<![CDATA[il Giornale]]> Tue, 21 Aug 2018 22:04:21 +0200 Tue, 21 Aug 2018 22:04:21 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Diciotti, Saviano attacca Salvini: "Mandante di un sequestro di persona di Stato"]]> Non poteva mancare, ovviamente, Roberto Saviano. Lo scrittore torna ad attaccare Matteo Salvini sul caso della nave Diciotti, ancora ferma al porto di Catania in attesa che i Paesi Ue decidano di accogliere una redistribuzione degli immigrati a bordo."Il governo tiene in ostaggio 177 esseri umani - scrive l'autore di Gomorra - La Diciotti, che da 5 giorni non può sbarcare chi è a bordo per ordine del ministero degli Interni, rappresenta un caso gravissimo e illegale di sequestro di persona plurimo 'di Statò".Non è la prima volta che Saviano mette nel mirino il ministro dell'Interno. Famosa la sua definizione di "ministro della Mala Vita", epiteto che gli è costato (insieme ad altri fattori) una querela per diffamazione su carta intestata del Viminale. Gli appelli dello scrittore contro il leghista sono ormai all'ordine del giorno. E al centro dell'attezione c'è quasi sempre la questione migratoria. Oggi Saviano pubblica la fotografia dell'articolo 13 della Costituzione, quello che definisce "inviolabile" la libertà della persona."La legge - scrive l'autore - prevede che un soggetto possa rimanere nella disponibilità della polizia giudiziaria (tale è la Guardia costiera) per un termine massimo di 48 ore. Trascorso questo tempo, senza la convalida di un giudice, siamo al cospetto di un sequestro di persona". E poi tira in mezzo il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che per primo ha messo sotto indagine una Ong e ha alzato il velo di ipocrisia sull'operato delle navi umanitarie. "È vero o no, quanto affermo, procuratore della Repubblica di Catania, dottor Carmelo Zuccaro? Lo chiedo a lei perchè, almeno questa volta, è competente a procedere. Se questa situazione fosse effettivamente dovuta ad atti formali del ministero degli Interni (mi permetto di suggerirle di approfondire con attenzione questa circostanza), si saprebbe già sin da ora chi è il mandante di questo sequestro di persona 'di Stato'. Ma se nessuno procede, ci troveremo al cospetto di una grave omissione di atti di ufficio che, ledendo il principio di separazione tra i poteri dello Stato, mette l'Italia al di fuori della civiltà giuridica".Non manca neppure un post scriptum: "Qualche settimana fa fui dileggiato da un giornalista per avere affermato che l'azione del governo è ispirata alla palese violazione della Costituzione, peraltro proprio con riguardo alla inviolabilità della libertà personale. Caro Antonio Polito, adesso le basta? Cosa farà ora, si incatenerà per protesta davanti al ministero degli Interni? Ci scriverà un articolo con il quale si scuserà con i suoi lettori per non aver capito nulla (nella migliore delle ipotesi) di quanto stava e sta accadendo? O - cosa massimamente auspicabile - finalmente si deciderà a leggere la Costituzione?". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/05/12/1526147722-lapresse-20180512190237-26374717.jpg" /> <![CDATA[Assedio della sinistra su Salvini: "Si apra un fascicolo su Diciotti"]]> Tutti contro Matteo Salvini. Politici, magistrati, ex presidenti della Camera. Sulla questione della Nave Diciotti, arrivata a Catania ma non autorizzata allo sbarco dei migranti, la sinistra è tornata all"attacco del ministro dell"Interno e della decisione del governo di non far subito scendere in porto i 177 immigrati.Per carità, non è strano che avversari politici non condividano le idee del capo del Viminale di turno. Il leader della Lega in fondo ha deciso di non cedere e di tirare dritto. Ieri il Mit, guidato da Toninelli, ha autorizzato l"imbarcazione della Marina a fare rotta verso Catania. Ma il leghista non lui farà scendere in porto finché l"Europa, come da richieste italiane, non accetterà di redistribuire tra i Paesi gli immigrati.La questione è spinosa. A quanto pare la parola data non sempre viene rispettata e dunque il governo questa volta vuol essere sicuro che i 177 migranti vengano davvero accolti oltre confine. Dei 450 sbarcati a Pozzallo a Luglio - ha rivelato Salvini - "la Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Il Portogallo aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. La Spagna aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. L'Irlanda aveva accettato di accoglierne 20: ne ha presi zero. Malta aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero".Lo stallo della Diciotti (che, ricordiamolo, ha recuperato in area Sar maltese i migranti senza informare - a detta di Salvini - il Viminale) ha una motivazione politica ben precisa. Eppure continua l"attacco della sinistra, che parla di sequestro di persona, ostaggi e violazioni della Costituzione."Una nave della Guardia costiera italiana con a bordo anche donne e minori che non può attraccare in un porto italiano - ha scritto su Twitter, immancabile, Laura Boldrini - due ministri che litigano, 177 persone tenute in ostaggio e la credibilità del nostro Paese in frantumi per un pugno di like".Sulla stessa linea anche Magistratura Democratica, la storica formazione di sinistra dei giudici italiani. Per i magistrati il caso Diciotti "suscita interrogativi inquietanti di vario tipo". Cosa inquieta i pm? "A cominciare dal potere del ministro di adottare una simile decisione - spiegano - Per non dire della privazione della libertà di persone senza alcun intervento della magistratura. Si tratta di un'ulteriore violazione dei valori e delle regole della Costituzione. Auspichiamo che nessuno rimanga silente".E silente non è rimasto Possibile, il movimento politico di Pippo Civati. "I migranti a bordo della Diciotti sono privati della libertà personale senza che ciò sia stato deciso da un magistrato", attacca Andrea Maestri, secondo cui ci sono addirittura "i presupposti per aprire un fascicolo, non contro ignoti ma con nomi e cognomi, ipotizzando il reato di sequestro di persona". "Impedire l'approdo ai migranti, salvati doverosamente in mare, costituisce una misura attraverso cui viene limitata o ristretta la libertà personale", dice l'esponente di Possibile. Secondo Maestri "l'illegittimità della condotta" del governo di tenere in stallo i migranti per "ottenere dagli altri Paesi europei una redistribuzione" è una "incontrovertibile" condotta "illegittima". Dunque, che i magistrati intervengano. Oppure il comandante della Diciotti diserti. "Se fossi un pubblico ufficiale con qualche potere decisionale - conclude Maestri - come il comandante della nave Diciotti, di fronte ad un ordine illegittimo, quale è quello di trattenere persone in mare contro la loro volontà, eserciterei il dovere giuridico di disobbedire (Art. 51 codice penale) conducendo la nave in porto e favorendo un approdo sicuro e tempestivo". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/19/1534663292-7309728.jpg" /> <![CDATA[Asia Argento nega le accuse. Ma il Nyt la gela: "Documenti verificati"]]> Lei rispinge le accuse, loro confermano tutto. È scontro tra Asia Argento e il New York Times dopo che il quotidiano americano ha portato alla luce la vicenda che ha investito l"attrice e regista italiana.Dopo un giorno di silenzio, la figlia di Dario Argento ha deciso oggi di intervenire su quanto riportato dal Nyt. Il quotidiano ieri aveva rivelato ​come Asia abbia versato 380mila dollari al giovane attore Jimmy Bannet che la accusava di violenza sessuale per fatti che, secondo il giovane, sarebbero accaduti cinque anni fa in un hotel in California."Nego e respingo il contenuto dell'articolo pubblicato dal New York Times che sta circolando nei media internazionali", ha scritto in una nota l"attrice che ora rischia di perdere anche il ruolo di giurata a X Factor. "Sono profondamente scioccata e colpita leggendo notizie che sono assolutamente false. Non ho mai avuto alcuna relazione sessuale con Bennett". Argento parla di una "vera e propria persecuzione" nei suoi confronti.La grande accusatrice di Weinstein non nasconde di aver versato la cifra a Bennet. Ma nega quanto raccontato dal giovane (ex) amico. "La nostra per diversi anni è stata solo un'amicizia", ha raccontato la Argento. Amicizia finita "quando, dopo essermi esposta sul caso Weinstein, Bennett inspiegabilmente mi fece una esorbitante richiesta di denaro"."Bennett - continua Asia - sapeva che il mio compagno, Anthony Bourdain, era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico. Anthony insistette che la questione venisse gestita privatamente - aggiunge Asia Argento - e ciò corrispondeva anche la desiderio di Bennett. Anthony temeva la possibile pubblicità negativa che tale persona, che considerava pericolosa, potesse portarci. Decidemmo di gestire la richiesta di aiuto di Bennett in maniera compassionevole e venirgli incontro. Anthony - prosegue l"attrice - si impegnò personalmente ad aiutare Bennett economicamente. A condizione di non subire più intrusioni nella nostra vita"Ora Asia Argento, scaricata anche dal movimento #MeToo, si dice pronta a assumere "nel prossimo futuro tutte le iniziative a mia tutela nelle sedi competenti". Ma il New York Times, sentito dall"Ansa, conferma tutto il contenuto dell"articolo. Il portavoce del quotidiano si è detto "fiducioso dell'accuratezza del lavoro giornalistico basato su documenti verificati e molteplici fonti". E poi ha sottolineato che "la Argento, il suo avvocato e il suo agente sono stati ripetutamente contattati e hanno avuto quattro giorni per replicare alla storia uscita domenica scorsa". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/20/1534790419-asia-argento.jpg" /> <![CDATA[Renzi junior supera il provino: sarà l'attaccante dell'Udinese primavera]]> Francesco Renzi, figlio dell'ex premier ha superato le due settimane di prova nel ritiro estivo di Ampezzo, sarà l'attaccante dell'Udinese primavera. Buone notizie per Francesco Renzi e papà Matteo, il giovane attaccante classe 2001 ha convinto tutti e farà parte della rosa dell'Udinese primavera per il prossimo campionato di categoria, che prenderà il via da settembre.Classe 2001, di ruolo centravanti, Francesco Renzi ha iniziato la sua carriera con l'Affrico di Firenze nella categoria Allievi, salendo alla ribalta come capocannoniere del girone regionale e conquistando la convocazione nella Nazionale Under 17 dilettanti. Prima un provino nel Genoa, terminato con un nulla di fatto poi l'interesse dell'Udinese, scaturito in un periodo di prova di due settimane nel ritiro di Ampezzo agli ordini di David Sassarini. Preparazione estiva in cui il piccolo Renzi ha convinto lo staff tecnico friulano delle sue qualità sul campo. La presentazione ufficiale delle liste avverrà dopo il consueto briefing tra Daniele Pradè, responsabile dell'area tecnica dell'Udinese, lo staff tecnico delle squadra primavera e il responsabile delle giovanili bianconere Angelo Trevisan ma la promozione nella primavera di Renzi junior sembra ormai certa. Francesco Renzi sarà quindi uno dei volti nuovi del prossimo campionato Primavera 1, che prenderà al via dal prossimo 15 settembre. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/30/1532959147-2379623-49491230-2560-1440.jpg" /> <![CDATA["C'è legame tra Salvini al potere e il crollo del ponte di Genova"]]> La teoria di Jacques Attalli è chiara. C'è un legame tra il crollo del ponte di Genova e l'arrivo al potere di Salvini. Chiaro, no? Il leghista arriva al potere e il viadotto Morandi crolla. La causa non può che essere questa.Ma andiamo a vedere più nel dettaglio il ragionamento che l"economista, saggista e banchiere francese ha scritto sul suo blog su L"Expresse, la stessa rivista che ha dedicato una copertina al ministro dell"Interno italiano definendolo "xenofobo", "populista" e che "fa tremare l"Europa".Secondo Attalli ci sono dieci motivi che spiegano il crollo del ponte. Il primo è tecnico: "Questo ponte avrebbe dovuto essere riparato da tempo - scrive - e chiunque sia colpevole di negligenza dovrebbe essere severamente punito". Fin qui, nulla da eccepire. Ma colpevoli per Attalli sono anche "i residenti" che vivono vicino al ponte che "affermano di aver avvertito dei rischi", ma che hanno peccato di "non aver insistito e di non aver creato le condizioni per una soluzione tecnica, sociale, economica o politica".I morti, per l"economista, sono tutte vittime "di una sindrome ben nota: maggiore importanza viene data alle auto che viaggiano su un ponte rispetto alla solidità di quel ponte". L"Italia avrebbe dovuto tenere il viadotto Morandi con più considerazione, vista l"importanza strategica che ha per la regione.Non è invece colpa dell"Europa. Ma dell"uso "improprio del debito pubblico, che avrebbe dovuto essere utilizzato per finanziare le infrastrutture, non per migliorare il benessere delle generazioni presenti usando il credito"."Se misuriamo in che modo una comunità protegge i suoi beni - continia Attalli - per il bene delle generazioni future (cioè come è "positivo"), questi problemi vengono alla luce. Quindi, dal momento che Positive Planet1 ha iniziato a misurare la "positività" dei paesi OCSE, l'Italia è sempre stata classificata al livello più basso nella classifica2, perché, tra le altre cose, le sue infrastrutture sono disordinate". Ed ecco che arriva la correlazione tra caduta del ponte e Salvini.Gli Italiani per l"economista hanno forte preoccupazione del futuro e la classifica prima descritta ne è un indicatore. E questo produce il " declino dei tassi di natalità" e l'"aumento del populismo". "In effetti - scrive Attalli - c'è un legame tra l'arrivo al potere di Salvini e il crollo del ponte di Genova: entrambi riflettono la stessa paura del futuro e una mancanza di fiducia in se stessi". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534871501-lapresse-20180820141750-27107924.jpg" /> <![CDATA[Napoli, capretto in carrozzina per il rito musulmano: "Fermo, non sgozzarlo"]]> Polemiche a Napoli per la "Id al-adha", la festa islamica del sacrificio, che si svolgerà tra la serata di oggi martedì 21 agosto e sabato 25.Seguendo la tradizione, il rituale prevede il sacrificio mediante sgozzamento di un animale adulto e fisicamente integro, in genere un ovino un bovino o un camelide. È proprio questo aspetto particolare ad aver allertato gli animalisti ed i residenti della zona di piazza Garibaldi, scelta come luogo per i festeggiamenti. Dinanzi a tali preoccupazioni ha cercato di stemperare la tensione il responsabile dell"immigrazione della Cgil Campania Jamal Qaddorah, negando che episodi del genere si siano verificati durante le celebrazioni. Ciò nonostante il livello di attenzione si è mantenuto decisamente elevato tra la popolazione.Ne è prova il video ripreso da Salvatore Iodice, consigliere della II municipalità, che ha intercettato uno straniero pronto a compiere il rituale fino in fondo. "Ero in auto con mia moglie in via Annunziata", ha raccontato il consigliere su "Il Mattino", "ed ho visto con la coda dell"occhio un ragazzo con un passeggino, da cui si intravedevano le zampe di un animale. Allarmato sono sceso dall"auto urlando contro il ragazzo intimandogli di liberare il capretto".Iodice minaccia lo straniero dicendo che avrebbe chiamato le forze dell"ordine, ed in effetti è così che è andata a finire, con 4 volanti giunte sul posto per cercare di risolvere il problema. "Il giovane diceva di aver fatto sempre questa cerimonia nel suo paese e che era sua intenzione continuarla a fare.", ha proseguito il consigliere.Lo straniero, un cittadino di nazionalità marocchina, è stato quindi identificato e denunciato per maltrattamento di animale. Nonostante questo primo tentativo di aggirare le leggi italiane sia stato sventato, permane la preoccupazione tra i residenti per i prossimi giorni. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534870780-screenshot.jpg" /> <![CDATA[Brivido al concerto per Al Bano. Il cantante spaventa Romina: "Scendi"]]> Chissà cosa avrà pensato Romina Power quando Al Bano Carrisi ha deciso di scavalcare l"impalcatura delle luci del palco e di cantare per diversi secondi appeso nel vuoto. Un gesto che ha entusiasmato i fan, che su Facebook hanno condiviso il video della performace del cantante, ma che avrebbe spaventato la Power.L"ultimo concerto a Rimini (dopo quello annullato a luglio) della coppia più famosa della musica italiana è stato percorso da un brivido inatteso. E a provocarlo è stato proprio Al Bano quando ha deciso di scalare l"impalcatura. La ex moglie è apparsa agli occhi dei presenti visibilmente preoccupata ed è tornata a tranquillizzarsi solo quando Al Bano ha toccato nuovamente terra incolume (guarda qui il video). Qualcuno dal pubblico gli ha urlato: "Scendi", mentre il respo del pubblico ha applaudito la mossa del cantante (guarda qui le foto).Qualcosa di simile era successo anche nel 2015. "Un Al Bano mai visto così, si arrampica ai tralicci delle luci per salutare le oltre diecimila persone che sono la per lui....grande", aveva scritto Caruso su Facebook condividendo il video di quanto era accaduto tre anni fa. In molti avevano immortalato con una fotografia il "folle" gesto per pubblicare gli scatti sui social network. "Ad Al Bano gli scatta l'heavy metal e si arrampica sul palco!!! Romina Power, sei preoccupatissima ma tu babe, non sai babe, che non puoi fermare il rock'n'roll!!!", aommentò invece Andrea.Romina e Al Bano sono indubbiamente la coppia dell"estate. Almeno per il gossip. Dopo l"addio del cantante a Loredana Lecciso, in molti tra i fan hanno iniziato a sperare in un loro riavvicinamento. Le notizie, le smentite, i messaggi sui social hanno riempito i rotocalchi rosa e ancora forse lo faranno. Al Bano sembra non voler cedere ad una nuova storia d"amore per Romina. Anche se qualcuno ha parlato addirittura di nuove nozze, per ora il grande ritorno (insieme) dei due cantanti resta più un sogno dei fan che una realtà. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534868643-adasdasads.jpg" /> <![CDATA[Madonna nella bufera per l'omaggio alla regina del soul: "Per lei solo 30 secondi"]]> La morte della regina del soul Aretha Franklin ha lasciato il segno nel mondo della musica. Decine cantanti italiani e non hanno fatto tributi in suo onore. O almeno hanno scritto parole per ricordarla. Ma in alcuni casi si sono sollevate vere e proprie polemiche. Dopo Giusy Ferreri, finita nel tritacarne mediatico per non aver imparato a memoria Think, nel mirino della rete ci è finita Madonna.La star americana, infatti, ha tenuto un lungo discorso nel corso degli Mtv Awards di New York, un discorso di ben 6 minuti, che sarebbe dovuto servire per ricordare la grande regina del soul. Peccato, però, che in quei sei minuti di monologo, Madonna abbia parlato soltanto di se stessa. Non che Madonna non abbia parlato di Aretha, lo ha fatto ma sottolineando quanto sia stato importante conoscere la regina del sooul per la sua carriera. Gli utenti, oltre ad aver sottolineato questo particolare, hanno anche notato che Madonna ha dedicato alla Franklin "soltanto gli ultimi 30 secondi del dicorso". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/01/1533138272-1533138192-show-image-small-29.jpg" /> <![CDATA[Toninelli, selfie davanti al mare FI: "Oltraggio a morti di Genova"]]> Il ministro Danilo Toninelli finisce nella bufera. Tutta colpa di una foto. Il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, dopo aver partecipato al Cdm di Genova e ai funerali delle vittime della tragedia del ponte Morandi, ha ripreso le sue vacanze. E così su Instagram ha deciso di pubblicare un selfie in compagnia della moglie Maruska. E nella foto compare anche un cappellino della Guardia Costiera impegnata in queste ore nel caso Diciotti. La foto è stata accompagnata da una didascalia: "Qualche giorno di mare con la famiglia con l"occhio sempre vigile su ciò che accade in Italia. Ma tutti gli eroi della guardia costiera, dai vertici fino all"ultimo dei suoi uomini, sono sempre con me. Anzi li tengo sempre in... testa". Un'immagine questa definita inopportuna da Forza Italia che ha messo nel mirino il ministro."Avevamo chiesto che il ministro venisse già questa settimana in Parlamento per riferire sul disastro del ponte Morandi, ma Toninelli aveva fatto sapere di aver bisogno di tempo per raccogliere più informazioni e ha fissato al 27 agosto. Forse, vista la scenografia della foto su Instagram, il tempo gli occorreva per raccogliere conchiglie", ha affermato il portavoce azzurro, Giorgio Mulè.Poi arriva l'affondo: "Siamo davanti a un oltraggio delle vittime e della verità - continua il deputato forzista - Il ministro Toninelli invece di stare spaparanzato al mare rimuova immediatamente come gli chiediamo da due giorni i componenti della commissione da lui nominati in aperto conflitto di interessi: chiediamo scusa noi per lui agli italiani. In quella foto non c"è l"Italia, ma un politico ridicolo che non si rende neppure conto di quanto sia inopportuno andarsene in giro e abbandonare la nave del suo Paese. Si vergogni". Pronta la replica dello stesso Toninelli: "Mi fa ridere chi mi accusa di essere al mare con la mia famiglia. Sono fisso al telefono e seguo ogni cosa che riguarda il ministero dei trasporti. E sono felice di farlo stando vicino a chi amo di più e da cui sono quasi sempre lontano. Si chiama amore, ma forse per certa gente è solo un"utopia". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534864308-tonni.jpg" /> <![CDATA[La "pazza" serata di Nainggolan e Corona in discoteca]]> Radja Nainggolan non è ancora sceso in campo con la nuova squadra a causa di un infortunio che già sono iniziate le polemiche. E non poche.L'ex della Roma, infatti, è stato pizzicato durante una serata piuttosto movimentata con Fabrizio Corona. Corona chi? L'ex re dei paparazzi. E la serata è stata davvero su di tono. A rivelarlo è il sito calciomercato.com che racconta nei minimi dettagli della "pazza" serata: "Venerdì Nainggolan si è recato alla discoteca 'La Casa Loca' di Dalmine, in provincia di Bergamo, dove è stato - insieme a Fabrizio Corona - l'ospite vip di una serata speciale. Tanti scatti, foto e selfie con i tifosi per il belga - alcuni dei quali finiti sulla pagina Facebook del locale - , che sabato, come testimoniato dalla foto seguente, si è poi presentato regolarmente alla Pinetina per l'allenamento (con la stessa maglia del giorno prima)".Quindi, prima baldoria e poi sul campo. Ma ciò che ha attirato l'attenzione degli utenti - oltre al fatto che manco la maglietta si è cambiato - non è tanto la serata in discoteca quanto "le condizioni di Radja Nainggolan e Fabrizio Corona durante la serata". I due, infatti, come mostrano diversi video pubblicati su Instagram sono piuttosto su di giri. Entrambi coricati sul divanetto del locale, fanno quasi fatica a muoversi. E in un video pubblicato da Dagospia si vede Corona pronunciare poche ma semplici parole prima di mettersi le mani in faccia: "Mamma mia".Ma non finisce qui. Perché l'attenzione è tutta su Nainggolan. Il nuovo acquisto dell'Inter di Luciano Spalletti, infatti, risponde a chi gli fa notare che il giorno dopo deve andarsi ad allenare: "Nainggolan, domani devi andare a giocà. Va' a casa a dormì". E la risposta di Radja? Un bel dito medio. Nel mentre Corona rimane coricato sul divanetto e non sembra nemmeno "perfettamente lucido".Inevitabilmente, la "pazza" uscita di Nainggolan fa ripensare alle parole dell'allenatore nerazzurro di qualche settimana fa sugli eccessi della vita privata del calciatore: "L'età gli toglie qualcosa se non mette qualcosa della sua vita personale a posto, ora può fare ragionamenti che gli permetteranno di sfruttare gli ultimi 3-4 anni di carriera". Sicuramente questi filmanti non gli faranno cambiare idea.(Guarda) <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534862337-lp-8117058.jpg" /> <![CDATA[Il governo chiede 2 miliardi. Ma Autostrade dà 500 milioni]]> Autostrade prende tempo sulla revoca della concessione, delibera gli interventi per 500 milioni euro per far fronte alle emergenze di Genova e conferma la volontà di ricostruire il ponte sulla A10 con "risorse proprie" entro otto mesi da quando arriveranno le autorizzazioni.Si è riunito oggi il Cda di Autostrade dopo il drammatico crollo del viadotto Morandi. I Consiglio, scrive in una nota la società, "ha osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime e ha espresso sentito cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime, alle istituzioni e all'intera comunità di Genova".Il Cda ha preso alcune decisioni, tutte in linea con quanto dichiarato dall'amministratore delegato nella conferenza stampa dei giorni scorsi. E nonostante oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia chiesto ad Autostrade più di quanto promesso ("L'offerta potrebbero intanto quadruplicarla o quintuplicarla"), la società conferma gli impegni economici già annunciati. "In attesa degli esiti degli accertamenti in corso - si legge nella nota - il Consiglio ha condiviso una prima lista di iniziative (per una stima preliminare di 500 milioni di euro - finanziati con mezzi propri)". Nel dettaglio, è stato deciso un "supporto alle famiglie colpite dalla tragedia": alle famiglie delle vittime e agli sfollati, andrà un "fondo per soddisfare le prime esigenze". Poi è stato proposto al Comune di Genova l'istituzione di "un Fondo sociale di alcuni milioni di euro - che sarebbe gestito dal Comune stesso - da destinare in aiuto alle famiglie delle vittime, indipendentemente da eventuali indennizzi o risarcimenti futuri". Di cifre, al momento, non si parla.Sul ponte, invece, la linea non cambia. "Autostrade per l'Italia sta proseguendo le attività di progettazione per la ricostruzione del ponte Morandi - si legge nella nota - Il progetto (per il quale Autostrade sta coordinando a Genova un gruppo di imprese, esecutori e progettisti anche di livello internazionale) prevede la demolizione delle attuali strutture rimaste del ponte sul Polcevera e la ricostruzione del ponte in acciaio secondo le più moderne tecnologie ad oggi disponibili in un periodo stimato di 8 mesi, a decorrere dall'ottenimento delle necessarie autorizzazioni". Ora dunque la palla passa a governo, regione e Comune. Per l'abbattimento del moncone rimasto in piedi la procura ha già dato il via libera nel caso fosse necessario, nonostante il sequestro disposto per le indagini.Intanto, però, Genova dovrà fare i conti con un problema non indifferente per il traffico. Autostrade e il Comune hanno studiato dei progetti per alleviare il "dolore" in attesa del nuovo ponte. Si tratta della creazione di "un asse viario sul lato destro del torrente Polcevera, una rotonda per facilitare l'ingresso al porto, la messa in sicurezza di un viadotto di proprietà demaniale di accesso al casello di Genova Aeroporto, un percorso riservato ai mezzi pesanti sulle aree Ilva". Confermata anche la sospensione del pedaggio, "con effetto retroattivo a partire dal 14 agosto e fino alla completa ricostruzione del ponte sul Polcevera", per il transito in autostrada.Resta però ancora aperta una partita. Forse la più importante. Il governo ha infatti avviato l'iter per la revoca della concessione. Ma su questo punto, il più spinoso, il Cda ha deciso di non decidere. E di rinviare il tutto, dopo aver preso atto della lettera ricevuta dal Ministero dei trasporti, a quando il Cda "verrà riconvocato in tempo utile per fornire e deliberare un adeguato riscontro alle stesse". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/18/1534605865-lapresse-20180816193341-27091376.jpg" /> <![CDATA[Asia Argento: "Nessun rapporto con Bennett Questa è una persecuzione"]]> Asia Argento nega tutto. Dopo le accuse riportate dal New York Times da parte di Jimmy Bennet che afferma di aver subito violenze sessuali dall'attrice qualche anno fa quando era diciassettenne, adesso arriva la replica dell'attrice che in una nota afferma: "Nego e respingo il contenuto dell'articolo pubblicato dal New York Times che sta circolando nei media internazionali. Sono profondamente scioccata e colpita leggendo notizie che sono assolutamente false. Non ho mai avuto alcuna relazione sessuale con Bennett". Poi la Argento parla di una "vera e propria persecuzione" nei suoi confronti."Non ho altra scelta che oppormi a tutte le falsità e proteggermi in ogni modo", ha affermat l'attrice. Poi spiega come sono andate le cose e mette in discussione il racconto di Bennett: "La nostra per diversi anni è stata solo un'amicizia". Un'amicizia finita, spiega, "quando, dopo essermi esposta sul caso Weinstein, Bennett inspiegabilmente mi fece una esorbitante richiesta di denaro". La Argento prosegue raccontando che il suo ex fidanzato Anthony Bourdain, lo chef morto suicida poche settimane fa, "aveva paura della possibile pubblicità negativa che quella persona, che considerava pericolosa, avrebbe potuto farci. Abbiamo deciso di trattare per raggiungere un accordo compassionevole nei confronti della richiesta ricevuta da Bennett e di aiutarlo. Anthony si è personalmente impegnato ad aiutare Bennett economicamente, a condizione che non avesse più attuato ulteriori intrusioni nella nostra vita", ha concluso.La notizia delle presunte molestie su Bennett e il pagamento di 380mila dollari per avere il silenzio del ragazzo ha immediatamente fatto il giro del mondo. Anche suo padre, il regista Dario Argento ha commentato la notizia: "Sono appena tornato a Roma e non ho ancora sentito mia figlia. Non mi va di parlare di questo fatto finché non mi sono fatto un'idea precisa", ha affermato al Messaggero. Poi lo stesso Argento a Radio Capital ha aggiunto: "Non sto vivendo questa vicenda in modo felice. Sono molto turbato, ho provato a sentire mia figlia ma non ci sono riuscito, è in un posto dove non prende il telefono. Cosa pensa delle accuse? Bisogna vedere se sono vere. Secondo me non lo sono". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/20/1534798638-asiucc.jpg" /> <![CDATA[Nazionalizzazioni, FI: "Basta con i carrozzoni"]]> Il governo, soprattutto l'ala grillina, dopo il crollo del ponte di Genova porta al centro del dibattito politico le nazionalizzazioni. Un tema che questo che da un lato i grillini col piede sull'acceleratore, dall'altro la Lega, con Giorgetti che frena sull'ipotesi di statalizzare i servizi dati in concessione ai privati. Proprio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio su questo punto è stato molto chiaro: "Nel dibattito nazionalizzazioni sì o no io non sono molto persuaso che la gestione diretta dello Stato sia di maggiore efficienza, però è una discussione che si farà".E in questo quadro Forza Italia respinge ogni ipotesi che possa portare alle nazionalizzazioni: "Ha ragione il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti a non essere persuaso dall'idea che lo Stato gestisca con più efficienza dei privati. Nazionalizzare non conviene quasi mai: Forza Italia sarà sempre contraria a nazionalizzazioni che finiscono per scaricare sui cittadini contribuenti i costi di inefficienze e malagestione, come è accaduto per decenni durante la Prima Repubblica. Siamo passati da una gestione quasi esclusivamente pubblica dei grandi servizi, che ha alimentato sprechi e inefficienze, a privatizzazioni fatte male (dai governi Prodi e D'Alema negli anni Novanta), svendite di Stato che hanno creato dei veri e propri monopoli privati al riparo della sana pressione concorrenziale. Oggi non abbiamo bisogno dell'ennesimo carrozzone pubblico per le autostrade, ma di un controllo pubblico più severo e una gestione privata che paghi e venga sostituita se sbaglia e opera male", ha affermato la vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, Mara Carfagna. Sulla stessa linea il governatore della Liguria, Giovanni Toti: "Il governo ha lea legittimità di ripensare al sistema delle concessioni anche se l"idea di tornare allenazionalizzazioni mi sembra una nostalgia da Prima Repubblica e non trovo francamente sia una soluzione convincente". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/17/1534487213-eo1.jpg" /> <![CDATA[L'enorme "creatura" in spiaggia: "Nessuno sa cosa possa essere"]]> Nessuno ancora sa di cosa si tratti. A quale animale appartenga. O che tipo di strana creatura sia. Inevitabilmente la carcassa di un "mostro" rigettata sulla spiaggia dal mare ha attirato l'attezione degli abitanti. Che non hanno mancato di avvicinarsi e di riprenderla con un cellulare. Il tutto si è svolto in Russia. Tolstikova Lyubov, ha trovato per prima questo animale in avanzato stato di decomposizione. Secondo le prime informazioni trapelate, la massa dalla strana forma ha un peso di quattro tonnellate. A guardarlo, appare peloso e bianco.Il suo arrivo sulla spiaggia, dicono i quotidiani locali, potrebbe essere stato dovuto ad una tempesta che ha ingrossato il mare. "Era veramente grande, all'inizio mi sono anche spaventata" - ha detto Lyubov - Insieme agli altri residenti abbiamo dovuto scavare a lungo sulla sabbia per rimuovere la creatura. Tuttora nessuno sa cosa sia".Non è la prima volta che accade qualcosa di simile. Altre persone, neppure molto tempo fa, hanno visto grandi carcasse spiaggiare. Lo scorso maggio un avvistamento simile era avvenuto nelle Filippine. Un anno prima, invece, era toccato all'Indonesia. Di cosa si tratterà? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534859437-dasdasdas.jpg" /> <![CDATA[Torino, spara in aria per spaventare ladro, gli sequestrano pistola]]> Un ladro entra nella sua casa in via Juvarra a Nichelino (Torino) e lui spara tre colpi in aria, con un"arma da fuoco regolarmente detenuta, per cercare di metterlo in fuga. Si tratta di un italiano di 41 anni, che intorno alle 23 si è trovato faccia a faccia con un malvivente che stava facendo irruzione al primo piano della sua abitazione. Dopo aver fatto fuoco con la pistola, il padrone di casa si è lanciato all"inseguimento del ladro in fuga, con l"arma ancora in pugno, fino a che non si è imbattuto in una pattuglia di carabinieri.Il 41enne ha raccontato l"episodio ai militari, fornendo anche una descrizione fisica del malfattore, non prima, tuttavia, che gli venisse sequestrata la pistola. Per lui è arrivata una denuncia per porto abusivo d"armi, dato che la licenza in suo possesso prevedeva un utilizzo limitato alle mura domestiche e non al di fuori di esse.Il malvivente, nel frattempo, era già riuscito ad allontanarsi dalla zona, tuttavia i militari, stando alle notizie più recenti, sarebbero già sulle sue tracce. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/27/1532713889-pistola-getty.jpg" /> <![CDATA[Dissequestrata la casa di Nonna Peppina. Salvini: "Chi la dura la vince"]]> Nonna Peppina ce l'ha fatta. Tornerà nella casetta di legno vicino alla sua abitazione che il sisma di due anni fa le ha portato via. La notizia era trapelata già qualche settimana fa, ma finalmente è arrivata la notifica da parte del tribunale. Giuseppina può andare a vivere nelle sue montagne, nel luogo dove è cresciuta e vissuta.La vicenda sarà forse nota. La 95enne di San Martino di Fiastra, a Macerata, ha la casa inagibile da quando il terremoto ha messo in ginocchio l'intero Centro Italia. Si è sempre rifiutata di andare a vivere con i parenti a Castelfidardo, lontano dalla terra dove vive. E così la famiglia le aveva regalato (e costruito) una casetta di legno da mettere nel giardino di casa. I figli avevano chiesto le autorizzazioni, ma tardavano ad arrivare. E così, per evitare ulteriori dolori ad una donna molto anziana, erano andati avanti comunque.L'8 ottobre dell'anno scorso era però arrivata la doccia gelata. Il tribunale aveva disposto il sequestro dell'abitazione abusiva perché costruita in area con un vincolo paesaggistico e a rischio idrogeologico, costringendo Nonna Peppina a traslocare. Lei, 95 anni di cui 70 passati a San Martino di Fiastra, ha versato lacrime amare quando è stata sfrattata dal suo piccolo paradiso. Ma non si è arresa. Invece di andare a Castelfidardo, ha deciso di andare a vivere in un container non troppo lontano dalla sua casa. Diventando così il simbolo dei terremotati.Oggi Salvini ha esultato per la vittoria di Nonna Peppina. "Ieri è stato notificato il dissequestro della casetta di nonna Peppina, una anziana terremotata marchigiana che la burocrazia aveva "sfrattato" dalle sue montagne, e lei non vede l"ora di tornarci. Fra tante brutte notizie, finalmente una buona! Forza nonna, chi la dura la vince", ha scritto su Facebook il ministro dell'Interno. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534857237-39777351-10156005553893155-4398718780860006400-n.jpg" /> <![CDATA[È morto il vignettista Vincino]]> È morto a 72 anni il vignettista siciliano Vincino. Pseudonimo di Vincenzo Gallo, era nato a Palermo nel 1946."Oggi se n'è andato un pezzo della famiglia del Foglio. Vincenzo Gallo, per tutti Vincino, era malato da tempo ed è morto a Roma. Aveva 72 anni. Vincino era al Foglio da quando il quotidiano è nato, ventidue anni fa. Ha disegnato per noi fino all'ultimo giorno e la vignetta che illustra questo articolo è il suo ultimo disegno, pubblicato nel Foglio di oggi", srive il quotidiano in un editoriale pubblicato oggi sul sito."Hai disegnato i grandi mostri della politica italiana... e mi hai lasciato solo con i mostriciattoli!". Con una vignetta in cui disegna se stesso in lacrime, Vauro Senesi su Twitter dà l'ultimo saluto all'amico e collega Vincino con cui lavorò per anni e del quale fu complice nella riedizione delle storiche riviste Il Clandestino e Il Male.La sua carrieraDurante l'anno della contestazione giovanile nel 1968 milita in Lotta Continua a Palermo. L'anno successivo incomincia a collaborare con il quotidiano L'Ora di Palermo, seguendo da disegnatore il processo sulla strage di viale Lazio. Nel 1972 viene chiamato a Roma al giornale di Lotta Continua, dove resta fino al 1978 quando fonda e dirige L'avventurista, inserto satirico dello stesso giornale del movimento. Nello stesso anno partecipa alla nascita della storica rivista Il male, di cui sarà direttore per quattro anni (dei cinque in cui venne pubblicata), fino alla chiusura, nel 1982.Tra il 1984 e il 1985 è direttore di Ottovolante, quotidiano di satira uscito per dieci giorni, cui hanno collaborato diversi importanti vignettisti: Roland Topor, Andrea Pazienza, Guido Buzzelli, Bernard Willem Holtrop, Jean-Marc Reiser, Jacopo Fo. Nel 1985 incomincia a collaborare a Telelora con un ciclo televisivo chiamato Patate, otto trasmissioni di satira politica. Nello stesso anno inizia a collaborare con Il Clandestino, supplemento de l'Espresso, e contemporaneamente con Tango, supplemento de l'Unità, e con Linus.Nel 1987 Vincino è direttore di Zut. A causa di un servizio sull'amante di Scalfari perde il lavoro e viene licenziato. Sempre nel 1987 incomincia la sua lunga e proficua collaborazione con il Corriere della Sera. Nel 1988 esce Cuore e Vincino ne diventa una delle colonne portanti, fino alla chiusura. Nel frattempo collabora con il Sabato, acquistando così la nomea di "vignettista dai facili costumi" che si porterà fino al 1995, quando comincia a lavorare a Il Foglio, con cui ha collaborato fino all'ultimo. Nel 1987 con Vauro, Riccardo Mannelli e Saviane fa risorgere Il Clandestino; poi nel 1988 collabora con Boxer di Vauro, supplemento de Il manifesto, di cui dirige un numero.Inoltre fonda e dirige la rivista Xl. Partecipa poi alle esperienze di altre piccole pubblicazioni minori del settore: Quaderno del Sale, Bauhaus, Avaj, L'eco della carogna, Emme e molte altre. Nel 1987 nasce sua figlia Costanza e nel 1990 la seconda figlia Caterina. Nell'ottobre del 2011, insieme con Vauro Senesi, rifonda la storica rivista di satira 'Il Malè, che dura due anni. Successivamente collabora, tra gli altri, con il settimanale Vanity Fair e con l'emittente radiofonica nazionale Radio Radicale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534856989-vincino.jpg" /> <![CDATA[Torino, sequestrati pugnali, armi e spranghe dal centro per il rimpatrio]]> La polizia di Torino ha sequestrato spranghe, pugnali artigianali, corde a altro "materiale atto ad offendere" all'interno del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di corso Brunelleschi, a Torino.Il blitz è stato pianificato dopo i recenti episodi di violenza verificatisi all'interno della struttura. Uno degli episodi più eclatanti che ha fatto scattare gli inquirenti e gli agenti è avvenuto il 6 agosto scorso, quando gli immigrati hanno lanciato oggetti (parti di muri, finestre e infissi) contro il personale di polizia. Ma non solo. A seguito di questo lancio non giustificato di materiale, i profughi hanno anche appiccato un incidendio.Ovviamente, questi fatti non sono stati ignorati e hanno portato all'allontanamento dal territorio nazionale di 11 immigrati, di cui 8 tunisini e 3 marocchini. Ora è arrivata una bonifica del territorio che ha consentito di recuperare (fra le altre cose) 4 spranghe in metallo ricavate dalla rottura delle coperture dei tetti e dalla rottura di porte e finestre, 20 accendini, 15 lamette, 7 bulloni appuntiti di circa 8 centimetri, 4 pugnali artigianali, corde annodate e un numero indefinito di pezzi di vetro ricavati dalla rottura delle finestre. Delle armi fatte in casa che possono essere micidiali.In questa maxi operazione degli agenti, altri responsabili dei disordini potrebbero essere identificati dopo la visione delle immagini dell'impianto a circuito chiuso. Intanto, è stato arrestato un cittadino senegalese e denunciato a piede libero un cittadino tunisino. A entrambi sono contestati i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/28/1532777077-immigrati-cara.jpg" /> <![CDATA[Dieta uguale ma l’uomo dimagrisce più velocemente]]> Dieta uguale ma lui dimagrisce più velocemente di noi. Non è un"impressione, e a confermarlo è uno studio condotto su 2,224 soggetti e pubblicato sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism.Tutti gli adulti presi in considerazione erano in sovrappeso e a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, infatti i livelli di zucchero nel sangue erano leggermente sopra la norma.La dieta ipocalorica della durata di otto settimane, a cui sono stati sottoposti, consisteva nell"assunzione di zuppe, frullati, pomodori, cetrioli e lattuga.Alla fine, il 35% dei pazienti presentava livelli di glicemia normali e non rischiava più il diabete. A differenza delle donne, gli uomini avevano ridotto la frequenza cardiaca, perso più peso e massa grassa.Oltre a non aver raggiunto i traguardi positivi maschili, le donne hanno avuto anche degli effetti indesiderati, quali la perdita di massa magra (i muscoli) e della densità minerale ossea, nonché l"abbassamento del colesterolo ritenuto buono, l"HDL.La risposta starebbe nel metabolismo differente tra i due sessi. Gli uomini avrebbero maggior grasso viscerale, che circonda gli organi interni. Durante la dieta questo grasso verrebbe perso, con beneficio sul metabolismo e conseguente perdita di calorie.Il grasso femminile sarebbe più sottocutaneo, come può essere il rivestimento di cosce e fianchi. Ottimo in caso di gravidanza ma non ideale per bruciare calorie in eccesso.Lo studio condotto avrebbe qualche pecca, secondo l"opinione di Elizabeth Lowden, endocrinologa e specializzata in chirurgia dell"obesità all"ospedale Delnor dell"Illinois (Stati uniti).La dottoressa, non coinvolta nello studio, sottolinea però come non sia stato specificato se le donne coinvolte fossero in menopausa, in questo caso l"accumulo di grasso addominale sarebbe maggiore che negli uomini.Inoltre la ricerca si baserebbe solo su effetti a breve termine, tralasciando quelli a lungo periodo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534847602-dieta.jpg" /> <![CDATA[Simona ventura sexy allo specchio: "Faccio ancora la mia porca figura"]]> Manca poco all'inizio della nuova avventura su Canale 5 di Simona Ventura e intanto la conduttrice si gode gli ultimi giorni di vacanza.Ma prima di Temptation Island Vip, Super Simo si fa anche qualche complimento sul suo aspetto fisico. Così, in un normale pomerggio di agosto, la conduttrice ha condiviso sul suo profilo Instagram una sua foto in costume. E c'è proprio da dirlo: a 53 anni sfoggia un fisico da urlo. Anzi, un fisico che fa invidia a tante modelle.E questo Simona Ventura lo sa e su Instagram scrive: "Beh dai... Faccio ancora la mia porca figura". Immediatamente, infatti, le sono arrivati centinaia di complimenti. Anche se come al solito c'è qualcuno che ha voluto rovinare il gioco e cadere nelle solite polemiche (inutili). Visualizza questo post su Instagram Sardinian Vacation last days ...beh dai... faccio ancora la mia porca figura #summer #beachwear #selfie #monday #august #20agostoUn post condiviso da Simona Ventura (@simonaventura) in data: Ago 20, 2018 at 4:14 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534852910-ventura.jpg" /> <![CDATA[Baby: su Netflix la serie italiana sulle squillo dei Parioli ]]> La cronaca diventa fiction, di nuovo. Su Netflix è in arrivo una nuova serie tv, prodotta in Italia e distribuita globalmente, dal titolo Baby. Lo show di cui non si conosce una data di trasmissione, ricorderà i fatti di cronaca che evidenziarono un giro di ragazze squillo minorenni tra i quartieri romani dei Parioli.E proprio questa mattina è stato inaugurato il primo account ufficiale Instagram di Baby, che mostra la prima foto ufficiale della serie tv. Nello scatto, riportato qui all"interno della news, sono evidenziate le due protagoniste interpretate da Benedetta Porcaroli e Alice Pagani, rispettivamente nel ruolo di Chiara e Ludovica. La vicenda ovviamente romanzerà il fatto di cronaca che ha osso la borghesia romana, in fatti nasconde saggiamente una storia di formazione. #BabyNetflixUn post condiviso da Baby (@baby_netflix) in data: Ago 20, 2018 at 4:04 PDTBaby esplorerà una vita fatta di segreti e misteri di alcuni adolescenti romani che sfidano la società sullo sfondo di amori proibiti e pressioni familiari. Una storia di adolescenti in cerca di se stessi e di amore, un racconto disinibito, dark che colpirà il cuore del pubblico. La serie che è diretta da Andrea de Sica e Anna Negri, oltre alle due attrici già annunciate è prevista la partecipazione anche di Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi, Massimo Poggio, e Claudio Calabresi. Baby è la seconda serie tv italiana che viene realizzata per la piattaforma di Netflix. Annunciata lo scorso anno, è entrata in produzione dopo il grande successo ottenuto da Suburra, di cui tutt"oggi sono in fase avanzata le riprese del secondo capitolo. Non si conosce quando Baby debutterà sul web, ma si pensa ad una premiere in autunno inoltrato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534852899-baby-netflix.jpg" /> <![CDATA[Formula 1: il mercato piloti definisce gli ultimi volanti]]> Ultimi giri di valzer per i sedili della Formula 1: questo fine settimana il Circus tornerà in pista a Spa in Belgio dopo la pausa estiva e aver delineato buona parte dei posti ancora vacanti. Il passaggio di Daniel Ricciardo dalla Red Bull alla Renault ha smosso le acque, innescando una piccola reazione a catena: la McLaren, che si era detta interessatissima all"australiano, non ha perso tempo e ripiegato di Carlos Sainz.Il pilota spagnolo tenuto un in disparte e bilico dalla Red Bull, ha trovato nella scuderia di Woking una sistemazione stabile per i prossimi anni, con un contratto (sembrerebbe) almeno biennale.Occupare il posto lasciato da Ricciardo sembrava, secondo alcune voci del paddock, impossibile: la non idilliaca convivenza passata in Toro Rosso con Max Verstappen avrebbe minato con un presunto veto del giovane olandese/belga il suo ritorno.Cosi Helmut Marko ha ufficializzato il passaggio di Pierre Gasly alla prima squadra nel 2019: il pilota francese campione del mondo GP2 nel 2016 attualmente in Toro Rosso si è indubbiamente meritato la promozione, visti gli ottimi risultati ottenuti quest"anno con la vettura di Faenza.La Red Bull si ritroverà il prossimo anno con la più giovane coppia di piloti attualmente in griglia, ma Gasly potrà contare su un anno di esperienza maturata con le power unit Honda rispetto a Verstappen. Going full Gas in 2019! @PierreGasly to join Max from next season https://t.co/Gb8jG7ESHQ #F1 pic.twitter.com/BXaPuIGHLn- Red Bull Racing (@redbullracing) 20 agosto 2018 Viceversa in casa Ferrari, si sarebbe delineato il futuro all"insegna della continuità: secondo alcune voci, la competitività di Raikkonen avrebbe garantito al pilota finlandese un contratto biennale, facendogli di fatto concludere la carriera a Maranello al compimento dei prossimi 41 anni.Dopo il titolo mondiale piloti e due costruttori della prima parentesi 2007/2009, questa lunga permanenza dimostrerebbe ancora di più l"affezione per Raikkonen verso il Cavallino Rampante.LeClerc verrebbe invece promosso in Haas per sostituire Grosjean al fianco del confermato Magnussen: la scuderia americana sta ben figurando in questo 2018 dimostrando la validità del progetto e del binomio Dallara / Ferrari combattendo per il quarto posto costruttori.Il pilota monegasco si troverebbe quindi tra le mani un volante competitivo che gli permetterebbe di vincere e maturare ulteriormente senza il peso mediatico di Maranello sulle spalle e la competizione interna con Vettel.Questi nomi, con Lando Norris che proverà nelle libere a Spa come possibile sostituto di Vandoorne, sono di fatto il ricambio generazionale dei futuri protagonisti della Formula 1: molti freschi di vittoria in GP2, alimentano le speranze di chi li ha "covati" da Red Bull a Ferrari.Il tempo dirà se la fiducia dimostrata nel promuoverli in Formula 1 cosi giovani, sia stata la scommessa vincente che i team sperano. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534851855-kimiterzo0135.jpg" /> <![CDATA[Come contrastare la gelosia e vivere meglio in coppia]]> La gelosia è un sentimento universale di cui nessuno è immune. Il termine gelosia deriva dal greco e significa "ardore" e "rivalità".Il geloso possiede un istinto innato di protezione nei confronti del proprio partner soprattutto se qualcuno o qualcosa compromette l"equilibrio della coppia. Ad essere più esposto alla gelosia è chi da piccolo ha vissuto dei momenti di abbandono da parte dei genitori. Quando diventa adulto il soggetto in questione ha un costante bisogno di attenzioni e continue conferme e approvazioni da chi gli sta accanto. Di fronte a qualcuno che "fa lo splendido" con il proprio partner o davanti ad una situazione compromettente, il geloso agisce a favore dell"unione della coppia. Il suo intervento è determinato e ironico. Fa sentire la sua presenza e il suo essere vigile. E" questo un atteggiamento tipico di chi ha imparato ad essere equilibrato con il proprio vissuto emotivo e fa sentire il partner protetto e amato. In questo caso la gelosia è una forma di attaccamento, sinonimo di puro e vero amore.La gelosia può diventare una forma di egoismo e possessività quando cela una continua insicurezza nei confronti di se stessi e del partner in questione. Può diventare patologica ed è considerata una minaccia per la relazione stessa. La gelosia patologica o distruttiva diventa ossessiva e genera delle reazioni estreme da parte di chi ne è affetto. I gelosi patologici, infatti, vanno letteralmente fuori di testa quando percepiscono una minaccia al rapporto. Dicono cose terribili, mettono l"altro sotto pressione, sono vendicativi, cadono in un pessimismo difficile da gestire e controllare. Possono trasformarsi in persone pericolose e violente.Per non permettere alla gelosia di rovinare un rapporto di coppia ecco i nostri utili suggerimenti per gestirla al meglio:1) Ammettere di essere gelosi: prenderne consapevolezza è il primo passo per mantenere un rapporto sano e imparare a convivere con questo sentimento scomodo che può essere fonte di grande sofferenza;2) Lavorare sulle proprie insicurezze: imparare ad accettarsi per quello che si è compresi i propri difetti che possono contribuire a renderci unici e speciali per il proprio partner. Smetterla di fare continui paragoni con le altre persone. Sospendere il giudizio e le critiche auto-svalutanti. Prendersi meno sul serio;3) Confrontarsi costantemente col partner: anche se è difficile e in alcuni casi anche imbarazzante parlare di questo problema col partner serve a farci capire l"origine delle insicurezze. E" utile per progettare insieme dei rimedi e delle soluzioni concrete. Ciò rafforza l"intesa del rapporto;4) Non fare confronti con il passato; chiudere una volta per tutte con le esperienze negative legate alle storie precedenti. Non serve a nulla rimuginare sugli errori o i torti subiti. Concentrarsi solo ed unicamente sulla storia attuale imparando a fidarsi del partner;5) Rispettare gli spazi altrui: cambiare il proprio atteggiamento nei confronti degli spazi individuali del partner. Accettare il fatto che abbia degli interessi e delle passioni. Non pretendere di annullarle ma incoraggiarlo a coltivare ciò che lo fa star bene;6) Chiedere aiuto a qualcuno: il parere di un terzo che sia un familiare, un amico o un terapeuta ci aiuta a fare chiarezza, a valutare con obiettività la situazione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534851856-dispute-1959751-960-720.jpg" /> <![CDATA[Calabria, 10 morti nel fiume. Ora si cercano tre dispersi]]> Il torrente Raganello ancora in piena sta rendendo difficili le ricerche di eventuali altre persone bloccate nelle gole all'interno del parco del Pollino (Calabria), intanto il numero dei morti è stato portato a 10. Nella notte uno dei feriti è deceduto in ospedale per un trauma toracico riportato nell'esondazione del torrente. Per quanto riguarda gli altri feriti, invece, sono almeno 5 le persone in gravi condizioni. Una bambina di 9 anni è stata trasferita all'ospedale di Napoli, mentre quattro uomini presentano politraumi. In queste ore sono stati ritrovati i tre dispersi. I tre si trovavano in un'altra zona a Colle dell'Impiso, in provincia di Potenza in Basilicata. Così sono sfuggiti alla tragedia dell'esondazione."La difficoltà ad avere un quadro chiaro di chi manca all'appello è dovuta al fatto che gli escursionisti erano in gruppi sparsi" spiega il capo della Protezione civile calabrese, Carlo Tansi. Ma ad essere travolti dall'ondata di piena sono state anche persone che avevano deciso di fare un tuffo nel torrente. Una delle vittime, infatti, è stata rinvenuta in costume da bagno, senza l"attrezzatura necessaria per le escursioni. La situazione, quindi, si fa piuttosto grave. La forza dirompente dell"acqua, alimentata dal violento temporale che si è abbattuto nella zona, ha scaraventato le vittime anche a cinque chilometri di distanza dal luogo in cui sono state travolte. I sopravvissuti parlano di un boato, seguito da un muro di fango che ha trascinato via tutto.La polemicaLa procura di Castrovillari ha aperto un fascicolo, ancora contro ignoti, per omicidio colposo, lesioni, inondazione e omissione d"atti d"ufficio, per accertare eventuali risvolti penali della vicenda: "Bisogna capire perché gli escursionisti erano lì nonostante le pessime condizioni meteo", ha dichiarato il prefetto Paola Galeone. E mentre i soccorritori continuano a cercare per vedere se ci sono altri dispersi, Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, afferma: "Quello che emerge è che qualcuno, vista l'allerta meteo diramata il giorno prima, ha fatto una valutazione puntuale del rischio e si è astenuto dal correre un pericolo salvandosi grazie alla presenza di guide esperte, altrimenti sarebbe stata una strage; mentre altri non lo hanno fatto e ora bisogna capire chi sono queste guide e se erano adeguatamente preparate. Poi c'è la questione di regolamentare l'accesso a certi luoghi: lì c'è un regolamento che non è stato applicato".Le regole del RaganelloLe gole del Raganello per essere visitate impongono regole ben precise. Regole che forse qualcuno non ha rispettato. "C'è bisogno, al di là dell'indagine penale, di capire chi doveva fare cosa - ha tuonato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa -. È una ricerca della trasparenza, non solo della responsabilità. Il Paese si è stancato di piangere morti. Se poi queste morti sono figlie di negligenza, sciatteria, incapacità, poca professionalità, sono morti che reclamano, che urlano. E noi non possiamo e non vogliamo permettercele. Abbiamo complessivamente 44 persone coinvolte, 23 sono state salvate per opera dei vigili del fuoco in particolare, e devo ringraziarli fino in fondo, senza riportare ferite significative, 11 sono feriti e quindi ricoverati e 10 ci hanno lasciato".Ma, oltre al meteo (era stata dato l'allarme meteo), è stato ignorato lo stesso regolamento comunale Gole sicure che, tra i molti obblighi, dispone anche il divieto di accesso ai minori di 10 anni. Il torrente Raganello si incunea nei monti del massiccio del parco nazionale del Pollino. Lì sono presenti cascate e rapide, ma si tratta di un'esperienza sconsigliata a chi non è pratico. Al sito, però, si può accedere liberamente e non tutti si rivolgono agli esperti per visitare i canyon e fare rafting, preferendo il turismo fai-da-te. Purtroppo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534838574-lapresse-20180820214957-27110251.jpg" /> <![CDATA[Diciotti, è scontro Salvini-Ue: "Gli Stati ci lasciano i migranti"]]> Continua il braccio di ferro tra il Viminale e l'Unione Europea. Al centro c'è il caso della nave Diciotti che in queste ore si trova al porto di Catania per uno scalo tecnico e senza l'autorizzazione allo sbarco per i 177 migranti a bordo. Di fatto il Ministero degli Interni ha chiesto a Bruxelle una redistribuzione dei migranti ma finora non ha ottenuto risposte concrete. E così Salvini rincara la dose contro l'Ue: "Prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei". A questo punto chiama in causa i 450 migranti sbarcati a Pozzallo a luglio. A quanto pare solo la Francia avrebbe mantenuto l'impegno di accoglierne una parte, gli altri Stati finora non hanno aperto le porte: "La Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Il Portogallo aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. La Spagna aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. L'Irlanda aveva accettato di accoglierne 20: ne ha presi zero. Malta aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero"."Sostanzialmente, tutti cercano di guadagnare tempo. Imponendo all'Italia i costi per i trasferimenti (500 euro a persona). In tutto questo, siamo in attesa di capire se l'Europa - sottolinea il ministro - così solerte nel sanzionare e bacchettare il nostro Paese, si degnerà di aprire un'inchiesta nei confronti de La Valletta, dopo i racconti di alcuni immigrati trasportati a Lampedusa e che hanno raccontato di essere stati intercettati dai maltesi, indirizzati e accompagnati verso l'Italia e poi abbandonati in mezzo al mare e in condizioni di pericolo", ha affermato il titolare del Viminale.E da Bruxelles è arrivata una prima risposta dalla Commissione Ue: "Gli sforzi per trovare una soluzione che consenta lo sbarco e la ridistribuzione dei migranti presenti a bordo della Diciotti sono in corso", ha riferito un portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. L"esecutivo comunitario lavora per "trovare una soluzione per questa questione concreta", ha spiegato. Bisognerà ancora attendere dunque per capire quali Stati europei hanno dato la loro disponibilità. Ma il rischio che si ripeta lo scenario dello sbarco di Pozzallo citato da Salvini è alto... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/12/1531420433-lapresse-20180712161514-26867135.jpg" /> <![CDATA[Assessore leghista sgombera col carro attrezzi carovana rom]]> Moreno Marsetti, segretario della Lega sezione Malo ed assessore alla Sicurezza nella stessa cittadina della provincia di Vicenza, ha preso sul serio quel "ruspa" evocato tante volte dal leader del Carroccio, Matteo Salvini e ha sgomberato una carovana nomade dal suo cittadino con il suo carro attrezzi.La mossa del leghistaOltre 25 mezzi di nomadi etnia rom avevano invaso il terreno di Malo nel pomeriggio di sabato, prima erano stati anche a Marano e a Zanè. L'arrivo dei rom ha subito messo in allerta Moreno Marsetti, che a Molina gestisce con il padre un"officina e un"autodemolizione, il quale ha immediatamento allertato della presenza del convoglio nomade i carabinieri e la polizia locale. Una telefonata e poi è salito a bordo del carro attrezzi della ditta e si è recato davanti ai nomadi in virtù del divieto di campeggio presente nella cittadina.Carabinieri e vigili con tanto del carro attrezzi del leghista sono riusciti a far ripartire la carovana dopo un paio di ore dal suo arrivo in città, come spiega Il Gazzettino. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/13/1534165319-campo-rom-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Genova, consegnate le prime case agli sfollati. Il sindaco si commuove]]> La felicità delle prime famiglie di sfollati di ponte Morandi. La soddisfazione del presidente e commissario Toti, l'abbraccio del premier Conte e la commozione del sindaco Bucci. Lunedì pomeriggio è stato un momento molto importante per la città di Genova, ancora scossa dalla tragedia del 14 agosto. Comune e Regione hanno consegnato i primi cinque appartamenti destinati alle famiglie sfollate dopo il crollo del viadotto. Durante la cerimonia di consegna, a cui hanno partecipato tutte le autorità, il premier Conte ha chiamato Toti per complimentarsi per la rapidità dell'intervento. Mentre Bucci si è commosso.San Biagio, quartiere genovese di Bolzaneto, non distante dal ponte Morandi. È lunedì pomeriggio quando un gruppo di giornalisti, politici e abitanti fanno capannello sotto ad alcune palazzine. Inizia la cerimonia della consegna delle chiavi alle prime cinque famiglie di sfollati del viadotto Morandi. Tutto viene documentato minuto per minuto da macchine fotografiche e microfoni. La soddisfazione delle famiglie è palpabile, come quella del presidente della Liguria e commissario all'emergenza, Giovanni Toti, che riceve una telefonata di congratulazioni da parte del premier Conte per la tempestività dell'operazione.Il presidente del Consiglio, inoltre, ha chiesto a Toti di dare un abbraccio ai primi cittadini che hanno riavuto una casa e a tutti gli sfollati. Sono 21 in tutto gli ospiti tra cui alcuni bambini - il più piccolo ha tre mesi - e anziani non autosufficienti, come previsto dai criteri stilati dagli enti locali per avere la priorità nell'assegnazione. Le palazzine si trovano accanto agli appartamenti di solito destinati alle forze dell'ordine, di proprietà della società pubblica Arte. "Sono le prime case che consegniamo - hanno spiegato Toti e Bucci - e contiamo entro metà novembre di soddisfare tutte le esigenze". In giornata è prevista la consegna di altri sei alloggi, in base a un cronoprogramma già stilato nei giorni scorsi secondo il quale dovrebbero essere consegnate altre 33 case entro il 3 settembre; 60 alloggi entro fine settembre, altri 100 entro la fine di ottobre e altri 150 entro novembre, tutti in fase di ristrutturazione. L'obiettivo è di garantire un tetto a tutti gli sfollati prima dell'inverno.Tornando alla consegna delle prime case, il momento di maggiore commozione si è registrato paradossalmente durante l'intervento del sindaco Marco Bucci. Intervistato dalla stampa per fare un riassunto della situazione, a un certo punto il primo cittadino genovese ha parlato della "grande solidarietà da parte dei genovesi, da parte dei quali è arrivano offerte di alloggi, macchine, strumenti, attrezzature e denaro: i genovesi stanno dimostrando cosa vuol dire essere una grande città", ha detto il sindaco Bucci prima di interrompersi bruscamente. Colpa del groppo in gola dovuto alla sua sincera e palese emozione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534848968-bucci-toti.jpg" /> <![CDATA[Giorgetti: "Rivedere le concessioni Dalle tv fino ai telefonini"]]> Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti in un'intervista al Corriere parla del tema caldo della revoca delle concessioni alle aziende private per la gestione delle autostrade. Il sottosegretario ha le idee chiare e frena su passi affrettati da parte del governo: "Al momento parlarne è assolutamente prematuro. In concreto, bisogna verificare l"esito della procedura di annullamento della concessione alla società Autostrade. A quel punto si può decidere con qualche indicazione in più. O si può anche fare un"altra gara per vedere le condizioni che puoi spuntare. Non ci sono tabù. Il punto è valutare bene, caso per caso".Ma Giorgetti poi va oltre a parla anche di rivedere le concessioni anche su altri fronti: "Il punto è decidere per il meglio. Il tutto Stato non è buono, ma neanche il tutto privato. Credo che valga per ogni bene dello Stato" e "i beni veri dello Stato non sono gli immobili di cui si parla sempre. Sono le concessioni: quanto prende lo Stato dall`acqua minerale che compriamo a 2 euro a bottiglia? Quanto dal metano sotto terra o dalle concessioni televisive? Quanto dall'etere in cui viaggia il segnale dei telefonini? Io credo che lo Stato debba fare periodiche valutazioni. E poi, scegliere per il meglio". Infine Giorgetti spiega quali saranno i prossimi passi dell'esecutivo: "È necessario discutere seriamente di quel che vogliamo fare dei veri beni dello Stato. E cioè, appunto, quelli oggetto di concessione". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/05/10/1525985635-lapresse-20180508202547-26339817.jpg" /> <![CDATA[Roma, molesta una donna in stazione. Poi romeno aggredisce gli agenti]]> Un romeno di 39 anni ha palpeggiato una donna mentre era in attesa del treno nell'area della stazione della fermata Torre Gaia della metro C di Roma.L'aggressore si è buttato sulla donna senza pensarci due volte e le ha toccato ripetute volte il fondo schiena. L'ennesima violenza sessuale, insomma. Ennesima violenza sessuale ai danni di una donna che è stata interrotta dagli agenti.Fortunatamente, infatti, sul posto sono arrivati tempestivamente gli agenti della polizia del commissariato Torpignattara e Porta Maggiore. Al loro arrivo, il romeno ha tentato di opporre resistenza aggredendoli. Ma i poliziotti sono riusciti a bloccarlo e lo hanno accompagno negli uffici del commissariato Casilino.Il 39enne, identificato per B.C., è stato denunciato per violenza sessuale e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/01/1533116806-violenza-sessuale.jpg" /> <![CDATA[Roma, quattro immigrati aggrediscono passante: uno finisce in manette]]> Ancora un'aggressione per le strade di Roma. Questa volta a finire nel mirino di una banda di immigrati è stato un passante nei pressi di piazza Vittorio Emanuele II. In quattro lo hanno accerchiato e lo hanno immobilizzato. Dopo qualche secondo gli hanno sottratto i documenti e lo smartphone.Poi è scattata la fuga. Ma uno dei malviventi è rimasto in zona. La vittima ha immediatamente dato l'allarme ed è scattato l'intervento degli agenti del Commissariato del Viminale ed Esquilino. Dopo un rapido inseguimento, uno dei quattro della banda è stato fermato dai poliziotti. Si tratta di un 26enne della Guinea che adesso dovrà rispondere di rapina aggravata. Non è la prima aggressione che si consuma per le vie della capitale. Spesso ad essere presi di mira sono i turisti. Gli obiettivi dei malviventi sono sempre le borse con i cellulari e i portafogli. Ma questa volta per il ladro è finita male. Per lui sono scattate le manette con la refurtiva ancora addosso. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/18/1534612625-polizia-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Giorgia Meloni: "Il Pd vuole denunciarmi. Il loro ultimo delirio"]]> "Gli ultimi deliri del Pd al governo della Regione Abruzzo: prima di dimettersi per scegliere la poltrona di senatore, D'Alfonso ha riunito la giunta con un geniale punto all'ordine del giorno: denunciarmi". A scriverlo è Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook. Il motivo di tale denuncia? lo spiega alla perfezione il leader di Fratello D'Italia: "Sì, avete letto bene. Intendono denunciarmi perché ho osato criticare le scelte di Mattarella sulla mancata nomina del Ministro Savona. Il Pd vorrebbe un mondo dove è consentito solo ripetere le idiozie della sinistra, e dove chi non è d'accordo viene sbattuto in un centro di rieducazione sovietico. Fortunatamente, tra poche settimane, anche in Abruzzo avremo l'occasione di mandarli a casa".Giorgia Meloni, infatti, dopo le elezioni, quando in Parlamento si dibatteva sulle nomine dei ministri, non ha accettao il mancato ruolo di Paolo Savona al ministero dell'Economia è in più situazioni lo ha definito "un precedente pericolosissimo. Se si tace si accetta che l'Italia sia una colonia". Così si era iniziato di parlare di impeachment e ora arriva la condanna piddina. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/06/02/1527923445-fotogramma-20180530164408-26521045.jpg" /> <![CDATA[Elena Santarelli aggiorna i fan sulla salute del figlio: le cure non sono finite]]> Elena Santarelli è tornata ad informare i fan sulla malattia del figlio: alla show-girl, sui social, è stato chiesto da alcuni follower come sta Giacomo, che tutti chiamano affettuosamente Jack. Elena, però, preferisce non entrare nei particolari, ma ha voluto specificare che quando questo triste periodo sarà terminato, lei sarà felice di poter condividere la gioia con tutti coloro che l'hanno sostenuta, e ancora la appoggiano, durante questo momento difficile. Se da un lato la Santarelli preferisce mantenere un po' di privacy, dall'altro lato ha sempre tenuto informati i suoi fan, sempre in maniera molto delicata."Non ho mai parlato di peggio o meglio, so che lo fate con affetto ma non voglio rispondere a questa domanda. Quando finiranno le cure sarà motivo di gioia per tutti e lo comunicherò. Comunque non mi lamento, non sono negativa ma non voglio fare il bollettino medico di mio figlio", ha risposto Elena quando le hanno chiesto se Jack sta meglio o peggio. Dunque, proseguono le cure, ma Elena non smette di sperare che tutto si risolverà per il meglio. D'altra parte, la positività ha sempre contraddistinto le parole della Santarelli, fin da quando lo scorso novembre ha scoperto che Giacomo soffre di un tumore cerebrale.Inoltre, Elena ha voluto chiarire che lei e il marito Bernardo Corradi stanno cercando di far mantenere uno stile di vita quanto più normale possibile al figlio."Già ora fa quasi tutto quello che vuole. Siamo dei bravi genitori che lo accontentano in tutto e cercano di fargli fare una vita super normale, senza fargli pesare nulla, soprattutto la malattia", ha dichiarato la show-girl di Latina, che poi ha aggiunto che quando si giungerà alla parola fine, magari il figlio chiederà un regalo e la coppia farà il modo di accontentarlo: "Magari deciderà lui un premio per la fine delle cure e mamma e papà lo esaudiranno".Anche dal punto di vista degli studi, Giacomo ha continuato la sua carriera scolastica, seguendo in maniera alternativa le lezione, quando non gli era possibile andare a scuola: "Quando non poteva studiava con insegnanti privati a casa, video call con la classe seguendo le lezioni. Spesso studia con me e mio marito. Ha sempre fatto il suo dovere, il mio amore grande", ha continuato Elena sui social. Inoltre, la donna, con molto coraggio, ha affermati che mantenere la quotidianità è la cosa migliore da fare in questi momenti così particolari che coinvolgono tutta la famiglia. Elena sta facendo di tutto per Giacomo e anche per la figlia di due anni Greta: la sua forza d'animo è di sicuro una cura aggiuntiva per Jack, a cui i fan augurano di poter presto dimenticare la malattia. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/13/1531474522-santarelli.jpg" /> <![CDATA[Marina La Rosa, parodia hot su Instagram]]> Marina La Rosa sexy e autoironica in un video diffuso su Instagram.Per comprendere di cosa si tratti, bisogna fare un passo indietro. Come spiega Tgcom24, la maison di moda Dolce & Gabbana ha lanciato di recente uno spot in cui le top model più amate di tutti i tempi come Naomi Campbell e Eva Herzigova pronunciavano uno slogan: "Sono abbastanza Dolce & Gabbana?". Lo slogan si è trasformato ben presto in un tormentone, dando vita a una vera e propria sfida social che si è diffusa tra i vip.La parodia di Marina La Rosa è stata apprezzatissima, tanto più che l'ex gieffina è siciliana, come alcune delle location scelte dai due stilisti in passato per i loro spot pubblicitari. La Rosa ha girato il suo filmato proprio nella "sua" Sicilia, ad Alicudi, dove si trova in vacanza con la famiglia, sfoggiando un body nero fatto di pizzi e merletti che mette in risalto il suo fascino discreto e al tempo stesso prorompente.L'ex gieffina spunta sensuale da dietro una tenda, in perfetto stile retrò e si muove sullo schermo sicura e sorridente. In più, Marina ci scherza sopra, aggiungendo nella didascalia: "Eccolo il nuovo spot. Perché sarà di certo interessante essere "abbastanza dolce&gabbana" ma essere Marina La Rosa lo è molto di più". Tanti fan le hanno rivolto i complimenti. Sono passati gli anni ma c'è chi non l'ha mai dimenticata da quella prima edizione del Grande Fratello: Marina La Rosa resta l'affascinante ragazza della porta accanto per gli italiani. Eccolo il nuovo spot. Perchè sarà di certo interessante essere "abbastanza dolce&gabbana" ma essere Marina La Rosa lo è molto di più. . . . #sicilianwoman #instasicily #accussì #alicudi #pizzisiciliani #love #me @stefanogabbana #DGEnough @dolcegabbana #DGChallengeEnough special thanks to @rocventiUn post condiviso da Marina la Rosa (@marina_la_rosa) in data: Ago 19, 2018 at 5:23 PDT[[gallery 1566859]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534842996-schermata-2018-08-21-09.42.21.jpg" /> <![CDATA[Salvini faccia a faccia col vu cumprà: "Non mi ha cacciato, è stato gentile"]]> Qualche giorno fa, Matteo Salvini ha annunciato - orgoglioso - i risultati di questi mesi di "Spiagge sicure", l'atto con cui il ministero dell'Interno ha stanziato risorse da destinare ai Comuni per rendere più vivibili i litorali. Le direttive del ministero, tra le altre cose, sono servite ad allontanare dalle spiagge i fastidiosi vu cumprà che camminano tra gli ombrelloni vendendo merce contraffatta.E proprio mentre il ministro dell'Interno annunciava i risultati ottenuti, sui social diventava virale una foto. Una foto sua e di un vu cumprà. Simpatica, nulla da dire, ma che la solita sinistra ha usato per attaccare il ministro. Nello scatto, infatti, si vede Salvini sotto l"ombrellone in una spiaggia di Marina di Pietrasanta mentre allontana garbatamente un vu cumprà che spera di potergli vendere qualcosa. Il venditore abusivo è in piedi, mentre il leghista è seduto e guarda il telefono.Ora, a spezzare una lancia a favore del vice premier è proprio quel vu cumprà che da Salvini è stato allontanto garbatamente. Intercettato dal Corriere della Sera spiega "che sapevo che quel signore era Matteo Salvini. Ero lì, sulla spiaggia, con mio fratello Moussa che conosce il ministro, gli volevo chiedere anche io un selfie e magari vendergli qualcosa. Lui non mi ha cacciato, è stato gentile e mi ha detto di aspettare perché era al telefono".Il venditore ambulante, quindi, cambia le carte in tavola alla sinistra e non parla assolutamente di un Salvini razzista. Medoune Mbaye, poi, spiega che dopo lo scatto "a tradimento" col vice premier è stato sommerso di telefonate per lo più scherzose di connazionali, ma lui non cerca visibilità: "Non voglio dire più niente, ho moglie e figli in Italia". Ma tra una battuta e l'altra confessa: "Se poi ho fatto il selfie? No, perché il signor Salvini mi ha detto che con la merce che vendevo lui non avrebbe fatto la foto".E se Medoune il selfie con Matteo Salvini non lo ha fatto, il fratello sì. Anzi, ci tiene anche a difednere il minitro dell'Interno. "Non scrivete male del ministro, mi raccomando - continua al Corera -. Lo conosciamo è molto bravo e cortese. I miei figli hanno giocato con i suoi sotto l"ombrellone. È un gentiluomo e non è affatto un razzista".Insomma, dopo la foto dei funerali di Stato a Genova dove Salvini dà una carezza a una donna di colore e dopo queste due testimonianze, la Sinistra avrà ancora la forza di chiamare il vice premier razzista o xenofobo? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534840506-salvini.jpg" /> <![CDATA[Chiara Ferragni la mamma approda in tv in autunno]]> Mentre Chiara Ferragni si prepara a convolare a nozze, la sua mamma è pronta ad approdare in televisione accanto ad altri colleghi scrittori il prossimo autunno.La scrittrice Marina Di Guardo infatti, madre della fashion blogger più nota d'Italia, pare sarà opinionista nel salotto di "Domenica In". Il contenitore domenicale condotto quest'anno da Mara Venier si appresta a una piccola rivoluzione, tanto che Di Guardo non sarà la sola intellettuale ospite della trasmissione. Per quanto riguarda il ricco parterre di scrittori e giornalisti dovrebbero essere presenti anche Luca Bianchini, Selvaggia Lucarelli, Alberto Dandolo e Peter Gomez, per citarne alcuni. Ma non mancheranno altri opinionisti provenienti dal mondo della cultura e dello spettacolo in senso più ampio.La prima puntata è prevista per il 16 settembre a partire dalle 14 e a quanto pare si parlerà di un argomento di scottante attualità: i rischi del Web e soprattutto dei social network.Intanto Chiara Ferragni si gode gli ultimi giorni di vacanza a Ibiza, mentre nelle scorse settimana è stata anche a Formentera e in Sardegna, naturalmente in compagnia dei suoi due uomini: il rapper Fedez con il quale convolerà a nozze il prossimo 1 settembre, e il loro figlioletto, il piccolo Leone, che si mostra sorridente in tutti gli scatti dei genitori su Instagram. Tanto più che proprio in questi giorni il piccolo si è goduto la sua festa per i cinque mesi e il primo assaggio di frutta per il suo svezzamento - come testimoniato da alcune Stories su Instagram. Le nozze si svolgeranno a Noto, in Sicilia, regione che è tra le origini della stessa Marina Di Guardo.[[gallery 1566811]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534841456-schermata-2018-08-21-09.06.09.jpg" /> <![CDATA["Benetton si rifugia sullo yacht" Così resta lontano dalle accuse]]> Non sono giorni facili per la famiglia Benetton. Dopo il crollo del ponte di Genova, il gruppo è finito nel mirino per le responsabilità (da accertare) di società Autostrade per l'Italia controllata proprio dai Benetton. Ma in queste giornate calde di accuse, Gilberto Benetton, come riporta la Verità avrebbe preferito rifugiarsi sul suo yacht di 49 metri. Da qui la sua assenza al pranzo di famiglia il giorno di Ferragosto proprio mentre a Genova si contavano i morti della tragedia.Il panfilo di Benetton navigherebbe in queste ore nelle acque della Sardegna, ben lontano dai rumori delle polemiche e delle accuse che stanno travolgendo la famiglia. Un portavoce della Edizione, la holding della famiglia ha fatto sapere, sempre a La Verità che il manager "ha diritto di fare le ferie dove vuole anche se, vista la situazione, è sempre molto operativo e presente per seguire la vicenda del ponte". Intanto il Nanook, così si chiama lo yacht di Benetton, per il momento resta a largo con i supi nove marinai di equipaggio. La famiglia intanto attende il Cda di Autostrade che si terrà oggi per capire qual è la strategia da seguire su questa vicenda. Il governo per il momento fa muro. Il premier Conte ha ribadito la linea che porta alla revoca della concessione e si prepara alla battaglia legale annunciando "contromosse". Insomma il duello tra l'esecutivo e Autostrade è solo all'inizio. La pace a largo per Benetton potrebbe finire presto... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/10/01/1506870398-gilberto-benetton.jpg" /> <![CDATA["Segnalammo ad Autostrade ​i rischi per i piloni del ponte"]]> Autostrade per l'Italia era a conoscenza delle criticità sui piloni 9 e 10 che sono poi crollati. La società che gestisce il tratto di autostrada crollato con il Ponte Morandi aveva commissionato uno studio nel 2017 proprio sul pilone 9, poi crollato, e sul 10.E a condurre quello studio è stato il professor Carmelo Gentile che di fatto, come racconta al Corriere della Sera, aveva segnalato tutti i problemi legati al ponte ad Autostrade: "Evidenziammo soprattutto che due degli stralli del pilone 9, quelli del lato sud, presentavano deformata modale non del tutto conforme alle attese e certamente meritevole di approfondimenti". Gentile, docente di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Milano è stato di fatto il primo esperto che ha acceso un faro sulla criticità del ponte Morandi. "Conformemente al nostro mandato abbiamo segnalato le anomalie osservate e raccomandato un adeguato approfondimento", ha aggiunto. L'esperto infine parla delle cause che avrebbero portato al crollo del ponte: "Concordo sul fatto che la rottura di uno strallo sia una seria ipotesi di lavoro". Ipotesi questa su cui sta lavorando anche la procura. Ma servirà ancora del tempo e l'analisi di tutte le registrazioni per definire l'esatta dinamica del crollo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/15/1534316517-lapresse-20180814180453-27082220-1.jpg" /> <![CDATA[Morto sommelier di Bruno Barbieri: "Siamo tutti appesi a un filo"]]> "Era una persona davvero a posto, con la testa sulle spalle": sono le prime parole di Bruno Barbieri, il noto chef, che ha ricordato così Marco Andreani, il sommelier che ha perso la vita in un incidente in moto sul Passo della Raticosa, sull'Appennino Tosco-Emiliano.L'incidenteLe cause dello scontro sono ancora da accertare, come spiegano da Il Messaggero. La Ducati di Andreani è finita contro altre due motociclette che procedevano in direzione opposta. L'impatto violentissimo ha strappato Marco alla vita. I soccorittori giunti sul posto non hanno potuto fare nulla se non constatare il decesso del 36enne che fino in passatto avaavea lavorato come sommelier da Fourghetti, il ristorante bolognese dello chef Bruno Barbieri."Era una persona davvero a posto, con la testa sulle spalle, che purtroppo ci ha lasciato a 36 anni, e questa è una roba che non va bene" ha detto Bruno Barbieri. E ancora: "Siamo tutti scioccati e addolorati, non solo al Fourghetti ma anche nei tanti altri posti in cui ha lavorato a Bologna, come l'osteria Numero Sette".Marco non era uno spericolato. Lo conferma il noto chef: "Amava la moto, aveva preso la Ducati perché si sentiva molto bolognese, ma non era uno che corre". E chiosa: "Dobbiamo ricordarci che siamo tutti appesi a un filo e bisogna stare attenti soprattutto per la strada". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/03/07/1394201988-img-6528.jpg" /> <![CDATA[Affonda yacht al Giglio. Paura per Guido Meda: "Salvato da 4 angeli"]]> Vacanze estive da dimenticare per Guido Meda, il noto giornalista sportivo televisivo esperto di Moto Gp: lo yacht su cui si trovava con altre 9 persone, compresi 5 bambini, è affondato al largo dell'isola del Giglio. Vento oltre i 30 nodiSull'isola forte raffiche di vento fino a 30 nodi hanno causato problemi a ben 3 imbarcazioni: 2 piccole navi da crociera con a bordo circa 400 persone hanno cercato di abbandonare il porto e sono state danneggiate nella zona di Campese e Giglio Porto. La terza imbarcazione, uno yacht, sul quale era presente il giornalista sportivo ha sbattuto violentemente contro gli scogli riportando gravi danni, che hanno causato l'affondamento. Tanta paura ma nessun ferito sulle 3 imbaracazioni colpite dal maltempo. Il Sergio Ortelli ha già organizzato un traghetto per permettere ai turisti di rientrare sulle navi da crociera, come spiegano da Il Messaggero.Guido Meda dopo il salvataggio ha scritto un messaggio dal profilo Facebook ha scritto: "Vorrei conoscere le quattro persone mandate da un angelo custode che da riva ci hanno visto affondare tra le onde e hanno chiamato i soccorsi. Se non fosse stato per loro..." <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534835852-960246-10202767195562731-318127492-n.jpg" /> <![CDATA[Viaggio nel mistero delle valigie]]> C' è un momento delicato, all'inizio di un viaggio aereo, che procura sempre un po' di ansia: è il "distacco" dalla propria valigia, che, una volta affidata all'impiegato del banco di check-in, viene avviata, sola soletta, all'aereo. È una vera separazione: la valigia è pesata, processata, poi spinta su un nastro trasportatore... lo sguardo la segue, e infine lei scompare in un tunnel e prende la sua strada segreta. Ogni valigia è un pezzo di vita e contiene gli oggetti, accuratamente selezionati, che assicureranno il nostro benessere durante il viaggio. Arriverà? Non arriverà? La risposta definitiva verrà solo dopo un certo numero di ore, quando all'aeroporto di destinazione spunterà sul nastro della riconsegna. E a quel punto sarà un sollievo.Di bagagli, negli aeroporti, se ne perdono ancora ma rassicuriamo subito il lettore sempre di meno. Le statistiche, contenute nell'ultima edizione del Sita baggage report, dicono che rispetto al 2007, in dieci anni, il calo degli smarrimenti è stato del 70%; sicuramente un grande risultato, di cui vanno fieri, oltre a compagnie, aeroporti e società di handling, soprattutto i titolari delle tecnologie che hanno permesso questo risultato. Prima tra tutti la stessa Sita, cooperativa formata da 400 tra compagnie aeree, aeroporti e operatori del settore di tutto il mondo, che tra le varie attività applicate al trasporto aereo ha anche quella di migliorare sicurezza e affidabilità di tutto il processo di trattamento dei bagagli, dalla partenza all'arrivo.Tuttavia, di valigie se ne perdono ancora, eccome. E i (...)(...) numeri possono essere letti in due modi: in assoluto, e sembrano altissimi; in relativo, rispetto cioè al numero di passeggeri, e allora si nota che le probabilità che accada sono minime. A far paura non è tanto il disguido temporaneo, quanto piuttosto lo smarrimento definitivo. Ma l'unica accortezza a disposizione del viaggiatore può essere quella di inserire all'interno della valigia, ben visibili, nome, indirizzo, numero di telefono. In questo caso il proprietario potrà essere rintracciato dalle autorità di polizia nel momento in cui queste apriranno il bagaglio, in qualunque luogo sia finito.Ma quali sono i percorsi misteriosi dei bagagli, una volta consegnati al check-in? Due sono i documenti chiave di ogni valigia mentre è in viaggio. L'etichetta rettangolare applicata sulla maniglia, che contiene il codice a barre (stampato in orizzontale e in verticale per aumentare la sua leggibilità dai sensori) e un piccolo stick adesivo che viene apposto sull'esterno e ripete in un codice alfanumerico tutti i dati contenuti nell'etichetta, di cui è un duplicato; è lo stesso codice che viene consegnato come ricevuta al viaggiatore. I dati si riferiscono al volo, al passeggero e il codice dialoga direttamente con il sistema informatico centrale della compagnia. Questi due elementi sono la carta d'identità del bagaglio. Se si staccano o vanno persi, addio valigia.TAC E RAGGI XÈ grazie ai codici a barre che, una volta sparito dalla vista, il bagaglio si avvia sui nastri, a una velocità che può arrivare fino a 10 metri al secondo; in corsa, senza rallentamenti, viene indirizzato verso l'area in cui sarà caricato sui carrelli con cui raggiungere l'aereo. Per avere un'idea, l'impianto di smistamento bagagli gestito dalla Sea a Malpensa, secondo aeroporto italiano, è una macchina con 22 chilometri di nastri e 16 caroselli, che corrispondono alle 20 isole di registrazione nell'aeroporto; 7mila motori elettrici assicurano il funzionamento continuo, con ridondanze tali da impedire qualunque interruzione. I nastri sono cosparsi di lettori ottici e di sensori che, in velocità, mentre deviano il collo in orizzontale e in verticale verso la destinazione giusta, lo controllano sotto il profilo della sicurezza, per accertare che non contenga nulla di pericoloso: fino a quattro livelli differenti e via via più selettivi di verifica, dai raggi X alla Tac, per arrivare, se necessario, all'apertura fisica della valigia in presenza del proprietario. È dal 2003 che negli aeroporti vengono controllati sistematicamente tutti i bagagli ai raggi X. Dalla consegna del bagaglio al banco di check-in al suo caricamento nella stiva dell'aereo, passano non più di 7-8 minuti. Ogni passaggio, ogni deviazione vengono registrati in modo tale che sia sempre possibile sapere dove un bagaglio è transitato l'ultima volta. In caso di anomalie è da lì che si comincia la ricerca.Nell'ultima fase, l'addetto della società di handling carica la valigia sul carrello e lo guida fino sottobordo per il carico manuale; per i velivoli più grandi vengono invece riempiti dei contenitori in alluminio sagomati che permettono di massimizzare gli spazi nella stiva.PERICOLO BOMBEDurante il carico, avviene un altro passaggio essenziale, nel gergo degli specialisti il "riconcilio". L'addetto, con una pistola laser, legge i dati del bagaglio e il computer centrale della compagnia conferma che il passeggero sia a bordo: se non c'è, il bagaglio viene scaricato. È un altro tassello cruciale nella catena di sicurezza: il passeggero deve sempre viaggiare con il proprio bagaglio, che altrimenti resta a terra. Il sistema è stato introdotto dopo il disastro di Lockerbie, quando, nel 1988, un 747 esplose in volo a causa di una bomba nascosta in un bagaglio il cui proprietario non si era imbarcato.Il "riconcilio" è però a senso unico: se non c'è il passeggero, scatta la messa a terra del bagaglio. Ma se, al contrario, il passeggero c'è e manca la sua valigia, non viene data alcuna comunicazione. Almeno per ora. La tecnologia è in grado di accertarlo, naturalmente, e le norme Iata prevedono che il bagaglio sia tracciato in ogni snodo, fino alla riconsegna. Ma qui si scontrano due scuole di pensiero. Quella dell'informazione in ogni caso, anche a costo di deludere il passeggero annunciandogli che la sua valigia è rimasta nello scalo di partenza; e quella, più pragmatica che si ispira al principio di evitare la cattiva notizia. "V'immaginate fa riflettere un manager del settore quali reazioni, anche scomposte, potrebbe avere un passeggero al quale venga comunicato, al momento della partenza, che la sua valigia è rimasta a terra? Ci sarebbero proteste, discussioni, il viaggiatore potrebbe arrivare a chiedere di scendere dall'aereo, potrebbero essere ritardate le operazioni di partenza, andrebbe perso lo slot... E in ogni caso il passeggero passerebbe le sue ore di viaggio innervosito dal disguido". Come detto già oggi l'informazione sarebbe tecnicamente possibile. Alcuni grandi marchi di valigie stanno persino studiando l'applicazione di un microprocessore che dia sempre le coordinate del bagaglio al suo titolare, anche dalla stiva, via sms. Per ora comunque nulla è in commercio.SBARCO SENZA CONTROLLIUn altro momento delicato nel viaggio del bagaglio è l'arrivo, perché espone a rischio di furti. Capita più spesso di quanto si creda che qualcuno afferri il nostro trolley e se ne vada indisturbato, perché i controlli all'uscita avvengono solo in pochi scali nel mondo. Quel bagaglio, rubato, apparirà semplicemente non riconsegnato. In passato si era diffusa una pratica ingegnosa: la moglie usciva con il bagaglio del marito e questi denunciava la mancata riconsegna, ottenendo l'indennizzo previsto dal contratto. Capito l'inganno, le compagnie hanno cominciato a scambiarsi i nomi dei passeggeri con smarrimenti troppo frequenti...L'obiettivo di tutto il mondo del trasporto aereo compagnie, società di gestione degli aeroporti, servizi di terra è ovviamente di riconsegnare il 100% di ciò che viene spedito. Non impossibile, ovviamente, ma il progetto è ambizioso, specie pensando che entro vent'anni i passeggeri raddoppieranno, raggiungendo gli 8 miliardi all'anno. La chiave sono le tecnologie: Sergio Colella, presidente per l'Europa di Sita, sottolinea che "se negli ultimi dieci anni abbiamo registrato miglioramenti significativi nella gestione dei bagagli, è perché le compagnie aeree hanno iniziato ad approfittare in modo sempre più diffuso delle tecnologie e dei loro vantaggi". La Sita ha già pronto un microchip da applicare alla valigia, che andrà a sostituire le attuali etichette, con un livello di precisione ancora più millimetrica. Inoltre aumenterà il livello di coinvolgimento del passeggero, che avrà sempre più dimestichezza con i servizi in self-service che semplificano anche il processo di tracciamento. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/10/1465557655-valigia-aeroporto.jpeg" /> <![CDATA[Sterili per scelta: il club dei trentenni che detesta pancioni e bambini]]> "Ma è possibile che in strada esistano solo loro? Le devi lasciar passare avanti dal medico e pure alla cassa del supermercato. Ma perché? Se ne stiano a casa se devono far pipì ogni dieci minuti". "Loro" sono le donne in dolce attesa, quelle che (in teoria) fanno simpatia a tutti. A parlarne in questi termini sono invece i seguaci dei gruppi "Child free", comunità sempre più frequentate e attive sui social network. "Quando sarò anziana di certo non rimpiangerò di non essermi fatta ingravidare per avere il badante gratis" scrive in un post anti-figli una ragazza del "movimento".I toni sono gli stessi, rivisti e aggiornati, del sessantottino "l'utero è mio e lo gestisco io" e, dietro la rivendicazione della legge 194 sull'aborto, serpeggia un'intolleranza sottile verso bambini, donne incinte e mamme, quasi accusate di essere troppo "convenzionali", con i loro pancioni enormi e i passeggini. Se glielo chiedi apertamente, i child free ti rispondono che no, non li odiano affatto i bambini. Ma nei loro dibattiti i pensieri sono altri. Decisamente.SCELTA DEFINITIVAIn un mondo in cui aumentano le donne che inseguono il sogno di un figlio anche dopo i 40 anni e ricorrono sempre più spesso all'inseminazione artificiale, i fautori di una vita senza figli vanno nella direzione opposta. Uno studio Istat calcola che la metà della popolazione femminile tra i 18 e i 49 anni non diventa madre: si tratta di 5,5 milioni di donne e fra loro, oltre a quelle che non vogliono o non riescono, c'è anche un'altra categoria, sommersa, silenziosa e statisticamente irrilevante. Ma c'è. È quella delle donne che scelgono la via della sterilizzazione. O meglio, la sognano proprio, anche prima di compiere 30 anni.Non si accontentano delle mille forme di contraccezione, vogliono essere sicure al 100% di non avere figli, mai e poi mai, per tutta la vita. Festeggiano il giorno in cui si fanno operare, con tanto di lacrime di gioia e complimenti su Facebook da parte di tutto il gruppo, al momento composto da circa tremila persone. La "moda" è diffusa principalmente tra le ragazze, ma anche gli uomini sono della stessa idea e procedono, anche nei maggiorenni, con il mini intervento di vasectomia.Per le donne si tratta solitamente di una semplice salpingectomia bilaterale e viene effettuata in laparoscopia nelle stesse sale operatorie in cui altre ragazze arrivano per il raschiamento dell'utero dopo un aborto spontaneo o per qualche gravidanza extra uterina. Anche loro piangono, ma per il motivo opposto.La legge permette la sterilizzazione volontaria e nessuno contesta che sia una scelta libera programmare la propria vita riproduttiva. Tuttavia, farlo prima dei trent'anni, a molti medici sembra un po' azzardato. E invece tante ragazze, come Sonia, 32 anni, inseriscono l'informazione anche nel curriculum, considerandola un punto di forza. Fra titoli di studio e i corsi di specializzazione, aggiungono: "Inglese fluente, automunita, sterilizzata". Sicure di voler rimanere così tutta la vita.COME FUNZIONAIl sistema sanitario nazionale riconosce la possibilità di ricovero per questa tipologia di intervento, sia in regime ordinario che di day surgery. L'unico "vincolo" è la firma di un consenso informato, con il quale si attesta che la paziente sia consapevole delle conseguenze della legatura delle tube. A volte i medici sono obiettori e si rifiutano di effettuare l'operazione, altre (quasi sempre) i ginecologi chiedono che la ragazza parli prima con uno psicologo. Ma si tratta di un consiglio, non di un obbligo: a riguardo non esiste alcuna regolamentazione e la legge non lo richiede. Nei dibattiti on line è molto evidente che il suggerimento non è mai gradito, ma viene etichettato come roba da benpensanti borghesi. "Ma si può? - scrive tale A., 28 anni, che festeggia il secondo anniversario dell'intervento - Non so quante volte mi hanno chiesto se ero sicura di quello che stavo facendo. E se poi cambi idea? continuavano a dirmi. Desideravo la sterilizzazione da quando avevo 16 anni e finalmente me la sono presa. Ho subìto umiliazioni, ma non è successo invano e mi fa piacere che ad oggi voi possiate diventare ciò che sentite di essere senza questi stupidi ostacoli inutili dettati dal bigottismo".Pur di assicurarsi una contraccezione definitiva, i trentenni sborsano anche cifre rilevanti: nelle cliniche l'intervento costa dai 2 ai 7mila euro per lei, un po' meno per lui. Per raccontare la loro voglia irrefrenabile di creare una società senza bambini, i child free si affidano a citazioni, del tipo: "È una cultura primitiva quella che considera il valore di una donna solo in quanto moglie e madre. Sposarsi e procreare perché si deve è sbagliato e crea infelicità", come se le mamme di oggi fossero donne "anni Cinquanta" tutte casa e biberon. Perché? "Perché è più facile vivere senza il rischio di avere figli" scrive qualcuno, "Perché non è obbligatorio averne" sostiene qualcun altro, "Perché è sacrosanto il diritto di odiare i bambini" aggiunge una blogger, cimentandosi in articoli per spiegare quanto siano belli i ristoranti che non fanno entrare i bambini. "Non sono una grande tifosa della maternità - scrive - e trovo sacrosanto evitare che i bambini entrino in alcuni locali, anzi, ad alcuni bambini non dovrebbe proprio essere concesso mettere piede fuori dalla propria casa, per dirla tutta".FERMARE IL TEMPO"Molti trentenni - spiega lo psicologo adolescenziale Andrea Calò, ricercatore al Centro di terapia strategica di Arezzo - vivono un'illusione: pensano di poter vivere il loro futuro rimanendo uguali a se stessi di quel momento. Viviamo in una società che permette di posticipare il passaggio all'età adulta. Ma scegliere la sterilizzazione è come voler mettere la parola fine alla possibilità di cambiare idea, escludendo anche la possibilità di modificare le proprie scelte". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534835017-7309960.jpg" /> <![CDATA["Sono un'artigiana del lusso. Ma contro lo stress faccio torte"]]> Quello di Licia Mattioli è uno dei nomi chiave del Made in Italy. Lo incarna nel doppio ruolo di imprenditrice, a capo dell'omonima maison di gioielli, e di vice-presidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione. Aveva 28 anni quando con il padre Luciano decise di rilevare l'Antica Ditta Marchisio, laboratorio torinese specializzato nella creazione e lavorazione manuale di oreficeria di alta gamma. Nel 2013 ha seguito la cessione al colosso del lusso Richemont quindi il lancio della Mattioli Spa che dell'Antica Ditta ha conservato nonché innovato il nucleo originale di artigiani trattenendo, inoltre, lo storico punzone 1TO, il primo rilasciato dalla città di Torino. Optare per uno spinoff è stata una scelta vincente. Sono due le anime che compongono l'azienda, impegnata nella produzione per il proprio brand e in quella per i più grandi marchi di gioielleria. Quali? Top secret: "Sono i più prestigiosi", glissa la signora.Lei promuove l'Italia all'estero grazie al suo ruolo in Confindustria. Siamo migliorati nel comunicare chi siamo?"Da tre anni possiamo finalmente parlare di un nuovo corso. Abbiamo iniziato a muoverci come sistema Paese, creando un'asse tra il governo ed enti pubblici come Ice, Sace Simest e naturalmente Confindustria. Tutti uniti per internazionalizzare il Made in Italy, perché da soli si va veloci ma insieme molto più lontano".Quanto più lontano?"Rispetto all'anno precedente, la crescita dell'export è stata pari all'8%, abbiamo dunque fatto meglio di Francia e Germania, non in termini di valore assoluto ovviamente. Vorrei che si continuasse in questa direzione anche con il nuovo governo, anzi dobbiamo fare ancora di più".La parola chiave è sempre "fare sistema"?"Non si può più ragionare in termini di piccoli imprenditori. Che tra l'altro stanno comunque cambiando le logiche d'azione. Siamo sulla strada giusta".All'estero come viene percepito il Made in Italy?"È un valore unico, spesso è più riconosciuto e apprezzato dagli stranieri che da noi stessi. Dici Italia e il consumatore pensa a un prodotto di grande valore, diverso. Nel caso specifico dei gioielli, disponiamo di un saper fare che deriva da Cellini, si va indietro di 500 anni. Regaliamo un pezzo d'Italia quando vendiamo un gioiello. Il consumatore sa che quel prodotto è stato fatto da mani che hanno una tradizione e da occhi che hanno visto bellezza".La Mattioli Spa è stata creata a sua immagine e somiglianza. Non è stata una scelta rischiosa?"Lo ammetto, c'è tanto di me. Ma anche di papà. Quando la rilevammo, l'idea chiara era portare nel mondo artigianale criteri aziendali. Una scelta che inizialmente venne letta come folle, le logiche industriali sembravano inconciliabili con quelle dell'artigianato. Invece è stata questa la chiave di volta: la capacità di innovazione di processo e prodotto. Ciò lo devo a mio padre, all'epoca manager in Pirelli, quindi con profonda esperienza dei processi industriali".E continuerete ad espandervi?"In realtà, abbiamo già fatto investimenti importanti, anche grazie alle normative 4.0, e in particolare al super-ammortamento. Speriamo che tutte queste riforme vengano mantenute perché hanno dato grande impulso alla nostra industria".Per i non addetti ai lavori, cosa comporta l'aver trattenuto il punzone 1TO?"È il marchio di fabbrica, e 1 vuol dire che è il più antico rilasciato da Torino, venne forgiato nel 1860. Ogni azienda ha un punzone: quando muore un'azienda, muore anche il suo punzone. In Italia i marchi 1 sono dunque pochissimi".Va sempre d'accordo con papà?"Abbiamo un rapporto fantastico. Durante gli anni in Pirelli, si tratteneva spesso all'estero, quindi non è che lo vedessi molto. In questi due ultimi decenni lavoriamo molto assieme, tanto e bene".Cosa non scontata, i rapporti professionali genitori-figli sono spesso conflittuali."Ho colleghi con padri imprenditori presentissimi. Papà, invece, da subito volle concedermi libertà d'azione, compresa la libertà di sbagliare".Tanto per smentire lo stereotipo della figlia unica iper-protetta."Esatto".Identikit di suo padre..."Da un lato è molto elastico e ricettivo, dall'altro non impone le sue idee ma crea comunque le condizioni per farti notare che sono vincenti, così finisci per cambiare traiettoria. Di lui ammiro l'estrema coerenza e correttezza".In cosa siete simili?"Entrambi cerchiamo di evitare lo scontro prediligendo il dialogo e il confronto. Siamo poi fondamentalmente flessibili".Ama definirsi imprenditrice mediterranea. Che significa?"Che nelle creazioni i colori e il calore sono mediterranei. I nostri sono gioielli versatili, per una donna mediterranea, calda e creativa".In azienda qual è il valore aggiunto di una donna?"Così come accade in famiglia, dove la donna spesso ha un ruolo di mediatrice, anche in azienda le donne riescono a mantenere gli equilibri per via dell'attitudine a trovare la mediazione. Penso che l'ideale stia nel coniugare presenza femminile e maschile, Marte e Venere. Credo nella complementarietà".È sposata e madre di due figli. Smentisce lo stereotipo della donna italiana immolata alla famiglia e poco interessata al successo nel lavoro."C'è però del vero in questo stereotipo. In Italia si fa ancora troppo poco per aiutare le mamme a dedicarsi alla professione. Non sono ancora sufficienti gli strumenti che possono aiutare le donne a risolvere i problemi della quotidianità. Si parte dal sistema degli asili. Altri Paesi gestiscono meglio tutto questo. È un nostro limite".Chi sono le donne imprenditrici italiane che apprezza?"Sicuramente Emma Marcegaglia".A proposito di famiglia. Vede già i suoi figli in azienda?"Ancora presto per dirlo, Gregorio ha 16 anni e Gea 19".Studiano all'estero?"No, a Torino. Era un'ipotesi valutata con mia figlia quando ha finito la scuola superiore. Lei ritiene che le nostre università non abbiano nulla da invidiare alle straniere. Ed è rimasta, è poi molto legata a questo Paese".Mamma pugliese, papà napoletano, marito di Cuneo. È nata a Napoli, ma è cresciuta a Torino, dove risiede. Lei cosa si sente?"Sento di avere tante anime, ma proprio per questo mi sento genuinamente italiana".Ma ci sarà pure un aspetto prevalente. È quello nordico o latino?"Sicuramente quello latino, poi ho una certa propensione per l'ordine che mi fa più nordica. E ciò che più conta, sono innamorata della mia città, Torino".Quando le cose non vanno per il verso giusto come si sfoga?"Cucino, soprattutto torte. E più sono nervosa, più faccio torte".Sta cucinando parecchio ultimamente?"No. Ma in passato ho sfornato tanti dolci".Altre strategie per combattere i momenti difficili?"Trovo particolarmente terapeutico stare in famiglia".Dicono che sia una lavoratrice indefessa."Mai ferma un minuto, è vero. Ogni momento è buono per lavorare. E sa dove rendo di più? In aereo. Lì, indisturbata, senza telefono, mi concentro a meraviglia".Ma lo trova uno spazio per le vacanze?"Irrinunciabile. Arrivo a un punto in cui sento di dover ricaricare e batterie".Che idea s'è fatta del movimento #Metoo?"Come tante altre cose, è nato per una giustissima causa, poi, per dirla in gergo sciistico, ha derapato. Il problema c'è, e va affrontato. Però va gestito con criterio, vanno fatti dei distinguo".Per esempio?"Un complimento non è una molestia. Ora stiamo cadendo nell'esatto opposto. Siamo all'estremo".A proposito di derapata e gergo sciistico..."Sta per chiedermi se scio? Un tempo sì, adesso un po' per mancanza di tempo un po' perché tutti gli amici si sono fatti male, e la cosa mi spaventa, ho messo gli sci al chiodo".Giornata tipo di Licia Mattioli"Non c'è. Ogni giorno, nel bene o nel male, è diverso. Mediamente due giorni alla settimana sono fuori Torino, in viaggio. Per il resto, in ufficio, sommersa da telefonate, riunioni. Dati i diversi incarichi e ruoli, devo continuamente cambiare argomento, cosa che mi risulta sempre più difficile".Quali sono le fasi lavorative che più l'appassionano?"Mi piace moltissimo la produzione. Mi sono innamorata dell'azienda partendo proprio da lì. È interessante seguire tutti i passaggi che portano il lingotto, e ancor prima il disegno in 3D, a trasformarsi in gioiello. Quando mio padre mi coinvolse nell'Antica Ditta Marchisio, passai mesi a scoprire le vecchie collezioni, i disegni, a toccare i prodotti, iniziai così ad amarli e a scoprire l'anima dell'azienda. Poi scesi in produzione e capì come si facevano. Ne rimasi affascinata, mi innamorai così del corpo. In quel momento decisi di lasciare tutto ed entrare in azienda".In che condizioni era?"In una fase involutiva, i proprietari erano anziani. Ma era chiaro che si trattava di un'azienda storica, con una tradizione importante".Nella sua precedente vita, quand'era una giovane avvocatessa, che rapporto aveva coi gioielli?"Li ho sempre amati. Da piccola mi divertivo a fare gioielli con le perline, poi li vendevo. Esprimevo così la mia creatività. Poi le strade mi hanno portato altrove. Ho sempre apprezzato il gioiello sia come ornamento sia come testimone di momenti importanti della vita. Tuttora indosso l'anello di fidanzamento, un gioiello con cui ho un legame molto forte. Ho poi sempre collezionato gioielli antichi".E dal passato trae ispirazione?"Le nostre collezioni hanno sempre una storia da raccontare. In genere nascono da una storia o un'esperienza da me vissuta. Penso all'anello che abbiamo chiamato Tibet, si ispira a un mio viaggio. Scoprii che alle ragazze prossime al matrimonio, le mamme regalano un filo che si arrotola attorno al dito, i diversi giri inneggiano agli anni di felicità matrimoniale. Pensai di trasporre tutto questo e farne un omaggio alle donne".Trova il tempo per leggere?"Adoro i gialli, i thriller in generale. In questi giorni sto leggendo Tutto è in frantumi e danza, è sulla globalizzazione".Si ritiene una persona fortunata?"Direi proprio di sì. Premetto che la fortuna aiuta gli audaci. Bisogna anche buttarsi nelle cose. So di aver fatto alcune scelte complicate, è pure capitato che la fortuna venisse in soccorso".Lei difficilmente molla. Giusto?"Non mollo mai. Penso di avere una buona dose di resilienza, mi riconosco la capacità di far girare il negativo in positivo. Vedo spesso, troppo spesso, atteggiamenti arrendevoli. Sa quante porte in faccia mi sono ritrovata? Quanti viaggi a vuoto, giorni e giorni in giro nel mondo portando a casa niente. Ma bisogna imparare dalla sconfitta".Il rovescio della maglia di questa sua anima da Clorinda? Di combattente indefessa?"Temo di essere fin troppo schietta. Sì, a volte sono troppo diretta. Ogni volta che lo avverto mi riprometto di controllarmi, cosa che puntualmente non accade". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534834596-7309957.jpg" /> <![CDATA[Le armi degli animali che fanno invidia ai soldati]]> Certo, per l'uomo ha un'implicazione morale, non per gli animali. Che agiscono di istinto, per sopravvivere. Nella nostra specie la finalità potrebbe diversa, esagerata; ed è il motivo per cui continuano a esserci le guerre e per il quale la corsa agli armamenti, nonostante le tragedie del passato, rimane un paradigma universale. Le armi, dunque, negli animali sono il risultato di milioni di anni di evoluzione; nell'uomo di millenni di evoluzione. Ma in entrambi i casi obbediscono a un processo selettivo, anche se solo le nostre vengono prodotte artificialmente, e nulla hanno a che vedere con un disegno preciso di natura genetica. Le similitudini sono innumerevoli e talvolta sconcertanti.Partendo dagli albori della nostra storia. 30mila anni fa in Europa l'Homo sapiens ha soppiantato tutti gli altri ominidi: Neanderthal e Denisova. Ed è possibile che questo traguardo sia stato raggiunto grazie all'impiego di armi sempre più efficienti. Ne abbiamo le prove dallo studio delle incisioni rupestri: sono lance, frecce, rami appuntiti. E sono animali, dei quali vengono esaltate non a caso le loro armi naturali: per esempio le corna.Quando tutto questo ha avuto inizio? Probabilmente da sempre. Da quando gli eucarioti hanno inaugurato la loro corsa evolutiva. Sono gli organismi più sviluppati; e come tali, hanno dovuto escogitare delle tecniche per riuscire a resistere ai predatori. O, meglio ancora, per essere in grado di uccidere e nutrirsi. Una prima brillante indicazione è fornita dalle trilobiti. Artropodi oggi scomparsi, ma un tempo diffusi su tutto il pianeta. Vincenti, perché utilizzavano dei corni appuntiti capaci di infilzare qualunque animale avesse cattive intenzioni. Non solo. Sono i padri putativi dei raggomitolati. Pangolini, armadilli, onischi (porcellini di terra), alcuni bombi. In caso di attacco si chiudono su se stessi, mandando in crisi anche il predatore più accanito. E non ha fatto lo stesso l'uomo con le corazze? Oggi, evidentemente, non servono più (anche se esistono ancora i giubbotti antiproiettile), ma come sarebbero state le guerre medievali senza le pesanti armature che contraddistinguevano i soldati? E come se la sarebbero cavata i legionari romani senza la pelle protetta da piastre metalliche?Gli animali che si difendono grazie a strategie che farebbero invidia ai migliori eserciti sono un'infinità: trichechi, antilopi, gamberi, coleotteri, forbicine. Possono essere peli arruffati, ossa, denti o formazioni chitinose, in certi casi enormi, in altri più ridimensionate. E in effetti le proporzioni hanno sempre avuto la loro importanza. Pensiamo ai felidi e ai canidi. Entrambi sono caratterizzati da potenti dentature, tuttavia ogni specie ha caratteristiche precise, in seno a una logica evolutiva, appannaggio di un perfetto equilibrio ecologico. I leoni di montagna abitano le regioni settentrionali degli Usa. E fra i boschi comandano loro. Sono animali molto robusti, tuttavia le loro armi, i denti, sono piuttosto piccoli. Ma sono perfettamente calibrati per il tipo di preda ricercata. La lince canadese ha denti simili, scivola silenziosa sui manti nevosi, e al momento opportuno sferra l'attacco, per esempio, a una velocissima lepre che solo in un caso su quattro non riesce a squagliarsela.Tutti hanno canini, incisivi e molari, ma le dimensioni sono fondamentali per capire le loro attitudini alla caccia. In genere i canini sono più sviluppati, fin dal Vulpavus, piccolo animale simile al furetto, vissuto milioni di anni fa. In certi casi si è giunti agli ipercarnivori, animali attrezzati unicamente per nutrirsi di carne. Non quel che accade nelle iene. Che hanno canini piccoli, una scarsa velocità di chiusura della mandibola, ma un morso devastante. Perché il loro obiettivo non è la carne, ma le ossa, che frantumano con i molari, prima di divorare la preda. L'apoteosi dello sviluppo dei canini si ebbe con l'avvento delle tigri dai denti di sciabola, epigoni della fauna pleistocenica. Erano denti giganteschi che consentivano agli smilodon di uccidere animali molto più grandi di loro, come i mastodonti. Per raggiungere questo obiettivo però dovettero evolvere un'apertura mandibolare eccezionale, con un prezzo da pagare: l'agilità.Le tigri dai denti di sciabola avevano un morso che non perdonava, ma erano goffe e nulla avevano a che vedere con animali simili, molto più svelti, come, per esempio, i ghepardi. Che, di fatto, hanno denti più minuti. La tendenza dell'evoluzione è infatti stata questa: il ridimensionamento. Le armi diventano sempre più piccole ma sempre più diaboliche. Ciò che accadde anche nell'uomo. Se prendiamo come esempio la cultura litica del nord America, scopriamo le cosiddette punte di Clovis, che raggiungevano i venti centimetri di lunghezza; con una media intorno ai setto-otto centimetri. Poi scomparvero i mammut e l'uomo volse la sua attenzione verso specie di taglia minore, facendo sì che le punte di lancia non superassero i cinque centimetri. Si passò infine a quelle di Folson, più recenti e moderne, non a caso inferiori ai quattro centimetri. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/06/10/1528667480-gatto-getty.jpg" /> <![CDATA[Scalfaro e quel summit segreto "Silvio premier se ci sei tu..."]]> In un Meeting che ricerca il dialogo e dice no ai professionisti del conflitto la presenza di Gianni Letta è un incastro perfetto, l'ospite ideale capace di incarnare la figura del civil servant ai massimi livelli istituzionali. Identificato da sempre come un sacerdote dell'armonia, regista poco incline a prendersi il proscenio, Letta - che Silvio Berlusconi definì "un dono di Dio all'Italia" - si concede al popolo del Meeting per la seconda volta dopo il 1986 per raccontarsi in un incontro dal titolo Una vita di lavoro.Introdotto da Emmanuele Forlani, Letta riprende il tema della felicità e cita a memoria Eugenio Montale: "Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla, al piede, teso ghiaccio che s'incrina, e dunque non ti tocchi chi più t'ama". Si sofferma sul dolore provato per "l'inaccettabile" tragedia di Genova, così come "inaccettabili sono stati alcuni comportanti istituzionali di quelle ore. In questo dolore avremmo dovuto trovare un momento di ritrovata coesione, un senso di comunità, un ethos popolare, tutti ingredienti che preparano l'avvenire di un popolo. Al contrario è esploso il rancore, cifra caratteristica del nostro tempo come testimoniato dal Censis che ha individuato come parola chiave di quest'anno proprio la parola rancore".L'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio individua al contrario nello spirito attento e festoso del Meeting e dei suoi volontari un motivo di speranza per il futuro dell'Italia. Letta riavvolge il nastro della sua vita, racconta la sua infanzia ad Avezzano "dove parole come sacrificio, dedizione, religione non sono ancora prive di senso"; ricorda la sua esperienza come secondo di otto figli, una vera palestra perché "non c'è esperienza più bella e formativa che crescere in una famiglia numerosa dove ci si abitua al lavoro di squadra". Ricorda il padre avvocato, i suoi "grandi genitori", e la sua prospettiva lavorativa. "Dovevo fare l'avvocato, andavo a battere a macchina con la velina e la carta carbone i ricorsi da depositare in Tribunale, ma già in seconda liceo iniziai a fare il corrispondente del Messaggero, prima di passare al Tempo". Letta rievoca anche l'esperienza vissuta nello zuccherificio di Avezzano con il turno di notte dalle 18 alle 6 del mattino. Ripercorre la sua carriera giornalistica, il suo percorso al Tempo fino a diventare direttore amministrativo e direttore editoriale ("15 anni, il periodo più bello della mia vita") e il suo rapporto con il fondatore Renato Angiolillo.Improvvisa, dopo il passaggio a Mediaset, la discesa in campo di Silvio Berlusconi. "Io e Confalonieri eravamo contrari, rimanemmo in azienda. Lui stravinse. Berlusconi mi chiamò e mi disse: Adesso che devo venire a Roma me la dai una mano?. Il primo passo era capire dal presidente Scalfaro - che non amava Berlusconi - se avesse intenzione di dargli l'incarico. Fissai un incontro segreto. Scalfaro gli disse: Le darò l'incarico, ma non pensi di andare a Palazzo Chigi senza questo signore qui. Mi ritrovai incastrato. Ma non ho mai voluto ruoli politici e non sarò mai abbastanza riconoscente per come Berlusconi ha rispettato la mia richiesta di non essere identificato come uomo di una parte. Anche per questo ho sempre lavorato per evitare criteri di partigianeria dentro le istituzioni". Una scelta fatta tenendo sempre presente una frase di Joseph Ratzinger, scolpita come bussola del suo rapporto con la cosa pubblica: "La finalità più alta della politica è il compromesso, come punto di equilibrio e punto più alto del bene comune". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534833802-gianni-letta.jpg" /> <![CDATA[Storia, misteri e religione. Ecco le nuove serie italiane]]> C'è una scena di Boris in cui il regista propone il progetto "Machiavelli" e si sente rispondere che è un tema scottante, un po' troppo di attualità politica: "Dobbiamo ancora risolvere il nostro rapporto con le guerre puniche!". Un modo per stigmatizzare una certa propensione della fiction italiana a non affrontare temi sociali e politici rimanendo ancorati a un immaginario di un popolo di santi, poeti e quello che volete voiMa parliamo di una serie di più di dieci anni fa. Tanto - tutto? - è cambiato nel frattempo nella serialità italiana (per dire la Fandango ha annunciato una serie sulla tragica storia di cronaca di Stefano Cucchi). Le differenze con quella mainstream internazionale si stanno assottigliando e il sistema di produzione ha ormai assunto caratteristiche quasi industriali anche se sempre molto legate all'azione di singoli produttori. Su tutto il controllo di Rai, Mediaset, Sky e ora Netflix che con Suburra, di cui sono appena terminate le riprese della seconda stagione, ha iniziato a produrre serie originali italiane. Questo il quadro che emerge dall'ampia ricognizione che la rivista Link idee per la tv fa nel nuovo numero dedicato agli "Autori seriali" con interviste ai più importanti attori dell'audiovisivo, da Eleonora Andreatta a capo di Rai Fiction a Daniele Cesarano di Mediaset a Nils Hartmann di Sky passando per i principali produttori e sceneggiatori.A ricordare il monito di Boris ci pensa Ludovica Rampoldi, la sceneggiatrice che con Alessandro Fabbri e Stefano Sardo - conosciuto all'innovativa ma purtroppo ex scuola di sceneggiatura di Mediaset - ha creato la serie originale 1992, quella con il famoso claim "da un'idea di Stefano Accorsi", la prima di Sky non derivativa, a differenza di Gomorra e Romanzo criminale, entrambe figlie - ricorda Rampoldi - del percorso "grande libro che diventa un grande film che diventa una grande serie". Ma, anche se è indubbio che queste proposte di Sky (che ora sta lavorando a una trentina di progetti contemporaneamente) abbiamo generato una rivoluzione nel piccolo schermo in termini anche di sviluppo di serie con un occhio Oltreoceano, non sarebbe giusto dimenticare come all'inizio del nuovo millennio sia Rai che Mediaset abbiamo investito su due serie poliziesche innovative nella loro nuova modalità di racconto cosiddetto orizzontale e soprattutto corale (prima c'erano gli one man show come Il maresciallo Rocca o La piovra) come La squadra e Distretto di Polizia. Quest'ultima è tutta merito di Pietro Valsecchi il cui valore - ricorda ora Daniele Cesarano che sta cercando di aprire la fiction Mediaset a generi e mercati diversi e che ha lavorato con il produttore di Taodue sia per le successive stagione di Distretto che per Ris - "è di aver modificato il linguaggio della tv italiana, creando professionalità che una volta uscite da lì hanno impiantato altrove quella modernità linguistica".Su questa tensione all'innovazione linguistica si muovono un po' tutti i player del settore. Anche sorprendentemente (pensiamo al recente La linea verticale con il formato da 20 minuti a episodio su Rai Tre). Anche parlando di Don Matteo perché, ricorda Fabio Guarnaccia uno dei due curatori del numero di Link insieme a Luca Barra, "si liquida con troppa superficialità il lavoro fatto sulle fiction più tradizionali della tv generalista, come se fosse facile tenere in vita titoli di successo". In questo caso, ricorda Sara Melodia produttrice che lavora dal 1999 in Lux Vide, mentre prima le storie erano chiuse ossia "si aprivano e si chiudevano, alla Colombo un modello di televisione anni Ottanta", ora si è puntato "su uno sviluppo orizzontale maggiore senza però snaturare il prodotto".Lux Vide è anche una delle importanti realtà che si è buttata a capofitto nella produzione internazionale con la serie originale I Medici su cui è stato chiamato a lavorare uno degli showrunner (una professione ancora sconosciuta in Italia con un responsabile editoriale che segue tutto l'iter di una serie, dalla scrittura all'allocazione del budget) più importanti, lo statunitense Frank Spotnitz (X-Files). Ma ormai la serialità italiana più interessante è tutta rivolta al mercato estero, è nata così la coproduzione internazionale (per l'Italia Wildside) di The Young Pope di Paolo Sorrentino a cui seguirà a breve The New Pope mentre L'amica geniale, la prima serie non in inglese della statunitense Hbo, i cui primi due episodi diretti da Saverio Costanzo vedremo ai primi di settembre alla Mostra del cinema di Venezia, è in programma dal 30 ottobre su Rai Uno. Su questa stessa rete approderà Il nome della rosa diretta da Giacomo Campiotti girata quasi interamente a Cinecittà. Perché poi alla fine l'idea vincente è sempre la stessa ed è quella del glocal: prodotti italiani ma con un linguaggio appetibile anche al mercato estero. Un esempio su tutti? Il Commissario Montalbano, serie venduta in più di 60 paesi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/21/1534833342-7310230.jpg" /> <![CDATA["Benetton erano a una festa la sera stessa del crollo"]]> Non solo la festa il giorno di Ferragosto. I Benetton avrebbero brindato già la sera del 14 agosto, poche ore dopo il crollo del ponte Morandi. Secondo quanto riporta il Fatto, in un locale di Cortina parte della famiglia avrebbe festeggiato il compleanno del marito di Sabrina, figlia di Gilberto Benetton. E così chi era presente a quella festa avrebbe raccontato: "Brindavano, qualcuno ballava anche sui tavoli con la musica a tutto volume. Sono andati avanti fino a tardi".Un vero e proprio party subito dopo il crollo che ha anticipato la festa in famiglia del 15 agosto. C"è chi a Cortina quella festa l"ha sentita e vista di straforo e adesso racconta come sono andate le cose: "Il festeggiato si alternava alla consolle col dj per cambiare la musica. Il volume era alto si sentiva per tutta la montagna". Al party del 14 sera però non c"erano gli altri membri della famiglia. Poi la reunion per il pranzo del 15 che come riportato da La Verità sarebbe costato 8mila euro. I Benetton però sul party di compleanno restano con le bocche cucite. Ma sempre secondo quanto riporta il Fatto, c"è la testimonianza di un"amica di famiglia: "Mettetevi nei loro panni come potevano annullare tutto. C"erano ospiti che arrivavano dall"estero. Io riconosco, sono distrutti". Ma forse in quella serata di dolore con 41 morti, al posto della musica sarebbe stato più opportuno il suono del silenzio... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/18/1534586155-fotogramma-20180815115957-27084854.jpg" /> <![CDATA[Cambio al vertice del narcotraffico: "El Mencho" succede a "El Chapo"]]> Cambio al vertice dei "signori della droga". Il narcotrafficante più pericoloso del mondo, al posto di "El Chapo", sarebbe ora "El Mencho". Secondo le autorità americane, quest"ultimo, leader del Cártel de Jalisco Nueva Generación (Cjng), sarebbe a capo di un "esercito di migliaia di spietati assassini".Nemesio Oseguera Cervantes, soprannominato "El Mencho", è stato definito dal Dipartimento di Stato Usa e dal Governo messicano il nuovo "nemico pubblico numero uno". Egli avrebbe approfittato del vuoto di potere creatosi nel 2016, all"indomani dell"arresto di Joaquín "El Chapo" Guzmán, per espandere le proprie attività illecite. Il cinquantaduenne Oseguera Cervantes, ex poliziotto, ha acquisito sempre più influenza nella malavita centroamericana, conducendo una lotta senza quartiere alle bande rivali e corrompendo politici e magistrati. Dallo Stato di Jalisco, nel Messico occidentale, l"impero criminale di "El Mencho", basato sul commercio di droga e armi e sullo sfruttamento della prostituzione, si è esteso a pressoché tutto il Paese, fino a inquinare anche le economie di Michigan, Illinois, California, New Mexico. Le autorità statunitensi hanno messo in guardia i servizi di intelligence di tutto il mondo circa la pericolosità del Cjng. Matthew G. Donahue, responsabile della Drug Enforcement Administration (Dea) per l"America Latina, ha dichiarato: "Oseguera Cervantes e la sua organizzazione criminale si sono infiltrati nel tessuto economico di metropoli come New York, Chicago, Los Angeles, Toronto, Londra. Il cartello di Jalisco si sta espandendo in tutto il mondo." Secondo Donahue, il Cjng, rispetto alle bande rivali, avrebbe una "organizzazione più efficiente, di stampo quasi militare". Il cartello controllato da "El Mencho" ha compiuto, negli ultimi anni, violenti attentati ai danni della Polizia messicana, perpetrati utilizzando armi da guerra: granate, lanciarazzi, elicotteri militari.Il governo del Paese centroamericano ha lanciato una dura offensiva nei confronti del nuovo "signore della droga". Lo scorso maggio, Rosalinda Gonzalez Valencia, moglie di "El Mencho", è stata arrestata al termine di un blitz condotto congiuntamente da militari messicani e statunitensi. La donna sarebbe il "contabile" del Cjng. Nonostante l"arresto di un esponente di punta del cartello di Jalisco, il Governo del Paese centroamericano è stato accusato da Washington di scarso impegno nel contrasto alla malavita. Il Dipartimento della Giustizia, in una nota, ha affermato: "La collaborazione del Messico nella lotta al narcotraffico è cruciale. Tuttavia, l"arroganza e il potere delle organizzazioni criminali continueranno a crescere se il Governo messicano non attuerà rapidamente rigorose politiche anti-corruzione e se non destinerà risorse adeguate alle Forze dell"ordine."Il Dipartimento di Stato Usa ha promesso cinque milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni determinanti per la cattura del nuovo "nemico pubblico numero uno". Le autorità messicane hanno a loro volta offerto un milione e mezzo a chi aiuterà le istituzioni a sgominare il cartello di Jalisco. Complessivamente, sulla testa di Nemesio Oseguera Cervantes pende una taglia di sei milioni e mezzo di dollari. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/20/1534765466-cocaina45.jpg" /> <![CDATA[Pedofilia, il Papa chiede perdono: "Non abbiamo agito in tempo"]]> Papa Francesco è tornato a parlare di abusi ai danni di minori. Il pontefice argentino ha scelto di affrontare di nuovo il tema in questione attraverso una lettera destinata "al popolo di Dio".Il testo della missiva è stato reso pubblico, nel corso della mattinata di oggi, dalla sala stampa del Vaticano."Con vergogna e pentimento - ha esordito papa Bergoglio - , come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite". Poi l'accusa più forte: "Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli". Parole dure e dense di "dolore e vergogna", quelle dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, che sono arrivate dopo la pubblicazione di un'inchiesta, un'indagine in grado di provare una certa "strutturalità" del fenomeno in alcune diocesi della Pennsylvania. Le riforme apportate all'inizio degli anni 2000, tuttavia, sembrerebbero aver avuto degli effetti: i fatti contestati risultano precedenti alle misure restrittive introdotte con il pontificato di Benedetto XVI.Proprio il "mite professore" di Tubinga è stato citato da Francesco quando, all'interno della missiva, il Papa ha scritto: "Faccio mie le parole dell'allora Cardinale Ratzinger quando - ha continuato il Santo Padre - nella Via Crucis scritta per il Venerdì Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: "Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! [...] Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell'animo, il grido: Kyrie, eleison - Signore, salvaci".Bergoglio ha specificato che un abuso è un "crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell'intera comunità, siano credenti o non credenti. Guardando al passato - ha scandito - , non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro - ha proseguito - , non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità". Un lamento, questo delle vittime, che sarebbe stato ignorato, messo a tacere e/o nascosto per troppo tempo.Il pontefice argentino ha concluso la missiva facendo riferimento a Maria, che "insegna a tutti noi discepoli come dobbiamo comportarci di fronte alla sofferenza dell'innocente, senza evasioni e pusillanimità". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/07/18/1531938828-papa.jpg" /> <![CDATA[Pensiero ruminativo: ​come liberarsene]]> "Pensare troppo" ha un effetto tossico sulla mente perché i nostri pensieri si accumulano diventando un boomerang che può inevitabilmente ritorcersi contro noi stessi.Secondo gli studi dell"Università di Yale condotti da Susan Nolen Hoekesema che ha dedicato la sua vita accademica allo studio dell"overthinking, il pensiero ruminativo dipende dal proprio vissuto emotivo ed è altamente soggettivo. La causa di questo problema secondo la Hoekesema è il nostro cervello che è naturalmente predisposto ad un"attività di pensiero elevato. I nostri ricordi e pensieri sono tessuti intrinsicamente insieme e non divisi in compartimenti stagni.Quando si è di cattivo umore o sottostress è fisiologico che un pensiero negativo diventa la scintilla per dar vita ad una vera e propria spirale di negatività Le donne sono quelle che sono più predisposte all"overthinking perché tendono a prendersi troppo sul serio rispetto agli uomini . L"ansia fino a certi limiti è positiva perché ci consente di metterci in discussione su ciò che stiamo facendo, ci aiuta ad essere cauti di fronte all"ignoto.Se invece i pensieri negativi creano una spirale dalla quale è difficile liberarsene, ci sentiamo impotenti, frustrati e demoralizzati. La ruminazione mentale, secondo la psicologa Roberta Cassuti, è una modalità di pensiero basata sulla valutazione negativa di se stessi e degli episodi passati della propria vita tale da impedire di avere comportamenti attivi e sani e di conseguenza una soluzione al presentarsi di un problema reale che ci coglie in un determinato momento esistenziale.Una mente che però pensa troppo fa aumentare i livelli di cortisolo nell"organismo (il cosiddetto ormone dello stress). Può provocare stati di ansia e depressione prolungati. Una mente che pensa troppo può sabotare tutte le buone intenzioni e le idee creative impedendoci di evolvere.Ecco i nostri consigli su come gestire efficacemente il pensiero ruminativo:1. Smettere di lamentarsi: le lamentele attraggono tanta negatività. Bisogna sforzarsi di cogliere la positività da ogni evento o situazione;2. Distrarsi: quando siamo assaliti da una cascata di pensieri negativi orientiamo la nostra mente altrove. Concentriamoci su ciò che stiamo facendo o dedichiamoci ad un"attività piacevole. Anche prendersi una piccola pausa da ciò che stiamo facendo è rigenerante;3. Dire addio alla perfezione: la perfezione può diventare un pensiero ossessivo e assilante che ci può impedire di vivere serenamente e goderci ciò che ci accade. Bisogna mirare all"eccellenza e accettare anche gli errori perché la vita è sperimentazione e non si finisce mai di mettersi in gioco;4. Tenersi creativamente impegnati: l"esercizio fisico è il modo migliore per scaricare lo stress e la negatività, Efficace è praticarlo all"aria aperta. Utili sono le attività creative come scrivere, suonare uno strumento e dipingere. Studi approfonditi rivelano che le persone overthinking sono proprio quelle più creative;5. Creare delle alternative: affrontare le situazioni con problem solving elaborando alternative efficaci se qualcosa non va come avremmo voluto. Scrivere una lista di pensieri differenti da quelli che elaboriamo solitamente può essere terapeutico per riscoprirci sotto nuove prospettive;6. Imparare a pensare in maniera felice: liberatevi dalle paure irrazionali che non fanno altro che ostacolarvi e bloccare la vostra evoluzione personale. Ogni volta che siete assaliti dall"angoscia e dalla negatività deviate il pensiero su ciò che vi rende sereni e felici. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/20/1534759822-pexels-photo-941555.jpg" /> <![CDATA[La seconda vita dei pesci rossi? In acquario]]> Li vendono per strada o al mercato, più spesso sono il trofeo dei giochi d'abilità alle fiere o al luna-park: i pesci rossi (ma anche gialli, neri, tigrati...) occupano meno spazio di un cane o di un gatto ma non per questo riescono ad evitare di essere abbandonati da padroni che si stufano presto di loro. E se sei un pesce rosso non finisci sull'autostrada: quando ti va bene ti buttano in un fiume o in un lago - con conseguenze spesso disastrose per gli ecosistemi perché poi tendono a crescere diventando grossi come carpe e a mangiare cibo e uova delle specie locali -, quando va male direttamente nel water. E non è una bella fine.Peraltro è poco invidiabile anche la loro vita domestica, quando sono costretti a viverla all'interno di minuscole bocce di vetro, o in vaschette che rappresentano la versione ittica del carcere. A meno che non si trovino a Parigi. Perché nella capitale francese, dove da tempo l'associazione "Peta" si batte contro il loro maltrattamento, l'acquario cittadino ha deciso di accogliere anche i pesci rossi abbandonati, offrendogli di vivere una seconda vita decisamente più dignitosa.Da due anni a questa parte, ossia da quando la struttura - che si trova al centro vicino al Trocadéro - ha preso questa iniziativa, sono circa 600 i pesci portati lì dai loro ex padroni, praticamente 50 al mese. E nuotano insieme agli altri 7.500 esemplari e a 2.500 meduse. Alcuni li lasciano con sollievo, altri con le lacrime agli occhi, ma da lì in avanti spetta al personale dell'acquario prendersene cura. I nuovi arrivati vengono messi in quarantena e trattati con antibiotici e antiparassitari: alcuni arrivano deboli, il trasporto e il cambiamento dell'ambiente aumentano il loro stress e non tutti riescono a sopravvivere. Quelli che ce la fanno verranno poi trasferiti nei bacini aperti al pubblico dove, in spazi non più angusti, possono crescere e arrivare a misurare fino a 20 o 30 centimetri.Affinché un pesce possa vivere in buone condizioni - spiega lo staff dell'acquario parigino - servono almeno centro litri d'acqua e che sia pulita, ossia regolarmente filtrata. Non a caso la legislazione di alcuni Paesi europei proibisce espressamente di tenere i pesci rossi in recipienti troppo piccoli. "Penso che ci sia consapevolezza generale riguardo al fatto che gli abusi sugli animali sono un problema - ha spiegato il direttore dell'acquario Alexis Powilewicz - e far vivere un pesce ornamentale in cattive condizioni è una forma di maltrattamento".Quindi d'ora in avanti a Parigi ci saranno più pesci rossi felici e più padroni con la coscienza leggera. Anche perché quando vogliono possono andare a trovarli, a patto di riuscire a riconoscere il proprio nella grande vasca... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/14/1473859148-pesce-rosso.jpg" /> <![CDATA[Grease, 40 anni dopo il cast insieme sul red carpet ]]> Sono trascorsi ben 40 anni dalla "prima" di Grease, lo storico musical che ha infiammato i cinema di tutto il mondo. Il suo mito ancora oggi è vivo e vegeto nel cuore del pubblico e, lo scorso 15 agosto, l"Academy ha deciso di ricordare la celebre pellicola, facendo incontrare sul red carpet, i suoi iconici protagonisti.John Travolta e Olivia Newton-John, in vista delle celebrazioni di Grease, sono stati immortalati sul tappeto rosso del Samuel Goldwyn Theater di Beverly Hills insieme a buona parte del cast. Insieme a loro c"era anche il regista, Randal Kleiser, Didi Conn (l"iconica Frency) e anche Barry Pearl che ha interpretato il mitico Doody. Grease è arrivato nei cinema nel 1978 e, negli anni "80, ha trovato grande successo anche Italia, imponendosi pian piano come uno tra i fenomeni pop più famosi di tutti i tempi. I protagonisti del musical, dopo 40 anni, sono ancora raggianti e felici, consapevoli del grande impatto che ha ottenuto il film a cui hanno preso parte. Sandy + Danny 4ever! _ Olivia Newton-John and John Travolta relived the past with a few dance moves at the "Grease" (1978) 40th anniversary presented by The Academy in Beverly Hills. Swipe to see the two on the set of the iconic musical. | August 15, 2018 | : @jonkop415 | #FilmMagic | Michael Childers | #Corbis via #GettyEntertainmentUn post condiviso da Getty Images Entertainment (@gettyentertainment) in data: Ago 15, 2018 at 11:06 PDTGli scatti che sono trapelati dopo la serata, come riportato qui all"interno della news, fanno intuire che c"è ancora una grande alchimia tra John Travolta e Olivia Newton-John. Nel musical sono stati Sandy e Danny due giovani diversi tra di loro che, superando le avversità di una società vicino ad un colossale cambiamento, riescono a coronare il loro sogno d"amore.I due attori sfilano insieme sul red carpet, l"uno vicino all"altro, e si sono prestati anche a qualche passo di danza sulle note di Summer Nights e You"re the one That i Want.Grease è andato ben oltre il cinema arrivando nei teatri e anche in tv.[[youtube ODOj2jBUKW0]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/19/1534673313-grease.jpg" /> <![CDATA[Diletta Leotta festeggia i suoi 27 anni in famiglia]]> Oggi è il grande giorno per Diletta Leotta. La conduttrice sportiva più seguita sui social, compie 27 anni. Un compleanno festeggiato in Sicilia insieme alla famiglia e agli amici più intimi.Un evento immortalato con una foto postata su Instagram che ritrae Leotta vestita di rosso a bordo piscina mentre si accinge a spegnere le candeline di una meravigliosa torta al cioccolato. Il suo profilo ha raggiunto la cifra record di oltre 2 milioni e 700 mila follower, un segno di come la sua carriera sia letteralmente decollata nel giro di pochissimi anni. Dopo essere diventata famosa grazie a Sky Sport, ora la Leotta, da questo weekend, si cimenterà in una nuova avventura su Dazn, servizio di video streaming online che trasmetterà un terzo delle partite della Serie A. Non solo. Sarà anche la conduttrice della prossima edizione de Il Contadino Cerca Moglie e di Miss Italia 2018 accanto a Francesco Facchinetti. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Diletta Leotta (@dilettaleotta) in data: Ago 15, 2018 at 4:54 PDTLa Leotta, in questi giorni, ha incantato i suoi followers postando anche alcune foto molto sexy della sua vacanza nella sua terra natìa, la Sicilia. Visualizza questo post su Instagram #eolie #estate #vulcano @therasiaresortUn post condiviso da Diletta Leotta (@dilettaleotta) in data: Ago 8, 2018 at 5:43 PDT Visualizza questo post su Instagram Siciliana 100%Un post condiviso da Diletta Leotta (@dilettaleotta) in data: Ago 7, 2018 at 3:31 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/16/1534423481-diletta-leotta.jpg" /> <![CDATA[Tatuaggi in spiaggia: possono essere pericolosi]]> Tatuaggi temporanei all'hennè da evitare, soprattutto se fatti in spiaggia. In estate viene voglia di mostrare un corpo abbronzato, tonico e magari con un bel tatuaggio da far vedere.Ma se il timore che sia permanente ci fa desistere dal farlo, siamo invece allettati all'idea di poterlo esibire solo per qualche settimana, senza doverlo avere per tutta la vita.Attenzione però, perchè i tatuaggi, anche se semipermanenti possono creare notevoli problemi. L'hennè, un colorante naturale che in Italia viene usato prevalentemente per tingere i capelli, in estate ha spesso la funzione di regalare al nostro corpo decori particolari che ricordano quelli veri.L'hennè vero e proprio è una soluzione naturale, ma se usato come tatuaggio viene sovente arricchito dalla parafenilendiammina, PPD, un additivo chimico molto pericoloso e proibito dall'Unione Europea. O almeno in dosi elevate. Nelle tinture per capelli la massima percentuale ammessa è del 6%.Può infatti provocare reazioni allergiche anche gravi, eruzioni cutanee per diverse settimane, in individui particolarmente sensibili. In rari casi un soggetto molto delicato, rischia di incorrere in ustioni chimiche complicate da curare.La spiaggia non è certo il luogo più appropriato dove scegliere di fare un tatuaggio che sembra innocuo. Sia per il fatto che l'igiene a bordo mare difficilmente può essere garantito, sia perchè non si ha la certezza che la composizione sia 100% vegetale.Per avere un colore nero deciso e molto simile ai tatuaggi permanenti dovrebbe essere usato l'estratto di Indigofera Tinctoria, più comunemente conosciuto col nome di Indigo, ma questa pianta è molto difficile da trovare in Italia e in particolar modo sulla spiaggia.Se proprio vogliamo un tatuaggio all'hennè rivolgiamoci a professionisti che possono mostrarci la vera composizione del prodotto usato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/08/16/1534417447-picnic-2271272-960-7201.jpg" />