<![CDATA[il Giornale]]> Sat, 21 Apr 2018 14:33:20 +0200 Sat, 21 Apr 2018 14:33:20 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Esibizionista della pausa pranzo multato con 10 mila euro]]> Un esibizionista della provincia di Vicenza è stato multato di 10 mila euro per essersi spogliato in una zona appartata di Fontaniva. L'uomo di 35 anni è stato fermato dagli agenti della Polizia locale e, una volta in caserma, ha ammesso di essere un assiduo frequentatore del parco Brenta Viva di Fontaniva.Un luogo dove, durante la pausa pranzo, il trentenne, scrive il Gazzettino, si concedeva qualche minuto in totale libertà dando sfogo ai suoi appettiti sessuali con atti osceni. Anche le immagini, messe a disposizione della polizia locale, hanno dato conferma agli investigatori che l'esibizionista di Vicenza era solito attraversare in auto i varchi elettrocini a lettura targhe che sono posizionati nei pressi del parco dove dava "il meglio" (o il "peggio") di sè. Insomma, un amante della perversione, che ora, dovrà mettere mano al portafogli e pagare a caro prezzo il suo vizietto. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524311451-pixabayy.jpg" /> <![CDATA[Silvio Berlusconi: "Il centrodestra è unito. Nessun contatto col Pd"]]> Silvio Berlusconi prosegue il suo tour elettorale in Molise in vista delle Regionali di domani. Il Cavaliere lasciando il Centrum Palace di Campobasso ha parlato del centrodestra e del rebus per la formazione del nuovo governo. Il leader di Forza Italia serra i ranghi della coalizione di centrodestra e afferma: "Lo stato di salute del centrodestra? Tutto bene. Anche ieri sera ho parlato con Giorgetti e siamo sempre assolutamente convinti che dobbiamo fare un governo: il centrodestra è unito e Matteo Salvini è la persona che deve esprimere il leader".Poi sull'apertura di ieri ad un esecutivo che possa raccogliere il voto di alcuni esponenti del Pd e di alcuni parlamentari del gruppo Misto, il Cav ha spiegato in modo chiaro la posizione di Forza Italia: "Non ho mai detto di voler fare un governo coi voti del Pd. Non c"è nessun contatto in atto con il Pd. Ho solo detto che avremo dovuto presentarci in Parlamento con il nostro programma e raccogliere i voti di tutti coloro che non ritenessero cosa buona per l"Italia e per loro andare a nuove elezioni". Dunuqe il Cav ribadisce la sua posizione suggerendo un esecutivo che possa raccogliere di fatto i voti in Aula di tutti coloro che condividono i punti del programma di centrodestra. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524309825-silvione.jpg" /> <![CDATA[Nasce la moneta da 40 centesimi: "Basta per sfamare un bimbo"]]> Nasce la moneta da 40 centesimi. il World Food Programme dell"Onu ha coniato questa nuova moneta per lanciare il messaggio che basta davvero poco ogni giorno per sfamare un bambino.La moneta ha un aspetto simile ai tagli da 10, 20 o 50, ha un valore particolare e non esiste per davvero, ma le donazioni possono essere effettuate tramite il proprio cellulare. "Ogni persona con uno smartphone può cambiare la vita a un bambino" è lo slogan scelto dall"agenzia delle Nazioni Unite che ha lanciato la campagna. Il presupposto, spiega La Stampa, è semplice. Il numero di dispositivi presenti nel mondo è quasi 20 volte quello dei bambini che muiono di fame. "ShareTheMeal è nata proprio per questo motivo - racconta il direttore Massimiliano Costa - Combattere la fame attraverso l"innovazione". In due anni più di un milione di persone hanno aderito al progetto offrendo oltre 22 milioni di pasti destinati a vari Paesi dell'Africa, ma non solo. Si va dallo Yemen alla Siria passando per il Sud Sudan, il Bangladesh, l"Uganda e la Nigeria. In futuro vorrebbe estendere gli aiuti anche ad altri Paesi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/01/22/1453478901-euro-falsi-1.jpg" /> <![CDATA[Bullo picchia il figlio di 10 anni, i genitori lo prendono a sprangate]]> Un bullo di 16 è stato preso a sprangate da una coppia di albanesi, genitori di un bambino di 10 anni che lui aveva umiliato. La rissa è avvenuta a Ragusa lo scorso 8 aprile all'interno di una sala giochi ed è stata interrotta solo grazie all'intervento di un poliziotto libero dal servizio.Grazie alle immagini dell'impianto di videosorveglianza del locale è stato possibile ricostruire la dinamica dell'aggressione. Alcuni amici del 16enne hanno tirato un uovo per gioco e alcuni schizzi sono finiti sulle scarpe del ragazzino. Quest'ultimo, pensando che l'uovo fosse stato lanciato dal bambino di 10 anni, lo ha aggredito e buttato a terra, poi lo ha umiliato pulendosi le scarpe prima sulla sua faccia e poi sui vestiti. Il bimbo, una volta a casa, ha raccontato tutto ai genitori che si sono immediatamente vendicati. Il padre, arrivato nella sala giochi, ha preso a schiaffi il sedicenne e, dopo poco, è ritornato con una spranga per picchiarlo ancora, mentre gli altri presenti nella sala erano già fuggiti via. L'adolescente, però, si è difeso dalla spranga con un casco ma la madre del bimbo bullizzato ha difeso il marito impugnando una stecca da biliardo. Il bullo, inseguito dal suo aggressore, ha raggiunto l'uscita e qui, sotto l'occhio della telecamere, come riporta Il Gazzettino, è stato pestato fino all'arrivo del poliziotto. Per la coppia e per il 16enne è così scattata la denuncia per rissa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/02/02/1517569548-bullismo.jpg" /> <![CDATA[Il Pd attende segnali dal Colle Ma Orlando: "Asse M5s-Lega"]]> Il Pd resta alla finestra. Le varie anime del partito di fatto si stanno giocando una sorta di derby interno per definire le prossime mosse. Da un lato c'è chi propone la mossa "Aventino" e chi invece vorrebbe entrare nella partita del governo in compagnia dei Cinque Stelle. Maurizio Martina, segretario reggente afferma: "Adesso noi dobbiamo fare una cosa: aspettare le indicazioni del presidente Mattarella e capire quale sarà lo scenario da lunedì".Poi l'ex ministro dell'Agricoltura afferma: "Noi vogliamo essere assolutamente rispettosi di questo passaggio che il presidente sta facendo. Certo, dal punto di vista politico è indubitabile che il Paese ha vissuto 48 giorni di una polemica continua, tra le cosiddette forze vincitrici del 4 marzo". Chiude invece le porte ad una nuova partita per il governo uno dei leader della minoranza dem, Andrea Orlando: "Mi sembra che oggi il Movimento 5 Stelle stia alacremente lavorando per costruire un asse con la destra, ed è una cosa sulla quale è giusto che anche i molti elettori di centrosinistra che hanno votato per i Cinque stelle riflettano. I loro voti, dati spesso anche come elemento di critica al centrosinistra e al Pd, oggi saranno utilizzati per costruire un rapporto con Salvini". Infine su una convergenza tra Lega e M5s afferma: "Onestamente ho sempre ritenuto che il Pd dovesse stare in campo, fare le proprie proposte, cosa che alla fine è avvenuto. Però ora non possiamo essere interessati alla convergenza fra Lega e M5s. E non possiamo esserlo in alcun modo". Insomma il Pd prosegue nel suo dibattito interno sugli scenari di governo. Ma ha forse dimenticato già il segnale che gli elettori hanno mandato al partito con la sonora sconfitta del 4 marzo... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/12/1520868112-getty-20180305032343-25879779.jpg" /> <![CDATA[Rossi contro Marquez: "Io ne ho buttati fuori 4 in 20 anni, tu 5 in una gara"]]> Valentino Rossi non ha ancora digerito lo sgarbo di Marc Marquez nel Gran Premio di Rio Hondo in Argentina. Il pilota spagnolo della Honda con una manovra azzardata ha buttato giù il Dottore che ha poi chiuso la gara in diciannovesima posizione. Il 39enne di Tavullia aveva sbottato contro Marquez usando parole al vetriolo: "Ormai la situazione è molto pericolosa, qualcuno, la direzione gara, deve fare qualche cosa, Marquez ti punta la gamba pieno e sa che lui non cade e spera che cadi tu, il problema è che lui è recidivo e corre così con tutti. Non ha alcun rispetto per i suoi avversari. Il problema è che è pericoloso, io ho paura di stare in pista con Marquez e non mi sento tutelato dalla direzione gara, lui ti viene apposta addosso".Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport i due rivali sono stati convocati dalla safety commission ad Austin e hanno avuto l'ennesimo acceso diverbio. Marquez ha attaccato:"Noi piloti abbiamo imparato da te". A quel punto Valentino è sbottato:"Ma cosa vuoi paragonare me a te? Io ne ho buttati fuori quattro in 20 anni, tu cinque in una gara". La Dorna ha ascoltato tutti i piloti con Pol Espargaro che ha spiegato: "Le sanzioni saranno più aspre, ognuno di noi ha dato la propria opinione a tal riguardo e la Dorna ci ha ascoltato. Abbiamo detto che da ora in poi le cose in questi ambiti saranno fatte con più precisione e saranno imposte sanzioni più dure" <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/10/1523342337-incidente-moto-marquez-rossi.jpg" /> <![CDATA[Bullismo, dopo le minacce choc al prof i ragazzi rischiano la bocciatura]]> Un periodo di sospensione da scuola tale da comportare la bocciatura automatica. È il provvedimento disciplinare che il consiglio di classe dell'istituto tecnico per il commercio "Francesco Carrara" di Lucca propone per cinque studenti ritenuti responsabili, a vario titolo, degli episodi di bullismo nei confronti di un loro professore. Le violenze verbali sono state riprese e diffuse in rete. Oggi il consiglio di istituto valuterà se confermare o meno i provvedimenti proposti. Per un sesto studente coinvolto nella vicenda, invece, è stata decisa la sospensione per 15 giorni.Il personale della Squadra Mobile e della Polizia Postale di Lucca ha sequestrato gli indumenti indossati dagli indagati nei video e il casco giallo utilizzato per colpire ripetutamente il professore. I sei ragazzi dovranno rispondere dei reati di violenza privata e minacce e anche del tentato di furto del tablet contenente i dati scolastici, il registro di classe, che uno di loro ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento. "Dammi sei, si inginocchi!", urla uno degli alunni nel video postato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/19/1524124310-alunno-prof.jpg" /> <![CDATA[Gf, Lucia Bramieri litiga con Danilo: "Voglio andare via"]]> Lucia Bramieri scalda ancora una volta la casa del Grande Fratello. Dopo la furiosa lite con Alberto, questa volta è stato il turno di un diverbio molto acceso con Danilo. Il concorrente non ha digerito una battuta della vedova di Gino Bramieri. Lei è passata al contrattacco e in un momento di amarezza ha affermato: "Me ne vado, questo è un gioco al massacro". La Bramieri ha poi deciso di affrontare a viso aperto Danilo davanti alle telecamere: "Non aggredisco per prima, posso sbagliare. Era una battuta, si stava scherzando, il contesto era goliardico. Non ti ho mancato di rispetto. Tu non mi dare confidenza e io non te la do, così abbiamo risolto. Anche quello che dicevate voi era scherzoso. Però sei permaloso, era una battuta, niente di personale, era evidente. Ne prendo atto". Pronta la risposta del concorrente: "Tu hai deciso di rompermi i c***i! Dillo, devi dire la verità, non è che non corre buon sangue tra di noi, io ti sto proprio sul ca**o. Io non ti ho fatto nulla, adesso me ne vado e ti faccio urlare da solo".A chiudere la lite è intervenuta la "sirena" del Gf che ha separato i due gruppi. L'ultima parola se l'è presa però Luigi Favoloso, fidanzato di Nina Moric che rivolgendosi a Danilo ha affermato: "Danilo, ti posso dire una cosa davanti a tutti? Non sono quello che a uno dice una cosa e a un altro, un"altra. Lei avrà sbagliato, ma tu stai esagerando. E" una persona più grande e le stai mancando di rispetto. Comunque siano andate le cose, merita rispetto". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524305984-brami.jpg" /> <![CDATA[Milano, drogato e senza patente travolge carabiniere con la Vespa]]> Un italiano, probabilmente sotto l'effetto dell'eroina, ha travolto un carabiniere con la sua Vespa. L'uomo, di 31 anni di Rivolta d'Adda, in provincia di Milano, non si era fermato all'alt imposto da due militari ed è stato arrestato con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e possesso di droga.L'episodio è avvenuto alla mezzanotte tra giovedì e venerdì, a Truccazzano, sempre in provincia di Milano. Lo scooterista aveva tre boccette di metadone, era sprovvito di patente e assicurazione e, perciò, aveva ricevuto una contravvenzione amministrativa. Dopo che i militari gli hanno intimato di fermarsi, lui ha 'tirato dritto', finendo col travolgere un primo carabiniere e fuggendo verso un sentiero sterrato. Poco dopo è stato raggiunto lungo la Sp 14 e qui ha investito il militare. I due militari, scrive Milanotoday, hanno riportato solo lievi abrasioni, giudicate guaribili in dieci giorni dai medici dell'ospedale di Vimercate. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/27/1522134474-carabinieri.jpg" /> <![CDATA[Sondaggi, 5 Stelle frenati dalle consultazioni. L'asse Lega-M5S non piace agli elettori]]> Abbiamo votato il 4 marzo ma siamo ancora lontani dalla formazione di un governo, con una maggioranza ben definita in grado di sostenerlo. Secondo un sondaggio Ixè le forze che che per gli italiani dovrebbero andare alla guida del Paese sono il Movimento 5 Stelle (47%) e la Lega (40%). Seguono Forza Italia (21%) e Pd (18%). Il problema è che l'asse Salvini-Di Maio non è gradito dagli elettori, visto e considerato che solo il 23% del campione lo ritiene utile per superare l'impasse di questi giorni. Bisogna sforzarsi, dunque, di trovare nuove alchimie.A conferma di ciò c'è un altro aspetto interessante, che emerge sempre dal sondaggio Ixè. Gli elettori della Lega gradirebbero poco un esecutivo con dentro il M5S, e lo stesso al contrario. Prevale, quindi, una forte diffidenza. Tra i leghisti solo il 38% vorrebbe andare a Palazzo Chigi col M5S, mentre tra i grillini solo il 40% farebbe volentieri un tandem con la Lega. Lo stallo, quindi, non è solo nei palazzi romani, ma si riflette anche tra gli elettori. Nel Pd, invece, si segnala che il 44% degli elettori non gradisce che il proprio partito sia fuori da tutti i giochi.Un altro sondaggio, realizzato da Nando Pagnoncelli per il Corriere della sera, evidenzia che le consultazioni frenano lo slancio del Movimento 5 Stelle, che resta la prima forza politica ma vede affievolire l'entusiasmo, sceso dal 33,9% di fine marzo al 33,5% del 20 aprile (comunque in crescita rispetto alle elezioni, quando i pentastellati hanno ottenuto il 32,7%). Nelle intenzioni di voto la Lega si consolida, salendo al 19,5% (alle Politiche ha preso il 17,4%), appaiata al Pd (il 4 marzo ha fatto registrare il 18,7%), mentre Forza Italia arretra al 12,9% (alle Politiche ha preso il 14%), e Fratelli d'Italia è stabile al 4,3%. A preoccupare di più, in casa M5S, non è il dato sulle intenzioni di voto, quanto il calo, vistoso, nel gradimento sull'operato: -6%. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/19/1468948877-camera-deputati-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Voleva sposare un italiano Padre e fratello la sgozzano]]> Una pakistana è stata uccisa dai suoi familiari perché voleva sposarsi con un italiano. Sana Cheema, 25 enne cresciuta a Brescia, è stata assassinata negli scorsi giorni a Gujrat, la sua città natale.Sono stati il padre e il fratello, che fino a poco tempo fa vivevano a Brescia, a ucciderla ma, ora, si trovano già in carcere. Sana aveva deciso di non trasferirsi insieme a loro in Germania perché, dopo aver completato gli studi a Brescia, aveva trovato lavoro in un"attività commerciale nella zona popolare di via Milano e voleva restare accanto al fidanzato italiano. I parenti non hanno evidentemente gradito questa scelta e la sua morte ricorda quella di Hina Saleem, la ventenne pakistana assassinata nell"agosto 2006 a Sarezzo, sempre nel bresciano. Hina come Sana aveva un fidanzato italiano e vestiva troppo all"occidentale e per quest era stata sgozzata dai suoi parenti e seppellita in giardino con la testa rivolta verso la Mecca.Paolo Grimoldi, deputato della Lega e Segretario della Lega Lombarda, attacca: "Fa orrore la notizia che arriva dal Pakistan di una ragazza italiana, di Brescia, sgozzata dal padre e dal fratello, pure loro provenienti da Brescia, pare per aver rifiutato le solite nozze combinate che si usano in quei Paesi". E aggiunge: "Di più la ragazza sarebbe stata assassinata anche perché voleva sposarsi con un italiano. Padre e fratello sono stati arrestati in Pakistan, ma la magistratura italiana deve fare chiarezza su questo episodio che coinvolge purtroppo una ragazza italiana, che a Brescia aveva studiato e lavorava, un tragico episodio che richiama alla memoria la vicenda analoga di Hina, sgozzata nel 2006 sempre nel bresciano sempre dal padre e dal fratello pakistani e sempre per la medesima ragione, essersi innamorata di un ragazzo italiano e cristiano". "Fosse vero - conclude - sarebbe la conferma che in 12 anni l'Islam in Italia non ha fatto progressi, non è diventato più moderato e conciliante ma è rimasto su posizioni estreme che non si possono conciliare con il nostro modo di vivere e rendono impossibile un'integrazione che non diventi sottomissioni da parte nostra". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524304208-sanas.jpg" /> <![CDATA[Carrara, auto si ribalta nella notte: 4 giovani morti]]> Un altro rientro dalla discoteca che finisce in tragedia. L'incidente è avvenuto nella notte a Marina di Carrara. Questa volta le vittime sono un ragazzo di 21 anni e una ragazza di 19. Insieme a loro anche due inglesi, di 35 e 29 anni. L'auto si è ribaltata finendo contro un cancello e nello scontro tutte le persone sono state sbalzate fuori dall'abitacolo. Ferito nell'incidente un quinto occupante dell'auto, un altro giovane italiano, di 20 anni, residente nella provincia di Massa Carrara, portato al pronto soccorso in condizioni che non sarebbero giudicate gravi. Tra le prime ipotesi in merito alla causa dell'incidente, quella dell'alta velocità."Altre quattro giovani vite spezzate a Carrara, al rientro da un locale. Spero in una maggiore sensibilità politica da parte di questo Parlamento, e del prossimo Governo, affinché si risolva definitivamente il problema della sicurezza stradale". Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, commentando l'incidente. "Il mio appello alla politica - conclude - è sempre lo stesso: Non fate finta di niente, mettete in campo tutti gli strumenti per risolvere definitivamente il problema, che è principalmente culturale. Abbiamo il dovere morale di salvare giovani vite". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/16/1521202115-118.jpeg" /> <![CDATA[Caschi, tute, moto dei campioni Tutti i colori del Motomondiale]]> Antonio Ruzzo"Ho pensato a questa mostra cercando un modo diverso di raccontare il motociclismo, quello che conosciamo noi che frequentiamo il paddock, anziché quello che, a molti, può sembrare solamente qualcosa di tecnico o ossessivo, gente che gira intorno in pista per andare sempre più forte. Invece non è per niente così. La passione per la velocità è, a mio avviso, qualcosa che viene da lontano, di atavico, che tutti abbiamo dentro. L'andare un po' più forte di quello che riusciamo a fare con il nostro corpo ha sempre affascinato l'uomo, dalla scoperta della ruota in poi. Qualcosa di ancestrale, che tutti possiamo percepire: il fascino della velocità. I piloti, quando indossano tuta e casco, è come se facessero un passo indietro nel tempo". Aldo Drudi, designer e grafico con le sue intuizioni "colora" la velocità e dal 4 maggio al 3 giugno metterà in mostra le sue creazioni nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia in "I colori del motomondiale" una mostra in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, Motor Valley dell'Emilia Romagna e il patrocinio di Dorna. L'esposizione, ideata dalla Drudi Performance, presenta le immagini coordinate dei più famosi team di Motomondiale e Superbike, ma anche di America's Cup (team New Zealand), i colori del Tornado del 311° Gruppo RSV, di Honda Burasca 1200, prototipo ad alto contenuto tecnologico dal design originale, di progetti commercializzati come la E-Bike Thok e l'esclusiva Cross Over Boat Anvera 55.Il tema principale della mostra è la collezione di caschi originali realizzati da Aldo Drudi dagli Anni 80 a oggi: dal primo di tutti, quello di Graziano Rossi, all'ultimo realizzato per questa stagione per Valentino Rossi, oltre alle nuove grafiche di tanti piloti della MotoGP. Da Morbidelli, a Iannone, Vinales, Crutchlow, solo per nominarne alcuni così come di Moto2 e Moto3. E poi, tra i tanti, i caschi storici di Kevin Schwantz, Mick Doohan, Randy Mamola, Loris Capirossi, Max Biaggi, Manuel Poggiali, Noriyuki Haga, Loris Reggiani e Marco Melandri. In esposizione anche la Gilera 250, il casco e la tuta con la quale Marco Simoncelli vinse il Mondiale 2008. La mostra rappresenterà poi un'occasione eccezionale e unica per ammirare dal vivo tutte le moto da competizione iscritte al Mondiale MotoGP, esposte assieme al casco e alle tute dei loro piloti. Dalla Honda di Marc Marquez campione 2017 alle Ducati, Yamaha, Suzuki, Aprilia e Ktm ufficiali a quelle dei team satellite LCR, Pramac, MarcVDS e Tech3. "I piloti sono cavalieri medievali che si preparano ad affrontare la battaglia, riconoscibili dalle livree delle loro casate- spiega Drudi- Se un tempo le armi erano lance o spade, oggi sono le moto con le quali ogni domenica scendono in pista a sfidare prima di tutto se stessi e poi gli avversari. Ed è proprio attraverso la grafica e il design di questi oggetti che, con questa mostra, vogliamo raccontare l'animo romantico del motociclismo". Ad arricchire l'esposizione, gli scatti di Gigi Soldano (Milagro), Mirco Lazzari, Alex Farinelli e Tino Martino, i più famosi fotografi italiani della MotoGP. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/10/15/1508057742-valentino-rossi.jpg" /> <![CDATA[Arsenal, re Wenger abdica dopo 22 anni]]> "Arsene chi?". Quel signore con gli occhiali veniva da un piccolo paese alsaziano dal nome duro, Duttlenheim. Aveva vinto un campionato con il Monaco e poi aveva provato l'avventura orientale, a Nagoya era riuscito a conquistare la supercoppa giapponese. Poi l'Inghilterra, da pioniere, con strane voci a seguire. Il nome, innanzitutto, un po' Arsenio, dunque Lupin immaginario ladro gentiluomo ma anche arsenico, pericoloso, tossico. E mai con una donna appresso. Né ladro, né velenoso, né ambiguo come insinuavano i tabloid. Semmai un po' aristocratico, educato, elegante. Arsene Wenger lascia l'Arsenal ma non Londra dopo ventidue anni di onoratissima carriera.Nella centifruga del football, che rivolta allenatori mille ogni giorno, Wenger è stata un'eccezione, difficile da accettare per i rivali invidiosi e incapaci a capire il fenomeno normale, non un ossimoro ma la regolare carriera di un professionista che ha cambiato la storia dell'Arsenal portandola da una posizione di margine a quella di sesto club più ricco del mondo e terzo di Inghilterra con 487,6 milioni di euro di fatturato. Non ha avuto bisogno degli emiri per investire stramilioni sul mercato, il club, con il consenso di monsieur Arsene, ha preferito investire negli immobili, un nuovo stadio, una struttura imprenditoriale solida e poi l'argenteria niente affatto modesta.A suggerirgli di diventare allenatore fu, a Nancy, Aldo Platini, padre di Michel mai ringraziato pubblicamente. Wenger ha vinto tre campionati in Inghilterra, sette coppe nazionali, sette community shield, nella stagione 2003/2004 ha conquistato il titolo inglese senza una sola sconfitta. Non certo facendo leggere il messale ai suoi, come usava fare agli esordi della sua missione, ma coltivando i migliori chierichetti della sua parrocchia, poi diventati cardinali. Uso una immagine religiosa perché Wenger è uomo di fede, nelle parole, nei fatti. Si è distinto, da sempre, per la buona creanza che non lo ha portato, se non rarissimamente, a baruffe con i suoi colleghi molestatori, Ferguson prima e Mourinho dopo. Ha scelto il fair play, ha scelto Londra, ha scelto di educare invece di strillare, ha imposto il suo credo, da lui ritenuto il migliore.Avrebbe potuto vincere di più ma questa fetta di storia inglese gli appartiene per aver guidato e modellato calciatori illustri, da Henry (il suo profeta) a Vieira e poi Petit, Anelka, Pires, Wiltord, Nasri, Flamini, Gallas, Koscielny, Giroud, gli allonsenfants che hanno offerto calcio e nostalgia del Paese. Lo hanno definito un aristocratico, lui con furbizia ha voluto chiarire: "In Francia agli aristocratici tagliavano la testa". Arsene Wenger ha preferito fermarsi prima di presentarsi alla ghigliottina. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/16/1521202034-arsenal.jpg" /> <![CDATA[Appannamento o crisi? Ora Dybala e Mertens sono bomber precari]]> La tentazione è forte, ma più dalle parti di Vinovo che di Castelvolturno: giocare la supersfida scudetto senza i rispettivi bomber. Pensare a uno Juventus-Napoli decisivo per la corsa tricolore senza Paulo Dybala e Dries Mertens sarebbe stata un'eresia a inizio stagione: l'argentino aveva conquistato la maglia numero 10 che lo accostava a tanti grandi calciatori della storia dei bianconeri, il belga era diventato ormai un vero nove a suon di gol. Ora le loro quotazioni sono in ribasso a causa di un rendimento al di sotto delle aspettative nelle ultime settimane.Dopo il rientro scoppiettante dall'infortunio alla coscia rimediato durante la sosta del campionato (i quattro gol decisivi con Lazio, Tottenham e Udinese, la rete al Milan e la tripletta al Benevento), la "Joya" ha avuto un calo. Contro il Real finì la partita in anticipo per un rosso forse evitabile e saltò il ritorno, una delle migliori notti della Juve di questa stagione. Allegri lo ha così impiegato con Sampdoria e Crotone per sfruttarne qualità e freschezza, ma Dybala non ha risposto all'appello, apparendo spento e senza mai essere pericoloso. Il suo bilancio stagionale parla di 40 partite, 25 gol e 6 assist con 2.951 minuti giocati. Numeri importanti per il giocatore che secondo il Cies - il Centro internazionale di studi per lo sport - è il giocatore che vale di più di tutta la serie A (168,2 milioni), ma non sempre quest'anno Paulo è stato al top. Come in questo momento. E siccome Allegri non fa sconti a nessuno, preferendo chi sta meglio a livello di condizione e chi si adatta meglio al piano tattico studiato per il match, l'esclusione eccellente è più che un'ipotesi. Nel 4-2-3-1 Dybala e Mandzukic (il candidato per la sostituzione dell'argentino) sembrano poter coesistere, nel 4-3-3, modulo preferito per la gara con il Napoli e ormai il vestito base dei bianconeri, la convivenza pare impossibile. Per una questione di equilibri, fisicità e apporto tecnico, la bilancia pende dunque verso il croato.Il dilemma di preferire la fantasia o i centimetri si ripropone scendendo circa 900 chilometri più a Sud, in casa di chi insegue e vuole togliere certezze alla Signora. Maurizio Sarri sembra però meno propenso a privarsi del suo giocatore più prolifico, quel Mertens a secco da sei giornate in serie A - ma tra novembre 2017 e il 6 gennaio 2018 furono addirittura nove - e sotto di cinque reti in campionato (17 contro 22) rispetto allo stesso momento della passata stagione. Milik incalza grazie ai due gol (pesanti) nelle ultime tre gare oltre a quello negatogli sui titoli di coda della sfida di San Siro da Gigio Donnarumma. Un biglietto da visita che ha messo in discussione le certezze a livello gerarchico del tecnico del Napoli. Che dal dopo Udinese sta studiando maniacalmente la Juventus e che difficilmente cambierà lo spartito tattico e di uomini nella notte dell'Allianz Stadium la più importante dell'anno. Formazione tecnicamente più rodata, quindi, con il 4-3-3 (modulo nel quale Milik è un po' fuori posto) e il tridente dei piccoletti guidato da Mertens. Le cui cifre stagionali sono in passivo rispetto al 2016/17, l'anno dell'esplosione da nove: 44 gare giocate, 21 reti e 12 assist, per un totale di 3.531 minuti. L'unico dato in attivo è quello della permanenza in campo, chiara dimostrazione che Sarri rinuncia a fatica al suo attaccante più prolifico. La mancata maglia da titolare con l'Udinese era tra l'altro giustificata dalla diffida che gli avrebbe fatto rischiare la supersfida.Destini invertiti, dunque, per i bomber delle regine del campionato. Uno, il belga, abile e arruolato per sbloccarsi e tentare di regalare pepe al finale di stagione; l'altro, l'argentino, carta spendibile in corso d'opera magari per blindare il settimo scudetto e scrivere un'altra pagina storica. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524299827-dybala-mertens.jpg" /> <![CDATA[Il Tesoro torna a pensare a un'emissione in dollari]]> Il Tesoro sta valutando la possibilità di tornare a emettere bond in dollari già alla fine del 2018. Lo ha annunciato Davide Iacovoni, nuovo capo della direzione del Debito pubblico al ministero dell'Economia. Sottolineando che si tratta di un mercato dal quale lo Stato è fuori dal settembre del 2010. Con la recente firma del decreto relativo alla collateralizzazione dei derivati, ha aggiunto, c'è la possibilità di superare i problemi che finora hanno ostacolato le emissioni in valuta (soprattutto i costi che rendevano queste operazioni non vantaggiose sotto un profilo economico) e "si riapre la possibilità di tornare sul mercato del dollaro con un global bond tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019".Iacovoni siede su una delle poltrone più delicate della pubblica amministrazione. Il cambio della guardia era stato annunciato il 31 gennaio quando Maria Cannata ha deciso di andare in pensione lasciando la guida della direzione del debito pubblico del Mef che gestisce l'emissione dei titoli di Stato con un occhio attento ai rendimenti e quindi allo spread. Al suo posto è così arrivato suo vice, Iacovoni, superando comunque una selezione pubblica. Quest'anno, ha spiegato ieri incontrando per la prima volta i giornalisti, il Tesoro prevede di emettere in tutto 390-400 miliardi di euro. Nel primo trimestre la domanda "è stata molto forte" e l'incertezza temuta, legata alle elezioni del 4 marzo e al previsto rialzo dei tassi che invece non si è verificato, "non si è materializzata". Per questo, secondo il nuovo responsabile, nulla c'è da temere dall'avvicinarsi della fine del Quantitative Easing della Bce sui nuovi titoli. Per il 2018 spunta l'ipotesi del lancio da parte del Tesoro di un nuovo titolo: un BTp indicizzato all'inflazione dell'area euro con una durata a 20 anni. "La scadenza a 30 anni viene considerata di nicchia", per questo, ha detto Iacovoni, "è nel novero delle ipotesi il lancio di un BTp-i a 20 anni: una scadenza sulla quale il Tesoro si è cimentato a partire dallo scorso anno con un BTp a tasso fisso. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/01/10/1515595006-money-2724245-1280.jpg" /> <![CDATA[Verdone fan di Hendrix. "Il concerto al Brancaccio mi ha cambiato la vita"]]> Quella volta di Jimi Hendrix al Brancaccio fa parte delle esperienze indelebili, una di quelle serate indimenticabili trascorse insieme alla musica di un artista che all'epoca scandiva le ore delle nostre giornate di ragazzi amanti del rock e assetati di novità. Stare davanti al giradischi con i compagni di scuola e trascorrere i pomeriggi insieme per ascoltare i suoi album era il migliore nutrimento per la nostra fantasia. I primi due lp di Hendrix, quelli che preferisco di gran lunga per le composizioni e per gli accompagnatori, Noel Redding e Mitch Mitchell, li ho letteralmente consumati: non passava giorno senza che ci si confrontasse con quel patrimonio di creatività ed eleganza, di aggressività e di potenza, di ricerca dirompente che poi avremmo trovato anche nell'esibizione live. Ricordo bene le sensazioni di quell'appuntamento con la storia, dell'impazienza del pubblico: nessuno di noi aveva voglia di sentire altro e purtroppo questo andò a scapito dei gruppi chiamati a scaldare l'ambiente, che peraltro era già infuocato a sufficienza, con i boati da stadio appena si coglieva un movimento sul palco o dietro le quinte. Si aveva l'impressione di essere al cospetto di un vero evento, e Roma si era mobilitata. Erano presenti anche diversi personaggi dello spettacolo arrivati per curiosità o perché semplicemente quello era il posto in cui essere, un'occasione da non lasciarsi sfuggire, che attirava anche oltre il circuito degli appassionati di musica.Quando partirono le prime note, l'impatto fu straordinario, nonostante un'acustica del teatro e un tipo di amplificazione forse non all'altezza: Jimi avrebbe meritato di più, ma intanto con la sua chitarra aveva scatenato l'inferno, devastante, con una precisione e una sicurezza assolute, senza guardare lo strumento, tranquillo e con un portamento esemplare.La band risultava perfetta, con il suono tipico del rock inglese dell'epoca che si integrava a meraviglia con il blues e la psichedelia del primo Hendrix: avevano una carica e una spinta eccezionali, credo che come gli Experience non abbia suonato più nessuno.Jimi resterà nella storia a lungo, così come nella mia memoria quel concerto romano, che contribuì a fortificare e a radicare il mio sentimento per un certo tipo di musica, a partire da Hendrix, determinante per la cultura giovanile, per quella corrente di innovazione del suono che era passata già dai Beatles, dai Rolling Stones, e poi dai Who, Yardbirds, Animals, ma che lui portò ai vertici massimi. Are You Experienced? e Axis: Bold as Love hanno cambiato il senso e la percezione della musica moderna. Il mondo del rock e della chitarra, dopo, non sarebbero più stati gli stessi.Hendrix ha ridisegnato il modo di suonare, partendo dall'insegnamento dei maestri blues e lasciando poi tutti attoniti, fin dai primi contatti: comprai il suo primo album un sabato pomeriggio e non me ne staccai più. A furia di ricominciare dall'inizio ad ascoltare si capiva meglio, si riusciva a entrare nello spirito dell'artista, ma certe sonorità erano estremamente avanzate, avveniristiche, e alcuni pezzi ancora oggi appaiono d'avanguardia. Da allora il mio amore per Hendrix è cresciuto, si è approfondito, anche se credo sarebbe stato meglio mantenere la sua discografia fissa ai lavori che aveva controllato e prodotto sotto la sua diretta tutela, mentre sono andati in giro troppi prodotti di scarto, che lui non avrebbe mai approvato.Nel corso del tempo ho avuto la fortuna e la possibilità di acquistare un suo raro, breve filmato a Randall Island, e anche un autografo: li conservo come cimeli preziosi, anche da un punto di vista affettivo. Quando vennero in Italia il padre Al e la sorellastra Janie, ebbi modo di conoscerli grazie a un'intervista che mi aveva affidato la rivista "7". Fu un bell'incontro, anche perché ero reduce dal film che tuttora preferisco nella mia storia, Maledetto il giorno che t'ho incontrato: rappresenta un grande omaggio dall'Italia a Hendrix. Raccontai a Janie, che da poco aveva preso le redini dell'eredità e della fondazione e che gestisce la memoria del fratello, di quel film e della colonna sonora, che conteneva due canzoni, The Wind Cries Mary e Foxy Lady, pagate un'inezia rispetto a quelli che sarebbero oggi i prezzi, e poi il filmato di Monterey, dove, durante l'esecuzione di Wild Thing, Hendrix incendia la chitarra, costato quindici milioni di lire: cifre impensabili allo stato attuale, ma allora c'era stato un vuoto di potere sui diritti e io li ottenni davvero con poco!Lei rimase sorpresa, magari anche un po' scocciata, e in me aumentò la soddisfazione per aver mandato in porto un film centrato su Hendrix, i cui dischi consiglio di riprendere in cuffia, ad alto volume, magari anche in mono. Un'esperienza ancora esaltante. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524298376-jimi-hendrix.jpg" /> <![CDATA[Fisco, stangata da 45 miliardi in "patrimoniali"]]> Una patrimoniale complessiva da 45,4 miliardi di euro. A tanto ammonta secondo uno studio della Cgia di Mestre l'esborso affrontato dagli italiani nel pagamento delle imposte che riguardano il patrimonio. Una vera e propria mazzata sulle tasche dei contribuenti che negli ultimi 25 anni ha raddoppiato la propria incidenza sul Pil. Si tratta di imposte "che colpiscono direttamente la capacità contributiva del contribuente - spiega l'associazione mestrina - senza attendere che si verifichino fatti o atti particolari. Mentre le imposte indirette richiedono, per poter essere applicate, il verificarsi di un determinato evento.L'Iva, ad esempio, si applica quando avviene la cessione di un bene o la prestazione di un servizio", ricorda ancora la Cgia. Ma non finisce qui. Il peso di queste imposte si registra anche su quelle indirette come quelle sulle successioni e le donazioni: anche lì viene colpito il patrimonio. La Cgia inoltre sottolinea che nel 2012, a seguito delle misure introdotte dal governo Monti, l'imposizione patrimoniale è cresciuta, rispetto al 2011, di 12,8 miliardi di euro, un balzo di oltre il 40%. Mentre nel 2013 si è avuta una temporanea flessione dovuta all'abolizione dell' Imu sulle abitazioni principali. E le imposte che pesano di più sono proprio l'Imu e la Tasi. Nel 2016 hanno garantito alle casse dello Stato e dei Comuni ben 21,2 miliardi di euro. Seguono l'imposta di bollo (6,8 miliardi di euro), il bollo auto (6,6 miliardi di euro) e l'imposta di registro (5,1 miliardi di euro). E in questo quadro solo qualche giorno fa è arrivato il monito dell'Fmi che ha di fatto "consigliato" al governo italiano di incrementare le tasse sugli immobili e sulle ricchezze. Evidentemente i 45,4 miliardi pagati dagli italiani non bastano... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/10/18/1508320481-key-2323278-960-720.jpg" /> <![CDATA[I cretini hanno vinto. Vabbè, almeno ridiamoci su]]> LO SCEMO ANTIMODERNO Quando Goethe arrivò in Italia, nel 1786, andò in un albergo sul lago di Garda, e chiese del bagno, perché aveva un bisognino urgente. "Avendo interrogato il garzone, costui mi indicò senz'altro il cortile: Qui abbasso, può servirsi. Dove? domandai. E egli, amabilmente: Da per tutto, dove vuol". Quindi, signore mie, davvero mala tempora currunt? Davvero si stava meglio quando si stava peggio? Davvero vi piacerebbe vivere nel passato? E quelli che partono per l'India e ritornano cambiati? Se sei cambiato, perché non te ne torni lì?Gli intellettuali impegnati, giornalisti, scrittori, registi, opinionisti, catastrofisti di professione, vanno in brodo di giuggiole per qualsiasi cultura arretrata, e quando Silvio Berlusconi se ne uscì che "l'Occidente è superiore", non l'avesse mai detto, e quando Bush voleva esportare la democrazia e l'Occidente, per carità, nessuno è superiore a nessuno. L'antioccidentalismo è un prodotto dell'Occidente, saldatura di pensiero tra marxismo e cattolicesimo, ma perfino il fascismo disprezzava la modernità ("c'è un tipo di urbanesimo che è distruttivo, che isterilisce il popolo, e è l'urbanesimo industriale", scrisse Mussolini nel 1925. "Bisogna fare del fascismo un fenomeno prevalentemente rurale"). Chi è d'istinto antimoderno e antioccidentale nel pensiero, pur passando tutto il giorno con lo smartphone in mano? Chiunque. È stata una vittoria ideologica dei "nemici della modernità", come li ha definiti lo storico Piero Melograni in un libro di oltre dieci anni fa, La modernità e i suoi nemici. I nemici della modernità, che poi sono i nemici del capitalismo. C'è quello che ti dice che vorrebbe essere nato nell'Ottocento, quell'altro che ama tutto ciò che è incontaminato e ti cita il film Into the Wild (la storia di un tipo che fugge dalla corrotta civiltà alla ricerca della natura selvaggia, e lì alla fine crepa, unico momento bello del film), quell'altro che si lamenta dell'aria inquinata, dei ghiacciai che si sciolgono, della globalizzazione e del global warming, delle sostanze chimiche che abbiamo dentro, delle scie chimiche che verrebbero rilasciate nell'aria non si è ancora capito per quale scopo. C'è la Chiesa, per la quale la modernità ha in sé il pericolo della scienza, del consumismo e dell'ateismo (e però una in stato vegetativo come Eluana Englaro doveva restare attaccata alle macchine?), e c'è il comunismo, per il quale il capitalismo opprime il popolo.E quindi, come si stava prima? Nel 1900 a Roma le case non avevano bagni, e non c'era acqua corrente, il mondo puzzava e in tutta la città esistevano solo un paio di bagni pubblici, che tra l'altro nessuno usava. Arturo Carlo Jemolo osservava come "il bagno restava sconosciuto dall'infanzia alla tomba".Il pensatore di sinistra medio ti dice che qui da noi le masse sono oppresse, ma ancora nel 1881 un terzo della popolazione abitava in scantinati, soffitte, tuguri, catapecchie, stipato in appartamenti sovraffollati. A Torino, all'epoca, il 43% della popolazione condivideva la propria stanza da letto con almeno altre quattro persone. Oggi basta un'influenza e è allarme globale, tuttavia nelle civiltà precapitaliste e prefarmacologiche la durata della vita media era meno della metà della nostra. Vige una diffidenza per i farmaci, c'è chi legge gli effetti collaterali e sceglie di curarsi in erboristeria o in parafarmacia, per sentire una frase intelligente dobbiamo guardare Dottor House, il quale a una signora che non vuole dare un antiasmatico a suo figlio per timore delle controindicazioni risponde: "In effetti non prenderlo ha una controindicazione sola, la morte".Davvero si stava meglio quando si stava peggio? Se foste nati prima del XX secolo avreste fatto una vita di merda, ricchi o poveri. Il virus della sifilide, la spirocheta pallida, fu identificato e isolato solo nel 1905, nel 1921 si scoprì l'insulina, e nemmeno i denti si curavano, potevate morire di setticemia anche solo per un banalissimo ascesso. Nel 1885, grazie a Pasteur, fu debellata la rabbia, nel 1897 si scoprirono le cause e le cure per la malaria. Se foste state operati prima del XX secolo vi avrebbero sottoposto a un intervento approssimativo senza anestesia, senza esami, senza igiene (i chirurghi non si lavavano neppure le mani), senza tac, senza risonanze, senza analisi del sangue, senza grandi speranze di uscirne vivi. Siete ambientalisti, amate la tutela del verde? Un tempo incendiare una foresta era un bene. Boschi e foreste, osserva Melograni, "erano considerati nefandi e pieni di insidie, rifugi di belve, criminali o banditi. Abbattere e incendiare una foresta voleva dire compiere un passo avanti sulla strada del progresso, sostenere la civiltà, ampliare lo spazio nel quale esercitare le attività agricole".Greenpeace e il WWF sono invenzioni della modernità. Credete che oggi conti solo il denaro? Nelle famiglie comandavano i padri, e i matrimoni erano combinati dai genitori per interesse. In epoca romana, il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui propri figli, altro che Telefono Azzurro, e perfino dopo il codice napoleonico un normale padre di famiglia poteva tranquillamente infliggere ai propri figli ogni genere di punizione corporale. E se lasciavano casa prima dei quindici anni poteva farli arrestare senza onere di prova. Ai tanti "perché" dei bambini, Massimo D'Azeglio indicava l'opportunità di rispondere "perché lo dico io" (oggi siamo giunti all'estremo opposto, e sono i figli a dirlo ai genitori prima ancora di proferire parola). Credete che l'aria fosse più pulita? Le città erano un inferno di cattivi odori e esalazioni, se non vi pisciavano in testa avreste inalato gli odorini delle carni marcescenti dei macellai, il fetore della merda di cavalli e muli che servivano al trasporto, e ancora nel 1892 in Francia solo 90 città su 700 disponevano di un sistema fognario e le epidemie erano all'ordine del giorno. Le città erano cinte di mura e anche dentro le mura rischiavate di morire assassinati ogni giorno. Sempre Goethe, stavolta a Roma, nel 1786 annotava: "Quattro persone sono state assassinate nel nostro quartiere nelle ultime tre settimane", e Giacomo Leopardi, nel 1832 osservava che "in Roma conviene sempre tremare per gli amici o i parenti che si trovano fuori la sera, non passando sera che non accada assassinio, fin sul corso stesso o in piazza di Spagna, a un'ora o due di notte". Senza l'avvento della civiltà industriale sareste morti dove siete nati e molto prima, e dopo una vita penosa e senza l'iPhone, e col cavolo che andavate al mare a abbronzarvi, cosa che a nessuno sarebbe mai nemmeno venuta in mente.LO SCEMO POETA È semplicemente unromantico chescrive delle scemenze andandoa capoa cazzodi cane.LO SCEMO CHE PRESENTA I LIBRI Appena qualcuno sa che sta per uscire un tuo libro, anziché preoccuparsi di leggerlo, ti domanda subito: "Dove lo presenti?". A me verrebbe da rispondere "Ma che cazzo vuoi?", però sono gentile e rispondo sempre che non lo presento da nessuna parte, si presenta da solo, e ci restano tutti malissimo, come se gli facessi un dispetto. Forse perché la gente pensa che sia meglio venire a una presentazione che doversi leggere un libro. Se domandate a qualsiasi addetto ai lavori a chi servono le presentazioni, chiunque ti risponde: all'autore, non certo al libro. È una legge scientifica: tanto più un'opera è importante, tanto meno uno scrittore ha voglia di presentarla. Non solo per il principio leopardiano che se uno scrittore conoscesse uno a uno i propri lettori non scriverebbe mai, ma anche per il contrario: sono talmente vivo nella mia scrittura che a vedermi dal vivo non possono non restarci male. Oltretutto, se avessi potuto parlare della mia opera, ne avrei parlato senza scriverla, quindi il parlarne può solo togliere. Tuttavia le presentazioni sono sociologicamente utili proprio perché rappresentano la cartina tornasole di questo principio misurabile: l'importanza di un libro è inversamente proporzionale al numero delle presentazioni dello stesso.Se sei uno scrittore vero hai messo talmente te stesso nella tua opera da non avere nessuna voglia di parlarne tu per primo, tanto meno di sentirne parlare un terzo che è lì solo per far piacere a te e si sforza di non sbadigliare mentre spiega al pubblico convenuto, quando c'è, che l'autore ha scritto il libro più bello del mondo. La cosa triste è che perfino il pubblico, essendo per lo più formato da amici o parenti più o meno stretti dell'autore, si sforza di non sbadigliare. Se studiate le combinazioni di presentatori e presentati avrete anche una mappa delle relazioni editoriali e delle relative marchette: sono tutti rapporti orali reciproci, e neppure quando sono di sinistra rappresentano il Sessantotto, ma sempre, metaforicamente, dei 69 sfalsati nel tempo, io ti do presentandoti oggi tu ricambi il favore presentandomi tra sei mesi. In linea di massima i siciliani presentano i siciliani, i sardi i sardi, i pugliesi i pugliesi e i napoletani i napoletani. Voler essere presentati è una malattia composta da varie patologie: se per l'autore è la sindrome da tesi di laurea, per il piccolo editore è la sindrome del venditore porta a porta. Infatti, mentre se chiedete ai grossi editori quanto conta una presentazione per la sorte commerciale del libro vi rispondono zero, se chiedete ai piccoli editori vi dicono moltissimo: è l'unico posto dove possono vendere tre copie almeno ai familiari dell'autore. Non mancano editori inesistenti, mai visti in libreria, che si vedono solo nelle presentazioni: tanto paga tutto l'autore.A parte le diagnosi cliniche, ci sono diverse spiegazioni antropologiche e sociali, nessuna alternativa all'altra, tutte complementari, tutte penose. In linea di massima gli autori desiderano presentare i propri libri perché vogliono essere presentati loro, un modo come un altro per cercare di esistere fuori da Facebook e dagli altri social, il libro è secondario: lo hanno scritto apposta per presentarlo, quindi è il libro che serve a presentare l'autore, mai il contrario.Nelle provincie italiane ci sono le presentazioni più belle perché sfigatissime, piene di professori e studiosi sconosciutissimi, sembrano i professori ospiti delle trasmissioni di Gad Lerner, che tra l'altro credo siano dei figuranti, nessuno li ha mai visti da nessuna parte. Il massimo della presentazione di provincia è far intervenire qualche rappresentante comunale, essere riveriti dall'amministrazione locale. Infatti, se per i giovani autori, preferibilmente Einaudi, presentare un libro è un modo per fare carriera, per gli autori di provincia over cinquanta è il neorealismo fuori tempo massimo: mi ha presentato il professor XY. Talvolta i più intraprendenti riescono perfino a far intervenire l'onorevole XY o a presentare il libro in una sala del Senato. In ogni caso l'iconografia classica di ogni presentazione che si rispetti è questa, sappiatelo, almeno se la vedete anche da lontano fate in tempo a scappare: l'autore sta al centro, cristologicamente, e ai lati due facce da morto si passano mestamente un microfono, come fosse un lumino.Solitamente la sala è così piccola che non ci sarebbe bisogno di nessun microfono ma vogliono parlare lo stesso al microfono, per amplificare il nulla, come quelli che registrano le voci dei morti: l'autore crede che sia la sua festa, non ha capito che è il suo funerale, la certificazione tridimensionale della sua inesistenza. Se volete capire quanto sono ridicole le presentazioni andate a vedere quante ne hanno fatte Joyce o Kafka o Flaubert, o immaginate un genio vero presentato da un autore italiano: "Fabio Volo presenta Alla ricerca del tempo perduto. Sarà presente l'autore". Che poi, a pensarci, anche queste formule standard sono patetiche e rivelatrici: "Sarà presente l'autore" che significa? Come se avesse potuto esserci la presentazione anche senza l'autore, che ha rotto le palle a voi, agli amici, agli amici degli amici, ai parenti, alla fidanzata, alle ex fidanzate, a chiunque per organizzare la sua presentazione di merda, e poi vorrebbe pure non essere presente? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524297707-scemocrazia.jpg" /> <![CDATA[Gli economisti smontano la patrimoniale dell'Ocse: le tasse frenano la crescita]]> Che l'Ocse ritiri tutti gli inviti a introdurre una patrimoniale in Italia sarà difficile. Gente orgogliosa gli economisti. Ma d'ora in poi sarà più difficile per l'organizzazione di Parigi fare passare come verità assoluta il mantra contenuto in tutte le raccomandazioni al Belpaese: tassate i patrimoni, a partire dalla prima casa e utilizzate le nuove entrate per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro.Di conseguenza, sarà un po' più difficile per i politici pro tasse nostrani sostenere che la strada per lo sviluppo passi per una stangata fiscale sui patrimoni.La novità è che uno studio made in Italy che contesta l'approccio dell'Ocse bollando come "non robusta" l'ipotesi di partenza è stato pubblicato da una autorevole rivista internazionale. A darne notizia ieri è stato il principale autore, l'economista Riccardo Puglisi. "L'articolo Tax Policy and Economic Growth: Does It Really Matter? con Donatella Baiardi, Paola Profeta e Simona Scabrosetti - sul fatto che la visione dell'Ocse sugli effetti di crescita del mix tra le diverse imposte non sia per nulla robusta - è stato accettato per la pubblicazione su International Tax and Public Finance".In sintesi, gli economisti di Parigi, ma anche quelli del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea sono convinti che si possa favorire l'economia di un Paese non abbassando la pressione fiscale, ma rimodulando il mix di tasse e imposte. Alzandone alcune, in primo luogo quelle sulla casa, e abbassandone altre, quelle sul lavoro.La base scientifica di questa affermazione è un articolo dell'economista Ocse Jens Arnold datato 2011 e intitolato Tax policy for economic recovery and growth.Base poco solida, secondo gli economisti italiani che bollano il suo approccio del tax mix come "non robusto". Gergo accademico per dire che è ad alto rischio di balla. "Basta cambiare qualcosa e il risultato che vogliono dimostrare, non c'è più", spiega Puglisi. Quella dell'Ocse "è la linea Monti-Padoan, - aggiunge l'economista - secondo cui è una bella idea colpire gli immobili perché la tassa sul mattone è la meno nemica della crescita".Peccato che a parità di gettito non sia possibile dimostrare che il fisco può stimolare la crescita. Per favorire lo sviluppo le tasse vanno abbassate. Punto. Per contro, aumentare le tasse sui patrimoni, "nel breve fa male alla crescita. Nel lungo termine non fa niente".Come se non bastasse, su queste idea a dir poco fragile del "tax mix" le tre organizzazioni internazionali basano la gran parte dei consigli che danno ai governi. E questo pressing, basato su un'idea come minimo dubbia, su alcuni paesi rischia di fare breccia. In particolare in Italia.Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa punta spesso il dito contro "le idee confuse dell'Ocse" sulla tassazione immobiliare in Italia. Anche perché la patrimoniale sul mattone è già stata introdotta da Monti e Letta. E da allora di sviluppo economico se n'è visto poco.Ufficialmente ora nessun partito propone la patrimoniale, ma la tentazione potrebbe spuntare se e quando ci sarà da finanziare qualche policy di bandiera. Niente di più facile che prendere soldi dalle case degli italiani. Anche se oggi sappiamo che le basi teoriche per farlo sono fragili. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/05/1478335293-taxx.jpg" /> <![CDATA[Usa all'attacco dei Signori del greggio]]> Avanti di questo passo, e Donald Trump finirà per prendersela, prima o poi, anche con l'Esercito della Salvezza. Di bersagli da colpire, in effetti, non ne sono rimasti molti al presidente americano. Dopo aver accusato di dumping commerciale mezzo mondo, fatto scattare la tagliola dei dazi soprattutto contro la Cina e definito Pechino e Mosca dei manipolatori di valute, il tycoon ha adesso trovato una nuova vittima per i suoi j'accuse cinguettanti: "Ci risiamo con l'Opec - ha twittato - . Con quantità record di petrolio dappertutto, anche con le navi a pieno carico in mare. I prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Non va bene e non sarà accettato".Timing perfetto, visto che ieri a Gedda si teneva il vertice tra i Paesi del Cartello e quelli esterni, Russia in primis, per concordare l'ennesima estensione dei tagli alla produzione di 1,8 milioni di barili al giorno, non ancora decisa al momento di andare in stampa. Il monito trumpiano non sembra però essere andato a buon fine: sono infatti rimaste sostanzialmente stabili le quotazioni di Wti (a 68,35 dollari) e Brent (a 73,99). Dure invece le reazioni al tweet. Se il segretario generale dell'Opec Mohammad Barkindo ha ricordato che l'intesa tra i Paesi produttori "ha salvato l'industria petrolifera da imminente collasso", il ministro saudita dell'Energia, Khaled al-Faleh, ha sottolineato che "la ridotta intensità energetica e l'alta produttività globale degli input energetici mi portano a pensare che c'è la capacità di assorbire l'aumento dei prezzi". Ancora più esplicito, il suo omologo russo, Alexander Novak: "I prezzi del petrolio sono determinati dal mercato. L'accordo ha rimesso in piedi l'industria del Texas".Da parte dei maggiori player della scena petrolifera globale non vi è alcun interesse a cambiare una strategia che ha contribuito a riportare sopra i 70 dollari, dai 29 del gennaio 2016, i prezzi del barile. La Russia sta assaporando il suo nuovo ruolo di grande intermediario del potere in Medio Oriente ed è, all'interno del fronte alleato, quella che ricava maggiori benefici economici dall'accordo. Quanto a Ryad, alle prese con un deficit devastante, le attuali quotazioni portano ossigeno finanziario e sono un toccasana per la futura Ipo di Aramco, da cui i sauditi contano di incassare almeno 100 miliardi di dollari mettendo sul mercato il 5%. Nel novembre scorso Trump aveva suggerito all'Arabia di quotare il colosso oil a Wall Street: dal tono del tweet anti-Opec, sembra che The Donald non sia stato tanto convincente nell'incontro di un mese fa a Washington con l'erede al trono saudita, Mohammed bin Salman. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524296713-bin-salman.jpg" /> <![CDATA[Di KitKat non ce n'è più uno solo]]> Indovinello: qual è quello snack che ha la forma di quattro dita allineate di wafer ricoperto di cioccolato? Se rispondete golosi: "Il KitKat!", avete azzeccato. Ma avreste azzeccato anche se lo aveste chiamato ZipZap o, chessò, Gianfranco. Perché chiunque può produrre un dolcetto di quella foggia e commercializzarlo con il nome che vuole senza incorrere nelle ira della legge.Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione Europea, l'organo chiamato a garantire il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati fondativi dell'Ue stessa. Ebbene, qualche giorno fa i giudici del Lussemburgo hanno stabilito che il "marchio tridimensionale rappresentante la forma di una tavoletta di cioccolato a quattro barre trapezoidali allineate su una base rettangolare" non è universalmente riconoscibile. E quindi ha respinto la richiesta della Nestlè, la multinazionale che produce il noto snack, di proteggere il marchio a livello europeo. KitKat è stato infatti "inimitabile" in Europa a partire dal 2006. Già un anno dopo però a questa protezione si era opposta la concorrente Cadbury-Schweppes (oggi Mondelez), che pur non avendone titolo in quanto soggetto non danneggiato, ha trascinato la Nestlè in tribunale aprendo la vertenza che va avanti fino a oggi.La Nestlè, pur avendo una potenza di fuoco non indifferente, non è riuscita a convincere Melchior Wathelet, l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione Europea del fatto che la forma del KitKat sia sufficientemente nota e riconoscibile in tutti i principali paesi dell'Unione Europea. Non lo sarebbe infatti in Belgio, in Irlanda, in Grecia, in Portogallo e nello stesso Lussemburgo. Chissà, forse il signor Wathelet ha condotto la sua indagine scendendo al bar dell'eurotribunale e chiedendo un KitKat. Qualcuno gli ha risposto dall'altra parte del bancone: cosa? E la faccenda è finita là. Ora sulla questione si dovrà esprimere l'Euipo, l'ufficio dell'Ue per la proprietà intellettuale, ma di solito il parere negativo della Corte di giustizia non è un buon viatico per ottenere la tutela del design.La questione è certamente appassionante al di là della vostra passione per le merendine supercaloriche. Non siamo infatti tanto preoccupati per la sorte del KitKat, che i consumatori continueranno probabilmente a preferire a qualsiasi concorrente da discount, né per la Nestlè, che non è certo un ente caritatevole. Ma perché squaderna la questione della proprietà intellettuale del design dei cibi industriali. Fino a che punto, infatti, la forma di un prodotto può essere imitato? Restando agli snack al cioccolato il Toblerone, prodotto proprio dall'anti-Nestlè Mendelez, è riuscito a guadagnarsi la tutela europea e questo vuol dire che non troverete mai un Cioccobarrone della stessa forma a carrarmato sugli scaffali del super.Ma molti altri prodotti industriali stranoti sono imitati in maniera smaccata senza che nessuno faccia nulla. I biscotti Oreo prodotti un tempo dalla Nabisco e ora dalla inesorabile Mondelez, due dischetti di frolla dal provocantissimo colore nero con al centro un ripieno alla vaniglia, hanno molti imitatori spesso tra i private label delle varie catene della grande distribuzione, che scimmiottano anche il nome (Roleo, Neo). Molti copiati anche i Ringo (un biscotto al cioccolato e uno alla vaniglia e al centro sempre una cremina bianca e appiccicosa), il Cornetto Algida padre di tutti i coni confezionati, l'immancabile Nutella (mai provati la Nugtella o la Nocilla?), i biscotti Pan di Stelle.Campionessa di imitazioni è naturalmente la Coca-Cola: non c'è supermercato che non proponga la sua versione di bevanda alla cola utilizzando nella confezione il rosso che in tutto il mondo è associato alla bevanda prodotta dalla multinazionale di Atlanta, dove peraltro questi tentativi sono considerati più una forma di omaggio che di vera contraffazione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524296526-kitokat.jpg" /> <![CDATA["Non si è ravveduto", Vallanzasca resta in cella]]> Milano - Non si è ravveduto, quindi Renato Vallanzasca non merita di uscire dal carcere. Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha respinto sia la richiesta di liberazione condizionale sia quella di semilibertà presentate dal difensore del criminale simbolo della mala anni Settanta e Ottanta.Vallanzasca è stato condannato a quattro ergastoli e 296 anni di carcere. Ieri la nuova decisione dei giudici. Il collegio (presidente Corti, relatore Gambitta) ha dichiarato "inammissibile" l'istanza di semilibertà, cioè di uscire di giorno per svolgere un'attività e rientrare in carcere la sera. E ha rigettato l'ipotesi di liberazione dalla prigione con la condizionale, cioè di libertà vigilata. Nella richiesta il difensore del bel René, l'avvocato Davide Steccanella, aveva sottolineato i contenuti di una relazione degli esperti del penitenziario di Bollate, dove Vallanzasca è detenuto. Lì si spiegava che negli ultimi anni ha avuto un "cambiamento profondo", dal punto di vista "intellettuale ed emotivo" e che "non potrebbe progredire" continuando a stare in cella. Il legale ricordava inoltre che il suo assistito "sta per compiere 70 anni" e che "ha trascorso, seppur con qualche breve intervallo, l'intera propria esistenza in carcere". La sua detenzione è iniziata nel 1972, "con un intervallo complessivo di meno di un anno" fuori di prigione "per le due evasioni" e un totale di "mezzo secolo" dietro le sbarre. Per l'esattezza, 45 anni. "Ci troviamo di fronte - si legge nell'istanza - a un detenuto entrato in prigione appena dopo il compimento della maggiore età e che oggi uscirebbe da vecchio".Nel 2014 a Vallanzasca era già stata revocata la semilibertà ottenuta alcuni anni prima a causa di un arresto e una condanna a dieci mesi per una rapina impropria in un supermercato, da dove aveva portato via merce di scarso valore come un paio di mutande. Per i giudici della Sorveglianza, tutto il suo percorso "è stato connotato da involuzioni trasgressive imputabili anche" alla sua "personalità". Non è "possibile ravvisare" in lui "il requisito del sicuro ravvedimento" previsto dalla legge per la liberazione condizionale. L'episodio del 2014 ne sarebbe una dimostrazione. Anche perché allora per difendersi costruì "un ragionamento di complotto". Inoltre non ha "mai risarcito le vittime dei suoi gravissimi reati", anche quando "lavorando ne aveva avuta la possibilità". Non solo: non ha mai "chiesto perdono o posto in essere condotte comunque indicative di una sua effettiva e totale presa di distanza dal vissuto criminale". Neppure la relazione di Bollate, si spiega, "riesce a individuare presupposti di ravvedimento" dell'ex boss della Comasina. "Dispiace che un tentato furto di boxer di quattro anni fa abbia fatto ritenere ancora pericoloso un 70enne dopo mezzo secolo di carcere", sottolinea l'avvocato Steccanella. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524296258-vallanzasca-fotogramma.jpg" /> <![CDATA[Inutile parlare al pancione È meglio una sonata di Bach]]> C'è una stupefacente foto che gira sul web. Un feto fa la linguaccia in un' espressione apparentemente divertita, mentre ascolta Bach. Tutto ciò avvalora la tesi che ascoltare musica, soprattutto quella buona, fa vivere meglio. Anche prima di nascere. Una volta erano i concerti per piano di Mozart a rendere più intelligente il nascituro; ora uno studio di un'università catalana rivela che Bach predispone al buonumore. Almeno pare. Ma c'è dell'altro. Lo studio universitario in questione è importante anche perchè sfata un mito inossidabile, quello che cantare al pupo una ninna nanna, fargli sentire la voce della mamma e del papà, raccontargli fiabe è importante per stabilire un contatto. In realtà pare che parlare attraverso il pancione sia del tutto inutile. I feti riescono a malapena a sentire il rumore che proviene dall'esterno. Per renderlo partecipe di qualcosa bisogna ricorre a vie alternative.E chissà che lo studio condotto a Barcellona da Marisa Lopez-Teijón e dalla sua equipe dell'Institut Marquès sull'udito del feto e sull'effetto della musica all'inizio della vita, risollevi l'animo depresso delle case discografiche specializzate in classica, ormai rifugio esclusivo per maturi audiofili. Lo studio, presentato presso l'Istituto Karolinska e l'Università di Stoccolma, è stato condotto su pazienti tra la 14ma e la 39ma settimana di gestazione e affinché il feto percepisse con la massima intensità il suono, è stato ideato uno specifico dispositivo per trasmettere musica per via intravaginale: il "Babypod", strumento che emette onde sonore a 54 decibel, il livello medio di una conversazione. Il team ha osservato attraverso ecografie la reazione del feto nell'ascoltare musica classica (la Partita in la minore per flauto solo di Bach) emessa per via addominale e vaginale. In quest'ultimo caso, l'87% dei feti ha reagito muovendo la testa, gli arti, la bocca e la lingua; gesti che cessavano quando smettevano di sentire la musica. Inoltre, con la musica trasmessa per via vaginale, il 50% dei feti ha reagito aprendo le mascelle e tirando fuori la lingua. Poi si è passati a cuffie con musica a 98 decibel sull'addome della donna in attesa. E qui non sono stati osservati cambiamenti nelle espressioni facciali del feto. "Con questo studio abbiamo dimostrato che i feti possono sentire dalla sedicesima settimana, quando misurano 11 centimetri, solo se il suono proviene dalla vagina - spiega la dottoressa Teijón, che ha ricevuto presso l'Università di Harvard il Premio Ig Nobel per la scoperta dell'udito fetale. Il nascituro sente a malapena i rumori dall'esterno. Parlare alla pancia delle donne incinte è inutile, meglio mettere su un bel vinile, suona dolce quello...". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/02/24/1456311231-pancione.jpg" /> <![CDATA[Hitler, folla al raduno tedesco In Italia un "post" fa scandalo]]> Roberto FabbriC'è un angolo della Sassonia, schiacciato ai confini della Cechia e della Polonia, dove sembra che staccarsi dai miti più lugubri del passato sia particolarmente difficile. Ai tempi della Ddr, chi viveva da quelle parti veniva ironicamente definito Ahnungslos, ovvero "chi non ha idea", o più brutalmente "ignorante": e questo perché la regione era uno degli spicchi della Germania comunista dove non era possibile ricevere il segnale della televisione tedesca occidentale, lasciando così i suoi abitanti alla totale mercè della propaganda di Stato. Finito il quarantennio comunista, venne a galla un paradosso: in quella parte di Germania, passata senza soluzione di continuità dalla dittatura bruna a quella rossa per un totale di 56 anni di risciacquo dei cervelli, le idee autoritarie continuavano a mantenere il loro perverso richiamo. E molti Ahnungslose, in particolare, non disdegnavano nostalgie naziste.Quest'ampia premessa serve a spiegare perché, nell'anno di grazia 2018, proprio in Sassonia e in particolare nel paese di Ostritz che conta 2400 anime, sia in programma un festival neonazista in coincidenza con il compleanno di Adolf Hitler, nato il 20 aprile 1889. La manifestazione, che si conclude oggi, ha il battagliero nome di "Scudo e spada", che anche in lingua tedesca ("Schild und Schwert") ha come iniziali le fatidiche lettere Ss: e si sa quanto, in certi ambienti, la simbologia conti.Ideatore della due giorni all'ombra della svastica è, manco a dirlo, un esponente della Npd, il piccolo partito dell'ultradestra che ha sempre strizzato l'occhio alla nostalgia per il Terzo Reich, facendo un abile slalom tra i paletti delle leggi tedesche che vietano la rinascita e la celebrazione del nazismo. Nella circostanza il signor Thorsten Reise ha persuaso la Corte Costituzionale che la partecipazione alla festa di Ostritz non avrebbe potuto rappresentare un pericolo per nessuno: non sarebbero stato ostentati simboli nazisti (e alla legge tedesca tanto basta) e sarebbe arrivata troppo poca gente. "Scudo e spada" prevede l'afflusso di 800 partecipanti, in gran parte ospiti di un campeggio al prezzo di 45 euro per due giorni, ma l'evento collegato dal bellicoso titolo "Riconquista dell'Europa" potrebbe attirarne fino a 3.500.Ce n'è quanto basta per sollevare, in una Germania già inquieta per la presa sulla società del partito nazionalista di destra Alternative für Deutschland (Afd), severe critiche a chi ha autorizzato un evento pubblico in cui si celebra il compleanno di Hitler. Perché è vero che in una Ostritz affollata di poliziotti le bandiere con le svastiche resteranno nascoste, ma definire "riunione pacifica" questa mega scampagnata dell'ultradestra tedesca suona male: i nostalgici del Führer non sono dei boy scout. Immancabile, inoltre, il rischio che altrettanto violenti militanti della "sinistra antifascista" colgano l'occasione per far vedere di cosa sono capaci. Per il momento, la risposta a "Scudo e spada" è stata l'organizzazione a Ostritz di una contromanifestazione battezzata "festa della pace": quanto sarà pacifica, lo si saprà presto.Anche in Italia i 129 anni di Hitler sono riusciti a suscitare polemiche. Un vicepreside di un istituto tecnico agrario di Ascoli Piceno ha avuto (parole sue) "la brillante idea di fare gli auguri di buon compleanno su Facebook a Colmar Walter Hahn, artista e fotografo nato il 20 aprile 1889 a Berlino". Lo ha fatto scrivendo "129 volte auguri allo zio di Berlino", e molti hanno pensato che si riferisse a Hitler. Putiferio sul web, poi la precisazione seguita da minacce di rivolgersi a un avvocato per "bloccare una campagna diffamatoria". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/01/26/1516954153-hoit.jpg" /> <![CDATA[Padre Florian, il prete oscuro che dice messa per i "cattivi"]]> S otto la tonaca nera deve avere un demone per la polemica. Odia il politically correct, ma non lo si può nemmeno considerare un profeta del politicamente scorretto. Padre Florian Abrahamowicz è sempre oltre. Su posizioni che si fatica perfino a localizzare sulla carta del pensiero. Lo si potrebbe forse definire un reazionario a tutto tondo, ma con lui tutte le categorie tradizionali fanno cilecca.Don Florian, figlio di un pastore protestante e di una pianista italiana, nato a Vienna nel 1961, ha cognome austriaco ma una perfetta padronanza della lingua italiana. Del resto abita in Italia, dalle parti di Treviso, e dal suo rifugio accende micce meglio di un incursore. Si schiera sempre dalla parte sbagliata, mitraglia giudizi affilati, rompe un giorno con questo e un giorno pure con quello. Un eccentrico. Un irregolare. Un fuoriuscito dalla Chiesa.Ora è di nuovo nella bufera perché il 28 aprile sarà a Cremona, a benedire con alcuni nostalgici la tomba di Roberto Farinacci, uno dei gerarchi più in vista e controversi del Ventennio fascista, catturato e fucilato a Vimercate proprio 28 aprile del 1945.Come mai hanno chiamato proprio lui?"Non capisco perché i preti di Cremona si siano tirati indietro - replica il don, serafico - dove c'è stato il male c'è oggi maggior possibilità di fare il bene". E subito don Florian diventa spiazzante, estraneo come è a tutti i modelli codificati: "Il problema non è il Duce o il ras di Cremona, il punto è la salvezza. Io sarei contento se scoprissi che Stalin si è convertito in punto di morte".E l'intellettuale dalle ascendenze mitteleuropee piazza subito due sciabolate nell'aldilà: "Sappiamo dalla beata Anna Maria Taigi che Napoleone non è andato all'inferno, ma rimarrà in purgatorio fino alla fine dei tempi. Una pena pesantissima, ma non la dannazione eterna. E suor Elena Aiello, che stimo moltissimo, ci informa che pure Mussolini rimarrà in purgatorio fino alla fine del mondo. Come vede, non è solo Farinacci ad avere bisogno delle nostre preghiere".Per la verità, qualche anno fa padre Florian, che ha quattro fratelli di cui due preti cattolici doc, era stato meno teologico e più terra terra. Nel corso di una cerimonia aveva elogiato i morti della Repubblica Sociale Italiana "vittime innocenti in quanto i loro assassini non facevano parte di un esercito regolare"; poi, già che c'era, aveva specularmente scomunicato i partigiani, "poveri ignoranti che combattevano per quella che Pio XI chiamava la setta perversa del comunismo".Ora, conversando con il Giornale, prende il largo: "Io non ho simpatie per il fascismo, io rimpiango lo Stato Pontificio, il potere temporale della Chiesa, l'epoca di Pio IX".Insomma, la Roma immortalata dai sonetti corrosivi del Belli. La capitale spazzata via il 20 settembre 1870. Quella data, la ricorrenza della breccia di Porta Pia, dev'essere per lui un giorno di lutto.Questo sul piano politico, sul piano dottrinale don Florian si spinge più in là, ma nemmeno troppo: "Io non riconosco il Concilio Vaticano II che ha distrutto la Chiesa". Dunque, la presunta contrapposizione fra papa Ratzinger e papa Bergoglio per lui è un dettaglio irrilevante. L'ecumenico Abrahamowicz li mette tutti e due all'indice. E con loro pure i loro predecessori, accompagnati da una solenne benedizione: "Il Concilio Vaticano II è stata una cloaca maxima".Nel 2007 Umberto Bossi si infatuò di lui e partecipò alla celebrazione della Messa Tridentina, tanto che per un certo periodo il prete fu accreditato come cappellano semiufficiale della Lega Nord. Lui si diede da fare con parole complottistiche e toni millenaristici: prima scorticò il cardinal Tettamanzi, "un infiltrato che tenta di sovvertire la Chiesa dall'interno", poi la Chiesa intera "alleata dei poteri forti, tramite l'islamizzazione", in un disegno anticristiano. Un ragionamento ai limiti del cortocircuito, difficile da seguire. In quel periodo l'inquieto reverendo era transitato nei ranghi dei lefevriani, ma pure quelli gli stavano stretti.Nel 2009 fu espulso pure da quel mondo che aveva rotto la comunione con Roma. Ma padre Abrahamowicz non si arrende: perdona sempre i defunti e scaglia fulmini sui vivi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524295309-padre-florian.jpg" /> <![CDATA["Scusate". E l'Eta annuncia la sua fine]]> Madrid Dopo le vittime, il sangue e la paura causati dagli attentati dinamitardi e dai blitz a mano armata in cinque decadi di storia moderna spagnola, ora l'Eta, una delle ultime, più feroci ed estese organizzazioni terroristiche per l'indipendenza dei Paesi Baschi, (Nord della Spagna), intona il suo mea culpa e si scusa pubblicamente. "Siamo consapevoli che, in questo lungo periodo, abbiamo provocato molto dolore cui non potremmo mai porre rimedio", recita il comunicato pervenuto venerdì mattina al quotidiano basco di Bilbao Gara y Berria da quel poco che è rimasto di Euskadi Ta Askatasuna (Eta) che, il prossimo 5 maggio, annuncerà il suo definitivo scioglimento.Gli irriducibili etarras sono responsabili di quasi 900 uccisioni a sangue freddo, dai primi anni Sessanta in poi. Un fenomeno così preoccupante e di stampo militaresco che spinse i governi di Aznar, Zapatero e Rajoy a chiedere consiglio all'intelligence britannica, esperta nella resa dell'Ira. Già nel 2011, decimata da ondate di arresti, decapitata ai vertici militari e braccata dalle autorità spagnole e francesi, l'Eta aveva annunciato il definitivo cessate il fuoco, senza resa, rimanendo così un'organizzazione ancora in grado di colpire, seppur molto limitatamente."Vogliamo mostrare rispetto per i morti, i feriti e le vittime da noi causati con i nostri gesti. Ci dispiace davvero", spiega il comunicato. Tuttavia i separatisti pongono una netta distinzione: le loro scuse sono rivolte "ai civili innocenti" e rivendicano anche "il dolore storico" del Paese Basco (Euskadi) subito per mano dello Stato spagnolo. Un lo siento (mi dispiace) che sottintende un "l'abbiamo fatto per colpa vostra". È, comunque, un gesto che conta un importante valore storico e che chiude, in modo definitivo, dopo tanti falsi annunci, seguiti da ignobili omicidi, una pagina tragica della storia spagnola. Gli etarras, pur essendo un gruppo terroristico, con tecnica d'aggressione militaresca verso obbiettivi statali, erano soprannominati, soprattutto negli ultimi due decenni, i "terroristi previdenti": calcolavano con massima precisione l'effetto distruttivo dei loro attentati dinamitardi, evitando così di coinvolgere i civili. E qualora ci fosse stato il rischio di ucciderli, avvisavano la polizia dell'imminente deflagrazione con sufficiente preavviso in modo da permettere l'evacuazione dal luogo dell'attentato. Modalità, diversa, invece, per gli omicidi mirati a poliziotti e alle autorità spagnole e basche, effettuati a sangue freddo, spesso anche da donne, strateghe importanti nella piramide di comando dell'organizzazione di estrema sinistra.Radio Euskadi ieri ha spiegato che prima del 5 maggio sarà organizzata una cerimonia nel versante francese dei Pirenei, a Bayonne, dove la cultura basca è molto ben radicata, nascondiglio di molti esponenti etarras arrestati dalla polizia francese in collaborazione con la Guardia Civil. Alla cerimonia parteciperanno diversi esponenti politici, anche europei. Lunedì invece si terrà una conferenza stampa con il Gruppo Internazionale di Contatto (Gic), Raymon Kendall, ex segretario Interpol e le organizzazioni basche Bake Bidean e Foro Social per annunciare "lo scioglimento irrevocabile dell'Eta", fondata nel 1959. È un "chiaro segnale di resa totale" ha dichiarato il membro israeliano del Gic Alberto Spektorowski. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/09/25/1443190389-eta.jpg" /> <![CDATA[Trump, Comey, le prostitute Così riesplode il Russiagate]]> I l Russiagate torna prepotentemente al centro della scena in America. Questa volta ad accendere le polemiche sono gli appunti dell'ex direttore dell'Fbi James Comey, consegnati dal dipartimento di Giustizia al Congresso. Quindici pagine sui colloqui tra l'ex numero uno del Bureau e il presidente Donald Trump, da cui emergono critiche a Michael Flynn e affermazioni di Vladimir Putin. Durante un breve incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2017, secondo Comey, Trump riferì che il presidente russo gli disse: "Abbiamo fra le prostitute più belle del mondo". Parole smentite immediatamente dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, per il quale i due leader non hanno mai avuto una conversazione del genere. Sempre in quell'occasione, si legge nei memo, The Donald fece riferimento a un dossier su un presunto incontro fra lui e delle prostitute in un hotel di Mosca spiegando: "La storia è una sciocchezza".Nelle carte ci sono anche frasi con cui Trump ammetteva di avere "serie riserve" circa la capacità di giudizio del suo consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, costretto a dimettersi nell'ambito delle indagini sul Russiagate. E incoraggiò Comey a mettere fine all'inchiesta sul generale, che definì "una brava persona". "Così la vita di Michael Flynn può essere totalmente distrutta, mentre Comey può continuare a far trapelare notizie, a mentire e a fare un sacco di soldi da un libro di terz'ordine", tuona Trump su Twitter. I memo, aggiunge, "mostrano chiaramente che non c'è collusione e ostruzione", e inoltre l'ex direttore "ha diffuso informazioni classificate. La caccia alle streghe continuerà?", attacca ancora il tycoon.Mentre il Wall Street Journal rivela che almeno due dei memo dati da Comey ad un amico estraneo al governo contenevano informazioni classificate. Fatto su cui starebbe indagando la commissione di controllo del dipartimento della Giustizia. Intanto, nella squadra legale che assiste il Commander in Chief sul Russiagate entra un suo fedelissimo, l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani: "Lo faccio perché spero si possa negoziare una fine a tutto questo, per il bene del Paese e perché ho grande considerazione per il presidente e per Bob Mueller", spiega.Proprio sul fronte legale, a sferrare un nuovo attacco è il Comitato Nazionale Democratico, che ha presentato una causa multimilionaria in un tribunale federale di Manhattan. Il partito sostiene di essere stato vittima di una cospirazione tra il governo russo, la campagna di Trump e Wikileaks per danneggiare la corsa di Hillary Clinton alle presidenziali. A Mosca, nel frattempo, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov torna sui rapporti con gli Usa, dicendosi "sicuro al 100%" che Putin e Trump non permetteranno di arrivare ad uno scontro armato: "Dopo tutto sono leader eletti dal popolo e responsabili per la pace". E sui raid in Siria ammette che Washington e gli alleati "non hanno attraversato le loro linee rosse".Ma nuove tensioni arrivano dal cielo: il portavoce del Cremlino fa sapere che i collegamenti aerei diretti fra Russia e Stati Uniti sono a rischio a causa dei problemi degli equipaggi russi nell'ottenere i necessari visti, e la responsabilità "ricade sugli Usa". Aeroflot, l'unica compagnia a garantire tale collegamento, dice che "al momento ci sono visti sufficienti per mantenere i voli per diversi mesi". Mentre il portavoce dell'ambasciata americana a Mosca spiega che si tratta di affermazioni "semplicemente false". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/06/09/1496993567-comey-olycom.jpg" /> <![CDATA[Iran, botte alle ragazze per "velo irregolare"]]> Le due ragazzine iraniane non stanno partecipando a chissà quale protesta contro il regime, ma vogliono solo celebrare un banale compleanno con gli amici. Da qualche parte a Teheran sono state intercettate da un manipolo della polizia "morale" o religiosa, che i talebani avevano pomposamente battezzato "unità per prevenire il vizio e favorire le virtù". Una delle malcapitate ha il volto racchiuso nel maghnaeh, come le suore di clausura. L'altra appare decisamente più osè: il suo velo è leggero e addirittura rosso sgargiante. E lo porta come uno svolazzante foulard senza coprire bene i capelli. Una nerboruta agente della polizia religiosa, più aggressiva dei colleghi uomini giunti sul luogo del "delitto", si scaglia con violenza sulla ragazzina dal velo rosso assieme ad altre poliziotte. Tutte coperte da tunica nera islamica dalla testa ai piedi. La poveretta sui 20 anni sembra terrorizzata e grida: "Lasciami andare, lasciami andare". Le inflessibili agenti della polizia morale la schiaffeggiano, spintonano, apostrofano come una sgualdrina e alla fine la gettano a terra. La sua unica colpa è non portare il velo secondo il rigoroso codice islamico, che obbliga le donne a coprirsi. All'amica che minaccia di denunciarli il manipolo dei moralisti con le stellette risponde: "Non puoi fare un cavolo di niente".Purtroppo per le polizia religiosa qualcuno è riuscito a filmare tutto di nascosto con un telefonino. Una ventina di secondi della sequenza è stata postata su Instagram da Masih Alinejad, un'attivista dei diritti delle donne e giornalista iraniana in esilio. In poco tempo il video è diventato virale e ha raggiunto 2,5 milioni di visualizzazioni oltre a 26mila commenti fra messaggi di solidarietà ed insulti.Il ministro dell'Interno iraniano, Abdolreza Rahmani-Fazil, ha ordinato un'inchiesta sull'episodio avvenuto mercoledì, parlando di "un trattamento inusuale di una donna per mano della polizia morale". Masoumeh Ebtekar, vicepresidente per gli affari femminili, ha lanciato un tweet di fuoco. "Come si può giustificare? - ha scritto - Questo è un trattamento duro e anti-religioso che nessun essere umano merita".L'attivista che ha reso noto il video è la promotrice di una campagna social chiamata "mercoledì bianco contro il velo obbligatorio". Dallo scorso dicembre si moltiplicano i casi di protesta delle iraniane nella capitale, che si sono tolte l'hijab (il velo) in pubblico. Via Enghelab a Teheran è diventata la strada simbolo della lotta per l'emancipazione femminile. Giovani donne si piazzano sopra le cabine telefoniche o altri punti elevati per farsi notare. Poi si tolgono provocatoriamente il velo e lo infilano su un bastoncino alzandolo verso il cielo in segno di protesta. Non dicono nulla e rimangono immobili facendosi immortalare dai telefonini dei passanti, che rilanciano le immagini sui social. Almeno sei donne sono state arrestate quest'anno oppure denunciate in attesa di processo per la campagna "no velo". Kazem Anbarlooie, direttore del quotidiano ultraconservatore Resalat, è convinto che "le proteste sono aizzate da sabotatori, vandali e anarchici". Le coraggiose eroine di Teheran sono ancora poche, ma dagli Stati Uniti l'attivista Alinejad si batte per l'emancipazione femminile in rete sul sito "la mia libertà fantasma" e su una tv satellitare. Tante iraniane postano sul sito le loro foto senza velo chiedendo la fine dell'imposizione islamica, che il presidente moderato Hassan Rouhani non ha mai amato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524230068-iran.jpg" /> <![CDATA[La Spagna ci ha superati per la zavorra chiamata Sud]]> Com'è naturale che fosse, la notizia ha suscitato reazioni assai vivaci. E in effetti è la prima volta che il reddito pro capite di uno spagnolo è al di sopra (quanto meno in potere d'acquisto) di quello di un italiano. I dati provengono dal Fondo monetario internazionale ed evidenziano come la Spagna abbia saputo reagire meglio dinanzi alla crisi del 2007. A ben guardare, più che sull'economia iberica (che ha i suoi problemi), l'attenzione va focalizzata sulla nostra, che si distingue per un tasso di crescita bassissimo. Se le cose rimangono invariate, nei prossimi decenni qualunque economia finirà per fare meglio della nostra, che essendo ferma verrà surclassata da ogni altra. Nello specifico, però, cosa distingue la realtà spagnola da quella italiana? Una cosa su tutte: il debito pubblico. Mentre lo Stato italiano ha ormai accumulato un debito superiore al 130% del Pil, in Spagna l'indebitamento è consistente, ma comunque inferiore al 100%. Questo fa sì che la quota di risorse che in Spagna sono sottratte a chi produce ricchezza per pagare i debiti è assai inferiore che da noi. Oltre a ciò, pochi Paesi appaiono sclerotizzati come il nostro, pochi sono così bloccati da tante leggi barocche e da un sistema tributario che toglie a chiunque la voglia d'intraprendere. E poche realtà, come la nostra, sono caratterizzate da una redistribuzione territoriale che favorisce (quanto meno nel breve periodo) alcune regioni e ne penalizza altre. Nel contesto spagnolo l'economia della Catalogna una delle aree più avanzate subisce una penalizzazione che certo contribuisce ad alimentare le spinte centrifughe. Chi a Barcellona si oppone al governo di Madrid non si stanca di ricordare come molti soldi prodotti dai catalani vengano poi utilizzati fuori dalla regione. In effetti, l'economia catalana ha un residuo fiscale di 8 miliardi, il che significa che ogni catalano destina più di mille euro ogni anno al resto del Paese. Il guaio è che, da noi, la situazione è ben peggiore: basti pensare che in Lombardia il residuo fiscale supera i 50 miliardi. Cosa vuol dire tutto ciò? Mentre in Italia intere aree vivono in maniera consistente di risorse prodotte altrove (e il voto di marzo ha mostrato che vorrebbero ancora più aiuti, a partire dal reddito di cittadinanza), in Spagna il fenomeno ha dimensioni più ridotte. E questo aiuta il Paese nel suo complesso a crescere. Spagna e Italia non sono tanto diverse, ma noi abbiamo davvero esagerato: in tutti i sensi. Sarebbe bene provare a invertire la rotta. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/10/28/1509179119-rajoy-getty.jpg" /> <![CDATA[Nuova grana in arrivo per Grillo: causa milionaria degli espulsi M5s]]> Prima di cacciarli dal Movimento ed escluderli dalle comunarie di Napoli, l'allora garante Beppe Grillo li aveva definiti "sporchi dentro", accusati di aver creato una corrente segreta e di tramare nell'ombra. Erano stati sospesi, poi espulsi, e ora a due anni di distanza, riabilitati da una sentenza del tribunale che ha bollato quelle epurazioni come "illegittime".Ma per i sei ex grillini partenopei vincitori della causa, non è finita qui. Non hanno accettato come altri attivisti, erano 22 in tutto, di chiudere la lite con una transazione. E non si accontenteranno del pagamento delle spese legali. Molti di loro sono decisi a intraprendere un'altra battaglia giudiziaria per ottenere un risarcimento record in sede civile ai danni del comico, che oggi non è più capo politico ma che allora, era il 2016, era ancora il rappresentante legale del movimento da lui fondato.Quell'espulsione, alla vigilia delle amministrative, impedì ai sei di candidarsi e per questo il giudice ha ritenuto che siano stati "lesi" nei loro diritti, visto che il loro comportamento non aveva "posto in atto alcuna violazione delle regole". La richiesta danni collettiva potrebbe essere milionaria perché, spiega al Corriere del Mezzogiorno uno degli epurati, Roberto Ionta, "qui non si tratta di essere veniali, ma ognuno di noi ha subito un danno enorme in questa vicenda. Per non parlare dei problemi che l'espulsione mi ha creato anche dal punto di vista professionale. Mi hanno fatto passare per una specie di impresentabile. Destinerò - aggiunge - una parte del risarcimento alla costruzione di un impianto idrico per i bambini africani".Eccolo, dunque, materializzarsi l'incubo che per due anni ha tolto il sonno ai vertici del movimento. Ovvero che l'affaire espulsioni si traducesse in un salasso per le casse di Rousseau, tra rimborsi per le spese legali e risarcimenti danni. Nel tempo infatti, prima che il non-partito mettesse mano al regolamento interno per blindarsi dai contenziosi, i ribelli ricorrenti si sono moltiplicati in tutta Italia. Solo adesso, con i tempi della giustizia, arrivano gli effetti economici di quell'ondata. Due mesi fa, il tribunale di Roma ha dato ragione ad altri due espulsi che per primi avevano trascinato Grillo in aula. A loro spettano trentamila euro di spese legali. E anche loro hanno annunciato di voler chiedere i danni. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/05/1520246713-grillo-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Svelato il bluff di Luigi: corteggia ancora la Lega per boicottare Fico]]> L'altro giorno, mercoledì, dopo l'incontro della delegazione del centrodestra con l'esploratrice Elisabetta Casellati, uscito dall'ascensore di Palazzo Giustiniani, Silvio Berlusconi appariva come il meno convinto del messaggio, che al mattino Luigi Di Maio e Davide Casaleggio avevano recapitato rispettivamente a Matteo Salvini e a Giancarlo Giorgetti. "Sono caduti i veti" era quello che avevano raccontato i due leghisti agli altri leader della coalizione. E il Cav era stato al gioco, pur non credendoci per nulla. "Avete visto, mentre parlava Salvini davanti alle telecamere - ironizzava Berlusconi con i suoi dopo l'incontro -, non ho mosso neppure un muscolo, per non dare un'impressione sbagliata. Io comunque sono perplesso: ma come possiamo fare un governo con i 5stelle?! Dovremmo, invece, fare un governo del centrodestra e trovare i voti in Parlamento. E con la paura che c'è di elezioni, li troveremmo. Ma lui non vuole". Quel "lui" è Matteo Salvini. Due ore più tardi l'apertura di Di Maio si era dimostrata fuffa: per i 5stelle l'accordo era solo con Lega; e, sicuramente Berlusconi non avrebbe potuto partecipare ad un "vertice" di una siffatta maggioranza. Il Cav ha trattenuto l'ira per 12 ore e, poi, in Molise, è sbottato e questa volta i muscoli li ha fatti vedere davvero: "Io ai grillini non farei pulire nemmeno i cessi di Mediaset".Per capire i prossimi passi della crisi, bisogna avere chiare in testa le modalità della "falsa apertura" e della "vera rottura" di mercoledì, che sono state il frutto di un Luigi Di Maio in grande difficoltà, che ha tentato di giocare di sponda con Salvini. Invano, perché il tallone di Achille del candidato premier dei grillini è proprio il suo movimento, diviso tra due fazioni in lotta tra loro: da un parte governativi come Di Maio e Casaleggio; dall'altra i movimentisti e gli ortodossi, come Di Battista e Fico, che godono della simpatia di Grillo, e dell'appoggio del network grillino che fa capo al Fatto di Travaglio.Uno scontro sottotraccia, ma spietato e violento, secondo il costume grillino. Di Maio, infatti, è andato in grande ambasce quando ha capito che il fallimento dell'esplorazione Casellati avrebbe aperto la strada ad un possibile incarico esplorativo a Roberto Fico, o, magari ad un pre-incarico a lui stesso, che lo avrebbe messo, però, alla mercè di Matteo Renzi. Un Renzi che da giorni pregusta quel momento: "Voglio vedere chi dei due - è la sua battuta di qualche giorno fa - verrà a Canossa". Per questo, Di Maio e Casaleggio, in tandem, hanno tentato, con la "falsa apertura", di ridare fiato ad una trattativa già morta, quella con il centrodestra, nella speranza di mettere insieme una soluzione pasticciata: con la speranza di Giggino di poter guidare un simile governo. Insomma, un'apertura condita di qui pro quo. "Ad esempio, a noi - precisava in quelle ore Gianni Letta - l'idea di accettare Di Maio Premier, non ci è mai passata per la testa".Ma a parte i dubbi nel centrodestra, la verità è che le speranze e i sogni Di Maio si sono infranti sul muro dell'ala dura dei 5stelle. In quelle dieci ore, che vanno dalle 10 di mercoledì scorso alle 18, è successo di tutto nei santuari grillini. "Una qualsiasi apertura a Berlusconi - è il concetto tranchant che avrebbe espresso Fico direttamente a Di Maio - metterebbe in crisi il movimento. Arriveremmo alla rottura tra di noi"."Ma come facciamo ad avere un qualsiasi rapporto con Berlusconi - si domandava il senatore Morra, uno dei teorici degli intransigenti - se nell'assemblea congiunta dei gruppi, Di Maio ha confermato il veto su di lui?". E lì dentro, su certi argomenti, non si scherza. "L'ipotesi di una rapporto con Berlusconi non è possibile - spiega da giorni Emilio Carelli, consigliere del candidato premier grillino, con un passato in Mediaset non certo a pulire i cessi -: e non per Di Maio. Dentro il movimento la situazione è complicata: Luigi ha dovuto dare la presidenza della Camera a Fico, altrimenti aveva 50 deputati che gli avrebbero votato contro".Così, malgrado i tanti tentativi di rianimarla (anche nella giornata di ieri), l'ipotesi di un governo 5stelle-centrodestra è morta. Le parole dure del Cavaliere in Abruzzo sono state un modo per evitare un accanimento terapeutico. Solo che con la fine di quest'ipotesi - messa in campo, ma senza tentare, da parte grillina, un minimo compromesso - i vincitori delle ultime elezioni sono "nudi". Certo Salvini e Di Maio possono perseguire - spinti da Casaleggio - ancora l'idea di un accordo a due: la richiesta del leader leghista di avere un mandato è un modo per riproporla. Solo che un'ipotesi del genere comporterebbe la rottura con Forza Italia. E poi chi ha detto che Di Maio accetterebbe di fare il vice di Salvini, o viceversa. Inoltre al Quirinale l'opzione è vista con una certa diffidenza. Un ex-ministro della Difesa come Mattarella, che è sempre stato attento agli umori di Washington, è estremamente freddo sull'ipotesi di dare il mandato di formare il governo a chi si è schierato apertamente con Putin sulla Siria: senza se e senza ma."Non credo che Mattarella darà l'incarico a Matteo, ecco perché lui avrebbe fatto bene ad accettare il mio consiglio di fare il Presidente del Senato - sostiene Stefano Candiani, uno dei leghisti con maggiore esperienza - Né mi convince l'ipotesi di andare a cercare una maggioranza in aula come dice Berlusconi: se va male Salvini si brucia; se va bene c'è il rischio che Salvini abbia i voti camuffati del Pd e che il suo governo duri una settimana. Meglio andare al voto presto e mangiarci Forza Italia".Questo al momento, è lo stato dell'arte: i leghisti sembrano difendere più i 5stelle dei "veti", che Forza Italia. A parte ciò, l'ipotesi di un incarico esplorativo al presidente della Camera, Fico, sempre più attuale, rende nervoso Di Maio. Ieri una delle sue fedelissime, la capogruppo dei 5stelle alla Camera, Giulia Grillo, prima l'ha giudicata "un'ipotesi suggestiva, ma non reale"; poi è tornata sui suoi passi, precisando che "non c'è nessun veto". Sicuramente, però, è una prospettiva che il leader politico del movimento vive male.Anche perché oltre all'ipotesi di scuola, cioè di un mandato speculare a quello della Casellati, in cui Fico dovrebbe verificare l'ipotesi di un governo 5stelle-Pd, a sentire Dario Franceschini, che con il Quirinale ha ottimi rapporti, per il Presidente della Camera si parla anche di un incarico, sempre esplorativo, più ampio, che riguarderebbe tutte le possibili soluzioni da dare alla crisi. Questa variante complicata, potrebbe, però, essere sostituita da un altro schema: Fico si occuperebbe solo dell'ipotesi di un governo 5stelle-Lega; se fallisse anche quello, Mattarella farebbe un breve giro di consultazioni che si concluderebbero (a quel punto dopo le elezioni del Friuli) con una sua proposta. Magari il famoso governo del Presidente. Ma anche quello avrebbe delle difficoltà."Io pur di non votare un governo tecnico - si sfoga Ettore Rosato, il vicepresidente della Camera Pd - darei l'astensione ad un governo di centrodestra. Il governo Monti a noi ci ha rovinato". Già, magari un governo di centrodestra guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. Nel casino generale le variabili non mancano mai. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/17/1523946981-7270877.jpg" /> <![CDATA[Forza Italia esulta per lo strappo: "Basta prendere schiaffi in faccia"]]> Roma Già pochi minuti dopo la dichiarazione di Luigi Di Maio, giovedì a Palazzo Giustiniani, tra i più stretti collaboratori di Silvio Berlusconi il commento era unanime: "Per noi la partita è chiusa, non ci possiamo stare". E ieri, a dissipare dubbi residui, ci ha pensato Licia Ronzulli, neo senatrice e ombra del Cavaliere. "Non si può continuare a prendere schiaffi in faccia - dice a Circo Massimo, su Radio Capital - pur mostrando grande disponibilità, responsabilità e generosità". Per Forza Italia l"accordo M5s-centrodestra è definitivamente archiviato. Gli "spiragli" vuol vederli solo Matteo Salvini, ora come prima delle consultazioni e con l"alleato c"è tensione. "L"apertura di Di Maio è durata meno di 7 ore - racconta la Ronzulli -, sembrava ci fosse uno spiraglio per far cadere i veti. Quando Salvini ha riferito la possibilità, Berlusconi si è detto d'accordo, a condizione di avere pari dignità e di non mettere Fi in un angolo". Era scettico, il Cavaliere, ma voleva andare a vedere. E scoprire il bluff di Di Maio, perché di appoggio esterno ad un governo Lega-M5s "non se n"è mai parlato, non faremo i portatori d"acqua", dice la senatrice. Ancora sicura che Salvini "non romperà l"unità del centrodestra". Non si percepisce delusione, tra gli azzurri, sembra che al progetto cui rimane aggrappato il leader leghista non ci abbiano mai creduto, né in fondo sperato. Ora vogliono mettere in chiaro che "la responsabilità dell"impasse ricade tutta intera sul M5s, incapace di cogliere un"occasione storica collaborando con il centrodestra unito", come dice Anna Maria Bernini, capogruppo di Fi al Senato. Insomma, da parte di Berlusconi non c"erano pregiudiziali e i suoi ultimi attacchi "sono annoverabili tra i cosiddetti falli di reazione sul campo, spiega Giovanni Toti. Perché "si è smascherato il gioco" di Di Maio, dice Deborah Bergamini, e cioè spaccare il centrodestra. Gigino, per Maurizio Gasparri, "teme la concorrenza nel proprio schieramento" e il M5s, afferma Renato Brunetta, "anziché pensare alla delicata situazione economica dell'Italia, pensa solo ad occupare le poltrone, mettendo veti". Fa notare Francesco Paolo Sisto: "Come dice Toninelli "ce la sta mettendo tutta" sì, ma per evitare che si arrivi ad un governo affidabile". E ora? Si prepara un governo M5s-Pd? La Ronzulli nega che a qualche azzurro piacerebbe: "Nessuno tifa per questa ipotesi". Come dice il Cav, facendo storcere la bocca a Salvini, semmai si guarda ai dem per un appoggio ad una maggioranza di centrodestra da cercare in Parlamento, oppure per un (sempre più probabile) governo istituzionale, con tutti dentro. Altrimenti, ci sono le urne. "Fi non teme il voto. Anzi, se tornasse nuovamente candidabile Berlusconi avremmo da guadagnarci", dice la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. Però, avverte la Ronzulli, "non sarebbe giusto per gli italiani". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/15/1465972377-forza-italia.jpg" /> <![CDATA[L’orgoglio del Cavaliere Il giorno del "vaffa" ai fabbricatori di odio]]> "Potrebbero pulire i cessi, se fossero dipendenti di Mediaset". Silvio Berlusconi ieri sembrava John Wayne nel vecchio film di John Ford Un uomo tranquillo, l'uomo che rifiuta la rissa, ma che è costretto a togliersi la giacca e mettere ko l'arrogante che non conosceva limiti. Magari ci sarà stato anche un pizzico di tattica, forse anche il desiderio di farla finita e tagliare l'erba sotto le scarpe di Salvini alla ricerca di un accordo a tutti i costi e per questo fine mette il Cavaliere e Di Maio sullo stesso piano di petulanti ragazzi che non smettono di azzuffarsi. Alla pari. Alla pari un accidente, ha replicato Berlusconi. E ha inaugurato fatto inedito in una biografia politica istituzionale, talvolta ovattata il suo Vaffa Day. Vaffanculo a tutto il teatrino psichiatrico pauperistico. Ai luoghi comuni innaffiati dai giornali che tifano Di Maio quando sostiene che cinque milioni di voti a Berlusconi e a Forza Italia puzzano, non sono agibili. Ma che sono colti da crisi isteriche se Berlusconi dice quel che tutte le persone sane di mente dicono. E cioè che il circo equestre Cinque stelle è fatto di un'accolita d'incapaci, di disoccupati assenteisti e piagnoni pauperisti, tutti divorati dall'invidia. Simbolo araldico: mano rampante in campo altrui. Stavolta oltre al fattore politico ha giocato il fattore umano, il carattere. Berlusconi non è stato mai pazzo per gli estremisti. Semmai per Gianni Letta che è un consigliere impermeabile agli schizzi di adrenalina. Anche Berlusconi è fatto così: non setoso ma istituzionale. Talvolta compassato.Battutista sì, ma dietro le quinte. Impersona l'Homo Faber che fabbrica ricchezza e dà posti di lavoro. È lo stesso che non ha mai voluto dare un'impronta ideologica alle reti Mediaset perché tutti gli utenti vanno rispettati. Ecco, quel Berlusconi lì, ieri, ha appeso la giacca, si è tirato su le maniche e ha tirato quattro ceffoni non umorali da togliere la faccia: "A Mediaset potreste al massimo pulire i cessi" è un'espressione più distruttiva di qualsiasi "Vaffa" di Beppe Grillo. Nell'insurrezione personale del Berlusconi di ieri si legge la fibra di chi conosce la gerarchia del lavoro produttivo perché sa che è il lavoro che crea la ricchezza da ripartire e non da arraffare come reddito da sbafo, l'unica carta dei Cinque stelle. Il reddito da sbafo è la riedizione del mitico albero della cuccagna e di quel che faceva un sindaco di Napoli che regalava una scarpa prima del voto e l'altra dopo. Sia il Di Maio mondano e multitasking che il Dibba della Foresta e il Fico guevarista hanno avuto la faccia tosta di implorare comprensione: "Mettetevi nei nostri panni - hanno detto senza pudore a Forza Italia e a Berlusconi -. Noi abbiamo spacciato un prodotto avariato ma di pronto incasso: l'odio. E adesso dobbiamo dimostrare che è ancora attivo. Se i nostri elettori si accorgono che l'odio era finto capiscono di essere stati truffati e ci linciano. Dunque, aiutateci e non fatevi vedere in giro con noi". Lo fanno con la stessa spudoratezza con cui i nazional-socialisti hitleriani spargevano odio sugli ebrei, sotto-uomini ridicolizzati e inavvicinabili. La fine è nota. Questa gente ha smerciato odio sapendo che l'odio dà un profitto, ma è deperibile. Il tossicodipendente dell'antiberlusconismo ritualistico è più vicino ai riti voodoo che a Voltaire. Ecco perché la loro spudoratezza è arrivata a chiedere a Berlusconi e ai suoi elettori di nascondersi, non comparire nella foto di gruppo. E poi la sorpresa: anziché una vellutata rassicurazione, Di Maio e i suoi si sono presi il più bruciante "Vaffa" della loro storia e che probabilmente li sbatterà fuori dal pallottoliere con cui fare un governo. Berlusconi ha incenerito la messinscena. Che vadano pure al diavolo e se il diavolo è di gusti rozzi, se li terrà. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524219485-senato-palazzo-giustiniani.jpg" /> <![CDATA[Nord Corea: "Stop ai test nucleari e missilistici"]]> Svolta nella Nord Corea di Kim Jong Un. Il dittatore coreano ha annunciato di aver chiuso la fase dei test nucleari e dei test missilistici che negli ultimi mesi hanno creato tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump: "Non c"è più bisogno di test nucleari o di test missilistici. E chiuderemo anche il sito dei test nucleari nel nord del Paese", ha affermato il leader coreano. Di fatto Pyongyang si appresta ad iniziare una nuova fase. Questo annuncio arriva proprio a pochi giorni dall'incontro con il presidente della Sud Corea, Moon Jae In e in vista del vertice con lo stesso Trump fissato per giugno. L'incontro tra i presidenti delle due Coree è stato programmato per la prossima settimana: la prima volta dopo 11 anni. Di fatto tra i punti in discussione del vertice c'è la denuclearizzazione della Corea del Nord e lo stop alle pressioni per il ritiro delle truppe Usa a Seul.In questi mesi abbiamo assistito a diverse provocazioni da parte del regime nord coreano con test missilistici che annunciavano una gettata fino alle coste degli Stati Uniti. L'annuncio del leader nordcoreano è stato accolto positivamente dalla Casa Bianca: "La Corea del Nord ha accettato di sospendere i suoi test nucleari e di chiudere un importante sito dei test. Questa è una notizia molto buona per la Corea del Nord e per il mondo. Grande progresso. Ansioso nostro summit", ha commentato Donald Trump. Si apre una nuova fase dunque dove al posto dei missili a parlare ci sarà, per fortuna, solo la diplomazia. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/02/25/1519543113-kim-jong-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Pizzo "e quell'unica medaglia persa..."]]> Le due glorie di Recco il Caimano Eraldo Pizzo (DOCG) e la focaccia col formaggio (IGP). Per gli ottant'anni di uno dei più grandi atleti italiani si ritroveranno insieme stasera a Punta Sant'Anna, con giocatori e adepti della Santa Waterpolo. Eraldo sembra sempre lo stesso, nel suo caso è vero che l'acqua allunga la vita. "Non parlarmene, ieri ho avuto un piccolo incidente alla schiena, sempre nello stesso punto dell'infortunio di Città del Messico 1968. Sciocchezze in fondo, non ho nulla di cui lamentarmi". A ottant'anni segue ancora la Pro Recco pallanuoto da vice-presidente. È la sua vita, icona ora, leader in vasca: 14 scudetti, una Coppa Italia e una Coppa dei Campioni dal 1959 al 1974. Ciliegina l'oro olimpico del 1960. I bilanci non finiscono mai "ma il mio è buono sotto ogni profilo, famiglia, sport, di più non avrei potuto pretendere. Sono sempre andato al massimo".Rimanendo con Vasco, accenni di vita spericolata. "Da giovane ero una testa calda, un birichino. La mia fortuna è che ho trovato mia moglie Anna, 64 anni che sto con lei. Adesso siamo vecchiett". Già che siamo in tema, vediamo se c'è qualcosa da non rifare. "Ho buttato in mare la mia prima medaglia d'oro. Mi ero offeso". Offeso? "Allora ero negli allievi e c'era questa regola: se giocavi tre volte in prima squadra non tornavi con i ragazzi. Gli allievi vinsero il torneo ma io non c'ero. Mi diedero comunque la medaglia. L'ho tirata in acqua. Poi mi sono pentito e sono andato a cercarla, ma non l'ho più trovata. È l'unica che mi manca".L'acqua, la sua vita. Eppure cominciò timidamente. "Da bambino muovevo le mani in mezzo metro d'acqua. A 13 anni ho cominciato a giocare e ho smesso dopo 32". Ha vinto tutto, da giocatore e da dirigente. "In acqua mi trovavo bene. A terra, una frana. A volte mi dicono: ah, se tu avessi giocato a calcio. Si riferiscono a quello che avrei guadagnato. Ma non avrei combinato nulla e soldi non ne avrei. Niente neanche dalla pallanuoto, eh, ma almeno mi sono divertito".Esordio a 13 anni, derby con il Camogli. "E subito gol". "Giocavamo nel porto di Camogli, nella parte più riparata, perché c'era bulesume". Bulesume è il mare a metà tra calmo e grosso. Mosso. Il momento magico a Trieste, il primo scudetto, 1959. "Un'impresa ancora oggi insuperata. Secondo me non è accaduto nulla di simile nella storia dello sport: sette ragazzini di 20 anni, tutti di un paese di seimila abitanti, raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, vincono un titolo inatteso e cominciano un'epopea storica". Meglio dell'Olimpiade? "Sì, perché lo scudetto era di Recco, era nostro". Un intero paese in trasferta, molti in Vespa. Il racconto regala i brividi di una favola. Il Recco ora domina grazie alla potenza del patron Volpi. "Però anche chi viene da fuori sente di appartenere a una storia, è orgoglioso di mettere questa calottina, avverte il legame con il passato". Per far crescere ancora di più il vivaio ci vorrebbe l'agognata piscina. "Quando vedrò una squadra di operai al lavoro ci crederò".Eraldo è zeneise, carattere schivo, riservato, quando concede la sua amicizia si creano rapporti speciali. "Con Dino Zoff ci sentiamo spesso. Con Gigi Buffon ci scambiamo tanti sms. Dopo Madrid mi ha detto: mi sa che tu eri un po' come me. È un ragazzo fantastico e molto corretto: a uno così un momento di rabbia si può perdonare". Però, tra i grandi assiomi del Caimano c'è questo: l'arbitro devi metterlo in condizione di non nuocere. "Se sbaglia, faglielo notare in privato. Lo apprezzerà. Una scenata in pubblico, se la legherà al dito". Pura saggezza. Girano tante leggende sul suo soprannome. "Andò così. In mare l'arbitro stava su una barca e a controllare tutto faceva fatica. Quando fischiava ti dovevi fermare dov'eri. Io, invece, avanzavo piano piano con gli occhi a pelo d'acqua. Il portiere mi disse Guarda che ti vedo, sembri un caimano. Eh, ormai del caimano c'è poco". C'è questo: lo sport nella sua essenza più vera. Happy Birthday, Caimano. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524301250-eraldo-pizzo.jpg" /> <![CDATA[I preti ribelli della Resistenza che salvarono fascisti e kapò]]> "Così cominciai la mia prima notte di Resistenza. Sapevo benissimo su quale versante stava la verità. Ma l'uomo va salvato su tutti i versanti". Sono parole di padre David Maria Turoldo, frate dei Servi di Maria, uno dei sacerdoti ambrosiani "ribelli per amore" tra il 1943 e il 1945, che con il confratello servita padre Camillo De Piaz fu protagonista della lotta di liberazione dalla chiesa di San Carlo al Corso. Nessun dubbio "su quale versante stesse la verità", ma nella sua prima notte di Resistenza salvò dal linciaggio uno squadrista fascista. Annota lui stesso: "26 luglio '43, giorno della caduta di Mussolini... in via Passatella c'era uno squadrista, ora cercato a morte. I parenti accorrono a mani giunte: Padre ce lo salvi, è un disgraziato. Che fosse disgraziato lo sapevo; sapevo anche che aveva fatto molto male verso gli operai; era giusto dunque che pagasse. Ma in quale modo?... Fu un miracolo ottenere un'ambulanza. L'accoglierà un ospedale".Una testimonianza toccante di amore che va oltre tutto, come ce ne sono tante nel libro Memoria di sacerdoti ribelli per amore 1943-1945 di don Giovanni Barbareschi, riedito dopo 32 anni dal Centro ambrosiano a cura di Emanuele Locatelli, con una prefazione di Marco Garzonio che insiste sull'attualità del "virus dell'indifferenza" di cui in quegli anni furono vittima ebrei, ricercati politici, renitenti alla leva. Nella presentazione del 1986, il cardinale Carlo Maria Martini annotava che la loro è stata "anzitutto una resistenza morale, la loro ribellione è stata la scelta consapevole dell'umano contro il disumano". Eppure "sono stati... soltanto, pienamente, unicamente preti. Lo testimonia anche il fatto che dopo il 25 aprile '45 non hanno esitato ad aiutare gli altri, i nuovi ricercati, perseguitati, braccati".Vale prima di tutto per lui, don Giovanni Barbareschi, nato a Milano l'11 febbraio 1922. Tanti gli episodi noti della sua lunghissima vita che continua, numerosi gli uomini salvati e non solo personaggi come Indro Montanelli, che in una dedica lo chiamò "il mio Caronte".Onorato nel Giardino dei giusti da un attestato di riconoscenza della Comunità ebraica italiana, fu lui, il 10 agosto 1944, a benedire le salme dei 15 partigiani fucilati ed esposti in piazzale Loreto. "Storia meno nota è che don Giovanni era in piazzale Loreto a benedire le 18 salme dei fascisti fucilati a Dongo anche il 29 aprile del 1945, quando i corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci furono esposti a testa in giù" racconta Locatelli all'Ambrosianeum, sede della presentazione del libro. Aggiunge Marco Garzonio: "Don Giovanni mi ha raccontato che Schuster aveva mandato un messaggio dicendo: O tirate giù questi corpi o vengo io a tirarli giù".Pietà cristiana come quando don Giovanni, nel gennaio 1948, posa con l'ex colonnello delle SS, Eugenio Dolmann. Barbareschi racconta: "Dopo il 25 aprile era venuto da me e io ho sentito il dovere di salvare lui come avevo salvato gli altri. Consegnandolo alle autorità costituite, non in mano al popolo che voleva vendicarsi con giustizia sommaria". Lo tenne nascosto per tre mesi nella casa Alpina di Motta, poi lo portò personalmente in Svizzera. Il 4 marzo 1948 Dollman gli offrirà il suo diario personale come ringraziamento per avergli salvato la vita.Colpisce che a aiutare i fascisti nell'ora dei linciaggi furono gli stessi uomini eroici nella Resistenza. "Nell'anniversario delle leggi razziali del 1938, serve un bagno d'umiltà del mondo cattolico e ricordare che non tutta la Chiesa ha condannato le leggi razziali" dice Giorgio Vecchi, docente di Storia contemporanea all'Università di Parma. Le storie belle però non mancano.Nel libro c'è Francesco Bertoglio, tra il 1943 e il 1945 rettore del Pontificio Seminario lombardo a Roma, arrestato dal maresciallo Koch delle SS, autore di rastrellamenti a Roma e nei conventi di Assisi. Accusato di aver dato ospitalità a un comunista, a un anarchico, don Francesco Bertoglio rispose a Koch: "Prima di essere comunista è uomo, bisognoso di aiuto. La carità non guarda in faccia nessuno, non guarda alle idee, non guarda alle tessere. Domani sono pronto a fare altrettanto in vostro favore". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/21/1524302424-turoldo.jpg" /> <![CDATA[Colloquio hot in carcere: rischiano il processo per atti osceni]]> Rischia di finire a processo, accusata di atti osceni in luogo pubblico, una coppia che si era lasciata andare a effusioni amorose, durante un colloquio in carcere.L'uomo si trovava detenuto nella casa circondariale Don Bosco di Pisa e la compagna, insieme al figlio minorenne, era andata a trovarlo. Gli agenti penitenziari li avevano fatti accomodare in una saletta riservata, la "sala delle nuvole", un locale reso più accogliente e attrezzato con giochi, per consentire alle famiglie di riunirsi. Un luogo più adatto alla prosecuzione della vita famigliare anche all'interno del carcere. "In questa postazione non è prevista alcuna unità di polizia penitenziaria, ma solo una misera telecamera", sottolinea Claudio Caruso, vicesegretario regionale dell'organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria (Osapp) della regione Toscana, come ha raccontatao Pisatoday.È in questa sala che, lo scorso 19 febbraio, la coppia si era abbandonata ad effusione amorose, scambiandosi baci e palpeggiamenti, in presenza del figlio minorenne, che stava giocando nella stessa stanza. Un agente di polizia, che sorvegliava le telecamere ha assistito alla scena e, non potendo intervenire personalmente, in quanto"oberato da carichi di lavoro presso la sala colloqui principale", si è limitato ad avvisare i superiori, riferendo lo strano atteggiamento della donna che "seduta in braccio al compagno, non lasciava spazio ad immaginazioni".Le effusioni amorose che la coppia si è scambiata quel 19 febbraio, si sono trasformate ora in un avviso di chiusura delle indagini, che il sostituto procuratore Paola Rizzo ha notificato all'uomo e alla sua compagna.L'avviso di chiusura delle indagini anticipa la richiesta di rinvio a giudizio e la coppia rischia di finire a processo, accusata di atti osceni in luogo pubblico. Secondo l'accusa la gravità non risiede tanto nel'azione in sè, quanto dal fatto che essa è stata consumata nelle stanze di un carcere e a pochi metri da un bambino. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524238947-jail-cells-429638-960-720.jpg" /> <![CDATA[La voce che accende il gossip: "Tatangelo e Stash in un locale"]]> Dagospia lancia una indiscrezione che potrebbe accendere e non poco il gossip. Di fatto il sito di Roberto D'Agostino ha riportato la voce che parla di un presunto incontro tra Anna Tatangelo e Stash, il canatante dei The Kolors. La cantante di Sora, fresca vincitrice di Celebrity MasterChef, sarebbe stata "pizzicata" in un locale di Milano in compagnia del cantante partenopeo. Nel locale in cui sono stati visti i due si fa musica dal vivo.I due magari si sono incontrati avendo in comune la passione per la musica e anche un'amicizia. Stash ha 28 anni, la Tatangelo ha 30 anni. La cantante comunque ha sempre ribadito il suo rapporto speciale con D'Alessio: "Gigi è stato ed è e sarà sempre la persona più importante della mia vita... Sono sempre stata, anche mettendomi contro il mondo, per la famiglia e per l"amore. Mi sono presa tante critiche all"epoca e tuttora, però ci ho sempre creduto e ci credo", aveva detto la cantante. Insomma la Tatangelo non ha certo dimenticato D'Alessio, ma è bastata una serata in locale milanese ad accendere già le voci "maliziose" del gossip... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/03/30/1522396546-lapresse-20180328205145-26059068.jpg" /> <![CDATA[Gatto percorre 20 km per tornare a casa, ma i proprietari vogliono sopprimerlo]]> Un gatto ama i suoi proprietari così tanto da percorrere ben 20 chilometri per ritrovarli. È la storia accaduta negli Stati Uniti e che ha visto come protagonista Toby: un gatto che, nonostante fosse stato abbandonato dalla sua prima famiglia, ha deciso di lasciare le mura domestiche del suo nuovo nucleo pur di rivedere i suoi ex proprietari.Una storia commovente per chi ama gli animali, ma che lascia l'amaro in bocca perché, nonostante l'impresa e la fedeltà che l'amico a quattro zampe ha dimostrato, il gatto è stato nuovamente rifiutato. Cani e mici non sono nuovi a questo tipo di imprese e l'incredulità nel vederselo dietro la porta di casa non è bastata a far breccia nel loro cuore; perciò Toby è stato portato presso un rifugio per animali nella Carolina del Nord, dove i proprietari hanno chiesto al personale che venisse soppresso.Il rifugio si è immediatamente attivato condividendo la sua singolare storia sui social network e, dopo migliaia di condivisioni, questa storia ha avuto infine un lieto fine: Toby ha una nuova casa, una nuova proprietaria che vive nel New Hampshire, e persino due nuovi gatti come fratelli. Una storia a lieto fine, ma che fa pensare a quanto sia sconfinato e incondizionato l'amore che ci riservano i nostri amici animali e spesso, proprio come in questo caso, non ricambiato come altrettanta forza. Inoltre, bisogna ricordare che un animale domestico non è un oggetto e nemmeno un pupazzo: se ci si prende l'impegno di accudirlo bisognerebbe farlo adeguatamente, con coscienza e tanto amore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524235419-cat-559200-1920.jpg" /> <![CDATA[Heidi Klum fa sesso 5 volte al giorno]]> Addome piatto, braccia toniche, seno sodo e gambe infinite: Heidi Klum è una delle modelle più sexy al mondo, ha 44 anni e potrebbe aver scoperto il segreto della sua giovinezza, ovvero fare sesso 5 volte al giorno.Avere un'intensa attività sessuale fa bene alla salute, come dimostrato da numerosi studi, ma la top model sarebbe convinta che "il sesso la tenga giovane", come rivelato un suo amico alla rivista americana National Enquirer. Per questo motivo, lo farebbe ben cinque volte al giorno, ogni giorno, e sarebbe anche particolarmente esigente con il partner, tanto da essere sempre alla ricerca del meglio sotto le lenzuola. Ma anche fuori, dato che pare che ami sperimentare anche lontano dalla camera da letto. In particolare, le piacerebbe l'adrenalina e il sesso in luoghi non convenzionali.Madre di quattro figli, molte relazioni sentimentali nel tempo. Ora, la bella Heidi ha una storia d'amore con Tom Kaulitz, un sexy 28enne, ex chitarrista della band Tokyo Hotel. Si dice che la modella tenga un diario segreto in cui segnerebbe la qualità delle performance sotto le lenzuola del suo partner: "dentro l'auto, sulla tavoletta del water, dentro a un armadio. Heidi ha un libro in cui dà punteggi ai partner in grado di soddisfare le sue esigenze", ha detto il suo amico.Quindi, sembra che Heidi Klum voglia fare così tanto sesso perché crede che questa sia la fonte dell'eterna giovinezza. Ecco il motivo probabile per cui la sua bellezza rimane immutata, nonostante abbia 44 anni e quattro figli e calchi le passerelle da oltre 20 anni.[[gallery 1517753]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524235158-493388072.jpg" /> <![CDATA[8bit di God of War]]> Dopo il successo dei capitoli precedenti, l"annuncio di un nuovo God Of War (per PS4) è stato accolto con molto entusiasmo da parte dei giocatori, anche se temperato da un certo scetticismo, dovuto al fatto che si rischiava di rovinare tutto il lavoro precedentemente svolto catapultando il semidio spartano Kratos in un ambiente diverso dall"antica Grecia e trovando espedienti narrativi poco originali. Fortunatamente, i timori sono stati spazzati via. Anzi...Ci troviamo a Midgard, uno dei regni dello Yggdrasil, dove Kratos si è rifugiato con suo figlio Atreus per allontanare i fantasmi del suo passato e per crescere il ragazzo in modo da non farlo diventare l"ombra del padre.I due, però, si trovano costretti a partire alla volta della cima più alta dei nove regni per spargere le ceneri della moglie, costruendo, durante il viaggio, un rapporto padre-figlio che vedrà Kratos nelle vesti del genitore saggio e prudente e Atreus in quelle di un giovane ragazzo inconsapevole della propria natura divina, con un desiderio ardente di lottare e intraprendere avventure.L"introspezione psicologica dei personaggi è realizzata veramente bene e si noteranno chiaramente i cambiamenti caratteriali nei due personaggi, lotta dopo lotta. Inoltre, la trama non è per nulla scontata e non annoierà mai il giocatore, invogliandolo, anzi, a continuare l"avventura per un totale di venti ore abbondanti di campagna.Ovviamente, dopo i titoli di coda, la nostra esperienza non sarà ancora terminata, perché la mappa è enorme e gli angoli da esplorare sono moltissimi, cosi" come le quest secondarie, che ci terranno incollati allo schermo per altre venti ore di gioco.In un gioco come God Of War, poi, come non citare il combat system, molto dinamico e con un moveset di abilità e attacchi ampio e vario, che andrà migliorato sempre più con il classico albero delle abilità e che permetterà a Kratos di sfoderare combo violentissime a suon di pugni o di colpi di ascia.Anche Atreus, con il suo arco, avrà un set di abilità personale, che lo renderanno una risorsa importantissima da sfruttare nei combattimenti più tosti, soprattutto stordendo i nemici, dando la possibilità al padre di ucciderli in un batter d"occhio.Purtroppo, però, la perfezione non esiste. Anche per un capolavoro come questo, sicuramente destinato alle più alte posizioni nella classifica dei giochi meglio recensiti, si può avanzare una piccola critica: le boss fight.Non sono molte in questo nuovo capitolo della saga e, in più, con eccezione della battaglia finale, non sembrano, scenograficamente, così esaltanti.A parte questo piccolo neo, sarebbe da incompetenti non reputare il nuovo capitolo del fantasma di Sparta uno dei giochi meglio realizzati ed emozionanti dell"intero panorama videoludico. Perciò, anche per coloro che non hanno avuto modo di giocare i capitoli precedenti, è consigliatissimo l"acquisto. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524235008-god.jpg" /> <![CDATA[Sniffa cocaina sulla tomba di Pablo Escobar per rendergli omaggio]]> Un turista inglese ha sniffato sulla tomba di Pablo Escobar - a Itagui, Colombia - per rendergli omaggio. L'uomo si è inginocchiato, ha steso la coca sulla tomba e ha sniffato. Poi, soddisfatto, si è voltato e ha detto: "I'm Gordon Ramsey, mate". Il riferimento è al documentario sulla chef stellato che ha fatto a lungo uso di cocaina. Il video è apparso su Facebook ed è diventato in poco tempo virale, fino a finire sul sito del Daily Mail. Sul web mpazzano i commenti degli utenti che scrivono: "Ecco il miglior tributo al signore della droga". Palo Escobar è stato un criminale e politico colombiano, uno dei più noti e ricchi trafficanti di cocaina di sempre. Come riporta Wikipedia, nel 1983 ha avuto una breve carriera politica. È conosciuto come il Re della cocaina ed è inoltre considerato il criminale più ricco della storia, con un patrimonio stimato di oltre 30 miliardi nei primi anni novanta. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524233004-pablo.jpg" /> <![CDATA[Indian, la moto si accende da sola: mistero risolto]]> Negli Stati Uniti si è iniziato a parlare di biker che hanno assistito impotenti all'accensione autonoma e del tutto improvvisa della propria moto Indian. Le cause del comportamento anomalo sono state individuate e, secondo quanto dichiarato dalla National Highway Traffic Safety Administration, si tratta dell'effetto della corrosione sulle componenti interne all'interruttore che finisce con il provocare un cortocircuito elettrico e di conseguenza con l'innescare lo start.L'azienda del Minnesota ha dunque deciso di richiamare undici modelli lanciati negli ultimi mesi. Ad essere interessati dal particolare difetto di produzione sono circa 3.300 unità. Queste le moto: Chief, Chief Classic, Chief Dark Horse, Chief Vintage, Chieftain, Chieftain Classic, Chieftain Dark Horse, Chieftain Elite, Chieftain Limited, Springfield e Springfield Dark Horse.L'unico rischio concreto derivante da un'accensione autonoma e indesiderata del motore - se non si considera il trascurabile consumo di carburante - è legato all'emissione del monossido di carbonio attraverso lo scarico, potenzialmente pericoloso per la salute delle persone esposte se il mezzo si trova parcheggiato all'interno di un ambiente chiuso. Ai possessori dei modelli citati poc'anzi è dunque fortemente consigliato di non perdere tempo e portare appena possibile la due ruote in un'officina autorizzata o presso un rivenditore per eliminare il problema alla radice, con una semplice sostituzione della parte difettosa in modo del tutto gratuito.La NHTSA, l'agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa di tutelare e salvaguardare la sicurezza dei trasporti e sulle strade, parla di due casi certificati. Fortunatamente entrambi non hanno causato alcun tipo di infortunio o altre gravi conseguenze. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524228914-indian1.jpg" /> <![CDATA[Carenza di verdure: 7 segnali per scoprirlo]]> Tutti dovrebbero mangiare più verdure: spesso e volentieri ci si accontenta di un paio di porzioni, quando le linee guida della corretta dieta mediterranea ne suggerirebbero almeno cinque. La carenza di una dieta ricca di ortaggi può seriamente compromettere la salute generale dell'organismo. Di seguito, i segnali del corpo per capire quando non si sta assumendo sufficienti principi nutritivi di origine vegetale.Quando nei piatti manca il colore, è perché non ci sono abbastanza verdure, indispensabili in termini di vitamine e minerali essenziali. Quindi se pane, pasta e riso possono essere i cibi preferiti, bisognerebbe colorarli con un condimento ad hoc.Consumare poca vitamina C può causare facilmente lividi, ma anche determinare gengive sanguinanti e guarigioni più lente. Se si hanno questi chiari segnali del corpo, bisogna assumere una maggior quantità di questa vitamina mangiando peperoni rossi, cavolo rosso, peperoncino, verdure a foglia verde, broccoli, cavoletti di Bruxelles e pomodori. Altro sintomo: ci si sente stanchi? Probabilmente si ha una carenza di folato, vitamina B che può essere trovata nelle verdure a foglia verde e in quelle amidacee come fagioli, lenticchie e asparagi.Se si ha una carenza di verdure, e quindi di vitamine, è probabile che non si riesca a vincere il raffreddore tanto facilmente. Questi nutrienti infatti aiutano il corpo a dotarsi di quelle difese di cui ha bisogno per combattere i virus invernali. La mancanza di luteina, che si trova nelle verdure a foglia verde, nelle carote, nei broccoli, nel mais e nei pomodori, porta a una scarsa memoria. Chi dunque si rende conto di dimenticare troppo facilmente i propri impegni, dovrebbe aumentarne l'assunzione.Lo stress è inevitabile nella vita, ma il modo in cui si mangia influisce direttamente sulla risposta del corpo a questo problema. Se i fattori stressanti della vita quotidiana sono sempre più difficili da gestire, il consiglio è quello di mettere sul piatto alimenti ricchi di composti antinfiammatori come il salmone e il tonno, ma anche le verdure a foglia verde e i peperoni dai colori brillanti.Si è inclini a crampi muscolari? Frutta e verdura contengono potassio che aiuta a prevenirli, soprattutto durante la stagione estiva. Bene la banana, che ha in media 422 mg di potassio. Infine, un altro segnale del corpo che indica che non si stanno mangiando abbastanza verdure è il peso: se si tende a ingrassare perché si ha voglia di cibi grassi o di dolci, meglio provare a consumare frutta e verdure. Dotate di fibre, aiutano a sentirsi sazi e dunque a mangiare meno e meglio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524225737-sharon-benton-532932-unsplash.jpg" /> <![CDATA[GF15: chi è Luigi Mario Favoloso, fidanzato di Nina Moric]]> Una delle sorprese di questo GF15 si chiama Luigi Mario Favoloso. Il suo è un nome molto noto al pubblico televisivo e al popolo del Web. Favoloso è infatti il fidanzato di Nina Moric: i due formano una coppia da ben quattro anni e spesso si mostrati insieme al pubblico, in particolare sui social network.Favoloso, classe 1988, è nato a Torre del Greco e oggi è residente a Milano. Ha partecipato ad alcuni salotti televisivi, ma è soprattutto un imprenditore - ha lavorato soprattutto in Svezia, ma anche in Italia - ed è anche un digital manager, stando alla sua scheda sul sito del Grande Fratello. Di recente si è occupato anche di politica, candidandosi alle ultime elezioni con Casa Pound Italia."Io odio il politicamente corretto, odio le frasi fatte - ha dichiarato nel video di presentazione del reality show - Mi piacciono le persone che dicono quello che pensano senza pensare alle conseguenze, quindi con chi cerca per forza di acchiappare le simpatie delle persone io non vado d'accordo".Favoloso, così come già accennato, sta con Nina Moric da 4 anni e varie indiscrezioni parlano di un matrimonio tra i due in autunno. "Come in tutte le relazioni, all'inizio c'è tanta passione, c'è tanta foga, poi dopo vengono i sentimenti veri - ha chiosato ancora Favoloso - Io sì, io la sposerei. Io penso che alla fine di questa esperienza o il nostro rapporto sarà consolidato e ci sposeremo oppure tac!". <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524223474-14572865-10209540294817695-5570970058061760800-n.jpg" /> <![CDATA[Patrizia Bonetti: ecco chi è la sexy concorrente del GF15]]> Patrizia Bonetti è una dei concorrenti del Grande Fratello 15 ad aver attirato tanta attenzione su di sé. Merito probabilmente del suo fascino ma, forse, anche della sua storia personale.Classe 1995, è nata a Bologna ma è un'italo-cubana che vive a Roma, ma non disdegna delle incursioni a Milano: Patrizia si definisce una figlia di papà che ama viaggiare ed è affascinata dal mondo dello spettacolo. Nel suo passato spuntano tre ex fidanzati molto celebri per ragioni diverse: l'imprenditore Gianluca Vacchi, con cui Patrizia è andata a convivere appena maggiorenne, l'ex marito di Anna Falchi Stefano Ricucci e il figlio di Gigi D'Alessio, Claudio."Le donne mi odiano. Mentre gli uomini hanno la presunzione di potermi avvicinare e di potermi conquistare in modo molto semplice" ha raccontato di sé nel video di presentazione, come riporta Novella 2000. Tuttavia, Patrizia non è solo quel profilo patinato che appare sui suoi canali social. C'è molto di più. "Avrei voluto avere un po" meno beni materiali e avere più mio padre presente nella mia vita" ha dichiarato ancora alla telecamera del Grande Fratello.Secondo la scheda diffusa dal reality show, Patrizia studia inoltre Scienze Politiche alla Luiss di Roma. Fa la modella e ha sfilato anche a Parigi: il suo corpo è qualcosa di importante per lei, dato che si cura - e si piace - moltissimo, tenendosi anche in forma con sport e attività fisica, dal pilates al tennis passando per il crossfit. Ha anche un gatto di nome Chaplin.[[gallery 1517563]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524217115-schermata-2018-04-20-11.01.55.jpg" /> <![CDATA[La coppia Cruz-Bardem protagonista di "Escobar-Il fascino del male"]]> Pablo Escobar, celebre re del narcotraffico, continua a ispirare opere che ne ripercorrono la vita: dopo due serie tv, "Narcos" ed "Escobar", e il film "Escobar - Paradise Lost" di Andrea Di Stefano, ecco arrivare "Escobar - Il fascino del male" dello spagnolo Fernando León de Aranoa. La scusa per proporre al pubblico l'ennesimo biopic sul personaggio è che stavolta il punto di vista sia femminile: il narratore, infatti, è l"ex conduttrice televisiva colombiana Virginia Vallejo, amante per quattro anni del re della droga e autrice del libro "Loving Pablo, Hating Escobar", da cui il film è tratto.La pellicola si apre nel 1983, all'epoca del primo incontro fra i due. Pablo (Javier Bardem) è al culmine del potere, lei (Penelope Cruz) è una giornalista ambiziosa e socialmente ben introdotta. Il loro rapporto passionale, all'inizio, porta prestigio e rispetto alla donna ma, con l'andare del tempo, diventa per lei fonte di enorme preoccupazione. Si racconta, in particolare, di come Escobar sogni un riscatto sociale ma finisca con il cercarlo nel modo sbagliato. Il suo obiettivo, una volta entrato in politica, è quello di cambiare la legge sull"estradizione dei malviventi colombiani negli Stati Uniti. Virginia tenterà di fargli da confidente e consigliera ma, quando le cose si metteranno male, non esiterà a pensare soltanto alla propria sopravvivenza.Vengono ripercorse le fasi salienti della carriera criminale di Escobar ma il film, presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2017, non ha molto da aggiungere, di rilevante almeno, a quanto già raccontato altrove e, in particolare, esce sconfitto dal confronto con la serie "Narcos".La figura della volitiva giornalista diventa in alcune scene caricaturale: la Cruz recita sempre sopra le righe, quasi fosse in una soap opera, e si atteggia fin troppo a vamp civettuola e opportunista. La sua Virginia è una donna infantile e dalla dubbia morale che non dà peso alle sanguinarie scorribande del suo uomo, ritenendolo un eroe del popolo.Javier Bardem, marito della Cruz e qui anche produttore, nei panni del leggendario narcotrafficante esibisce una grande pancia (in realtà una protesi di gomma) e appare ruvido e spietato negli affari quanto amorevole con la famiglia ufficiale. La performance dell'attore non delude ma è meno incisiva di quelle dei suoi predecessori, Benicio Del Toro e Wagner Moura.A controbilanciare alcuni momenti trash in cui è la grottesca recitazione della Cruz a farla da padrone, c'è il clima realistico dato dalle scenografie: il film, infatti, è girato proprio nei luoghi in cui sono accaduti gli eventi narrati.Al netto di qualche rozzezza di troppo, "Escobar - Il fascino del male" è un'opera biografica convenzionale che si lascia vedere e che non annoia nei suoi 123 minuti di durata. La sensazione, comunque, è che si tratti di un prodotto un po' superfluo dopo i tanti ambientati nella Colombia degli anni 80 e riguardanti il cartello di Medellin. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/20/1524211076-escobar.jpg" /> <![CDATA[Telecronista a bordo campo investito da un giocatore (alto 196cm): il video]]> Il collegamento dal campo da basket non è mai stato così doloroso. RaiSport, diretta della giornata di campionato Lega A di pallacanestro da Brindisi contro Capo d'Orlando andata in scena domenica scorsa. I due giornalisti sono vicino alla linea di fondo campo durante il canonico riscaldamento pre-partita. Si parla, al solito, del match che verrà e dalla sfida tra le due squadre. All'improvviso, però, un giocatore investe letteralmente il cronista sportivo, sotto lo sguardo incredulo del collega.Il giornalista si è poi rialzato in piedi. Marco Cardillo, 196 centimetri di altezza per 90kg di stazza, non è proprio il tipo di persona da cui si ha piacere a essere investiti. Ovvio. Conseguenze particolari per il telecronista comunque non sembrano essercene state (guarda il video).La partita alla fine è andata male a Brindisi. Capo D'Orlando è passata fuori casa di misura 74 a 75. Justin Knox con 27 punti totali ha anche infilato nel cesto il canestro della vittoria, facendo esultare il pubblico ospite e lasciando l'amaro in bocca ai supporters brindisini. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/18/1524046667-sasdas.jpg" /> <![CDATA[Nozze Meghan Markle: vietate le tende, i sudditi protestano]]> Le prossime nozze reali tra Meghan Markle e il principe Harry si terranno il prossimo 19 maggio a Windsor, ma già arrivano notizie non proprio confortanti per i sudditi e per tutti coloro che vorranno seguire l'evento più atteso del calendario reale.Da quanto si apprende, la polizia locale ha vietato l'installazione delle tende lungo le vie della città, una soluzione che avrebbero permesso alle migliaia di persone provenienti dal Regno Unito, e dal resto del mondo, di assistere all'evento. Ciò significa che il pubblico che intende recarsi già nei giorni precedenti la data del matrimonio, dovrà dormire all'aria aperta, con il rischio di finire colpito dall'immancabile e classica pioggia britannica. Tutto questo disagio per i sudditi è in nome della sicurezza, il cui costo complessivo stimato intorno ai 10/20 milioni di sterline.Tra le misure di sicurezza previste, ci saranno migliaia di poliziotti, cecchini sui tetti, poliziotti sotto copertura mescolati tra la gente e inoltre saranno intensificati i controlli alla ricerca di esplosivi. Saranno installati anche scanner completi per il corpo nel centro di Windsor, che dovranno essere attraversati da tutti e, inoltre, ci sarà l'impiego della tecnologia per il riconoscimento automatico delle targhe. Sarà coinvolta anche la polizia del Surrey e la Met - la Metropolitan Police - così come l'esercito. Inoltre, un'ulteriore minaccia può provenire dall'eventuale presenza di stalker. Secondo alcune stime fatte dalla polizia, ne sono stati individuati 160.Con le nozze il principe Harry dovrebbe ottenere dalla regina il titolo di duca di Sussex e così Meghan Markle diventerebbe la prima duchessa di Sussex.[[gallery 1516427]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2018/04/17/1523977934-getty-20180406144654-26112463.jpg" />