<![CDATA[il Giornale]]> Sat, 30 Jul 2016 22:21:25 +0200 Sat, 30 Jul 2016 22:21:25 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Francesco: Dio tocchi il cuore dei terroristi]]> &amp;quot;Tocca i cuori dei terroristi, affinché riconoscano il male delle loro azioni e tornino sulla via della pace e del bene, del rispetto per la vita e della dignità di ogni uomo, indipendentemente dalla religione, dalla provenienza, dalla ricchezza o dalla povertà&amp;quot;. Papa Francesco prega così, a Cracovia, dove si trova per la Giornata mondiale della gioventù, per la fine del terrorismo nel mondo.&amp;quot;Veniamo a te per chiederti di conservare il mondo e i suoi abitanti nella pace, di allontanare da esso l&amp;#39;ondata devastante del terrorismo, di riportare l&amp;#39;amicizia e infondere nei cuori delle tue creature il dono della fiducia e della disponibilità a perdonare. O Datore della vita, ti preghiamo anche per tutti coloro che sono morti come vittime di brutali attacchi terroristici. Dona loro una ricompensa eterna. Che intercedano per il mondo, dilaniato dai conflitti e dai contrasti&amp;quot;, ha aggiunto il Pontefice. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469901369-lapresse-20160730143112-20131359.jpg?itok=ofJ9SvGU" /> <![CDATA[Mattarella come il Papa: Non è guerra di religione]]> Quella che sta portando avanti il terrorismo fondamentalista &amp;quot;è una guerra in un formato diverso, senza frontiere&amp;quot;. Ma basta vedere come la grande maggioranza delle vittime sia di religione islamica &amp;quot;per far comprendere che non si tratti di una guerra di religione&amp;quot;. A dirlo, ponendosi sulla stessa linea di papa Francesco, è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che, in un&amp;#39;intervista al Tg1, ha ricordato che questo &amp;quot;terrorismo, cinicamente cerca di usare la religione nella speranza impossibile di provocare un conflitto tra musulmani e cattolici, ma questo non avverrà&amp;quot;.Per il capo dello Stato, &amp;quot;l&amp;#39;invito della comunità francese islamica, raccolto in Italia, perché i loro fedeli domani si rechino nelle chiese cristiane in segno di solidarietà è molto significativo. Non possiamo e non dobbiamo stravolgere i principi della nostra civiltà, che sono frutto della storia e oltretutto non servirebbe. Serve invece un&amp;#39;efficace azione anticipatrice, un&amp;#39;azione di prevenzione, di intelligence e polizia perfettamente compatibile con i diritti e la libertà, superando le vecchie abitudini che ostacolano la condivisione delle informazioni e la cooperazione operativa&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/05/17/1463474445-lapresse-20160514123346-19041003.jpg?itok=-5P-8KK1" /> <![CDATA[Donna sgozzata nel Catanese, confessa l'ex fidanzato della figlia]]> Una donna di 55 anni, Marina Zuccarello, è stata trovata sgozzata questa mattina nella sua casa di villeggiatura nella frazione Madonna degli Ammalati, a Misterbianco (Catania). A scoprire il corpo della donna in un lago di sangue è stato il marito che era uscito di casa poco prima per andare a comprare il giornale e le sigarette. L&amp;#39;uomo ha immediatamente chiamato il 118 e i carabinieri che insieme ai colleghi della scientifica stanno analizzando la scena del delitto. Marina Zuccarello era impiegata in un laboratorio d&amp;#39;analisi. Le indagini sono coordinate dalla procura di Catania.Gli investigatori hanno concentrato la loro attenzione sull&amp;#39;ex fidanzato di una delle figlie. &amp;quot;Stiamo seguendo un&amp;#39;ipotesi molto concreta - ha detto all&amp;#39;Adnkronos il capitano della compagnia di Catania Fontanarossa Gianmarco Messina - L&amp;#39;attività di indagine è serrata e stiamo lavorando per consegnare l&amp;#39;assassino alla giustizia&amp;quot;. Gli investigatori sono sulle tracce di una persona che avrebbe lasciato la Sicilia.In serata, il presunto omicida è stato catturato nel Cosentino, mentre in auto stava per tornare nella sua Taranto. Il giovane 30enne è stato fermato e con i militari dell&amp;#39;Arma ha ammesso le sue colpe, raccontando di avere avuto un&amp;#39;animata discussione con la donna che, secondo il suo racconto, lo avrebbe aggredito. A quel punto lui ha afferrato un coltello da cucina ed ha assassinato la donna. Secondo il suo racconto era stata la vittima a vietargli di importunare la figlia dopo la decisione di non stare più insieme. Il procuratore della Repubblica etnea, Carmelo Zuccaro, si è detto &amp;quot;molto soddisfatto della risoluzione del caso per un lavoro molto serrato e puntuale da parte della magistratura e dei carabinieri di Misterbianco. La risoluzione di questo caso ha anche una grande importanza perché non getta nello sconforto una intera comunità che si era allarmata per quanto avvenuto stamattina&amp;quot; <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/29/1467189683-carabinieri-nella-notte.jpg?itok=8A_eoZbT" /> <![CDATA[Merzario: Ho salvato la vita a Lauda ma non mi disse mai grazie]]> A distanza di 40 anni dal tragico incidente che coinvolse Niki Lauda sulla pista del Nurburgring, torna a parlare Arturo Merzario, il pilota italiano che per primo intervenne sul luogo dell&amp;#39;incidente.In una intervista a Repubblica, Merzario racconta: &amp;quot;Ancora non ho capito che cosa mi spinse, quel giorno, a fermare la macchina. Voglio dire: non era il primo incidente drammatico che mi capitava di vedere in pista, e tutte le altre volte mi sono comportato in maniera diversa, ho continuato la mia corsa, come del resto facevano e fanno tutt&amp;#39;oggi i piloti. Quel giorno però ci fu qualcosa, e ancora non ho capito cosa, che mi suggerì, anzi mi impose di fare altro, di fermarmi, di scendere dalla macchina e correre verso Niki&amp;quot;.Davanti all&amp;#39;incendio si fermarono pure Gui Edwards e Harald Ertl: &amp;quot;Con gli estintori mi aprono un varco in questo enorme falò. Niki cerca di uscire, ma forza la cintura e io non riesco a sbloccare la levetta, poi crolla, perde i snesi, così apro, lo tiro fuori. Le esalazioni di magnesio lo stavano ammazzando&amp;quot;.&amp;quot;Tre settimane dopo - ha raccontato ancora Merzario - Niki venne a Monza. Ma non mi disse niente, né &amp;#39;ciao&amp;#39;, né &amp;#39;grazie&amp;#39;, né &amp;#39;vaffanculo&amp;#39;. Ci rimasi male e lo dissi. Due mesi dopo, stavo gareggiando in Austria, vicino a casa sua. Venne a trovarmi e fece il gesto di togliersi l&amp;#39;orologio per regalarmelo. Io lo presi e lo lanciai via. I meccanici dell&amp;#39;Alfa lo raccolsero, vennero da me e mi fecero un sacco di paternali, forse avevo sbagliato, ma io c&amp;#39;ero rimasto male. Siamo rimasti molto amici, ci sentiamo spesso&amp;quot;. Ma sull&amp;#39;orologio c&amp;#39;è ancora un mistero, soprattutto riguardo a chi lo prese: &amp;quot;Abbiamo promesso di non rivelarlo&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469903529-lauda.jpg?itok=hTXCMTBY" /> <![CDATA[Meteo, allerta della protezione civile: Marcata instabilità nel nord dell'Italia]]> Una vasta depressione sull&amp;#39;Europa centro-settentrionale domani determinerà condizioni di &amp;quot;marcata instabilità&amp;quot; sulle regioni settentrionali del nostro Paese, specie sui settori alpini e prealpini. Ad annunciarlo è il Dipartimento della protezione civile che ha emesso un avviso di condizioni meteo avverse che prevede, proprio dalle prime ore di domani, &amp;quot;precipitazioni sparse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, accompagnate da locali grandinate e forti raffiche di vento, sul Piemonte e, dalla mattina, sul Veneto e sul Friuli Venezia Giulia&amp;quot;. Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata sempre per domani &amp;quot;allerta gialla&amp;quot; per rischio idrogeologico localizzato sul Veneto, sul Friuli Venezia Giulia e sul Piemonte centro-settentrionale <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/22/1469203754-chain-lightning.jpg?itok=Yo2aH2w4" /> <![CDATA[Siria, 50 frustate a chi possiede un'antenna parabolica]]> Possedere un&amp;#39;antenna parabolica è una delle innumerevoli cose, &amp;quot;normali&amp;quot; altrove, che però sono rigorosamente proibite nel cosiddetto califfato, istituito due anni fa dallo Stato Islamico su parte della Siria e dell&amp;#39;Iraq: il divieto è motivato con il fatto che tali apparecchiature &amp;quot;diffondono rumore&amp;quot; e &amp;quot;distolgono i musulmani dalla loro religione&amp;quot;. Nella provincia nord-orientale siriana di Deir Ezzor chi trasgredisce è punito con cinquanta frustate, oltre a una multa invero simbolica da 10.000 lire locali, pari a poco più di 41 euro. Inoltre, l&amp;#39;antenna è immediatamente confiscata: lo ha riferito l&amp;#39;Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell&amp;#39;opposizione non radicale in esilio con sede a Londra, sulla base delle testimonianze di diverse vittime. Se proprio ci si vuole tenere informati, l&amp;#39;Isis è pronto a fornire a coloro che ne facciano richiesta non meglio precisati &amp;quot;media islamici&amp;quot; alternativi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469600429-6590852.jpg?itok=bJLjbtmZ" /> <![CDATA[Bocelli: L'arte come messaggio di pace e fratellanza]]> Lajatico (Pisa) - L&amp;#39;undicesima edizione del grande spettacolo ideato da Andrea Bocelli nelle campagne pisane che lo videro bambino, sta per andare in scena. Un cast artistico di fama mondiale lo affiancherà questa sera nell&amp;#39;esecuzione di un repertorio lirico composto da alcune tra le più famose arie d&amp;#39;opera in quello che è un anfiteatro naturale di eccezionale bellezza. Il grande tenore ha trovato comunque il tempo di regalarci un po&amp;#39; di sé.- Come mai ha scelto il circo come tema dell&amp;#39;undicesima edizione del Teatro del Silenzio?Perché quello del circo è un universo che ha diverse connessioni con il melodramma. Tipologie di spettacolo ambedue dal sostrato profondamente popolare, l&amp;rsquo;opera propone anche una dimensione nobilmente circense, così come il circo può raggiungere vette di puro lirismo. Entrambi i generi esprimono quel virtuosismo che è sfida, stupore, produzione d&amp;rsquo;inaudito finalizzata ad emozionarci e ad avvincerci.- Nel Teatro del Silenzio la natura non è solo uno sfondo ma parte essenziale dello spettacolo. La sensazione viva è che in questi campi Lei non semini soltanto note con il calore e la maestà della Sua voce. Che cosa ha intenzione di far nascere negli spettatori?Desidero condividere con loro quell&amp;rsquo;alchimia che ho sperimentato innanzitutto su me stesso, da sempre, passeggiando o cavalcando tra queste colline, percependone i profumi inebrianti ed i suoni del fieno scosso dal vento. Anche il disegno misterioso di queste colline è &amp;ldquo;musica&amp;rdquo;, e contribuisce alla magia di un incontro festoso, che ci trova tutti &amp;ndash; interpreti e spettatori &amp;ndash; desiderosi di emozioni e di bellezza. Nato come una sfida, oggi il Teatro del silenzio è una tradizione radicata che chiama annualmente molte migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.- Questo spettacolo si nutre di molti ingredienti: musica classica e musica pop, canto e danza, arte e natura, terra e cielo. Il Suo talento di quali sinergie si alimenta?Il Teatro del silenzio ha proprio la peculiarità di offrire sul medesimo palcoscenico una tavolozza variegata di espressioni artistiche. Una volontà sinestetica che si esprime anche nel palco stesso, che è tramutato in oggetto artistico che interagisce con il paesaggio. Quanto al mio talento, se così lo si può chiamare, si alimenta innanzitutto dell&amp;rsquo;amore. Amore per la vita, che ritengo essere il più grande dei doni, da onorare vivendo con intensità, coraggio, ottimismo... Amore, nel privato e nella professione, sempre e in tutte le sue forme. Ritengo che, privilegio impagabile dell&amp;rsquo;uomo, sia proprio quello di interpretare poeticamente la propria avventura sulla terra: uno slancio che permette di definire l&amp;rsquo;amore, di accedere a dimensioni più alte ed apparentemente nascoste, ed anche ad intuizioni d&amp;rsquo;ordine religioso.- Nella scelta degli artisti con cui collaborare, quanto pesa il progetto professionale e quanto la componente umana? Voglio dire, ai vostri livelli c&amp;#39;è ancora spazio per scegliere in base ad affinità elettive con chi lavorare?È innegabile che interagiscano fattori molteplici e complessi. Però, almeno per quanto mi riguarda, la scelta di un partner col quale collaborare è sempre anche una questione di cuore, di sentimento. Soprattutto nei duetti, se scatta l&amp;rsquo;alchimia di un equilibrio fra le intenzioni e i colori di due voci (e delle due personalità che dietro alle voci stanno), in quel caso si crea qualcosa che rimarrà, negli anni a venire. Così, noi cantanti siamo costantemente a caccia di colleghi &amp;ndash; magari molto distanti per impostazione vocale &amp;ndash; in grado però di dar vita a questa alchimia, esaltando e potenziando reciprocamente le qualità espressive.- Lei gira il globo da anni, la Sua voce è patrimonio dell&amp;#39;umanità. In questo vivere da cittadino del mondo, oltre alla musica deve avere anche tanto rumore intorno. Il silenzio, che ha celebrato intitolandogli questo luogo, che valore ha per Lei?Sempre più, oggigiorno, il silenzio è un lusso. Ma rappresenta un valore inestimabile, è prezioso e necessario. Nel silenzio penso che si celino dei tesori, proprio come nella musica, laddove l&amp;rsquo;energia maggiore sovente sta proprio nelle pause. Se si parla con qualcuno, metà del nostro cervello è impegnata a elaborare la risposta all&amp;rsquo;interlocutore. Tacendo, all&amp;#39;opposto, si ascolta davvero il prossimo... Stare zitti fa bene. Anche per questo amo la Valdera, un territorio lontano dal clamore, dove il silenzio e il raccoglimento sono ancora possibili.- Io credo, mi dica se sbaglio, che Lei, da tempo, non si accontenti più di diffondere amore per la bella musica e che punti a fecondare cuori attraverso quella, portandoli a conoscere la bellezza morale del fare del bene. Alludo alla Sua fondazione. Ce ne vuole parlare?Credo nella bellezza della bontà e nella bontà intrinseca della vera bellezza. La solidarietà non è solo un dovere morale ma un atto di intelligenza: ciascuno credo debba fare la sua parte, conscio del fatto che il bene rappresenta l&amp;rsquo;unica strada realmente percorribile, per migliorare il mondo che lasceremo ai nostri figli. La fondazione che porta il mio nome compie in queste settimane i suoi primi cinque anni di vita. Siamo attivi presso le comunità più povere e isolate di Haiti (dove forniamo, tra l&amp;rsquo;altro, istruzione, cibo, e supporto sanitario ad oltre 2500 bambini) ma anche in Italia (dove collaboriamo con l&amp;rsquo;Elemosineria Papale) e presso il MIT di Boston, dove stiamo contribuendo allo sviluppo di un device per accrescere l&amp;rsquo;indipendenza delle persone non vedenti. In tutti i progetti cerchiamo di esprimere, nella concretezza delle azioni, il significato della mission della fondazione, che può riassumersi nello slogan &amp;ldquo;prendersi cura delle persone&amp;rdquo;: un approccio etico ed esistenziale in cui credo fermamente e che ciascuno di noi può mettere in pratica quotidianamente.- Nello spostare un po&amp;#39; più in là l&amp;#39;orizzonte del fare e nella ricerca di nuovi stimoli penso che la Sua compagna sia una presenza fondamentale. Posso chiederLe da cosa ha capito che sarebbe stata la compagna di viaggio, da cosa l&amp;#39;ha riconosciuta tra le altre?La sera stessa che ci siamo conosciuti, Veronica ed io, abbiamo iniziato una convivenza al ritmo di ventiquattr&amp;rsquo;ore al giorno, che dura da quattordici anni. All&amp;rsquo;inizio ci siamo riconosciuti grazie ad una attrazione &amp;ldquo;chimica&amp;rdquo;, subito dopo da una forte intesa sui valori guida. Quando due persone, dopo così tanto tempo, hanno ancora voglia di stare insieme a trecentosessanta gradi, significa che un&amp;rsquo;anima completa l&amp;rsquo;altra... Il filosofo Platone ipotizzava come l&amp;rsquo;anima si divida in due metà, maschio e femmina, per incarnarsi nel mondo... Ogni anima divisa, affronta la vita terrena alla ricerca della propria metà mancante. Così è stato con Veronica: un incontro d&amp;rsquo;anime.- Bellezza, natura, poesia e musica sono gli ingredienti in scena il 30 Luglio. E&amp;#39; questa, secondo Lei, la ricetta rigenerante che può fare da antidoto alla paura e all&amp;#39;incomunicabilità che ci circondano?Sì, ne sono convinto. Penso che la bellezza, intesa come ciò che non pertiene al male, come ciò che non è offuscato dall&amp;rsquo;orgoglio, possa essere una risposta importante alle derive che insanguinano il mondo. L&amp;rsquo;arte può portare con sé un messaggio di pace e fratellanza, può aiutarci a crescere ed a svilupparci spiritualmente.- Dal momento che Lei intrattiene rapporti amichevoli con i grandi della Terra così come con il più umile dei compaesani di un tempo, cosa ha capito del rapporto tra felicità e successo?Il successo è la somma di variabili ed equilibri imperscrutabili. La notorietà, di per sé, non è un valore, e men che meno dà, automaticamente, la felicità. Viceversa, porta con sé molti rischi, perché ci si può montare la testa, col rischio di rovinare la propria vita e quella dei propri cari: una sciagura che grazie a Dio sono riuscito a tenere a debita distanza, cercando di vivere sempre coi piedi per terra. Inutile negare alcuni privilegi materiali, sostanziali, di chi gode del successo. Ma credo fermamente vi siano mille maniere per essere persone di valore, realizzate e felici, senza essere necessariamente famose.- Tra le persone che non appartengono alla Sua cerchia familiare, chi sono quelle che più ammira o ha ammirato nella vita e da cui ha più imparato?Si chiamava Amos Martellacci. Un uomo che aveva la licenza elementare ma al quale devo molto del poco che so. Un mio conterraneo che padroneggiava sei lingue e che, raggiunta la pensione, per molti anni mi seguì, con estrema attenzione ed affetto, negli studi universitari, fino al principio della mia carriera artistica. In suo onore, ho dato il nome Amos al mio figlio primogenito. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/05/01/1430461383-bocelli.jpg?itok=CJzN2tue" /> <![CDATA[Ilva, la manifestante abbraccia il poliziotto: Siete poveri cristi come noi]]> Ieri, durante la manifestazione contro il decreto Ilva è successo una cosa che probabilmente rimarrà nella storia: una donna, scesa in piazza per protestare, ha abbracciato un poliziotto in tenuta antisommossa.La visita di Matteo Renzi a Taranto non è stata gradita dai cittadini che si sono riversati nelle piazze per manfiestare contro di lui e la sua politica. Centinaia di persone con cartelli e striscioni sono scesi in piazza per portare le tristi storie dei loro cari morti per il tumore provocato dall&amp;#39;acciaieria.Ma in questa giornata di proteste, è successo qualcosa di incredibile. Una donna, con appeso al collo un cartello con scritto 048 (048 è il codice di esenzione per i malati oncologici ndr), è andata in contro ad un poliziotto e lo ha abbracciato. I fotografi presenti alla manifestazione hanno immortalato il fatto e lo scatto è subito diventato virale.Anche la signora ha pubblicato su Facebook la foto e l&amp;#39;ha accompagnata a questa didascalia: &amp;quot;Io lo so che siete anche voi con noi, lo so. Perché siete padri, fratelli, figli di 048; siete come gli operai dell&amp;#39;Ilva: portate il pane a casa. Poveri cristi, come noi&amp;quot;. Immediatamente, l&amp;#39;immagine è stata ripresa dal profilo social della polizia che con qualche riga ha voluto spiegare cosa c&amp;#39;è dietro a quel gesto.&amp;quot;A Taranto ieri hanno manifestato parenti e amici di persone che non ci sono più, o stanno combattendo contro una brutta malattia e su Facebook, una delle mamme che erano lì, ha postato questa foto con questa frase emozionante&amp;quot; - si legge nel post. Ma quello che veramente colpisce è che il poliziotto simbolo di questa foto, in passato, ha dovuto lottare contro quel maledetto cancro. Ha provato sulla sua pelle cosa signifca soffrire per davvero.Così ha voluto spiegare ai colleghi il perché di quell&amp;#39;abbraccio: &amp;quot;Quando ho letto quel cartello ho provato un colpo al cuore, in un attimo ho ripercorso quei momenti brutti e mi sono commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime sotto il casco, la signora deve aver intuito qualcosa e mi ha abbracciato. Oggi mi sento un miracolato e fortunato per aver avuto sempre tanti colleghi che mi sono stati vicino&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469887292-13876336-10206937217728531-4662191412541060313-n.jpg?itok=xSUsOqoH" /> <![CDATA[Lutto in Rai, morta la giornalista Jacobini, storica inviata de La vita in diretta]]> È morta Anna Maria Jacobini, inviata dell&amp;#39;Estate in Diretta, La vita in diretta e UnoMattina. A darne notizia è stato il direttore di Rai Uno, Andrea Fabiano, su Twitter. &amp;quot;Rai Uno ieri ha perso una componente della sua famiglia, #AnnamariaJacobini. A lei e famiglia il nostro abbraccio più grande e affettuoso&amp;quot;.La Jacobini aveva 58 anni ed era inviata a Cracovia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Venerdì sera, la giornalista si trovava in hotel. Secondo quanto si apprende, era salita nella sua stanza per prepararsi per la cena. I colleghi, preoccupati per il suo ritardo, sono saliti in camera a vedere e l&amp;#39;hanno trovata senza vita.Era nata a Roma il 27 febbraio 1958. Mercoledì sera aveva girato e montato interviste e servizi sulla Gmg, ritirandosi poi in albergo dopo una giornata molto impegnativa. La morte l&amp;#39;ha colta mentre dormiva. Anna Maria Jacobini era una giornalista appassionata e attenta. Aveva seguito anche altri viaggi papali, sempre con grande partecipazione, raccontando ad esempio l&amp;#39;abbraccio commosso e commovente di Francesco con i superstiti alle persecuzioni e ai lager, in occasione della visita in Albania del settembre 2014. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469887075-jaco.jpg?itok=bRcA9Uo_" /> <![CDATA[Lodi, travolge una comitiva di ciclisti e scappa: quindici feriti]]> Ha travolto un gruppo di ciclisti con la sua macchina e poi è scappato. L&amp;#39;incidente è avvenuto nel pomeriggio a Camairago, in provincia di Lodi, lungo la provinciale 27. Erano le 13.30 quando un automobilista è piombato con la sua Y 10 sul gruppo di ciclisti dopodiché ha accelerato facendo perdere le sue tracce. Sette delle persone travolte sono state portate al pronto soccorso, il ciclista più grave, un uomo di 40 anni, è stato trasferito in eliambulanza in un ospedale milanese.I ciclisti fanno parte di un gruppo di appassionati che organizza uscite in bicicletta ogni settimana. La comitiva, composta da una trentina di persone, ha visto l&amp;#39;auto sbandare prima di travolgere parte del gruppo. Nell&amp;#39;incidente l&amp;#39;auto ha perso parte del paraurti e uno dei due specchietti retrovisori. I pezzi della macchina, che stando a quanto dicono i cicloamatori sarebbe una vecchia Y 10 azzurra, sono stati consegnati ai carabinieri di Codogno. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/23/1466684295-newpress-20160612143042-19495475.jpg?itok=Jogv1dpD" /> <![CDATA[Il gioco sporco degli hacker per influenzare le elezioni americane]]> Passerà alla storia come la campagna elettorale dei pirati. Informatici, ovviamente. Stiamo parlando degli attacchi hacker, invocati da Donald Trump (ma ha chiarito poi che la sua era solo una battuta) e denunciati dai democratici. Il tycoon qualche giorno fa ha chiesto ai russi di scovare la mail cancellate dal server di Hillary Clinton: un caso che richiama alla memoria la famosa vicenda del mailgate (server privato usato per la posta elettronica quando Hillary era segretaria di Stato). Vicenda per cui l&amp;#39;Fbi ha deciso di non incriminare la Clinton. Ma che ha destato, per ovvie ragioni, polemiche a non finire.Ora il Partito democratico fa sapere di essere stato bersaglio di un nuovo attacco informatico e lo staff di Hillary Clinton aggiunge che è stato esso stesso vittima di un &amp;quot;hackeraggio&amp;quot;. A una settimana dal furto di quasi 20mila messaggi di posta elettronica del partito, la campagna elettorale della Clinton ha ammesso che gli hacker sono riusciti a penetrare nel proprio sistema, anche se gli esperti non hanno trovato &amp;quot;prove&amp;quot; che i sistemi &amp;quot;siano stati compromessi&amp;quot;. L&amp;#39;Fbi fa sapere che sta indagando &amp;quot;l&amp;rsquo;hackeraggio di molteplici entità politiche&amp;quot;, ma non chiarisce chi ne sia stato vittima. Secondo le autorità, l&amp;#39;obiettivo della violazione sarebbero i dati relativi ai donatori.L&amp;#39;intrusione, la seconda nel giro di pochi giorni dopo quella che ha costretto alla dimissioni la presidente del Comitato nazionale del Partito democratico, Debbie Wasserman Schultz, secondo alcuni esperti sarebbe anche questa volta opera di hacker che lavorano per conto dei servizi segreti russi. Una fonte della polizia ha rivelato alla Cnn che l&amp;#39;hackeraggio è stato scoperto da investigatori privati, i quali ritengono l&amp;#39;attacco simile a quello che ha convolto il server di posta del comitato nazionale democratico, ma l&amp;#39;Fbi è ancora al lavoro per determinare la portata e la natura dell&amp;#39;intrusione.Nei giorni scorsi, il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, aveva avvertito che la sua organizzazione è in possesso di &amp;quot;molto altro materiale&amp;quot; legato alla campagna presidenziale americana.Secondo il New York Times l&amp;rsquo;attacco ai sistemi informatici democratici sembra provenire da &amp;quot;FancyBear&amp;quot;, che è collegato al Gru, il servizio di intelligence militare russo, &amp;quot;lo stesso operatore implicato nell&amp;rsquo;attacco al Comitato nazionale&amp;quot; del Partito democratico. La fonte è interna alla polizia federale: &amp;quot;È lo stesso avversario, sono attori sofisticati&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469872074-hillary-clinton.jpg?itok=CfK8zNHm" /> <![CDATA[I tagliagole di Rouen avevano un amico nelle carceri italiane]]> Più si scava nel jihadismo, più emergono i contatti tra i tagliagole islamisti e l&amp;#39;Italia. Contatti era già emersi all&amp;#39;indomai delle stragi che hanno insanguinato Parigi e Bruxelles. Oggi, però, quei semplici contatti si trasformano in amicizie, parentele e fratellanze nella fede in Allah che finiscono per creare una sorta di rete del terrore che unisce il Belpaese ai principali attacchi messi a segno dai miliziani dello Stato islamico.L&amp;#39;ultimo legame, portato alla luce dai servizi di intelligence francesi e rivelato in esclusiva dalla Stampa, riguarda i due tagliagole che hanno sgozzato padre Jacques Hamel nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. Nabil Abdel Malik Petitjean e Adel Kermiche erano, infatti, amici di un brutto ceffo rinchiuso nel carcere di Alessandria. Come riferisce Massimiliano Peggio, &amp;quot;si tratta di un 43enne francese, di origini marocchine, Radoine Raggani &amp;#39;espulso&amp;#39; l&amp;rsquo;altro ieri dall&amp;rsquo;Italia su richiesta degli investigatori parigini, perché sospettato di aver avuto intensi contatti, con mail e messaggi telefonici, con i due assassini di padre Jacques&amp;quot;. Gli investigatori francesi sono convinti che sia un personaggio &amp;quot;socialmente pericoloso&amp;quot;. Per questo se lo sono fatto consegnare alla frontiera di Bardonecchia dalla polizia italiana. Pur in assenza di un formale atto di estradizione, i giudici d&amp;#39;Oltralpe lo hanno sbattuto in carcere per far luce sui contatti con Nabil Abdel Malik Petitjean e Adel Kermiche. Secondo gli inquirenti, i suoi comportamenti avrebbero concretizzato &amp;quot;una minaccia sufficientemente grave all&amp;rsquo;ordine pubblico e alla sicurezza&amp;quot;.Della minaccia risscontrata dai servizi francesi, l&amp;#39;Italia non si era nemmeno accorta. Il marocchino era, infatti, finito in carcere (come spesso accade) per altri reati. A dicembre era stato bloccato alla frontiera del Monte Bianco. Nel 2008 il tribunale di Padova lo aveva condannato a scontare in carcere due anni e due mesi per aver preso a pugni un ragazzino di 15 anni per rubargli lo scooter. &amp;quot;Dopo la condanna Raggani era stato liberato ma con il divieto di dimorare in Veneto per 5 anni - si legge sulla Stampa - così è rimasto lontano dall&amp;rsquo;Italia fino al 2015, convinto di aver saldato nel frattempo i conti con la giustizia. Ma la sentenza, mai appellata, è divenuta definitiva&amp;quot;. Otto mesi fa è stato quindi beccato ed è finito dritto in carcere. I giudici francesi lo hanno fatto estradare proprio mentre il suo avvocato stava cercando di farlo scarcerare per &amp;quot;non aver potuto beneficiare dei vantaggi della sospensione della pena&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469881358-lapresse-20160726210710-20093861.jpg?itok=XboJKkgs" /> <![CDATA[Temptation Island, l'offesa a Georgette: Eppure i negri sono amici dell'uomo]]> Temptation Island è finito soltanto qualche giorno fa, ma i suoi protagonisti continuano a far parlare di sé, in particolare una: la bellissima ed esuberante Georgette Polizzi.Il suo percorso nel programma di Canale 5 è stato piuttosto travagliato. Inizialmente, sembrava che Georgette avesse preso una cotta per il single Claudio, poi, tutto d&amp;#39;un tratto, si è allontanata e ha iniziato a piangere per il fidanzato Davide. Dal canto suo Davide, ferito dal comportamento della fidanzata, aveva iniziato una dolce frequentazione con la tentatrice Karina. I due negli ultimi giorni a Temptation Island erano sempre più vicini, quasi sul punto di baciarsi.Ma durante l&amp;#39;ultima puntata andata in onda mercoledì, è arrivato il colpo di scena e i due hanno deciso di perdonarsi a vicenda. Georgette, nonostante in più riprese sia stata smentita dalla redazione di Temptation Island, ha spiegato il senso del suo percoso, altrettanto ha fatto Davide. Dopo il confronto, i due fidanzatini hanno così deciso di continuare la loro storia d&amp;#39;amore, sperando di riuscire a lasciarsi dietro le spalle qualsiasi tipo di critica e accusa.Ma ecco che il mondo dello spettacolo viene fuori per quello che è veramente: un tritacarne che non guarda in faccia nessuno. E così la bellissima Georgette è stata presa di mira senza se e senza ma. Dopo aver incassato migliaia di commenti negativi, critiche, offese sui social, uno l&amp;#39;ha fatta esplodere. Così ha deciso di mostrarlo a tutti. Eccolo: &amp;quot;Che occhi cattivi che hai! Eppure dicono che i negri siano i migliori amici degli uomini dopo i cani&amp;quot;.La Polizzi, rimasta sconcertata dal messaggio ha scritto: &amp;quot;E sono questi i commenti che mi fanno venire la pelle d&amp;#39;oca!! Credo si commenti da sola!! Il mio non è vittimismo ma penso che fb lo possano vedere tutti e il pensiero che tanti ragazzini possano leggere certe cose mi fa venire i brividi!! Persone così non meritano di potersi esprimere in pubblico!&amp;quot; <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469885223-cozgkjcweaad3qg.jpg?itok=O1qX_07T" /> <![CDATA[Maldini ricorda sua mamma: Eri la roccia di famiglia, mi manchi già tanto]]> Paolo Maldini è stato uno dei difensori italiani più forti di tutti i tempi. L&amp;#39;ex bandiera storica del Milan con la maglia rossonera ha messo insieme 902 presenze e 33 reti complessive, in 25 stagioni, ed ha vinto 7 Scudetti, 5 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, 5 Champions League, 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali, e un Mondiale per club. Maldini, nel giro di 4 mesi, ha dovuto incassare prima la scomparsa di papà Cesare e l&amp;#39;altro ieri quella della mamma Marisa che ha lasciato improvvisamente i suoi cari. L&amp;#39;ex capitano del Milan ha voluto ricordare sua mamma postando una foto su Instagram con tanto di commovente didascalia a corredo: &amp;quot;Mamma, sei stata la vera roccia della famiglia, mi hai insegnato tutto, ad amare. ridere e godere la vita. Lo so, la tua anima sarà sempre con noi, ma ci manchi già tantissimo. Te ne sei andata così all&amp;rsquo;improvviso, senza quasi darci la possibilità di salutarti, ma anche questo è stato un tuo ennesimo gesto d&amp;rsquo;amore, non potevi vivere senza papà . Ti amo, vi amo, per sempre vivere senza papà. Ti amo, vi amo, per sempre&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469885664-maldini.jpg?itok=vJCRrtCF" /> <![CDATA[Il film del weekend: Ghostbusters]]> A trentadue anni dall&amp;#39;uscita al cinema di quello che è poi divenuto un cult generazionale, ecco arrivare nelle sale un nuovo &amp;quot;Ghostbusters&amp;quot;. Non si tratta né del seguito né del remake del film diretto da Ivan Reitman ma di un reboot, ossia di un riavvio del &amp;quot;brand&amp;quot; rispettoso della pellicola originale e allo stesso tempo innovativo secondo i gusti di certi teenager odierni.La storia è ambientata nell&amp;#39;epoca attuale. Erin (Kristen Wiig) è sul punto di ottenere un prestigioso incarico alla Columbia University, quando viene pubblicato un libro che aveva scritto anni addietro assieme all&amp;#39;amica Abby (Melissa McCarthy), nel periodo in cui le accomunava la passione per i fenomeni paranormali. Per una scienziata avere reperibile on line una pubblicazione in cui sostiene l&amp;#39;esistenza dei fantasmi non è certo un bel biglietto da visita e infatti Erin viene presto allontanata dalla sua cattedra universitaria. Ma non resta a lungo senza lavoro: Manhattan comincia a essere invasa da presenze spettrali e c&amp;#39;è bisogno di qualcuno che dia loro la caccia. E&amp;#39; così che Erin e Abby, assieme alla geniale inventrice Jillian (Kate McKinnon) e a Patty (Leslie Jones), una cittadina dotata di un coraggio non comune, decidono di formare un team di acchiappafantasmi.Per non incorrere nel reato di lesa maestà agli occhi dei fan, il regista del nuovo film, Paul Feig, lo ha dotato di una personalità ben distinta da quella del precedente. Per prima cosa se ne discosta volgendo tutto il cast al femminile e inserendo un centralinista svampito cui dà volto e muscoli Chris Hemsworth. Rivisitare lo stereotipo di genere della segretaria bionda e stupida ribaltandolo al maschile è solo la prima di tante efficaci trovate. Come action comedy a sfondo soprannaturale il &amp;quot;Ghostbusters&amp;quot; dei giorni nostri funziona e la visione è gradevole: il cast si presenta affiatato e all&amp;#39;altezza, gli effetti visivi appaganti, ci sono numerosi momenti divertenti e non mancano doverosi tributi al film originale. Non siamo di fronte alla cocente delusione che certe rischiose operazioni di riciclo di vecchi successi spesso comportano, ma bisogna ammettere anche che non bastano le comparsate autoironiche degli interpreti del primo Ghostbusters, né una sceneggiatura in parte ammiccante all&amp;#39;originale per ricrearne la magia. Energia e giocosità sono intatti ma nella versione appena uscita ci si diverte grazie a una comicità demenzial-cartoonesca che lascia il tempo che trova. Vista la compresenza di gag slapstick e di qualche jumpscare, i deja vu si hanno più con &amp;quot;Scooby Doo&amp;quot; che con l&amp;#39;omonimo d&amp;#39;annata: insomma, siamo lontani dal carisma e dalla qualità espositiva di allora.In definitiva il nuovo &amp;quot;Ghostbusters&amp;quot; è in linea con il desiderio di svago estemporaneo caratteristico dell&amp;rsquo;epoca in cui è stato creato, il che lo condanna a non lasciare il segno. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469879508-ghost.jpg?itok=nyNaft9N" /> <![CDATA[Formula 1, gp di Germania: Hamilton parte dalla pole, terza fila per le Ferrari]]> Nico Rosberg partirà dalla pole position nel gran premio di Formula 1 di Germania che si correrà domani alle 14 sul circuito di Hockenheim. Il tedesco ha preceduto di poco più di un secondo il compagno di scuderia Lewis Hamilton. Il pilota britannico aveva finito in testa sia la prima fase delle qualifiche che la seconda, ma è stato beffato in Q3 da Rosberg, che di fatto ha concluso un solo giro durante le qualifiche dopo aver avuto un problema al cambio. Dietro le due frecce d&amp;#39;argento il vuoto. Il dominio tedesco sul circuito di casa è stato impressionante sin dalla Q1.Le due Ferrari finiscono in terza fila, dietro alle Red Bull di Daniel Ricciardo, che partirà dalla terza posizione, e Max Verstappen, quarto. Kimi Raikkonen partirà dalla quinta posizione, Sebastian Vettel dalla sesta. &amp;quot;Ho cercato di fare del mio meglio, la macchina potrebbe essere più veloce. Domani sono certo che saremo più competitivi. Sarà dura superare le Red Bull perché qui non è facile sorpassare&amp;quot;, ha detto Sebastian Vettel dopo le qualifiche.Tanta emozione nei paddock del circuito tedesco: nei box, tra gli ospiti della scuderia Mercedes, c&amp;#39;era anche Mick Schumacher, figlio di Michael, da qualche anno pilota di Formula 4. Le Mercedes erano andate forte già durante la prima fase delle qualifiche, quando a differenza delle altre scuderie le frecce d&amp;#39;argento avevano girato con la gomma gialla anzichè quella rossa super-soft. Nel Q2 Lewis Hamilton aveva subito realizzato il tempo da battere, girando in 1:14.748, dietro di lui il compagno di squadra Nico Rosberg. Una superiorità netta quella delle frecce d&amp;#39;argento confermata anche in Q3.[[fotonocrop 1291389]]Formula 1, Gp di Germania: la griglia di partenzaQueste la griglia di partenza del gran premio di domani1. Rosberg N.Mercedes 1:14:3632. Hamilton L.Mercedes +0:1073. Ricciardo D.Red Bull +0:3634. Verstappen M.Red Bull +0:4715. Raikkonen K.Ferrari +0:7796. Vettel S.Ferrari +0:9527. Hulkenberg N.Force India +1:1478. Bottas V.Williams +1:1679. Perez S.Force India +1:17410. Massa F.Williams +1:252 <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469885102-23.jpg?itok=Fka0LQyD" /> <![CDATA[Morta l'attrice Anna Marchesini: era nel trio con Lopez e Solenghi]]> &amp;quot;Prima che lo sappiate da quel tritacarne dell&amp;#39;informazione tengo a dirlo io. Ora in questo momento è morta mia sorella Anna Marchesini. Grazie a tutti&amp;quot;. A dare il triste annuncio su Facebook è il fratello Gianni. Anna Marchesini, celebre per gli sketch nel trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi che hanno fatto divertire milioni di italiani con parodie e battute esilaranti, se ne va a 62 anni dopo un&amp;#39;intera vita dedicata alla televisione e al teatro. Da tempo era malata di artrite reumatoide.&amp;quot;Ho già adocchiato un posticino...&amp;quot;. Scriveva così Anna Marchesini nella sua pagine ufficiale, parlando del suo &amp;quot;dopo&amp;quot;. Un posticino nella sala riunioni della Accademia d&amp;#39;arte drammatica Silvio D&amp;#39;Amico dove avrebbe voluto fossero conservate le sue ceneri. &amp;quot;Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni - scriveva l&amp;#39;attrice - con un piccolo cofanetto verde di porcellana. Ritengo sia l&amp;#39;ideale per contenere le mie ceneri. È un&amp;#39;aspirazione che piano piano troverò il coraggio di far uscire alla luce - aggiungeva con la consueta ironia - che detto da un mucchietto di ceneri non è appropriato&amp;quot;.&amp;quot;Posso tentare... E se mi ribocciano?&amp;quot;, scriveva ancora facendo riferimento ai due &amp;quot;no&amp;quot; che ricevette prma di essere ammessa all&amp;#39;accademia di cui dal 2007 sarebbe diventata una delle insegnanti. &amp;quot;E se poi l&amp;#39;accademia trasloca? E se durante il trasloco il cofanetto verde si rompe? No, eh! Essere spazzata via dall&amp;#39;Accademia no mai più!&amp;quot;. Il rapporto di Anna Marchesini con la Silvio D&amp;#39;Amico è sempre stato molto stretto. &amp;quot;È stato il mio sogno entrare - scriveva - certe volte salivo in ascensore fino al quinto piano, salivo in &amp;#39;paradiso&amp;#39; solo per sentire l&amp;#39;odore, attraversare un corridoio, fare una domanda, solo per &amp;#39;stare lì&amp;#39;&amp;quot;. Nata ad Orvieto nel 1953, ha iniziato la carriera debuttando nell&amp;#39;estate del 1976 nello spettacolo Il borghese gentiluomo di Molière, sotto la regia di Tino Buazzelli. Nel 1980 è stata doppiatrice di Judy Garland nella seconda edizione restaurata de Il mago di Oz (1980) e di numerosi ruoli in cartoni animati trasmessi nei primi anni Ottanta.La sua carriera è legata in modo particolare alla partecipazione al Trio, che esordisce su Radio Due col programma radiofonico Helzapoppin. Gran parte della sua attività si deve infatti al suo lavoro nel Trio che nel 1985 approda a Domenica In partecipando a 40 puntate della trasmissione. Nel 1986 i tre prendono parte a Fantastico 7. La comicità del Trio raggiunge poi il culmine nel 1990 con I promessi sposi, rilettura parodistica dell&amp;#39;omonimo dramma manzoniano, trasmesso su Rai 1 in cinque puntate con un ascolto medio di 13 milioni di spettatori. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469873359-anna-marchesini-trio-lapresse-720.jpg?itok=H8AvN4AF" /> <![CDATA[Facebook in balia delle truffe: occhio al quiz Dimmi il tuo nome e ti dirò chi sei]]> Di truffe in rete ce ne sono a bizzeffe e ora nemmeno più Facebook è immune da questo mondo di ladruncoli: la polizia postale ha appena lanciato un allarme per tutti gli utenti social.Avete mai visto su Facebook il test &amp;quot;Dimmi come ti chiami e ti diro chi sei&amp;quot;? Quel test, fa sapere la polizia, è una vera e propria truffa. Magari incuriosti dalla domanda vi piacerebbe sapere se gli ideatori del &amp;quot;giochino&amp;quot; hanno indovinato qualcosa sulla vostra persona. Magari perché sta andando di moda farlo, decidete di farlo anche voi. Ma fermi tutti, non cliccate mai su quel test perché è una vera e propria truffa.La polizia postale sul suo account Facebook, &amp;quot;Una vita social&amp;quot;, ha pubblicato un lungo messaggio per avvertire gli utenti. Eccolo parola per parola. &amp;quot;Attenzione. Sono molte le segnalazioni che ci stanno arrivando riguardo un quiz che sta circolando su ‪#&amp;lrm;facebook‬.(dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei )Non appena si clicca l&amp;#39;utente riceve un sms che avverte dell&amp;#39;attivazione di un servizio telefonico dal costo di sette euro a settimana. Abbiamo più volte detto che questi test nascondono delle vere e proprio truffe...Rinnoviamo l&amp;#39;invito a non partecipare&amp;quot;.&amp;quot;In caso di partecipazione contattare il proprio gestore e chiedere la disattivazione dei servizi non richiesti. Attraverso la voce applicazioni del vostro profilo è anche possibile rimuovere l&amp;#39;autorizzazione dell&amp;#39;accesso ai propri dati e il blocco delle applicazioni non richieste&amp;quot;. Se ci si pensa è una vera truffa: voi per giochio provate un test e alla fine della fiera vi ritrovate con un abbonamento sul cellulare senza averlo richiesto.L&amp;#39;allarme della polizia non è tanto rivolto ai giovani, quanto agli adulti che provano il test e che magari non sanno destreggiarsi bene con la tecnlogia. Con un semplice click rimarrebbero fregati dai ladri. Insomma, fate attenzione e ricordate che nessuno vi dà mai niente per niente. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469878303-1455643798-face.jpg?itok=Z4-aw8MJ" /> <![CDATA[Terrorismo e immigrazione, la Merkel finisce sotto accusa]]> Angela Merkel crolla nei sondaggi. I tedeschi ne hanno le tasche piede di accogliere a oltranza immigrati per poi vedere che questi vanno a ingrossare le fila di quei violenti che li fanno a pezzi. Gli ultimi attacchi subiti dalla Germania hanno montato una polemica contro la cancelliera che non ha precedenti. Eppure, nella conferenza stampa convocata d&amp;#39;urgenza giovedì scorso, la Merkel ha difeso la propria posizione ribadendo la volontà di tenere aperte le porte del Paese a qugli immigrati che fuggono dalle guerre. &amp;quot;La Germania rafforzerà i controlli sui rifugiati - ha detto - ma manterrà i propri principi continuando ad accogliere chi lo merita&amp;quot;.Nei giorni scorsi il governatore della Baviera, Horst Seehofer, del partito Csu che è la branca bavarese della Cdu della cancelliera, è tornato a criticare la politica di apertura. &amp;quot;Tutte le nostre previsioni si sono rivelate giuste - ha detto - il terrorismo islamista è arrivato in Germania&amp;quot;. Alla Merkel è stato anche rinfacciato che, da quando sabato scorso ha presieduto un consiglio di sicurezza nazionale e ha cominciato le vacanze, non si è recata su nessuno dei siti degli attacchi. Un&amp;#39;assenza che ha sollevato forti dubbi sulla sua leadership. Ai tedeschi, però, non sono indigeste le ferie della cancelliera, ma l&amp;#39;accoglienza di immigrati che non esitano a colpire a morte il Paese. Gli ultimi fatti di cronaca nera sono un&amp;#39;infinita scia di sangue che vede come brutali assassini gli stessi richiedenti asilo. Non deve quindi stupire se ora la maggior parte dei tedeschi, il 52%, ritiene che gli attentati islamisti che ci sono stati nel Paese sono una conseguenza della politica immigratoria condotta dalla Merkel.I tedeschi non condividono più la fiducia del capo dell&amp;#39;esecutivo nella capacità del Paese di affrontare con successo la situazione. &amp;quot;Riusciremo a superare questa prova - ha assicurato giovedì la Merkel - applicheremo le misure necessarie, vogliamo dare sicurezza ai nostri cittadini e gestire l&amp;#39;integrazione&amp;quot;. I suoi slogan, però, non fanno più presa sulla popolazione. La paura dei tedeschi si riflette in un sondaggio realizzato dall&amp;#39;istituto YouGov qualche giorno dopo che un un minorenne afghano ha attaccato con un&amp;#39;ascia i passeggeri di un treno a Wurzburgh ferendo cinque persone e dopo la strage ad Ansbach compiuta da un giovane richiedente asilo siriano. La metà degli intervistati dice di avere paura quando si trova in una situazione affollata. Non solo. La maggioranza crede pure che nei prossimi mesi ci sarà nel Paese un attentato jihadista e, tra le misure reclamate per far fronte a questa nuova minaccia, sollecita una maggiore presenza della polizia e l&amp;#39;indurimento della politica di asilo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469878955-lapresse-20160728162852-20112614.jpg?itok=gWPVKxvR" /> <![CDATA[Attenti al canone in bolletta: strano addebito ai ritardatari]]> Fate molta attenzione alla bolletta elettrica. Tra una voce e l&amp;#39;altra pare, infatti, che vi siano &amp;quot;strani&amp;quot; addebiti da parte della Rai. Negli ultimi giorni c&amp;#39;è stata, infatti, una pioggia di segnalazioni da parte dei consumatori che hanno lamentato pesanti irregolarità sul pagamento del canone.Pur presentando la dichiarazione, molti contribuenti hanno ricevuto lo strano addebito, non di 70 euro, bensì di 51,03 euro. Si tratterebbe del canone relativo al primo semestre. &amp;quot;A tutti quelli che hanno inviato la dichiarazione prima del 16 maggio ma all&amp;#39;Agenzia delle entrate è arrivata dopo il giorno 16 - si legge in una nota dell&amp;#39;Unione nazionale consumatori - è stato comunque addebitato il primo semestre di abbonamento alla televisione&amp;quot;. Che la furbata di Matteo Renzi di infilare l&amp;#39;odiatissimo canone nella bolletta della luca si sarebbe rivelato un pasticcio senza precedenti, era fuori da ogni dubbio. Ma che si tramutasse in un pericoloso boomerang per io consumatori, appare evidente soltanto adesso. Pare, infatti, che qualcuno stia facendo il furbetto. Le dichiarazioni relative al quadro A, presentate dal 17 maggio al 30 giugno, avevano effetto solo per il canone dovuto per il secondo semestre del 2016 e, quindi, si perdevano i primi 6 mesi di abbonamento, pari a 51,03 euro. Peccato che conti la data di partenza, e non quella di arrivo. &amp;quot;&amp;#39;La dichiarazione - si legge nel provvedimento dell&amp;#39;Agenzia delle entrate dello scorso 24 marzo - si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale&amp;quot;. Cosa che è stata poi ribadita anche nelle istruzioni allegate al modello della dichiarazione sostitutiva da compilare.Dopo la pioggia di lamentele arrivate dai consumatori inferociti, l&amp;#39;Unione nazionale consumatori ha chiesto all&amp;#39;Agenzia delle entrate di sanare &amp;quot;automaticamente ed autonomamente&amp;quot; queste posizioni, &amp;quot;senza necessità che il consumatore sia costretto a presentare una domanda di rimborso&amp;quot;. Per Massimiliano Dona, segretario dell&amp;#39;Unione nazionale consumatori, è infatti &amp;quot;un errore dell&amp;#39;Agenzia dovuto alla necessità di incrociare ed allineare i dati in tempo utile per poterli trasmettere all&amp;#39;acquirente unico&amp;quot;. &amp;quot;Un errore, però, che non possono pagare i consumatori con la necessità di ripresentare domande e carte bollate - conclude Dona - per non parlare dei contribuenti che non correttamente informati dei loro diritti, non presenteranno nemmeno la richiesta&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/06/23/1435057395-tasse.jpg?itok=Ep_4Dmch" /> <![CDATA[Sparatoria in una festa tra studenti, tre morti a Seattle]]> Si allunga la triste striscia di sangue legata a episodi di cronaca nera negli Stati Uniti. Intorno a mezzanotte e mezza (ora locale) un ragazzo ha fatto irruzione in una casa, dove era in corso una festa tra studenti adolescenti (una ventina circa), ed ha aperto il fuoco con un fucile. Almeno tre morti e diversi feriti. Il grave fatto di sangue è avvenuto a Mukilteo, cittadina di circa 20mila abitanti vicina a Seattle, nello stato di Washington.Il killer si è accanito contro alcuni suoi compagni di classe. Dopo gli spari c&amp;#39;è stato un fuggi-fuggi generale, e sono partite le prime telefonate al 911. Massiccio l&amp;#39;intervento delle forze dell&amp;#39;ordine, con unità cinofile, ambulanze e vigili del fuoco. Gli agenti della Contea di Lewis hanno arrestato il responsabile della strage. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469876244-sparatoria-seattle.jpg?itok=5Zf31qxM" /> <![CDATA[Arrestati due fratelli in Belgio: preparavano un nuovo attacco]]> Non c&amp;#39;è pace in Belgio. La minaccia di nuovi attentati getta ancora ombre sul Paese. Ieri sera l&amp;#39;anti terrorismo ha arrestato due fratelli. &amp;quot;Stavano pianificando un attentato&amp;quot;, hanno spiegato gli inquirenti. E, a pochi mesi dal terribile attacco che ha sconvolto Bruxelles, il Belgio si riscopre sotto il tiro dell&amp;#39;odio islamista.Il Belgio e la città di Bruxelles, sede di istituzioni dell&amp;#39;Unione europea e della Nato, hanno un livello di allerta di sicurezza a livello tre su un massimo di quattro che segnala una minaccia come &amp;quot;possibile o probabile&amp;quot;. Ma, dopo l&amp;#39;attacco sulla Promenade des Anglais di Nizza e il brutale omicidio di padre Jacques Hamel a Saint-Etienne du Rouvray, il dubbio è che l&amp;#39;allerta non sia mai abbastanza. I jihadisti che giurano fedeltà allo Stato islamico e i lupi solitari che danno la vita nel nome del Corano restano ben nascosti e riescono a colpire, indisturbati, l&amp;#39;Occidente. Ieri sera, tuttavia, l&amp;#39;anti terrorismo belga è riuscita a mettere le mani su due musulmani radicalizzati prima che questi ci colpissero. I due sono, infatti, sospettati di progettare nuovi attentati in Belgio.Ieri sera la polizia ha eseguito sette perquisizioni domiciliari nella regione di Mons e una a Liegi senza trovare né armi né esplosivi. Ma le prove contro Nourredine H. e Hamza H. sono schiaccianti. E, per questo, ai loro polsi sono immediatamente scattate le manette. &amp;quot;Sulla base degli esiti delle indagini - ha detto la procura federale in una nota stampa - sembra che stessero pianificando un attacco da qualche parte in Belgio&amp;quot;. Per il momento non emergono legami con gli attacchi all&amp;#39;aeroporto di Bruxelles e alla metropolitana del 22 marzo scorso in cui sono state ammazzate 32 persone. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469871112-lapresse-20160721143919-20039848.jpg?itok=lhPYIpm-" /> <![CDATA[Le mafie straniere adesso ci vendono anche i medicinali falsi]]> Cinesi, rumeni, albanesi. E pure libici, georgiani e maghrebini. In Italia operano decine e decine di gruppi criminali composti esclusivamente da stranieri. Si riuniscono tra connazionali ma, spesso, non disdegnano di concludere affari o stringere alleanze transnazionali. Le mafie straniere fanno paura, sono diversissime tra loro e cominciano a essere sempre più agguerrite.La malavita cinese è la più intraprendente. Le triadi, così come vengono chiamati i gruppi asiatici di potere malavitoso, hanno saputo farsi &amp;ldquo;imprenditrici&amp;rdquo; e gestiscono il lucrosissimo traffico della falsificazione, su tutti quello dell&amp;rsquo;abbigliamento. Ma non è il solo perché &amp;ndash; stando a quanto rivelano gli investigatori della Dia &amp;ndash; nel secondo semestre del 2015 le attività dei cinesi hanno confermato l&amp;rsquo;apertura di nuovi (e redditizi) business. Tra questi, il traffico di medicinali falsi e prodotti chimici contraffatti. Merce pericolosissima per la salute dei consumatori. Gli asiatici, secondo la Dia, sono fortissimi in Toscana e nell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;hinterland napoletano. Ma è a Milano, il grande laboratorio del crimine d&amp;rsquo;Italia, che si registra un&amp;rsquo;insolita evoluzione tra i giovani cinesi che iniziano a riunirsi in bande dedite allo spaccio di droga e alla gestione della prostituzione, che avviene con la &amp;ldquo;rigorosa&amp;rdquo; maschera dei centri massaggio.I delinquenti di origine nordafricana non sembrano avere la vocazione al &amp;ldquo;comando&amp;rdquo;. Agiscono, sul territorio nazionale, per lo più come manovalanza. Al Nord sono specializzati nello spaccio di droga e alcuni gruppuscoli hanno anche assunto una certa importanza al punto da intessere anche trame di rivalità con altre bande di africani. Agiscono spesso su mandato di gruppi camorristici e mafiosi oppure della criminalità albanese. Diversa la posizione dei libici, specializzati nello scafismo che hanno rapporti solidissimi con i nigeriani che dell&amp;rsquo;immigrazione clandestina (e del suo sfruttamento) hanno fatto il loro business principale.La mafia albanese ha consolidato, nel tempo, le sue attività e ha iniziato un processo che sta portando la criminalità dell&amp;rsquo;Est Europeo a una sorta di raffinazione della gestione dei proventi economici derivanti dallo sfruttamento della prostituzione e, soprattutto, dall&amp;rsquo;import-export di droga verso l&amp;rsquo;Italia. Stesso processo che sta iniziando a interessare anche la criminalità rumena che però - pur avendo inserito tra i suoi affari, accanto ai furti d&amp;rsquo;auto e alla prostituzione, la contraffazione delle carte di credito - continua ad affidarsi agli specialisti &amp;ldquo;cinesi&amp;rdquo; per il trasferimento del denaro all&amp;rsquo;estero. Come è accaduto a Palermo dove la Polizia Postale ha scoperto un&amp;rsquo;organizzazione composta da venticinque persone (tra cui cinesi, rumeni e italiani ritenuti vicini ai clan egemoni dell&amp;rsquo;area) che era riuscita a estendere il business delle carte di credito clonate in Lombardia, Russia e Ucraina.Non sono per nulla &amp;ldquo;tecnologici&amp;rdquo; i georgiani: riuniti in gruppi d&amp;rsquo;assalto, hanno messo su delle bande che percorrono tutta l&amp;rsquo;Europa (Spagna, Portogallo, Svizzera, Italia e Francia) per rapinare le banche prendendole d&amp;rsquo;assalto direttamente con le armi da guerra che si portano in &amp;ldquo;dotazione&amp;rdquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/10/05/1444032002-mafia-made-china.jpg?itok=WlQw58J1" /> <![CDATA[Aeroplani e deep web. Il ponte della droga tra Italia e Albania]]> Le strade della droga sono le più imprevedibili. Tra web e aeroplani, l&amp;rsquo;affare è così remunerativo che, nonostante l&amp;rsquo;altissima vigilanza da parte delle forze dell&amp;rsquo;ordine, vengono trovate sempre nuove vie per portare in Italia eroina, cocaina e marijuana e per piazzarla ai &amp;ldquo;clienti&amp;rdquo;, sia all&amp;rsquo;ingrosso che al dettaglio. Ed è diventato il business preferito dalla malavita albanese.La &amp;ldquo;rotta balcanica&amp;rdquo; è una delle strade più battute dai corrieri di morte che, nel frattempo, hanno imparato anche ad aprirsi vie diverse, nel mondo oscuro del deep web che è una sorta di terra di nessuno cibernetica dove si vende, si compra e si tratta praticamente di tutto. Specialmente droga e armi. Una sorta di &amp;ldquo;amazon&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;illegalità che consente alla criminalità di concludere affari da molte migliaia di euro e di reperire (e soprattutto accordarsi) con i clienti senza dare eccessivamente nell&amp;rsquo;occhio.Secondo quanto riporta la relazione semestrale dell&amp;rsquo;Antimafia, i preziosi carichi &amp;ndash; provenienti dal Marocco (hashish) o dal Sud America (cocaina) o dal vicino Oriente (eroina) &amp;ndash; vengono fatti entrare nel Mediterraneo e &amp;ldquo;appoggiati&amp;rdquo; sulla sponda balcanica dell&amp;rsquo;Adriatico. Da qui la &amp;ldquo;roba&amp;rdquo;, stoccata a quintali dalla mala albanese negli hub sulle coste croate, montenegrine e del Paese delle Aquile, viene ripartita e caricata su una pletora di mezzi affinché raggiunga i &amp;ldquo;clienti&amp;rdquo; italiani.I corrieri, una volta partiti, preferiscono sempre toccare subito la costa pugliese, quella più vicina per gli ovvi motivi geografici, per poi raggiungere praticamente ogni angolo d&amp;rsquo;Italia. La Dia lo dice chiaramente, gli albanesi si sono specializzati al punto da non temere la &amp;ldquo;distanza&amp;rdquo; per le consegne. Le operazioni di polizia hanno consentito di scoprire che la droga viaggia sui gommoni e persino sui canotti, su imbarcazioni di piccolo (o minuscolo) cabotaggio che fanno la spola tra Italia e Albania.Però i clan albanesi hanno utilizzato anche altri metodi per il trasporto, molto ingegnosi. Sfruttavano delle piste più o meno abbandonate (o allestite apposta) per far atterrare in Puglia velivoli ultraleggeri appositamente modificati nella carlinga per poter consentire di stiparci dentro il maggior quantitativo possibile di &amp;ldquo;roba&amp;rdquo;. Questi aerei decollano dall&amp;rsquo;Albania e fanno scalo nel Salento dove, una volta riforniti di carburante, raggiungono ogni angolo d&amp;rsquo;Italia, persino il Piemonte e la Lombardia come scoperto durante una delle più recenti operazioni delle forze dell&amp;rsquo;ordine.La mala albanese, specializzatasi nelle tratte cibernetiche e nelle rotte balcaniche, ha &amp;ndash; in Patria &amp;ndash; installato una delle maggiori produzioni al mondo di marijuana che viene riversata, con gli stessi metodi, specialmente sul mercato italiano. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/30/1467271972-11094163-kaq-u1050691534197uab-700x394lastampa.it.jpg?itok=gjTI5xfn" /> <![CDATA[L'agente di Higuain a De Laurentiis: Alla Juve per il progetto e non per soldi]]> Gonzalo Higuain è un nuovo giocatore della Juventus e questa cosa ha fatto molto scalpore nell&amp;rsquo;ambiente azzurro visto che i tifosi, il Presidente De Laurentiis e Maurizio Sarri sono rimasti delusi dal comportamento del Pipita. Il numero uno del club partenopeo, poi, ha risposto per le rime, con una lettera sul sito ufficiale del Napoli, a Higuain che gli aveva dato la colpa per il suo addio. Le schermaglie tra le parti continuano e questa volta è stato il turno di Nicolas, fratello-agente del bomber argentino, che, ai microfoni di Tuttonapoli.net, ha risposto a De Laurentiis: &amp;quot;Aurelio ha il diritto di dire quello che vuole, ma vorrei incontrarlo da vicino. Ci sono ancora delle faccende in sospeso tra noi, degli accordi presi sulla parola. Lui ha sempre detto che la sua parola vale più di un contratto e per questo vorrei rivederlo di persona insieme al Dottor Chiavelli&amp;quot;.Il procuratore di Higuain ha poi continuato: &amp;ldquo;L&amp;rsquo;unica cosa che posso dire è che non siamo mai arrivati a un accordo perché la questione non era economica, ma di progetto e l&amp;#39;ho detto tante volte. De Laurentiis ci ha proposto un contratto importante con cifre più alte rispetto a quelle della Juve, ma il problema non erano i soldi. L&amp;rsquo;unica squadra che si è fatta avanti è stata la Juve, non c&amp;rsquo;erano altri club disposti a pagare i 90 milioni della clausola. Solo i bianconeri erano pronti a farlo e nessun altro dirigente dei grandi club europei mi ha contattato in questi mesi. Il resto sono bugie. La rabbia dei tifosi del Napoli è logica, quando l&amp;rsquo;idolo di una squadra va via si sa può succedere questo, lo comprendiamo. Voglio però che sappiano che non è stata una questione economica, ma c&amp;rsquo;erano delle divergenze d&amp;rsquo;opinione enormi sul progetto col presidente De Laurentiis, con lui inoltre Gonzalo ha vissuto dei problemi personali di cui ho già parlato in altre interviste. Ai tifosi del Napoli dico che nessuno della famiglia Higuain dirà mai nulla di male dei napoletani. Abbiamo vissuto tre anni fantastici conoscendo tanti amici in una città bellissima, che stimo tanto. Questo ve lo posso garantire&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469860369-7077526.jpg?itok=x9lIlRkh" /> <![CDATA[Papa Francesco dice messa nel luogo dove Wojtyla fece l'operaio]]> Prosegue senza soste la visita di Papa Francesco in Polonia. Il pontefice è arrivato al santuario di san Giovanni Paolo II, cuore del centro &amp;quot;Non abbiate paura&amp;quot;, sorto tra il 2013 e il 2015, che comprende anche il museo Giovanni Paolo II, una torre d&amp;#39;osservazione, un centro per conferenze, una casa per pellegrini e un centro di riabilitazione.Si tratta di un luogo storico molto importante. Su questo terreno, infatti, si trovavano gli stabilimenti di soda Solvay, dove da giovane lavorò Karol Wojtyla durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1940 il futuro Papa fu impiegato nel locale della cava, l&amp;#39;anno successivo, invece, venne trasferito alla depurazione delle acque. Proprio in questo luogo Bergoglio presiede una messa con i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i consacrati e i seminaristi polacchi.Visitando il convento e il santuario della Divina Misericordia, a Lagiewniki, alle porte di Cracovia, Papa Francesco ha salutato un gruppo di giovani riuniti nel prato delle confessioni chiedendo di pregare insieme la madre della misericordia. All&amp;#39;ingresso del convento, ad accoglierlo con canti e bandierine, c&amp;#39;erano circa 300 persone, tra cui 80 ragazze assistite dalla congregazione religiosa. Nel convento visse e morì santa Faustina Kowalska, uno dei simboli della Polonia e considerata co-fondatrice dell&amp;#39;ordine. Qui Giovanni Paolo II si era recato in pellegrinaggio il 7 giugno 1997.&amp;quot;Non allontaniamoci mai da Gesù - esorta il Papa affacciandosi da un balcone della Divina Misericordia - anche quando pensiamo che per i nostri peccati siamo i peggiori. Così ci preferisce lui, così la sua misericordia si espande. Promettiamogli questa giornata per ricevere tutta la misericordia di Gesù&amp;quot;.Il messaggio ai sacerdotiLa Chiesa deve essere in uscita- esorta Bergoglio - deve andare nel mondo anche se &amp;quot;può esserci la tentazione di rimanere un po&amp;#39; chiusi ma l&amp;#39;indicazione di Gesù è a senso unico, uscire da noi stessi: è un viaggio senza biglietto di ritorno. Perdere la vita per lui&amp;quot;. &amp;quot;Gesù non ama le strade percorse a metà - ha aggiunto - le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, lasciando le proprie sicurezza, salvi solo in lui. Una vita di servizio dove non esistono spazi privati e proprietà private per i propri comodi&amp;quot;. Una vita che, ha aggiunto, &amp;quot;non si erge sui poteri del mondo e non sprechi tempo a realizzare un futuro sicuro e ben retribuito senza speranza e senza gioia&amp;quot;. Invita poi a &amp;quot;mettere l&amp;#39;umanità a contatto con la carne del Signore, portargli quello che siamo con sincerità e fiducia. Gesù è conquistato da cuori che sanno riconoscere le proprie debolezze. Gesù desidera cuori consacrati che vivono del perdono ricevuto da lui per riversarlo sui suoi fratelli&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469868681-papa-polonia.jpg?itok=DMIFYHhI" /> <![CDATA[Da Salah a Bouhlel Tutti i figli della jihad passati dall'Italia]]> In Italia hanno vissuto o sono transitati almeno una dozzina di terroristi islamici delle stragi degli ultimi due anni ed i loro complici.Mohamed Lahaouiej Bouhlel, che ha massacrato con un camion 84 persone a Nizza, è stato ripreso in un video e identificato dalla polizia a Ventimiglia nel giugno dello scorso anno. Il futuro stragista partecipava a una manifestazione pro migranti assieme all&amp;#39;associazione &amp;laquo;Cuore della speranza&amp;raquo; con base a Nizza. Il suo complice, Chokri Chafoud, che lo aizzava via sms a lanciarsi con il camion sulla folla, ha vissuto diversi anni in Italia a Gravina di Puglia. E ha pure lavorato come general manager di una masseria tarantina. Un&amp;#39;altra complice, l&amp;#39;albanese Enkeledja Zace, che assieme al marito ha fornito la pistola al killer del camion era stata arrestata lo scorso anno dai carabinieri per favoreggiamento all&amp;#39;immigrazione clandestina a Ventimiglia. In Italia è tornata diverse volte. L&amp;#39;ultima, prima di finire in manette in Francia, il 13 giugno, a Bari controllata dalla polizia al rientro in traghetto da Durazzo.Il porto barese è il transito preferito dai terroristi. Abdeslam Salah, l&amp;#39;unico sopravissuto al Bataclan ed in carcere a Parigi, si era imbarcato a Bari il primo agosto 2015 diretto in Grecia. Con lui c&amp;#39;era Ahmad Dahmani, che verrà arrestato in Turchia una settimana dopo la strage di Parigi per aver fatto i sopralluoghi sugli obiettivi. I due sbarcarono al Pireo per incontrare Abdelhamid Abaaoud, il capo cellula di Parigi e portare avanti il piano. Il 6 agosto Salah rientrò a Bari e in macchina percorse tutta l&amp;#39;Italia, come all&amp;#39;andata, per dirigersi in Belgio. E lasciò tracce utilizzando tre volte la carta di credito.Khalid el-Bakraoui, che il 22 marzo si è fatto esplodere nella metro di Bruxelles era volato dal Belgio all&amp;#39;aeroporto di Treviso con un volo Ryanair il 23 luglio 2015. In Italia restò 22 ore pernottando all&amp;#39;hotel Courtyard by Marriott dell&amp;#39;aeroporto di Venezia. Poi si imbarcò su un aereo Volotea diretto ad Atene forse, anche lui, a prendere ordini.Un altro caso emblematico e poco conosciuto è quello dell&amp;#39;italiano Gelel Attar, alias Abou Ibrahim. Attar è nato nel 1989 a Castal San Giovanni, piccolo comune vicino a Piacenza. Dopo la morte del padre si trasferì prima in Francia e poi a Bruxelles nel quartiere islamico di Molenbeek. Nel 2012 partì per combattere in Siria diventando &amp;laquo;fratello&amp;raquo; jihadista dei futuri terroristi suicidi di Parigi e Bruxelles. Nel 2013 rientrò in Europa senza che nessuno lo fermasse. Solo il 15 gennaio scorso viene arrestato in Marocco dove stava mettendo in piedi una cellula dell&amp;#39;Isis.Pure Ismael Omar Mostefai, uno dei kamikaze del Bataclan, era transitato in Italia nel 2013 da Marsiglia per raggiungere la Siria via Grecia e Turchia. Mohammed Lahlaoui è stato arrestato in Germania qualche giorno dopo l&amp;#39;attentato di Bruxelles. Sul telefonino aveva contatti e sms inquietanti scambiati poco prima dell&amp;#39;attacco con la cellula del terrore. Lahlaoui ha vissuto a Vestone, nel Bresciano, tra il 2007 e il 2014. Poi l&amp;#39;abbiamo espulso, ma invece che tornare in Marocco è andato in Germania. Tre mesi prima della strage di Bruxelles è arrivato in Italia in macchina attraverso il Brennero, Djamal Eddine Ouali, arrestato in provincia di Salerno con l&amp;#39;accusa di aver fornito i documenti falsi ai terroristi.A casa nostra abbiamo ospitato per anni i capi jihadisti tunisini che hanno aderito al Califfato impiantando basi in Libia. Quella di Sabrata è stata bombardata lo scorso aprile dai caccia americani, ma il giovane comandante Nouruddine Chouchane sarebbe sopravvissuto. In Italia aveva abitato cinque anni dalla parti di Novara facendo il manovale. Le ultime tracce risalgono al 2012. L&amp;#39;anno scorso il ministro dell&amp;#39;Interno ha emesso un decreto di espulsione nei confronti di Chouchane per &amp;laquo;motivi di sicurezza nazionale&amp;raquo;. È ricercato come mandante della strage dei turisti al museo del Bardo a Tunisi (4 italiani fra le vittime).L&amp;#39;altro pezzo grosso delle bandiere nere tunisine riparato in Libia è Moez Fezzani. Per anni ha vissuto in Lombardia finendo in manette con l&amp;#39;accusa di terrorismo. Nel 2012 è stato assolto dalla Corte d&amp;#39;Assise di Milano, ma il Viminale l&amp;#39;ha espulso. Alla Digos che lo scortava in aeroporto ha dichiarato sprezzante: &amp;laquo;Sentirete parlare di me&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/28/1469715820-lapresse-20160726210730-20093865.jpg?itok=iCf8Hw8N" /> <![CDATA[Quei gemelli nati con un corpo soltanto]]> Al Sion Hospitali di Bombay, quando i due gemelli sono nati, sono corsi a operarli subito. La prima operazione effettuata è servita a dividere il collo. Tanto che le testoline dei due bebè, adesso, riescono a ruotare indipendentemente l&amp;#39;una dall&amp;#39;altra. Il corpo, però, è uno solo. E gli organi, dal cuore all&amp;#39;apparato digerente, sono tutti in condivisione. Tanto che l&amp;#39;equipe medica del Sion Hospital dovrà studiare attentamente il caso per capire come salvare la vita ai due neonati.Il caso è rarissimo. I medici lo sapevano già mercoledì scorso quando la madre ha dato alla luce i due gemelli che pesano (insieme) 4,5 chilogrammi (guarda la gallery). Ieri si è tenuto il primo intervento chirurgico per separare il collo. Con questo i dottori del Sion Hospital hanno garantito la piena mobilità alle due testoline. Adesso, però, si tratta di capire come procedere. Perché, come dimostrato dai raggi x, all&amp;#39;interno dell&amp;#39;unico corpo che i due neonati &amp;quot;condividono&amp;quot; c&amp;#39;è un solo apparato digerente. Per intenderci: hanno un solo stomaco. Quindi, separarli non sarà così semplice come si può pensare. Lo stesso vale per il cuore. Ce n&amp;#39;è soltanto uno. Il corpo presenta, poi, due braccia e due gambe. &amp;quot;Un team di chirurghi e dottori - fanno sapere dal Sion Hospital - stanno lavorando duramente per garantire la sopravvivenza a entrambi i bambini&amp;quot;.[[gallery 1291309]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469866019-olycom-20160729112338-20119596.jpg?itok=yzF4s51G" /> <![CDATA[Dai Pokemon a Tinder, le app si trasformano in film]]> Prima di morire, aggrappati a me. Così carta stampata e cinema, mezzi di cultura e informazione a un passo dal tracollo, agguantano al volo ogni occasione offerta dai social, pur di prolungare la propria compromessa esistenza. L&amp;#39;ultima chance, in ordine di tempo, proviene dal popolarissimo videogioco della Nintendo Pokémon Go, che sta facendo impazzire grandi e piccoli. Non è da ieri che i simpatici personaggi Pokémon popolano l&amp;#39;immaginario e, quindi, il mercato pop: il primo videogame risale al 1996 e ha fruttato una serie televisiva e un franchise cinematografico, già nel 2000 gettonato nelle scuole anglosassoni. Il gioco, che consiste nell&amp;#39;aggirarsi in cerca dei cosiddetti Pokestops, utili a catturare mostriciattoli, è stato creato dalla Niantic Inc, costola della compagnia Alphabet Inc, parente di Google. Sicché la casa produttrice Legendary Entertainment, responsabile della trilogia del &amp;quot;Cavaliere Oscuro&amp;quot; di Christopher Nolan, e la Pokémon Company adesso annunciano un film sul Detective Pikachu, nuovo personaggio della serie, quest&amp;#39;anno introdotto in Giappone tramite un videogioco. La Nintendo, ovviamente, non poteva starsene a guardare milioni di utenti che catturano i suoi pupazzetti usando le geolocalizzazioni del mondo reale, dopo aver scaricato il giochetto sugli smartphones smanettando con Tinder: la Pokemon-mania ha invasato gli utenti al punto che Shayla Wiggins, per esempio, giocando nel Wyoming ha trovato un cadavere lungo il Big Wind River e alcuni adolescenti italiani distratti si sono fatti male sul serio, andando a sbattere contro blocchi di cemento, gli occhi fissi sullo smartphone. Altro che pocket monsters, alias Pokémon: ci sarebbe da tirare in ballo l&amp;#39;etimologia latina di monstrum, cioè stupore e meraviglia.Per tornare all&amp;#39;erigendo film sul Detective Pikachu, da mettersi in produzione nel 2017 e sugli schermi l&amp;#39;anno dopo - per ora, non c&amp;#39;è né soggetto, né regista - sarà il primo live-action sull&amp;#39;iconico topo elettrico giallo e adatterà il primo gioco Nintendo 3DS del 2016. La storia racconterà di Pikachu, vestito come Sherlock Holmes, che in coppia con un ragazzino di nome Tom si metterà alla ricerca del padre perduto di lui. Distribuito dalla Universal, al di fuori del Giappone, il film sarà il primo d&amp;#39;una serie. In passato, i film del franchise erano spin-off della serie televisiva, laddove il protagonista Ash e il suo amico Pikachu s&amp;#39;imbattevano in antiche creature, padri nobili dei Pokémon. La versione cinematografica in preparazione, invece, sarà qualcosa di più evoluto: Pikachu beve il caffè e flirta con le ragazze.E quanto sembrano lontani i tempi di C&amp;#39;è posta per te, con Meg Ryan e Tom Hanks che chattano amorosamente, senza conoscersi: adesso per gli appuntamenti al buio c&amp;#39;è Tinder, la piattaforma di convegni online usata da milioni di utenti in tutto il mondo. E il cinema, che cerca disperatamente di catturare le platee più giovani, ormai disaffezionate al grande schermo, afferra al volo l&amp;#39;opportunità offerta da Tinder. La Warner Bros, infatti, ha acquistato i diritti per Worst Tinder date Ever, cioè &amp;quot;Il peggior appuntamento di sempre su Tinder&amp;quot; e qui già esiste una sceneggiatura, scritta da due esperti di commedie romantiche, Keith Merryman e David A. Newman, autori di Amici di letto. A produrre, Denise Di Novi e Alison Greenspan, che hanno firmato Catwoman.Va da sé che questo filmetto leggero non si metterà a riflettere sociologicamente sul fenomeno, capace di gestire sulla piattaforma 26 milioni di incontri ogni giorno. Stando allo Hollywood Reporter, Tinder non parteciperà alla produzione. Ma la trama? Due persone che vivono a Los Angeles decidono di vedersi, dopo essersi piaciute su Tinder. I due vogliono soltanto l&amp;#39;incontro di una notte e via. Quella notte, però, invece d&amp;#39;essere romantica sarà piena di sorprese, tra disastri e catastrofi. Come in ogni lieto fine, le contrarietà cementeranno la coppia. E tutto quel che viene raccontano nel film, è personalmente accaduto a un manager della Warner Bros, pare. Insomma, nasce un cinema di genere, i cui riferimenti culturali sono le app? Da noi, per dire, il successo di Perfetti sconosciuti, il film di Paolo Genovese sulle vite segrete nascoste nei cellulari, venduto in 40 Paesi, indicherebbe un filone per la generazione smartphone. Anche Massimo Boldi sta preparando Un Natale al Sud proprio su Tinder. Nel mondo post-Tinder, d&amp;#39;altronde, chi spedisce mail è considerato antiquato. Per tacere di chi scrive lettere d&amp;#39;amore su carta. E Hollywood è pronta a sfidare il mondo della tecnologia, in vista di sinergie economiche. Intanto, la Marvel fa emergere un nuovo super-eroe nel film parodia Tinder: The Superhero Movie, dove il protagonista, grazie alla tecnologia, sviluppa il potere di uccidere i nemici, in tandem con altri eroi delle dating app: Bubble e Grindr. Stiamo ancora parlando di cinema? Il dubbio regna sovrano. Come quando parliamo online con qualcuno che ha un profilo magnifico e, magari, è un mostro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469865203-7077476.jpg?itok=cNo6d4vn" /> <![CDATA[Torino decide di non decidere. Tutto rinviato]]> Prosegue la battaglia attorno al Salone del libro. C&amp;#39;è stata ieri a Torino la prima assemblea dei soci della Fondazione del Libro dopo la &amp;quot;fuga&amp;raquo; dell&amp;#39;Aie verso Milano. Riuniti per capire cosa fare: il sindaco Appendino, il presidente della Regione Chiamparino, gli assessori alla Cultura di Comune e Regione, Michele Coppola per Intesa Sanpaolo, i rappresentanti del Mibac e del Miur. Ordine del giorno: bilancio e nomina del presidente. Ufficioso ma decisamente dominante invece il tema dell&amp;#39;urgenza di un progetto per fronteggiare la concorrenza del progetto Rho. Strategia: recuperare gli editori che non hanno gradito la scelta di Aie. &amp;quot;Oggi - Chiamparino dixit - abbiamo formato un Comitato d&amp;#39;indirizzo per aprire il Salone a tutte le case editrici.... Martedì ci sarà una riunione del Comitato per discutere del nuovo Statuto. Da lunedì sono in programma inoltre gruppi di lavoro&amp;raquo;. Chiamparino ha anche chiesto al cda di verificare con l&amp;#39;Avvocatura di Comune e regione gli atteggiamenti da tenere dopo la decisione degli editori. E c&amp;#39;è chi pensa che si potrebbe anche arrivare a una azione legale contro Aie. Slittano invece le decisioni sugli assetti futuri, per la precisione a settembre &amp;quot;quando ci saranno i risultati di questo lavoro&amp;raquo;. Quindi per la discesa in campo ufficiale di Massimo Bray,(il comunicato dell&amp;#39;assemblea dei soci usa la formula &amp;quot;indicato come futuro Presidente della Fondazione&amp;raquo;), bisognerà attendere.Si è regolarmente svolto invece il cambio della guardia alla Presidenza dell&amp;#39;Alto Comitato di Coordinamento: Appendino al posto di Chiamparino. Per il Comune di Torino ha parlato invece Francesca Leon confermando che il Salone 2017 sarà a maggio, al Lingotto. E annunciato che l&amp;#39;Osservatorio degli editori indipendenti ha dato disponibilità per lavorare con la Fondazione. Ha confermato la sua permanenza dentro la Fondazione Intesa Sanpaolo: &amp;quot;Ci attendiamo per settembre ogni proposta che dovrà evidenziare quale identità e format avrà la manifestazione&amp;raquo;. Ma anche se lo slogan scelto per presentare il Salone è &amp;quot;Semina il cambiamento&amp;raquo; l&amp;#39;impressione è che per raccogliere i frutti della semina, tra un Comitato e l&amp;#39;altro, ci vorrà del tempo. Che forse non c&amp;#39;è... Sul fronte degli editori si allarga invece la fronda all&amp;#39;Aie: si sono dimessi anche La Nuova Frontiera e O barra O. Mentre Giuseppe Laterza ha proposto di non fare il salone né a Torino né a Milano ma a Bologna.Nel frattempo 3 dei 4 indagati per turbativa d&amp;#39;asta nell&amp;#39;inchiesta sul Salone, avrebbero chiesto di patteggiare, ottenendo la revoca dei domiciliari. Il Gip si pronuncerà a settembre. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/13/1468397265-7072398.jpg?itok=mk8WXeOV" /> <![CDATA[Ma tu a che Salone vai?. Ecco le scelte degli editori]]> Le energie immaginifiche del milieu culturale italiano dibattono su una questione: Torino, Milano o entrambe? A maggio 2017 ci saranno quasi per certo due fiere del libro, magari a pochi giorni di distanza. Voi che farete, dove andrete? Tra gli editori, quattro flussi d&amp;#39;opinione: i nostalgici, i pragmatici, gli ecumenici e gli indifferenti.I più agguerriti paiono proprio i primi, i nostalgici Torinofili, categoria cui appartengono Elliot e Neri Pozza. &amp;quot;Sosterremo ancora Torino, perché che dopo quasi trent&amp;#39;anni di fiera venga scippata in maniera così arrogante di un&amp;#39;iniziativa che ha tanto dato a editori e lettori non mi sta bene&amp;quot;, dice Loretta Santini, direttore editoriale Elliot. &amp;quot;In più, l&amp;#39;idea di svolgere contemporaneamente i due eventi, costringendo alla scelta, è un ulteriore segno di prepotenza. Non sono tanti quelli che possono permettersi di seguire due fiere. Spero che Torino sia concorrenziale dal punto di vista dei costi. Lo stato d&amp;#39;animo degli editori indipendenti è di grande contrarietà, tristezza e rabbia. Ora siamo nella fase di pura idealità, ma anche se lo sconto ci fosse e Milano fosse più vantaggiosa, per come sono state gestite le cose non ci andrei mai: almeno questa edizione, per una questione di principio, la faremo a Torino. A Milano fate senza di noi&amp;quot;. E Giuseppe Russo, direttore editoriale Neri Pozza, rincara la dose (ci ha scritto sopra anche un lungo post sulla sua pagina Facebook): &amp;quot;Restiamo a Torino. Perché la moltiplicazione dei saloni e dei festival letterari è insopportabile. Lo si motiva con la diffusione della cultura anche in aree arretrate del Paese, ma negli anni &amp;#39;70 non c&amp;#39;era un festival e in classifica c&amp;#39;erano Morante e Calvino. Oggi non c&amp;#39;è angolo d&amp;#39;Italia libero e i bestseller li scrivono comici e cantanti. È la cultura, sì, ma dello spettacolo. La mia casa editrice è in pieno centro a Milano, ma la manifestazione nazionale unica dell&amp;#39;editoria si è sempre svolta a Torino, anche se condotta malamente. Avremmo dovuto collaborare perché migliorasse, non duplicarla&amp;quot;.Più concreta e legata a un futuro possibile è la posizione dei pragmatici, che valutano la partecipazione a seconda di costi, offerta, progetto: &amp;quot;La valutazione - commenta l&amp;#39;editore Florindo Rubbettino - deve essere solo pragmatica. Un cambiamento rispetto a Torino per noi sarebbe un salto nel buio, ma siamo aperti. Certo con Milano andremmo là dove l&amp;#39;offerta culturale è già elevata, mentre a Torino il Salone è di sicura attrattività e per noi è sempre stato positivo. Saremo molto pratici nel valutare le offerte delle due piattaforme, perché partecipare a entrambe è eccessivo. Si andrà a una divisione tra piccoli e grandi: il che è un danno, perché di fiere settoriali ce ne sono già troppe&amp;quot;. La linea è più o meno la stessa per Codice e il suo fondatore, Vittorio Bo: &amp;quot;Torino o Milano? Dipende da quanto costano. Dal primo anno sono stato al Salone: prima da osservatore, poi con Melangolo, Einaudi, Codice. So che l&amp;#39;anno prossimo costerà di meno e sarei orientato per Torino, per una questione affettiva e di tradizione. Ma se le fiere fossero distanziate nel tempo, diverse dal punto di vista concettuale (Torino potrebbe davvero diventare, grazie ai ministeri, un mercato sulle grandi pratiche per la lettura, sugli esempi internazionali) e avessero costi accettabili, andrei a entrambe&amp;quot;.Ecumenica e razionale la posizione di Elisabetta Sgarbi e della sua neonata Nave di Teseo, che orienta la prua verso il dialogo: &amp;quot;Non entro in questa poco edificante guerra comunale che sta catalizzando il dibattito culturale estivo e di cui non importa nulla ai lettori. Non si tratta di quale città buttare giù dalla torre. Bisogna trovare un accordo sui tempi di svolgimento delle due fiere e, nel caso, sul loro carattere e identità, nell&amp;#39;interesse delle due città, dei lettori e dell&amp;#39;editoria. Se questo accordo, volto a non disperdere le energie ma a focalizzarsi sul bene dei libri, si trovasse e fosse soddisfacente per entrambe, parteciperei a entrambe. Altrimenti, perché dovrei partecipare?&amp;quot;.A chiudere il corteo gli indifferenti: una posizione all&amp;#39;apparenza opaca, ma colma di lucidità. Ben la esprime l&amp;#39;editore Gianluca Barbera: &amp;quot;Io non ero interessato quasi neanche a Torino. Non l&amp;#39;ho mai ritenuto indispensabile e ci ho sempre rimesso. Mi interesserebbe una fiera in cui si dà spazio a cessione e acquisto di diritti, ma non c&amp;#39;è&amp;quot;. E ancor più fuori se ne tiene Cesare de Michelis, che ha appena ricomprato la sua Marsilio da Mondadori per 8,9 milioni di euro: &amp;quot;I precedenti di Torino non sono entusiasmanti. Per ben due volte in 30 anni ha sfiorato la catastrofe. Anche Milano con BookCity non ha fatto granché per originalità. Non ho passione perciò per l&amp;#39;argomento: non se ne facesse nemmeno una, di fiera, sarebbe meglio. Sono riti obbliganti, cui anch&amp;#39;io ho partecipato perché faccio parte della comunità. Ma che siano riti identitari non mi pare proprio. Facciano quel che vogliono: non ho ragione di non andarci, ma non voglio spendere nemmeno un minuto a discuterne. Appartengo a una zona grigia dell&amp;#39;editoria&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/28/1469687174-7076869.jpg?itok=8shD0Zxa" /> <![CDATA[Cgia: imprese italiane al top in Europa come pressione fiscale]]> C&amp;#39;è un record tutto italiano di cui andare poco fieri. È quello delle tasse sulle imprese. Al netto dei contributi previdenziali, le nostre imprese pagano 98 miliardi di tasse all&amp;rsquo;anno. Tra i principali paesi Ue, denuncia l&amp;rsquo;Ufficio studi della Cgia, solo le aziende tedesche e quelle francesi versano in termini assoluti più delle nostre, rispettivamente 131 e 103,6 miliardi di euro. Bisogna però ricordare che la Germania ha 80 milioni di abitanti, la Francia 66 e l&amp;rsquo;Italia 60. Quindi, fatte le debite proporzioni, si capisce subito chi sia in testa nella speciale classifica dei &amp;quot;tartassati&amp;quot;.Un altro dato molto interessante da prendere in considerazione è il peso della tassazione. Se calcoliamo la percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale, l&amp;rsquo;Italia si piazza al primo posto (14%), sul secondo gradino del podio si posiziona l&amp;rsquo;Olanda (13,1%) e sul terzo il Belgio (12,2%). Tra gli altri paesi si segnalano la Germania, con l&amp;rsquo;11,8%, la Spagna con il 10,8%, la Francia e il Regno Unito con il 10,6%. La media Ue, invece, è dell&amp;rsquo;11,4%.&amp;quot;Alle imprese italiane - commenta il coordinatore dell&amp;rsquo;Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - viene richiesto lo sforzo fiscale più pesante d&amp;rsquo;Europa. Sebbene la giustizia civile sia lenta e in molte aree del paese anche poco efficiente, l&amp;rsquo;eccesso di burocrazia abbia raggiunto livelli difficilmente riscontrabili altrove, la Pubblica amministrazione sia la peggiore pagatrice d&amp;rsquo;Europa e il deficit logistico-infrastrutturale sia pesantissimo, la fedeltà fiscale delle nostre imprese è molto elevata. In altre parole, gli imprenditori italiani pagano molto di più dei concorrenti europei, ma, per contro, continuano a ricevere servizi di basso livello qualitativo&amp;quot;. Ed è questo uno degli elementi più gravi: tasse alte a cui non corrispondono servizi adeguati. Un mix per certi versi mortale.Le imposte italiane considerate in questa analisi della Cgia sono: l&amp;rsquo;Irap, l&amp;rsquo;Ires, la quota dell&amp;rsquo;Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. L&amp;rsquo;istituto di statistica europeo (Eurostat) però, non considera altre forme di prelievo per le quali non è possibile effettuare un confronto omogeneo con gli altri paesi presi in esame in questa comparazione. Ad esempio i contributi previdenziali, l&amp;rsquo;Imu/Tasi, il tributo sulla pubblicità, le tasse sulle auto pagate dalle imprese, le accise, i diritti camerali, etc. &amp;quot;Possiamo quindi affermare - segnala il segretario della Cgia, Renato Mason - che in questa elaborazione l&amp;rsquo;ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è certamente sottostimato&amp;quot;.Sempre più difficile fare impresa&amp;quot;Con troppe tasse e pochi servizi - osserva la Cgia - è difficile fare impresa, creare lavoro e redistribuire ricchezza. Soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che per loro natura non possono contare su strutture amministrative interne in grado di gestire le incombenze burocratiche, normative e fiscali che quotidianamente sono costrette a fronteggiare&amp;quot;. La riprova che in Italia il peso dei tributi sulle imprese è elevato emerge anche dai dati messi a disposizione dalla Banca Mondiale (Doing Business). Pur ammettendo che &amp;quot;da un punto di vista metodologico questa comparazione presenta una serie di limiti&amp;quot;, l&amp;rsquo;Ufficio studi della Cgia sottolinea che in Italia il totale delle imposte pagate in percentuale sui profitti commerciali di un&amp;rsquo;impresa media è pari al 64,8%. Nessun altro paese dell&amp;rsquo;Eurozona subisce un&amp;rsquo;incidenza così elevata. La Francia, che si posiziona al secondo posto, si attesta al 62,7% e il Belgio, che presidia la terza posizione, è al 58,4%. Rispetto alla media dell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;euro (43,6%) le imprese italiane scontano un differenziale di oltre 21 punti percentuali.Ma il governo che sta facendo?&amp;quot;Pur riconoscendo l&amp;rsquo;impegno profuso dal governo Renzi - prosegue Paolo Zabeo - le imprese italiane continuano ad avere un total tax rate che non ha eguali nel resto d&amp;rsquo;Europa. Pertanto, è necessario che l&amp;rsquo;esecutivo, in attesa delle riduzioni dell&amp;rsquo;Ires e dell&amp;rsquo;Irpef, attui da subito una moratoria fiscale che sterilizzi qualsiasi aumento di tassazione a livello nazionale e locale ed eviti, come purtroppo è successo negli ultimi 2 anni per i trasporti, la diminuzione delle deduzioni/detrazioni fiscali che si sono tradotte nell&amp;rsquo;ennesimo aumento di imposta per moltissimi imprenditori&amp;quot;.La situazione migliora, anche si di poco, se analizziamo la pressione fiscale generale in percentuale del Pil che grava su ogni paese. A eccezione della Francia e dei paesi del nord Europa, il confronto con i principali partener economici ci vede notevolmente penalizzati. Se il peso delle tasse e dei contributi previdenziali che ricadono sui contribuenti italiani si è attestato nel 2015 al 43,5% del Pil, in Germania (39,6%) è inferiore di quasi 4 punti, nei Paesi Bassi (37,8 per cento) di 5,7 punti, nel Regno Unito (34,8%) di 8,7 punti e in Spagna (34,6%) di quasi 9. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469865658-tasse.jpg?itok=GSvV4RHY" /> <![CDATA[Negata la sepoltura al jihadista. L'imam: Non macchieremo l'islam]]> Non saranno celebrati i funerali con rito islamico per il tagliagole che ha sgozzato padre Jacques Hamel. La comunità musulmana di Saint-Etienne-du-Rouvray ha negato la sepoltura nel cimitero della città ad Adel Kermiche. &amp;quot;Quello che ha fatto questo giovane è sporco. Non macchieremo l&amp;#39;Islam con quella persona&amp;quot;, ha detto Mohammed Karabila, imam della moschea che si staglia sulle alture della città. &amp;quot;Noi - ha aggiunto - non parteciperemo né la toilette mortuaria né alla sepoltura nel caso in cui venga richiesto dalla famiglia&amp;quot;.Ancora sconvolti dal drammatico omicidio di padre Jacques, i fedeli della comunità cristiana e musulmana di Saint-Etienne-du-Rouvray si sono ritrovati davanti alla chiesa dell&amp;#39;attentato rivendicato dallo Stato islamico per condividere un momento di fratellanza in occasione della preghiera del venerdì. Successivamente nella moschea Yahia, durante la funzione islamica, ha eccezionalmente preso la parola il parroco Auguste Moanda. &amp;quot;Il nostro dolore è anche il vostro&amp;quot;. &amp;quot;Siamo chiamati a costruire ponti, non muri. Noi credenti, dobbiamo dare l&amp;#39;esempio&amp;quot;, ha aggiunto il parroco, assicurando i presenti che &amp;quot;ciò che vediamo, questo non è vero Islam. Dobbiamo stare insieme, dopo questo fatto dobbiamo riaffermare i nostri legami di amicizia e di fratellanza&amp;quot;.&amp;quot;Avete sbagliato civiltà, perché siete al di fuori della civiltà, avete sbagliato umanità perché non ne fate parte, e vi siete sbagliati nei nostri confronti e non ve lo perdoneremo&amp;quot;, ha tuonato l&amp;#39;imam Abdellatif Hmitou riferendosi agli assassini. &amp;quot;Signore - ha continuato - tienici lontani dalle sirene dell&amp;#39;odio, dell&amp;#39;assassinio, da tutte le sirene che lasciano credere che togliendo la vita a un innocente si possa lavare l&amp;#39;affronto che subiscono molti musulmani nel mondo&amp;quot;. Nel suo sermone l&amp;#39;imam Abdellatif Hmitou ha denunciato con veemenza &amp;quot;la terribile mano delle tenebre&amp;quot;, quella mano lontana che &amp;quot;ha controllato a distanza&amp;quot; l&amp;#39;omicidio del sacerdote. &amp;quot;Avete sbagliato civiltà - ha poi concluso - perché siete al di fuori della civiltà, avete sbagliato umanità perché non ne fate parte, e vi siete sbagliati nei nostri confronti e non ve lo perdoneremo&amp;quot;. I rappresentanti musulmani hanno quindi ribadito l&amp;#39;invito ai fedeli a recarsi in chiesa per la messa domenicale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469645090-site.jpg?itok=vralQ2yr" /> <![CDATA[Dietro la scrittura di Battisti una personalità aggressiva]]> Accade spesso che persone coinvolte in reati contro la persona o terroristici tendano a non ammettere le loro colpe cercando di convincere tutti della loro estraneità con un comportamento o con dei ragionamenti atti a negare le responsabilità. In psicologia questo è un vero e proprio meccanismo di difesa definito negazione: loro sanno benissimo qual è la verità, ma non possono fare a meno di mentire.La grafia come linguaggio simbolico permette di trarre attraverso tali segni codificati il comportamento, le emozioni e i sentimenti, ma anche il controllo più o meno positivo sulla stabilità emotiva. La grafia, con forme grandi e con poco spazio tra le parole, indica una personalità egocentrica che ama rispecchiarsi in se stesso e nel proprio vissuto, cercando di essere sempre al centro dell&amp;rsquo;attenzione. Con la sua estrosità esagerata e con l&amp;rsquo;abilità nell&amp;rsquo;ottenere consensi attraverso un eloquio brillante e suadente, egli sa incantare l&amp;rsquo;interlocutore ottenendo anche consensi imprevedibili. Il sovrapporsi delle lettere tra le righe dimostra un pensiero confuso e contraddittorio. Non sa, infatti, specie quando l&amp;rsquo;istinto ha il sopravvento sulla ragione, mantenere una consequenzialità tra pensiero e azione: ne deriva una linea di condotta impulsiva e scarsamente controllata (vedi allunghi inferiori e superiori sproporzionati).La marcata impulsività lo rende aggressivo verso l&amp;rsquo;esterno, dove si manifesta con rancore immotivato e irruenza incontrollata. E&amp;rsquo; persona che può passare da un idealismo del tutto peronale, ad azioni passionali che minano la stabilità emotiva della persona rendendo precarie le relazioni interpersonali e favorendo l&amp;rsquo;insorgere di note ossessivo-compulsive nel comportamento.Note isteriche rendono il soggetto capace di mentire pur sapendo di farlo per cui risulta persona, al di là della cronaca e della sua storia, poco affidabile e sicuramente affetto da disturbo di personalità e alterazione dell&amp;rsquo;identità. Secondo la classificazione mondiale dei disturbi psichiatrici (DSM) egli potrebbe essere affetto da &amp;ldquo;disturbo istrionico di personalità&amp;rdquo;, in quanto presenta caratteristiche di forte connotazione emotiva e un grande bisogno di considerazioni e di attenzioni da parte di chi gli sta attorno. Il carattere camaleontico lo porta a usare le sue armi con astuzia a seconda di chi si trova di fronte, adottando quindi una sorta di recitazione. Può, infatti, passare dal pianto suadente a pietrificazioni prive di ogni forma di rimorso. Si nota in Battisti una caratteristica che va dall&amp;rsquo;astuzia al masochismo e che gli ha permesso di rimanere a galla, cercando con l&amp;rsquo;inganno di comprare ogni cosa tranne la sua libertà interiore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/29/1469774699-sen.jpg?itok=N-poAY9t" /> <![CDATA[Adesso scoppia la pace tra Mancini e i cinesi. Non ci eravamo capiti]]> È stato come in Star Wars, altro che cinepanettone. L&amp;#39;ultimo colpo di spada laser ha scritto il finale della storia, e adesso la crisi pre stagione dell&amp;#39;Inter potrebbe vedere i titoli di coda. Fino al prossimo episodio s&amp;#39;intende, perché niente è ancora scontato. In pratica bastava parlarsi, ed è quello che hanno fatto anche a cena dopo alla visita all&amp;#39;Onu Roberto Mancini e Steven Zhang. Che non a caso alle Nazioni Unite erano già seduti vicini vicini. Roberto ha capito che non tutto quello che gli avevano detto di Suning rispondeva alla realtà, ma soprattutto anche viceversa. Ovvero che i suggerimenti arrivati per liquidare il tecnico con una buonuscita o addirittura con un licenziamento non avevano fondamento. E intanto c&amp;#39;era qualcuno già in volo verso l&amp;#39;Europa. Per un viaggio senza ritorno.Mancini colpisce ancora, dunque, e il colloquio con Zhang è più o meno (ovvero traducendolo liberamente) è andato così: &amp;quot;Qui non si sa con chi parlare, non ci sono programmi, né si vedono investimenti. Mi avevano promesso un rinnovo e sento parlare ogni giorno di allenatori al mio posto e di panchina promessa ad altri tra un anno&amp;quot;. Risposta: &amp;quot;Anche noi avevano raccontato di tue pretese assurde e ci era stato consigliato di separarci da te. In realtà noi abbiamo un progetto forte, idee e denaro: ma siamo appena arrivati. Nel frattempo però cominceremo ad investire, da qui a fine agosto sistemeremo quello che manca. E a ottobre poi il quadro societario sarà più chiaro. Riguardo al rinnovo, se tutto va come deve, ti proporremo l&amp;#39;estensione fino al 2018 come atto di fiducia&amp;quot;. Reazione: &amp;quot;Così è ragionevole: l&amp;#39;unica condizione che pongo è di avere un contatto diretto con voi per decidere come proseguire&amp;quot;. Finale: &amp;quot;Nessun problema: ci sentiamo quando vuoi e ci rivedremo presto&amp;quot;. Stretta di mano e ripartenza: dei cinesi verso Nanchino e di Mancini verso la sfida di stasera con il Bayern, dopo la quale potrebbe essere annunciato l&amp;#39;arrivo di Candreva. Così a New York ora resta Thohir (con le istruzioni precise lasciate da Zhang) che non a caso, ieri, ha precisato &amp;quot;con Mancini tutto ok, anche se a volte ci sono state divergenze...&amp;quot;. Questo mentre continua la grana Icardi, che rumors vogliono con l&amp;#39;intenzione di saltare la sfida contro i campioni di Germania per tentare di forzare la mano. Al suo manager di nome Wanda però Zhang, per interposto Ausilio, ha fatto arrivare un messaggio chiaro: al Napoli Icardi non si vende, non certo per quella cifra, e per l&amp;#39;adeguamento se ne parlerà più avanti. Icardi può restare, il come dipende da lui. E in certi casi 3 anni di contratto possono essere lunghi. Soprattutto se il calendario è cinese. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469860347-7076319.jpg?itok=Ok7V0CzJ" /> <![CDATA[Referendum: italiani incerti, ma il No è avanti]]> Vinceranno i &amp;laquo;Sì&amp;raquo; o i &amp;laquo;No&amp;raquo;? Col passare delle settimane, l&amp;#39;esito del referendum istituzionale rappresenta sempre più un importante punto di svolta per la politica italiana. Ciò nonostante, è vissuta dalla popolazione in modo vago (non aiuta che non se ne conosca neanche la data) e sostanzialmente disinformato. Anche per questo, nessuno sa in realtà quali possano essere gli esiti della consultazione referendaria. Né sul piano della partecipazione (anche se non sarà necessario il quorum minimo di votant) né, tantomeno su quello del risultato finale.Tutti i sondaggi contribuiscono a confermare l&amp;#39;esistenza di questo quadro nebuloso. Nell&amp;#39;ambito dell&amp;#39;ultima rilevazione in ordine di tempo condotta in merito (e realizzata il 26 luglio scorso dall&amp;#39;Istituto Eumetra Monterosa su di un campione rappresentativo della popolazione italiana con più di 17 anni di età), quasi un elettore su due (46%) dichiara di essere tuttora indeciso sul voto da esprimere. A costoro va sommato quel 14% che, nonostante il tanto clamore, afferma candidamente di non essere al corrente dell&amp;#39;esistenza di un referendum prossimo venturo. E anche quell&amp;#39;esigua (per ora) porzione di cittadini che già oggi ha deciso di non andare a votare.L&amp;#39;indecisione è dunque sovrana. Essa risulta più frequente tra le donne e, specialmente, nella porzione di elettorato meno giovane di età (ma qui, in particolare tra gli ultra 65enni, si rileva anche un&amp;#39;importante accentuazione quasi uno su tre di quanti non sono nemmeno a conoscenza dell&amp;#39;esistenza del referendum). Ancora, l&amp;#39;incertezza è più diffusa tra chi appartiene a un ceto meno elevato e, ancor più, tra casalinghe e disoccupati. Che costituiscono, assieme agli anziani, le categorie meno centrali socialmente e assai poco raggiunte dal dibattito.È significativo rilevare che gli indecisi sono presenti in misura consistente nell&amp;#39;elettorato attuale di tutti i partiti. Afferma di non avere ancora scelto il suffragio da dare al referendum ben la metà di chi esprime oggi l&amp;#39;intenzione di voto per il Pd e una percentuale di poco maggiore (52%) di quanti invece optano per Forza Italia. Quote importanti di indecisi (46%) si registrano anche nella Lega Nord, mentre tra i votanti potenziali M5S l&amp;#39;incertezza appare lievemente più contenuta e si attesta al 36%.Nell&amp;#39;insieme, comunque, più di 6 intervistati su 10 non hanno formato sin qui la loro decisione. Saranno loro in realtà a decidere il risultato. Proprio l&amp;#39;alto numero di incerti, oltre ai noti limiti che le ricerche di opinione hanno nel prevedere comportamenti futuri (ne abbiamo già parlato, proprio su queste colonne), suggeriscono infatti di considerare l&amp;#39;insieme delle risposte di chi ha già maturato oggi la propria scelta come puramente indicativo e suscettibile di modificazioni anche rilevanti nei prossimi mesi.Resta il fatto, tuttavia, che anche nella nostra rilevazione, i &amp;laquo;No&amp;raquo; appaiono oggi prevalere. Questa scelta risulta significativamente più accentuata tra l&amp;#39;elettorato maschile e, specialmente, tra quello più giovane, sotto i 35 anni. Si tratta di una opzione più diffusa tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti. Sul piano degli orientamenti politici, il &amp;laquo;No&amp;raquo; è ovviamente assai più gettonato tra gli elettori dei partiti di opposizione (e il &amp;laquo;Sì&amp;raquo; è di converso nettamente prevalente tra i votanti per il Pd)Ma, lo ripetiamo, il dato predominante indicato da questo sondaggio (e da quelli che lo hanno preceduto) è quello della perdurante indecisione. Che è dovuta, in larga misura, alla mancanza di informazioni precise sull&amp;#39;oggetto vero del voto. Un vuoto che sarebbe auspicabilmente il caso di colmare, attraverso una adeguata campagna informativa da parte di entrambe le posizioni oggi in competizione. Anche se, per la verità, l&amp;#39;alto numero di indecisi dipende anche da una sorta di sospensione di giudizio nei confronti del governo guidato da Matteo Renzi che, come si sa, appare oggi meno popolare nell&amp;#39;opinione pubblica di quanto risultasse all&amp;#39;inizio del suo mandato. Per molti, infatti, il voto al referendum rappresenterà in realtà una valutazione dell&amp;#39;operato dell&amp;#39;esecutivo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/07/1467899305-lapresse-20160702131815-19801675.jpg?itok=Moj2GHsM" /> <![CDATA[Ma quali matti e depressi, gli islamisti sono islamisti]]> Che cosa significa usare una parola oppure un&amp;#39;altra, per definire le cose? E che cosa significa, ancora di più, avere il potere di controllare il modo in cui le cose vengono nominate? Lo spiega molto bene Boualem Sansal, scrittore algerino che nel suo Paese ha perso il lavoro (al ministero dell&amp;#39;Industria) e ha problemi continui per le sue posizioni politiche e per la sua condanna del fondamentalismo islamico. Per esempio, anche sua moglie non può più insegnare. Ma lui, negli altri Paesi e nei suoi libri, dice quello che pensa. Scrive quello che vede arrivare. Come in 2084. La fine del mondo (Neri Pozza), romanzo su un Grande fratello islamico che, un secolo dopo quello orwelliano, è diventato realtà: l&amp;#39;Abistan, teocrazia oscurantista e violenta nel nome di Abi, il Delegato del dio Yölah, dove regnano la miseria e il terrore e a governare è la legge inflessibile del Gkabul, che prevede controllo sistematico e capillare, caccia al nemico, torture, lapidazioni, guerre, manipolazione della mente. La forma di manipolazione fondamentale è l&amp;#39;abiling, &amp;laquo;una lingua inventata in laboratorio che aveva il potere di annichilire in chi la parlava la volontà e la curiosità&amp;raquo;, come spiega Sansal nei capitoli finali del romanzo. L&amp;#39;Apparato, scrive, ha cancellato ogni traccia di quella precedente, &amp;laquo;una lingua bellissima, ricca, suggestiva... Poiché tendeva alla poesia e alla retorica è stata eliminata dall&amp;#39;Abistan, le si è preferita l&amp;#39;abiling, costringe al dovere e alla stretta obbedienza&amp;raquo;.Boualem Sansal, in questi giorni, quando si parla degli autori degli attentati, i media e le autorità li descrivono di solito come &amp;laquo;depressi&amp;raquo; o &amp;laquo;mentalmente squilibrati&amp;raquo; o &amp;laquo;disturbati&amp;raquo;, anziché parlare chiaramente di terroristi islamici.&amp;laquo;È un grosso errore presentarli in questo modo. Queste persone si sono per la maggior parte volontariamente e coscientemente impegnate nella jihad che Daesh, al Qaida e altre organizzazioni jihadiste hanno scatenato contro il mondo e l&amp;#39;Europa in particolare. È ancora più ridicolo visto che dopo ogni attentato le inchieste di polizia mostrino che i terroristi avevano freddamente pianificato i loro atti e che avevano beneficiato di complicità diverse&amp;raquo;.Perché è un errore?&amp;laquo;La cosa più grave è che, trattandoli come malati o delinquenti, distogliamo lo sguardo dalla realtà che è l&amp;#39;islamismo, punta di lancia della guerra fatta al mondo da numerosi stati musulmani come Arabia, Qatar, Iran e numerose organizzazioni islamiche come i Fratelli musulmani... In generale, né l&amp;#39;occidente né il mondo arabo hanno colto la reale misura del pericolo che l&amp;#39;islamismo rappresenta per il mondo. Finirà per distruggerlo e non ci vorrà molto tempo&amp;raquo;.Non c&amp;#39;è via d&amp;#39;uscita?&amp;laquo;È solo attraverso l&amp;#39;islam che possiamo batterlo. Per questo l&amp;#39;islam deve riformarsi e secolarizzarsi onestamente, così l&amp;#39;islamismo non avrà più questa base ideologica e teologica per giustificare la propria lotta. Andrà in rovina rapidamente&amp;raquo;.È paura, è il voler essere politicamente corretti o è una mistificazione? E perché?&amp;laquo;Tutte queste ragioni possono essere invocate, ma la vera ragione è che è impossibile per una democrazia fare la guerra al terrorismo sul proprio terreno. Questa guerra, che è allo stesso tempo guerra civile perché coinvolge dei connazionali e guerra esterna perché telecomandata dallo straniero, non può che essere fatta dentro il quadro di leggi speciali che autorizzano metodi illegali quali tortura, arresti preventivi, espulsioni di massa, centri di detenzione segreti come Guantanamo, e accettano un grande numero di morti su cui le inchieste sono ridotte a poca cosa. Ora, a parte il governo di George W. Bush che l&amp;#39;ha fatto senza porsi problemi, nessun governo democratico al mondo oserebbe chiedere il voto su tali leggi e nessuna rappresentanza nazionale le voterebbe&amp;raquo;.Che cosa si può fare?&amp;laquo;A parte rinforzare i dispositivi di sicurezza e recitare la pedagogia del politicamente corretto e del vivere insieme per impedire che la popolazione affondi nel panico e nella violenza, il governo di una democrazia non può fare grandi cose se non, come ha fatto Bush spostando la guerra in Irak, tentare di spostare la guerra su un altro territorio, dove può agire liberamente e dove i jihadisti del mondo intero accorreranno per salvare i loro compagni&amp;raquo;.E l&amp;#39;Europa?&amp;laquo;Non abbiamo ancora inventato il metodo per fare la guerra al terrorismo massivo in un quadro democratico. E questo è totalmente escluso in Europa, dove per lo più le popolazioni sono state gravemente indebolite da un eccesso di protezione fornita dallo Stato e una cultura di pacifismo compiaciuto che non corrisponde ad alcuna realtà&amp;raquo;.Sulla scia di quanto accade in Orwell e nel suo 2084, pensa che questo uso delle parole sia un modo di restringere il linguaggio e, così, di nascondere la verità e ridurre la varietà di opinioni, in modo tale che le persone non riescano a capire davvero che cosa stia succedendo?&amp;laquo;Tutto è contenuto nel linguaggio, la nostra comprensione del mondo, le nostre emozioni, i nostri sogni. Chi controlla il linguaggio controlla il popolo. Neolingua, abiling, linguaggio pomposo e manipolatorio: ecco le vere armi delle dittature. Camus diceva: Dare un nome sbagliato alle cose aumenta l&amp;#39;infelicità del mondo; poteva anche dire: Dare un nome sbagliato alla cose è abbruttire il popolo e rafforzare la dittatura&amp;raquo;.Da scrittore che vive in un Paese islamico, qual è il legame fra linguaggio e islamismo?&amp;laquo;Sotto il regno dell&amp;#39;islamismo non c&amp;#39;è che l&amp;#39;islam, parlare è recitare versetti e sure, vivere è pregare e adorare Allah. L&amp;#39;islam è una religione assolutista, non lascia alcuna libertà all&amp;#39;uomo. Dimenticarlo è molto pericoloso&amp;raquo;.Quali sono le parole più potenti dell&amp;#39;integralismo e del terrore?&amp;laquo;Allah Akbar, jihad: queste due parole bastano per terrorizzare tutto il pianeta&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469600429-6590852.jpg?itok=bJLjbtmZ" /> <![CDATA[Ecco come la poligamia è già realtà in casa nostra]]> Incontriamo S.R. in un bar di Sesto San Giovanni. Viene dall&amp;#39;Egitto ed è musulmano. La sua storia è particolare, caotica, ma dimostra come in Italia si applichi di fatto la sharia (la legge islamica, ndr) e si diffonda la poligamia. Realtà rimaste fino a oggi celate nel buio dei garage trasformati in moschee.S.R. chiede l&amp;#39;anonimato per difendere il futuro della figlia. Ha una moglie, W.E., con cui si è sposato con rito islamico nella moschea di viale Padova a Milano. Col tempo si separano, ma gli imam non sono concordi nel dire se in base alla sharia sono divorziati o meno. Poi lei incontra un altro uomo, un italiano convertito all&amp;#39;islam, che un mese fa diventa il suo nuovo coniuge. I due organizzano le nozze quasi &amp;laquo;in segreto&amp;raquo; da un imam di Lecco. Il motivo? L&amp;#39;uomo, M.M., è ancora sposato civilmente con una donna, separato ma non divorziato. Quindi per la legge italiana non può risposarsi.Sia chiaro: i &amp;laquo;contratti di matrimonio&amp;raquo; stipulati in moschea non sono riconosciuti dallo Stato. I coniugi dovrebbero rivolgersi al Comune per diventare ufficialmente famiglia, ma &amp;laquo;il più delle volte - assicura S.R. - lo evitano&amp;raquo;. Finendo così col rimanere in un limbo assurdo: riconosciuti dall&amp;#39;islam, ma non dal governo. Il nostro interlocutore è un esempio lampante: nel suo contratto matrimoniale (che abbiamo potuto visionare) è specificato che &amp;laquo;occorre stipulare matrimonio civile presso le autorità competenti&amp;raquo;. &amp;laquo;Ma noi - afferma S.R. - non l&amp;#39;abbiamo mai fatto&amp;raquo;. È solo un caso? Oppure quella di limitarsi alle nozze islamiche è una pratica ben diffusa? &amp;laquo;La maggior parte delle associazioni - replica Amina Al Zeer, del Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano) - fanno il contratto solo dopo che la coppia ha celebrato il rito civile&amp;raquo;. Eppure l&amp;#39;italiano convertito e W.A. - appena un mese fa - hanno proceduto al rito religioso senza prima rivolgersi al registro comunale. &amp;laquo;La verità - spiega Mohamed - è che nella comunità islamica è abitudine sposarsi evitando il passaggio civile&amp;raquo;.Perché? Semplice: meno problemi e si può pure praticare la poligamia. &amp;laquo;Nella nostra religione avere più mogli è consentito - dice S.R. -. E nelle moschee italiane lo fanno fare anche se è vietato&amp;raquo;. &amp;laquo;Succede - continua - che qualcuno già sposato nel suo Paese d&amp;#39;origine venga in Italia a prendere un&amp;#39;altra donna&amp;raquo;. Oppure, un uomo può convolare più volte a nozze in diverse città italiane senza che nessun tempio islamico chieda se è celibe o ammogliato. &amp;laquo;Gli imam non si informano - conclude S.R. - basta pagare per il matrimonio e ti danno una donna anche se ne hai già un&amp;#39;altra&amp;raquo;.Per ottenere delucidazioni abbiamo contattato il direttore della moschea di Sesto San Giovanni, Abdullah Tchina. Nei casi di unione religiosa in Italia - chiediamo - è possibile per un uomo ottenere più mogli? &amp;laquo;Difficile&amp;raquo;, risponde. Ma non impossibile. La poligamia funziona così: una delle donne viene registrata in Comune (a volte nemmeno), mentre con le altre lo scambio di anelli avviene solo di fronte ad Allah. A raccontarcelo è M.M., raggiunto telefonicamente. &amp;laquo;Nelle moschee - aggiunge un&amp;#39;altra islamica, Mona - si organizzano incontri tra persone per poi farle sposare, senza essere certi del loro stato civile. Quindi si registrano casi di poligamia&amp;raquo;.Una babele. La vicenda dell&amp;#39;italiano convertito all&amp;#39;islam è palese: M.M., infatti, è sposato in Comune e non ha ancora divorziato. Ma a Lecco si è unito con rito islamico con W.A. Formalmente è monogamo, ma nei fatti è come se fosse bigamo: una moglie riconosciuta dallo Stato, l&amp;#39;altra dalla comunità musulmana.E allora viene da chiedersi: è normale che matrimoni simili avvengano senza che il governo ne sia informato? Il caos delle nozze islamiche - ammette al telefono M.M. - dimostra l&amp;#39;esistenza di un binario della legge islamica che corre parallelo al diritto italiano. &amp;laquo;È vero - conclude S.R., alzandosi dal tavolino del bar - di fatto anche qui la sharia viene applicata&amp;raquo;. L&amp;#39;Italia inginocchiata ad Allah. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/02/1467454941-lapresse-20160701163529-19791360.jpg?itok=HuxybMGh" /> <![CDATA[Rita Ora, sotto la camicia... niente: sexy per le strade di New York]]> Che indossi un abito da sera, costumi di scena o una camicia da uomo, Rita Ora è sempre sexy da capogiro. La cantante inglese di origine kosovara cammina per le strade di New York con nonchalance, indossando solo una - abbondante - camicia da uomo. Il capo, più corto davanti e più lungo dietro, le mette in risalto le gambe toniche. Ai piedi, vertiginosi stivaletti in pelle con tacco e plateau.Oltre alla camicia e agli stivaletti, la cantante indossa anche un cappellino da baseball New York, e bracciali e anelli d&amp;#39;oro. Al telefono o tranquillamente a passeggio, Rita mostra la stessa disinvoltura che su una passerella, attirando gli sguardi - colpiti - degli astanti.Qualche giorno fa, la cantante è stata paparazzata all&amp;#39;uscita dell&amp;#39;hotel dove risiedeva Chris Martin, leader dei Coldplay. Dopo il concerto della band, la popstar avrebbe raggiunto Chris (separatissimo da Gwyneth Paltrow) in albergo per l&amp;#39;afterparty notturno e se ne sarebbe andata solo la mattina dopo. Che ci sia stato un flirt? Be&amp;#39;, se son rose...[[gallery 1291091]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/29/1469800006-1883512-99-926479-000002.jpg?itok=YcSPU7rS" /> <![CDATA[Ma i Bronzi di Riace sono di legno o di bronzo?]]> Un po&amp;#39; come le barzellette sui carabinieri, dove la figura dello stupido la fa ormai, più degli incolpevoli militi, chi le racconta. Uno spettacolo penoso. Ecco, lo stesso per il quizzone preparato dagli esperti (cosiddetti, ndr) per il concorso pubblico riservato a 500 funzionari del ministero dei Beni culturali. Uno spettacolo vergognoso per il ministro (se ci fosse stato Bondi, cosa sarebbe successo? No, davvero: cosa sarebbe successo?!), umiliante per candidati che vedono bruciare anni di preparazione in una stupida gara di memoria (da giorni sul web sono presenti i 4.600 quesiti a risposta multipla fra i quali ne sono stati estratti 80 sottoposti ai candidati), imbarazzante per chi ha materialmente formulato i quiz (che il Mibact ha appaltato all&amp;#39;esterno), pieni di errori e orrori. Come se la gestione del nostro patrimonio culturale non ne vedesse già abbastanza ogni giorno.E così ecco la sagra degli strafalcioni ministeriali, tra domande irrilevanti (&amp;laquo;qual è l&amp;#39;unica opera di Giorgione che ha ancora la cornice originale?&amp;raquo;, Risposta giusta: &amp;laquo;Chi se ne frega&amp;raquo;) a banalità sconcertanti (&amp;laquo;in quale cappella della città del Vaticano sono visibili i più famosi affreschi di Michelangelo?&amp;raquo;. Risposta: &amp;laquo;Tu cosa dici?&amp;raquo;). Fino alla domanda-clou: di cosa sono fatti i Bronzi di Riace? Risposta: a) marmo, come l&amp;#39;ottusità dei burocrati; b) legno, come le teste dei selezionatori; c) bronzo, come la faccia di chi ci vuole sempre insegnare l&amp;#39;arte per cui noi italiani siamo famosi nel mondo. Quella di far ridere. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/09/04/1409806812-ipad-656-0.jpg?itok=oi9I_Gqu" /> <![CDATA[Animalisti e utenti social contro George per questa foto: Meriti il carcere]]> Solo pochi giorni fa il piccolo George festeggiava felice il suo terzo compleanno, ora quella spensieratezza è volata via e la casa reale inglese deve fare i conti con gli animalisti.Il 22 luglio il principino ha festeggiato nella residenza di Anmer Hall il suo terzo compleanno. Tra i giochi con mamma Kate e papà William, c&amp;#39;è stato anche un momento di relax con il cocker Lupo. Ma proprio questi attimi di felicita di George, catturati dal fotografo Matt Porteous, hanno scatenato gli animalisti.In una foto, infatti, si vede il piccolo che dà all&amp;#39;amatissimo cane un po&amp;#39; del suo gelato. Immediatemente gli utenti di Twitter e gli animalisti hanno accusato George e tutta la famiglia reale inglese di maltrattare Lupo. &amp;quot;Vi devono togliere il cane. Non sapete che i dolci gli fanno male? Ora noi lotteremo per lui&amp;quot; - hanno scritto alcuni utenti sui social.Ma non è tutti. In rete sono state lanciate diverse petizioni per fare in modo che le associazioni animaliste prendano posizioni nette e la &amp;quot;facciano pagare&amp;quot; al piccolo George e alla sua famiglia. Per cercare di calmare gli animi, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, che si occupa di salvaguardare gli animali, ha voluto commentare la vicenda: &amp;quot;È ammirevole che il principe George cerchi di aiutare il suo cane a rinfrescarsi, con questo caldo. Ma consigliamo a tutti di stare attenti nel dare ai cani del cibo pensato per gli esseri umani: alcuni ingredienti, come il cioccolato, possono essere gravemente tossici per i cani, che possono avere anche difficoltà a digerire i latticini&amp;quot;.Ma nonostante alcune associazioni abbiano cercato di temperare i toni, alcuni animalisti e normali utenti social sono andati fuori da ogni limite. E con l&amp;#39;hashtag #IceCreamGate hanno iniziato a vomitare cattiverie nei confronti del piccolo George. Tra i tanti commenti di disprezzo c&amp;#39;è addirittura chi chiede il carcere per il principino.Su Instagram e Twitter le accuse non sembrano placarsi e le parole si fanno sempre più minacciose. Le petizioni contro il principe George sono moltissime e ora c&amp;#39;è anche chi ha paura che possa succedergli qualcosa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/29/1469789725-lapresse-20160722113706-20048899.jpg?itok=BIyfK8p4" /> <![CDATA[Non mi depilo e posta la foto su Facebook: il web la copre d'insulti]]> &amp;quot;Queste sono le mie gambe: pallide e con tanti, tanti peli scuri&amp;quot;: così inizia il post-sfogo di una ragazza su Facebook, che ha pubblicato - pur anonimamente - una foto delle sue gambe non depilate in shorts. Avrebbe voluto essere l&amp;#39;esempio che ognuno può - e deve - essere libero di comportarsi come vuole col proprio corpo, ma gli utenti del celebre social network l&amp;#39;hanno - letteralmente - coperta d&amp;#39;insulti: &amp;quot;Ma che schifo!&amp;quot;.&amp;quot;Sono sempre stata una ragazza pelosa - racconta lei nel post -, ho peli, e molti, sul sedere, sul collo, sulla schiena, sulle braccia, su queste mie amatissime gambe. Non ho mai vissuto la depilazione come una scelta, ma come una coercizione sociale. Se non mi depilavo le braccia, c&amp;#39;era sempre qualcuno pronto a fare qualche commento cattivello. E allora lo facevo, anche se silkepil e ceretta facevano un male cane e il prurito post lametta era insopportabile. Lo facevo anche se lo vivevo come un atto di odio di sè, di rifiuto del mio corpo&amp;quot;.&amp;quot;Era una stigmatizzazione di una caratteristica in sé per nulla dannosa - continua - , l&amp;#39;identificazione del mio corpo naturalmente florido (il mio ragazzo dice come una foresta, come un fiume), con qualcosa di sporco e maligno. Questa è la prima estate in cui oso mettermi gli shorts senza sentirmi costretta a sottopormi a questo processo di odio. Sono felice! Mi piacciono le mie gambe, mi piacciono i miei peli, mi sento piena di me, straripante di me. E mi sento finalmente di poter scegliere&amp;quot;.Il post segue la campagna lanciata dalla blogger femminista &amp;quot;Eretica&amp;quot; per sensibilizzare la libertà di ognuno d&amp;#39;indossare quello che vuole. Con l&amp;#39;hashtag #shortspertutti, ha chiesto ai seguaci di postare sulla pagina Facebook di &amp;quot;Abbatto i muri&amp;quot; un selfie delle proprie gambe in pantaloncini. Così anche la ragazza anonima, che si è trovata spiacevolmente oggetto delle beffe del web. &amp;quot;Ma sei davvero una donna?&amp;quot; e &amp;quot;Sei inguardabile&amp;quot;, trai commenti.A difenderla, tuttavia, ragazzi e ragazze che hanno elogiato il suo coraggio: &amp;quot;Grandissima! Anche io vivo la depilazione alla stessa maniera, ma non sono ancora riuscita a reagire come hai fatto tu. Davvero complimenti&amp;quot; e &amp;quot;Questa è una scelta che ben presto farò anch&amp;#39;io: ma chi l&amp;#39;ha mai detto che gli uomini possono non depilarsi e invece le donne devono torturarsi con cerette, aghi elettrici, lamette e chi più ne ha più ne metta?&amp;quot;. Tra le critiche costruttive: &amp;quot;Bene. È una tua scelta, d&amp;#39;accordissimo. Ma perché dovremmo vivere la depilazione come rifiuto del nostro corpo? A me piace truccarmi, ma non ho rifiuto del mio viso. Amo tingere i miei capelli, ma non rifiuto il mio colore naturale. Mi depilo, ma non rifiuto ciò che altrimenti sarei. Semplicemente esistono modi per rendermi più bella e a me piace sentirmici&amp;quot;.Dura la risposta dell&amp;#39;autrice del blog &amp;quot;Abbatto i muri&amp;quot;, in difesa della ragazza: &amp;quot;Abbiamo capito che il pelo è eresia e dato che qui siamo eretiche allora non ce ne può fregare di meno. Non esiste una legge che dice a voi di non depilarvi, ma lasciate che altre facciano un po&amp;#39; quello che vogliono. È una scelta, e non c&amp;#39;è motivazione alcuna per cui lei dovrebbe incontrare la vostra valutazione estetica. Aggiungo che mi fa schifo il body shaming - l&amp;#39;insultare il corpo altrui, ndr - di gruppo, la condivisione di una foto per farci due risate sopra e per poter vomitare un commento incattivito&amp;quot;.Infine, interessante il commento della ragazza anonima agli insulti ricevuti: &amp;quot;... La grande reazione negativa a questa foto dimostra che è vero che non abbiamo una scelta. La società ci dice: depilati, o ti faremo vergognare. Il pelo è così vergognoso che le pubblicità ci mostrano lamette scorrere su gambe glabre e lisce- invece, quelle per i rasoi da uomo ci mostrano delle barbe che ESISTONO prima di essere rasate. Pare che tutti dobbiamo credere che il pelo femminile non esista affatto. E invece sappiamo che esiste! E io credo nel mio diritto, nel nostro diritto, di scegliere cosa fare dei nostri corpi. Questi rituali di cura di sè non sono trivialità, sono una presenza costante nella nostra vita e ci dicono qualcosa. Nella mia, vogliono che siano i MIEI rituali, pieni di amore e cura. Mi rifiuto di aver paura. E spero in un mondo in cui semplici opzioni estetiche non siano un&amp;rsquo;ardua rivoluzione, ma una scelta spensierata&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/29/1469781693-13725076-1046220442111782-7982688360947531069-o.jpg?itok=pm2Fzmuv" /> <![CDATA[Videoregistratori addio. Chiude l'ultima fabbrica che li produceva]]> Erano spariti già da un po&amp;#39; dalle nostre case, adesso i videoregistratori Vhs diventeranno definitivamente un pezzo da museo. La Funai Electric, l&amp;#39;ultima ditta che produceva il marchingegno mangia videocassette, ha annunciato che ne dismetterà le linee di montaggio. &amp;quot;Uno dei nostri fornitori ci ha fatto sapere di essere in grande difficoltà a continuare a febbricare un componente per volumi così modesti&amp;quot;, hanno spiegato dall&amp;#39;azienda giapponese.Nel 2000 si vendevano 15 milioni di videoregistratori. Sedici anni dopo il numero è inevitabilmente crollato a 750 mila unità, di cui la maggior parte venduti in Giappone. Lì l&amp;#39;apparecchio è ancora molto utilizzato, tanto che alcuni consumatori hanno preso d&amp;#39;assalto il centralino della Funai Electric.I primi videoregistratori per uso domestico apparvero negli anni &amp;#39;70 e furono una rivoluzione. Per la prima volta si potevano registrare i programmi televisivi per guardarli (o rigurdarli) quando si voleva. I lettori Vhs diedero il via anche al fenomeno della pirateria: nacque in quel periodo infatti il mercato nero delle videocassette, con la vendita di film registrati (spesso in bassa qualità) sul supporto a nastro.Il boom di vendite si ebbe negli anni &amp;#39;80 e &amp;#39;90 per un semplice motivo. Fu in quel periodo che si arrivarono a vendere circa 15 milioni di pezzi all&amp;#39;anno. Sempre in quegli anni ci fu il boom definitivo della cinematografia che portò alla diffusione dei servizi di videonoleggio .L&amp;#39;inizio della fine coincide con la nascita di un altro supporto, meno ingombrante, più capiente e di qualità maggiore: il dvd. Il colpo di grazia finale lo hanno dato streaming e digitale. In molte case ormai ci sono apparecchi che registrano direttamente su hard disk i programmi che vanno in onda in tv. Chi nei mobili custodiva videocassette piene di ricordi di vita ha dovuto convertirle su altri supporti. Il videoregistratore è lentamente scivolato in cantina, adesso bisognerà fare spazio nei musei. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/28/1469711725-vhs-video-recorder-2000s-1.jpg?itok=eoxAAG-5" /> <![CDATA[Gigi Buffon e Ilaria D'Amico: il battesimo di Leopoldo Mattia]]> È uno dei sacramenti più importanti per il rito cattolico, quello d&amp;#39;iniziazione alla fede: stamattina, l&amp;#39;ultimo arrivato in casa Buffon-D&amp;#39;Amico, il piccolo Leopoldo Mattia, ha ricevuto il battesimo. Cornice suggestiva del felice evento, quello di una chiesa di Marina di Massa (in Versilia, Toscana), dove i Buffon possiedono uno stabilimento balneare. La famiglia allargata - al gran completo - è stata immortalata dal settimanale Diva &amp;amp; Donna: tanti sorrisi in un clima di festa con i parenti più stretti.Buffon e Ilaria sono apparsi raggianti, mano nella mano con i figli di lui, David Lee e Louis Thomas - che Buffon ha avuto dal matrimonio con Alena Seredova -, e con quello di lei, Pietro - che la telegiornalista ha avuto dalla relazione con Rocco Attisani. Sorridente e radiosa lei, in total white con miniabito e decolletè, fiero e spensierato lui, con uno spezzato grigio e blu. Casual anche i bambini, in bermuda e camicia con collo alla coreana.[[gallery 1290118]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469628023-c-2-fotogallery-3003756-28-image.jpg?itok=RJJ2lEuI" /> <![CDATA[L'Uomo Tigre torna in tv con una nuova serie ]]> L&amp;rsquo;Uomo Tigre tornerà presto sugli schermi con avventure inedite. La nuova serie del cartone animato giapponese con cui sono cresciute diverse generazioni, non sarà un remake dell&amp;#39;originale anime degli anni &amp;#39;60, ma un sequel.Protagonisti della storia sono due giovani lottatori, Naoto Azuma e Takuma Fujii, che si allenano nella piccola federazione chiamata Zipang Pro-wrestling. Quando la loro federazione viene schiacciata da una malvagia federazione chiamata GWM (Global Wrestling Monopoly), dietro la quale si nasconde una rinata Tana delle Tigri, il destino divide i due ragazzi.Sul proprio sito ufficile, la Toei, casa che produce il cartone animato, presenta così la sinossi della storia: &amp;quot;Nella Tana delle Tigri, l&amp;rsquo;organizzazione segreta del rinato mondo del wresting, due giovani lottatori sono uno di fronte all&amp;rsquo;altro. Il primo ha ereditato la tremenda scuola di allenamento e una maschera di tigre che Naoto Ito ha lasciato ai piedi del Monte Fuji. Il secondo ha vinto ogni feroce combattimento da quando è entrato nella Tana, conquistandosi la maschera di Tigre Nera. Un Uomo Tigre che ha scelto di percorrere un cammino luminoso e un Uomo Tigre che ha optato per quello oscuro. Entrambi non hanno ma visto il volto dell&amp;rsquo;altro. Sul ring sono rivali predestinati, ma il loro obbiettivo è lo stesso: Distruggere la Tana delle Tigri!&amp;quot;.La serie &amp;ndash; nata su impulso della federazione giapponese New Japan Pro Wrestling &amp;ndash; presenterà anche le versioni animate di veri wrestler, così come avveniva già nella serie originaria.Verrà trasmessa in Giappone a partire dal prossimo autunno su Tv Asahi e arriverà anche in Occidente a partire dai mesi successivi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469621499-maxresdefault-4.jpg?itok=3SG-Ly08" /> <![CDATA[Guardate, sono invisibile: Robbie Williams nudo su Instagram]]> &amp;quot;Vi lanciamo la sfida: se poteste avere un superpotere, quale scegliereste tra essere invisibili e poter mangiare quante torte volete senza ingrassare?&amp;quot;: questo il sondaggio lanciato dal cantante Robbie Williams e dalla moglie Ayda Field ai followers di Instagram. Il momento di follia ha contagiato sia fan che non, con dibattiti più o meno seri sui pro e contro di entrambi i privelegi supereroistici. Ayda e il marito, dal canto loro, si sono schierati: invisibilità per lui, torte per lei.Alla fine, la stragrande maggioranza delle persone ha scelto mangiare torte (pensateci, senza problemi di calorie e grassi: un vero paradiso), ma Robbie ha pensato bene di non deludere neppure coloro che avevano votato per &amp;quot;l&amp;#39;invisibilità&amp;quot;. Nel video di risposta al sondaggio, dunque, il cantante si è mostrato nudo, con le intimità coperte da un - piccola - torta con glassa rosa. &amp;quot;Guardate, sono invisibile! Per voi una torta fluttuante&amp;quot;, ha dichiarato, mostrando il fisico snello. &amp;quot;Tesoro, ti si vedono le natiche. Non sei invisibile&amp;quot;, ha commentato divertita la moglie - con la telecamera in mano: &amp;quot;A quanto pare, hai scelto anche tu i dolci&amp;quot;.Molte fan hanno apprezzato il piccolo show sexy del cantante, commentando: &amp;quot;Robbie è così bello. Sei fortunata, Ayda&amp;quot; e simili. L&amp;#39;ex Take That pubblicherà entro l&amp;#39;anno un nuovo album, dopo tre anni di assenza dal panorama discografico internazionale. Cake won by a landslide!! @robbiewilliams I think you might be confused. #lol #lmao #mcm #mondayfunday #mondaymadness #cake #supernatural #rydaUn video pubblicato da Ayda Field Williams (@aydafieldwilliams) in data: 25 Lug 2016 alle ore 14:52 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/27/1469615283-robbie-williams-naked-cake-instagram.jpg?itok=2ogiRsRQ" /> <![CDATA[Pornhub: Ecco i film hard che garantiscono l'orgasmo immediato]]> Non tutti i film a luci rosse hanno lo stesso effetto sugli uomini e sulle donne: Pornhub rivela quali sono i porno che fanno raggiungere prima l&amp;#39;orgasmo.La redazione di vice.com per rispondere alla domanda si è messa in contatto con Pornhub. Dal 2013, infatti, il sito a luci rosse analizza i dati di traffico per capire le preferenze degli utenti. Inanzitutto vice.com ha chiesto al sito porno di speigare per quanto tempo, in media, gli uomini e le donne stanno sul sito.Il risultato è sorprendente: c&amp;#39;è un minimo di 7 minuti e 37 secondi e un massimo di 11 minuti e 13 secondi. Avuti questi dati, vice.com ha iniziato a capire quali tipi di filmati permettono di raggiungere prima l&amp;#39;orgasmo. Inanzitutto, tra tutte le categorie presenti su Pornhub, quella &amp;quot;old/young&amp;quot; è quella che attira maggiormente. In questa categoria, di solito, c&amp;#39;è un uomo maturo che fa sesso con le ragazzine.Ma non è tutto. Le altre categorie primarie sono: &amp;quot;mature,&amp;quot; &amp;quot;gay,&amp;quot; &amp;quot;amateur,&amp;quot; &amp;quot;intercial,&amp;quot; &amp;quot;ebony&amp;quot; e &amp;quot;casting&amp;quot;. Sono queste le categorie che fanno letteralmente impazzire gli utenti. Queste chiavi di ricerca, spiega Pornhub, msotrano che agli utenti non interessa vedere solo scene di sesso, importante è anche il contesto. &amp;quot;In generale, stando ai dati, il tipo di video che ti fa venire prima è quello in cui compaiono corpi giovani e fertili, ossia con il maggior potenziale sessuale e riproduttivo&amp;quot; - ha spiegato il reponsabile di Pornhub.Ovviamente, le preferenze in materia di porno cambiano anche in base al sesso di chi guarda. Alle donne, infatti, piacciono di più i porno contestualizzati piuttosto che quelli in cui si vedono solo scene spinte. Le donne sono anche più pazienti degli uomini e quindi raggiungono l&amp;#39;orgasmo più tardi. Agli uomini, invece, piace guardare più porno per raggiungere l&amp;#39;orgasmo e a loro poco importa del contesto. L&amp;#39;importante è vedere scene hot.Il responsabile di Pornhub ha anche rivelato che gli utenti cercano principalmente attori porno della stessa nazionalità. Oltre a questo, è stato dimostrato che nei film dove i protagonisti appartengono a culture sessuali aperte c&amp;#39;è più trasporto e quindi si raggiunge prima l&amp;#39;orgasmo.Insomma, vice.com dimostra che i film hard che producono prima piacere sono quelli della nostra stessa cultura e che mostrano scese di sesso tra giovani e maturi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/19/1466361645-sesso-virtuale-686209.jpg?itok=EPqVLQSd" /> <![CDATA[Silvia Provvedi: A letto con Fabrizio Corona]]> È tempo di passione per Silvia Provvedi e Fabrizio Corona. Dopo un periodo di relazione &amp;quot;tira e molla&amp;quot;, sembra che le cose trai due stiano andando a gonfie vele. A testimoniarlo, uno scatto Instagram particolarmente hot: Silvia e Corona sono abbracciati - avvinghiati - a letto. Lui è mezzo nudo, lei indossa (solo) un&amp;#39;aderente canottiera bianca. Corona la tiene stretta a sé, baciandola sensualmente sulla guancia; Silvia sorride, impegnata a fare la foto. Lo scatto, pubblicato dal profilo ufficiale de Le Donatella, ha riscosso in pochissimo tempo migliaia di &amp;quot;mi piace&amp;quot;.Non più una relazione incerta - quindi - ma qualcosa di più serio, almeno dai fatti: Corona e Silvia passano entusiasmanti serate assieme (vedi l&amp;#39;altra sera in discoteca a Desenzano del Garda) e - a quanto pare - ancor più entusiasmanti notti. Ma non è tutto: qualche giorno fa lui le ha consegnato il mazzo di chiavi di un potente suv (stesso regalo fatto alle ex Moric e Belén), con grande gioia di Silvia. Questo è successo prima della dura sentenza del Tribunale di Milano che, dopo la vacanza di lui (con lei) a Capri, cui Corona si è recato senza nessuna autorizzazione dei servizi sociali, ha vietato al divo di mettere piede fuori dalla Lombardia. Non dubitiamo che l&amp;#39;amore di Silvia aiuterà Corona a deglutire l&amp;#39;amaro boccone. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/25/1469462116-13712569-1131124900282309-1563143582-n.jpg?itok=vNul2QhH" /> <![CDATA[Gb, le rubano il cappuccino in ufficio. La vendetta: Stai bevendo latte materno]]> Lascia stare il pranzo dei tuoi colleghi, perché potrebbero arrabbiarsi oltremisura. Chi lavora in ufficio sa che una delle prime regole non scritte della condivisione del frigo è: &amp;quot;Se il cibo non è tuo, lascialo stare&amp;quot;. Segue a ruota: &amp;quot;Se - invece - hai del cibo, nascondilo meglio che puoi&amp;quot;. Nonostante i buoni propositi e le norme tacitamente condivise dai colleghi, c&amp;#39;è sempre qualcuno che cerca di fare il furbetto e - con l&amp;#39;atteggiamento da ladro di serie A - s&amp;#39;impossessa dei manicaretti succulenti dei compagni d&amp;#39;ufficio.Questa la spiacevole vicenda in cui la signora B - ancora non identificata - si è trovata in mezzo. Da una settimana abbondante, un ladro sconosciuto le rubava il cappuccino (con crema di latte), lasciandola a bocca asciutta. Al contrario di molti suoi colleghi, che pur di non scatenare polemiche subiscono in silenzio le angherie d&amp;#39;ufficio, la signora B si è vendicata in modo geniale. Una mattina, attaccata alla bottiglietta del cappuccino, è stata trovato un post-it esilarante:&amp;quot;Buongiorno! A chiunque si stia gustando il mio cappuccino da tutta la settimana... Sorpresa! Avete bevuto il mio latte materno. Spero vi sia piaciuto. Saluti!&amp;quot;, con tanto di: &amp;quot;P.S., è organico, quindi niente paura&amp;quot;.La foto della nota, postata sul social Reddit, è diventata subito virale, con migliaia di condivisioni e commenti di solidarietà, vedi: &amp;quot;Succede sempre anche a me, hai fatto bene&amp;quot; o &amp;quot;Non vorrei mai averti come nemica, signora B&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/22/1469184227-3676180e00000578-3700820-image-22-1469086806327.jpg?itok=0u7l_zAe" /> <![CDATA[Mercedesz Henger, il video sexy su Instagram fa impazzire i fan]]> Protagonista - tra alti e bassi - de L&amp;#39;Isola dei Famosi, Mercedesz Henger non smette un attimo di far parlare di sé. Attivissima sui social, non perde occasione per condividere coi fan foto tenere delle vacanze in famiglia, selfie divertenti e... scatti decisamente hot. Mercedesz, che ha ereditato il fisico da urlo della madre Eva, mette in mostra le forme toniche per la gioia dei fan, che riempiono i suoi profili social con complimenti d&amp;#39;ammirazione.In uno degli ultimi video postati sui social, Mercedesz mette in scena una sfilata di sensualità: con indosso solamente un costume bianco con dettagli floreali ed un paio di scarpe col tacco, la modella-attrice ruota su sé stessa, mettendo in mostra il - tonico - lato b. La forma del costume non lascia spazio all&amp;#39;immaginazione, mettendo in risalto le forme sode di Mercedesz.Le reazioni dei fan non sono tardate ad arrivare, con commenti entusiastici e complimenti vari: &amp;quot;Sei bellissima. Quel costume ti sta alla perfezione&amp;quot; e &amp;quot;sei una dea&amp;quot;. Tuttavia - come in altri post dello stesso tipo - non sono mancate neppure le critiche: &amp;quot;A L&amp;#39;Isola eri molto più acqua e sapone. Adesso sei troppo snob&amp;quot;, ad esempio.Mercedesz studia psicologia in Inghilterra, ma sta attualmente tentando la carriera televisiva. &amp;quot;Se non funzionasse, pazienza - ha dichiarato recentemente -. Tra l&amp;#39;altro, adoro la cucina. Magari apro un ristorante&amp;quot;. @larevecheUn video pubblicato da Mercedesz Henger (@mjmemi) in data: 19 Lug 2016 alle ore 07:38 PDT costume: @larevecheUna foto pubblicata da Mercedesz Henger (@mjmemi) in data: 19 Lug 2016 alle ore 08:38 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/22/1469179988-13696879-177739815964687-1763502715-n.jpg?itok=FVQmCc-1" /> <![CDATA[Il sindaco di Rio De Janeiro vuole Pokemon GO per le Olimpiadi]]> Il sindaco di Rio De Jainero, Eduardo Paes, ha lanciato un messaggio a Nintendo per far sì che Pokémon GO sia rilasciato in Brasile, o quanto meno nella sua città, in tempo per le Olimpiadi di Rio 2016.L&amp;#39;incredibile successo del videogioco per smartphone e tablet che permette di catturare i piccoli mostri giapponesi ha indotto il primo cittadino a chiedere tramite un messaggio su Facebook il rilascio del gioco in concomitanza con la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, prevista per il 5 agosto.Nelle intenzioni del sindaco, c&amp;#39;è quella di sfruttare la presenza dei Pokémon per animare e movimentare i Giochi olimpici.Nintendo però non ha annunciato una data ufficiale per il rilascio dell&amp;#39;applicazione in Brasile. Mancano solo tre settimane all&amp;#39;inaugurazione delle Olimpiadi e i tempi sono decisamente stretti per programmare un lancio.Attualmente, Pokémon GO è disponibile in Italia, negli Stati Uniti, in Australia, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna.Ecco il post del sindaco della città che ospiterà le Olimpiadi: <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/14/1468503022-pokemon-go-750x400.jpg?itok=O_SdGLgB" /> <![CDATA[Buffon e D'Amico: La nostra famiglia allargata]]> Gigi Buffon è raggiante: gioca a pallone sulla spiaggia, porta i figli al parco-giochi, si rilassa al mare con la compagna Ilaria D&amp;#39;Amico. Le lacrime post-Europeo sono solo un brutto ricordo per il portiere, che ha superato la delusione calcistica con l&amp;#39;affetto dei suoi cari. Paparazzato dal settimanale Chi, Gigi si diverte a Forte dei Marmi in compagnia della D&amp;#39;Amico e dei figli David Lee e Louis Thomas, avuti dal matrimonio con la showgirl ceca Alena Seredova.E non è tutto: nel gruppo c&amp;#39;è anche Pietro, figlio che la D&amp;#39;Amico ha avuto dalla relazione con l&amp;#39;immobiliarista Rocco Attisani. Nelle foto di Chi, i bambini giocano assieme sulle giostre di un parco-giochi, sotto lo sguardo amorevole dei genitori. Gigi e Ilaria scattano qualche foto dei piccoli, sorridendosi con fare rapito. Tra scherzi e risate, la coppia si scambia un tenero bacio. Assente dalla serata in famiglia il piccolo Leopoldo Mattia - nato lo scorso gennaio -, rimasto a casa con la babysitter.[[gallery 1287338]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/20/1469028979-1866629-scansione0097.jpg?itok=FHgMiqFu" /> <![CDATA[Ecco i cinque segreti che le donne non diranno mai agli uomini]]> Si sa che le donne non raccontano tutto al loro uomo: in un elenco ecco quello che le vostre compagne vi nascondono per non sentirsi in imbarazzo o per non fare storie inutili.Capire le donne è dà sempre considerata un&amp;#39;impresa titanica. Soprattutto se si pensa che la maggior parte di loro dice una cosa, ne pensa un&amp;#39;altra, ne fa un&amp;#39;altra ancora e vorrebbe l&amp;#39;opposto di quello che fa e ha. Insomma, un modo a parte molto complesso che purtroppo pochi uomini riescono a comprendere. Ecco allora secondo Buzzexcite, i cinque segreti che le donne non diranno mai ai loro uomini.1 - Controllano cosa fa l&amp;rsquo;ex guardando il suo profilo Facebook cercando di scoprire tra i nuovi avvenimenti della vita dell&amp;rsquo;ex compagno se ha trovato un&amp;rsquo;altra donna che l&amp;rsquo;abbia definitivamente sostituita2 - Qualsiasi cosa riguardi la vostra storia, ne sarà prontamente informata anche la sua migliore amica. È risaputo dello stretto e intimo legame che riescono ad istaurare due donne, portandole a confidarsi su tutto3 - Le donne non rivelano mai il numero corretto di quanti ti hanno preceduto. E così che mentono sul il quantitativo di ex che hanno alle spalle4 - Amano che il proprio uomo sia geloso. In fondo questo gli da un senso di sicurezza del rapporto5 - Probabilmente conserva tutte le foto insieme all&amp;rsquo;ex che dimostrano spesso il fatto che in qualche modo gli è rimasta legata <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/19/1468943478-letto.jpg?itok=-w56jAvS" />