anni fa la bella vita derubando le case e le tasche degli italiani. Da fonti informative gli investigatori, coordinati dal dottor Antongiulio Cassandra, erano venuti a conoscenza del fatto che la nomade potesse gravitare, in questo periodo, nella zona di competenza del commissariato di Anzio-Nettuno. Svolgendo attività mirata a rintracciarla, i poliziotti hanno effettuato diversi appostamenti in alcune zone dove stazionavano, in più ore del giorno, alcuni camper e roulotte di rom. &amp;quot;In modo particolare - raccontano gli inquirenti - c&amp;#39;era uno dei mezzi che era stato notato perché si spostava tra la zona balneare e la campagna di Aprilia dove si fermava sempre per la notte&amp;quot;.Avendo sentore che la ricercata potesse trovarsi lì, gli investigatori hanno atteso il momento opportuno, pianificando e attuando ieri pomeriggio un approfondito controllo. Avvicinandosi in abiti civili per non essere notati, gli agenti hanno bussato alla porta di un&amp;#39;abitazione in campagna a pochi metri dove il camper era parcheggiato. La donna che era effettivamente all&amp;#39;interno, capendo di essere stata scovata, ha cercato di fuggire dalla finestra sul retro, trovandosi però davanti due poliziotti. Identificata con il suo vero nome, V.C., la giovane è stata accompagnata negli uffici del Commissariato di Anzio-Nettuno, dove le è stato notificato il provvedimento restrittivo con la pena residua da scontare per un totale di 19 anni 6 mesi di carcere. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466839714-campo-rom.jpg?itok=UOPi9GRn" /> <![CDATA[Varoufakis sulla Brexit: L'Italia sta collassando]]> Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e consulente dei laburisti inglesi da quando è segretario Jeremy Corbyn, commenta in una intervista al Fatto quotidiano la Brexit e avverte il premier italiano: &amp;quot;Sono preoccupato. La situazione mi pare ormai fuori controllo. I populismi e il razzismo stanno aumentando esponenzialmente mentre le maggiori economie dell&amp;#39; Unione, Italia per prima, stanno collassando, nonostante ciò che dice il vostro primo ministro Renzi&amp;quot;. E poi aggiunge: &amp;quot;È una reazione contro l&amp;#39;establishment britannico più che europeo. Il ceto medio e la classe lavoratrice sono andati a votare contro l&amp;#39;ormai ex premier Cameron perché sono i più danneggiati dal progressivo taglio dello stato sociale e dall&amp;#39;aumento delle tasse, in linea con i diktat di Bruxelles. Non hanno rigettato l&amp;#39;Europa ma le modalità dell&amp;#39;eurocrazia. Se le cose non cambiano, vedremo il trionfo dei nazionalismi. Per questo un populista come Donald Trump festeggia&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/09/04/1441373734-lapresse-20150824092749-14699736.jpg?itok=PpDByuqL" /> <![CDATA[Chiudo col nostro calcio. E non torno più indietro]]> Scusi Marcello Lippi, ma è proprio sicuro di voler anticipare il pronunciamento della corte federale e di dire no alla federcalcio?&amp;laquo;Certo. Valgono le parole e la spiegazione che ho riferito al presidente Carlo Tavecchio giovedì mattina. Ero entusiasta dell&amp;#39;incarico che mi era stato offerto per il club Italia ma io sono fatto in un certo modo. Se posso lavorare senza dovermi difendere tutti i giorni dai pettegolezzi e dai commenti maliziosi, se posso lavorare senza compromettere quello di mio figlio Davide che da dieci anni svolge la funzione di agente dei calciatori lontano da me, benissimo. Se così non è possibile come ho capito in questi giorni allora amen, mi tiro indietro&amp;raquo;.Scusi l&amp;#39;insistenza Lippi, c&amp;#39;è la possibilità che lei possa cambiare idea?&amp;laquo;Assolutamente no. È già successo una volta, nell&amp;#39;estate del 2006, dopo il mondiale vinto a Berlino. E a quei tempi, potete immaginarlo, le pressioni per farmi restare sulla panchina azzurra furono fortissime. Ma ragionai con lo stesso criterio di oggi: avevo preso un impegno con Abete capo-delegazione che me ne sarei andato dalla Nazionale qualunque fosse stato il risultato finale del mondiale e ho tenuto fede alla promessa fatta. Sarà così anche in questa circostanza&amp;raquo;.È possibile che lei torni a disposizione di qualche club sul mercato?&amp;laquo;Quale mercato, scusi. L&amp;#39;incompatibilità, se esiste, esiste sia per chi lavora in federazione tra un dt delle squadre nazionali, che poi sarebbe stato il mio incarico concordato prima di rivolgere il quesito alla corte federale, e un parente che svolga il lavoro di procuratore, sia per chi dovesse lavorare in un club che aderisce alla stessa federazione. Perciò non c&amp;#39;è nessun mercato, ho chiuso&amp;raquo;.Perché non ha almeno atteso il dispositivo della corte federale?&amp;laquo;Per due motivi. Primo perché avevo letto che avremmo avuto il chiarimento tra il 21 e il 22 giugno e invece la data è poi slittata. Secondo perché, da quello che ho capito io, la soluzione finale sarebbe stata una modifica del mio ruolo da dt in supervisore la qual cosa di sicuro non avrebbe messo fine alle polemiche né ai veleni. In questo modo ho voluto anche tutelare la serietà professionale di mio figlio che da dieci anni lavora nel settore e deve difendere il proprio avvenire&amp;raquo;.Della questione, sollevata dopo la firma del nuovo ct Giampiero Ventura scelto tra l&amp;#39;altro da lei, non si è mai parlato con la federcalcio durante la trattativa?&amp;laquo;Come sapete tutti, io ho lavorato in Cina, perciò lontano dall&amp;#39;Italia nell&amp;#39;ultimo periodo. Quando sono rientrato ho detto chiaramente che mi avrebbe intrigato il lavoro con una Nazionale e avrei rispedito al mittente eventuali incarichi in un club. Mi ha chiamato il presidente Tavecchio e io ho risposto accettando con entusiasmo la proposta. Non sapevo nulla del nuovo regolamento. Mi faccio da parte perché non sopporterei illazioni sul mio lavoro&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/06/04/1433401571-marcellolippi.jpg?itok=j--4CeI-" /> <![CDATA[CR7 è il Portogallo ma anche il suo limite]]> Puntano tutti la Croazia, è il suo momento e le sta girando magnificamente. Il ct Cacic è passato da primo accusato a eroe, cambia cinque giocatori contro la Spagna campione e vince, entra Kalinic e segna. Perfino la Commissione disciplinare dell&amp;#39;Uefa ha chiuso un occhio sugli incidenti e le minacce dei suoi tifosi. Ancora un po&amp;#39; e questo ottavo contro Cristiano Ronaldo diventa solo un fastidio sulla strada della semifinale di Lione del 6 luglio, avversario il Belgio, l&amp;#39;altra predestinata della parte sinistra del tabellone.Non mi fiderei di Cristiano Ronaldo. Come minimo è ben riposato, si è svegliato nell&amp;#39;ultima mezz&amp;#39;ora contro l&amp;#39;Ungheria e ne ha messi due, di tacco e di testa, uno più bello dell&amp;#39;altro, non si sa quale scegliere. L&amp;#39;idea è che sia nato per stupire, ce l&amp;#39;ha dentro, se il selfie con il tifoso lo avesse fatto Shkelzen Gashi o anche Rafa Silva, probabilmente la Uefa non se ne sarebbe neppure occupata. Invece ha sanzionato il Portogallo e si è fatta ridere dietro da tutta Europa, anche perché un tifoso è riuscito a bucare il servizio di sorveglianza e invadere il campo. Non mi fiderei di Cristiano Ronaldo, non mi fiderei di uno che anche quando non fa niente, lo sa fare molto bene. Il giornalista che lo ha avvicinato durante la sua passeggiata, è ancora lì che cerca il microfono nelle acque del lago: &amp;laquo;Un fatto molto grave che getta vergogna sul Paese - ha affermato Carlos Rodriguez, direttore dell&amp;#39;emittente televisiva Correio da Manha TV, titolare del microfono -. Come minimo meritiamo delle scuse da Ronaldo, oltretutto come capitano della nazionale, lui riveste anche un ruolo istituzionale&amp;raquo;. Se comprano un nuovo microfono al giornalista, CR7 lo immerge nuovamente nel lago, e magari non solo il microfono. È la metamorfosi di chi si sente qualcosa di più, cittadino di un mondo dove tutto gli è concesso e non lo fa solo con i modesti, attacca anche i compagni del Madrid e gli urla in faccia: &amp;laquo;Senza di me non vincereste niente&amp;raquo;. Vorremmo dargli ragione. Il croato Ivan Rakitic, suo collega nella Liga spagnola ma sponda Barça, ha detto che è tutto vero e questa è la peggiore debolezza del Portogallo. Fermi Ronaldo, e fermi la nazionale, ne sono convinti in tanti. E poi ogni volta che c&amp;#39;è in campo un top player assoluto, finisce sempre che lo scontro diventa il gruppo contro la star, è triste ma è così. Nani, Moutinho, Andrè Gomes e Pepe magari non sono d&amp;#39;accordo ma nessuno va da CR7 per finire ai margini. E poi, come ha spiegato Rakitic: &amp;laquo;Anche Ronaldo ha bisogno della squadra&amp;raquo;. In questo sottile mutuo di pronto soccorso poggia tutto l&amp;#39;architrave del ct Fernando Santos, promosso agli ottavi senza vincere neppure uno straccio di partita. Ci sono tanti modi per fare gruppo e poi CR7 è uno che sorride anche mentre ti sta pugnalando alla schiena.La Croazia non ha mai vinto contro il Portogallo, quindi i bookie la danno nettamente favorita. Rientrano Modric, Mandzukic e Brozovic, tutti si divertono, si sentono più forti, più squadra, più meritevoli di andare fino in fondo, ma di Ronaldo è meglio non fidarsi, uno scatto di nervi e ti affoga nel lago. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/19/1466322865-ronaldo-cristiano.jpg?itok=ZkBSKQWx" /> <![CDATA[Candreva ok sta bene... No, sta male. Il ct vuole disorientare la Spagna]]> nostro inviato a MontpellierChissà se Conte fa pretattica o se il problema è davvero di difficile soluzione. Il dilemma principale per l&amp;#39;undici da schierare lunedì contro la Spagna è quello legato ad Antonio Candreva. Il calciatore della Lazio, ma con le valigie in mano e pronto a sbarcare alla corte dell&amp;#39;Inter, si è fermato dopo il match con la Svezia per un problema all&amp;#39;adduttore destro. Da due giorni è tornato in gruppo con un lavoro differenziato, ma ieri ecco scoppiare il giallo: il giocatore ha interrotto l&amp;#39;allenamento sul campo non blindato durato 15 minuti al quale hanno assistito anche i cronisti, ma dalla Figc assicurano che poi abbia regolarmente svolto la seduta con gli altri sul terreno del centro Bernard Gasset off limits per i curiosi, dedicato a Laurent Blanc.Il suo impiego resta in dubbio, ma la sensazione è che Conte voglia più che altro tenere sulle spine gli avversari. Considerando poi che secondo un sondaggio di Marca, il quotidiano sportivo spagnolo, Candreva è il giocatore più temuto dai tifosi della Roja (32 per cento delle preferenze, dietro di lui più distanziati Pellè e Buffon). L&amp;#39;esterno romano, nelle presenze in azzurro, è preceduto solo dal blocco difensivo juventino e da De Rossi: in 40 sfide giocate, anche 4 gol.Senza Candreva, il ct potrebbe schierare Florenzi a destra, il ruolo nel quale il romanista sembra più a suo agio. Il resto della formazione è praticamente fatta: giocheranno gli elementi già impiegati con il Belgio, Darmian sembra in vantaggio su De Sciglio sulla fascia sinistra, Pellè ed Eder di nuovo titolari in attacco. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/23/1466717589-getty-20160622214119-19668361.jpg?itok=PBwxSGUO" /> <![CDATA[Chiellini rimette insieme l'Italia che perde i pezzi]]> nostro inviato a MontpellierSale la temperatura intorno all&amp;#39;Italia. E non solo per gli oltre 30 gradi che accompagnano l&amp;#39;allenamento azzurro a Montpellier, uno degli ultimi nel countdown verso la sfida con la Spagna da dentro o fuori. Il concetto di gruppo e di unità, oltre che di umiltà, continua a essere il mantra della truppa di Conte, che ricorda sempre da dove era partita la marcia verso l&amp;#39;appuntamento francese. Tanto che l&amp;#39;esperto e navigato Giorgio Chiellini, allineato ai diktat del ct, azzanna chi critica la Nazionale: &amp;laquo;Un giorno siamo pippe, un altro fenomeni, un altro ancora torniamo pippe, ci vuole equilibrio nelle valutazioni. Se avesse segnato Insigne sarebbe stata grande Italia? E se Ibra non fosse stato in fuorigioco a Tolosa e avesse fatto gol, io sarei stato meno bravo? Dopo l&amp;#39;Irlanda ho visto un po&amp;#39; di disfattismo, sono state attaccate persone che non lo meritavano, le cosiddette riserve hanno dato il massimo&amp;raquo;.C&amp;#39;è unità nei tifosi, delusi forse dal ko di mercoledì scorso ma sempre vicini alla Nazionale nelle grandi manifestazioni: l&amp;#39;appello di Conte sulla maglia azzurra è stato accolto con un discreto successo e in tv l&amp;#39;Italia del calcio continua a fare ascolti da record. &amp;laquo;È giusto che sognino ma noi dobbiamo restare ancorati alla realtà&amp;raquo;, ammonisce Chiellini. C&amp;#39;è però un&amp;#39;Italia fuori dal campo che perde pezzi. Antonio Conte lascerà l&amp;#39;azzurro alla fine dell&amp;#39;Europeo, Marcello Lippi era un possibile cavallo di ritorno che invece non tornerà. E senza nulla togliere all&amp;#39;esperienza e alla capacità di Ventura e del possibile nuovo dt (ammesso che questa figura venga riproposta dal presidente Figc Tavecchio, Guidolin e Zaccheroni le alternative sul piatto), sono due pezzi da novanta che verranno a mancare. Conte continua a preparare con serietà la spedizione, ma non può non essere un pochino distratto dalla costruzione del Chelsea che prenderà in mano l&amp;#39;11 luglio. Lippi è rimasto incastrato nel trappolone della norma Figc che prevede il conflitto di interessi e ha preferito tirarsi indietro prima ancora che i giudici della Corte federale decidessero su una possibile revisione della norma che avrebbe risolto la questione. &amp;laquo;Era scritto che finisse così&amp;raquo;, disse Tavecchio dopo l&amp;#39;annuncio dell&amp;#39;addio dell&amp;#39;attuale ct. &amp;laquo;Sono rammaricato per il suo passo indietro ma ci sono delle regole, serviva il parere della Corte che ha i suoi tempi&amp;raquo;, così ieri sulla vicenda dell&amp;#39;allenatore viareggino.Il presente parla però di Italia-Spagna, il dentro o fuori per una Nazionale bistrattata ma sempre capace di sorprese. E Chiellini, uno dei bastardi della difesa indiscusso nostro punto di forza, ricorda i duelli dal 2008, quando abbiamo fatto nascere il ciclo delle Furie Rosse, bestia nera degli azzurri (non la battiamo dal 1994 in competizioni ufficiali). &amp;laquo;A Kiev (finale dell&amp;#39;Europeo 2012, ndr) non abbiamo avuto modo di affrontarla, io per primo, perché non avevamo recuperato dalla gara con la Germania - così lo juventino -. Le mie lacrime dopo quella finale? Ci sono immagini recenti più belle... Quattro anni prima a Vienna fu una partita molto equilibrata con poche occasioni da ambo le parti. E anche lunedì sarà così, i dettagli potranno fare la differenza. A Fortaleza (Confederations Cup 2013, ndr) forse avremmo meritato qualcosa in più, peccato per un&amp;#39;altra eliminazione ai rigori. C&amp;#39;è rispetto reciproco, sarà il classico confronto di stili diversi&amp;raquo;. Con almeno 13 protagonisti dell&amp;#39;ultima finale europea, come se il tempo si fosse fermato. Sta a noi farlo ripartire, magari con un happy end. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/09/07/1410073063-chiellini.jpg?itok=pZrDD_dD" /> <![CDATA[Quando il Reich quasi travolse le democrazie troppo pacifiste]]> Se c&amp;#39;è qualcosa di stupefacente nella storia della Seconda guerra mondiale è il modo in cui Francia e Inghilterra si fecero cogliere impreparate dall&amp;#39;attacco tedesco. La velocità con cui si fecero travolgere i polacchi (l&amp;#39;attacco contro Varsavia iniziò il primo settembre 1939 e terminò il 6 ottobre dello stesso anno) può essere spiegata.La Germania era riuscita a nascondere abilmente l&amp;#39;entità del suo riarmo. Soprattutto nessuno aveva ancora avuto modo di sperimentare l&amp;#39;efficacia del Blitzkrieg. Tecnica basata su un nuovo utilizzo dei carri armati come mezzi di sfondamento rapido ma anche su un riutilizzo furbo e cinico di vecchie attrezzature. Giusto per fare un esempio la decrepita corazzata tedesca Schleswig-Holstein (una vera carretta) venne fatta penetrare con l&amp;#39;inganno nella Vistola e da lì aprì il fuoco a sorpresa sulla fortezza di Westerplatte dando inizio ai combattimenti. Né i polacchi avrebbero potuto prevedere di essere aggrediti a tradimento dai sovietici.Ma è sul fronte occidentale che l&amp;#39;inazione di Francia e Inghilterra resta largamente inspiegabile. Tanto che faticarono a spiegarsela anche i generali tedeschi. Anni dopo il generale Halder dichiarò durante il processo di Norimberga: &amp;laquo;Il successo della guerra di Polonia fu possibile soltanto perché si poté tenere quasi interamente scoperto il fronte occidentale. Se avessero compreso la logica della situazione e avessero sfruttato il fatto che le forze tedesche erano impegnate in Polonia, i francesi avrebbero potuto attraversare il Reno e minacciare la Ruhr che era il fattore decisivo per la condotta della guerra&amp;raquo;.Ma non solo, mentre Hitler nei suoi discorsi continuava ancora a martellare su temi pacifisti (una bella pace senza Polonia), si lasciarono organizzare sotto il naso l&amp;#39;attacco alla Danimarca e alla Norvegia. Un attacco che aveva fondamentalmente due scopi. Consentire alla Germania il vitale arrivo del ferro proveniente dalle miniere scandinave e consentire alla flotta tedesca un più facile accesso all&amp;#39;Atlantico per evitare l&amp;#39;imbottigliamento che aveva segnato i destini della Prima guerra mondiale. Così il 9 aprile 1940 ebbe inizio l&amp;#39;operazione Weserübung che solo Churchill, come primo lord dell&amp;#39;ammiragliato, aveva cercato di prevenire. La Danimarca cadde immediatamente senza vera resistenza, la Norvegia invece nonostante non mancassero i traditori si rivelò un osso più duro. Ma a quel punto ogni vantaggio strategico era perduto e tutti sappiamo come andò a finire quando le truppe di Hitler, a maggio, investirono il Belgio e la Francia. Successi così travolgenti da spingere Mussolini a commettere il più fatale dei suoi sbagli. Successi che gli Alleati, nonostante la discesa in campo degli Stati Uniti e il decisivo errore tedesco dell&amp;#39;Operazione Barbarossa, riuscirono a rovesciare solo a partire dal 1942 (Con Stalingrado e El-Alamein).Proprio riflettendo su questi errori si apre il terzo volume dell&amp;#39;opera di William L. Shirer pubblicata in allegato con il Giornale: Hitler e il Terzo Reich. Dai trionfi alla grande svolta. Un&amp;#39;indagine tra storia e giornalismo per penetrare i segreti di una delle più grandi ingenuità militari della storia. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/11/1465627544-7062223.jpg?itok=Rsvk4FjW" /> <![CDATA[Quando le app diventano un lusso]]> L&amp;#39;app economy spesso sale alla ribalta popolare solo quando qualche intuito geniale si trasforma in una montagna di dollari. È il caso recente di Ben Pasternak, diventato milionario grazie all&amp;#39;applicazione Flogg, una via di mezzo tra eBay e Tinder per aiutare gli adolescenti a sbarazzarsi delle cose che non vogliono più. Ma l&amp;#39;antologia dei baby paperoni non si ferma al sedicenne australiano, famoso è anche il caso di Nick D&amp;#39;Aloisio che con la start up Summly era già pronto per andare in pensione a 17 anni, e la fortuna ha baciato anche il nostro Christian Sarcuni ideatore di PizzaBo, comprata lo scorso anno da un gruppo tedesco per una cifra indicativa di 50 milioni di euro. Casi di successo, dove appunto la casualità è decisamente elevata. Non tutte le app sfondano e non tutti fanno soldi a palate, ma il dato interessante non riguarda le unicità, piuttosto l&amp;#39;intero comparto industriale. Nel 2015 sono state installate quasi 156 miliardi di app e questo ha generato ricavi per 34,2 miliardi di dollari, pubblicità esclusa. Secondo i dati di IDC, le app arriveranno a 210 miliardi nel 2020 con ricavi pari a 57 miliardi di dollari. Una crescita robusta, ma non un boom perché il mercato è già entrato in una fase di maturità. Tuttavia è piuttosto indicativo il fatto che l&amp;#39;ecosistema dell&amp;#39;App Store di Apple ha raccolto più della metà dei ricavi diretti dalle app dello scorso anno, il 58% del totale globale (+36% rispetto all&amp;#39;anno prima). Un dato significativo nonostante la fetta di app installate sia solo del 15%, l&amp;#39;8% in meno dell&amp;#39;anno precedente.Il rivale Android che gira su oltre l&amp;#39;80% degli smartphone, porta a casa circa il 36% dei ricavi. Numeri che dicono essenzialmente due cose: che l&amp;#39;economia delle app è un settore decisamente profittevole, e che conviene investire nel mondo iOS. Così ha fatto Roberto Macina, co-founder e Ceo di Qurami, l&amp;#39;app che ha rivoluzionato il modo di fare la fila. &amp;laquo;Quando abbiamo iniziato la nostra avventura nel 2011 non era semplice spiegare che si poteva fare un business con una app, soprattutto a clienti grandi e strutturati, ora aziende come Enel, Trenitalia, Wind e altri sono nostri partner&amp;raquo;, dice al Giornale Roberto Macina. Qurami consente di prendere una sorta di numerino elettronico anche prima di entrare in banca, in comune e in altri posti dove c&amp;#39;è da fare una fila, avvisandoti prontamente quando sta per arrivare il proprio turno. Si tratta di un&amp;#39;idea semplice, ma dal grande impatto sulla qualità della vita, non a caso ora l&amp;#39;azienda capitanata da Macina pensa di allargare il business usando l&amp;#39;app per prenotare servizi locali come il parrucchiere o la lezione di yoga. &amp;laquo;Quando abbiamo iniziato il team era composto solo di tre persone, ora siamo in 15 e cresceremo ulteriormente perché le opportunità di mercato sono molto stimolanti e promettenti&amp;raquo;, sostiene ancora il trentenne imprenditore romano. Proprio quello dell&amp;#39;impego è un aspetto importante dell&amp;#39;app economy.Da quando Apple ha dato il via alla rivoluzione delle app, nel 2008, in Europa sono stati creati circa 1,4 milioni di posti, mentre in Italia si contano 264 mila sviluppatori registrati iOS e oltre 75.000 posti di lavoro sono attribuibili all&amp;#39;App Store. Una ricaduta importante sull&amp;#39;occupazione che risponde anche agli imperativi dell&amp;#39;era digitale, dove il lavoro orami te lo devi creare da solo, in modo dinamico e proattivo. Intanto è noto che Apple ha deciso di puntare sull&amp;#39;Italia pianificando a Napoli l&amp;#39;apertura del centro europeo per le app che potrebbe dare lavoro a circa 600 persone, con un interessante effetto volano sull&amp;#39;indotto.Occorre comunque ridimensionare l&amp;#39;entusiasmo ricordando che farsi largo nel mondo delle app non è cosa semplice. Basta vedere quante app abbiamo sul nostro smartphone e poi quante sono quelle che realmente utilizziamo, facendo quindi le debite proporzioni. Come sempre a fare la differenza sono le intuizioni geniali e il talento. Alcuni settori sono decisamente promettenti come quello dei videogame, ma la polarizzazione del business in poche mani è evidente, meglio allora puntare a ambiti emergenti come quello legato all&amp;#39;Internet delle cose o ai servizi alla persona.Le app di dating ad esempio sono in forte crescita e i recenti ingressi di Happn e Once dimostrano che c&amp;#39;è spazio per le novità, ma non mancano neanche i casi delle app di &amp;laquo;consigli personali&amp;raquo; come quelli che ad esempio elargisce Alessia Marcuzzi con la sua Pinella City, una vera e propria city guide realizzata dalla showgirl. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466837352-tiffany.jpg?itok=J-3xaCfE" /> <![CDATA[E ora l'europarlamento parla una lingua extracomunitaria]]> L&amp;#39;Europarlamento ha perso la lingua. Ma non se ne è ancora accorto. Perché la lingua parlata dagli euroburocrati è solo una: l&amp;#39;inglese. Certo, tutte le lingue dei Paesi membri della Ue sono ufficiali. Ma è una delle tante leggi che restano sulla carta: come è normale che sia, perché - fallito l&amp;#39;esperanto - la lingua delle lingue è diventata quella di Sua Maestà. E ora la Comunità Europea si trova nella imbarazzante condizione di parlare una lingua improvvisamente diventata &amp;laquo;extracomunitaria&amp;raquo;.Il collante, l&amp;#39;unica cartilagine che unisce le flotte di parlamentari che da ogni angolo dell&amp;#39;impero si accalcano a Bruxelles è la lingua inglese.Una beffa del destino. Perché è proprio rispondendo a un quesito in quella lingua che i cittadini britannici hanno detto &amp;laquo;bye bye&amp;raquo; e acceso la miccia di una bomba che potrebbe far collassare su se stesso l&amp;#39;intero edificio comunitario.La lingua della Regina Elisabetta è il primo idioma con cui ci parlano i siti istituzionali e anche quella dietro alla quale nascondono tutte le fregature più taglienti. &amp;laquo;Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell&amp;#39;unione economica e monetaria&amp;raquo; non per nulla è meglio conosciuto come Fiscal Compact. Breve ed ermetico anglismo, ottimo per i titoli di giornale e perfetto per confondere le acque dei cittadini. E infatti gli inglesi - ben conoscendo la lingua - hanno pensato di non sottoscriverlo. Sarà un caso?Intanto gli europapaveri - da ieri - si trovano a discutere, dibattere e decidere nella lingua del popolo che si è rivelato essere il loro peggior nemico. Un contrappasso dantesco nella lingua del Bardo. Un &amp;laquo;memento&amp;raquo; costante. Un promemoria perpetuo che ricorderà loro che, tutto sommato, da qualche parte nell&amp;#39;Europa intesa come espressione geografica, c&amp;#39;è qualcuno che ha avuto la forza (o la follia) di sbattere la porta in faccia all&amp;#39;Unione Europea. E che rischia di fare proseliti. È proprio il caso di dirlo: la lingua batte dove il dente duole. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466771670-getty-20160624115740-19689102.jpg?itok=jyimMw_H" /> <![CDATA[Ero sicuro che vincesse l'Inghilterra profonda]]> Flavio Briatore, che in Inghilterra vive da vent&amp;#39;anni, l&amp;#39;aveva detto cinque mesi fa senza incertezze: vinceranno i leave, il Regno Unito uscirà dall&amp;#39;Europa.Come faceva a essere così sicuro?&amp;laquo;Proprio sicuro non ero, ma convinto sì. Perché l&amp;#39;Inghilterra reale non è quella che hanno in mente gli italiani, cioè la City di Londra. L&amp;#39;Inghilterra è Manchester, è Oxford, sono i piccoli centri, le campagne. È il Nord del Paese dove la gente pensa che l&amp;#39;Europa è un posto pieno di regole, un gruppo di burocrati che ha trovato persino il modo di fissare la circonferenza delle ciliege&amp;raquo;.Eppure il Regno Unito era fino a ieri un membro storico del progetto comunitario.&amp;laquo;Erano europeisti ma fino a un certo punto. E comunque l&amp;#39;inglese medio vedeva un&amp;#39;Europa fatta dalla Francia, dall&amp;#39;Italia, dalla Spagna e da pochi altri. Invece adesso i commenti erano sempre più scontenti, abbiamo imbarcato tutti, la Grecia, persino i paesi ex sovietici. Una parte del malcontento nasce da lì. Molti inglesi, soprattutto delle classi medie e basse, sono convinti che l&amp;#39;Europa gli abbia portato in casa un sacco di gente pronta a rubargli il lavoro&amp;raquo;.Anche i sondaggisti hanno toppato, come se una certa Inghilterra fosse sconosciuta anche a loro.&amp;laquo;Ma no, fino a dieci giorni fa anche i sondaggi erano abbastanza concordi nel prevedere l&amp;#39;uscita, poi c&amp;#39;era stato l&amp;#39;assassinio della deputata che un po&amp;#39; emozionalmente ha spostato l&amp;#39;andamento dei sondaggi. Ma evidentemente l&amp;#39;emozione è durata poco&amp;raquo;.Quello che colpisce è l&amp;#39;impermeabilità dell&amp;#39;inglese medio agli appelli dell&amp;#39;intellighentia locale e internazionale.&amp;laquo;In realtà per tanti aspetti loro non erano e non si sentivano Europa, basti pensare che già adesso per entrare dovevi fare la fila e tirare fuori il passaporto. C&amp;#39;era già un distacco, un senso di estraneità. E l&amp;#39;Europa per loro era solo un costo enorme che dovevano sopportare per tenere a galla Paesi con economie fragili tipo la Grecia. Ma più ancor di questo era indigeribile l&amp;#39;idea di mantenere queste schiere di funzionari europei la cui unica occupazione è sfornare regole e regolettine tanto assurde quanto costose. E sulle cose importanti la convinzione diffusa è che a decidere tutto è la Germania&amp;raquo;.E quindi è scattata una forma di orgoglio nazionale verso lo strapotere tedesco?&amp;laquo;Sì, c&amp;#39;è stato anche questo. L&amp;#39;orgoglio nazionale da queste parti sanno ancora cos&amp;#39;è&amp;raquo;.Ma non si sono spaventati per le conseguenze dell&amp;#39;uscita? Eppure il quadro è stato dipinto a tinte assai fosche.&amp;laquo;Ma questo è un popolo coraggioso. Erano perfettamente consapevoli di quello che sarebbe accaduto, sia nell&amp;#39;immediato che nel lungo periodo, ma non si sono lasciati spaventare. Non è un caso che la Borsa di Londra sia, tra tutte le Borse europee, quella che dopo i risultati ha perso di meno. Certo, quando la Hsbc, che è la più grande banca del mondo, annuncia di lasciare Londra, fa impressione. Ma credo che fossero preparati. Sull&amp;#39;altro piatto della bilancia c&amp;#39;era l&amp;#39;insofferenza sempre maggiore verso la burocrazia dell&amp;#39;Unione e anche verso una certa globalizzazione: contro l&amp;#39;invasione non tanto degli immigrati poveri ma dei ricchi russi o arabi, che hanno colonizzato i quartieri residenziali di Londra facendo salire i prezzi alle stelle e costringendo gli abitanti a spostarsi in periferia&amp;raquo;.Il voto dimostra che lo scollamento tra classe politica e Paese reale non è un problema solo italiano.&amp;laquo;I politici anche qui non capiscono le esigenze della gente, hanno un loro dossier, vivono nel loro mondo, camminano su una moquette alta quattro centimetri e non capiscono che la gente per strada è incazzata&amp;raquo;.Nei pub di campagna oggi stanno festeggiando?&amp;laquo;Mica solo nei pub, e mica solo in campagna. Sta festeggiando il 51% degli inglesi&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/09/05/1409924119-briatore.jpg?itok=kOeUAeOx" /> <![CDATA[Il furbetto anti Europa che non molla i soldi del Parlamento Ue]]> Ha la faccia paciosa, le gote rosse e il sorriso a 36 denti. Le spara grosse, che più grosse sono più fanno rumore. Ma Nigel Farage non è un idiota, anzi. E nemmeno il leader di un partito di &amp;laquo;matti, svitati e razzisti&amp;raquo;, come lo definì David Cameron. Farage è furbo, molto furbo. E pure un po&amp;#39; furbetto.&amp;laquo;Il 23 giugno celebreremo il giorno della nostra indipendenza&amp;raquo;, gioisce dopo il referendum per cui tanto si è prodigato. E aggiunge: &amp;laquo;Abbiamo vinto senza sparare un colpo&amp;raquo;, caduta di stile clamorosa, dopo l&amp;#39;omicidio della deputata Jo Cox nemmeno dieci giorni fa per mano di un fanatico. Ma Farage è fatto così. Lui che da anni sfida l&amp;#39;establishment britannico ed europeo a forza di proclami. Lui che si definisce &amp;laquo;uomo del popolo&amp;raquo;, che spesso si fa fotografare al pub con un boccale di birra in mano. Lui che ha contribuito a fondare l&amp;#39;Ukip, il partito indipendentista britannico di cui è diventato leader. Ma lui, è lo stesso che occupa un comodo scranno al parlamento europeo dal 1999. Comodo e ben retribuito, s&amp;#39;intende. Tanto da ricandidarsi, venendo eletto, per quattro volte. E ben lieto di incassare ogni mese un cospicuo assegno, poco importa che questo sia in schifosissimi euro e non in meravigliose sterline. Lui lo incassa lo stesso. E a dimettersi da quell&amp;#39;istituzione che non riconosce, non ama e non rispetta, non ci pensa nemmeno. Anzi, ha anche assunto la moglie, tedesca (quindi straniera) come dipendente al parlamento europeo. &amp;laquo;Pecunia non olet&amp;raquo;, il denaro non puzza, dicevano i latini, e il buon Nigel lo sa benissimo.&amp;laquo;L&amp;#39;uomo del popolo&amp;raquo; in realtà ha studiato in una delle più prestigiose ed esclusive scuole private di Londra, il Dulwich College, per poi entrare in una società londinese di brokeraggio merci, attività che ha portato avanti fino al 2002. Ma del resto Farage è uomo dalle mille contraddizioni, volute e cercate, of course. Nel 2009, il settimanale politico The Observer riferì di una sua dichiarazione nella quale ammetteva che durante il suo mandato al Parlamento europeo ha ricevuto un totale di 2 milioni di sterline (quasi 2 milioni e mezzo di euro) per lo staff, i viaggi e altre spese. La replica? Promise che i membri dell&amp;#39;Ukip a Bruxelles avrebbero fornito i dettagli delle spese sostenute. Promessa mai mantenuta. Non è un &amp;laquo;politico nuovo&amp;raquo; ma un politicante di lungo corso. Uno di quelli che sulle promesse irrealizzabili punta forte. Nella sua campagna per il &amp;laquo;leave&amp;raquo;, ha tirato fuori una cifra enorme, 350 milioni di sterline, che a suo dire la Gran Bretagna verserebbe alla Ue ogni settimana. Cifra smentita ufficialmente. Ma lui ha insistito, anzi, rilanciato, promettendo che in caso di Brexit quei soldi sarebbero stati utilizzati per il servizio sanitario nazionale. Allettante. Peccato che il giorno dopo il voto si sia rimangiato in toto la parola dicendo che lui non aveva mai parlato di un impegno del genere, sebbene la frase fosse riportata a caratteri cubitali su tutti i volantini dell&amp;#39;Ukip.Il referendum doveva metterlo all&amp;#39;angolo ma lui, con una campagna appassionata e populista, alla fine, ha vinto. Difficilmente avrà un ruolo di responsabilità nei futuri quadri di potere inglesi. Ma ora può festeggiare. Nel suo amato pub, con fiumi di birra. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/11/1465632609-lapresse-20160608110553-19429554.jpg?itok=-cVdilKq" /> <![CDATA[L'ex sindaco di Londra che ora si prepara a diventare premier]]> Il giorno in cui ipoteca il suo ingresso glorioso a Downing Street è anche il giorno in cui esce di casa sommerso dai fischi. Non è leader da mezze misure, Boris Johnson. Lo si ama o lo si odia. E mentre gli inglesi alle urne decidono di sposare la sua linea pro-Brexit e lo incoronano indirettamente futuro possibile capo del governo, una folla di concittadini inferociti lo ricopre di buu. Perché in fondo, più di ogni altro, persino più del re degli euroscettici Nigel Farage, l&amp;#39;artefice della vittoria della Brexit è lui, il conservatore che ha deciso di sfidare apertamente l&amp;#39;amico-rivale, il primo ministro Cameron, ma soprattutto gli euroburocrati di Bruxelles.Il fronte pro-Europa lo ha ricordato più volte in questi giorni: Boris è l&amp;#39;uomo che più di tutti, e soprattutto in tempi non sospetti, ha preso a picconate l&amp;#39;Unione Europea. Ha cominciato a farlo quando era ancora &amp;laquo;solo&amp;raquo; corrispondente da Bruxelles per il Daily Telegraph, negli anni Novanta, ribaltando completamente la retorica fino ad allora usata sulle istituzioni europee, sfottendo con il suo sagace sarcasmo il pallino dell&amp;#39;Unione di regolamentare tutto, pure la misura delle banane.Il premier ha perso la sua più importante scommessa politica, Boris l&amp;#39;ha vinta. Come? Calamitando l&amp;#39;insofferenza degli inglesi e di una larga fetta del partito nei confronti di Bruxelles e poi, soprattutto, risvegliando l&amp;#39;orgoglio britannico senza necessariamente scivolare nei toni razzisti dell&amp;#39;Ukip di Nigel Farage (ma qualche pesante caduta di stile è toccata anche a lui, come quando ha definito l&amp;#39;Obama pro-Brexit un &amp;laquo;mezzo keniano&amp;raquo;). &amp;laquo;Possiamo ritrovare la nostra voce nel mondo. Potente, liberale, umana, con una forza straordinaria&amp;raquo; ha detto ieri dopo una campagna elettorale durissima. &amp;laquo;Il popolo britannico ha parlato per la democrazia&amp;raquo;.Spesso i toni sono stati esasperati, come quando ha paragonato il progetto europeo a quello della Germania nazista di Hitler. In realtà il nodo del suo discorso politico è sempre stato quello del ritorno alla sovranità nazionale. Basato su un concetto chiaro: &amp;laquo;Non siamo noi a essere cambiati, ma l&amp;#39;Unione Europea&amp;raquo;. E la Brexit che avrebbe potuto essere la sua &amp;laquo;tomba&amp;raquo; politica si è rivelata la sua più abile seppur azzardata scommessa. Da quando, infatti, ha lasciato la poltrona di sindaco di Londra per buttarsi nell&amp;#39;avventura referendaria, Johnson è esploso nei sondaggi. Rosicchiando di giorno in giorno consensi al leader e amico di gioventù Cameron.Ora che ha scalzato l&amp;#39;ex compagno di college da Downing Street esibisce il fair play di fine corsa, elogia il &amp;laquo;conservatorismo compassionevole&amp;raquo; introdotto dal primo ministro uscente e lo definisce &amp;laquo;uomo coraggioso e di principio&amp;raquo;. &amp;laquo;Il voto è stato giusto e inevitabile&amp;raquo; ha detto. Gli inglesi &amp;laquo;hanno deciso di votare per riprendere il controllo&amp;raquo;. Mentre lui ora con molta probabilità prenderà la guida del governo. E chissà che non istituirà l&amp;#39;Independence Day che gli ha regalato la gloria e le chiavi del potere. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/04/22/1461331833-boris-johnson.jpg?itok=rxjP7T6C" /> <![CDATA[Il Regno non è più unito, ora rischia la secessione]]> Londra - È deflagrata come una bomba, alle prime ore del giorno. Inattesa e devastante. Gli effetti sui mercati si sono visti subito. Così come sugli umori dei governanti di Bruxelles, indispettiti come non mai. I primi a sapere che l&amp;#39;effetto domino da venerdì è una spada di Damocle sul futuro, sempre più fragile, dell&amp;#39;Unione Europea. Ma l&amp;#39;impatto che la Brexit potrà avere sull&amp;#39;unità del Regno Unito rischia di essere altrettante devastante. Non erano trascorse neppure due ore dalla proclamazione del clamoroso divorzio che da nord del Vallo di Adriano già arrivavano le prime dichiarazioni d&amp;#39;orgoglio indipendentista. Più che annunci, avvertimenti minacciosi indirizzati alla nuova classe politica di Londra. &amp;laquo;Noi vogliamo restare in Europa - l&amp;#39;appello dell&amp;#39;ex Primo ministro Alex Salmond -, anche se questo non significa che vogliamo adottare l&amp;#39;euro&amp;raquo;. Fuori dall&amp;#39;eurozona, ma con accesso diretto al mercato unico. Esattamente come è stato fino a giovedì, Edimburgo non vuole cambiare. Sono i numeri a confermare la volontà scozzese, quel filotto di vittorie per il fronte &amp;laquo;Remain&amp;raquo; in tutte 32 le circoscrizioni della regione (68% di preferenze complessive). Un voto netto, anche se diluito da un&amp;#39;affluenza leggermente inferiore rispetto alla media nazionale. Colpa di un dibattito che da quelle parti è mancato a causa dell&amp;#39;omogeneità indistinguibile dei partiti compatti contro la Brexit, a cominciare dai nazionalisti scozzesi. Maggioranza a Holyrood (il parlamento scozzese), alla guida della regione con la leader Nicola Sturgeon. All&amp;#39;indomani della sconfitta nel referendum per l&amp;#39;indipendenza, il 18 settembre 2014, commentando l&amp;#39;avvicendamento con Salmond, il primo ministro aveva escluso un nuovo ricorso alle urne. La secessione non era più una priorità per la Scozia. Oggi, un nuovo referendum per l&amp;#39;indipendenza &amp;laquo;è sul tavolo, perché c&amp;#39;è stato un cambiamento significativo nelle circostanze&amp;raquo;. Preoccupata di &amp;laquo;trovare qualche meccanismo per preservare il rapporto con Bruxelles, Sturgeon ha già fissato anche un orizzonte temporale per il nuovo appuntamento referendario: 2 anni. Il tempo necessario a Londra per ridefinire i rapporti con l&amp;#39;Unione. Quando lo strappo si sarà consumato, gli scozzesi cercheranno di mettervi una pezza, costringendo il successore di Cameron a concedere un&amp;#39;altra consultazione popolare. Perché- aggiunge la premier, &amp;laquo;la Scozia ha consegnato un voto chiaro, senza equivoci, per la permanenza nella Ue&amp;raquo;. Così come l&amp;#39;Irlanda del Nord (56% per i pro-Europa), non a caso in esplicita controtendenza rispetto ad Inghilterra e Galles (pro-Brexit). In queste ore anche a Belfast regnano timori e malumori. Preoccupa il possibile ripristino delle frontiere tra nord e sud dell&amp;#39;isola dello Shamrock, abolito dall&amp;#39;intesa del Venerdì Santo che nel 1998 pose fine a decenni di guerra civile. A chiedere un referendum per l&amp;#39;unificazione irlandese è lo Sinn Fein, il partito repubblicano. Secondo alcuni analisti sarà proprio l&amp;#39;Irlanda del Nord a subire più duramente i contraccolpi economici di questo voto: ripudiare Londra per riabbracciare Dublino. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466836273-getty-20160625001714-19698969.jpg?itok=hyHS9-ZT" /> <![CDATA[Due anni per lasciare la Ue In mente il modello Oslo]]> Un grande shock, nessuno se l&amp;#39;aspettava. Anzi, negli ultimi giorni il fronte anti Brexit si era acceso d&amp;#39;entusiasmo vedendo i sondaggi invertire la tendenza. Ma il popolo britannico ha scelto di lasciare questa Unione europea, incaprettata dai burocrati e con regole che troppo spesso vanno contro gli interessi nazionali degli Stati membri. Una scelta coraggiosa quella del Regno Unito, ma anche una decisione che potrebbe avere ripercussioni non indifferenti sul suo domani oltre che sul futuro dell&amp;#39;Ue.Lo scenario è ancora incerto, le opzioni che Londra ha davanti sono diverse, però saranno comunque condizionate da Bruxelles. Nessuna guerra o strappo violento, i britannici hanno preso un&amp;#39;altra strada applicando semplicemente l&amp;#39;articolo 50 del Trattato di Lisbona che consente a ogni Stato membro di &amp;laquo;abbandonare&amp;raquo;. Non era mai successo, però, potrebbe accadere ancora, visto che da un po&amp;#39; di tempo ci sono altri Paesi che stanno manifestando apertamente la loro incompatibilità con le scelte di Bruxelles, come il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia). Che cosa dice l&amp;#39;articolo 50? Semplicemente che &amp;laquo;qualsiasi Stato membro può decidere, conformemente alla proprie norme costituzionali, di recedere dall&amp;#39;Unione&amp;raquo;. Ma la procedura non è così semplice e le future relazioni sono ancora tutte da definire. Il Trattato prevede, infatti, che &amp;laquo;lo Stato membro, che decide di recedere, notifica tale intenzione al Consiglio europeo (che si riunirà il 28 e 29 giugno a Bruxelles, ndr). Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio Europeo, l&amp;#39;Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tendendo conto del quadro delle future relazioni con l&amp;#39;Ue.Per Londra non sarà quindi una passeggiata. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato che lascia l&amp;#39;Unione dalla data di entrata in vigore dell&amp;#39;accordo di recesso, ma in caso non vi sia accordo, due anni dopo la notifica del recesso, salvo proroghe concordate tra lo Stato interessato e il Consiglio Europeo. Naturalmente i due anni stabiliscono solo le modalità di uscita dall&amp;#39;Ue e non per rinegoziare i rapporti, cosa che potrebbe richiedere anni. Quali potranno essere le nuove relazioni tra Londra e Bruxelles? Gli scenari immaginabili sono tre. Il primo è il modello &amp;laquo;norvegese&amp;raquo;, con Londra che rimane all&amp;#39;interno dell&amp;#39;Associazione europea di libero commercio (Efta) e negozia l&amp;#39;ingresso allo Spazio economico europeo (See), con una cooperazione estesa anche ad alcuni aspetti delle politiche di sicurezza. Per poterlo fare, però, Oslo ha garantito in cambio alla Ue il rispetto di quasi tutti i regolamenti europei, pur non avendo alcuna voce in capitolo nella loro stesura. Una condizione che difficilmente Londra accetterebbe dopo la bagarre sull&amp;#39;autonomia da Bruxelles. Tra l&amp;#39;altro, per poter aderire all&amp;#39;accordo See, l&amp;#39;Ue potrebbe porre la condizione della libera circolazione delle persone e se Londra accettasse, finirebbe per contraddire uno dei pilastri della Brexit. Ma se rifiutasse, le trattative con Bruxelles si complicherebbero. A questo punto rimarrebbero due strade. Una è il modello &amp;laquo;svizzero&amp;raquo;, con il Regno Unito che esce dalla See ma non dall&amp;#39;Efta, mantenendo gli accordi sul libero scambio di merci e persone ma con una sorta di &amp;laquo;passaporto finanziario&amp;raquo; per le banche. L&amp;#39;altra è la secessione totale, caldeggiata dai più intransigenti che suggeriscono di chiudere le relazioni con la Ue e di abolire tutte le tariffe sulle importazioni, prevedendo che il Pil possa crescere fino al 4%. Ciò significherebbe il ripristino dei controlli alle frontiere, per mettere un tetto all&amp;#39;immigrazione e i dazi doganali. Londra, comunque, è ben consapevole che la secessione dall&amp;#39;Ue è definitiva e che se un domani dovesse fare marcia indietro, sarebbe costretta a ripercorrere tutta la procedura di adesione come un qualsiasi nuovo Paese che richiedesse l&amp;#39;ingresso nell&amp;#39;Unione. Ma, storicamente, i britannici non sono inclini alle retromarce. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466836041-getty-20160624213604-19697682.jpg?itok=RKJrEGfo" /> <![CDATA[La Gran Bretagna si riscopre un'isola]]> La Gran Bretagna vota per lasciare l&amp;#39;Europa con il 51,9 per cento dei consensi alla Brexit e solo il 48,1 per il &amp;laquo;remain&amp;raquo;. E all&amp;#39;indomani della vittoria dei &amp;laquo;leave&amp;raquo; l&amp;#39;opinione pubblica britannica si sveglia nuovamente spezzata in due. C&amp;#39;è chi brinda, entusiasta di essersi lasciato l&amp;#39;Europa alle spalle e c&amp;#39;è si strappa i capelli perché in quest&amp;#39;Europa voleva continuare a starci nonostante tutto.Non è facile interpretare la mappa del voto per Brexit, decodificarne il significato, poiché nelle scelte dei singoli s&amp;#39;intrecciano storie, culture, motivazioni molto diverse. Le appartenenze geografiche contano in questo caso poiché delineano il sentimento di frustrazione di chi ha votato per andarsene, sentendosi abbandonato da una burocrazia europea che non si è mai occupato di lui. È il caso delle aree rurali e post-industriali delle città inglesi e gallesi del Nord, come Sheffield, le Midlands e Birmingham e delle cittadine del sud d&amp;#39;Inghilterra. Tra queste sono nove le aree che hanno decretato il trionfo di Brexit tra cui Boston, South Holland, Castle Point, Thurrock e Great Yarmouth, che hanno fatto registrare la percentuale più alta di euroscettici regalando a &amp;laquo;leave&amp;raquo; il 70 per cento dei voti. &amp;laquo;Remain&amp;raquo; invece ha vinto soprattutto a Londra, dove le relazioni con l&amp;#39;Europa appaiono più strette e in Scozia e Nord Irlanda. La percentuale più alta è stata rilevata a Gibilterra, dove la percentuale di votanti europeisti ha raggiunto il 95,9 per cento, seguita da altre zone londinesi come Lambeth e Hackney dove la percentuale si è attestata intorno al 75 per cento. Al 74 per cento sono arrivate invece le percentuali di Edimburgo e Belfast Occidentale.Ma dietro le cifre ci sono le persone e queste cifre indicano molto altro. Dicono per esempio che esiste una disconnessione netta tra la capitale e le zone agricole e rurali del Paese. &amp;laquo;Per gli abitanti di queste zone - spiega il corrispondente della Bbc Danny Savage - non si è trattato soltanto di un voto sull&amp;#39;Europa, ma di un voto sulla classe elitaria metropolitana che ordinava quello che dovevano fare. E loro si sono ribellati&amp;raquo;. Per gli agricoltori del sud-ovest d&amp;#39;Inghilterra, non dipendere più dalla burocrazia di Bruxelles è un sollievo poiché si spera che d&amp;#39;ora in poi ci si relazionerà con il mondo, non con un piccolo club e scomparirà il labirinto di regole che sosteneva aziende inefficienti. Ma non in tutte le aree le opinioni sono uniformi. Nella maggioramza del Paese, questo referendum ha diviso le famiglie. A Birmingham &amp;laquo;leave&amp;raquo; ha vinto ma soltanto per 3800 voti e le reazioni della gente passano dall&amp;#39;entusiasmo al malcontento all&amp;#39;incredulità.&amp;laquo;Siamo abbastanza forti, coraggiosi e bravi da poter andare la fuori e mostrare al mondo di che pasta sia o fatti&amp;raquo;, racconta alla Bbc Lisa che lavora in una banca. Ma Sam, che opera nel campo del reclutamento di personale, non è affatto convinto che tutto sarà così facile e teme un&amp;#39;enorme recessione. Poi ci sono i giovani, gli adolescenti, quelli nati in famiglie miste. Loro hanno votato in massa per rimanere. E adesso la rete è invasa da migliaia di post in cui i ragazzi si scagliano contro Brexit. &amp;laquo;Non nel mio nome&amp;raquo; e &amp;laquo;Che cosa abbiamo fatto&amp;raquo; sono le frasi chiave, il comune denominatore dei commenti dei più giovani che dall&amp;#39;uscita dall&amp;#39;Europa si sentono pesantemente danneggiati. &amp;laquo;E adesso come farò ad andare a studiare all&amp;#39;estero, dove troverò lavoro?&amp;raquo;, si chiedono in tantissimi.E quello che non va giù è che a decidere la vittoria sia stata una percentuale così bassa di votanti, tanto che una petizione per chiedere un secondo referendum ha raggiunto le 100mila firme nel giro di poche ore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466759308-mappauk.jpg?itok=BKmSFZgC" /> <![CDATA[Brexit, come sfruttare l'uragano]]> Come temuto dagli analisti finanziari, la materializzazione della Brexit ha scatenato un&amp;#39;ondata di vendite che ha investito tutti i principali mercati finanziari: da quelli valutari a quelli azionari, passando per quelli obbligazionari e quelli delle materie prime. Grazie anche all&amp;#39;intervento della Bce, le ripercussioni sui titoli di Stato italiani sono state invece relativamente contenute: il tasso dei Btp decennali si è mosso da 1,32% a 1,5%. In ogni caso, se il risparmiatore ha regolarmente effettuato il &amp;laquo;tagliando&amp;raquo; al portafoglio in vista del referendum britannico con il proprio consulente di fiducia, può restare relativamente tranquillo. Ovviamente può sempre consultarsi con il professionista degli investimenti per valutare insieme eventuali aggiustamenti di portafoglio (da effetturare solo se realmente necessari).Per chi continua a prediligere gli investimenti fai-da-te, ecco invece una guida per orientarsi in Borsa dopo l&amp;#39;uscita della Gran Bretagna. Con molti consigli pratici per guadagnare con le azioni, le obbligazioni e sfruttare lo scossone della sterlina nel mercato dei cambi. Con l&amp;#39;accortezza, però, di mantenere i nervi saldi, perché nelle prossime settimane il saliscendi di Borsa si prospetta molto pronunciato. Consigliato quindi avere in portafoglio un po&amp;#39; di oro.Ok farmaceutici e servizi. E coi Pac si rischia menoÈ possibile vendere tutto e aspettare un ritorno alla calma in Borsa. Questo, però significa contabilizzare le perdite causate dal crollo di ieri e aspettare mesi prima di reinvestire, con in più il rischio di farlo a prezzi superiori a quelli di uscita. Vale quindi la regola d&amp;#39;oro che in Borsa guadagna chi mantiene i nervi saldi; vista la situazione molto tesa è però opportuno fissare da subito qual è il livello di perdita massima che si è disposti ad accettare sul fronte azionario (di norma il 15-20%). Raggiunta il quale vendere in ogni caso, così da essere certi di disporre, per esempio, del denaro minimo indispensabile per un acquisto programmato. Diverso tuttavia il consiglio per quanti hanno liquidità da investire: secondo gli esperti i livelli degli indici Stoxx 600 (Europa) sotto 280 punti, dell&amp;#39;Eurostoxx (zona euro) sotto i 270 punti e dell&amp;#39;S&amp;amp;P500 (Stati Uniti) inferiore a 1.900 punti rappresentano infatti dei buoni livelli di ingresso. Con l&amp;#39;accortezza però di comperare in modo frazionato, magari tramite i &amp;laquo;piani di accumulo&amp;raquo;, così da mediare il prezzo di acquisto.Per quanto riguarda le aree geografiche, nel breve meglio Wall Street, che dovrebbe perdere meno rispetto alle altre Borse. Se l&amp;#39;Europa arriverà però cedere il 15-20%, allora si potrà rientrare nelle piazze europee a prezzi scontati. Quanto ai settori, le azioni di banche e assicurazioni continueranno a soffrire in modo amplificato rispetto a quelle dei servizi (utilities, gas, autostrade), ai farmaceutici e a quelli legati alle esportazioni in Asia e Usa. In un secondo tempo, le banche più solide potrebbero rappresentare un&amp;#39;interessante occasione di acquisto. Stesso discorso per gli industriali meno esposti al mercato britannico.La Bce protegge i Btp. Focus sui bond societariL&amp;#39;effetto Brexit sui bond è mitigato dalla Bce, grazie al suo programma di acquisto di obbligazioni di alta qualità. Ne deriva che chi ha titoli di Stato italiani o della zona euro può tenerli in portafoglio; si prefigurano inoltre interessanti opportunità tra le obbligazioni societarie: sia quelle con rating intermedio (cioè tra &amp;laquo;BBB&amp;raquo; e &amp;laquo;BB&amp;raquo;) sia quelle ad alto rendimento (high yield). Meglio però evitare i singoli emittenti. È infatti consigliabile sottoscrivere fondi o Etf specializzati, che garantiscono la massima diversificazione e la migliore liquidabilità dell&amp;#39;investimento. Altrettanto interessanti restano i bond legati all&amp;#39;inflazione, che scontano un rialzo blando dei prezzi al consumo per i prossimi trimestri: è infatti sufficiente che il costo della vita tenda ad accelerare oltre l&amp;#39;1-1,50%, previsto per il prossimo anno, per portare a casa interessanti extra rendimenti. In ottica di diversificazione, va inoltre valutata una quota di obbligazioni in dollari Usa con scadenza a 3-5 anni (sempre tramite un Etf), che consentono di beneficiare della forza del dollaro e di non risentire di eventuali rialzi dei tassi americani. Meglio invece vendere eventuali titoli in sterline già in portafoglio (destinate a deprezzarsi ancora e a essere oggetto di speculazione).Per quanto riguarda i Paesi emergenti occorre infine distinguere tra quelli i bond valuta locale e quelli in dollari. Per i primi è meglio alleggerire le posizioni (potrebbero soffrire della svalutazione delle divise) mentre si possono mantenere in portafoglio i bond in dollari, che rendono in media il 5,5% e soffriranno di meno. In ogni caso, questo investimento va fatto tramite fondi ed Etf che assicurano la massima diversificazione.Il dollaro torna sul trono. Bene corone e franchiIl dollaro è tornato ad essere la vera valuta rifugio. Infatti, sebbene ieri le divise che si sono apprezzate di più in assoluto siano state lo yen giapponese (+6% sull&amp;#39;euro e +3% sul dollaro Usa) e il franco svizzero (+1% sull&amp;#39;euro), è anche vero che le banche centrali di Tokyo e di Berna si sono già attivate (e lo faranno con maggiore forza nei prossimi giorni) per evitare che le rispettive valute nazionali si apprezzino eccessivamente. Il dollaro, invece, continuerà ad essere acquistato anche se la Federal Reserve americana dovesse decidere di non alzare i tassi. Secondo diverse case d&amp;#39;investimento, il cambio euro-dollaro (intorno a 1,10 la chiusura di ieri) potrebbe portarsi a 1,05 e, nel caso di rialzo dei tassi Usa, fino alla parità. Il consiglio è quindi utilizzare gli Etf e i fondi monetari area dollaro e gli Etf o i fondi obbligazionari a breve termine (1-3 anni di scadenza), questi ultimi offrire un piccolo rendimento. Conviene poi restare alla larga dalle divise legate alle materie prime (rublo russo, dollaro australiano, dollaro canadese) in quanto è probabile che le commodity perdano terreno nelle prossime settimane. Chi avesse un fondo o un Etf monetario in valute emergenti può tenerlo, ma a patto di lasciarlo in portafoglio per almeno tre anni: nei prossimi mesi, infatti, le oscillazioni dei cambi relativi alle divise dei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere accentuate. Ovviamente meglio evitare la sterlina che, oltre a possibili ulteriori svalutazioni, sarà oggetto di speculazioni. Gli esperti consigliano di allocare tra il 10% e il 20% del portafoglio in divise estere puntando la metà in dollari Usa, e l&amp;#39;altra metà frazionata in corone norvegesi, corone svedesi, renminbi cinesi e franchi svizzeri.L&amp;#39;oro punta a quota 1.500 e tiene a bada la volatilitàLe quotazioni dell&amp;#39;oro ieri sono salite di oltre il 5% alla notizia della Brexit che ha spaventato gli investitori spingendoli verso i beni rifugio. Un allungo che si aggiunge all&amp;#39;ottima performance che il metallo giallo aveva già registrato da inizio anno: gli etf specializzati sull&amp;#39;oro quotati in Piazza Affari segnavano già un guadagno del 13,5%, che ora tocca il 19%. Secondo gli analisti le quotazioni potrebbero salire nelle prossime settimane fino a 1.400 dollari l&amp;#39;oncia, cioè di un altro 5% e, in caso di turbolenze sui mercati prolungate, spingersi in area 1.500 dollari. Per contro, in caso di rientro delle preoccupazioni post Brexit, a fronte di un potenziale calo delle quotazioni (che potrebbe riportare l&amp;#39;oro sotto 1.300 dollari), subentrerebbero altri fattori di supporto al metallo giallo. In primis è possibile un aumento della domanda da parte dei Paesi in via di sviluppo (soprattutto India e Cina, che in questi mesi hanno invece richiesto meno metallo giallo). In secondo luogo le banche centrali, anche per irrobustire le proprie riserve, provvederanno a incrementare la domanda di oro fisico. In terzo luogo, le statistiche dei primi cinque mesi di quest&amp;#39;anno evidenziano che gli acquisti sugli Etf specializzati sull&amp;#39;oro sono stati mossi solo da pochi investitori: la presenza di Etf in oro resta infatti ancora poco diffusa nei portafogli dei grandi investitori internazionali che, soprattutto dopo queste turbolenze, dovrebbero alimentare flussi consistenti di acquisto. Dato che il bund decennale tedesco che ha un rendimento negativo, l&amp;#39;oro si candida ad essere una effettiva alternativa come bene rifugio di lungo periodo: in quest&amp;#39;ottica, gli specialisti di portafoglio suggeriscono di dedicare una quota stabile del 5% all&amp;#39;oro <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466835112-lapresse-20160624113237-19688677.jpg?itok=f7HtoxPJ" /> <![CDATA[Tra qualche anno capiremo che la Brexit è un'occasione]]> Ennio Doris, patron di un colosso del risparmio gestito come Mediolanum: è stato sorpreso dalla Brexit?&amp;laquo;No perché la differenza tra i due fronti del sì e del no era percentualmente troppo bassa per dare certezze. Semplicemente, negli ultimi giorni sembrava che il terribile assassinio della deputata laburista potesse modificare l&amp;#39;esito. In realtà ha influito, ma molto meno di quello che ci aspettava&amp;raquo;.Come vi eravate preparati? &amp;laquo;Come al solito: noi abbiamo con i clienti una strategia di investimento di lungo termine, nella quale ogni fluttuazione dei mercati, più o meno violenta, viene assorbita e, anzi, diventa un&amp;#39;opportunità. Così facciamo in modo che i fatti imprevisti come questo siano già contenuti nelle soluzioni che proponiamo&amp;raquo;.Lungo termine?&amp;laquo;Warren Buffet ripete due cose. La prima è: Non chiedetemi come sarà il mercato tra un giorno o tra un anno. Non lo so né lo sanno altri. Ma chiedetemi come sarà tra 10 o 20 anni e vi risponderò che sarà molto più alto di oggi&amp;raquo;.E la seconda?&amp;laquo;È che le fluttuazioni non sono nemici da combattere, ma opportunità che ci vengono offerte. E io sono al 100% d&amp;#39;accordo con Buffet, mi sono sempre mosso così, e chi mi ha seguito ne ha beneficiato&amp;raquo;.Quindi è una fortuna?&amp;laquo;Tra qualche anno si dimostrerà un&amp;#39;occasione che andava assolutamente colta&amp;raquo;.Veniamo a oggi. Quanto è grave la Brexit?&amp;laquo;Meno di quel che sembra. In questo referendum hanno esagerato tutti. Ma visto che ha vinto il sì, prendiamo quelli che dicevano no: tanti autorevoli politici ed economisti hanno fatto stime catastrofiche sull&amp;#39;economia dell&amp;#39;Inghilterra. Allora guardiamo le previsioni fatte quando il Regno Unito decise di stare fuori dall&amp;#39;euro. Si diceva che sarebbe nata un&amp;#39;area commerciale molto più grande della sterlina e tutti avrebbero investito lì, lasciando la Gran Bretagna. Si diceva anche che Londra avrebbe perso il primato sui mercati finanziari. Cosa è successo? Esattamente il contrario. Allora io dico che non solo le dichiarazioni sulle conseguenze della Brexit erano esagerate, ma che erano anche, in grandissima parte, sbagliate&amp;raquo;.Tanto rumore per nulla?&amp;laquo;Intanto ora non succede niente: si aprono negoziati sui nuovi trattati con la Ue che possono durare due anni. E se non si raggiungono gli accordi, le due parti possono proseguire oltre. Ma secondo lei come potrà finire?&amp;raquo;.Dica lei.&amp;laquo;Allora: la Gran Breategna ha la bilancia commerciale in rosso, cioè importa più di quanto esporta. E il suo bacino principale per le importazioni è la Ue. E chi è il maggiore esportatore in Inghilterra? La Germania. Quanto? Quasi 100 miliardi di euro. Le sembra plausibile che le Germania chiuda i ponti? Gli esportatori tedeschi non lo permetterebbero mai. Mentre la soluzione c&amp;#39;è già&amp;raquo;.Ci dica la soluzione.&amp;laquo;È il modello Norvegia, Paese già oggi fuori da Ue e da euro, che però ha una serie di trattati con Bruxelles. Questo sarà il nuovo modello per i Paesi europei che non vogliono la Ue&amp;raquo;.Ci sarà un effetto contagio?&amp;laquo;Ecco, questo è il vero problema. Altri Paesi potrebbero muoversi presto. Perché è evidente che nella costruzione di questa Europa qualcosa non va: la Ue a guida tedesca ha imposto la politica del rigore, soprattutto ai paesi del Sud, perché andava bene al modello tedesco, con pochi disoccupati e molto export. Dopo il crac di Lehman Brothers gli Usa hanno reagito con politiche espansive mai viste. Oggi hanno il debito al 110% del Pil, ma la disoccupazione Usa è la metà di quella Ue. Qui abbiamo fatto attenzione ai deficit, agli zero virgola, e non al lavoro, non all&amp;#39;economia reale; non abbiamo fato politica di sviluppo, preoccupati solo del debito&amp;raquo;.Cambierà qualcosa?&amp;laquo;Vedremo: da questo punto di vista la Brexit può essere un colpo allo stomaco di Bruxelles perché cambi il modo di procedere. All&amp;#39;interno della Ue e dentro l&amp;#39;euro ci sono situazioni economiche diverse da quella tedesca. Allora l&amp;#39;Europa dovrà mediare di più ed essere più attenta. Se lo farà, la Brexit, sarà servita a qualcosa. Viceversa il contagio sarà sempre più forte&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/11/24/1448350326-doris.jpg?itok=GVexNKbL" /> <![CDATA[Brexit, la sconfitta dei predicatori di sventura]]> Hanno spinto il vascello nella direzione del Remain. Hanno provato a disintegrare le ragioni dei pro Brexit. Hanno sciorinato la loro verità sugli effetti di un&amp;#39;uscita dall&amp;#39;Unione Europea ergendosi a saccenti veggenti. Hanno giocato una partita che non era la loro. Dall&amp;#39;esterno hanno sperato che il vascello britannico non avesse il vento in poppa per uscire dall&amp;#39;Europa. Invece hanno perso. Più di tutti quegli elettori del Regno Unito che hanno combattuto nel recinto della loro democrazia e che hanno visto le loro ragioni soccombere. Loro hanno perso davvero proprio perché si sono ostinati a giocare una partita in cui erano solo spettatori. Il vascello insomma non era di loro proprietà. E la loro ingerenza è stata travolta dallo tsunami della sovranità popolare. Nel Regno Unito ha vinto la democrazia. Quelli che hanno perso sono coloro che appartengono allo stesso establishment politico-economico-burocratico che i sostenitori della Brexit volevano sconfiggere.Dal Fondo Monetario Internazionale di Christine Lagarde alla Bce di Mario Draghi. Dal premier italiano Matteo Renzi (che ha parlato di uno scenario terribile per la Gran Bretagna) alla presidente della Camera Laura Boldrini (che ha auspicato più volte che prevalga il senso di responsabilità, come se il 51,9% dei britannici fossero tutti irresponsabili) passando per il ministro dell&amp;#39;Economia Pier Carlo Padoan (che ha sentenziato che ci sarà uno choc geopolitico mondiale) per la cancelliera Angela Merkel seguita a ruota dal presidente francese Francois Hollande, da quello americano Barack Obama; dal presidente Mattarella, dall&amp;#39;ex presidente Napolitano, da Monti alla Camusso e via dicendo. È la lista dei detrattori, degli allarmisti, degli allergici alla democrazia altrui: quelli che da mesi in coro hanno prospettato la catastrofe o hanno confidato nello status quo. Quelli che sono entrati a gamba tesa nelle scelte di un altro paese per proteggere la sostenibilità e la sopravvivenza di un organismo astratto, di un&amp;#39;entità immobile e distante dal popolo. Che prima di essere europeo, è un popolo nazionale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466759332-lapresse-20160622212623-19668190.jpg?itok=ejSVskaK" /> <![CDATA[È morta Miss Mondo 2014: aveva un cancro al cervello]]> Un terribile cancro al cervello le ha spezzato la vita a 22 anni: Miss mondo Nicaragua 2014 è morta dopo una dura lotta.La malattia è stata più forte di lei. Yumara Lopez, Miss mondo Nicaragua del 2014 è morta a causa di un astrocitoma al secondo stadio, un terribile cancro al cervello. La bellissima modella aveva scoperto di essere malata soltanto due anni fa proprio durante le selezioni per il concorso di bellezza. La malattia non l&amp;#39;ha scoraggiata e lei è andata avanti con le sfilate e le selezioni. E dopo una trafila di concorsi ce l&amp;#39;ha fatta: nel 2014 ha vinto il tanto ambito titolo.Come riporta Leggo.it, all&amp;#39;annuncio della sua morte, fan, seguaci e anche il direttore del concorso Miss Mondo hanno espresso il loro dolore per la scomparsa. I funerali della ragazza si sono tenuti ieri in modo molto riservato e dopo le esequie il corpo è stato cremato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466773413-12961138-488912837973357-6485239177297626306-o.jpg?itok=6WnQN2Yo" /> <![CDATA[Morata saluta tutti: La Juventus sarà sempre nel mio cuore]]> Il Real Madrid ha fatto valere il diritto di recompra su Alvaro Morata. Il club di Florentino Perez verserà nelle casse della Juventus i 30 milioni di euro stabiliti. Il classe 92 si sta ben comportando agli Europei con la maglia della Spagna ed è anche il capocannoniere della competizione con 3 reti al pari di un altro calciatore del Real: Gareth Bale. Morata, però, è un ragazzo riconoscente e ha voluto scrivere una lettera per ringraziare società e tifosi bianconeri. Ecco il testo integrale tratto dal sito ufficiale della Juventus:Ciao a tutti.Non è facile per me scrivere questa lettera. In primis voglio ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me, che hanno puntato su di me e che mi hanno trattato benissimo affinché io fossi felice alla Juventus e a Torino.Grazie al presidente Andrea Agnelli, a Pavel Nedved, John Elkan, Giuseppe Marotta, Matteo Fabris e, soprattutto, a Fabio Paratici e Javier Ribalta&amp;hellip; Grazie a tutte le persone che lavorano per questa grandissima società che è la Juventus. Magazzinieri, fisioterapisti, dottori, corpo di sicurezza, cuochi&amp;hellip; Insomma grazie a tutti coloro che fanno parte della Juve.Grazie ovviamente a tutti i tifosi juventini di tutto il mondo per il grande sostegno e l&amp;rsquo;affetto incondizionato che non mi hanno fatto mai mancare. Grazie all&amp;rsquo;allenatore per la fiducia riposta in me e per avermi fatto diventare un calciatore migliore, ai capitani per prendersi cura di me con tanta dedizione e ai miei compagni di squadra per tutti gli incredibili giorni passati con loro, perché è stato spettacolare vincere con loro.Rimango segnato da questa società, dalla sua storia e da tutti voi. Ovunque mi troverò mi sentirò sempre uno juventino e potrò dire orgoglioso e ad alta voce che ho indossato la maglia della Juventus e di essere stato campione con questa squadra.Grazie ancora una volta a tutti per avermi permesso di formar parte di questa famiglia.Con tutto il mio affettoÁlvaro Morata. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466769847-morata.jpg?itok=Pk_TKRan" /> <![CDATA[Nel team elettorale il cognato spacciatore: bufera sulla consigliera islamica del Pd]]> Lo scorso 11 giugno, in piena campagna elettorale, il consigliere di Milano Popolare, Matteo Forte, chiedeva chiarimenti a Beppe Sala sull&amp;rsquo;eventuale moschea da costruire a Milano: &amp;quot;Ognuno è libero di parlare con chi vuole &amp;ndash; E Sala è libero di chiedere voti a chiunque, soprattutto a liberi cittadini incensurati che hanno il diritto di appartenere alle più diverse fedi. Ma ci sono domande fondamentali a cui dovrebbe rispondere&amp;quot;. &amp;quot;Quando dice che a Milano una moschea si farà, ne ha in mente una finanziata coi milioni del Qatar raccolti dall&amp;rsquo;Ucoii? È sicuro che questo privilegi un islam italiano?&amp;quot;. Forte si esprimeva giustamente su &amp;ldquo;liberi cittadini incensurati&amp;rdquo;, ma la pagina Facebook Stop Muslim Brotherhood in Italia questa mattina portava alla luce un fatto molto grave.Il cognato di Sumaya Abdel Qader, la candidata con Sala alle amministrative, Issam Kabakebbji, nel gennaio 2008 veniva arrestato dalla polizia milanese con l&amp;rsquo;accusa di coltivare e spacciare marijuana. Issam è figlio del presidente del Caim e del Waqf al- Islami, Maher Kabakebbji.Nonostante la difficoltà nel reperire informazioni sulla vicenda, la notizia viene confermata da un articolo del Corriere della Sera, datato 31 gennaio 2008, dal titolo &amp;quot;Le tecniche apprese attraverso Internet. Coltiva marijuana con lampada abbronzante. Uno studente italiano di origini siriane, Issam Kabakebbji, spacciava erba che cresceva nella serra casalinga&amp;quot;. Il pezzo è riportato qui sotto: &amp;quot;Issam Kabalebbji, 28 anni, italiano di origini siriane, studente di economia all&amp;rsquo;università Bicocca, invece di approfondire le teorie di Keynes o di Samuelson, preferiva investire il suo tempo (e il suo talento) in un&amp;rsquo;altra direzione: come coltivare in casa la miglior marijuana di Milano. Tanti sforzi e tanti studi (specie spulciando internet sino a notte fonda) sono andati in fumo (si fa per dire) quando martedì, allorquando si trovava a Verona, ha ricevuto una telefonata: &amp;#39;C&amp;rsquo;è un allagamento nel piano sottostante casa sua. Venga immediatamente perché abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco&amp;#39;. Una scusa bella e buona inventata dal commissario Angelo Murtas, del commissariato Città-Studi, per farlo tornare. Al rientro in via Malpighi 8, lo studente è stato arrestato e posto ai domiciliari. In casa (un appartamento di 6 stanze condiviso con fotomodelli e studenti) i poliziotti hanno trovato un porta-abito portatile allestito come una vera e propria serra provvisto di impianto di climatizzazione e aspirazione e filtro contro gli odori. E anche con una lampada Uva. Il tutto per far crescere delle piante di 70 centimetri di marijuana&amp;quot;.Dunque una vera e propria coltivazione di marijuana, ingegnosamente ideata in casa propria e con chiari fini.La notizia trovava ulteriore conferma sul sito &amp;quot;Informare per Resistere&amp;quot; dove vengono pubblicate le foto della serra casalinga e della &amp;quot;segnaletica&amp;quot; di Kabakebbji Issam.Di per sè nulla di grave, la colpa dei parenti non deve ricadere sui familiari, su questo non ci piove.Il discorso cambia però nel momento in cui tali personaggi vengono coinvolti nella campagna elettorale e a quanto pare così è, visto che è la stessa Sumaya in un post del 20 giugno, dopo essere stata eletta, a ringraziare il suo team e tra i nomi citati c&amp;rsquo;è proprio Issam Kabakebbji che ora si occupa di comunicazione, marketing e social network. Issam era noto in ambiente Pd visto che si era mobilitato molto a favore dell&amp;rsquo;assessore Pierfrancesco Majorino, alle primarie del 6-7 febbraio, come mostrano i numerosi screenshot sul suo profilo Facebook (guarda la gallery).[[gallery 1275661]]In un&amp;rsquo;altra foto Issam compare assieme a Tarek al-Swaidan, il predicatore al quale è stato recentemente vietato l&amp;rsquo;ingresso in Italia per radicalismo. Al-Swaidan era stato fotografato anche con Sameh Meligy, inizialmente candidato col Pd ma poi ritirato a causa di ciò.Il fatto che è emerso oggi è molto grave e a questo punto il Pd e Sumaya Abdel Qader devono serie spiegazioni ai propri elettori e ai milanesi tutti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/15/1465974160-sumaya-abdel-qader.jpg?itok=LmoY6pqy" /> <![CDATA[Wimbledon vs Europei: le wags del tennis sono da urlo]]> In tempo di Europei le wags hanno fatto impazzire tutti gli italiani con le loro curve strepitose: ma per i media inglesi le vere wags sono quelle del tennis.Così uno sport per noi considerato secondario ruba la scena al calcio. Nello stesso periodo degli Europei a Wimbledon si giocano le partite più importanti di tennis. Così le mogli e fidanzate degli atleti vanno a tifare sugli spalti. E come le wags del calcio, anche loro incatano con le loro forme strepitose. Immediatamente i tabloid inglesi le hanno immortalate in scatti hot e li hanno pubblicati rendendole delle vere dive.Così a pochi giorni dal via del torneo 2016 tutti gli occhi sono puntati sugli account instagram delle favorite. In pole position c&amp;#39;è Ester Satorova, che sarà anche fidanzata &amp;quot;solo&amp;quot; con il numero 9 al mondo ma è una modella molto famosa con una vita decisamente &amp;quot;Wags-Style&amp;quot;. Segue a ruota Jelena Djokovic, nota tanto per i suoi look griffatissimi che per le sue capacità da imprenditrice. Poi c&amp;#39;è Nicole Scherzinger, ex Pussycat Doll, modella, giudice di X factor e amante degli uomini più giovani. A 37 anni, dopo il pilota di F1 Lewis Hamilton ora fa coppia con Grigor Dimitrov, seduttore 25 enne dei campi da tennis. Eccole insieme ad altre &amp;quot;colleghe&amp;quot; di spalti nei loro look e post più seguiti. (Guarda le foto)[[gallery 1275562]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466753774-ester-satorova-04.jpg?itok=wW4pvLr5" /> <![CDATA[Gli uomini che aiutano nei lavori domestici fanno più sesso]]> Udite udite signore e signori: le coppie che si spartiscono equamente i lavori domestici fanno più sesso di quelle che invece sono assolutamente sessiste.Alcune parti di questo studio sono state pubblicate in anteprima sull&amp;#39;Independent. La ricerca completa uscirà tra qualche giorno sul &amp;quot;Journal of Marriage and Family&amp;quot;. Gli esperti in materia hanno analizzato i dati sulla soddisfazione coniugale e hanno scoperto che chi divide il lavoro domestico fa sesso di media quasi 7 volte al mese contro le 5 volte di chi non distribuisce equamente i compiti in casa.La distribuzione sbilanciata è sempre a scapito dell&amp;rsquo;elemento femminile della coppia. Cosa si intende però per lavoro domestico? Preparare e cucinare i pasti, lavare i piatti e i panni, pulire la casa, fare la spesa, insomma tutte quelle cose che è necessario fare se si vuole vivere in una casa minimamnete in ordine.La ricerca rivela inoltre che fanno più sesso le coppie che dividono i compiti non in base agli stereotipi di genere, tipo cucina e pulizia alle donne e lavori &amp;quot;duri&amp;quot; agli uomini, ma si aiutano in tutto e per tutto. La professoressa dell&amp;#39;Università di Cronell ha spiegato che &amp;quot;le coppie contemporanee che aderiscono ad una equa divisione del lavoro sono le uniche che mostrano un aumento nella frequenza sessuale&amp;quot;. &amp;quot;Il desiderio nella coppia non viene alimentato dalle disuguaglianza ma dall&amp;#39;ugualianza e dalla voglia di aiutarsi. Solo le coppie che condividono anche i mestieri in casa fanno molto sesso - ha concluso l&amp;#39;esperta. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/13/1465825429-sex.jpg?itok=OFXdtrP-" /> <![CDATA[Nuova star in casa Bruni: il figlio è uno youtuber con migliaia di iscritti]]> Divenuto famoso per le scampagnate in compagnia della madre e dell&amp;#39;ex premier francese Nicolas Sarkozy, Aurélien Enthoven è il figlio che Carla Bruni ha avuto dalla relazione col filosofo francese Raphaël Enthoven. Il giovanotto, che quest&amp;#39;anno compirà 15 anni, ha le idee chiare riguardo al suo futuro: vuole diventare paleontologo. E sulla scia di questa grande passione, ha aperto un canale You Tube di divulgazione scientifica, &amp;quot;Motorsport Gigantoraptor&amp;quot;.Con più di 20mila iscritti e in collaborazione con l&amp;#39;amico Julien, Aurélien spiega con humour ed una grafica intuitiva temi scientifici complessi: dalla teoria degli equilibri punteggiati all&amp;#39;evoluzione della specie. Il canale, lanciato 3 anni fa, proponeva di trattare i temi preferiti dai due ragazzini: la paleontologia per Aurélien e le auto tedesche per Julien. L&amp;#39;esperimento web si è poi trasformato nel tempo in &amp;quot;Motorsport Gigantoraptor&amp;quot;, che adesso si concentra perlopiù su argomenti scientifici.&amp;quot;È un ragazzo incredibile&amp;quot;, ha commentato orgogliosa la nonna, Marisa Bruni Tedeschi al magazine francese Gala: &amp;quot;È appassionato di paleontologia e sul suo canale di You Tube parla di tematiche molto interessanti: dall&amp;#39;evoluzione dell&amp;#39;uomo a quella degli animali&amp;quot;.Al ritmo di un video alla settimana, Aurélien conta sull&amp;#39;aiuto del padre, che gli corregge e controlla tutti i testi. Il suo compagno di avventura Julien, invece, si occupa del disegno, delle introduzioni e del montaggio. &amp;quot;Ma i video e i testi sono miei&amp;quot;, ha confidato alla revista francese L&amp;#39;Express.Per festeggiare il superamento della soglia dei 20mila iscritti al canale, Aurélien e Julien hanno registrato un video in cui ringraziano chi li ha sempre seguiti e rispondono alle critiche. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/23/1466687846-1466606915-183486-1466608047-noticia-normal.jpg?itok=Cewb29kK" /> <![CDATA[Iannone e Belen insieme. Ecco le foto sullo yacht]]> Giorni di fuoco per Belen Rodriguez. Il gossip su di lei impazza. Ma Chi pubblica le foto di lei con il presunto nuovo amore: Andrea Iannone.Belen sullo yacht con IannoneLa showgirl argentina è associato a diversi nomi, Borriello e De Martino in primis, ma pare che sia solo voci. Infatti, a vedere le foto pubblicate sul settimanale di gossip Chi, Belen avrebbe già scelto il compagno da aver al suo fianco. Secondo i rotocalchi, il nuovo amore della Rodriguez sarebbeAndrea Iannone, pilota italiano della Moto Gp. I due sono stati beccati insieme in quelli che appaiono come chiari momenti di complicità: mani che si sfiorano, un bacio, o quai. Uno sguardo. Tutti segnali di una probabile relazione. (Clicca qui per le foto della coppia)Ovviamente si tratta di gesti minimi, nulla di bollente. Ed è ovvio che chiunque uomo si avvicini all&amp;#39;argentina venga subito associato a un possibile flirt. Al momento niente è certo. Sarà il tempo a dirci se i due faranno coppia per davvero. Intanto la Rodriguez si gode la vacanza con il piccolo Santiago.[[fotonocrop 1274735]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/21/1466501730-1466499894-1466498280415.jpg.jpg?itok=OE2RXYac" /> <![CDATA[Siamo la coppia perfetta per farvi morire di paura]]> Nel 2013 li avevamo lasciati nel New England, alle prese con una casa infestata, quella dei Perron. Oggi li ritroviamo a Londra, e ancora una volta la coppia di demonologi Ed e Lorraine Warren deve fare i conti con un&amp;#39;altra abitazione piena di spiriti. In The Conjuring Il Caso Enfield, in uscita il prossimo 23 giugno, a sorpresa campione d&amp;#39;incassi negli Usa, Patrick Wilson e Vera Farmiga tornano a indossare i panni dei ricercatori del paranormale tanto in voga negli anni Settanta. A dirigere il sequel è ancora una volta James Wan, il regista dell&amp;#39;ultimo capitolo di Fast &amp;amp; Furious. Al centro della vicenda, realmente accaduta, vi è una famiglia del borgo londinese di Enfield, composta da una madre single divorziata, Peggy Hodgson (Frances O&amp;#39;Connor) e dai suoi quattro figli: Margaret, Janet, Johnny e Billy. La seconda, Janet (Madison Wolfe), di 11 anni, è la sfortunata prescelta dalle presenze demoniache che infestano l&amp;#39;abitazione.Mr. Wilson, com&amp;#39;è cambiata la sua percezione del paranormale dopo aver interpretato il ruolo di Ed Warren?&amp;quot;Non so bene se sia cambiata, forse però mi ci sento più a mio agio ora. Di certo ai demoni non ci avevo mai davvero pensato prima. Non m&amp;#39;interessano in generale, Anche ora comunque non mi chiedo neppure se siano cose reali o meno, se siano cose realmente accadute o invenzioni dei protagonisti di allora&amp;quot;.Signora Farmiga, che tipo di rapporto ha con il soprannaturale?&amp;quot;Sono cresciuta con i miei genitori che mi hanno trasmesso i princìpi spirituali legati al cristianesimo, quindi mi sono sempre sentita molto a mio agio a parlare di queste cose. Non ho però mai avuto alcuna esperienza in questo senso, tanto da poter dire: Sì, esistono i fantasmi. Sì, esiste la vita dopo la morte. Questo proprio non lo so. Credo comunque a quanti dei miei amici e familiari mi hanno raccontato storie incredibili di questo tipo. In generale, è un tipo di argomento che mi piace molto&amp;quot;.Tra i vostri personaggi ora c&amp;#39;è molta più alchimia.Vera Farmiga: &amp;quot;Abbiamo dovuto inserire l&amp;#39;aspetto romantico, che era quasi assente nella pellicola del 2013, ed è stata sicuramente la parte più difficile. Alla fine però, la nostra è una coppia molto carina da vedere, quindi direi che ne è valsa la pena. Credo sia fantastico quando un matrimonio funziona come nel caso di Ed e Lorraine Warren. Ed è stato fondamentale, per la riuscita, che venisse trasmesso questo: non si avrebbe paura nel guardare il film se prima non ci si affezionasse a questa coppia, se prima non si imparasse a temere per loro&amp;quot;.Mr. Wilson, cosa vuol dire lavorare con un regista come James Wan?&amp;quot;È un&amp;#39;esperienza fantastica. Mi piace molto il suo approccio. Credo che sia un grande romantico, un regista con molto talento e per essere una persona che non ha figli, ci mette davvero tanto amore in quello che fa. Credo sia un qualcosa legato proprio alla sua anima&amp;quot;.Come vi siete trovati a recitare con la piccola Wolfe Madison?&amp;quot;Nonostante sia così giovane, credo sia un&amp;#39;attrice con tantissimo talento. Mi ha impressionato molto il fatto di come al ciak riuscisse a piangere in maniera intensa e come riuscisse poi di colpo a uscire dal personaggio una volta terminata la scena. Riesce ad esprimere delle emozioni così intense senza il minimo sforzo. E poi nella vita reale è una ragazzina dolcissima&amp;quot;.Quando invece è lei a dover interpretare un personaggio così intenso come la Warren, cosa prova?&amp;quot;Mi ammalo fisicamente, lo ammetto. Alla fine di ogni film mi viene la febbre e devo prendere olio di origano, vitamina C, ginseng e vodka per riuscire a star meglio&amp;quot;.Quali sono i vostri film dell&amp;#39;orrore preferiti?Wilson: &amp;quot;Shining di Stanley Kubrick, senza ombra di dubbio. È un film che non puoi nemmeno inserire in una categoria specifica ed è questa la cosa che mi piace di più&amp;quot;.Farmiga: &amp;quot;Devo ammetterle che da piccola non potevo guardare film horror a casa mia. Era proibito. Quello che mi ha segnato di più, però, è senz&amp;#39;altro il personaggio di Freddy Krueger. Quando mi mettevo a letto, il suo pensiero mi teneva sveglia tutta notte, mi sembrava di sentire le sue unghie sul muro. Di certo mi piacerebbe girare un altro film dell&amp;#39;orrore, un altro Conjuring magari&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/21/1466496555-7065324.jpg?itok=cdHqDqkN" /> <![CDATA[Il rebus fa impazzire la rete: come si sommano questi fiori?]]> Quando le operazioni algebriche si fanno... coi fiori. È il rebus che sta facendo impazzire il web con un rompicapo tutt&amp;#39;altro che immediato da risolvere.Fiori diversi che sommati o sottratti danno risultati diversi (guarda l&amp;#39;immagine). Alla fine una somma da risolvere: basta capire quali cifre si nascondono dietro ogni fiorellino per capire qual è il risultato giusto.In rete si trovano parecchie soluzioni, alcune anche piuttosto fantasiose. A mettere in crisi gli utenti c&amp;#39;è anche un dettaglio che non tutti colgono. Tra i fiori con i petali blu della seconda e terza operazione e quello della quarta c&amp;#39;è infatti un dettaglio fondamentale: i primi hanno 5 petali, mentre il secondo ne ha solo 4. La soluzioneLa prima operazione ci fa capire che il fiore rosso vale 20, la seconda che il fiore blu con 5 petali vale 5 (con la conseguenza che quello a 4 petali varrà 4) e la terza che ogni fiore giallo vale 1. Il resto vien da se: l&amp;#39;operazione è 1+20x4. Facendo prima la moltiplicazione si ha 1+80=81 <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/18/1466251761-13419058-709499682486851-4298678134109226401-n-1.jpg?itok=aztrzKZh" /> <![CDATA[Cercate il rapporto perfetto? Fate sesso una volta a settimana]]> Fare sesso troppo frequentemente non è un toccasana per i matrimoni: una ricerca ha scoperto che fare l&amp;#39;amore una volta a settimana è il segreto per un rapporto duraturo e per mantenere vivo il desiderio di coppia.Come scrive il Dailymail, l&amp;rsquo;esperta Helen Carroll ha chiesto a tre coppie di fare sesso una volta alla settimana per sei settimane e tenere un diario in cui raccontare l&amp;rsquo;impatto sul loro matrimonio. Le tre coppie sono molto diverse l&amp;rsquo;una dall&amp;rsquo;altra. Ecco cosa è emerso da questo esperimento.Una coppia di Londra con 3 figlia, prima di mettersi alla prova faceva sesso due volte al mese. Seguendo le istruzioni che gli avevano dato, hanno iniziato a farlo una volta a settimana. &amp;quot;Martedì scorso lo abbiamo fatto come stabilito. È stato molto eccitante, a tal punto che due giorni dopo, mio marito era di nuovo in vena. E più gli dicevo che non potevamo, più la voglia aumentava. Ci siamo baciati e coccolati pieni di desiderio. Non si succedeva da anni&amp;quot; - ha detto la prima coppia.Anche la seconda coppia faceva poco sesso, ma questa esperienza li ha cambiati per sempre. &amp;quot;Entrambi abbiano iniziato a fare il conto alla rovescia. Non vedevamo l&amp;#39;ora che arrivasse il giorno stabilito per fare sesso. Ora ci addormentiamo l&amp;rsquo;uno nelle braccia dell&amp;rsquo;altro, attendendo pieni di voglia il giorno per fare l&amp;rsquo;amore&amp;quot; - ha raccontato la seconda coppia.L&amp;#39;ultima coppia non ha disatteso le aspettative e ha parlato della sua esprienza in termini assolutamente positivi. &amp;quot;Anche prima facevamo sesso spesso, ma ora è tutta un&amp;rsquo;altra cosa. La voglia e la passione sono aumentate. L&amp;rsquo;attesa è estenuante e quando finalmente arriva il giorno fatidico ci sentiamo come se stessimo violando qualche regola segreta&amp;quot; - ha confessato la terza coppia.Dalla ricerca è emerso che il detto &amp;quot;l&amp;#39;attesa aumenta il desiderio&amp;quot; è assolutamente vero. Se non volete perdere la persona che avete accanto concedetevi il giusto. Non siate mai scontati. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/13/1465825429-sex.jpg?itok=OFXdtrP-" />