<![CDATA[il Giornale]]> Mon, 05 Dec 2016 11:44:58 +0100 Mon, 05 Dec 2016 11:44:58 +0100 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Ora Matteo Salvini batte cassa: Voglio elezioni subito]]> Matteo Salvini gongola. Di più, esulta. Questa mattina si presenta in conferenza stampa raggiante, deliziato dal compito che lo attende: commentare una vittoria che è effettivamente storica.Il segretario del Carroccio ha già svestito la felpa che ama indossare quando si aggira per i mercati e ha indossato una più istituzionale giacca blu e camicia bianca. I toni, però, sono già quelli da campagna elettorale.&amp;quot;Grazie agli italiani per questa vittoria - gioisce - Ora però subito al voto, con qualsiasi legge elettorale. Rifiutiamo il sostegno a qualsiasi governo di scopo. Rifiutiamo altri sei mesi di dibattito sull&amp;#39;Italicum o sul Consultellum o su altro. Nel frattempo vigileremo contro eventuali capriole del premier: ha detto che si dimette e si deve dimettere.&amp;quot;Quindi Salvini passa alla proposta: &amp;quot;Ci candidiamo a guidare il Paese, portiamo in dote il buongoverno del Veneto e della Lombardia, con pochi costi e servizi migliori. Torneremo ad essere padroni della moneta e dei confini. Il governo Renzi lascia un Paese disastrato, con l&amp;#39;economia in ginocchio e le banche al collasso.&amp;quot;&amp;quot;Ci sconcerta il toto nomine - conclude - Quando il Presidente della Repubblica ci convocherà ribadiremo che chiediamo elezioni subito. Sicuramente ci saranno resistenze di parlamentari che vorranno tirare a campare, ma non c&amp;#39;è tempo da perdere&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/12/1478976933-salvini-piazza.jpg" /> <![CDATA[Nuova Zelanda, moglie del premier: Il lavoro o la famiglia. Si dimette]]> Il premier neozelandese John Key ha deciso di abbandonare improvvisamente la guida del suo Paese. La motivazione, non ufficiale, sembra non essere politica ma di natura familiare.L&amp;#39;ex manager finanziario, primo ministro per il Partito nazionalista dal 2008, rassegnerà ufficialmente le sue dimissioni il prossimo 12 dicembre.L&amp;#39;annuncio, scrive Repubblica.it, è arrivato durante la sua conferenza stampa settimanale nella quale non ha però spiegato apertamente quali sono stati i motivi personali che lo hanno portato alla decisione ma ha ricordato che &amp;quot;questo impegno ha richiesto sacrifici alle persone a me più care&amp;quot;.I giornali neozelandesi hanno però raccontato la storia che ci sarebbe dietro le dimissioni del premier: la moglie Bronagh da mesi gli aveva posto un ultimatum. È stata soprattutto l&amp;#39;invasione dei media e della sua attività pubblica nella vita privata dei figli a convincere la Bronagh a chiedergli di scegliere la famiglia o la carriera politica. John Key aveva conosciuto sua moglie alla scuole superiore, ad Auckland, la capitale della Nuova Zelanda: si erano sposati che erano ancora ventenni, hanno avuto due figli.Key, ribattezzato &amp;quot;l&amp;#39;assassino sorridente&amp;quot; per la capacità di ristrutturare aziende e di tagliare posti di lavoro senza il minimo imbarazzo, aveva vinto il suo primo mandato da deputato nazionalista nel 2002 nel collegio di Helensville. Nel 2008, da leader del partito, mise fine a 9 anni di governo del partito laburista.Uno dei suoi principali successi è stato il programma economico che ha fatto uscire la Nuova Zelanda dalla recessione già dal 2014. Facendo riferimento a sua moglie in un commento alla radio, Key ha detto &amp;quot;ho dato tutto quello che potevo, abbiamo parlato del mio impegno con mia moglie e lei è felice per il fatto che sarò più a disposizione della famiglia, non mi aveva imposto nessun ultimatum&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480934178-john-key-3069627b.jpg" /> <![CDATA[La Cina avverte Trump: lanciati dieci missili balistici]]> La Cina ha lanciato simultaneamente dieci missili balistici DF-21. E&amp;rsquo; considerata una prova di forza rivolta all&amp;rsquo;amministrazione Trump in fase di transizione verso la Casa Bianca. I lanci sono stati eseguiti alla fine del mese scorso, ma annunciati dalla tv di stato China Central Television, poche ore dopo la nomina del generale in pensione del Corpo dei Marine, James &amp;ldquo;Mad Dog&amp;rdquo; Mattis, a prossimo Segretario della Difesa. I missili a medio raggio DF-21C sono stati testati nello spazio aereo cinese. Chiaro il messaggio inviato alla Casa Bianca. I missili &amp;ndash; si legge nella nota dell&amp;rsquo;agenzia di stampa ufficiale Xinhua &amp;ndash; sono in grado di distruggere le basi degli Stati Uniti in Asia e nel Pacifico in qualsiasi momento.La classe Dong FengLa classe Dong Feng, Vento dell&amp;rsquo;Est, è formata da una serie di vettori balistici intercontinentali a medio e lungo raggio in servizio con la Forza Strategica Missilistica cinese. Il DF-21 è paragonabile al missile a medio raggio Pershing II, sistema smantellato in base al trattato INF. La variante D, missile balistico anti-nave multitestata MARV, è stato progettato specificatamente per distruggere le portaerei statunitensi. Secondo i dati cinesi, il DF-21D, raggiungerebbe il bersaglio a mach 10. L&amp;rsquo;unico modo per eludere un attacco portato da un missile da mach 10 di cui si sconosce l&amp;rsquo;esatto punto di lancio, sarebbe attraverso l&amp;rsquo;utilizzo delle contromisure elettroniche. Dovrebbe avere un raggio d&amp;rsquo;azione di 2500 km e sistema di guida inerziale con radar attivo nella fase terminale. Il DF-31 è un missile balistico a tre stadi su rampa mobile o sub lanciato con una gittata massima stimata di ottomila km. Il missile a guida astro-inerziale è in grado di trasportare una sola testata da un megatone o tre MIRV da 150 chilotoni. Il DF-31A si differenzia per la maggior gittata, circa dodicimila chilometri e per la capacità di trasportare tre testate MARV da 150 chilotoni. Il DF-41 dovrebbe essere in grado di trasportare fino a dieci testate manovrabili a rientro multiplo indipendenti da 250 chilotoni a quattordicimila chilometri di distanza (dato non confermato). Dovrebbe trattarsi di un missile a tre stadi a combustibile solido da 80 tonnellate. Potrebbe colpire il territorio americano in trenta minuti dal lancio. Pechino avrebbe riscritto la nuova strategia nucleare per il first strike, da rappresaglia assicurata (con sistemi di ultima generazione come i DF-31 e JL-2) a rappresaglia completamente assicurata. Il DF-41 potrebbe tranquillamente colpire tutti i bersagli negli Stati Uniti, ad eccezione della Florida. Nonostante i militari spingano per una prima linea di fuoco basata su svariate testate, in Cina continua a fare proseliti l&amp;rsquo;idea di una forza nucleare di precisione SEE o small, elite and effective. Essendo una potenza nucleare di medie dimensioni, l&amp;rsquo;attuale concetto della ridondanza cinese si dovrebbe basare su tre sottomarini strategici sempre in navigazione a copertura di possibili bersagli. Appare evidente che Pechino stia sviluppando sistemi basati sulla potenza scalare conferita dalla dottrina dial-a-yield. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480932038-b942c1269012620-size36-w950-h536.jpg" /> <![CDATA[L'Europa ha già scelto il premier: Padoan un uomo di alta qualità]]> Sono ore caldissime queste del post referendum. Il Capo dello Stato dopo l&amp;#39;annuncio delle dimissioni di Renzi dovrà decidere se virare verso un governo tecnico oppure verso un governo politico. Il toto-nomi per il prossimo premier è già scattato e c&amp;#39;è chi punta già tutto sul ministro dell&amp;#39;Economia, Pier Carlo Padoan. E a farlo è Pierre Moscovici, il commissario Ue agli Affari Economici che afferma: &amp;quot;Padoan uomo di alta qualità, ha dato credibilità all&amp;#39;Italia&amp;quot;. Una frase che suona già come un endorsement per il titolare di via xx settembre. Padoan intanto ha annullato il suo viaggio a Bruxelles previsto per oggi per partecipare all&amp;#39;Eurogruppo. Al suo posto andrà il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via. E a Bruxelles si analizza la situazione italiana per capire cosa possa accadere dopo l&amp;#39;esito del referendum. Moscovici afferma: &amp;quot;L&amp;#39;Italia è un paese con istituzioni stabili, la terza economia dell&amp;rsquo;Eurozona e le sue autorità sapranno far fronte a questo tipo di situazione: il presidente darà presto l&amp;rsquo;incarico di governo e ci sarà una continuità&amp;quot;. &amp;quot;C&amp;rsquo;è stato un voto in Italia su una riforma voluta dal presidente del Consiglio - ha osservato - Matteo Renzi ne ha tratto le conseguenze con grande dignità, è stato un premier forte che ha fatto riforme di prima grandezza&amp;quot;. Secondo Moscovici &amp;quot;non ci sarà vacanza di potere, non c&amp;rsquo;è da farne uno psicodramma&amp;quot;. Quanto alle banche italiane, &amp;quot;la situazione non è cambiata fra ieri e oggi, quello che conta è la stabilità del paese e la capacità che oggi l&amp;rsquo;Eurozona ha di far fronte a tutte le situazioni: oggi abbiamo un&amp;rsquo;Unione bancaria e un dialogo con le autorità italiane&amp;quot;. E sulla crisi di governo si è espresso anche Dijsselbloem, presidente dell&amp;#39;Eurogruppo: &amp;quot;Dopo la vittoria del no nel referendum &amp;quot;dobbiamo vedere cosa succede e che cosa deciderà il presidente. L&amp;#39;Italia è un&amp;#39;economia forte, una delle più grandi dell&amp;#39;Eurozona. E&amp;#39; un Paese che ha forti istituzioni, quindi ci sarà un altro governo, qualunque cosa accada, e dovrà affrontare la situazione economica in Italia&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/10/06/1475772961-paodo.jpg" /> <![CDATA[Mentana applaude Berlusconi: Inamovibile, grande tempismo]]> Enrico Mentana si sa, è un maratoneta. Attacca, contrattacca, non molla mai: e così, dopo una maratona di ore in conduzione per seguire il referendum, il direttore del tg La7 attacca al mattino presto con le analisi del dopo voto, in uno dei famosi (e commentatissimi) post su Facebook.Il giornalista inizia subito spegnendo i bollenti spiriti dei catastrofisti e ricorda che &amp;quot;il sole è sorto anche oggi&amp;quot;, anticipando (correttamente) la fiducia dei mercati nonostante le fosche previsioni della vigilia.Più difficile, spiega Mentana, prevedere il futuro: le opposizioni &amp;quot;hanno sentito l&amp;#39;odore del sangue&amp;quot; e ora tocca a M5s e centrodestra. Con una differenza: i grillini hanno già pronti i leader, scalpitanti, mentre secondo il direttore del tg La7 nel campo dei moderati potrebbe emergere un volto a sorpresa.L&amp;#39;unico a cui viene dedicato uno spazio particolare è però Silvio Berlusconi: che secondo il giornalista che legò la sua popolarità proprio al tg5 è difficilmente candidabile a meno di un intervento della corte di Strasburgo. Ma che è tornato in scena con &amp;quot;un grande tempismo&amp;quot; ed effettivamente ha saputo spendersi ed esporsi puntando sul cavallo vincente. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/25/1472135791-enrico-mentana.jpg" /> <![CDATA[La Borsa di Milano in positivo: ​la crisi di governo non fa paura]]> Le Borse europee snobbano la vittoria del No al referendum costituzionale e le dimissioni di Matteo Renzi. Prima aprono in moderato calo, poi virano in positivo. Ora gli investitori guardano con attenzione alla capacità dell&amp;#39;Italia di reagire alla crisi politica e si aspettano una tabella di marcia post-voto veloce. Anche Piazza Affari tiene botta con l&amp;#39;indice Ftse Mib che apre a -1,71% per poi azzerare totalmente il calo e virare in positivo. Niente Armageddon finanziario, dunque.&amp;quot;L&amp;#39;Italia è un paese solido, con dell&amp;#39;istituzioni solide&amp;quot;. Intervistato dall&amp;#39;emittente televisiva France 2, il Commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, ridimensiona i toni apocalittici usati nei giorni prima del referendum costituzionale e rinuncia a fare il solito terrorismo psicologico a cui ci aveva abituato nelle passate settimane. &amp;quot;Il paese - ha osservato Moscovici - è estremamente stabile ed è una grande economia&amp;quot;. Ora si tratterà solo di assestarsi. Dopo aver aperto la crisi di governo con il passaggio di Matteo Renzi al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sonderà il terreno con tutte le forze politiche per capire se formare un nuovo governo oppure indire elezioni anticipate. Questa mattina il ministro dell&amp;#39;Economia Pier Carlo Padoan, atteso a Bruxelles per le riunioni dell&amp;#39;Eurogruppo oggi e dell&amp;#39;Ecofin domani, ha annullato la sua partecipazione agli incontri. Il suo nome, insieme a quello del presidente del Senato Piero Grasso, è infatti tra i papabili futuri premier.Qualche scossa sui mercati viene registrata in avvio di seduta, ma presto riassorbita. La Borsa di Milano, a circa mezz&amp;#39;ora dall&amp;#39;inizio della seduta, è passata in positivo, azzerando totalmente il calo registrato in apertura. Segno positivo per quasi tutti i titoli del listino principale ad eccezione dei bancari, che comunque riducono i propri passivi: Unicredit -4,75%, Mediobanca -1,71%, Intesa Sanpaolo -1,97% e Bpm -3,05%. Il Monte dei Paschi di Siena addirittura in controtendenza con un progresso dell&amp;#39;1,59% a quota 19,87 euro per azione. Il rendimento dei decennali italiani torna sopra la soglia del 2 per cento. Il differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi sale a 172 punti, dopo che lo scorso venerì aveva chiuso a 161 punti base. Il dato è sicuramente in crescita ma resta comunque sotto i massimi fatti segnare nelle scorse settimane.Come già quando Donald Trump si è impossessato delle chiavi della Casa Bianca, i mercati sono rimasti in piedi. Niente onda alta di panic selling, insomma. Vengono così smentite le Cassandre che paventavano una bufera finanziaria sull&amp;#39;Italia. Più in generale, la tenuta delle Borse viene interpretata dagli analisti come uno step di esperienza accumulato dopo la vittoria del &amp;quot;Leave&amp;quot; al referendum inglese. Anche secondo Standard&amp;amp;Poor&amp;#39;s l&amp;#39;esito del referendum non avrà impatti sul rating sovrano italiano. E persino il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble si lascia andare all&amp;#39;ottimismo: &amp;quot;Dovremmo essere rilassati...&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/27/1467042913-lapresse-20160624113351-19688701.jpg" /> <![CDATA[Il dolore di Renzi dopo la batosta: Non pensavo mi odiassero così tanto]]> &amp;quot;Non credevo che potessero odiarmi così tanto&amp;quot;. La botta fa male, malissimo. Il Paese gli ha voltato le spalle. E, dopo aver parlato al Paese e aver annunciato le dimissioni, Matteo Renzi si rinchiude con i suoi più stretti collaboratori. E, come riportato dal Corriere della Sera, confida la possibilità di lasciare la segreteria del Partito democratico. &amp;quot;Un odio distillato, purissimo&amp;quot;. Non degli italiani, si precisa nell&amp;#39;articolo. Sono gli avversari quelli a cui il presidente del Consiglio, che oggi rimetterà il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si riferisce. La minoranza del Pd per esempio che ha fatto in modo che &amp;quot;ora Beppe Grillo si senta già al governo. Altro che mucca in corridoio&amp;quot;. &amp;quot;Pur di disfarsi di me - avrebbe detto ai suoi - erano pronti a consegnare l&amp;#39;Italia nelle mani dei grillini&amp;quot;. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, Renzi avrebbe aggiunto ai suoi collaboratori, prima di annunciare il suo addio a Palazzo Chigi, di essere &amp;quot;tentato di dire che adesso tocca alla coalizione del No dare le carte sono loro che devono decidere quale governo fare&amp;quot;. &amp;quot;Li voglio vedere, non hanno un leader alternativo e non hanno un programma avevano solo un nemico comune - avrebbe continuato il premier - stavano insieme soltanto per battermi, del merito della riforma della Costituzione non importava niente a nessuno&amp;quot;. Riflettendo, poi, con i fedelissimi sulla portata di quel voto avrebbe commentato: &amp;quot;Adesso sarà la palude, si è condannata l&amp;#39;Italia all&amp;#39;immobilismo e non si riuscirà più a fare niente&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480928332-getty-20161205063121-21510225.jpg" /> <![CDATA[Trump attacca la Cina su svalutazione e spese militari]]> Donald Trump torna a mostrare i muscoli alla Cina. Lo fa nel modo che preferisce, scrivendo su Twitter. Critica le politiche economiche e militari di Pechino e dopo le polemiche, durissime, divampate per la sua chiacchierata al telefono con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, non china il capo. &amp;quot;La Cina ci ha forse chiesto se fosse ok svalutare la loro moneta (rendendo difficile per le nostre imprese competere), tassare pesantemente i nostri prodotti nel loro Paese (gli Usa non tassano i suoi) o costruire un grande complesso militare nel mezzo del Mar cinese meridionale? Non credo!&amp;quot;. Quasi scontato, a questo punto, che la tensione tra Washington e Pechino salga di nuovo. Did China ask us if it was OK to devalue their currency (making it hard for our companies to compete), heavily tax our products going into..&amp;mdash; Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 4 dicembre 2016La telefonata con Taipei è stata la prima da parte di un presidente eletto o di un presidente statunitense con un leader taiwanese da quando il presidente Jimmy Carter riconobbe il governo di Pechino come l&amp;#39;unico di tutta la Cina, e Taiwan parte di &amp;quot;una sola Cina&amp;quot;.Pechino sabato ha presentato una protesta formale agli Stati Uniti, affermando che il principio &amp;quot;una sola Cina&amp;quot; sia alla base delle relazioni bilaterali. Il vice presidente eletto, Mike Pence, ha provato a gettare acqua sul fuoco, definendo &amp;quot;di cortesia&amp;quot; la telefonata, per cercare di sminuirne la rilevanza politica.La rabbia della CinaI media cinesi scrivono che la telefonata intercorsa tra Trump e la leader di Taiwan mostra &amp;quot;l&amp;#39;inesperienza&amp;quot; del tycoon e della squadra di transizione in tema di affari esteri. Il quotidiano in inglese China Daily critica l&amp;#39;episodio e invita Trump a essere &amp;quot;prudente&amp;quot; quando arriverà alla Casa Bianca. Il giornale sostiene che Trump dovrà lavorare per garantire gli interessi degli Stati Uniti tra cui, avverte, mantenere &amp;quot;una relazione sana con la Cina&amp;quot;. &amp;quot;Per fare questo - si legge in un editoriale - non si può permettere di minare il principio di &amp;#39;una sola Cina&amp;#39;&amp;quot;, con cui gli Stati Uniti si sono impegnati dal 1979 come base delle relazioni bilaterali con Pechino.La replica di TrumpIl primo commento di Trump alle polemiche era arrivato, anche in questo caso, via Twitter: &amp;quot;È interessante vedere come gli Stati Uniti vendano a Taiwan equipaggiamenti militari per miliardi di dollari, ma io non debba accettare una telefonata di congratulazioni&amp;quot;. Il riferimento, neanche troppo velato, è al contratto firmato l&amp;#39;anno scorso dall&amp;#39;amministrazione Obama, del valore di 1.830 milioni di dollari, per la consegna di due fregate, veicoli anfibi e missili: un accordo che fece infuriare Pechino. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480928665-trump.jpg" /> <![CDATA[Francia, il premier Valls si candida per l'Eliseo]]> È arrivato il giorno di Manuel Valls. Il premier francese oggi annuncia ufficialmente la candidatura all&amp;#39;Eliseo (le elezioni sono in programma il prossimo 23 aprile). Strada spianata, per Valls, dopo l&amp;#39;uscita di scena di François Hollande, che pochi giorni fa ha annunciato ai francesi l&amp;#39;intenzione di non ricandidarsi per il secondo mandato.Ma per la sinistra francese la strada è in salita: i sondaggi danno il Front National di Marine Le Pen in testa al primo turno, con l&amp;#39;eventuale ballottaggio del 7 maggio che vedrebbe prevalere il leader del centrodestra François Fillon. Per Valls prima di tutto c&amp;#39;è da superare uno scoglio interno: vincere le primarie del centrosinistra, in programma il 22 e 29 gennaio. Oltre ai socialisti alle primarie parteciperanno l&amp;rsquo;Unione dei democratici e degli ambientalisti, il Fronte Democratico e il Partito dei Verdi. Dopo la rinuncia di Hollande, uno dei presidenti più impopolari di sempre, a candidarsi per un secondo mandato, finora ci sono sei candidati oltre a Valls.Intanto l&amp;#39;ex ministro dell&amp;#39;Economia, Emmanuel Macron, si chiama fuori dalla sfida interna alla sinistra francese. Non parteciperà alle primarie della sinistra francese: &amp;quot;Quando si pretende di presiedere un Paese - ha detto in un&amp;#39;intervista al Jornal du Dimanche - non ci può fermare alle faide di un clan&amp;quot;. Macron si presenterà alle presidenziali 2017 come candidato indipendente e definisce le primarie più &amp;quot;un regolamento di conti&amp;quot; che un dibattito democratico. &amp;quot;Non si tratta di primarie della sinistra. I verdi e i radicali non partecipano. Sono piuttosto primarie del partito socialista dove probabilmente si confronteranno un futuro ex primo ministro (Manuel Valls, ndr) e i ministri con cui ha avuto a che fare nel governo&amp;quot; . Il 38enne va quindi all&amp;#39;attacco: &amp;quot;È da otto mesi che si vede che la sinistra sarà eliminata al primo turno (delle presidenziali, ndr). Chiunque vincerà queste primarie non arriverà al secondo turno&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480926430-valls.jpg" /> <![CDATA[Fidel snobbato dai leader E Raul Castro si rifugia nella difesa del socialismo]]> Ieri Fidel Castro è stato consegnato definitivamente alla storia: dopo un simbolico viaggio a ritroso dall&amp;#39;Avana a Santiago de Cuba, da cui 57 anni fa era partita la revolucion, l&amp;#39;urna con le sue ceneri è stata chiusa in un loculo scavato in un cippo alto circa cinque metri nel cimitero di Santa Ifigenia, accanto al memoriale dell&amp;#39;eroe nazionale José Martì e a quello ai caduti del fallito assalto alla caserma della Moncada del 1953. Per volontà del Comandante, che sarà tradotta in legge, nessuna strada, piazza o parco gli potranno essere intestati, e nessun monumento con le sue sembianze dovrà essere eretto. Col rifiuto del culto della personalità, Fidel Castro marca la differenza da Che Guevara e Camillo Cienfuegos, gli altri due eroi della revolucion con cui i rapporti si erano via via guastati. A nessuno dei nostalgici potrà tuttavia essere impedito di battezzare il figlio Fidel.Il lungo viaggio delle ceneri attraverso l&amp;#39;isola ha fornito una fotografia degli umori del Paese. Decine di migliaia di persone con una partecipazione crescente a mano a mano che procedeva verso la provincia dove la rivolta ha avuto inizio. Ma il lutto non era eguale: gli anziani, grati per i grandi progressi nel campo della sanità e dell&amp;#39;istruzione, piangevano a calde lacrime, mentre i più giovani, più preoccupati delle disastrose condizioni economiche, erano decisamente più freddi. La cerimonia di chiusura dei 9 giorni di lutto si è svolta in due tempi: venerdì sera Raul, l&amp;#39;85enne fratello e successore di Fidel, ha arringato un folla immensa in Piazza della Rivoluzione, giurando ancora una volta di portare avanti l&amp;#39;eredità del Comandante e di difendere la patria e il socialismo.Ieri mattina poco dopo l&amp;#39;alba c&amp;#39;è stata invece, in forma privatissima, senza tv, la sepoltura alla presenza solo dei familiari, dei maggiorenti del regime e di alcuni leader stranieri. Ma proprio l&amp;#39;elenco di questi ultimi ha fornito la misura della decadenza del castrismo rispetto ai tempi eroici in cui il Comandante era l&amp;#39;idolo di buona parte dell&amp;#39;America latina e il glorioso avamposto del comunismo (e di riflesso dell&amp;#39;Urss) nel nuovo mondo. Le uniche personalità presenti erano i presidenti di Venezuela, Bolivia e Nicaragua, Maduro, Morales e Ortega, e gli ex presidenti di sinistra del Brasile Lula e Rousseff, caduti in disgrazia. Per un&amp;#39;Europa dove, in tempi neppur tanto lontani, Castro aveva milioni di ammiratori, l&amp;#39;unica personalità di spicco era Ségolène Royal, ministro francese dell&amp;#39;Ambiente.Come c&amp;#39;era da aspettarsi, Raul Castro non ha detto nulla di nuovo sui futuri destini di Cuba, più che mai in bilico dopo l&amp;#39;elezione di un Trump che in un tweet ha sentenziato: &amp;laquo;Se Cuba rifiuta di accettare condizioni migliori per il popolo cubano, per i cubano-americani e per gli Usa in generale, rescinderò gli accordi conclusi da Obama&amp;raquo;. Il neo presidente ha posto Raul davanti a un dilemma: o accelera il ritmo delle riforme promesse, nel campo del rispetto dei diritti umani (nel solo 2016 ci sono stati finora 9.125 fermi di oppositori), della liberalizzazione dell&amp;#39;economia e della libertà di espressione, o rischia una nuova rottura con l&amp;#39;America o almeno un rinvio alle Calende greche dell&amp;#39;agognata abolizione delle sanzioni economiche.Che cosa farà ora che è finita la residua influenza di Fidel, contrario alla riconciliazione, è tutt&amp;#39;altro che chiaro. Con l&amp;#39;economia a pezzi dopo la fine degli aiuti venezuelani, non ha molta libertà di scelta. Ma poiché il regime è ancora solido, cercherà probabilmente di barcamenarsi fino al 2018, quando scadrà il suo mandato, lasciando a una nuova generazione di dirigenti meno legati al mito della revolucion il compito di completare la ripresa dei rapporti con l&amp;#39;America e di attuare le vere riforme di cui l&amp;#39;isola ha disperato bisogno. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480923173-funerale-fidel-castro-olycom.jpg" /> <![CDATA[Che noia l'orgoglio della ruga Elogio del ritocchino libero]]> Da qualche giorno sono assalita da un&amp;#39;irrefrenabile voglia di filler. Vi prego, gonfiatemi zigomi e fronte, voglio la pelle più levigata del mondo, rimpolpatemi le labbra, toglietemi di dosso gli ultimi dieci anni di corrugamenti, smorfie, raggrinzamenti cutanei. Voglio una pelle splendida. Ho 30 anni, non uno di più, il codice a barre sul labbro superiore non c&amp;#39;è ancora, non ho neppure le zampe di gallina sotto gli occhi, ma sull&amp;#39;angolo destro della bocca s&amp;#39;insinua, maliziosa, una increspatura. Non appena quel segno diventerà un vero e proprio solco - come si dice, non riesco a dirlo, una &amp;laquo;ruga&amp;raquo; - non avrò la minima esitazione. Dovrei perciò nutrire un qualche senso di colpa? Al gala parigino per il calendario Pirelli 2017 ero seduta a pochi metri da Nicole Kidman che aveva raccontato la gioia di essere fotografata dal maestro Peter Lindbergh senza trucco e senza ritocchi. Basta donne giovani e nude, adesso va di moda la rivincita della vecchiaia. Lindbergh ha confessato di sentirsi &amp;laquo;responsabile di liberare le donne dall&amp;#39;ideale di eterna giovinezza&amp;raquo;. C&amp;#39;è forse qualcosa di disdicevole nel tentativo di attenuare le imperfezioni del tempo? Oppure la religione dell&amp;#39;esteticamente corretto ci impone di abbracciare le rughe come la più esaltante delle conquiste? Poi ho acceso la tv e su Rai1 ho ascoltato Heather Parisi: &amp;laquo;La conoscete? ha esordito lei - È la mia faccia. Io non l&amp;#39;ho mai cambiata. All&amp;#39;inizio guardavo con disprezzo le donne che si rifanno il corpo per fermare il tempo e per i giudizi della gente. Ora la penso diversamente. Credo che la colpa non sia delle donne ma di un mondo che non ti vuole mai come sei&amp;raquo;. Il panegirico delle rughe porta con sé la reprimenda contro la chirurgia plastica. &amp;laquo;Se oggi a un provino hai un bel fondoschiena hai più possibilità di essere scelta&amp;raquo;, forse ai tempi della Parisi contava solo il cervello. &amp;laquo;Io ogni mattina trovo il coraggio di guardarmi allo specchio e di piacermi così. Perché ho la fortuna di avere a fianco un uomo che mi guarda per ciò che sono&amp;raquo;, beata te, cara Heather, ma cercare le proprie conferme in un&amp;#39;altra persona è sempre un&amp;#39;arma a doppio taglio. Ad ogni modo, l&amp;#39;orgoglio della ruga, come ultima frontiera del moralismo rosa, svela una ridda di luoghi comuni. La donna che ricorre all&amp;#39;aiutino non è per forza in lotta con la propria età, dilaniata da particolari dilemmi interiori. Magari si piace ugualmente, è sessualmente appagata, eppure pensa di poter ricorrere a un rimedio che la scienza mette a disposizione per migliorarsi un po&amp;#39;, per sentirsi più bella, senza il contorno di giudizi morali e psicologismi d&amp;#39;accatto. Un volto solcato di rughe non è bello. Fermare il tempo è un&amp;#39;illusione, così come raccontarsi che la vecchiaia e la giovinezza pari sono. La bellezza è della gioventù, prima che sfiorisca. Coglierla a pieno, e coccolarsi nel suo nostalgico ricordo, magari con un&amp;#39;iniezione di filler, non è reato. E neppure peccato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480861779-nemica-amatissima-3-k5x-u1100150478120jeg.it-800x445.jpg" /> <![CDATA[L'infermiera-assassina e le denunce ignorate Carabinieri nel mirino]]> &amp;laquo;Io di mia moglie mi fido ciecamente&amp;raquo;, disse il 21 novembre 2011 Massimo Guerra ai medici dell&amp;#39;ospedale di Saronno, che gli raccomandavano di stare attento con i farmaci che gli passava la moglie. Faceva male a fidarsi, Massimo Guerra: perché sua moglie era Laura Taroni, infermiera nello stesso ospedale dove era stato ricoverato in terapia intensiva. E lo stava avvelenando giorno dopo giorno, con farmaci di cui non aveva bisogno.Nella storia scioccante di Laura Taroni e del dottor Cazzaniga, gli amanti-assassini di Saronno, la vicenda di Massimo Guerra rivolge un ruolo particolare. Gli altri delitti, i quattro anziani pazienti mandati all&amp;#39;altro mondo con il cocktail di farmaci chiamato &amp;laquo;protocollo Cazzaniga&amp;raquo;, sono ammazzamenti senza movente, privi di una spiegazione diversa dal &amp;laquo;delirio di onnipotenza&amp;raquo; (parole di un collega) che aveva preso il dottore. Invece l&amp;#39;uccisione di Guerra ha un movente preciso, evidente: l&amp;#39;odio che la moglie provava verso di lui, figlio della sua aggressività e morbosità sessuale. &amp;laquo;Guarda che essere violentati dal proprio marito è una cosa terribile&amp;raquo;, dice Laura Taroni a un&amp;#39;amica in una intercettazione. Le intercettazioni d&amp;#39;altronde raccontano in modo brutalmente esplicito le abitudini sessuali di Guerra. Compreso il sospetto di andare a letto con la suocera (che anche lei morirà in modo oscuro e sospetto).Ma proprio sulla morte di Guerra le carte della Procura raccontano un dettaglio disarmante. Per due volte, prima che l&amp;#39;uomo morisse, era stato lanciato l&amp;#39;allarme: in modo formale, ai carabinieri di Saronno. Per due volte, l&amp;#39;allarme venne ignorato. E ora il comandante della stazione dell&amp;#39;Arma si trova anche lui sotto procedimento penale.È uno dei tanti esempi di ignavia di cui è costellata la storia di Saronno. Ci sono i silenzi incredibili dei colleghi, l&amp;#39;omertà che regnava nei reparti di un ospedale dove il &amp;laquo;protocollo Cazzaniga&amp;raquo; era noto a tutti. Ci sono le conclusioni della commissione d&amp;#39;inchiesta interna, che insabbia le denunce giudicando &amp;laquo;congruo&amp;raquo; l&amp;#39;approccio terapeutico di Cazzaniga. E già si sapeva di una lettera anonima inviata da una dottoressa ai carabinieri di Cantù, trasmessa alla procura di Como e lì rimasta.Ma quelle che ora emergono non sono lettere anonime: ma atti formali, nero su bianco. Nel novembre 2011, dopo che Guerra esce dalla terapia intensiva proclamando la sua (malriposta) fiducia nella moglie, i vertici dell&amp;#39;ospedale, di fronte alla inspiegabilità delle sue analisi del sangue, dove ci sono tracce evidenti di un antiepilettico e un antiaritmico che nessuno gli ha mai prescritto, decidono di segnalare la cosa. Il dottor Daniele Nassiacos scrive alla direzione ospedaliera; la direzione il 23 novembre manda un fax alla stazione dei carabinieri di Saronno; e i carabinieri cosa fanno? Niente. Il fax non viene trasmesso alla Procura. Resta lì.Il 17 aprile 2012, cinque mesi dopo, Guerra viene di nuovo ricoverato, l&amp;#39;anomalia delle sue condizioni stavolta è così evidente che un medico, Giancarlo Favia, la mette direttamente in rapporto con gli strani comportamenti della moglie del malato, l&amp;#39;infermiera Taroni. E chiama il comandante dei carabinieri: &amp;laquo;Gli dissi molto chiaramente che avevo il sospetto che Laura Taroni stesse architettando qualcosa per far fuori il marito&amp;raquo;. Il maresciallo gli dice di scrivere una lettera. &amp;laquo;Dopo un paio di giorni portai in caserma una mia memoria, in busta chiusa, consegnandola al militare all&amp;#39;ingresso&amp;raquo;. Quella memoria alla caserma di Saronno non risulta mai arrivata. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/01/1480577010-7113978.jpg" /> <![CDATA[Sgomberati i profughi: prima sotto un ponte e ora mandati per strada]]> Ci sono rimasti cinque mesi, sotto quel maledetto cavalcavia. I profughi afghani e pakistani accampatisi sotto i piloni della tangenziale est all&amp;#39;altezza dello svincolo di Linate, come aveva denunciato il Giornale a inizio luglio, sono rimasti dov&amp;#39;erano fino alle soglie dell&amp;#39;inverno.Lunedì sono stati sgomberati da tecnici del Comune e uomini della polizia locale, che hanno così cancellato quel piccolo villaggio di baracche e giacigli improvvisati sorto in poche notti d&amp;#39;estate a ridosso dell&amp;#39;ex Cie di via Corelli.Se già durante i mesi caldi la situazione era difficoltosa, con l&amp;#39;avanzare dell&amp;#39;autunno si è fatta insostenibile. I profughi dormono su materassi appoggiati sulla nuda terra, senza niente che li ripari dall&amp;#39;umidità. Cucinano all&amp;#39;aperto con fuochi liberi e il cibo è conservato in condizioni igieniche inimmaginabili, alla portata dei topi e degli scarafaggi.L&amp;#39;accampamento di Linate non ha mai contato meno di venticinque persone che ora sono per la strada, senza avere dove andare. &amp;laquo;La polizia locale ci ha detto di andarcene racconta Fahim, portavoce degli accampati Ma nessuno ci ha spiegato dove possiamo andare ora&amp;raquo;.Per la verità nelle scorse settimane i profughi si erano rifiutati di trasferirsi nei dormitori, nonostante il freddo: &amp;laquo;Nei dormitori non c&amp;#39;è mai la sicurezza di mantenere il posto a dormire, ci sono molti furti e alle sette del mattino bisogna uscire&amp;raquo;, protestavano. Ora però la situazione è cambiata e senza il vecchio accampamento sotto la tangenziale un riparo farebbe comodo.I migranti sono andati al Centro di aiuto della Stazione Centrale, ma raccontano che lì si sono sentiti rispondere che prima di tre o quattro settimane sarà difficile trovare loro una sistemazione nei dormitori allestiti nell&amp;#39;ambito del Piano emergenza freddo che come ogni anno parte proprio a fine novembre.Quest&amp;#39;anno però la città si trova ad ospitare un numero di profughi senza precedenti, con un aumento del 78 per cento delle richieste di asilo rispetto al 2015 (il dato, fornito dall&amp;#39;assessore Pierfrancesco Majorino, è di settembre). Il sindaco Beppe Sala ha chiesto a più riprese l&amp;#39;adozione di un piano nazionale che consenta di ripartire gli oneri dell&amp;#39;accoglienza fra le varie città, ottenendo dal ministro Alfano la promessa che il Viminale non invierà altri migranti all&amp;#39;ombra della Madonnina, dopo l&amp;#39;arrivo contestatissimo degli africani alla caserma Montello.Ora che l&amp;#39;inverno è alle porte si rinnova un tema che da anni è ormai protagonista delle cronache milanesi: come accogliere tutti, migranti in attesa dei documenti e &amp;laquo;semplici&amp;raquo; senzatetto, nelle strutture comunali. Nei giorni scorsi Majorino ha annunciato che dei 2.700 posti predisposti nei ricoveri, ne rimangono liberi ancora cento. Da metà novembre unità mobili diurne e notturne pattugliano le strade della città per portare aiuto ai senza fissa dimora che rifiutano di entrare in dormitorio. Un nucleo irriducibile di qualche centinaio di persone che non vogliono sentir ragioni e preferiscono affrontare l&amp;#39;inverno sul marciapiede pur di non doversi assoggettare alla realtà dei ricoveri.In molti, però, non sanno ancora dove andare. E qualcuno, come gli afghani e i pakistani di Linate, è ancora costretto a dormire all&amp;#39;addiaccio in attesa che si liberino i posti in dormitorio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/12/1468359035-img-8161.jpg" /> <![CDATA[Arma letale, pioniere dell'action thriller diventa una fiction tv riveduta e corretta]]> L&amp;#39;origine, il modello, è una serie di film, il primo del 1987, che ha fatto la fortuna di Mel Gibson. Gibson si era già fatto un nome interpretando Mad Max ma il ruolo del poliziotto svitato in Arma Letale, a fianco del bravissimo Danny Glower (il lato sano di mente della coppia investigativa), segnò il suo ingresso definitivo tra le star di Hollywood. E di fatto nasceva anche un nuovo genere cinematografico. L&amp;#39;action ironico, un thriller dove al lato poliziesco si affiancava un lato comico e ironico. Ora, ventinove anni dopo il primo film della saga, Lethal Weapon diventa una serie tv. La fiction, prodotta da Fox, e che negli Usa ha avuto un buon successo di pubblico, qui da noi verrà trasmessa su Italia1, in prima tv da oggi in prima serata. Gli sceneggiatori, tra cui Matt Miller (Forever e Chunk), hanno rivisitato la trama &amp;laquo;il giusto&amp;raquo;, cioè il minimo indispensabile. Se nell&amp;#39;originale Martin Riggs (interpretato da Gibson) era un veterano del Vietnam, in questa nuova versione è invece un ex Navy Seal che è diventato poliziotto.Quando perde, in un incidente, la giovane moglie e il figlio nascituro sprofonda in un tunnel di depressione e alcol. Trasferito al dipartimento di polizia di Los Angeles verrà affidato all&amp;#39;esperto detective di colore Roger Murtaugh. Murtaugh è un ottimo agente, ma ha tre figli, una bella moglie, ha appena avuto un infarto... Insomma a differenza del giovane collega ha poca o nessuna voglia di lanciarsi in azioni semi suicide contro i criminali. Questa collaudata modalità, nata nei vecchi film, funziona benissimo anche nella serie. E anche il gioco di battute tra i due poliziotti è ben strutturato come negli originali. Il giovane attore che ha preso il posto di Gibson, Clayne Crawford, è ovviamente quello che fatica di più a tenere il passo con il modello. Ha dalla sua però il fatto di essere belloccio. Va meglio a Damon Wayans che interpreta Murtaugh. Il risultato è una serie leggera che non impegna troppo e regala adrenalina. In un tempo di serie sempre più pesanti e intellettuali può essere un toccasana. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480922769-landscape-1474402374-lethal-weapon-clayne.jpg" /> <![CDATA[Il mio oro, i miei incubi e questi giovani talenti che non si sacrificano]]> Confida. &amp;laquo;Ho gli incubi. Da quando ho vinto l&amp;#39;oro a Rio. Mi sveglio come se mi stessi preparando alla finale. Nel sogno sono ancora in camera, al villaggio olimpico, e so che il giorno dopo avrò la gara. Nell&amp;#39;incubo non riesco a stare fermo, sono pieno di adrenalina&amp;raquo;.Sorride, Gregorio Paltrinieri. Rio, i Giochi, la medaglia e l&amp;#39;oro sono lontani quasi quattro mesi però dietro i luccichii del trionfo ci sono le scorie. Qualcosa gli è rimasto addosso. &amp;laquo;Credetemi, la tensione che avevo alle Olimpiadi è indescrivibile. Magari dal di fuori sembravo sempre molto distaccato e tranquillo, ma dentro... non avete idea. Ancora adesso mi chiedo come abbia fatto a reggere tutto. Mentre nuotavo la finale mi ripetevo in continuazione non pensare a niente, fai come se fossi a un campionato regionale&amp;raquo;.In effetti dicevamo tutti ah, però domenica tocca a Greg, medaglia sicura, vittoria sicura, quelle cose lì...&amp;laquo;Sì, e io percepivo il clima attorno a me del tipo vabbé la nazionale sta andando male però l&amp;#39;ultimo giorno c&amp;#39;è Greg. Siamo a posto, pensavo. E aumentavano adrenalina e tensione&amp;raquo;.Sarà diverso nei 1500 di domenica prossima a Windsor, Canada, i mondiali vasca corta al via domani.&amp;laquo;Ho iniziato tardi la preparazione, quel che viene viene. Ma proverò a dare il massimo come sempre&amp;raquo;.L&amp;#39;incubo ricorrente, la tensione a mille di un&amp;#39;intera nazione sportiva sulle spalle, che ne pensi del ritiro a sorpresa di Rosberg un attimo dopo aver realizzato il sogno della vita?&amp;laquo;Io stravedo per Hamilton, però Rosberg mi è davvero piaciuto. E poi ho letto la lettera che ha scritto, il modo in cui ha sottolineato quanto sia stata dura per lui. Sarebbe da premiare per questa onestà. Non credo sia il più talentuoso ma ha meritato tutto. Un vero combattente. Quanto al ritiro, condivido la sua decisione e ne ammiro il coraggio&amp;raquo;.Tu riusciresti mai?&amp;laquo;Quando ci si sente soddisfatti di quel che si è fatto e dentro cresce il desiderio di provare nuove emozioni, è giusto cambiare&amp;raquo;.Per questo i 10.000 in acque libere alle prossime olimpiadi, per questo l&amp;#39;università quest&amp;#39;anno?&amp;laquo;Sì, mi stimolano parecchio. Per staccare coi 1500. Non è che non abbia più voglia di farli, ma voglio affiancarli con una specialità nuova e divertente in cui penso di poter fare bene. Poi, certo, se libero la mia parte competitiva dico che ai Giochi di Tokyo vorrei vincere due ori&amp;raquo;.E lo studente?&amp;laquo;Scienze politiche, a Roma. Mi è sempre piaciuto studiare. Sto preparando Storia contemporanea ed Economia politica&amp;raquo;.A Tokyo da dottore, dunque.&amp;laquo;Dura. Ma se c&amp;#39;è una cosa che mi è mancata in questi anni è lo studio, imparare cose. È figo vivere l&amp;#39;università, lo capisco quando vedo i miei amici che si mettono sui libri&amp;raquo;.Saresti il sogno di ogni genitore.&amp;laquo;Per quanto mi piacciano il nuoto e la vita da nuotatore, man mano che cresco avverto il bisogno di qualcosa di extra. Come lo studio&amp;raquo;.Negli Stati Uniti i college sono organizzati e arruolano atleti di livello mondiale.&amp;laquo;L&amp;#39;approccio allo sport americano, quello della vita di college, mi piace. Ho iniziato a ricevere offerte nel 2012, avevo 17 anni... Però adesso, facendo l&amp;#39;università, riesco a svagare un po&amp;#39; dal nuoto per cui va bene così&amp;raquo;.Dopo Rio, visti i risultati, è passato il messaggio che molte nuove leve si accontentino.&amp;laquo;Quel che per me sbagliano molti atleti italiani è che arrivano alla vigilia della loro gara alle olimpiadi sentendosi già soddisfatti per il solo fatto di essere ai Giochi, di aver preso il kit della nazionale, di fare i selfie con Phelps nella mensa del villaggio. Credo che molte volte manchi il salto di qualità&amp;raquo;.Tuo padre la chiama visione. L&amp;#39;avevi già da bambino, quello che non si accontenta mai.&amp;laquo;Per me è normale così. Oggi si dice quello è giovane, ha 17-18 anni, deve crescere. Ma non voglio trovarmi un giorno a dire ah, io sono andato alle olimpiadi a 17 anni.... Voglio poter dire a 21 le ho vinte. Invece mi sembra che molti giovani si adagino, come se la nazionale fosse il punto di arrivo&amp;raquo;.Si dice anche che molti talenti siano restii a lasciare casa, a trasferirsi nei centri federali. C&amp;#39;è chi parla di bamboccioni.&amp;laquo;Sì, è vero. Io sono andato via da casa a 16 anni. Non sapevo nulla se non che volevo provarci. Adesso sembra quasi che si vogliano scusare i ragazzi per certe prestazioni... perché devono crescere&amp;raquo;Il primo giorno lontano da casa?&amp;laquo;Ricordo la prima sera. Sdraiato sul letto, a fissare il soffitto e a domandarmi che cosa avevo fatto. Fin lì ero stato via da casa 3, 6 giorni al massimo. Ora sarebbero stati anni&amp;raquo;.La Pellegrini introversa, tu solare, spontaneo.&amp;laquo;È quello che sono. Io voglio divertirmi in quel che faccio e lo sport mi piace così tanto che non riesco neppure a odiare l&amp;#39;avversario&amp;raquo;.Ma sei in grado di odiare te stesso?&amp;laquo;Molto più che gli altri. Perché la prima sfida è con me. Non sono mai soddisfatto, mi dico porca vacca hai sbagliato qui e là...&amp;raquo;.Che cosa ti ha detto il tuo tecnico, Stefano Morini, alla ripresa della stagione?&amp;laquo;Mi piace il rispetto che c&amp;#39;è tra noi. Mi ha detto che voleva portare avanti la collaborazione per altri 4 anni, fino a Tokyo, mi ha detto non siamo neppure a metà di quel che possiamo fare, mi ha detto anche un tempo sui 1500. Ma non lo posso svelare&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/08/10/1439188992-20150809.jpg" /> <![CDATA[Rapper contro Rovazzi: Ci ha copiato l'inizio del suo video]]> I rapper, si sa, non usano giri di parole. Sono frontali, si attaccano, si insultano, usano parolacce e scatenano &amp;laquo;faide&amp;raquo; appena possono. Stavolta il &amp;laquo;casus belli&amp;raquo; è il video di Fabio Rovazzi, l&amp;#39;autore di Andiamo a comandare che pochi giorni fa ha pubblicato il brano Tutto molto interessante con relativo video. Ed è proprio il video, che oltretutto ha già conquistato oltre cinque milioni di clic, ad aver attirato le critiche. Il primo a non farsi scrupoli e a criticarlo con un posto su Facebook è stato Salmo, rapper sardo incontestabile per la coerenza delle proprie posizioni: &amp;laquo;È una copia spudorata della mia Mr Thunder. Potete fare 100 milioni di click o 200 dischi di diamante ma la vostra originalità è sempre pari a 0&amp;raquo;. E poi giù un insulto: &amp;laquo;Continuate a fumarvi sto caxxx&amp;raquo;.In entrambi i video infatti c&amp;#39;è un colloquio tra l&amp;#39;artista e un discografico spregiudicato. Nel dibattito è intervenuto Francesco Facchinetti a difesa di Rovazzi ma Salmo ha subito replicato: &amp;laquo;Scusate la mia ignoranza ragà, ma chi è Francesco Facchinetti?&amp;raquo;. Nel frattempo si è inserito Marracash, che ha replicato a Salmo dicendo: &amp;laquo;A esser sinceri, io l&amp;#39;ho fatto ancora prima&amp;raquo;. Una faida in pieno stile, che fotografa le profonde spaccature all&amp;#39;interno della scena rap italiana. Ma Rovazzi? Prima di lui ha commentato Fedez, che con la sua Newtopia ha prodotto il brano: &amp;laquo;Non avete un c... da fare, siete proprio dei grandi. (...). Vuol dire che alla fine abbiamo vinto noi. Se fate così, sembra che non ve la vivete bene. Godetevi quello che avete&amp;raquo;. Infine anche Rovazzi replica sulle Instagram Stories: &amp;laquo;Rovazzi e i suoi amici, citandosi, cantano E dei tuoi commenti che metti in bacheca, aspetta che ti mostro il ca... che me ne frega&amp;raquo;. Insomma, un tipico battibecco tra rapper in versione social. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/30/1480504439-cattura.jpg" /> <![CDATA[Il vaffa di Grillo al premier. Ma dietro il successo, il nulla]]> Tra i vincitori, Beppe Grillo è quello che ha più paura della vittoria. Prima di festeggiarla nella notte, chiude la campagna elettorale con l&amp;#39;elogio del fallimento che &amp;laquo;è poesia&amp;raquo;, della sconfitta che può essere &amp;laquo;straordinaria e ci darà ancora più forza&amp;raquo;, assicura nel giorno del voto che &amp;laquo;l&amp;#39;importante, se dovessimo perdere, è non dare colpe a nessuno&amp;raquo;. S&amp;#39;è mai visto un favorito della corsa che cerca di esorcizzare un trionfo? Il fatto è che questo risultato mette alla prova il M5S.&amp;laquo;Evviva! Ha vinto la democrazia!&amp;raquo;, esplode sul suo Blog. E poi esulta con un &amp;laquo;Addio Renzi&amp;raquo;. Alla Camera Di Maio, Giulia Grillo, Crimi, Toninelli chiedono elezioni subito, senza &amp;laquo;galleggiare&amp;raquo; in parlamento per maturare la pensione. Subito, anche con un&amp;#39;Italicum corretto. &amp;laquo;Basta con il M5S associato all&amp;#39;antipolitica&amp;raquo;,sottolinea Di Battista.Sono i colonnelli, pronti a prendere il potere. Eppure, il leader ormai convinto di proporre l&amp;#39;unica, vera, alternativa al renzismo, ancora non riesce ad immaginarli nella stanza dei bottoni. Il suo incubo è Virginia Raggi, la sindaca di Roma che ha testato la capacità di governo del M5S con risultati avvilenti. E poi c&amp;#39;è l&amp;#39;impresa di concepire un programma per costruire e non solo per distruggere.È più difficile che fare il guastatore, il mattatore del Vaffa nelle piazze e allora la verve di comico un po&amp;#39; si sgonfia. Beppe la squadra da portare al Quirinale e il programma da presentare al parlamento sa di non averli anche se avvia le consultazioni della rete. A chi glielo chiede quando va a votare nel pomeriggio a Genova, risponde tra una battuta e una leccata alla matita copiativa, che sarà il popolo del web a decidere. &amp;laquo;Da martedì cominceremo sulla rete a condividere il programma su energia, politica estera, difesa. Stiamo lavorando sulle persone&amp;raquo;.Poi manda un messaggio al presidente Mattarella: &amp;laquo;Come prima forza politica del Paese siamo disponibili a fare tutti i passi necessari per arrivare alle elezioni politiche&amp;raquo;. In 2 anni e mezzo di renzismo il M5S s&amp;#39;è rafforzato, ora vuole sfruttare bene la vittoria referendaria. Forte è il grazie per la &amp;laquo;grande partecipazione&amp;raquo; al voto.Ora che Renzi ha annunciato le dimissioni, bisogna capitalizzare il consenso ottenuto arrivando alle urne sull&amp;#39;onda emotiva della bocciatura della riforma. Per questo il M5S insiste sulle elezioni anticipate subito. Certo, ci sarà da sbrogliare la matassa della legge elettorale. Difficile che i pentastellati si siedano al tavolo per cambiare l&amp;#39;Italicum, si accordino con gli altri dell&amp;#39;&amp;laquo;accozzaglia&amp;raquo;, come l&amp;#39;ha chiamata Renzi. Però una cosa è certa: una nuova versione della legge, non sarà mai così vantaggiosa per il M5S. Se cambia e in senso proporzionale, scomparirà il premio di maggioranza che rendeva così potente il partito vincitore. I voti di Grillo, allora, conteranno per quelli che sono. Insomma, la vittoria del No può riaprire gli occhi a chi è partito per un&amp;#39;avventura quasi impossibile e, ora che ha sbaragliato gli avversari, rischia di trovarsi davanti al castello senza saper che fare. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/06/09/1402316312-grillo.jpg" /> <![CDATA[Mille giorni corsi in solitaria dopo il fuoco amico contro Letta]]> Roma - Mille e 17 giorni, quasi tre anni a Palazzo Chigi, tutti corsi in solitaria. Oggi il premier Matteo Renzi andrà al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani di Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica eletto durante il suo mandato. L&amp;#39;incarico glielo diede il predecessore, Giorgio Napolitano.Il secondo esecutivo della XVII legislatura inizia con uno strappo. Quello con il predecessore del rottamatore, Enrico Letta, che viene messo da parte, insieme a tutta la vecchia guardia del Partito democratico. L&amp;#39;altro grande strappo politico di Renzi è proprio quello per la scelta del capo dello Stato, nel gennaio del 2015. La prospettiva di riforme condivise dal centrodestra naufraga con la scelta di Mattarella che taglia fuori Forza Italia.Durante tutto il suo mandato Renzi dimostra di volere fare da solo. In politica, ma anche nelle scelte chiave della politica economica, che affida al suo staff e ai consulenti di Palazzo Chigi, tenendo spesso i ministeri all&amp;#39;oscuro. Allergico ai commissari alla spending review. Sotto il suo mandato non ne resiste uno.Il decisionismo 2.0 di Renzi all&amp;#39;inizio sembra funzionare. All&amp;#39;inizio il consenso è ai massimi, testimoniato all&amp;#39;inizio solo dai sondaggi. Renzi dovrà aspettare un anno, per la precisione il voto europeo del maggio 2014 per avere un riconoscimento elettorale quasi ufficiale. E lo supera alla grande. Il Pd raccoglie una percentuale mai vista: il 40,8 per cento, anche grazie a provvedimenti popolari come gli 80 euro in busta paga, distribuiti quando il consenso era ancora al massimo, durante la cosiddetta &amp;laquo;luna di miele&amp;raquo;, il periodo d&amp;#39;oro che generalmente si dovrebbe utilizzare per le riforme più drastiche e meno popolari. Il meccanismo inizia a incepparsi con le leggi di Stabilità vere e proprie. Le ambizioni di riduzione della pressione fiscale si scontrano con gli obblighi europei. In mancanza di altro, Renzi punta sulla riforma del lavoro: il Jobs Act rende meno stabili i contratti di lavoro a tempo indeterminato, indebolisce alcune tutele. Poi la decontribuzione. Entrambi non danno i risultati sperati. Le difficoltà maggiori spuntano con il Salva banche, provvedimento fatto passare come una cura lieve, che poi si rivela una trappola per gli obbligazionisti di quattro importanti banche del Paese. Compresa Banca Etruria, il cui vicepresidente è stato il padre del ministro Boschi. Poi lo scontro con l&amp;#39;Ue, diventato insostenibile in occasione dell&amp;#39;ultima manovra, fatta tutta in deficit per cercare di riconquistare il consenso perduto. In questi mesi Renzi tende la mano persino ai sindacati. La ricerca affannosa di una nuova luna di miele, finita con il voto del referendum di ieri. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480922312-governo-renzi-quirinale.jpg" /> <![CDATA[Diavolo, meno male che Lapadula c'è]]> Milano I suoi numeri sono le uniche luci abbaglianti del Milan che vince senza convincere. Ancora una volta. &amp;laquo;L&amp;#39;anno scorso una partita del genere non l&amp;#39;avremmo mai vinta&amp;raquo; è la chiosa di Galliani da sottoscrivere. Sono i numeri di Gianluca Lapadula, la zucca diventata carrozza di vetro nella favola di Cenerentola. Eccoli: quarto gol, di cui due decisivi per guadagnare 6 punti secchi tra Palermo e Crotone, e una prova da combattente autentico. La sua giravolta in area, su rinvio maldestro di Trotta, è la stoccata di cui ha bisogno la squadra di Montella per domare finalmente un generoso Crotone arresosi, come è già successo troppe volte in campionato, nei minuti finali, a 4 primi dalla sirena. &amp;laquo;È un gol sporco di quelli che deve fare un attaccante come lui&amp;raquo; la perfetta didascalia di Montella che ben si addice alla prodezza balistica del giovanotto uscito tra gli osanna del popolo rossonero. &amp;laquo;Il suo arrivo è merito esclusivo di Silvio Berlusconi&amp;raquo; ha ricordato Adriano Galliani. &amp;laquo;Mi chiamò dall&amp;#39;ospedale dove era ricoverato per chiedermi di prendere Lapadula al volo prima che lo portasse via la concorrenza&amp;raquo; l&amp;#39;altro particolare. E Galliani chiamò al telefono Sebastiani, presidente del Pescara. &amp;laquo;Mi chiese una cifra e dissi subito sì&amp;raquo;: 9 milioni, pagamento in tre anni e Lapadula a Milanello.In partita il ragazzo con il 9 sulle spalle che gli sta portando una fortuna sfacciata (&amp;laquo;non sono scaramantico&amp;raquo; ha fatto sapere) non ha solo firmato il 2 a 1 definitivo ma procurato anche il rigore che avrebbe spianato in largo anticipo la strada al successo (fallo su di lui di Crisetig). Ha chiesto in modo convinto e insistente a Niang di lasciargli l&amp;#39;esecuzione dagli 11 metri senza riuscire a commuovere il francese che poi si è lasciato parare il destro angolato da Cordaz. Tutto inutile. Allora si è rimesso a lavorare sodo, battagliando su ogni pallone, prima di trovare una palla vagante da indirizzare in porta. &amp;laquo;Avevo voglia di firmare il mio gol a San Siro, una soddisfazione averlo fatto sotto la curva sud ma non sono contento della mia prestazione&amp;raquo; la sua analisi che è una spiegazione della sua grande forza. Nemmeno in un pomeriggio così si è sentito tre metri sopra le nuvole. Anzi addirittura ha provato a giustificare lo scarabocchio del suo sodale. &amp;laquo;Forse gli ho messo troppa pressione prima del rigore&amp;raquo; ha spiegato. Apprezziamo lo sforzo ma Niang, sotterrato dai fischi dello stadio, è indifendibile per lo scempio di ieri: mai un dribbling vinto, mai una giocata giusta, tanti stop falliti e per completare il disastro quel rigore sbavato.Che Lapadula non sia la solita anomalia del Milan di quest&amp;#39;anno lo si è intuito in tempi non sospetti. Ma deve averlo capito anche Carlos Bacca che ieri, dopo le polemiche per il suo viaggio (autorizzato) a Siviglia, si è presentato in tribuna a San Siro e ha impiegato un bel po&amp;#39; di minuti a distribuire autografi e foto-ricordo ai tanti tifosi che l&amp;#39;hanno riconosciuto e circondato. A questo punto il ballottaggio con Lapadula per la sfida di Roma di lunedì prossimo è inevitabile. Toccherà a Montella votare con un sì o con un no. Non sarà disponibile, per squalifica, Kucka entrato a pochi minuti dai titoli di coda ma ammonito per colpa dell&amp;#39;altro deficit, Locatelli. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/06/1478447895-lapadula.jpg" /> <![CDATA[Allegri ora aspetta Higuain e Dybala]]> La Juve ha chiamato, Milan e Roma hanno risposto. Il campionato è vivo, evviva il campionato. E per una volta la testa della Signora è sulla lotta per il tricolore pur nella settimana della Champions, ché la povera Dinamo Zagabria attesa mercoledì allo Stadium non potrà essere altro che vittima sacrificale: ai bianconeri basterà vincere per assicurarsi il primo posto del girone e non c&amp;#39;è da dubitare che ciò accada, visto che i croati hanno collezionato solo sconfitte (cinque) e preso gol a grappoli (13) senza segnarne nemmeno uno.Il match contro l&amp;#39;ex squadra di Mandzukic e Pjaca sarà però utile per tenere la testa sul pezzo e per approcciare nel modo migliore le due prossime sfide di campionato: il Toro domenica e la Roma sabato 17. Match seri, con i granata reduci dal ko di Marassi e i giallorossi che ieri hanno &amp;laquo;finalmente&amp;raquo; vinto una di quelle partite toste che fanno crescere il gruppo. La Juve però si è rialzata, mostrando contro l&amp;#39;Atalanta la miglior versione di sé, con Pjanic trequartista, un centrocampo pesante e una difesa in cui Rugani ha tirato la testa fuori dal guscio. Si sta guadagnando il rinnovo fino al 2021 e, se si confermerà ad alti livelli, anche gli acciacchi di Barzagli (in recupero) e Bonucci potranno essere attesi con maggiore serenità. Quanto al bosniaco, non ha la forza fisica di Pogba (non ci voleva un genio a capirlo) ma, se non deve rincorrere avversari e pallone, ha piedi che parlano (5 gol e 6 assist finora): potrebbe allora essere lui l&amp;#39;uomo chiave della Juve nuovo corso, intenzionata a tenere le marce alte in campionato come fatto negli ultimi anni dopo uno scappellotto. La partita di mercoledì sarà importante anche perché permetterà ad Allegri di rivedere Dybala, assente dal 22 ottobre: titolare oppure no, poco cambia. Conterà però averlo a disposizione quasi al meglio per gli impegni che seguiranno, ricordando pure la Supercoppa contro il Milan del 23 dicembre. Visto poi lo strapotere fisico e temperamentale di Mandzukic, Allegri si è pure lasciato prendere la mano: &amp;laquo;In alcune partite e con un centrocampo costruito in un certo modo, potremo anche giocare con lui, Higuain e lo stesso Dybala&amp;raquo;. Suona quasi come una minaccia per la concorrenza, pur se il Pipita non segna da 297&amp;#39;: &amp;laquo;Si vuole trovare un problema ogni tre giorni chiude Allegri - Quando è stato capocannoniere negli ultimi tre anni, non ha vinto lo scudetto&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/21/1474439541-allegri.jpg" /> <![CDATA[La ribellione degli italiani: il Sì rinchiuso in tre regioni]]> Hanno vinto gli italiani. Hanno detto a gran voce No al governo di Matteo Renzi. Dopo anni di progressiva disaffezione per la politica e conseguente diserzione di massa al momento del voto, fino alle ultime amministrative, ieri abbiamo assistito ad una inversione di tendenza. Il paese questa volta è tornato alle urne. Nel bene o nel male almeno questo a Renzi bisogna riconoscerlo: con il referendum costituzionale ha riportato alle urne un paese deluso, scoraggiato. Tanti elettori che non credevano più nel valore del proprio voto. Certo ci sono tornati per dirgli un bel No. Dunque vincono tutti gli italiani e perde uno solo: Renzi e i suoi renziani.Un plebiscito per il No con il 68,44 per cento di votanti. Renzi può consolarsi soltanto a casa sua in Toscana dove vince il Sì con il 52,42 ed in Emilia Romagna con il 50,35. La più netta vittoria del Sì la ottiene in Trentino con il 58,47. Anche Firenze non tradisce il premier con il Sì al 57,78. In tutte le regioni però stravince il No con il picco della Sardegna dove sale al 72 per cento e con la Campania oltre il 68.Antonio Noto di Ipr Marketing su Rai1 spiega che &amp;laquo;il No è stato consistente soprattutto al Sud e al Centro, mentre nel Nord la differenza è stata meno accentuata&amp;raquo;. Dall&amp;#39;analisi su base anagrafica dei votanti è emerso anche che &amp;laquo;i giovani, che si sono recati a votare soprattutto verso la chiusura dei seggi avrebbero votato contro la riforma, convincendo molto spesso gli anziani ad aderire alle loro posizioni&amp;raquo;.E dunque vince anche la Costituzione del &amp;#39;48 anche se gli italiani hanno ritenuto che fosse importante dire la propria non tanto sulla riforma costituzionale quanto sulle politiche del governo. Però l&amp;#39;elemento della difesa della Carta scritta dai padri costituenti ha avuto un peso relativo rispetto alla voglia di chiudere l&amp;#39;esperienza del governo Renzi.Vince sicuramente anche quella nutrita schiera di politici schierata per il No che il premier con superficiale arroganza aveva definito &amp;laquo;l&amp;#39;accozzaglia&amp;raquo; e che invece ora può bussare alla porta di Palazzo Chigi per chiedere al premier di togliere subito il disturbo. In questo senso era stato profetico il vecchio leader della Lega Umberto Bossi: &amp;laquo;Ci sono venti milioni di famiglie che stanno male: il referendum asfalterà Renzi&amp;raquo;. E infatti il primo a mettere il cappello sulla vittoria è il leader della Lega Matteo Salvini e l&amp;#39;obiettivo è chiaro mandare a casa Renzi, certo, ma anche riconfermare con maggior forza la sua leadership nel Carroccio. &amp;laquo;È una vittoria di popolo&amp;raquo;, esulta Salvini. Vince anche Silvio Berlusconi che si era speso in prima persona per il No &amp;laquo;Renzi si deve dimettere&amp;raquo;, chiede subito il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta che giudica quella di ieri &amp;laquo;una grande vittoria della democrazia&amp;raquo;. Vince anche Giorgia Meloni con Fratelli d&amp;#39;Italia decisamente schierata per il No. &amp;laquo;Bisogna andare subito al voto, - dice la Meloni- non serve un governo per fare la legge elettorale, pretendiamo di andare a elezioni subito&amp;raquo;.E a sinistra? Difficile definire vittoria quella della minoranza dem che si è schierata per il No. Anche se il loro leader Roberto Speranza scrive che &amp;laquo;oggi si è scritta una bellissima pagina di partecipazione democratica&amp;raquo;. Difficile definire vincitori i vecchi leader come Pier Luigi Bersani e Massimo D&amp;#39;Alema che hanno sconfitto Renzi certo ma hanno consegnato una splendida vittoria in mano al più pericoloso avversario del Pd: Beppe Grillo e il Movimento Cinquestelle. I pentastellati già affilano le armi e sono pronti all&amp;#39;assedio di Palazzo Chigi per chiedere subito le dimissioni del premier. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480871939-lapresse-20161204173146-21506039.jpg" /> <![CDATA[Butterfly, sfida temeraria per riscattare il primo flop]]> Come ormai ampiamente pubblicizzato quest&amp;#39;anno il rito operistico ambrosiano - vale a dire la stagione del Teatro alla Scala si apre con Madama Butterfly, il capolavoro che Giacomo Puccini affidò al teatro milanese per il suo battesimo. Era il 17 febbraio 1904, e il primo passo fu una clamorosa bocciatura. Un fiasco inatteso e tanto più cocente, in quanto riservato al compositore che aveva dato tre fra le più eseguite e ammirate opere del suo tempo, Manon Lescaut (1893), Bohème (1896) e Tosca (1900). Inaugurare la Scala con un&amp;#39;opera di Puccini non è una novità - in passato si è ricorsi a Bohème, ma soprattutto a Turandot, che nel suo fastoso corteo esotico esalta l&amp;#39;intero complesso artistico (orchestra, coro, mimi e figuranti). Butterfly, commovente dramma della seduzione, dell&amp;#39;abbandono e della morte di una piccola geisha è un&amp;#39;opera intimista (la solista è sempre in scena, il tenore scompare, salvo ritorno e fuga vigliacca nel finale, il coro ha pochi sprazzi e il poetico &amp;laquo;a bocca chiusa&amp;raquo; fuori scena) che va nel segno opposto alla prassi e alla liturgia fino ad oggi adottate nella tradizione inaugurale scaligera. La novità, su cui il tam tam mediatico odierno insiste, sta nell&amp;#39;aver scelto di Madama Butterfly la prima versione, quella appunto clamorosamente fischiata alla Scala, sollevando &amp;laquo;grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate, i soliti gridi solitari di bis fatti apposta per eccitare ancora di più gli spettatori&amp;raquo;, secondo quanto sintetizzò l&amp;#39;editore di Puccini, Giulio Ricordi, sulla sua rivista Musica e musicisti. In quella sede Ricordi informava i lettori del ritiro dell&amp;#39;opera e della restituzione dei diritti di rappresentazione alla direzione del teatro, decisione presa di comune accordo con il compositore e i librettisti, Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Lasciamo da parte il fatto non secondario che ricorrendo alla prima versione si segue la volontà dell&amp;#39;autore, che licenziò il testo definitivo dopo un lungo lavoro di lima (370 battute eliminate nel complesso, 126 a Brescia, 52 a Londra e 192 a Parigi) e tre decisive modifiche (in un successivo articolo ci soffermeremo in specifico sulle varianti musicali e testuali). Torniamo alle cause di quel fatale rovescio, nel quale ebbero un peso non secondario pettegolezzi, partiti e cammarille. Si parlò di vendette di colleghi anche se è difficile pensare a Pietro Mascagni, vulcanico livornese e compagno di studi al Conservatorio di Milano, stimolare imbeccate, solo perché geloso che un altro operista si occupasse di un soggetto giapponese (pochi anni prima Mascagni aveva scritto una delle sue opere più preziose, Iris). Altri tirarono in ballo un clima anti-toscaniniano che prese a bersaglio l&amp;#39;amante del maestro e protagonista dell&amp;#39;opera, Rosina Storchio (dal loggione si approfittò di un improvviso refolo che gonfiò il kimono per gridare che il soprano era in attesa di un figlio di Toscanini fatto che corrispondeva al vero). Ricordi aveva fiutato odor di prevenzione (&amp;laquo;Mai si videro tanti visi allegri, e gioiosamente soddisfatti come di un trionfo collettivo: nell&amp;#39;atrio del teatro la gioia è al colmo, e non mancano le fregatine di mani, sottolineate da queste testuali parole: Consummatum est! parce sepulto&amp;raquo;) e con ironia sottile paragonava il pandemonio scaligero alla guerra russo-giapponese. Il blocco navale di Port Arthur guidato dal famoso ammiraglio Togo risaliva a pochi giorni prima. &amp;laquo;Sembrava di assistere ad una battaglia di tutta attualità come se i russi in serrati battaglioni volessero dare l&amp;#39;assalto al palcoscenico per spazzar via tutti i giapponesi pucciniani&amp;raquo;. All&amp;#39;indomani del fiasco alcuni critici non faziosi esortarono il compositore a un lavoro di snellimento. Così avvenne. Se andarono perduti tesori lo scopriremo con l&amp;#39;ascolto diretto, quando si potrà dirimere il dubbio se la prima versione sia un&amp;#39;importante addenda o uno sfoggio musicologico. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480921982-cattura.jpg" /> <![CDATA[Signore, cafoni e scandali un po' esagerati]]> C i ha lasciati una Signora, Renata Fraizzoli. Signora vera dell&amp;#39;Inter, donna di un altro tempo; ironica, a volte perfida ma, alla fine, sempre di costumanza sincera, secondo un&amp;#39;epoca che ormai è soltanto ricordo. Il calcio viveva, anche allora, di tafferugli e risse in campo, come è accaduto a Roma ieri nel derbaccio. Ma certi veleni venivano tutti sputati durante la partita, finita la quale si passava ad altro. A Roma no. A Roma il derby è caput mundi, è più importante di mafia capitale e del referendum, è una guerra per bande. In campo i calciatori si insultano, provocano, guitti miserabili delle loro sceneggiate, come Strootman, un olandese che si è adeguato al clima gentile. Finita la contesa, scaricano la loro ignoranza davanti alla stampa. Il raffinato Lulic ha definito il tedesco Rudiger &amp;laquo;uno che vendeva calzini e cinture&amp;raquo;, quindi l&amp;#39;allenatore della Roma ha aggiunto alcune considerazioni da zitella inacidita. Luciano Spalletti ha difeso, in tivvù, il suo Emerson contro chi rompe continuamente i c..., poi ha annunciato che oggi aprirà le porte degli allenamenti per vedere quelli che lo prendono per il c... Ormai sono saltate le marcature, liberi tutti di mandarsi a dar via l&amp;#39;organo, in diretta televisiva o tramite altri media. Si usa la parolaccia non conoscendo la parola. Cinque anni fa, Edy Reja aveva così riassunto: &amp;laquo;A Roma il quadro è buono ma la cornice è marcia&amp;raquo;. Ora non c&amp;#39;è più nemmeno il quadro, visto l&amp;#39;Olimpico semivuoto.Marcio è il calcio, con le sue ultime vicende contabili, l&amp;#39;indagine sulla presunta evasione fiscale dei suoi grandi protagonisti, da Ronaldo a Mourinho a Jorge Mendes. Il settimanale L&amp;#39;Espresso, con altri media europei, ha pubblicato la prima puntata dell&amp;#39;indagine. Il tam tam di questi giorni annunciava il clamoroso coinvolgimento dei più importanti club italiani, dalla Juventus al Torino, dal Milan all&amp;#39;Inter, dalla Roma al Napoli. Nella prima puntata si è appreso che le società suddette non sarebbero direttamente coinvolte, semmai alcuni dei loro tesserati ma per contratti stipulati quando appartenevano a club stranieri (Higuain, Kovacic, Iturbe). L&amp;#39;Espresso annota, con due pagine, il caso di Fabio Capello sotto il titolo benefattore a pagamento. Capello avrebbe incassato la cifra di 75mila dollari, fatturati, per una partecipazione a tre amichevoli del Leo Messi&amp;amp;friends tour negli Usa con viaggio in business class e hotel a cinque stelle. Non viene data notizia se Capello abbia fatto beneficenza ma questo è un dettaglio ininfluente per gli investigatori. Lo scandalo, con fotografia, c&amp;#39;è. Eccome. O no? Amleto si sbagliava, il marcio non c&amp;#39;è soltanto in Danimarca. Una preghiera per Lady Renata. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/05/19/1432027950-dirittitvcalcio.jpg" /> <![CDATA[Ora la Ditta canta vittoria Pronta la riconquista del Pd]]> Raccontano che i collaboratori più fedeli di Matteo Renzi avessero programmato il ritorno in massa dentro il partito già da un paio di settimane. Ruoli, compiti, progetti e persino stanze nel palazzo di via Sant&amp;#39;Andrea delle Fratte. Poi i sondaggi sempre meno favorevoli e infine, ieri sera, il risultato disastroso. Tanto da fare pensare a un passo indietro di Matteo Renzi anche dentro il partito. Con la prospettiva delle dimissioni della segreteria del Partito democratico, gli appetiti della Ditta si sono risvegliati e ora il Pd in versione &amp;laquo;doc&amp;raquo; di Massimo D&amp;#39;Alema e Pier Luigi Bersani intende rivendicare la segreteria e il controllo sul gruppo parlamentare come spoglie di guerra. E già pensa a chi affidare il ruolo di leader del partito. L&amp;#39;identikit è quello di un democratico gradito anche alla maggioranza, ad esempio il ministro della Giustizia Andrea Orlando.Nei sogni dei dalemiani (lui, D&amp;#39;Alema, dice di interessarsi poco al partito, ma non è vero) e della sinistra bersaniana il cambio della guardia dentro il partito sarebbe dovuto avvenire subito dopo la vittoria del No. Ma la realtà, nonostante la vittoria schiacciante degli oppositori di Renzi e del governo, potrebbe essere diversa.&amp;laquo;Noi oltre a valutare i risultati che arriveranno, convocheremo gli organi del partito nel giro di pochi giorni e già martedì convocheremo la direzione nazionale per l&amp;#39;analisi dell&amp;#39;esito referendario&amp;raquo;, ha spiegato il vicesegretario Lorenzo Guerini. Quindi Renzi darà un segnale forte al partito. Ma non è escluso che il premier non scelga di lasciare Palazzo Chigi, rinunciando a un reincarico, per arroccarsi nel fortino dem del Nazareno, ambito da entrambi i Pd come trampolino per la rivincita.L&amp;#39;appello dell&amp;#39;ex segretario Pier Luigi Bersani qualche giorno fa, era per un &amp;laquo;Pd aperto, non chiuso in se stesso, che faccia da infrastruttura portante del centrosinistra. Il Pd, da solo, non ce la fa&amp;raquo;. Bersani vede un cantiere aperto, insomma, per scegliere alleati e, soprattutto il candidato premier per le prossime elezioni politiche. Che chiaramente non potrà essere Renzi.Proprio per questo Bersani spera che il premier lasci il partito, ma resti in qualche modo a Palazzo Chigi. Alla guida dell&amp;#39;esecutivo in un anno difficilissimo, con una legge di Bilancio da firmare che non potrà che contenere un conto salato. Facile in queste condizioni sfilare deputati e senatori a Renzi e farli schierare con la Ditta e impegnarli a rendere la vita ancora più difficile al premier. Uniche dimissioni richieste, appunto, quelle da segretario del partito.Se non succederà. Se la direzione sarà, come di consueto, addomesticata, la sinistra interna punterà su un congresso. Primo passo richiedere con forza la separazione tra le cariche di segretario e quella di premier. Poi cercare un candidato in grado di spaccare la maggioranza che in questi mesi ha sostenuto il premier. Ad esempio il ministro della giustizia Andrea Orlando, che si è schierato per il Sì, ma è gradito anche al partito doc.Per la minoranza Pd è una vittoria contro Renzi, ma anche contro quei democratici della sinistra interna che alla fine avevano deciso di sostenere il Sì, come Gianni Cuperlo. &amp;laquo;Oggi si è scritta una bellissima pagina di partecipazione democratica. L&amp;#39;Italia ha dimostrato ancora una volta di essere un grande Paese. Nel campo del No c&amp;#39;è stato un pezzo irrinunciabile del centrosinistra. Noi lo abbiamo rappresentato dentro il Pd. Il risultato che si preannuncia dimostra che eravamo nel giusto a difendere le convinzioni nostre e di molti militanti e cittadini del centrosinistra&amp;raquo;, ha commentato Roberto Speranza. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/10/18/1476790813-lapresse-20161012123204-20932937.jpg" /> <![CDATA[Renzi al Colle per dimettersi. Quattro nomi per Mattarella]]> L&amp;#39;affluenza altissima - oltre il 68% - e il peso numerico di quello che è stato un super &amp;laquo;No&amp;raquo; - quasi 20 punti di distacco - sono i due elementi centrali di quella che per Matteo Renzi è una sconfitta epocale. Non solo politica ma anche e soprattutto personale. Una disfatta che peserà inevitabilmente anche sul futuro del leader del Pd che ha voluto personalizzare il referendum costituzionale, trasformandolo di fatto in un plebiscito su di sé. Un plebiscito che ha perso sonoramente, mettendo forse a rischio anche la possibilità di rientrare a breve sulla scena politica. Sia che si voti a giugno del prossimo anno, sia - scenario meno probabile - che la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale nel 2018.Di certo, c&amp;#39;è che l&amp;#39;esperienza di Renzi a Palazzo Chigi si è conclusa questa notte. A mezzanotte e mezza, per l&amp;#39;esattezza. Quando il premier si è assunto la responsabilità della sconfitta e ha annunciato le sue dimissioni. Già oggi i passaggi formali, prima con l&amp;#39;ultimo Consiglio dei ministri e poi, nel pomeriggio, salendo al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani di Sergio Mattarella. Fino a ieri, in caso di vittoria del &amp;laquo;No&amp;raquo; il capo dello Stato era comunque intenzionato a rimandare Renzi alle Camere per verificare se avesse ancora o no una maggioranza parlamentare. Una strada che appare adesso piuttosto impervia, sia perché le proporzioni della sconfitta sono tali da non renderla facilmente percorribile, sia perché Renzi ha detto chiaramente di voler passare la mano ad altri. Anzi, i primi rumors raccontano di un leader del Pd che starebbe seriamente meditando un passo indietro anche come segretario del partito.Il capo dello Stato, però, continuerà comunque a cercare di percorre la via della stabilità. Molto difficile, dunque, che si voti a marzo come chiedono alcuni dalle opposizioni. Più probabile, invece, che si ragioni su elezioni anticipate a giugno (dopo il G7 che si terrà a Taormina il 26 e 27 maggio), con un governo di transizione che si occupi di approvare al più presto la legge di Stabilità. Tra le priorità, infatti, secondo Mattarella c&amp;#39;è da dare subito un segnale di solidità all&amp;#39;Europa, visto che con molta probabilità andremmo incontro a giorni di turbolenze finanziarie e con lo spread in salita. I nomi dei possibili traghettatori sono quelli già fatti in questi giorni: dal ministro dell&amp;#39;Economia Pier Carlo Padoan al presidente del Senato Piero Grasso, fino alla new entry delle ultime ore Romano Prodi. Una scelta su cui peserà anche quel che vorrà fare Renzi che, in quanto segretario del Pd, avrà comunque l&amp;#39;ultima parola. Non è detto, infatti, che il premier uscente voglia davvero andare al voto a giugno, visto che in soli sei mesi sarebbe davvero difficile recuperare tutto lo svantaggio accumulato nel voto di ieri. E in un simile scenario il nome giusto per Palazzo Chigi potrebbe essere quello di Graziano Delrio, uomo vicinissimo a Renzi. In questo quadro, ovviamente, si profila anche una durissima resa dei conti dentro il Pd, visto che i tanti parlamentari bersaniani che due anni fa diventarono renziani nel giro di una notte benedicendo il killeraggio di Enrico Letta ora sono pronti a seguire esattamente lo stesso schema con Renzi. Non è un caso che già ieri sera si vociferasse di movimenti in corso nei gruppi parlamentari dem.Non che le acque siano meno agitate nelle opposizioni. A parte i Cinque stelle, infatti, il centrodestra è destinato da qui breve a fare i conti con i due diversissimi approcci che hanno Silvio Berlusconi da una parte e Matteo Salvini e Giorgia Meloni dall&amp;#39;altra. A partire dal sedersi al tavolo per rimettere mano alla legge elettorale. Sarà proprio quello il primo terreno di scontro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480920912-mattarella.jpg" /> <![CDATA[Strootman segna e poi scatena la rissa Lulic nella bufera]]> Federico MalerbaÈ venerdì pomeriggio e in una delle tante radio romaniste si inganna l&amp;#39;attesa con un sondaggio: &amp;laquo;A chi regalereste un gol del derby?&amp;raquo;. E non c&amp;#39;è Totti o De Rossi che tenga, i conduttori-tifosi per una volta sono tutti d&amp;#39;accordo: lo regalerebbero a Kevin Strootman. Che dopo due anni e mezzo di calvario è tornato finalmente a giocare, ha fatto molto bene nei primi due mesi e poi ha accusato la fatica calando vistosamente.Le ultime tre-quattro partite dell&amp;#39;olandese erano state a dir poco anonime, ma i campioni si vedono nel momento della verità e Strootman lo è indiscutibilmente. Uno che senza infortuni adesso forse giocherebbe altrove, pagato a peso d&amp;#39;oro da qualche top club europeo. Se c&amp;#39;è una zona del campo in cui la Roma è molto più forte della Lazio è proprio a centrocampo, ed è significativo che a firmare la vittoria giallorossa siano stati proprio Strootman e Nainggolan dopo aver dominato il confronto diretto con Parolo e Milinkovic-Savic.Il gol alla fine gliel&amp;#39;ha regalato Wallace, vestendosi da Babbo Natale con venti giorni d&amp;#39;anticipo, e in quell&amp;#39;attimo Strootman ha completato la sua resurrezione. Già nel 63 minuti precedenti aveva dimostrato di essere quello vero, ripulendo tanti palloni sporchi in quel modo tipico che spinse Rudi Garcia a soprannominarlo &amp;laquo;la lavatrice&amp;raquo;. Poi il tocco a scavalcare Marchetti e la corsa liberatoria verso lo spicchio degli ottomila romanisti, mai così pochi nel giorno del derby.&amp;laquo;È brutto vedere una curva così vuota - ha detto Kevin - ma i tifosi che sono venuti sono stati importanti come i tre punti che abbiamo conquistato. Sono felice per loro e spero che le prossime volte vengano anche tutti gli altri, abbiamo bisogno di loro&amp;raquo;. Gli altri, a cominciare dagli ultras, hanno seguito la partita presso un centro sportivo nella zona sud della capitale tra inevitabili esultanze e striscioni polemici nei confronti dei colleghi laziali, che dopo aver a lungo disertato l&amp;#39;Olimpico per protesta contro le barriere stavolta ci hanno ripensato ripresentandosi in buon numero.Veleni che si aggiungono ad altri veleni. Perché dopo una vigilia esagerata - passata a caricare le squadre al grido di &amp;laquo;questa è una guerra etnica!&amp;raquo; e &amp;laquo;uccidiamoli!&amp;raquo; - la partita e il dopopartita non sono stati molto più edificanti. Lo stesso Strootman, tornando a centrocampo dopo aver festeggiato il gol, ha pensato bene di irridere la panchina laziale spruzzando dell&amp;#39;acqua in faccia a Cataldi; che ha reagito prendendolo per il colletto e rimediando un cartellino rosso mentre l&amp;#39;olandese se l&amp;#39;è cavata solo con un&amp;#39;ammonizione. La rissa che ne è scaturita ha coinvolto quasi tutti i giocatori ed è durata più di due minuti.Ma il punto più basso lo ha toccato Lulic, quando davanti alle telecamere di Mediaset Premium ha sfogato tutta la sua rabbia attaccando Rudiger: &amp;laquo;È un provocatore - ha detto l&amp;#39;eroe della coppa Italia laziale - anni fa a Stoccarda vendeva cinture e calzini e adesso fa il fenomeno, già prima della partita aveva parlato troppo. La colpa è di chi gli sta intorno e lo ha fatto diventare un ragazzo maleducato&amp;raquo;.La Lazio ha subito preso le distanze da queste dichiarazioni. &amp;laquo;Si tratta di parole dette a caldo dopo una sconfitta che ci ha fatto male - ha detto il responsabile della comunicazione biancoceleste Arturo Diaconale - Vogliamo chiuderla qui con le scuse del club e con quelle del giocatore&amp;raquo;. Se è veramente chiusa qui, però, lo deciderà la procura federale: sull&amp;#39;episodio verrà aperta un&amp;#39;inchiesta e se le frasi saranno ritenute di stampo razzista Lulic rischia una squalifica. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480866539-strootman.jpg" /> <![CDATA[Napolitano, il grande sconfitto che ha messo in ginocchio il Paese]]> Roma - L&amp;#39;ultima sortita è stata quella di ieri mattina quando il presidente emerito, Giorgio Napolitano, accompagnato dalla consorte Clio, ha votato per il referendum costituzionale al seggio in via Panisperna. Una giornata &amp;laquo;importante&amp;raquo;, s&amp;#39;è limitato a rispondere ai cronisti assiepati sottolineando vieppiù l&amp;#39;importanza della consultazione alla quale aveva sostanzialmente affidato il proprio testamento politico. È andata come i sondaggi prevedevano: King George, pertanto, è stato il grande sconfitto assieme a Matteo Renzi e a Maria Elena Boschi che alla riforma da lui ispirata avevano dato il proprio nome.Oggi, a pochi giorni di distanza, risultano quasi profetiche quelle parole del premier dimissionario pronunciate durante un comizio. &amp;laquo;Non sono attaccato alla poltrona come altri e sono stato chiamato da Napolitano per fare le riforme&amp;raquo;. Insomma, alla fine s&amp;#39;è scoperto che, fosse stato per Renzi, la faccia su quella modifica costituzionale non l&amp;#39;avrebbe nemmeno messa se non gliel&amp;#39;avesse chiesto il Quirinale. E altrimenti non si può spiegare quell&amp;#39;attacco frontale a Mario Monti e ai governi tecnici degli ultimi giorni di campagna, uno sgarbo bello e buono a Giorgio Napolitano che s&amp;#39;era abituato a trattare Palazzo Chigi come una propria dépendance, insediandovi l&amp;#39;uomo che ha messo in ginocchio il Paese a suon di tasse condannandolo a una recessione dalla quale ancor oggi fatica a tirarsi fuori nonostante la spesa in deficit di Renzi sotto forma di mance e mancette varie.Non per niente Silvio Berlusconi tutte queste circostanze non ha mancato di ricordarle durante i suoi interventi a favore del No invitando l&amp;#39;ex capo dello Stato a &amp;laquo;evitare esternazioni comunque ineleganti&amp;raquo;, visto che &amp;laquo;per anni avrebbe dovuto essere il garante delle regole della democrazia, e invece ha fatto di tutto per creare, promuovere e sostenere una serie di governi, da Monti a Renzi, non scelti dagli italiani&amp;raquo;. Non erano parole a casaccio quelle del Cavaliere perché fino all&amp;#39;ultimo minuto Napolitano aveva voluto far sapere urbi et orbi che quella era la sua partita, anche se la stava giocando da &amp;laquo;allenatore&amp;raquo;.&amp;laquo;Sono convinto della necessità di questa riforma da oltre trenta anni&amp;raquo;, aveva dichiarato a Porta a porta denunciando il clima arroventato che aveva trasformato, a suo dire, la campagna elettorale in &amp;laquo;una sfida aberrante&amp;raquo;. Perché, secondo il metro di giudizio di Napolitano, è da aborrire tutto ciò che incontra la sua personale riprovazione: un tempo Berlusconi, oggi Grillo, domani chissà. Vecchie coazioni a ripetere dei tempi di Botteghe Oscure.Per denigrare M5S, la scorsa settimana Re Giorgio s&amp;#39;era spinto oltre le colonne d&amp;#39;Ercole. &amp;laquo;Non esiste politica senza professionalità come non esiste mondo senza élite&amp;raquo;, aveva detto. Alla faccia della democrazia e della Costituzione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2013/06/03/1370240064-napolitano-0.jpg" /> <![CDATA[La rivincita di Berlusconi. Legge elettorale insieme]]> Berlusconi si gode la vittoria. Tornato ad Arcore dopo aver votato a Roma in mattinata, il Cavaliere aspetta i primi risultati davanti alla tv. Poi, ai primi exit poll che danno la schiacciante vittoria del No, il sospiro di sollievo e il sorriso. Come a dire: &amp;laquo;Lo sapevo. Avevo ragione io&amp;raquo;. Una bella rivincita per il Cavaliere che s&amp;#39;è sentito tradito dalla tracotanza del premier all&amp;#39;epoca del Nazareno. Berlusconi, però, a differenza dei suoi alleati di Lega e Fratelli d&amp;#39;Italia, non infierisce a caldo sul premier. Anzi, dice: &amp;laquo;Adesso un tavolo comune per fare una nuova legge elettorale. Noi ci siamo&amp;raquo;. Ovviamente ora il Cavaliere è in una posizione di forza, speculare a quella di debolezza di Renzi che, in ogni caso, continua a guidare il Pd. Ma il paletto del leader forzista ora è ben piantato a terra: &amp;laquo;Ora serve il proporzionale e poi si restituisca la parola agli italiani&amp;raquo;.Berlusconi torna centrale più che mai nel gioco politico. Ora il boccino è nelle mani del capo dello Stato e il leader di Forza Italia ha già fatto capire a Mattarella quale sarà l&amp;#39;atteggiamento degli azzurri: niente inciuci né governi tecnici ma atteggiamento responsabile. Berlusconi non chiederà elezioni subito ma avrà un atteggiamento collaborativo per rottamare l&amp;#39;Italicum e far partorire una nuova legge elettorale. Che dev&amp;#39;essere proporzionale con una soglia di sbarramento per evitare il proliferare dei partitini. Poi, la parola dovrà tornare agli italiani. Il proporzionale, si ragiona, consentirà anche di non fondersi con la Lega ma soltanto di fare una naturale alleanza come accaduto per vent&amp;#39;anni. Chi esulta chiedendo subito la testa del premier è Renato Brunetta: &amp;laquo;Per Renzi è un game over. Lui ha personalizzato la campagna referendaria ed ha detto che sarebbe andato via, se i dati sono confermati si deve andare a dimettere, quando e come lo decide lui ma lo deve fare&amp;raquo;. Ancora più chiaro: &amp;laquo;Il Pd ha la maggioranza ed ha il dovere di fare un altro governo visto che in Parlamento ha la maggioranza ma senza Renzi&amp;raquo;. E pure Mara Carfagna segnala che Renzi è giunto al capolinea: &amp;laquo;Chiudiamo questa brutta pagina; ora affrontiamo i problemi veri del Paese: più crescita e occupazione&amp;raquo;. &amp;laquo;Renxit&amp;raquo;, festeggia su Twitter il senatore Gasparri. In Forza Italia si fanno già anche alcuni nomi ma spetterà al premier, se dovesse lasciare, indicare il suo successore. Si scommette su Franceschini o Orlando.Naturalmente adesso è tempo di festeggiare per lo scampato pericolo. Per almeno due settimane le acque nel centrodestra saranno chete. Poi, tuttavia, nei dintorni di Arcore ci si aspetta che gli alleati cominceranno a pigiare sul tasto &amp;laquo;primarie&amp;raquo;. Il Cavaliere per ora non ci pensa. Anche perché proprio scavallato l&amp;#39;appuntamento referendario potrebbero arrivare notizie dalla Corte di giustizia di Strasburgo. Ma questa notte è soltanto una lunga notte per centellinare una bottiglia di champagne.Lo stesso champagne consigliato a un sostenitore incontrato fuori dal seggio in mattinata: &amp;laquo;Abbiamo una grande battaglia da qui in avanti e potrete farla soprattutto voi che avete le forze giovani. Io cercherò di mettercela tutta mah... Mamma mia...&amp;raquo;. E al giovane al suo debutto con il voto: &amp;laquo;Vai a casa e questo primo voto devi segnartelo sul diario e magari, aspettando il risultato, dopo berti una bottiglia di champagne, ma non tutta tu&amp;raquo;. Una parte, senza dubbio, l&amp;#39;ha bevuta questa notte il Cavaliere. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480921552-berlusconi-sorride-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Boschi, l'ex fidanzata d'Italia che ha perso il tocco magico]]> Roma - Addio monte Citorio sorgente dall&amp;#39;acque, ed elevato al cielo; articoli inuguali, poco noti a chi è cresciuto tra voi, e impressi nella sua mente... addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!Se la cavalcata dei Renzi è stata l&amp;#39;avventurosa scorribanda nelle praterie del potere, l&amp;#39;eroina, ora cavallerizza ora puledra, scalpita con i passi modesti di una Lucia Mondella di Laterina, circondario d&amp;#39;Arezzo. Colei che toccato il cielo costituzionale con un dito, e potendo carezzare sogni di futuro, precipitosamente cade assieme al suo cavaliere per un reato di presunzione, per l&amp;#39;oltracotanza verso i Padri fondatori della Costituzione. Triste è il destino di Maria Elena (Etruria) Boschi, le cui nozze con gli italiani, e con le riforme, prematuramente precipitano nel &amp;laquo;non s&amp;#39;ha da fare&amp;raquo;. Di Matteo, Maria Elena è stata controfigura al femminile, anche nei tic e nelle gaffe d&amp;#39;arroganza (sulle fattezze, beh, è tutt&amp;#39;altro discorso).Come lui, la Boschi ha preso l&amp;#39;infinita campagna referendaria per una spedizione punitiva in Russia. E lo si può capire, considerato il piglio guerresco mostrato più volte durante la conduzione dei lavori in Parlamento per lo stravolgimento di 47 norme costituzionali. Sempre attaccata all&amp;#39;iPhone, presumibilmente con il Capo in diretta, ha ostinatamente promosso arzigogoli e rimosso ostacoli al lesto procedere (leggi: senatori pidì). Più volte tacciata di essere essa stessa, in virtù del carattere saccente, d&amp;#39;ostacolo alla quiete dei lavori parlamentari, la Boschi sembrava comunque destinata a traguardi rosei quando è riuscita a condurre in porto il compitino consegnatogli dal suo boss di Palazzo Chigi. Inevitabile che la maestrina di Laterina, amena località di bassa toscana nella quale ieri ha deposto il voto, prendesse la campagna referendaria per fatto personale, con impeto degno di miglior causa. Dopo discrete incespicature iniziali (persino zittita da uno studente a Catania) che hanno costretto Renzi a sospenderla dalle comparsate televisive (non rendeva e s&amp;#39;impappinava, messa sotto pressione), Maria Etruria s&amp;#39;è ripresa nella parte finale, andando in lungo e in largo per lo Stivale come e più del suo Capo. In tv è stata immortalata mentre suggeriva alla Gruber, da padrona a sotto, di togliere parola e collegamento in studio a una contendente. Le sue dichiarazioni roboanti, la sua sicurezza disarmante, come si sarebbe detto nell&amp;#39;antica pubblicità, &amp;laquo;con la sua bocca può dir quel che vuole&amp;raquo;, non tolgono che la Boschi abbia nuociuto alla partita delle riforme costituzionali prima, durante e dopo. &amp;laquo;Le riforme sono la cassetta degli attrezzi del futuro, con il Sì vince l&amp;#39;Italia migliore, quelli del No sono coloro che da 30 anni parlano senza far nulla&amp;raquo;, sono alcuni degli slogan per una campagna che la signorina ha trovato &amp;laquo;davvero bella&amp;raquo;, scaricando sugli avversari l&amp;#39;onere di toni troppo forti. &amp;laquo;Nessuno di noi ha mai parlato di serial killer&amp;raquo;, ha protestata prendendosela con Grillo, suo bersaglio prediletto. Ma omettendo di ricordare l&amp;#39;irruenza strabiliante di Matteo. Che nel frattempo aveva rotto con la sua velocità di parola ogni muro di contenimento, dialettico e non. Ogni sfera elicoidale compresa, di noi poveri elettori. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/08/1478593460-lapresse-20161107210217-21234443.jpg" /> <![CDATA[La Lazio fa già i regali Il derby va alla Roma ma resta cacio e pepe]]> Roma Con il quarto derby vinto di fila, la Roma lancia un messaggio ben preciso al campionato: correre all&amp;#39;inseguimento della Juve prendendo a modello proprio i bianconeri. &amp;laquo;Vincere partite sporche anche giocando non benissimo come è accaduto contro la Lazio&amp;raquo;, sottolinea De Rossi. E se oggi Spalletti aprirà l&amp;#39;allenamento ai tifosi - che si svolgerà sul campo Tre Fontane, quello delle giovanili giallorosse -, da domani il pensiero sarà quello di superare i festeggiamenti del derby (&amp;laquo;ora alleggeriamo questa vittoria e guardiamo più in là del recinto, fuori dal Raccordo Anulare, perchè dobbiamo avere ambizioni maggiori&amp;raquo;, così il tecnico). &amp;laquo;Niente pullman scoperti e feste al Circo Massimo tanto per intenderci&amp;raquo;, sottolinea De RossiLa stracittadina rimane però tutt&amp;#39;altro che una sfida d&amp;#39;alta quota nonostante la classifica da vertigini di entrambe, ma vive tra veleni fuori e dentro il campo che la fanno restare una gara da &amp;quot;cacio e pepe&amp;quot; nonostante il salto di qualità annunciato (anzi sarebbe meglio dire auspicato) dalla sponda giallorossa. Finisce 2-0 per la Roma come sei anni fa e, strano scherzo del destino, anche allora la Lazio veniva da una vittoria all&amp;#39;ora di pranzo a Palermo. Segnano Strootman e Nainggolan, al loro primo sigillo nel derby, sugli errori fatali di Wallace (presuntuoso il suo disimpegno) e Marchetti (tuffo tardivo).In realtà la partita la truppa di Inzaghi la perde molto prima, ovvero dopo l&amp;#39;episodio controverso che coinvolge l&amp;#39;arbitro Banti e il suo addizionale Calvarese (sul presunto fallo di Biglia su Bruno Peres prima l&amp;#39;assegnazione del rigore, poi solo la punizione). Da allora, dopo che la Lazio aveva tenuto la partita in mano per venti minuti, subentra una sorta di timore di un avversario più forte tecnicamente.Non che la Roma faccia niente di particolare, ma Szczesny fa da spettatore e si gode l&amp;#39;uno-due micidiale che rompe l&amp;#39;equilibrio e manda in estasi lo spicchio di stadio di fede giallorossa. Sì, perchè forse è la prima volta che un derby capitolino registra un pubblico sulle tribune per tre quarti casalingo (quello biancoceleste). Il 4-3-3 spregiudicato della Lazio si ferma a due tiri alti di Immobile e a uno centrale di Lulic (Inzaghi non riesce a cambiare pelle alla squadra, non trovando alternative al grigiore del tridente d&amp;#39;attacco) e i biancocelesti confermano il calo nei secondi tempi (13 dei 16 gol incassati sono arrivati in quel periodo). Il 3-5-2 della Roma, che spesso passa a cinque in fase difensiva, si dimostra mossa umile ma efficace: modulo diverso per assenze di uomini chiave, ma che non impedisce ai giallorossi di segnare due gol (evento avvenuto quest&amp;#39;anno in campionato già 11 volte su 15). Così la truppa di Spalletti, con la fastidiosa e inutile trasferta di coppa a Giurgiu in mezzo, si prepara al doppio test decisivo per le sue ambizioni con Milan e Juve, quella di Inzaghi si rammarica per un derby perso di fatto per due errori, ma resta in orbita europea. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/24/1480023688-dzeko.jpg" /> <![CDATA[Referendum, valanga di No in tutta Italia. E Renzi si dimette]]> Il No è un&amp;#39;onda che dilaga in tutto il Paese. Attraverso il referendum sulle riforme costituzionali gli italiani decidono di bocciare, una volta per tutte, il pasticciato e lesivo ddl Boschi e lanciare un messaggio netto a Matteo Renzi. Che, a questo punto, non può far finta di nulla. Il 59,5% di No sono davvero troppi anche per lui. E così non gli resta che fare le valigie. &amp;quot;La poltrona che salta è la mia - annuncia al termine dello scrutinio - il mio governo finisce qui&amp;quot;. Domani salirà al Quirinale per presentare le proprie dimissioni.Game over. Una ics per bocciare quella riforma della Costituzione che Renzi ha fatto approvare, a colpi di fiducia dalle Camere più deboli di sempre. Il referendum è, infatti, di tipo conservativo: non prevede alcun quorum. &amp;quot;Approvate il testo della legge costituzionale concernente &amp;#39;disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?&amp;quot;, è la domanda alla quale sono stati chiamati a rispondere gli italiani oggi. Quelli che, però, il quesito ha provato a tenere nascosto sono i falsi risparmi anti casta, la sovranità popolare sminuita, lo squilibrio di poteri, il Senato confuso e l&amp;#39;addio al federalismo. In questi mesi Renzi ha usato tutti i trucchi per nascondere le magagne della riforma costituzionale e conservare la poltrona di Palazzo Chigi. Non ce l&amp;#39;ha fatta. Il 59,5% degli italiani lo boccia senza diritto di appello.La vittoria del Sì avrebbe consegnato definitivamente il Paese a Renzi e a un governo mai eletti. Gli italiani hanno, invece, deciso di rottamare il premier e quel sistema finanziario che lo ha sostenuto fino a questo momento. Lo hanno fatto andando a votare in massa. Tanto che il Viminale ha registrato un&amp;#39;affluenza boom (69%). E, mentre il vicesegretario piddì Lorenzo Guerini rimanda ogni decisione alla direzione di martedì prossimo e il fronte del No chiede a gran voce le dimissioni, Renzi lascia. Game over, appunto. Tutti a casa. Domani salirà al Colle da Sergio Mattarella per rassegnare le dimissioni. &amp;quot;Lo dico con il nodo in gola, non sono riuscito a portarvi alla vittoria - ammette in conferenza stampa - ho fatto tutto quello che si potesse fare in questa fase&amp;quot;. Ora la palla passa al capo dello Stato. Toccherà a lui decidere se andare a elezioni anticipate o tentare un governo tecnico con un altro premier non eletto, il quarto consecutivo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/05/1480897999-lapresse-20161205010027-21509474.jpg" /> <![CDATA[Mentana bacchetta Masia in diretta: Sei vestito da big gym]]> Manca poco all&amp;#39;inizio degli spogli dei voti del referendum e Enrico Mentana è già entrato in modalità maratona elettorale. Durante il telegiornale delle 20 ha dato vita ad un simpatico siparietto con l&amp;#39;inviato Masia (guarda il video).Mentana scherza in direttaIl direttore del Tg di La7, infatti, non deve aver apprezzato molto l&amp;#39;abbigliamento del suo inviato, che si è presentato in studio con una maglietta collo a &amp;quot;v&amp;quot; sotto la giacca. &amp;quot;Sei in tenuta da big gym&amp;quot;, ha detto Mentana in diretta. Masia, in evidente imbarazzo, ha sorriso e provato a ribattere.Alla fine del collegamento, però, Mentana è tornato all&amp;#39;attacco. &amp;quot;Masia, hai la cravatta storta&amp;quot;, ha scherzato il direttore, ricordando al suo giornalista che forse invece della semplice maglietta avrebbe fatto meglio a mettersi una cravatta.Poco prima della chiusura dei seggi partirà la maratona elettorale di La7 diventata ormai famosa soprattutto sui social network. Il direttore prima di iniziare il telegiornale ha anche fatto &amp;quot;visitare&amp;quot; virtualmente ai telespettatori lo studio in cui verrà atteso l&amp;#39;esito della consultazione referendaria.[[video 1338969]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480880873-schermata-2016-12-04-20.41.42.jpg" /> <![CDATA[In Austria vince Van der Bellen, l'europeista che difende i migranti]]> Nei ballottaggi bis si infrange il sogno della destra austriaca. Il candidato verde e progressista Alexander Van der Bellen ha vinto le presidenziali con oltre il 53% delle preferenze. Il candidato del Freiheitliche Partei Österreichs (Fpoe), partito di destra ultranazionalista, Norbert Hofer, non è riuscito nell&amp;#39;impresa che, dopo il primo turno, era sembrata a portata di mano. L&amp;#39;Austria finisce così nelle mani di un ex militante socialista e un europeista convinto. &amp;quot;Difenderò la libertà e l&amp;#39;uguaglianza - ha detto subito dopo la vittoria - sin dall&amp;#39;inizio mi sono sempre battuto in favore di un&amp;#39;Austria filoeuropea&amp;quot;.&amp;quot;Colgo l&amp;#39;occasione per congratularmi con Van der Bellen&amp;quot;, ha detto Herbert Kickl, il capo della strategia del Partito della libertà di Hofer, ammettendo la sconfitta del proprio candidato. Dal canto suo Hoefer, che su Facebook si è detto &amp;quot;terribilmente triste&amp;quot;, ha poi invitato &amp;quot;gli austriaci a unirsi e lavorare insieme&amp;quot;. L&amp;#39;esponente indipendente, che si è presentato alle elezioni presidenziali con il sostegno dei Verdi, era già risultato vincitore nel turno di ballottaggio del 22 maggio scorso con un margine di 31mila voti. L&amp;#39;esito era stato annullato dalla Corte suprema lo scorso primo luglio sulla base di un ricorso presentato da Hofer, sconfitto per un soffio, che contestava la regolarità del voto all&amp;#39;estero. Ora la partita può dirsi conclusa.Figlio di un padre russo e di una madre estone fuggiti dalla rivoluzione bolscevica del 1917, Van Der Bellen è stato preside della facoltà di Scienze economiche dell&amp;#39;Università di Vienna. In più di un&amp;#39;occasione ha criticato la linea dura sugli immigrati adottata del governo socialdemocratico e non ha mai nascosto le proprie simpatie per l&amp;#39;Unione europea. Tanto che, appena è stata evidente la sua vittoria, dalla Francia all&amp;#39;Italia sono fioccate le dichiarazioni di esultanza degli europeisti. &amp;quot;È davvero una bella notizia per l&amp;#39;Europa&amp;quot;, scrive il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni su Twitter. &amp;quot;Il populismo non è inevitabile per l&amp;#39;Europa&amp;quot;, fa subito eco il premier francese Manuel Valls. &amp;quot;Che sollievo per tutta l&amp;#39;Europa - commenta il vice cancelliere e ministro dell&amp;#39;Economia tedesco, Sigmar Gabriel - è una vittoria chiara contro il populismo di destra&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480871833-lapresse-20161204144432-21503890.jpg" /> <![CDATA[Inghilterra, trova la figlia ubriaca e la picchia davanti a tutti]]> Lo scorso primo maggio Helen Proctor, trentasettenne di Hull nell&amp;#39;East Yorkshire, era uscita con un amico per bere birra e vodka quando, nello stesso locale, ha trovato la figlia diciassettenne che beveva insime a degli amici.La donna, secondo quanto raccontato da Il Messaggero, ha iniziato a insultare davanti a tutti la figlia. La rissa è degenerata quando la madre, visibilmente ubriaca, ha aggredito violentemente la figlia buttandola a terra e iniziandola a colpire con dei calci.La figlia ha denunciato immediatamente Helen che si era subito difesa dicendo che in realtà era stata la figlia ad averla colpita. Le telecamere di sicurezza del locale, però, hanno dichiarato il contrario e la donna è stata costretta ad ammettere quanto fatto.Ha ammesso di essersi comportata in maniera ingiustificabile dicendo di vergognarsi per quello che aveva fatto e che aveva avuto un semplice attacco di rabbia. Helen però oltre ad aver picchiato la fglia in un luogo pubblico ha anche violato la sospensione condizionale di una pena di 16 mesi inflittale nel dicembre dello scorso anno per possesso e spaccio di anfetamine. Adesso è stata condannata a 11 mesi di reclusione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/11/13/1447418506-brindisi-vodka.jpg" /> <![CDATA[Beccato ubriaco al volante: Yaya Tourè arrestato a Manchester]]> Oltre la sconfitta contro il Chelsea il Manchester City deve far fronte anche a un arresto.Lo scorso 29 novembre, infatti, subito dopo la vittoria contro il Burnley, il centrocampista Yaya Tourè è stato fermato dalla polizia inglese mentre era al volante della sua auto ed è risultato positivo all&amp;#39;alcoltest.Le analisi sono state fatte due volte, prima al momento della fermata in strada, poi un&amp;#39;ora più tardi al commissariato di polizia. Il giocatore è stato subito rilasciato ma come riferiscono le autorità inglesi dovrà comparire in tribunale il prossimo 13 dicembre: &amp;quot;Lo scorso 29 novembre Yaya Toure è stato arrestato perché accusato di essere alla guida di un veicolo con un tasso di alcool superiore a quello legalmente previsto. Comparirà davanti alla Corte il prossimo 13 dicembre&amp;quot;.In Inghilterra però i taboid sono spietati e trovano subito lo scoop: nel 2012 Yaya Touré rifiutò una bottiglia di champagne, il premio per essere stato man of the match, motivando la decisione con il fatto che il suo credo religioso non gli permetteva di bere alcolici. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/09/30/1412053209-ipad-646-0.jpg" /> <![CDATA[Nonna sente rumore in casa e trova il cadavere del nipote]]> Era il primo novembre del 2014 quando Dyquain Rogers, ventunenne di Erie in Pennsylvania, scomparve senza dare nessuna notizia alla famiglia e lasciando a casa cellulare ed effetti personali.La denuncia della scomparsa era stata fatta tre giorni dopo, il 4 novembre, ma senza nessun indizio e nessuna pista da seguire le indagini non andarono avanti. Negli ultimi tempi Dyquain aveva scritto su Facebook dei post emblematici, in particolar modo quello del giorno prima della scomparsa, il 31 dicembre: &amp;quot;Sto attraversando il periodo più sfortunato della mia vita&amp;quot;.Mercoledì la svolta: un rumore anomalo proveniente dalla soffitta ha fatto spaventare Zanobia Richmond, nonna del ragazzo e, arrivata all&amp;#39;ultimo piano della casa, ha trovato il corpo del nipote disteso a terra.Come riporta Il Messaggero, la madre del ragazzo si era rassegnata alla perdita del figlio, pensando che fosse scomparso per motivi personali mentre adesso la famiglia, che non crede all&amp;#39;ipotesi del suicidio chiede delle risposte: Non pensiamo assolutamente che sia questo il caso. Vogliamo delle risposte&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480863114-602652-298790106888940-1340420974-n.jpg" /> <![CDATA[Lo sfogo di Heather Parisi: Io ospite della Cuccarini]]> Un calmoroso sfogo a cui seguiranno certamente diverse polemiche. Heather Parisi con un lungo post su Facebook e sul suo sito attacca senza giri di parole Lorella Cuccarini e la prduzione del programma &amp;quot;Nemicamatissima&amp;quot; che è andato in ona per due serate su Rai Uno. &amp;quot;Avrei voluto scrivere una lettera di soli ringraziamenti per avere avuto la grande opportunità di ritornare su RAI 1 a salutare il mio pubblico. Ma molte parole mi sono rimaste strozzate in gola. Avevo deciso di non parlare per rispetto a tutti coloro che mi hanno manifestato il loro affetto prima, durante e dopo le due serate. Ma è proprio per l&amp;#39;immenso senso di responsabilità che ho nei confronti del pubblico italiano che ho deciso di scrivere questo mio post.Sono arrivata in Italia piena di entusiasmo e di idee. A giugno mi sono fatta commuovere da parole e da promesse che non hanno mai visto la luce. Avevo detto: &amp;quot;Non voglio un programma di nostalgia, ma un programma impregnato di autoironia e che guardi avanti. Voglio dare spazio a ballerini giovani e ballare con loro non da protagonista, ma al loro servizio. Voglio prendermi in giro e non terribilmente sul serio. Voglio sketch, ospiti internazionali e tanta musica. Voglio raccontare due donne diverse. Voglio uno show che si ispiri al Saturday Night Live&amp;quot; spiega la Parisi.Poi l&amp;#39;affondo: &amp;quot;Una volta arrivata in Italia è stato un susseguirsi di no, ad ogni mia proposta, ad ogni mia idea, ad ogni mio sussulto artistico. Ho un sacro rispetto e una sincera ammirazione nei confronti di tutti gli incredibili ospiti di Nemicamatissima, ma mi devono spiegare per quale strana coincidenza i desideri della mia nemica amatissima siano stati esauditi e i miei no. Ho chiesto di costruire una storia che raccontasse le due protagoniste, attraverso duetti cantati alla Corben, sketch alla Maya Rudolph, ma non c&amp;#39;è stato verso e la risposta è stata sempre la stessa: facciamo televisione di successo da 20 anni e sappiamo come funziona. E così alla fine sono stata mandata sul palcoscenico in attesa che qualcosa accadesse e solo di rado ho incrociato la mia nemica amatissima. Piano piano il mio entusiasmo si è affievolito anche se non è mai mancata la mia totale dedizione e il mio massimo impegno. Ma questi da soli non bastano a fare un bel programma&amp;quot;.Poi aggiunge: &amp;quot;Molti hanno frainteso certa mia insofferenza e certe mie espressioni del volto per poco rispetto di questo lavoro. È esattamente il contrario. Sono una professionista impeccabile e detesto veder calpestato lavoro, abnegazione e rispetto per il pubblico in nome di pure convenienze di scuderia. Perchè di questo si è trattato. E questo è stato il peccato originale. Nel corso delle due puntate ho visto stravolto il mio balletto di apertura contro il volere della coreografa Veronica Peparini, ho visto tagliati pezzi interi di parlato con la mia nemica amatissima e amputata l&amp;#39;unica intervista che mi è stato concesso di fare. Il brano di apertura Stop the Fight Disco Bambina è stato tagliato di ben 30 secondi (un&amp;#39;eternità su una canzone di 3 min) con un editing orrendo che offende chi l&amp;#39;ha scritto e chi l&amp;#39;ha interpretato. Eppure li ballo e per davvero! È scomparso il mio sketch sul nome Heather e su come sia difficile per gli italiani scriverlo correttamente&amp;quot;. La Pariso a questo punto scende nei dettagli e spiega quali sono le parti dello spettacolo che di fatto sono state tagliate: &amp;quot;Con Lillo avevo letto una preziosa pagina di Gianni Rodari intitolata &amp;quot;L&amp;#39;acca in fuga&amp;quot; e Silvio Testi aveva scritto un Jingle proprio giocando sul mio nome. Scomparsi anche loro. Esigenze di tempo si dirà. Vero. Ma mi si deve spiegare ancora una volta per quale strana coincidenza i tagli sono avvenuti solo su numeri miei e mai sui numeri della mia nemica amatissima. Il monologo sulle rughe, su un testo tutto mio e che ho difeso con le unghie da ogni volontà di modifica, era stato interrotto da un applauso scrosciante che mi aveva commosso. Scomparso. Nello show non saluto Greggio, Bebè, Vecchioni, Nek e i protagonisti di Grease. Casualità? Forse perchè la sola padrona di casa era la mia nemica amatissima?La mia frustrazione era tale che a un certo punto della prima puntata mi sono ribellata e ho detto a Lillo: &amp;quot;perchè cerchi un ospite internazionale (Estiqaatsi)? Sono io l&amp;#39;ospite internazionale&amp;quot;.Perchè così alla fine mi sono sentita, un ospite del programma della mia nemica amatissima. Ovviamente anche questo stralcio di dialogo è stato tagliato. Chi se ne è preso cura, mi ha scritto che tutte le scelte relative al montaggio sono state decise dalla produzione e dagli autori. Nessuno mette in discussione il diritto di autori e produttore di metter in onda quello che ritengono più confacente alle proprie idee di spettacolo&amp;quot;.Infine l&amp;#39;amara analisi: &amp;quot;Come artista ho anche io il diritto di difendere il mio lavoro e la mia dignità. Vivo al di fuori del sistema e non temo le inevitabili ritorsioni del mio atteggiamento. Non voglio dire se Nemicamatissima è stato un show bello o no, lascio che sia il telespettatore a giudicare; certamente è stato uno spettacolo completamente diverso da quello che mi era stato prospettato e che avevo accettato con entusiasmo; uno spettacolo durante il quale non mi è stata data la possibilità di esprimermi come avevo chiesto&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480861779-nemica-amatissima-3-k5x-u1100150478120jeg.it-800x445.jpg" /> <![CDATA[Il Chelsea vola in Premier: Conte è il nuovo Special One]]> Antonio Conte ha conquistato Roman Abramovich e tutti i tifosi del Chelsea. Dopo un periodo iniziale di assestamento, i Blues stanno viaggiando alla velocità della luce con 8 vittorie nelle ultime 8 partite di Premier League. L&amp;#39;ex tecnico della Juventus e della nazionale italiana con i lavoro, il suo forte carattere e la sua tenacia ha ribaltato completamente il Chelsea che ora guarda dall&amp;#39;alto tutte le rivali al titolo. Nella giornata di ieri, i Blues hanno espugnato per 3-1 l&amp;#39;Etihad Stadium, casa del Manchester City di Pep Guardiola, con le reti di Diego Costa, Willian ed Hazard a rimontare lo svantaggio dopo l&amp;#39;autogol di Cahill.Il Chelsea di Conte è solido in difesa e letale in attacco: i Blues hanno il secondo miglior attacco della Premier League con 32 gol segnati in 14 giornate, solo l&amp;#39;Arsenal ha fatto meglio con 33, e hanno la seconda miglior difesa con 11 reti incassate, il Tottenham di Pochettino ne ha subite 10. Il tecnico leccese, dunque, dopo i primi dubbi di inizio stagione ha spazzato via le critiche ottenendo dei risultati fantastici. Ecco le sue parole alla tv inglese al termine del match contro il City: &amp;quot;Oggi potevamo vincere solo mettendo in campo il carattere. Dobbiamo credere nel nostro lavoro, ma dobbiamo anche migliorare ancora&amp;quot;. Conte sta sbaragliando la concorrenza, avendo la meglio su due squadre come City e United, molto quotate ad inizio stagione. La strada per conquistare il titolo è ancora lunga ma se andrà avanti di questo passo, l&amp;#39;uomo venuto da Lecce è destinato a scrivere pagine importanti al Chelsea, come fece un suo collega molto blasonato e ammirato dalla parti di Stamford Bridge come José Mourinho. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480849575-conte-2.jpg" /> <![CDATA[Massimiliano Spada, l'Italia che non s'arrende]]> Il libro di cui vi parlo oggi è un piccolo gioiello. Lo potete leggere in poche ore. E la gamma delle vostre sensazioni andrà dalla commozione alla gioia, qualche volta, se siete di lacrima facile, anche a un po&amp;#39; di pianto. È una storia straordinaria e vera, quella di Massimiliano Spada. Per i più un signor nessuno. Eppure uno dei grandi italiani. Di quelli che sono partiti dal niente e hanno tirato su la loro impresa. Leggetelo, leggetelo e fatelo leggere. La storia di Spada è la storia del successo dell&amp;#39;Italia, di quella parte migliore di questo Paese che ha lottato per conquistarsi un posto al sole. Grazie a loro oggi siamo una grande potenza industriale. Nessuno potrà mai ringraziare a sufficienza questi giganti italiani.Tutto parte da un paesotto della Brianza. Tac tac, è il rumore della pioggia nella latta che veniva usata dalla famiglia Spada come gabinetto e che veniva depositata all&amp;#39;esterno della casa. Un mondo in cui il problema era mangiare e combattere il freddo. Brianza. Anni &amp;#39;50. Non il Medioevo. E pensare che oggi è una delle regioni più ricche del mondo. Spada, ancora nel ventre della madre, perde il papà. Bellissime, commoventi le pagine in cui descrive la sua vita nel collegio degli orfani di Milano, i Martinitt. Per meritarsi una medaglia sul bavero della divisa si doveva lottare per mesi, eppure bastava un solo piccolo inciampo per perdere tutto. Ecco la filosofia che è rimasta in mente a Spada: un grande imprenditore si vede durante in periodo di crisi. La storia va poi giù veloce, i primi lavoretti, l&amp;#39;incontro con una bellissima donna che resterà sempre al suo fianco e che lo consiglierà per tutta la vita. E poi le esperienze manageriali nelle ditte farmaceutiche fino al salto nel vuoto. O meglio il passo che gli cambierà la vita e lo porterà a soli 33 anni a fare l&amp;#39;imprenditore acquisendo prima una quota e poi tutta la Vrv.Alessandro, Federico ed Elena, sono i tre figli che hanno pensato bene di far raccontare al padre questa straordinaria storia di successo imprenditoriale. Nel libro c&amp;#39;è un questionario della scuola per orfani di Massimiliano in cui gli si chiede se e perché è soddisfatto di stare in quel collegio. La risposta: sì, perché qui non mi manca niente. Aveva fame, ma non come a casa. Era vestito semplicemente, ma pulito. C&amp;#39;era un soffio di riscaldamento.Massimiliano si ammala pochi anni fa di Sla. E le ultime, malinconiche pagine, raccontano la sua vita nonostante la malattia. Che un anno fa lo portò via. Comprate il libro. Val la pena. È l&amp;#39;epopea di un John Galt della Brianza e potrete anche aiutare la ricerca su una malattia rara di cui si sa poco. Per avere una copia di Massimiliano Spada Matricola 264 occorre rivolgersi alla Fondazione Arisla (segreteria@arisla.org, telefono 0229528530). <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/04/1480841058-senzanome.jpg" /> <![CDATA[Simone Cristicchi: Metto in scena i dolori rimossi della storia d'Italia]]> In fondo Simone Cristicchi è un eretico. Si è fatto conoscere con un tormentone involontario (Vorrei cantare come Biagio), poi ha vinto il Festival di Sanremo con un brano composto dopo una visita in manicomio (Ti regalerò una rosa), ma poi mica ha inserito il pilota automatico pubblicando una canzone dopo l&amp;#39;altra, figurarsi: è diventato eretico. Per farla breve, si è trasformato nel cantattore, ha scritto libri, prodotto documentari e spettacoli o monologhi teatrali come quello rimasto in scena fino a oggi al Carcano di Milano (torna in tour dal 12 gennaio fino ad aprile) con uno spettacolo legato al suo omonimo libro edito da Mondadori: Il secondo figlio di Dio - Vita, morte e misteri di David Lazzaretti, l&amp;#39;ultimo eretico. Guarda il caso. In camerino, Cristicchi, che è serafico e ispirato, ha una testa di capelli come Branduardi e sul tavolino tiene una grossa foto proprio di Lazzaretti con un cero acceso sotto, spiega che &amp;laquo;i miei libri e le mie canzoni nascono affondando le scarpe nelle storie&amp;raquo;. Storie nascoste. O storie che per tanti è stato meglio nascondere, come quella di Magazzino 18 sulle foibe, spettacolo vincente e convincente che ha convinto anche tanti &amp;laquo;talebani&amp;raquo; a contestarlo. Romano, neanche quarantenne, Cristicchi è un caso più unico che raro, non è un polemista ma scatena polemica, insomma un investigatore vagabondo che stavolta si è fermato sul Monte Amiata dove nella seconda metà dell&amp;#39;Ottocento un barrocciaio (Lazzaretti, appunto) fondò la chiesa giurisdavidica, fu sostenuto da Pio IX e Don Bosco ma finì sotto le pistolettate di un carabiniere. Era il 1878. &amp;laquo;Aveva un carisma che trascinava le masse: se il socialismo è fallito perché camminava con una gamba sola, lui è riuscito a dare alla sua gente anche il lato spirituale&amp;raquo;, spiega senza accalorarsi perché la sua forza è la &amp;laquo;terzietà&amp;raquo;, raccontare le storie senza diventarne giudice, senza scendere in campo e indossare una maglia. Dopotutto, sorride sotto il casco di capelli, &amp;laquo;sono un osservatore esterno&amp;raquo;.Un osservatore molto curioso.&amp;laquo;Su Lazzaretti ci sono pochi libri, uno dei quali, ormai fuori catalogo, è quello di Arrigo Petacco: Il Cristo dell&amp;#39;Amiata. Ma nella sua terra si festeggia ancora il 14 agosto come il giorno in cui fu annunciata una nuova era&amp;raquo;.A occhio e croce, la storia sembra però quella di un esaltato.&amp;laquo;Le perizie hanno escluso la sua follia, e la diagnosi che ne fece Lombroso era la stessa che fece di San Francesco: Un mattoide affetto da mania religiosa. In realtà Lazzaretti era la strana via di mezzo tra una persona razionale e un visionario che invocava una convivenza come nelle prime comunità cristiane. Molti lo consideravano un pazzo sovversivo ma, tra la Toscana e la Sabina, conquistò il popolo e anche nobili, intellettuali, prelati... Negli anni Settanta il Pci organizzò spettacoli e conferenze dedicati a lui, ma poi tutto finì lì&amp;raquo;.Cristicchi, anche le sue opere corrono spesso sulla sottile linea rossa della follia.&amp;laquo;Reciterei Pirandello, ma non sarei credibile. L&amp;#39;istinto mi porta a percorrere altre strade mie personali&amp;raquo;.Allora vede che è un eretico?&amp;laquo;Sono un restauratore di memorie&amp;raquo;.Come quella delle foibe e dell&amp;#39;esodo giuliano-dalmata di Magazzino 18?&amp;laquo;Per alcuni la storia non ha sfumature e quello spettacolo ha incrociato i talebani, quelli che non capiscono che tra le pieghe della storia ci sono dolori mai raccontati&amp;raquo;.È stato molto attaccato e insultato.&amp;laquo;Quando hanno iniziato a insultarmi sui social ho continuato a rispondere che ero in buona fede. Poi si sono mossi gli antagonisti, gli anarchici, le teste calde dei centri sociali che spaccano le città. Mi ha deluso molto la posizione dell&amp;#39;Anpi. Nell&amp;#39;Anpi, l&amp;#39;Associazione nazionale partigiani, ci sono tante anime, anche quella che ritiene fascisti tutti gli istriani&amp;raquo;.Fatto sta che Magazzino 18 è stato uno dei pochi spettacoli teatrali recenti ad andare in scena &amp;laquo;sotto scorta&amp;raquo;.&amp;laquo;E mi è dispiaciuto per i poliziotti e la Digos che dovevano presidiare temendo contestazioni. Infatti, quando non c&amp;#39;erano pericoli in vista, li invitavo in sala a godersi lo spettacolo&amp;raquo;.Ha avuto 210 repliche con quasi duecentomila spettatori.&amp;laquo;In Toscana soltanto una, per dire, mentre in Veneto trenta e in Friuli- Venezia Giulia non so più quante. Quando mi contestarono a Firenze, il sindaco Renzi mi telefonò garantendomi che in futuro avrei potuto avere il più grande teatro cittadino per tutte le repliche che avrei voluto fare. Però pochi giorni dopo è diventato premier e tutto è passato nel dimenticatoio&amp;raquo;.Ma il pubblico non si è dimenticato...&amp;laquo;No, e ora percepisco così tanto affetto che non potrei più tornare indietro. Ma all&amp;#39;inizio non è stato per nulla facile&amp;raquo;.Perché?&amp;laquo;Perché proprio dopo il successo del mio brano Meno male (quello con il ritornello su Carla Bruni, ndr) sono andato nei teatri con il mio monologo sulla ritirata in Russia, ispirata dalla storia di mio nonno (Mio nonno è morto in guerra, ndr). Le sale erano mezzo vuote e, senza paragoni, mi è capitato un po&amp;#39; come capitò a Giorgio Gaber quando cambiò registro delle sue opere&amp;raquo;.Il pubblico italiano spesso è molto rigido.&amp;laquo;Non solo il pubblico. Confesso che non ricevere alcuna recensione dai critici italiani per tre o quattro anni mi ha fatto soffrire molto. Per capirci, Masolino D&amp;#39;Amico mi ha recensito per la prima volta solo quest&amp;#39;anno dopo l&amp;#39;allestimento del Secondo figlio di Dio a Cividale del Friuli. E ancora una parte dei teatri stabili italiani per me è chiusa, specialmente in Umbria e nelle Marche&amp;raquo;.Pregiudizi?&amp;laquo;Non lo so, forse vogliono soltanto commedie od opere sperimentali e non cercano il teatro civile&amp;raquo;.A proposito, lei ha firmato anche Le marocchinate. Altra memoria smagnetizzata della nostra storia recente.&amp;laquo;Ha presente l&amp;#39;episodio del film La ciociara con Sophia Loren violentata? Le marocchinate, monologo con Ariele Vincenti che lo porta in scena, parla della violenza delle truppe marocchine dopo aver sfondato la Linea Gustav nella seconda guerra mondiale&amp;raquo;.Anche qui a parlare è un &amp;laquo;terzo&amp;raquo;.&amp;laquo;Un pastore ciociaro che sposò una marocchinata, emarginata dalla sua gente perché non più vergine e forse infetta, e racconta la vita con lei che trascorreva il tempo a pulire perché si sentiva sempre sporca&amp;raquo;.Ostacoleranno anche questo spettacolo?&amp;laquo;Non so, ha appena esordito e aspettiamo proposte&amp;raquo;.E lei cosa aspetta dal suo futuro?&amp;laquo;Ho un sogno nel cassetto: portare in scena Canale Mussolini di Pennacchi, che mi ha pure incoraggiato a farlo. Poi una pièce per far ridere le persone, è un mio desiderio nascosto sa? E infine, chissà, magari torno pure al Festival di Sanremo...&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/01/07/1389082851-cristicchi.jpg" /> <![CDATA[I cinque vantaggi dell'essere mancini]]> Essere mancini non è un debolezza. Ad affermalo, come riporta Huffington Post è Stephen Christman, psicologo dell&amp;#39;università di Toledo che ha chiarito come non esistano prove valide per affermare che i mancini abbiano uno svantaggio fisico e psicologico. Ci sono, anzi, delle differenze fisiologiche e neurologiche che caratterizzano positivamente i mancini:- Possono pensare più rapidamente: Nel 2006 la rivista australiana Neuropsychology ha pubblicato uno studio secondo cui i mancini tendono a stabilire connessioni più veloci tra l&amp;#39;emisfero sinistro e l&amp;#39;emisfero destro del cervello, un vantaggio sicuramente positivo per chi pratica sport o gioca con i videogames.- Il mancinismo può influenzare il processo decisionale: Nell&amp;#39;analisi condotta dalla Stanford University si è scoperto che sia le persona mancine sia le detrorse possono essere implicitamente propense a scegliere il loro lato dominante avendo così effetti sorprendenti sul modo di giudicare le idee astratte come il valore. l&amp;#39;intelligenza e l&amp;#39;onestà. I partecipanti dell&amp;#39;analisi hanno osservato due colonne di illustrazioni e hanno dovuto scegliere la parte che sembrava loro più felice e onesta e i mancini hanno scelto, per la maggior parte, la colonna di destra.- I mancini sono avvantaggiati in alcuni sport: Proprio così, i mancini sono avvantaggiati in sport interattivi come box, scherma, tennis e baseball. Il 25% dei giocatori della Major League di baseball usano la mano sinistra.- Il cervello può organizzare le emozoni in modo diverso: La rivista Plos One ha scoperto nel 2012 che la motivazione è associata a un&amp;#39;attività più intensa nella parte destra del cervello mentre nel destrorsi succede il contrario.- I mancini possono essere più creativi: Molti mancini, secondo diversi studi, si comportano meglio nel processo di decisione se messi di fronte a diverse soluzioni per un unico problema. Si pensa anche che il cervello dei mancini possa avere un emisfero destro più sviluppato, la zona cerebrale maggiormente coinvolta nel pensiero creativo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/03/1480777310-img-mancino.jpg" /> <![CDATA[Pensionato ucciso a picconate per non aver pagato il conto]]> Sarebbe stato ucciso dal meccanico rumeno infuriato perché ancora non gli aveva pagato il conto di alcune riparazioni alla sua vecchia auto. È durato pochi giorni il giallo sulla morte di Vincenzo Caruso, 67 anni e pensionato a Roccagloriosa piccolo centro nel Cilento, in provincia di Salerno.L&amp;rsquo;anziano era stato ritrovato, martedì mattina, in fin di vita in un podere nei pressi della sua abitazione. Riverso a terra e con una profonda ferita alla testa. Accanto a lui un pesante oggetto contudente, un piccone, che, come hanno ipotizzato da subito gli inquirenti, sarebbe stato usato per colpirlo. Inutile la corsa in ospedale, il 67enne è spirato poco dopo l&amp;rsquo;arrivo nella struttura sanitaria di Sapri.Le indagini si sono subito concentrate sulla pista di una lite finita male. L&amp;rsquo;uomo che ha ucciso Caruso lo conosceva e con lui ha litigato fino a perdere il controllo e ad aggredirlo mortalmente. E nella serata di ieri la svolta decisiva nell&amp;rsquo;inchiesta. I carabinieri, come riporta il Mattino, hanno fermato un meccanico 40enne, di origini rumene. L&amp;rsquo;uomo avrebbe confessato di aver litigato con il pensionato.A scatenare l&amp;rsquo;ira del 40enne sarebbe stato un vecchio debito del pensionato che questi non gli aveva ancora saldato. Gli aveva aggiustato la macchina ma non lo aveva pagato e tanto è bastato a far perdere la testa al meccanico. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/11/1478853955-carabinieri-6.jpg" /> <![CDATA[Belen Rodriguez in topless su Instagram. La foto fa impazzire i fan]]> Per Belen Rdriguez questo è un ottimo periodo. Lavoro, amore, carriera tutto procede a gonfie vele.La showgirl argentina è riuscita anche a coronare il sogno di condurre Striscia la Notizia. Ha un fidanzato che la ama e un ex marito che dice di essere ancora molto legato a lei. Un figlio che cresce giorno dopo giorno. Insomma, tutto sembra andare alla grande.E per condividere con i suoi fan questo momento di grandissima gioia, Belen ha deciso di lasciare tutti a bocca aperta. Su Instagram, infatti, qualche ora fa, ha pubblicato una foto in topless davanti ad uno specchio. L&amp;#39;argentina, probabilmente, si trova in palestra e dopo aver fatto fatica si gode il meritato relax.L&amp;#39;immagine, che in pochi minuti ha fatto il giro del web, ha letteralmente lasciato senza parole i suoi fan. &amp;quot;Tu vai in palestra così?. Azz... miè venuta voglia di andare a sudare e a fare fatica&amp;quot; - scrive un utente sotto la foto di Belen. Ma d&amp;#39;altronde si sa, la Rodriguez sa come giocare le sue carte e sa bene dove andare a colpire. (Guarda la foto) Epa epa&amp;bull; #relax #ricomiciamo #gymUna foto pubblicata da María Belén Rodriguez (@belenrodriguezreal) in data: 2 Dic 2016 alle ore 07:42 PST <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/02/1480698368-belen.jpg" /> <![CDATA[A Milano arriva una pista da sci al coperto]]> Sciare a Milano? Presto sarà possibile. È in discussione infatti in Regione Lombardia il progetto della prima pista da sci al coperto in Italia. Come racconta il Giorno, si tratta dell&amp;#39;ultimo intervento di riqualificazione dell&amp;#39;area dell&amp;#39;ex Alfa Romeo di Arese, alle porte del capoluogo lombardo dove già sorge &amp;quot;Il Centro&amp;quot;, il centro commerciale tra i più grandi d&amp;#39;Europa. Marco Brunelli, l&amp;rsquo;imprenditore del Gruppo Finiper che ha acquistato l&amp;rsquo;area, ha presentato il progetto ottenendo per ora esito positivo, ma resta il nodo finanziamenti per i trasporti pubblici che dovranno collegare la città e il polo di Arese. È ancora presto, quindi, per conoscere le tempistiche di realizzazione della struttura. Si parla però di una pista lunga 350 metri e larga 60, con un dislivello di 60 metri. Sarà sospesa su pilastri, immersa nel verde e coperta da ua neve artificiale che permetterà di sciare in qualsiasi periodo dell&amp;#39;anno. Nella struttura sarà poi presente un albergo e un&amp;#39;area ristorazione. Un po&amp;#39; più piccolo, ma simile allo &amp;quot;Ski Dubai&amp;quot;, il complesso sciistico degli Emirati Arabi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/02/1480683331-ski.jpg" /> <![CDATA[La nuova fiamma di De Martino: Diletta Puecher]]> Stefano De Martino avrebbe una nuova fiamma. Secondo quanto riporta il blog di Alfonso Signorini, il ballerino di Amici avrebbe completamente archiviato il matrimonio ormai finito con Belen Rodriguez e così si sarebbe tuffato in una nuova relazione. Signorini, sempre sul suo blog, ha mostrato l&amp;#39;immagine della ragazza ma non ne ha svelato l&amp;#39;identità. E a fare nome e cognome c&amp;#39;ha pensato invece Fanpage. Si tratterebbe di Diletta Puecher, modella e showgirl di origini ungheresi. Nata a Roma nel 1993 è giovanissima. Ha già lavorato per alcuni spot di una compagnia telefonica e anche per &amp;quot;Rai dire Europei&amp;quot; con la Gialappa&amp;#39;s. Inoltre Diletta sconfesserebbe le voci su una relazione tra il ballerino e Sara Gabriele. Va detto che Stefano De Martino ha saputo nascondere bene i suoi affari di cuore. Qualche tempo fa la stessa Belen, che adesso frequenta il pilota di MotoGp, Andrea Iannone, aveva affermato di avere qualche sentore di una nuova fidanzata al fianco del suo ex marito. Ma adesso a quanto pare quel pensiero potrebbe diventare una certezza... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/01/1480613590-dieltta.jpg" /> <![CDATA[Lapo Elkann, scontro tra la Moric e la Lucarelli]]> Nina Moric contro Selvaggia Lucarelli. Dopo il finto sequestro di Lapo, la giornalista del Fatto ha attaccato il rampollo di casa Agnelli e così ai microfoni di Radio Cusano Campus, la Moric ha risposto per le rime. &amp;quot;Lapo è un ragazzo molto in gamba&amp;quot;, &amp;quot;una persona molto sensibile che sta attraversando un momento di difficoltà&amp;quot;, dice a Radio Cusano Campus, &amp;quot;trovo disgustoso che tutti stiano buttando fango su di lui, dicendo fesserie e ridendo sopra a una brutta storia. La situazione è già abbastanza tragica, servirebbe silenzio&amp;quot;.E la Lucarelli prima &amp;quot;attacca certe pagine Facebook e poi fa una fiaba su quello che potrebbe essere accaduto a Lapo. Ma anche lei è madre, domani potrebbe toccare a suo figlio di trovarsi in una situazione simile&amp;quot;. Poi l&amp;#39;affondo &amp;quot;Se questo ragazzo domani si suicida? Noi siamo bulli, tutti quelli che lo hanno deriso hanno fatto una cosa grottesca, bruttissima, che mi fa vergognare. Parliamo sempre di bullismo e poi siamo i primi a festeggiare quando accadono le disgrazie agli altri&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/21/1479726471-moric.jpg" /> <![CDATA[Le 10 regole di igiene che fanno infuriare le dipendenti di un hotel]]> Ha suscitato non poche polemiche la mail mandata dal management del Dorchester Hotel di Londra alle dipendenti in cui sono ricordate in 10 punti delle regole di igiene generale.La struttura, come riporta il Corriere della Sera, si affaccia su Park Lane, di fronte ad Hyde Park e ospita spesso personalità molto importanti come Reali, capi di stato, star del cinema o della musica.Le dipendenti dell&amp;#39;hotel devono infatti, secondo la mail, andare a lavorare con le gambe depilate anche se si indossano i collant, truccarsi in modo completo, avere capelli e denti ben lavati, usare il deodorante e avere delle mani ben curate. Tra le cose che non si possono fare le donne non possono avere un trucco eccessivo o troppo vistoso, presentarsi al lavoro con la pelle grassa o avere le unghie mangiate o con lo smalto rovinato.La mail non è passata inosservata e molte associazioni per i diritti sulle donne si sono schierate con le dipendenti. &amp;quot;È inaccettabile per qualsiasi donna che le venga detto cosa indossare e come presentarsi in pubblico. Le impiegate dovrebbero concentrarsi su ciò che permette loro di svolgere un buon lavoro e che porta risultati. Siamo nel 2016, non nel 1970, dobbiamo smetterla con la mercificazione delle donne&amp;quot;, ribadisce la Fawcett Society.Dall&amp;#39;altro lato il famoso hotel londinese chiarisce che l&amp;#39;email è solo stata solo un reminder alle dipendenti visto che le regole erano già state chiarite in fase di assunzione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/30/1480529744-15025558-10154684251407288-8390623944999030877-o.jpg" />