<![CDATA[il Giornale]]> Wed, 28 Sep 2016 10:28:21 +0200 Wed, 28 Sep 2016 10:28:21 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Carabiniere contro i migranti ​Ci vorrebbe una bella bomba]]> Una frase detta in privato da un carabiniere, ma registrata con un telefonino. Un consiglio e uno sfogo. A Monza in uno stabile di via Asiago vivono 126 migranti e solo 34 italiani. Una sorta di assedio. Alcuni giorni fa uno dei migranti avrebbe tentato il suicidio, gettandosi da un balcone. La frase del carabiniere contro i profughiSecondo quanto riporta ilpopulista con un video, infatti, i cittadini sarebbero accorsi in piazza, sconvolti da quanto successo. Sul posto sono arrivate anche le autorità: un&amp;#39;ambulanza e alcune moto dei carabinieri. Uno dei cittadini ha registrato una parte del dialogo tra militari e abitanti. &amp;quot;Questo se lo dimettono poi torna qua&amp;quot;, dice il carabiniere. &amp;quot;Sì, sì&amp;quot;, convengono i cittadini, &amp;quot;ma il prefetto ha pure detto: &amp;#39;Questa è bravissima gente&amp;#39;&amp;quot;. Poi la frase che farà scatenare alcune proteste: &amp;quot;&amp;#39;Na bomba bisognerebbe dargli&amp;quot;, afferma il militare - perché non andate in televisione? Andate tutti i giorni a rompere le scatole&amp;quot;. Poi il video si chiude. E tutto torna alla normalità. Ma rimane l&amp;#39;esasperazione dei cittadini. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475049815-cattura.jpg" /> <![CDATA[A Torino le prime nozze fra due suore lesbiche]]> Chissà cosa deve aver pensato il sindaco di Pinerolo, quando si è visto arrivare in Comune due suore che gli hanno chiesto di poter contrarre un&amp;#39;unione civile. La storia è tanto singolare che merita d&amp;#39;essere raccontata.Ha per protagonista due donne, Isabel e Federica, che domani si uniranno civilmente dopo aver abbandonato l&amp;#39;abito sacro a cui avevano votato la propria intera esistenza. Conosciutesi e innamoratesi in convento, le due ex religiose si sono innamorte e hanno deciso di trascorrere la propria vita in coppia. Così si sono recate in Vaticano e hanno avviato le pratiche per lasciare la vita religiosa.Dopo la cerimonia in municipio, domani parteciperanno a un funzione religiosa al termine della quale verranno anche benedette. Naturalmente - non potrebbe essere altrimenti - da un prete sospeso a divinis, Franco Barbero, interdetto da Papa Giovanni Paolo II nel 2003 proprio per le sue posizioni favorevoli ai matrimoni omosessuali.Le due spose, infatti, non hanno abbandonato la Fede: &amp;quot;Non è pudore, ma paura dei pregiudizi -spiegano a La Stampa - Non vogliamo diventare delle celebrità, ma vivere serenamente insieme e trovare presto un nuovo lavoro. Usciamo dal convento, ma non lasciamo la Chiesa e non dimentichiamo la Fede.&amp;quot; <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475048613-1421769389-suore-full1.jpg" /> <![CDATA[Il cacciatore di nazisti: A processo anche i civili]]> Da Ludwigsburg &amp;ndash; È una lotta contro il tempo, quella di Jens Rommel, il più famoso cacciatore di nazisti della Germania. Scovare gli ultimi criminali del Terzo Reich ancora vivi, farli processare e condannare prima che sia troppo tardi. Ma è anche una sfida più grande e ambiziosa la sua: estendere l&amp;rsquo;idea di responsabilità per i crimini nazisti anche ai gradi più bassi dell&amp;rsquo;amministrazione. Non più solo militari, gente che ha dato ordine di uccidere. Anche una semplice telefonista di un lager deve essere ritenuta responsabile, secondo la linea portata avanti da Rommel. Un&amp;rsquo;idea che, si affermasse, potrebbe cambiare per sempre &amp;ndash; da un punto di vista giuridico e morale &amp;ndash; il nostro modo di considerare i genocidi.Jens Rommel è una persona cortese e affabile, ma dietro i suoi tratti bonari nasconde una volontà fuori dal comune e una visione ben precisa del suo compito, dell&amp;rsquo;importanza che riveste. Lo incontro una mattina nel suo ufficio a Ludwigsburg, città nei pressi di Stoccarda nota per la sua architettura barocca. Qui ha sede l&amp;rsquo;Ufficio centrale per le indagini dei crimini nazionalsocialisti, da lui diretto.Iniziamo dagli otto nuovi casi che ha scoperto di recente.In questi anni abbiamo indagato sui campi di concentramento, partendo dal caso di Demjanjuk, che ha lavorato nel lager di Sobibor ed è stato condannato nel 2011. In seguito abbiamo rivolto la nostra attenzione ai lager di Auschwitz e Majdanek. Dal 2013 abbiamo consegnato quasi 60 casi all&amp;rsquo;ufficio del pubblico ministero, qui in Germania. Quindi, da Auschwitz abbiamo diretto le nostre indagini verso altri campi di concentramento, e uno di questi era Stutthof, in Polonia.Per quest&amp;rsquo;ultimo abbiamo potuto dimostrare che ci furono uccisioni sistematiche. Nell&amp;rsquo;estate e autunno del 1944 migliaia di prigionieri ebrei furono sterminati a Stutthof nelle camere a gas o con un colpo alla nuca. Questo il caso in sé. Abbiamo proseguito facendo ricerche sul personale che ha lavorato a Stutthof in quel periodo. Abbiamo passato in rassegna moltissimi nomi. Molti di loro erano purtroppo già morti, ma abbiamo trovato otto persone ancora vive, quattro uomini e quattro donne. Secondo le nostre indagini, i quattro uomini prestarono servizio come guardie delle SS nel campo e le donne lavorarono con diversi ruoli nell&amp;rsquo;amministrazione.Perché è importante secondo lei processare anche personale non militare, dei semplici assistenti?Vi è un problema legale. Oggi non possiamo provare che un individuo in un certo giorno contribuì a un crimine specifico, premendo il grilletto o inserendo il gas. Quello che possiamo provare è che una persona ebbe una determinata funzione all&amp;rsquo;interno del sistema del lager. La questione legale sta proprio qui: questo è sufficiente per essere ritenuti responsabili, non da un punto di vista morale, dico, ma da una prospettiva penale? Si è colpevoli anche se non si ha preso parte a un atto concreto, ma solo svolgendo il proprio compito in un lager?Penso che in un periodo in cui avvenivano uccisioni sistematiche, si debba essere ritenuti responsabili &amp;ndash; in un certo modo &amp;ndash; anche solo a causa della funzione svolta. Tornando agli otto casi di prima, ciò è più semplice da dimostrare per le guardie, che erano a stretto contatto con i prigionieri e che avevano il compito di non farli fuggire. È più difficile, invece, quando si prende in esame assistenti e impiegati amministrativi. Eppure, quando si trasmetteva un&amp;rsquo;informazione, quando arrivava un treno di prigionieri, subentrava tutto l&amp;rsquo;aspetto organizzativo dello sterminio. Così, è difficile distinguere e tracciare una linea di divisione netta.Noi siamo un&amp;rsquo;agenzia che svolge indagini preliminari, e non vogliamo escludere questi casi. Li abbiamo passati all&amp;rsquo;ufficio del pubblico ministero e saranno loro a decidere se ci sono abbastanza elementi per attribuire una responsabilità penale. Un altro aspetto importante, da un punto di vista legale, è che non vi è prescrizione per l&amp;rsquo;omicidio. Fino alla fine della sua vita, una persona può essere condannata. Abbiamo quindi l&amp;rsquo;obbligo di processarli se ci sono dei sospetti.Ma credo ci sia di più. Questi crimini sono stati organizzati dallo stato tedesco di allora. Credo che ci sia un obbligo morale e politico per la Germania di oggi nel perseguire questi casi. Non se ne devono occupare solo gli storici, ma anche le corti e la giustizia. In questo modo, inoltre, le vittime e gli accusati racconteranno le loro storie e questi crimini non saranno dimenticati.Nella sua &amp;lsquo;Storia della Shoah&amp;rsquo; lo storico Bensoussan afferma che un milione di tedeschi furono coinvolti direttamente o indirettamente nello sterminio degli ebrei. Perché solo oggi, dopo tanti anni, si pone la questione di processare semplici complici e assistenti coinvolti in quei crimini?Questa è la domanda più difficile a cui rispondere. Sono a capo di questo ufficio di investigazione dallo scorso ottobre e non posso risponderle in modo preciso. Si tratta comunque di una questione legale. Può essere ritenuto responsabile qualcuno che contribuì in modo indiretto a questi crimini? Dopo la guerra, l&amp;rsquo;approccio in Germania fu di guardare in modo individuale a questi casi: qual è il ruolo svolto da una singola persona? Ha partecipato o meno a un determinato omicidio? Questo era impossibile da accertare in moltissimi casi.Credo che si debba affrontare questi omicidi di massa in un modo diverso. Dobbiamo realizzare che moltissime persone, centinaia di migliaia, erano coinvolte e dobbiamo stabilire chi ha fatto cosa, quale parte hanno svolto in tutto questo. Credo sia ancora un lavoro in progress, all&amp;rsquo;interno del sistema legale tedesco, cercare di affrontare questi casi. Non possiamo riferirci a una nozione di crimine contro l&amp;rsquo;umanità o genocidio, perché non era una legge scritta al tempo in cui questi crimini avvennero, e abbiamo quindi a che fare con il codice penale tedesco come avviene per un caso ordinario.Da una parte si ha una cornice legale consueta e dall&amp;rsquo;altra questi crimini di massa, e il compito di mettere in relazione questi due punti così diversi è davvero difficile. Si tratta di un&amp;rsquo;evoluzione all&amp;rsquo;interno del sistema legale, e stiamo aspettando una risposta dalla corte suprema in Germania per decidere se questo nuovo approccio legale è corretto.Non c&amp;rsquo;è quindi alcun precedente di civili condannati per un contributo indiretto all&amp;rsquo;Olocausto?No, non ci sono ancora precedenti. C&amp;rsquo;è una donna accusata di essere stata la telefonista al campo di concentramento di Auschwitz, ma proprio pochi giorni fa siamo stati informati che non è nelle condizioni mentali di affrontare il processo, quindi non avremo un precedente. C&amp;rsquo;è poi un appello in corso per il caso Groening, accusato di essere una guardia delle SS a Lunenburg, ma ancora non sappiamo cosa deciderà la corte.Sta provando a forzare la cornice legale, quindi, muovendo verso una direzione inedita.Si tratta di un doppio approccio. Partendo da campi di sterminio come Sobibor, siamo passati a campi con diverse funzioni &amp;ndash; non solo di sterminio, ma anche di lavoro &amp;ndash; come Auschwitz e Majdanek. Quindi siamo passati a campi come Stutthof, dove solo in un determinato periodo avvennero degli omicidi di massa. L&amp;rsquo;approccio personale consiste invece nel passare da individui coinvolti direttamente nei crimini in questione alle guardie, ed ora anche al personale con altre funzioni. E la questione legale è fino a che punto ci si possa spingere in queste direzione. Questa è la parte più appassionante del mio lavoro.Cosa significa dare la caccia a criminali di una generazione che sta scomparendo? Molti responsabili di questi crimini sono morti, altri molto anziani.Se vede le foto del signor Groening, o di altri imputati, vedrà un uomo molto anziano che arriva al processo quasi incapace di camminare da solo. La domanda che si fanno in molti è la seguente: è davvero necessario portare a processo un vecchio 70 anni dopo la guerra?C&amp;rsquo;è una riposta legale. Dobbiamo affrontare questi casi perché è nostro dovere farlo, e credo sia ancora importante. Ma ci sono molti problemi e ostacoli. Moltissimi sospetti sono morti, circa il 95% dei nomi in cui ci imbattiamo nel nostro lavoro. Ma anche i sopravvissuti e i testimoni sono spesso morti o incapaci di affrontare il processo. Ed è così molto difficile stabilire da un punto di vista legale cosa è avvenuto. Siamo passati quindi dal ricorrere a testimoni diretti al consultare storici militari che ci riferiscano quanto avvenuto a Auschwitz o a Stutthof.Ma per i singoli casi è molto difficile stabilire quanto avvenuto. Inoltre, l&amp;rsquo;accusato deve essere ancora vivo &amp;ndash; non possiamo avere processi in absentia contro una persona scomparsa &amp;ndash; e deve essere in condizioni di salute abbastanza buone da poter essere interrogato e affrontare il processo. Questi sono i problemi che affrontiamo. Ma d&amp;rsquo;altra parte, in una cornice di legalità, si deve anche tenere conto dei diritti dell&amp;rsquo;accusato.Quali sono i suoi progetti per il futuro, tenendo conto anche del fattore tempo. Per quanto tempo potrà proseguire in questo lavoro?I 16 ministri della giustizia dei rispettivi Länder hanno deciso lo scorso anno che dobbiamo continuare nel nostro lavoro. Ritengono che sia importante e che ci siano ancora possibilità di identificare sospetti o anche di arrivare a verdetti. Il ministero della giustizia qui nel Baden-Württemberg ha stimato che abbiamo ancora dieci anni di lavoro davanti a noi, quindi, passato un anno, ce ne restano ancora nove.Continueremo a indagare su campi di concentramento come Stutthof, Auschwitz e Majdanek, e ora abbiamo allargato il cerchio lavorando su altri campi come Bergen-Belsen e Neuengamme, ma andremo oltre investigano unità organizzate dove sappiamo che avvennero omicidi sistematici. Dobbiamo però aspettare l&amp;rsquo;appello del caso Groening, già ricordato, per capire se il nostro approccio legale è corretto, se possiamo proseguire cioè nella nostra idea di ritenere responsabili anche coloro che non hanno partecipato direttamente allo sterminio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/01/27/1390823921-auschwitz.jpg" /> <![CDATA[Le profezie di De Benedetti]]> &amp;quot;Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute&amp;quot;. È quanto sostiene, in un&amp;#39;intervista sul Corriere della Sera, Carlo De Benedetti, secondo il quale &amp;quot;l&amp;#39;Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. La globalizzazione, di cui tutti noi, e mi ci metto anch&amp;#39;io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l&amp;#39;ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare&amp;quot;. L&amp;#39;Ingegnere poi parla di Trump e dice: &amp;quot;Tre anni fa, il fenomeno Trump non sarebbe stato possibile. Ancora all&amp;rsquo;inizio della campagna elettorale non avrei puntato un dollaro su di lui. Ora non mi sento più di escluderlo; anche se ovviamente non me lo auguro. Nei sondaggi è sottostimato: molti si vergognano di dire che lo votano. Potrebbe conquistare Stati in bilico, come Colorado e Florida. E anche Stati tradizionalmente democratici, come Pennsylvania e Michigan. Per il mondo occidentale una sua vittoria sarebbe una tragedia. Il protezionismo americano aggraverebbe la nostra crisi&amp;quot;. Per quanto riguarda le previsioni in Italia, De Benedetti conferma che voterà No al referendum e ribadisce che se vincesse il No Renzi si dovrebbe dimettere. &amp;quot;Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche se non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità&amp;quot;.Berlusconi? &amp;quot;Aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il sì, Renzi avrà bisogno di lui. La scelta di Parisi si spiega così. Insieme, Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2013/08/06/1375778458-debenedetti.jpg" /> <![CDATA[Gf Vip, offese a Signorini. Nuova bufera su Russo]]> La settimana scorsa, Clemente Russo è finito sotto accusa per aver usato un termine napoletano (friariello ndr) come nomignolo per il concorrente Bosco Cobos. Lo stesso Clemente ha spiegato agli altri inquilini della Casa del Grande Fratello Vip che &amp;quot;friariello&amp;quot; a Napoli è usato per chiamare i gay. Il particolare non è passato inosservato e subito è scoppiata la bufera.Il pugile italiano è stato accusato di omofobia e sui social gli utenti si sono sbizzarriti con le offese. Durante la diretta, Alfonso Signorini e Ilary Blasi hanno preteso delle scuse. Chiamato in confessionale, Clemente ha spiegato la sua posizione e poi ha chiesto scusa.Adesso però un&amp;#39;altra bufera si abbatte sul pugile. Che, nel corso della notte fra lunedì 26 e martedì 27 settembre, ha chiamato Alfonso Signorini &amp;quot;bucchin&amp;quot;, specificando subito dopo che per lui è un termine simpatico. Questa la nuova frase incriminata: &amp;quot;Oh bucchin di Signorini mi vuole mettere contro la colonia gay&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474990341-clemente-russo.jpg" /> <![CDATA[Velista a caccia di primati sfida la Dakar-Guadalupa]]> Maurizio BerteraSe Milano avesse il mare, sarebbe facilmente Barcellona e tutti andrebbero a vela. Battuta a parte, la nostra città ha un piccolo mare l&amp;#39;Idroscalo dove migliaia di ragazzini hanno scoperto lo sport della scotta (grazie ai corsi della Lega Navale Italiana) e qualcuno ha iniziato una brillante carriera, acchiappando i refoli d&amp;#39;aria sotto i decolli da Linate: ci viene in mente Silvia Sicouri, che ha sfiorato una medaglia all&amp;#39;Olimpiade di Rio.Ma proprio l&amp;#39;assenza di acqua salata, è stata una &amp;laquo;molla&amp;raquo; fantastica per navigare in Mediterraneo, sino all&amp;#39;Oceano. La &amp;laquo;filiera&amp;raquo; meneghina ha avuto come padri nobili Ambrogio Fogar primo italiano a compiere la circumnavigazione in solitario e Giorgio Falck, l&amp;#39;armatore della serie dei Guia con cui vinse prestigiose regate e partecipò a varie edizioni del giro del mondo in equipaggio.Negli anni &amp;#39;90 è emersa la stella di Giovanni Soldini (per la cronaca, fratello del regista Silvio e di Emanuele, direttore dello Ied) che dopo tante regate in solitario e non, si sta dedicando ai tentativi di record con Maserati. Le imprese soldiniane hanno un barchino di sei metri e mezzo dal nome che più meneghino non si può: &amp;laquo;Alla Grande!&amp;raquo;.Ma c&amp;#39;è una famiglia milanese che ha fatto più di tutti per la vela oceanica italiana: quella dei Malingri, tornata alla ribalta per la splendida prestazione di Vittorio. A 55 anni si è tolto lo sfizio di frantumare il record della traversata Marsiglia-Cartagine: 42 ore e 54 minuti su una rotta di 454 miglia - su strada è come andare a Bari impiegando undici ore in meno del tempo di riferimento, stabilito dai francesi Yvan Bourgnon e Jeremie Lagarriegue. E da uomo-copertina lo ha fatto su &amp;laquo;Feel Good&amp;raquo;, catamarano lungo sei metri e con a prua il figlio Nico.&amp;laquo;Ugo&amp;raquo; (nick storico di Vittorio Malingri) è fatto così: ogni tanto esce dal letargo dal suo &amp;laquo;buen retiro&amp;raquo; di Gubbio dove vive con quattro figli, facendo olio - e ritorna al suo elemento naturale.Segue le orme di zio Doi che era al via del primo giro del mondo in equipaggio e soprattutto del padre Franco, mito per i navigatori di casa nostra: non solo ha progettato la lunga serie dei Moana via italica alle open oceaniche ma ha educato intere generazioni alla vela, concittadini in primis.Un ruolo di &amp;laquo;maestro del mare&amp;raquo; che ha passato a Vittorio, responsabile dei corsi di Ocean Experience, la scuola di famiglia. Non stupisce quindi che a prua di &amp;laquo;Feel Good&amp;raquo; ci fosse Nico Malingri, classe &amp;#39;91, che appena preso il diploma ha scelto il mare come stile di vita.&amp;laquo;Non ho mai forzato mio figlio, come Franco non l&amp;#39;ha mai fatto con me racconta Vittorio è stato qualcosa di naturale. Io piansi quando zio Doi non mi imbarcò su CS&amp;amp;RB alla Whitbread nel &amp;#39;73 (ndr, l&amp;#39;attuale Volvo Ocean Race), lui era piccolissimo alla partenza del Vendée Globe Challenge dove mi ritirai in quarta posizione. Non sarà un caso&amp;raquo;.Una carriera non noiosa quella di &amp;laquo;Ugo&amp;raquo; Malingri, ricca di tante partenze con budget risibili in qualche caso e di storie curiose: nel &amp;#39;96 per esempio, corre la Quebec-Saint Malo in compagnia del fratello Enrico (che ha fondato una scuola di vela negli Emirati Arabi...) e di una sconosciuta ragazzina inglese, che pare un maschietto.Si chiama Ellen Mac Arthur ed è alla prima esperienza oceanica: &amp;laquo;Senza saperlo, abbiamo insegnato a planare sulle onde a una delle più grandi navigatrici di sempre&amp;raquo; sottolinea ridendo.Non sono mancate le disavventure: la più nota risale al 2005: il drammatico ribaltamento di Tim Progetto italia, in Atlantico, quando a bordo si trova con Soldini.Suo fratello &amp;laquo;da parte di mare&amp;raquo; come lui lo definisce, cresciuto con la tribù Malingri tra la base caraibica di Cayo del Sur e traversate atlantiche. Si conoscono sin da ragazzini - le madri sono amiche d&amp;#39;infanzia - ma sono diversi: Vittorio è anticonformista, meno uomo di mondo di Giovanni e più sognatore.&amp;laquo;Dopo che a 17 anni, ho fatto il primo giro del mondo con la famiglia non sono più tornato. Ho perso il conto delle miglia percorse, saranno più o meno 400mila&amp;raquo; ama ripetere.L&amp;#39;esperienza sul trimarano gli ha trasmesso la voglia di multiscafi piccoli, sennò non si soffre un po&amp;#39; e la fissa dei record, soprattutto in Atlantico.Dopo il tentativo del 2008 sulla rotta Dakar-Guadalupa, è tornato in mare quest&amp;#39;anno dopo aver trovato in Citroen lo sponsor ideale visto che ama molto le auto (e le moto) da fuoristrada con cui ha compiuto raid in Africa e Centroamerica.È entrato a far parte dell&amp;#39;Unconventional Team, promosso dalla Casa transalpina: il &amp;laquo;vecchietto&amp;raquo; ma solo anagraficamente - tra giovani kiters, surfisti e snowboarders. E ha visto giusto puntando sul figlio già esperto (undici traversate atlantiche a 25 anni...) e molto tecnico (&amp;laquo;La rotta vincente è tutta merito suo&amp;raquo;).Prossime sfide? &amp;laquo;Stabilire il tempo di riferimento della Portofino-Giraglia e in inverno battere il prestigioso record della Dakar-Guadalupa che è di 11 ore e 11 giorni. Non è retorica: attraversare l&amp;#39;oceano con una piccola barca non abitabile consente di ritrovare il rapporto primordiale tra uomo e il mare&amp;raquo;.Una curiosità; navigare per il mondo e abitare a Gubbio non gli ha tolto l&amp;#39;inflessione e la comunicativa molto meneghina. &amp;laquo;Raga, ho trovato più casino lì che in Corso Como il venerdì sera!&amp;raquo; resta la sua tipica espressione per definire la partenza affollata e a tutta velocità delle Transat.Ora, inseguendo un record dopo l&amp;#39;altro, almeno non ha problemi per cercare il parcheggio. Grande Ugo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475046805-7094505.jpg" /> <![CDATA[Ilary Blasi, la perfetta grande sorella]]> Ma ci è o ci fa? Un bel dilemma nel caso di Ilary Blasi. Qualunque sia la risposta, la moglie di Totti ha raggiunto l&amp;#39;obiettivo di essere la showgirl più in vista del momento, più gettonata, più chiacchierata.A parte il dibattito di queste ore sui suoi interventi sportivi in difesa del marito, dal punto di vista prettamente televisivo sta mostrando capacità che in pochi vedevano e le riconoscevano. Sarà il bello della diretta, sarà una &amp;laquo;maturazione&amp;raquo; avvenuta in tanti anni di conduzione delle Iene, sarà la bellezza smagliante, fatto sta che la showgirl sembra fatta apposta per condurre il Grande fratello Vip. Nella seconda puntata di lunedì si è sciolta ancor più che nella prima. Tra gaffe, giochini, ValerieMarini mezze nude, finte polemiche sui gay, si è mostrata perfettamente a suo agio. In effetti viene da chiedersi come mai i vertici Mediaset non ci abbiano pensato prima a mettere lei in conduzione: una finta svampita in mezzo a una massa di finti vip.Lei non si scompone minimamente se il web la prende in giro perché gioca allusivamente a &amp;laquo;smorzacandela&amp;raquo;, perché non sa riconoscere i più importanti calciatori nonostante sia la moglie di Totti. Se la ride, Alfonso Signorini se la ride ancora di più e pare già dimenticata la vecchia conduzione di Alessia Marcuzzi. E che importa se lunedì gli ascolti sono diminuiti rispetto alla prima puntata: un calo naturale (3,2 milioni di spettatori con il 17,7 per cento di share) , tanto ci penserà lei a tenerli alti. Non sarà più neppure necessario cavalcare stravisti dibattiti (con tanto di reprimenda di Signorini) sull&amp;#39;omofobia nei confronti di Bosco Cobos. Basta lei. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/19/1474291952-lapresse-20160916131901-20631980.jpg" /> <![CDATA[Così Cossiga predisse il crollo del Muro]]> Quando Francesco Cossiga venne eletto nel 1985, succedendo a Sandro Pertini, presidente della Repubblica, Indro Montanelli preconizzò che giornalisti e caricaturisti, ma anche gli italiani tutti, non avrebbero avuto modo di divertirsi perché nel neopresidente non esistevano tracce di quelle &amp;laquo;caratterizzazioni che tanto contribuiscono alla creazione del personaggio e al suo successo&amp;raquo;. E aggiunse: &amp;laquo;Immagino lo sconforto di Forattini nell&amp;#39;apprendere la sua elezione. Con Cossiga, anche un vignettista della sua fantasia troverà poco da ridere o da rodere&amp;raquo;.Mai previsione fu più sbagliata perché Cossiga negli ultimi anni del suo mandato, trasformatosi con le sue esternazioni in fustigatore della politica e dei politici, diventò, per usare ancora le parole di Montanelli, &amp;laquo;più bellicoso di Toro Seduto e di Cavallo Pazzo&amp;raquo; e fu &amp;laquo;il presidente che meglio seppe leggere nell&amp;#39;animo degli italiani la crisi di rigetto del sistema&amp;raquo;. Le sue sulfuree &amp;laquo;picconate&amp;raquo;, talora al limite dell&amp;#39;insulto personale e qualche volta ingenerose, sono rimaste celebri: Achille Occhetto, per esempio, definito &amp;laquo;uno zombi con i baffi&amp;raquo; o, ancora, Luciano Violante &amp;laquo;un piccolo Vishinski&amp;raquo;, per non dire delle frecciate rivolte a Craxi o a gran parte dei notabili di quella Dc dalla quale lui stesso proveniva. Ma quelle &amp;laquo;picconate&amp;raquo; non erano affatto le esternazioni di uno squilibrato, come pure qualcuno cercava di far credere, ma piuttosto segnali che, su un ideale sismografo politico, annunciavano le scosse che avrebbero travolto la prima repubblica.La vicenda del settennato presidenziale di Cossiga è ripercorsa in dettaglio nei diari che il suo consigliere incaricato dei rapporti con la stampa, Ludovico Ortona, ha raccolto in un importante volume dal titolo La svolta di Francesco Cossiga. Diario del settennato 1985-1992 (Aragno, pagg. 638, euro 30) arricchito da una prefazione di Giuliano Amato e da una postfazione di Pasquale Chessa. È un volume che, seguendo quasi giorno per giorno l&amp;#39;attività di Cossiga presidente da un osservatorio privilegiato, ne mostra la progressiva trasformazione da uomo, come scrive Ortona, &amp;laquo;timido, che non cercava pubblicità, che non amava mettersi in mostra né frequentare i cosiddetti salotti buoni&amp;raquo; a uomo che, incurante delle reazioni dei giornalisti e degli uomini politici e con provocatoria ironia, fustigava pubblicamente le disfunzioni e le degenerazioni del sistema politico e i sotterranei giochi di potere stabilendo un sottile ma solido legame con l&amp;#39;opinione pubblica.L&amp;#39;immagine di Cossiga, quale emerge dai diari di Ortona, non è affatto quella, avallata dagli ex comunisti divenuti pidiessini che giunsero a proporne la messa in stato d&amp;#39;accusa per attentato alla Costituzione, di un uomo pericoloso per le sorti della democrazia, quanto piuttosto quella di un uomo estremamente coraggioso, incurante di trovarsi solo contro tutti, ma animato da un forte senso dello Stato e che &amp;laquo;avrebbe voluto un&amp;#39;Italia con un sistema democratico chiaro, con una maggioranza e una opposizione che potessero alternarsi come nelle democrazie anglosassoni&amp;raquo;.La sua elezione avvenne il 24 giugno 1985 con una votazione quasi plebiscitaria al primo turno grazie ai voti determinanti dei comunisti, ottenuti per la mediazione di Giorgio Napolitano che convinse il suo partito a rinunciare alla riconferma di Sandro Pertini. Il presidente uscente, Pertini appunto, in apparenza così diverso dal neoeletto, salutò l&amp;#39;evento con un commento positivo che, tra le righe, evocava il dramma personale di Cossiga ministro dell&amp;#39;Interno all&amp;#39;epoca dell&amp;#39;assassinio di Aldo Moro: &amp;laquo;Se mi avessero detto: Si scelga un suo successore, avrei scelto Cossiga. Ho sempre sostenuto Cossiga, sin da quando era isolato e invecchiato di dieci anni, ma puro e innocente&amp;raquo;. Questa stima rimase inalterata nel tempo, tant&amp;#39;è che sul letto di morte Pertini dette disposizioni perché l&amp;#39;unica persona ammessa a fare la visita in casa fosse proprio Cossiga &amp;laquo;quale amico e rappresentante dell&amp;#39;unità nazionale&amp;raquo;.Il nuovo presidente, il più giovane con i suoi 57 anni della storia repubblicana, concepiva il suo ruolo - lo confidò a Ortona alla fine del gennaio 1987 - in un modo ben preciso: era &amp;laquo;contrario alla figura del presidente notaio, ma anche a quella del presidente imperatore&amp;raquo;. E lo dimostrò poco dopo, quando, apertasi una crisi destinata a durare tre mesi e a sfociare nelle elezioni anticipate, decise di affidare un mandato esplorativo alla presidente della Camera, la comunista Nilde Iotti. Era una mossa - questa che Montanelli definì sulle colonne del Giornale &amp;laquo;una svolta chiamata Nilde&amp;raquo; - che spiazzava i giochetti e gli intrighi politici degli Andreotti, dei Craxi e dei De Mita. Cossiga, come si legge in una annotazione del diario di Ortona, avvertì i vertici comunisti: &amp;laquo;Fa una prima telefonata a Natta per avvertirlo della sua decisione: con questo atto, gli dice, compiamo il primo passo verso il superamento della conventio ad excludendum. Poi chiama la Iotti che accetta subito&amp;raquo;. Egli non era certamente favorevole né ai comunisti né all&amp;#39;idea, peraltro tramontata dopo l&amp;#39;assassinio di Moro, di un compromesso storico (anche se aveva ritenuto utile la collaborazione con essi nel quadro della lotta contro il terrorismo), perché aborriva l&amp;#39;idea che si potesse creare una confusione ideologica che avrebbe messo a repentaglio la stabilità del quadro politico. Tuttavia riteneva fosse opportuno, in linea con la sua concezione di una democrazia competitiva basata sull&amp;#39;alternanza degli schieramenti, abbattere gli steccati che erano stati eretti contro il Pci, a sinistra, e contro il Msi, a destra. Capiva, prima di altri, che il mondo stava cambiando, che la guerra fredda stava ormai giungendo verso la conclusione. Non è un caso che, poco più di un anno dopo, il 12 novembre 1988, egli se ne uscisse con Ortona con una battuta significativa e preveggente: &amp;laquo;Il presidente fa un&amp;#39;osservazione interessante e cioè che se Gorbaciov volesse davvero provocare degli scossoni violenti al centro dell&amp;#39;Europa dovrebbe pensare all&amp;#39;abbattimento del muro di Berlino&amp;raquo;.I comunisti o ex comunisti, peraltro, soprattutto dopo lo scoppio del caso Gladio - non a torto Cossiga, profondamente amareggiato, li ritenne prigionieri del passato e difese con puntiglioso orgoglio i &amp;laquo;gladiatori&amp;raquo; rivendicandone il patriottismo - furono, insieme a gran parte dei suoi compagni di partito, i più feroci avversari di un presidente che, con le sue esternazioni, piaceva sempre più a un&amp;#39;opinione pubblica disorientata dagli scandali, dalle disfunzioni del sistema partitocratico e sensibile alle istanze di rinnovamento che si celavano dietro le &amp;laquo;picconate&amp;raquo; rivolte alla classe politica.Il diario di Ortona è un documento di grande rilevanza per gli studiosi, perché consente sia di scoprire significativi retroscena politici di un periodo fra i più delicati della storia recente italiana sia di sfatare alcune leggende come quella, avallata dalla sinistra, di un Cossiga succube degli americani. Ma è, pure, un documento che consente di conoscere meglio, anche sul piano umano e personale, la figura di questo presidente.Il volume di Ludovico Ortona la svolta di Francesco Cossiga sarà presentato a Roma domani alle 17.30 a Palazzo Madama, Senato della Repubblica. Interverranno Giuliano Amato, Luigi Zanda, Stefano Folli, Franco Venturini. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475045889-7094500.jpg" /> <![CDATA[Cupa, misteriosa, furba: Amanda Knox diventa un caso mondiale]]> Ma certo che no. Il documentario Amanda Knox che Netflix metterà online venerdì 30 non ha alcuna intenzione di svelare chissà quali verità o di sovvertire il senso di una assoluzione &amp;laquo;senza se e senza ma&amp;raquo; che ha chiuso il caso Meredith Kercher. &amp;laquo;Non è una vicenda che abbiamo scoperto noi né ci sono retroscena inquisitori&amp;raquo; dicono i due registi, il barbuto Rod Blackhurst e il pacioso Brian McGinn di passaggio a Milano sull&amp;#39;onda dell&amp;#39;interesse che accompagna in mezzo mondo questa vicenda.Qui in Italia la ricordano tutti, se non altro grazie all&amp;#39;insistenza di alcuni talk show che per anni, dal novembre 2007, hanno sfruculiato ogni più piccolo dettaglio di un crimine orribile quanto inspiegabile. &amp;laquo;Ma non credete che negli Stati Uniti la tv si sia dedicata a questo evento con meno morbosità&amp;raquo;, dicono loro che, prima di creare il documentario, hanno passato in rassegna tutto il florilegio televisivo: &amp;laquo;Siamo rimasti colpiti dall&amp;#39;attenzione che Porta a Porta ha dedicato ai particolari di questo assassinio&amp;raquo;. Insomma, come è andata è ben noto: la sera del primo novembre 2007 la studentessa inglese Meredith Kercher viene sgozzata nell&amp;#39;appartamento di Perugia che condivideva con altri studenti. La notizia esordì con risonanza non esagerata sui grandi media italiani ma in breve si trasformò nel feuilleton più seguito sulla stampa con conseguente alluvione di indagini, reportage e analisi in prima serata. Alla fine, dopo l&amp;#39;assoluzione senza appello di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, l&amp;#39;unica condanna definitiva rimane sulle spalle di Rudy Guede con sedici abbondanti anni di detenzione.Ma, dopo il film tv di Robert Dornhelm del 2011 (Amanda Knox: Murder on Trial in Italy, anche ricordato come The Amanda Knox Story) per il canale americano Lifetime, questo è comunque il primo documentario declinato con un linguaggio globale perché, ahimé, questo intrigo multinazionale di cronaca nera e rosa rappresenta un copione quasi perfetto. &amp;laquo;Non è stata soltanto una vicenda sanguinosa ma è una piattaforma nella quale si incrociano i rapporti tra l&amp;#39;Italia, gli Usa e la Gran Bretagna, l&amp;#39;utilizzo sempre più studiato della televisione e lo stesso trattamento dei talk show&amp;raquo;, spiega la coppia di registi che non è proprio di primo pelo visto che Blackhurst ha vinto un Tribeca Audience Award e McGinn risponde con un Ida Award. Sono rimasti entrambi colpiti dalla clamorosa e pure imprevedibile risonanza di quella che è solo una delle tante questioni irrisolte nell&amp;#39;antologia mondiale degli omicidi. &amp;laquo;Ci ha colpito molto la personalità di Amanda Knox&amp;raquo;, spiegano loro, che nel documentario (tra l&amp;#39;altro montato con un ritmo irresistibile) indagano senza malizia nei risvolti più nascosti, e anche cupi, di questa americana nata a West Seattle nel 1987, diventata giocoforza famosa in Italia (dove però - sarà un caso? - non c&amp;#39;è neppure una pagina Wikipedia su di lei) e pure negli Stati Uniti. Ragazza grunge, si direbbe.Qualche dichiarazione lo conferma, come l&amp;#39;iniziale e un po&amp;#39; inquietante &amp;laquo;c&amp;#39;è chi dice che sono innocente e chi dice che sono colpevole. Se sono colpevole, sono una psicopatica travestita da agnellino. Ma se sono innocente, sono te&amp;raquo;. È lei la vera attrazione di questo documentario, che ha più incidenza psicologica che inquisitoria. Amanda Knox non è una docuinchiesta su di un omicidio per molti risolto solo in parte. È il viaggio nella dark side di una ragazza americana invecchiata troppo presto e dei suoi compagni di tragica avventura (l&amp;#39;evanescente e poco abile con l&amp;#39;inglese Raffaele Sollecito su tutti) oltre che nella caparbietà del pm Giuliano Mignini che la definisce &amp;laquo;anarcoide e manipolatrice&amp;raquo; ma poi, con l&amp;#39;assoluzione in mano, si accontenta di un rassegnato &amp;laquo;se sono colpevoli, ricordo che oltre la vita c&amp;#39;è un processo senza appelli o revisioni&amp;raquo;. Alla fine un documentario senza pelosità da rotocalco che fa vedere Amanda Knox come l&amp;#39;abbiamo quasi sempre vista noi durante il processo: dietro il parabrezza opaco di un mistero senza soluzione. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/06/1470481183-amus.jpg" /> <![CDATA[L'Occidente ha molte colpe sul massacro dei civili in Siria]]> &amp;ldquo;I cristiani di Aleppo sopravvivono in una situazione di estrema sofferenza a causa delle sanzioni sciocche e immorali imposte alla Siria dall&amp;rsquo; Europa. Quelle sanzioni uccidono più dei missili e delle bombe e fanno morire la gente di fame. I vostri leader e i vostri parlamentari dovrebbero impegnarsi per farle cancellare. La nostra comunità oltre ad esser perseguitata dai fanatici vive da oltre 4 anni sotto la soglia della povertà ed in una situazione di totale insicurezza. Due terzi dei cristiani di Aleppo hanno già abbandonato la città. E senza gli aiuti della Chiesa probabilmente non ne sarebbe rimasto più nessuno&amp;rdquo;. In questa intervista esclusiva a &amp;ldquo;Il Giornale&amp;rdquo; - monsignor Joseph Tobji, 45enne, arcivescovo della comunità maronita di Aleppo lancia un nuovo drammatico grido d&amp;rsquo;allarme sulla situazione dei cristiani prigionieri di questa città divisa ed assediata. Ma la situazione descritta da Monsignor Tobji è molto diversa da quella raccontata dai grandi media internazionali. &amp;ldquo;Qualche settimana fa ho dovuto dormire per giorni in cantina perché i missili piovevano ovunque. Eppure le grandi televisioni internazionali non dicevano una parola di quanto accadeva intorno al mio arcivescovado, nella parte di Aleppo controllata dal governo. Parlavano solo della parte orientale controllata dai terroristi e di quanto soffrivano quelli che in quel momento ci stavano bombardando. Non le pare assurdo?&amp;rdquo;Insomma per lei non è il governo di Bashar Assad ad assediare la Aleppo?Assedio? Ma che vuol dire assedio? Aleppo è semplicemente divisa tra la parte orientale controllata dai terroristi e quella occidentale in mano al governo. I terroristi hanno rifiutato tutte le proposte di dialogo e riconciliazione. A questo punto l&amp;rsquo;esercito che deve fare? Non può che metterli all&amp;rsquo;angolo per difendere i civili.Però il governo ha rotto la tregua&amp;hellip; Quando i terroristi circondavano Aleppo oltre un milione e mezzo di civili sono stati costretti vivere senza acqua e senza elettricità per oltre nove mesi consecutivi. Ma nessuno ne ha mai parlato. Solo un mese fa sono arrivati quelli di Jabat Al Nusra, quelli di Al Qaida, con le autobombe e gli attentatori suicidi ed hanno tagliato tutti gli accessi alla zona occidentale di Aleppo per oltre due settimane. Anche allora nessuno ha detto nulla. Adesso che l&amp;rsquo;esercito fa il suo lavoro tutto il mondo strilla.[[gallery 1311766]]Lei li chiama terroristi&amp;hellip; Per l&amp;rsquo;Europa sono i ribelli moderati.Fanno ridere questi due termini. Se voglio ribellarsi, se sono veramente moderati perché colpiscono i civili con missili, bombe e cecchini. Se vogliono ribellarsi vadano a Damasco a buttar giù il governo.Il governo non va per il sottile. La foto di quel bimbo tirato fuori dalle macerie ha sconvolto il mondo&amp;hellip;La foto di quel bimbo come quella del bambino annegato nel Mediterraneo un anno fa è terribile, ma purtroppo la sofferenza di quei due bimbi è stata strumentalizzata&amp;hellip;. nessuno parla dei bimbi, degli anziani, delle donne che muoiono ogni giorno nella parte si Aleppo su cui sparano i ribelli. Perché nessuno presta attenzione a queste vittime?Secondo lei c&amp;rsquo;è un doppio standard?Sulla Siria l&amp;rsquo;informazione non è mai neutrale, spesso è quasi ribaltata. C&amp;rsquo;è un indirizzo ben preciso, si parla solo delle sofferenze di una parte e si dipinge il governo alla stregua del diavolo.Diranno che i cristiani stanno con il dittatore...Mettetevi nei nostri panni il governo ci rispetta e ci protegge mentre i ribelli, come li chiama lei, ci sparano addosso. Con chi dovrei stare con il governo o con i terroristi?L&amp;rsquo;Europa fa bene ad accogliere i profughi siriani?Se un siriano è costretto a fuggire l&amp;rsquo;Europa fa bene ad accoglierlo, ma farebbe bene a controllare un po&amp;rsquo; di più&amp;hellip;.Accogliendo chiunque dice di essere un rifugiato l&amp;rsquo;Europa rischia di perdere la propria identità.L&amp;rsquo;Europa deve accogliere più cristiani o aiutarli a restare lì?È una questione molto delicata. Non posso chiedere ai miei fedeli di vivere sotto le bombe e so che i Cristiani s&amp;rsquo;integrerebbero molto facilmente, a tutto vantaggio della stessa Europa. Ma questo rischia di segnare la fine delle chiese cristiane in Siria e forse in Medio Oriente.CRISTIANI SOTTO TIRO: SOSTIENI IL REPORTAGEVogliamo continuare a raccontare con gli Occhi della guerra le drammatiche storie dei cristiani sotto attacco nel mondo. In Africa e nel Medio Oriente, ma anche nelle nostre città e ovunque i cristiani siano un bersaglio. Abbiamo bisogno anche di te. www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/​www.gliocchidellaguerra.it[[fotonocrop 1293497]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474989130-apertura-gian.jpg" /> <![CDATA[Quando gli androidi sognano incubi di morte]]> Quando una macchina smette di essere una macchina? E quando un essere umano smette di essere un essere umano e diventa una belva? Sono alcune delle domande sottese alla serie di fantascienza Westworld che arriverà in Italia in simultanea con gli Stati Uniti il prossimo lunedì alle 3 del mattino (in replica alle 21,15) su Sky Atlantic, e con la versione doppiata da lunedì 10 ottobre (sempre alle 21,15).Il nocciolo della trama di questa fiction prodotta dalla HBO è lo stesso del film del 1973 diretto e sceneggiato da Michael Crichton: Il mondo dei robot. Come nell&amp;#39;originale in un fantastico parco giochi del futuro androidi, dalle sembianze umane, consentono a umani sempre meno umani di sollazzarsi con qualsiasi tipo di violenza. Ovviamente il luogo migliore per questa simulazione di anarchia è il vecchio West. Sparatorie, saloon, prostitute... si può anche giocare agli indiani e fare lo scalpo alla gente. Tutto è programmato perché le vittime siano sempre le macchine. Però poi qualcosa va storto. E i cervelli sintetici di questi androidi molto umani iniziano a fare da soli... Ricordandosi le violenze che hanno subito in precedenza.Insomma, lo schema di base è rimasto invariato. Ma la nuova serie ha molto più spazio ora, rispetto alla celebre pellicola, per indagare il versante etico della questione. Nel 1973 si tendeva a immaginarci i robot come ammassi di circuiti. Ora grazie allo sviluppo di altre scienze, come la genetica, è molto più sensato immaginarli come cyborg capaci di sanguinare e di essere vicinissimi all&amp;#39;essere umano. È su questo che hanno lavorato gli sceneggiatori Lisa Joy, J.J. Abrams e Jonathan Nolan, fratello del celebre regista Christopher e già co-sceneggiatore di Interstellar, The Prestige, Il cavaliere oscuro e Memento. Il risultato è notevole, anche grazie alla presenza di attori come Evan Rachel Wood, Anthony Hopkins e Ed Harris.Ne nasce una narrazione corale e a più livelli, forse la più complessa tentata da una serie negli ultimi anni. Ci sono gli scienziati che si chiedono sino a che punto ci si può spingere per soddisfare i bisogni, o i capricci, degli umani. Ci sono le macchine che stanno smettendo di essere macchine e se ne accorgono, ma a quel punto non sanno cosa sono. E ci sono gli &amp;laquo;ospiti&amp;raquo;, che in fondo siamo noi, gli esseri umani di oggi. Pronti a godersi il lato divertente della tecnologia senza riflettere su cosa c&amp;#39;è sotto, su quale sia il prezzo da pagare. Il bello è però che questa riflessione è declinata in pura azione western - Ed Harris è magistrale nell&amp;#39;interpretazione del robot pistolero fuori controllo - e in immagini bellissime che oscillano tra panorami sconfinati e una ambientazione tecno-claustrofobica. Perché se il futuro trasforma i sogni in realtà bisogna stare attenti a ciò che si sogna. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475045463-7094501.jpg" /> <![CDATA[Creiamo robot per sentirci dio E poi temiamo «blade runner»]]> La storia del futuro parte sempre da lontano. Ciò che noi chiamiamo robot per gli egizi era una statuetta di Anubis, il dio dei morti, realizzata attorno al 1150 a.C., con la testa di cane in legno e la mandibola mobile che simula l&amp;#39;uso della parola. Gli antichi avevano già capito che il nostro alter ego perfetto non è necessario che cammini o abbia fattezze umane. Però è imprescindibile che parli. L&amp;#39;irresistibile &amp;laquo;lei&amp;raquo; di cui si innamora Joaquin Phoenix in Her, film non così tanto fantascientifico di Spike Jonze del 2013, non ha neppure corpo: è un sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale in grado di apprendere, elaborare e soprattutto comunicare emozioni. Niente di più. Vi ricordate il trailer del film A.I. - Intelligenza artificiale diretto nel 2001 da Steven Spielberg su un progetto di Stanley Kubrick? &amp;laquo;In un futuro lontano, in un&amp;#39;epoca di macchine intelligenti, lui è il primo bambino robotico programmato per amare e diventare parte di una famiglia&amp;raquo;...Per i futurologi i robot di cui avrà bisogno la nostra società nei prossimi decenni non sono primariamente quelli addetti alle catene di montaggio. Ma: animali domestici parlanti per tenere compagnia agli anziani (nel 1999 la Sony lanciò il cane Aibo...), sexbot per completare la vita sessuale dei single (anche se già è stata lanciata una campagna guidata dalla dottoressa Kathleen Richardson della De Montfort University di Leicester per sensibilizzare sui problemi etici e morali che comporta l&amp;#39;utilizzo dei robot sessuali) e umanoidi intelligenti per insegnare nelle scuole. Del resto, quando la giapponese Honda nel 2000 presentò il prototipo di Asimo, un robot antropomorfo alto 120 centimetri, a stupire non fu solo il fatto che fosse in grado di salire e scendere le scale, ma che sapesse rispondere sensatamente a comandi vocali. E fu anche utilizzato in alcuni musei come accompagnatore. I robot saranno le nostre guide?Automi, simulacri, robot, androidi, mutoidi, cyborg, ologrammi, replicanti... È dall&amp;#39;antichità che l&amp;#39;uomo tenta di costruire una copia di se stesso. E l&amp;#39;invenzione della replica di sé è il punto in cui noi umani ci sentiamo più vicini a Dio. Ma anche così in pericolo. Nel 2001 - anno in cui Arthur Clark e Stanley Kubrick avevano immaginato che il supercomputer HAL 9000 parlasse con gli astronauti a bordo del Discovery One l&amp;#39;inglese BT Group&amp;#39;s BTexact Technologies, un gruppo di studiosi specializzati in elaborazione delle previsioni su basi matematiche, presentò il Rapporto sul nostro immediato futuro dove si legge che nel 2025, nei Paesi sviluppati, ci saranno più robot che uomini. Non solo. La loro superiorità fisica e intellettiva sarà tale che, nel 2030, potrebbero &amp;laquo;pensare&amp;raquo; di poter fare a meno dei loro creatori. Il mondo dei robot non è solo un bellissimo film scritto e diretto (nel 1973...) da Michael Crichton. Insomma, i robot sono o meglio: saranno buoni o cattivi?È la domanda che si pone Luca Beatrice, critico d&amp;#39;arte che ama sconfinare nei campi della musica, del cinema e della televisione, nel testo introduttivo al suo grande atlante visivo sui Robot (24Ore Cultura, pagg. 272, euro 35) che ripercorre la storia dei &amp;laquo;simil-uomini&amp;raquo; dall&amp;#39;antica Grecia alle più moderne intelligenze artificiali, e soprattutto rintraccia tutte le influenze che l&amp;#39;universo dei robot&amp;amp;Co. ha avuto sull&amp;#39;immaginazione di massa e sui diversi linguaggi artistici: dalla letteratura al design, dal fumetto alla moda. Il viaggio è lunghissimo. Il &amp;laquo;servo automatico&amp;raquo; di Filone di Bisanzio, gli automi rinascimentali, Golem, Frankenstein, gli Elementi meccanici di Fernand Léger, Metropolis (con il celebre dialogo: &amp;laquo;Il robot è quasi perfetto. Gli manca solo un&amp;#39;anima&amp;raquo;. &amp;laquo;Ti sbagli. È perfetto perché è senz&amp;#39;anima&amp;raquo;), l&amp;#39;età d&amp;#39;oro della science fiction, e poi Goldrake e Mazinga, i Kraftwerk (&amp;laquo;Stiamo caricando le nostre batterie/ Ed ora siamo pieni di energia/ Siamo i robot/ Funzioniamo automaticamente/ e balliamo musica meccanica/ Siamo robot/ Io sono il tuo servo/ Io sono il tuo robot-operaio&amp;raquo;), la donna bionica di televisiva memoria, Terminator, i Trasformers, le collezioni dello stilista Alexander McQueen, la moda dei tatuaggi biomeccanici, il corpetto ipertecnologico Robotic spider dress progettato dal designer Anouk Wipprecht... fino a Pacific Rim, il pazzesco film di robottoni diretto da Guillermo del Toro nel 2013 in cui l&amp;#39;eroe ammette: &amp;laquo;Per combattere i mostri, abbiamo creato a nostra volta dei mostri&amp;raquo;... I robot sono buoni o cattivi? Appunto.Quando lo scrittore Karel Capek, nel 1920, usò per la prima volta, rubandola al fratello Josef, la parola robot (dal termine ceco robota che significa &amp;laquo;lavoro pesante&amp;raquo; o &amp;laquo;lavoro forzato&amp;raquo;), sognava macchine capaci di svolgere un lavoro al posto dell&amp;#39;uomo, come i nostri soldati-robot o i robot-esploratori di lontani pianeti. Alla fine, però, almeno nella letteratura e nel cinema, è prevalso l&amp;#39;incubo: le macchine intelligenti si sono trasformate in qualcosa di pericoloso per l&amp;#39;uomo, fino al punto, nelle ipotesi più visionarie e apocalittiche, di prenderne il posto. &amp;laquo;Sarà per l&amp;#39;aspetto meccanico così pronunciato, con tutto quell&amp;#39;acciaio in vista a sostituire la pelle, oppure per il mix di antropomorfismo ed essere alieno scrive Luca Beatrice il robot, ovvero l&amp;#39;unica creatura inventata e non generata, può trasformarsi nel nostro stesso nemico mortale&amp;raquo;. Prima ci toglierà il posto di lavoro, poi la sua illimitata intelligenza si sostituirà alla nostra, e infine rivendicherà, legittimamente, sentimenti propri. Blade Runner.A quel punto bramerà le stesse cose degli esseri umani. L&amp;#39;amore, la fama, e il potere soprattutto. Per ottenere il quale sarà pronto a ucciderci. Buoni o cattivi, dunque? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475045399-7094503.jpg" /> <![CDATA[L'inversione a U di Renzi sul ponte sullo Stretto]]> &amp;quot;Bisogna completare il collegamento tra Napoli e Palermo, un&amp;#39;operazione che porti 100mila posti di lavoro e serva a togliere la Calabria dall&amp;#39;isolamento e ad avere la Sicilia più vicina&amp;quot;. Puntuale come un orologio, Matteo Renzi torna a parlare del Ponte sullo Stretto. E non è casuale che lo faccia alla celebrazione dei 110 anni del Gruppo Salini (capofila del consorzio che si aggiudicò la gara d&amp;#39;appalto). La storia si ripete.Perché nel settembre 2014, lo stesso ad della società, Pietro Salini, aveva spronato il premier a riaprire il dossier dicendosi disponibile a rinunciare alle penali per la sua mancata realizzazione. In realtà, all&amp;#39;epoca Salini aveva parlato di &amp;quot;almeno 40mila posti di lavoro in un&amp;#39;area a forte disoccupazione&amp;quot; (diversi dai 100mila paventati dal presidente del Consiglio), ma poco importa. Dal 2014 a oggi son passati due anni e le stime possono cambiare.Così come pare essere cambiata l&amp;#39;opinione dello stesso Renzi. Nel manifesto rottamatore della Carta di Firenze 2010 c&amp;#39;era scritto chiaro e tondo: &amp;quot;Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese (...) un Paese che preferisca la banda larga al Ponte sullo Stretto&amp;quot;. E poi ancora, l&amp;#39;1 ottobre 2012, a Sulmona per la sua prima tappa del tour abruzzese per le primarie sentenziava: &amp;quot;Continuano a parlare dello Stretto di Messina, ma io dico che gli otto miliardi li dessero alle scuole per la realizzazione di nuovi edifici e per rendere più moderne e sicure&amp;#39;&amp;#39;.Poi, una volta al governo le parole prendono una piega differente. E così a novembre 2015 il premier torna sull&amp;#39;argomento e mette nero su bianco sul libro di Bruno Vespa Donne d&amp;#39;Italia queste parole: &amp;quot;Certo che si farà, il problema è quando. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l&amp;#39;acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte&amp;quot;. Il no diventa un ni.A marzo 2016 il ni diventa un quasi sì: &amp;quot;Sicuramente il ponte verrà fatto, basta con questo derby, l&amp;#39;importante è che prima portiamo a casa i risultati delle opere incompiute. Io non ho niente contro il ponte, anzi, sarà utile. Ma bisogna capire la tempistica, così come il fatto che il collegamento ci vuole anche per i treni, perché il ponte dovrà essere una della struttura dell&amp;#39;alta velocità del Paese. Io sono per portare a casa i risultati, poi si potrà parlare giustamente di come realizzare il ponte per macchine e treni, sicuramente si fa ma &amp;#39;primum vivere, deinde philosophari&amp;quot;.Matteo Renzi, oltre che un latinista, soffre di annuncite. E di ripetizioni. Infatti oggi è tornato a rilanciare l&amp;#39;idea della costruzione del Ponte. Nonostante l&amp;#39;acqua di Messina, i depuratori; le bonifiche, e i 2 miliardi da investire nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie siano ancora lettera morta. Ma al netto di tutto ciò, se si è finalmente convertito all&amp;#39;utilità del ponte, ci risparmi tra qualche mese o anno l&amp;#39;ennesimo annuncio. Potrebbe prendere spunto da una canzone cult di Checco Zalone: &amp;quot;È stanca ormai a gente, sono anni ca ciù raccunti, mio caro presidente, u facimmu stu cazzu i punti!&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/22/1474566740-lapresse-20160922194629-20703974.jpg" /> <![CDATA[Banche tedesche mina per l'Europa]]> Sono le banche tedesche la vera mina vagante dell&amp;#39;Europa Unita. Le astronomiche necessità di capitale delle due big del credito alemanno, Deutsche Bank e Commerzbank, hanno trascinato in profondo rosso il settore bancario europeo.Dopo essere stati per anni indicati come &amp;laquo;grandi peccatori&amp;raquo; oggi gli scandali finanziari e una strategia di crescita spregiudicata dei due gruppi di Francoforte rischiano di mettere fortemente in discussione la politica economica di Bruxelles. Per salvare i due istituti in effetti potrebbero non essere sufficienti i piani di ristrutturazione lacrime e sangue recentemente varati dai vertici degli istituti, subentrati nell&amp;#39;ultimo anno alle vecchie gestioni. Le voragini potrebbero essere troppo ampie da colmare e, a quel punto, un intervento del governo di Angela Merkel potrebbe essere inevitabile. Una soluzione peraltro che metterebbe in deciso imbarazzo Berlino forte sostenitore delle politiche di austerity in Europa e paladino del bail-in, ovvero della necessità di coinvolgere azionisti e obbligazionisti nel risanamento degli istituti di credito. Ufficialmente le autorità prendono le distanze. Come Andreas Dombret, membro del consiglio di gestione della Bundesbank, che ieri ha sostenuto la necessità di una cura dimagrante per il settore bancario. Che, a suo giudizio, continua a essere troppo grande a causa del sostegno politico.Deutsche Bank rischia di essere travolta da spese legali (a partire dal rischio di una sanzione da 14 miliardi di dollari da parte degli Usa) e dalla vertiginosa montagna di derivati a cui è esposta (pari 42 trilioni di euro, una cifra che è pari a tre volte il Pil europeo e 15 volte circa quello tedesco). Anche per queste ragioni l&amp;#39;istituto di ricerca tedesco Zew rileva ad agosto una necessità di capitale di 19 miliardi.Quanto a Commerzbank che tra i suoi azionisti annovera, dopo un precedente salvataggio, Berlino con il 15% del capitale, si parla di una pesante ristrutturazione in via di definizione: il taglio di 9mila posti di lavoro (il 20% circa della forza lavoro totale e quasi il doppio rispetto alle previsioni degli analisti) e la sospensione dei dividendi.Negli ultimi mesi non è mancato persino chi ipotizzava un matrimonio tra i due gruppi. Le nozze consentirebbero l&amp;#39;ingresso della Germania anche nel capitale di Deutsche Bank e potrebbero portare a una semplificazione del salvataggio. Evidentemente un matrimonio tra i due big del credito tedesco, porterebbe all&amp;#39;ingresso indiretto di Berlino anche in Deutsche Bank. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/30/1469878955-lapresse-20160728162852-20112614.jpg" /> <![CDATA[Furbate, droga e rigore Così i Rolling Stones diventarono i balordi]]> Si faceva chiamare Elmo Lewis, e l&amp;#39;ultimo regalo che il sobborgo di Cheltenham gli fece fu un tubo d&amp;#39;acciaio raccolto tra un mucchio di rottami. Cominciò così a strofinarlo sulle corde della chitarra e a riprodurre il downhome blues, quello che da Robert Johnson passava per Elmore James. Si fece una solida fama a Londra ed entrò nel giro di Alexis Korner, il bluesman più celebre d&amp;#39;Inghilterra. Quel ragazzo era Brian Jones, la futura anima dei Rolling Stones. Anche se Jagger e Richards gli rubarono la leadership (e Richards anche la donna, Anita Pallenberg), la coppia glamour che piaceva ai media. Quella coppia così diversa, il primo nato con i soldi, il secondo proletario duro e puro. Si dice che Jagger amasse il blues come lo ama un figlio di papà, come un hobby. Keith lo amava come un malato ama la penicillina: come la sua unica speranza. Sono questi i presupposti del libro Rolling Stones. Rock&amp;#39;n&amp;#39;Roll Love scritto da Rich Cohen, al fianco degli Stones dal 1994. C&amp;#39;erano i &amp;laquo;bravi&amp;raquo; Beatles e i &amp;laquo;cattivi&amp;raquo; Rolling Stones. &amp;laquo;Quando uscimmo, i Beatles si erano presi l&amp;#39;immagine dei buoni, per cui a noi cosa restava?&amp;raquo;, sottolineava Richards. L&amp;#39;immagine dei balordi, ovvio. A questa provvide il manager Andrew Loog Oldham con uno storico servizio fotografico in riva al Tamigi dove la band ha quel look &amp;laquo;andate affanculo, mi sono appena svegliato&amp;raquo;, come dice Oldham. &amp;laquo;Andrew organizzava le bravate - ricorda Richards -. Sai che se ti presenti al Savoy senza cravatta ti buttano fuori. E allora lui ci mandava apposta, e come previsto ci cacciavano, e la foto di noi che venivamo scortati all&amp;#39;uscita finiva su tutti i giornali. Era divertente&amp;raquo;.Ma poi c&amp;#39;era la musica... Quella grande musica che però partì col piede sbagliato, nel maggio 1963, con un pugno di orrende canzoni guidate dal singolo Come On, pessima cover di Chuck Berry. Ci volle ancora tanto lavoro, tanta rabbia, tanta droga per arrivare ai capolavori. Erano firmati Jagger-Richards ma erano frutto di una collaborazione collettiva che si traduceva in puro rock blues ai mitici Olympic Studios dove Charlie Watts picchiava su una specie di batteria di cuscini, dove Jagger e Richards - come avveniva ai tempi d&amp;#39;oro della Sun records - suonavano in bagno per ottenere l&amp;#39;eco giusta. Lì, nel 1968, nacque il loro capolavoro Beggars Banquet...Lì &amp;laquo;come la sonorità scaturì da quello studio particolare, così i brani sgorgarono dal periodo storico in cui furono creati&amp;raquo;. C&amp;#39;è ad esempio il classico Street Fighting Man, nato dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, a una delle quali Jagger (come parentesi di azione in una vita altrimenti indolente) si unì il 17 marzo 1968. Ci furono anche brani nati da brutte avventure, come Dandelion, la cui incisione fu interrotta dall&amp;#39;arrivo della polizia. Racconta Glyn Johns: &amp;laquo;Mick stava fumando un cannone. Ebbe un colpo di genio. Lo nascose dietro la schiena e disse:Secondo me su questo pezzo ci servono due bastoni battuti all&amp;#39;unisono, tipo due clave. Ehi, che ne dite di questi?, risposero i poliziotti tirando fuori i manganelli. E così la scampò registrandoli sul disco&amp;raquo;.Eppure gli inizi furono durissimi. Jagger e Richards erano performer di blues, non autori, e Oldham li rinchiuse in un appartamento di Chelsea con l&amp;#39;ordine perentorio: &amp;laquo;Non uscite senza una canzone&amp;raquo;. &amp;laquo;Non ero un compositore - ricorda Richards -; suonavo la chitarra, mi esibivo dal vivo. Ma Andrew non lo capiva&amp;raquo;. Insomma non erano autori nati come Lennon e McCartney e all&amp;#39;inizio scrissero ballate del tutto inadeguate all&amp;#39;immagine che Oldham aveva creato per loro, come It Should Be You. Arrivò così Tell Me, il primo brano originale degli Stones, presentato agli altri membri della band otto mesi dopo che i due erano stati chiusi nella casa di Chelsea. Un brano autobiografico, vite rivelate di due giovani rockstar, ma non è il testo che ricordi, &amp;laquo;è la minaccia che si cela dietro le parole, Keith e Brian che cantano in sottofondo, le chitarre, la cacofonia di un gruppo abituato a suonare nei piccoli locali. La produzione è rudimentale, come se una manica di furfanti avesse occupato abusivamente lo studio di registrazione&amp;raquo;, il che dona al pezzo la forza che caratterizzerà i Sex Pistols e i Clash successivamente. Perfino l&amp;#39;inno Satisfaction (che nacque una mattina del 1965, quando Richards si svegliò e scoprì che il suo registratore durante la notte aveva registrato un riff da lui suonato), il cui titolo è ispirato a una frase di Chuck Berry, fu tenuta in un cassetto diverse settimane e fu completata da Mick che aggiunse gli accordi, il ritornello e il bridge sul bordo della piscina del Fort Harrison Hotel di Clearwater, gestito da Ransom Olds, colui che ha dato il nome alla Oldsmobile (oggi è il quartier generale di Scientology).Insomma il libro mette insieme gioie, dolori e aneddoti della più grande r&amp;#39;n&amp;#39;r band del mondo, formata da cattivi ragazzi odiati e al tempo stesso amati da tutti, compreso Frank Sinatra che durante una seduta d&amp;#39;incisione di The Voice chiacchierarono amabilmente e in confidenza per tutto il giorno. In fondo i due erano uguali. &amp;laquo;Hanno cavalcato l&amp;#39;onda del loro Zeitgeist emulando il genio musicale dei neri d&amp;#39;America. Sono stati selvaggi e pericolosi da giovani, pacati e saggi da vecchi; una volta raggiunta una certa età hanno dovuto imparare a fare intenzionalmente ciò che prima facevano per istinto. Entrambi hanno avuto una grossa delusione d&amp;#39;amore e l&amp;#39;hanno espressa in una canzone; hanno vissuto alti e bassi, sbronze e crisi di astinenza...&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/30/1467268312-7068491.jpg" /> <![CDATA[Moschee, si riparte da zero. La rabbia dei musulmani]]> Strada lunga e in salita: per i nuovi luoghi di culto si riparte da zero. È tornato alla casella di partenza il gioco dell&amp;#39;ora imbastito sulla moschea e sui templi di numerose altre comunità religiose. Gli imam lo sanno e non fanno niente per nascondere la delusione all&amp;#39;incontro che il vicesindaco Anna Scavuzzo e l&amp;#39;assessore all&amp;#39;Urbanistica Pier Maran hanno convocato (ieri sera) alla Sormani per illustrare il nuovo percorso deciso dopo il cambio della guardia a Palazzo Marino. Hanno partecipato una trentina di sigle, la metà dei 60 iscritti al bando delle associazioni religiose destinatarie dell&amp;#39;invito. All&amp;#39;assemblea i rappresentanti del coordinamento delle associazioni islamiche, i dirigenti della moschea di via Padova, il leader di viale Jenner. Ma non solo: gli evangelici (110 comunità, 70 luoghi di preghiera a Milano), la Chiesa ortodossa rumena con 220 parrocchie in Italia, gli induisti con i loro 20mila fedeli fra Milano e Lombardia, i pentecostali, i buddisti, la comunità copta dei cristiani d&amp;#39;Egitto. Alcuni hanno già partecipato al vecchio bando su cui l&amp;#39;ex sindaco Giuliano Pisapia ha puntato, affidandosi all&amp;#39;assessore Pierfrancesco Majorino. Un piano arenato fra ricorsi e controricorsi e alla fine ritirato. Ora carta straccia con il Comune che deve scrivere il Piano delle attrezzature religiose e inserirlo nel Pgt. Per questo chiede &amp;laquo;aiuto&amp;raquo; alle comunità. E garantisce coloro che abbiano aree a disposizione: andranno &amp;laquo;a colpo sicuro&amp;raquo;. La prima scadenza di questo nuovo percorso però è stata un flop: solo due istanze presentate e per questo termini riaperti fino al 2 novembre.L&amp;#39;incontro serve a spiegare, incoraggiare. Interviene Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate. E ricorda l&amp;#39;ipotesi di allargare la sede storica, ma c&amp;#39;è anche la possibilità di trovarne una in centro. &amp;laquo;Da 30 anni vogliamo avere un luogo di culto a Milano - spiega - ci è sempre stato detto che non ci sono aree. Ora si è rovesciato il tavolo e si riparte da capo, ma chi ci garantisce che il Comune non ci lasci a zero con soldi, sogni e sforzi? Voi fate un&amp;#39;altra proposta - prosegue - noi siamo sempre senza il diritto di un luogo di culto. Ci date speranza e poi la fate morire. Ora dobbiamo individuare un terreno in tempi brevi dopo 30 anni. Siamo trattati in modo tale che non sappiamo come agire&amp;raquo;.Per il vicesindaco Scavuzzo &amp;laquo;se non facessimo questo percorso verremo meno al nostro ruolo. Siamo qui perché il piano possa essere aperto. Sappiamo della vostra frustrazione e dell&amp;#39;arrabbiatura. Comprendo. Ma la nostra responsabilità è proseguire, quel che accadrà poi non lo so, i percorsi non sono scritti una volta per tutte. La normativa regionale potrebbe essere di nuovo modificata. Tutto può succedere, il massimo dello sforzo ora è fare il possibile per non farci tagliare fuori&amp;raquo;. Il Comune indirizza gli strali contro la legge regionale, la cosiddetta anti-moschee che in effetti - al Pirellone lo rivendicano - rende più stretta la via per i nuovi luoghi di culto. Maran attacca a testa bassa e premette: &amp;laquo;Faremo il piano perché Milano ovviamente si attiene alle leggi, ma questo non può impedirci di segnalare la matrice burocratico-sovietica alla radice della scelta della Regione&amp;raquo;. Ma la legge anti-moschee che impone il Piano è in vigore da un anno e mezzo ed è il Comune che ha fatto finta di non vederla, generando aspettative e delusioni. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/01/1467366451-moschea.jpg" /> <![CDATA[E ora i supermercati scoprono il vino a chilometri venti]]> Sarà il chilometro 10 o il chilometro 20 la strada per coniugare qualità e prezzo nella vendita del vino in particolare nella grande distribuzione? La provocazione la lancia niente di meno che il Times, che nell&amp;#39;edizione di ieri a pagina 3 (addirittura) propone un articolo di Deirdre Hipwell dal titolo: &amp;laquo;Il vino di Lidl sfida le aspettative dell&amp;#39;uva&amp;raquo;. Intrigante ma criptico. Il contenuto però spiega la strategia del colosso tedesco dei discount: rifornirsi di vino non nei territori &amp;laquo;cult&amp;raquo; ma in quelli limitrofi. Qualità un po&amp;#39; più bassa ma prezzi molto più accessibili. Il gioco sembra valga la candela.&amp;laquo;Se sei un wine lover che ha bramato qualcuna delle più rinomate etichette francesi ma è sempre stato trattenuto dal prezzo, ora un supermercato economico afferma di aver trovato una soluzione: comprare una bottiglia dal vignaiolo in fondo alla strada&amp;raquo;, si legge nell&amp;#39;articolo. I geniacci di Lidl sono infatti convinti che &amp;laquo;le bottiglie più economiche le cui uve sono state coltivate a poche miglia di distanza dalle cantine top sono buone quasi quanto quelle, senza però spennare i consumatori&amp;raquo;. Ecco così che i negozi britannici della catena tedesca hanno riempito i propri scaffali scaffale di 42 bottiglie a prezzi ottimi, almeno sulla carta (geografica): ad esempio un Merlot di Château Roque la Mayne venduto a 8,99 sterline alla bottiglia e che arriva dalle Côtes de Bordeaux, a 16 km dall&amp;#39;area di Pomerol, un luogo leggendario che produce bottiglie che raramente costano meno di 100 sterline. Mentre un Reuilly Domaine dui Chêne Vert promette di dare per sole 8,99 sterline quasi le stesse sensazioni gusto-olfattive di un blasonato Sancerre della Valle della Loira.È una strada praticabile anche in Italia? Non impossibile ma certo difficile. Anche a causa del diverso sistema di qualità che vige da noi rispetto alla Francia. In Italia infatti il prezzo del vino è il frutto di una serie di fattori che si combinano tra di loro: denominazione, blasone, tecniche produttive, mercato, mode. In Francia tutto è più rigido: oltre un secolo fa è stato creato un sistema di suddivisione qualitativo di fatto mai più toccato i cui livelli più alti (Premier Cru, Premier Cru Classé, Premier Grand Cru Classé rispettivamente nelle zone di Bordeaux, Sauternes e Saint-Emilion) godono di una sorta di rendita di posizione che si concretizza in prezzi altissimi. Ecco perché a distanza di pochi chilometri in Francia i prezzi di due vini possono essere anche dieci volte inferiori a fronte di differenze date più dalla fama che dalla qualità. Da noi quindi la Lidl (e anche gli altri discount) perseguono una strategia diversa: vendere vini blasonati di produttori poco noti e spesso &amp;laquo;misteriosi&amp;raquo; a prezzi che sono all&amp;#39;incirca la metà dell&amp;#39;entry level della tipologia (un Barolo a 9,90, un Amarone a 13,90). I critici che si sono presi la briga di assaggiarli hanno riscontrato qualità organolettiche piuttosto modeste. Quindi l&amp;#39;approccio democratico al grande vino ha i suoi limiti: alla fine chi vuole bere davvero bene deve rassegnarsi a tirar fuori il portafogli. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/22/1469188720-wein-verkostung-sudtirol-03.jpg" /> <![CDATA[La burocrazia ottusa fa più danni del sisma]]> Il nome della neo associazione è già pronto: &amp;laquo;Burocrazia vs terremotati&amp;raquo;. Dove quel vs, proprio come si legge sui manifesti degli incontri di boxe, sta per &amp;laquo;contro&amp;raquo;. E infatti anche tra la burocrazia (almeno quella più ottusa) e i terremotati (almeno quelli che preferiscono rimboccarsi le maniche) può capitare che volino cazzotti. E a rimetterci, ovviamente, sono sempre i secondi. Il ring, in questo caso, è quello di Amatrice dove il sisma ha sbriciolato tutto ciò che era sbriciolabile: vale a dire, ogni cosa. Ma nello scenario di macerie ci sono anche tre allevatori (Antonio, Luca e Mario) che di andare ko non ci pensano minimamente. Loro non mollano. Casa e stalla hanno le pareti lesionate. Uomini e animali (che, per chi fa l&amp;#39;allevatore, sono parte integrante della famiglia) si sono ritrovati in mezzo a una strada, anzi in mezzo a una campagna.I soccorritori sono arrivati e hanno subito sentenziato: &amp;laquo;Edificio pericolante, dovete andare via&amp;raquo;. Ma &amp;laquo;via&amp;raquo; dove? E le capre, le pecore, le mucche che fine faranno? E come difendersi dagli sciacalli che si aggirano attorno alle cascine e fattorie abbandonate? Antonio, Luca e Mario sono tre ottimi pugili incassatori, sebbene contro i colpi bassi ci sia ben poco da fare. Ma quel &amp;laquo;poco&amp;raquo; decidono di farlo. Così decidono di non aspettare la ricostruzione &amp;laquo;statale&amp;raquo; ma di fare da sé i lavori essenziali per poter tornare a una vita normale. Ad Antonio intanto arriva da un&amp;#39;associazione Onlus una casetta in legno che colloca a ridosso dell&amp;#39;azienda dichiarata &amp;laquo;inagibile&amp;raquo;; lì, nella sua ingenuità di terremotato refrattario agli aiuti &amp;laquo;istituzionali&amp;raquo;, pensa di sistemare la famiglia. Lui non è tipo da attendere che la manna cada dal cielo: da &amp;laquo;contadino&amp;raquo; pragmatico meglio mette in pratica il detto popolare, &amp;laquo;chi fa da sé, fa per tre&amp;raquo;.Alla stessa filosofia sono dediti pure i suoi amici Luca, Mario (e chissà quanti altri), accomunati dal medesimo destino e determinati a seguire la strada dell&amp;#39;intervento &amp;laquo;in autonomia&amp;raquo;. Anche per loro un &amp;laquo;modulo abitativo in legno&amp;raquo; e tanta voglia di darsi da fare, rifiutando categoricamente la via crucis tra tende, alberghi, container e via bivaccando. A gente così lo Stato dovrebbe costruire un monumento: i cittadini che alle logiche assistenziali preferiscono quelle &amp;laquo;autopropulsive&amp;raquo; sono infatti mosche bianche. Talmente rare - queste mosche bianche - che la burocrazia decide bene di spiaccicarle al muro. Nel giro di pochi giorni dall&amp;#39;inizio dei lavori &amp;laquo;autogestiti&amp;raquo; Antonio, Luca e Mario hanno ricevuto la visita dei vigili che li hanno diffidati dal proseguire nell&amp;#39;opera di ricostruzione che, almeno a giudizio delle &amp;laquo;autorità competenti&amp;raquo;, rappresenterebbero un &amp;laquo;grave intralcio alla ricostruzione&amp;raquo;. &amp;laquo;Una ricostruzione che intralcia un&amp;#39;altra ricostruzione? Giudicate voi se non si tratta di un paradosso partorito dalla burocrazia più ottusa - protestano i tre allevatori di Amatrice -. Abbiamo tentato di spiegarlo ai vigili, ma loro ci hanno risposto che, in caso di recidiva, rischiamo anche denuncia penale e multa salatissima&amp;raquo;.Ad Amatrice, nel frattempo, di casette in legno come quelle contestate ad Antonio, ne sono arrivate parecchie, ma il Comune - invece di ringraziare - ha immediatamente provveduto a bollarle come &amp;laquo;abusive&amp;raquo;. La conseguenza sarebbe comica, se non fosse tragica: i bungalow dovranno tornare al mittente. Con buona pace delle decine di famiglie senza un tetto che ancora non sanno dove trascorreranno l&amp;#39;inverno.Per l&amp;#39;associazione &amp;laquo;Burocrazia vs terremotati&amp;raquo; si prevede un futuro radioso. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/03/1472896888-terremoto2.jpg" /> <![CDATA[Trump vince solo se fa Trump]]> Quando è cominciato il dibattito Donald Trump sembrava un altro. Inchini e carezze a Hillary Clinton di cui voleva addirittura proteggere la felicità. Le idee ancora forti, ma smussate dai salamelecchi. Diavolo d&amp;#39;un uomo, hanno pensato gli analisti, sta tentando di mettere insieme la botte piena (la &amp;laquo;pancia&amp;raquo; americana evocata dagli inferi della società marginale) e la moglie - Hillary - ubriacata dalle smancerie e cortesie di scena. Così vista, l&amp;#39;operazione aveva un senso: trattenere gli arrabbiati e riconquistare i nauseati conservatori fuggiti a gambe levate dai suoi comizi. Ma la botte non era piena, né la moglie così ubriaca e il risultato è stato un arretramento. Secondo molti giornali, Hillary lo avrebbe battuto ai punti, più o meno sessanta a quaranta.La conclusione che se ne deve trarre è che quando Trump non fa il Trump perde terreno e perde anche le elezioni. Ma, attenzione: ci sono ancora due dibattiti fra la strana coppia in corsa e già orde di collaboratori e analisti elaborano strategie comunicative, correzioni che riguardano anche il gesto, il linguaggio, i movimenti del corpo e le espressioni. Quanto ai concetti generali della sua politica economica (&amp;laquo;basta con gli alleati costosi e inutili, torniamo noi stessi e prendiamo a calci chi ci vuole derubare&amp;raquo;), quelli resistono. Ciò che non resiste è l&amp;#39;impulso dell&amp;#39;aggressività impunita che è abituato a usare.La sua geniale costruzione politica è consistita finora nel resuscitare un elettorato silenzioso e arrabbiato, incarnandolo anche con le volgarità: un popolo di pelle bianca con un livello di istruzione medio-basso, pronto ai forconi, sicuro che il colpevole della sua grama condizione umana sia il politico di professione. E Hillary Clinton è il ritratto del politico di professione: first lady, senatrice, segretario di Stato, candidata alla Casa Bianca, la regina dei segreti meandri. Ma quel popolo coi forconi evocato da Trump fa venire la nausea al vero elettore repubblicano americano, che è un conservatore ma non ama le urla, è snob e ha molta puzza sotto il naso. Quell&amp;#39;elettore repubblicano in giacca e cravatta ha rotto subito con Trump e ha cercato in tutti i modi di farlo fuori. Di conseguenza, tutti i consiglieri lo hanno assillato con una sola raccomandazione: sii presidenziale, non svaccare, non straparlare, pensa a quel che dici e sii educato. E lui l&amp;#39;ha fatto, incassando alla fine più legnate che applausi, perdendo - dicono i numeri - i favori dell&amp;#39;americano arrabbiato. Che fare a questo punto? Tornare a essere quello di prima, quello che non misura le parole e più fa scandalo più sale nei sondaggi; oppure costruire alla svelta il presidente che non c&amp;#39;è senza perdere però il contatto con il suo popolo aggressivo? La risposta noi non l&amp;#39;abbiamo, ma sembra che non ce l&amp;#39;abbia neanche lui. Tuttavia l&amp;#39;avversario che ha di fronte, la scaltra Clinton, non è imbattibile perché ripete sempre lo stesso ritornello: tassare i ricchi per nutrire i poveri. Non è una gran ricetta per un Paese che vive del proprio asimmetrico dinamismo scientifico, economico e della comunicazione. Per farcela, Trump dovrebbe inventare un altro genere di fuochi d&amp;#39;artificio politico, senza ricorrere al suo repertorio rabbioso. Ce la farà a cambiare ruote e motore in un mese? Improbabile. Ma The Donald è un prestigiatore pieno di risorse e di conigli nel cappello. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474946229-dibattito1.jpg" /> <![CDATA[L'incredibile odissea della donna senza patria]]> Si sente italiana. Al massimo potrebbe accontentarsi della cittadinanza europea della Croazia essendo nata ad Albona, in Istria, ai tempi di Tito. Ed invece l&amp;#39;hanno declassificata a cittadina bosniaca, ma non ha né il documento di viaggio, né la salute per andare a Sarajevo e confermare la sua nuova nazionalità. In pratica vive nel limbo dei senza patria grazie ad un&amp;#39;incredibile palude burocratica fra l&amp;#39;Italia e l&amp;#39;ex Jugoslavia con la Croazia entrata in Europa. L&amp;#39;apolide di fatto si chiama Marina Zolic e vive a Trieste con un cuore che le funziona al 40%. La signora nasce ad Albona nel 1967, quando c&amp;#39;era la Federativa, da madre italiana e padre bosniaco. &amp;laquo;L&amp;#39;aspetto più assurdo è che abbiamo tutti la cittadinanza italiana, oltre a quella croata, e viviamo a Trieste. Sto parlando di me, sua figlia, di mia nonna e delle zie, che sono sue sorelle&amp;raquo; si sfoga con il Giornale, Anamarija Teskera.La mamma senza patria si è sposata una prima volta nel 1985, ma il matrimonio non funziona. Qualche anno dopo con l&amp;#39;inizio della sanguinosa disgregazione della Jugoslavia si trasferisce a Trieste e si risposa con un cittadino italiano. &amp;laquo;A metà anni Novanta con la fine della guerra in Croazia e la spartizione dei territori, Zagabria chiede ai cittadini croati, come mia madre, di presentarsi all&amp;#39;ufficio anagrafe del comune di appartenenza per una dichiarazione di nazionalità&amp;raquo; spiega la figlia. Il passaporto è scaduto e la Questura di Trieste rilascia un permesso d&amp;#39;espatrio. La signora, che si sente italiana e ha gran parte dei parenti più stretti a Trieste sarebbe disposta ad accontentarsi, per il momento, della cittadinanza croata. &amp;laquo;Al confine i croati non la fanno entrare ritenendo il documento non valido per proseguire il viaggio. Mia madre resta per ore in attesa e deve tornare indietro&amp;raquo; racconta Teskera. La figlia ha studiato a Trieste, dove lavora come educatrice pedagogia per ragazzi difficili.Marina, la signora senza patria, resta nel capoluogo giuliano con un permesso di soggiorno per motivi familiari e si ammala gravemente. I croati prendendo spunto dall&amp;#39;origine del padre, la declassificano a cittadina bosniaca. &amp;laquo;Con l&amp;#39;ingresso della Croazia nell&amp;#39;Unione europea a mia madre non rinnovano più il permesso di soggiorno a Trieste. Per la Questura è rimasta croata e non ne ha bisogno. Ma in realtà si ritrova senza documenti e di fatto è un&amp;#39;apolide&amp;raquo; sbotta la figlia. Gli effetti collaterali non mancano. Il cuore è malandato, ma per ottenere la tessera sanitaria deve pagare 400 euro l&amp;#39;anno non risultando italiana. &amp;laquo;É un ginepraio burocratico amministrativo senza via d&amp;#39;uscita - sottolinea Anamarija - Per la Questura non è italiana. Per Zagrabia non è croata e per diventare assurdamente bosniaca dovrebbe andare a Sarajevo a registrarsi, ma non ha un passaporto valido e non è in grado di farlo a casa delle precarie condizioni di salute&amp;raquo;.Un caso ancora più assurdo in un paese che ha accolto lo scorso anno 170mila migranti, in gran parte clandestini giunti dai barconi dai paesi dell&amp;#39;Africa nera. Della vicenda sono stati interessati il Comune, la Prefettura, lo sportello immigrazione, l&amp;#39;azienda sanitaria, ma nessuno ha trovato una soluzione. &amp;laquo;Per questo mi sono rivolta al Giornale. - dichiara la figlia - Mi chiedo come sia possibile che mia madre non abbia alcun genere di collocazione. Come è possibile che tutta la famiglia sia italiana e lei no&amp;raquo;. Anamarija non si da pace e lancia un appello: &amp;laquo;Capisco che si tratta di un enorme pasticcio burocratico e la difficoltà del caso, ma è possibile che nessuno trovi una soluzione a questo guazzabuglio che assomiglia ad un infernale girone dantesco?&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475044616-7094548.jpg" /> <![CDATA[Colbrelli, uno sprint da Mondiale]]> Siamo allo sprint finale di una stagione che potrebbe terminare con una volata iridata, nel deserto di Doha, il 16 ottobre prossimo. Prima però c&amp;#39;è da correre la Milano-Torino (oggi), domani sprintare per il Gran Piemonte, e sabato provare a far saltare il banco nel Giro di Lombardia (partenza da Como, arrivo a Bergamo) che chiude il calendario delle grandi classiche.Siamo alle battute conclusive e ieri sul traguardo di Varese Sonny Colbrelli, con una prodigiosa volata, si è aggiudicato la Tre Valli Varesine conquistando di fatto un posto in azzurro per la sfida di Doha. &amp;laquo;Va fortissimo e si merita di far parte della spedizione&amp;raquo;, ci spiega Davide Cassani, il ct che dovrebbe dare la lista dei nove più le due riserve al termine del Gran Piemonte di domani.La squadra ruoterà attorno al campione olimpico dell&amp;#39;Omnium a Rio Elia Viviani. Al suo fianco in Qatar, ci sarà il campione d&amp;#39;Italia Giacomo Nizzolo, che sarà di fatto la seconda punta. Con loro Bennati, Sabatini, Guarnieri, Trentin, Quinziato, Oss e Colbrelli, appunto. Questa dovrebbe essere salvo sorprese - l&amp;#39;ossatura della squadra azzurra che si radunerà il 3 ottobre prossimo a Cavaso del Tomba (Tv), ai piedi del Grappa. Con loro ci sarà anche un grande ex: Alessandro Petacchi, che torna per loccasione nel giro azzurro come consulente di Cassani.&amp;laquo;Noi sappiano di non avere il velocista alla Petacchi o alla Cipollini, ma disponiamo di due buoni sprinter come Viviani e Nizzolo spiega il ct azzurro . Ma la squadra c&amp;#39;è e nonostante Sagan, Kittel, Greipel e compagnia abbiano qualcosa da poter dire anche noi, sapendo benissimo che in una corsa qualcosa può sempre succedere. Starà poi a noi provare a far succedere questo qualcosa&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475044478-7094555.jpg" /> <![CDATA[Vivere con gli immigrati fa male alla salute, lo dice perfino il medico]]> &amp;laquo;Lo scriva, lo scriva che mia moglie ha paura di scendere le scale perché teme di poterli incontrare&amp;raquo;. Oscar Toffano, 68 anni, ha la voce rotta dal pianto mentre racconta la drammatica vicenda che ha investito lui e la consorte Paola Fracca. Il governo gli ha &amp;laquo;scaricato&amp;raquo; in casa sei migranti, diventati ora i nuovi vicini: la sera fanno feste, tengono la musica alta, trattano male i due pensionati. Sono aggressivi. La donna piange ogni giorno e così, su indicazione del medico, saranno costretti ad abbandonare la proprietà e trasferirsi in affitto altrove.I due coniugi vivono a Cresole, una frazione in provincia di Vicenza, in una palazzina con tre soli appartamenti da sempre di proprietà della famiglia Fracca. Domenica scorsa hanno festeggiato 45 anni di matrimonio, ma è una ricorrenza amara. Venti giorni fa la cooperativa Cosmo ha infatti ottenuto dalla prefettura la gestione di sei richiedenti asilo, prendendo in affitto la metà di palazzo ereditata dal fratello della signora Paola. &amp;laquo;Si sono presentati in casa mia senza avvertirmi - racconta al telefono Oscar - e li hanno buttati qui&amp;raquo;. Al secondo piano ora vivono la famiglia Toffano e altri due anziani, sotto i profughi. Il tutto in una zona isolata e senza quasi nulla intorno.La vita si è così trasformata in un inferno. &amp;laquo;Non conosciamo nemmeno il nome di queste persone che se stanno qui senza far nulla&amp;raquo;. La mattina i migranti si svegliano tardi e girano in bicicletta. Poi la sera organizzano feste con continui schiamazzi. &amp;laquo;Domenica erano addirittura in dodici a ballare con la musica alta fino a notte fonda. Abbiamo protestato, ma non gli interessava nulla. Alla fine siamo andati a dormire da un parente&amp;raquo;.Sia chiaro: i due pensionati speravano di instaurare una sana convivenza coi migranti, ma non è stato possibile per colpa delle loro provocazioni. La donna è stata anche maltrattata: &amp;laquo;Ci prendono in giro, capito? - sbotta Oscar, il cui tono trasmette signorile irritazione -. A mia moglie hanno detto con arroganza: Stai zitta e vai a letto. Pochi giorni fa, invece, uno di loro, mi perdoni l&amp;#39;espressione, si è messo le mani nei testicoli per sfidarmi. Volevo affrontarlo, ma per fortuna mi hanno bloccato&amp;raquo;.Paola e Oscar hanno finito per ammalarsi a causa degli immigrati. Venivano da situazioni di salute già complesse, ma adesso la donna è crollata in un duro esaurimento nervoso. &amp;laquo;Abbiamo paura - ammette il 68enne -. Mia moglie ha il terrore di scendere le scale perché teme di incontrarli&amp;raquo;. Per evitare rischi, hanno deciso di abbandonare la loro casa (peraltro ormai svalutata e invendibile) e prendere un appartamento in affitto. Pagheranno 450 euro al mese da sottrarre a due pensioni già magre. &amp;laquo;Lo facciamo perché ne va della nostra salute - sospirano -: ce l&amp;#39;ha consigliato il dottore&amp;raquo;. Una sorta di &amp;laquo;certificato medico&amp;raquo; contro lo stress da immigrazione.Non è una questione di razzismo o intolleranza, ma solo di qualità della vita. &amp;laquo;Se avessero mandato una famiglia con dei bambini, non avremmo avuto problemi&amp;raquo;. I due coniugi hanno provato a protestare, senza alcun risultato: il prefetto non ha nemmeno risposto alla loro raccomandata e la cooperativa li ha ricevuti in malo modo invitandoli a &amp;laquo;farsene una ragione&amp;raquo; Al loro fianco è sceso solo il comitato di cittadini &amp;laquo;Prima Noi&amp;raquo;: &amp;laquo;È inaccettabile - dice il rappresentante Alex Cioni -. Dobbiamo ripristinare il diritto delle persone di vivere in tranquillità sotto il proprio tetto&amp;raquo;.Dal 1971 ad oggi nulla era riuscito a estirparli dalla loro casa. C&amp;#39;è riuscito il ministro Alfano. &amp;laquo;Siamo stati bistrattati, abbandonati, fregati&amp;raquo;, conclude Oscar con evidente dolore. &amp;laquo;Il governo ci ha rovinato la vita. Ha distrutto i pochi giorni che ci rimangono da vivere&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475044296-7094522.jpg" /> <![CDATA[Confalonieri: Le bandiere? Non è detto che siano grandi dirigenti]]> Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset e tifoso del Milan dà un consiglio ai futuri proprietari cinesi: &amp;laquo;Galliani? Spero che nell&amp;#39;organigramma del nuovo Milan ci sia un posto per Galliani&amp;raquo;.&amp;laquo;Un grande ex nel club? Gente come Maldini o Baresi guai a toccarla, però non è fondamentale che ci sia una bandiera in dirigenza. E poi non è necessaria conseguenza che un campione diventi un bravo dirigente&amp;raquo;. Quindi il tifoso: &amp;laquo;Silvio ha 80 anni, io ne ho 79 anni... È naturale guardarsi indietro e avere malinconia...&amp;raquo;. E Berlusconi al settimanale Chi in uscita oggi dice: &amp;laquo; Ho un rimpianto, quello di non aver potuto lavorare sul Milan come avrei voluto negli ultimi anni: ho lavorato tre pomeriggi a settimana coi miei avvocati per le 3.600 udienze dei 73 processi politici che ho dovuto subire. Si fa presto a parlare&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/25/1466843758-confa.jpg" /> <![CDATA[Lo sbarco dei film buonisti]]> Roma - Settembre, andiamo. È tempo di migranti: mentre i profughi continuano a sbarcare sulle nostre coste, s&amp;#39;intensifica la grancassa della propaganda di Stato. Una &amp;laquo;moral suasion&amp;raquo; a colpi di fiction e film foraggiati dai soldi pubblici, per plasmare l&amp;#39;opinione pubblica. Al fine di portarla dove vuole il governo: verso l&amp;#39;accoglienza indiscriminata di rifugiati e migranti, intanto che il Paese collassa. I giovani lasciano l&amp;#39;Italia e i pochi rimasti non si riproducono, abitando con i genitori per incapienza economica? C&amp;#39;è sempre la questione dei migranti in primo piano. E un senso di asfissia promana dalla candidatura all&amp;#39;Oscar di Fuocoammare, docufilm di Gianfranco Rosi, regista che esiste solo in ambiti festivalieri, prolungamenti della politica con altri mezzi: egli ha vinto il Leone d&amp;#39;Oro a Venezia con Sacro Gra e l&amp;#39;Orso d&amp;#39;Oro a Berlino con il lavoro sui migranti, caldeggiato dal direttore Dieter Kosslick (vicino a Frau Merkel), giunto a distribuire 100 biglietti per la proiezione del docufilm con l&amp;#39;Orso in tasca.Ancora Lampedusa e ancora la tragedia degli sbarchi per un documentario di modesto impatto (meno di 800mila euro d&amp;#39;incasso, in patria: 75mila all&amp;#39;estero), ma d&amp;#39;urto sull&amp;#39;agenda dei politici europei. &amp;laquo;Questa candidatura va oltre il mio film&amp;raquo;, ammette Rosi. Ma oltre quanto, se pure il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, in quota leftist e membro della commissione giudicante, parla di &amp;laquo;inutile masochistico depotenziamento del cinema italiano&amp;raquo;, visto che si potevano candidare film di fiction come Jeeg Robot e Indivisibili? Un dato su tutti: a finanziare Fuocoammare è Rai Cinema, con Istituto Luce e Mibact, organismi pagati con denaro pubblico.Non a caso la presidente Rai Monica Maggioni afferma: &amp;laquo;La candidatura di Fuocoammare è il riconoscimento per un&amp;#39;opera in cui il talento di Gianfranco Rosi si sposa perfettamente con la nostra missione di servizio pubblico universale&amp;raquo;. Detta così, il servizio pubblico pare al servizio della politica di Renzi, le cui nomine in Rai sono funzionali a un sistema propagandistico, con al centro il dramma dei popoli migranti.Intanto, la miniserie Rai Lampedusa, con Claudio Amendola e Carolina Crescentini nei panni di un ufficiale della guardia costiera, coinvolto negli sbarchi clandestini sull&amp;#39;isola siciliana e di una volontaria dedita all&amp;#39;accoglienza, ha scontentato: la seconda puntata è stata vista da 3.298.000 spettatori, con un calo rispetto alla prima puntata che, il 20 settembre, totalizzava 4.169.000 spettatori.Magari i teleutenti non ce la fanno a sorbirsi, oltre ai telegiornali e alle inchieste, anche una prima serata nell&amp;#39;inferno del Mediterraneo. &amp;laquo;Si fa troppa propaganda. Questo è un argomento importante, non deve essere un bieco mezzo per racimolare voti&amp;raquo;, spiegava ai cronisti Amendola, quest&amp;#39;estate paparazzato su uno yacht al largo di Ponza. Si fa troppa propaganda, è vero. E se ne fa sulla pelle della gente. Ora Rai Cinema finanzia - con Fandango - l&amp;#39;ultimo film di Antonio Albanese, A casa, che parte da una provocazione: &amp;laquo;Se tutti portassero a casa un migrante il problema sarebbe risolto&amp;raquo;. Un&amp;#39;emigrazione al contrario, da Milano al Senegal. Un altro invito &amp;laquo;a riflettere sul tema dell&amp;#39;immigrazione&amp;raquo;. E, insomma, &amp;laquo;Follow the money&amp;raquo;, frase-chiave del film Tutti gli uomini del Presidente, non è mai stata così adatta ai tempi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/10/30/1446215518-barcone.jpg" /> <![CDATA[Di Pietro stangato: risarcisca Occhetto]]> Due milioni e 694mila euro di rimborsi elettorali: è la somma che Antonio Di Pietro dovrà versare al movimento dei &amp;laquo;Riformisti&amp;raquo; di Achille Occhetto e Giulietto Chiesa, alleato dell&amp;#39;Idv alle Europee del 2004. Lo ha stabilito il giudice Renato Castaldo del Tribunale civile di Roma che ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti dell&amp;#39;ex pm Di Pietro, che può comunque impugnare la condanna in appello. Il provvedimento del Tribunale è solo l&amp;#39;ultimo capitolo di una lunga vicenda che nasce da lontano, da quando cioè il gruppo politico &amp;laquo;il Cantiere&amp;raquo;, di cui faceva parte oltre a Occhetto anche il giornalista Elio Veltri, non incassò neanche un euro dei cinque milioni che avrebbe dovuto ricevere dalla Camera come quota spettante dei rimborsi elettorali. Fondi che furono invece incassati dall&amp;#39;Associazione Italia dei Valori, composta dall&amp;#39;ex pm Di Pietro, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dalla tesoriera Silvana Mura, che secondo i ricorrenti non aveva alcun titolo poiché l&amp;#39;associazione Idv non era né un partito né un movimento politico, ma appunto un&amp;#39;associazione privata diversa dall&amp;#39;Italia dei valori, il soggetto politico che eleggeva i parlamentari. Un&amp;#39;incredibile ambiguità giuridica, che non solo gli ex alleati ma anche il Giornale ha denunciato in decine di articoli, a cui l&amp;#39;ex pm ha sempre risposto denunciando campagne diffamatorie nei propri confronti e querelando.Ed è proprio questo l&amp;#39;aspetto centrale della sentenza, oltre al risarcimento milionario che ora Di Pietro dovrà sborsare. Il Tribunale ha infatti riconosciuto quel che Occhetto e Veltri sostengono da anni, cioè che a incassare i soldi sia stata, per anni e per svariati milioni di euro, non il partito (dotato di statuto e organi di vigilanza) ma un&amp;#39;associazione privata, anzi famigliare visto che consta di Di Pietro e di sua moglie. E questo getta un&amp;#39;ombra su tutti i rimborsi incassati dall&amp;#39;Italia dei valori, bonificati dalla tesoreria della Camera. Non a caso l&amp;#39;avvocato Francesco Paola, il legale che ha seguito la causa per contro degli ex alleati di Di Pietro, ha già fatto sapere che la vicenda giudiziaria non si fermerà qui: &amp;laquo;Chiederemo anche i danni alla Camera, che deve assumersi la piena responsabilità dell&amp;#39;accaduto&amp;raquo; attacca il legale che denuncia la &amp;laquo;scandalosa noncuranza&amp;raquo; dell&amp;#39;Ufficio di Presidenza della Camera: &amp;laquo;Se quei soldi fossero arrivati nelle mani giuste, oggi il gruppo di Chiesa sarebbe sicuramente in Parlamento&amp;raquo;. L&amp;#39;ex pm e leader dell&amp;#39;Idv, che ora si diletta di agricoltura, risponde con un no comment. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/14/1468515705-antonio-pietro.jpg" /> <![CDATA[Ennesima dimostrazione: inadatti alla politica]]> Lavorare coi Cinque Stelle non è difficile. È impossibile. Perché non si è mai abbastanza grillini. Ed è anche logico, perché l&amp;#39;unico veramente grillino è - nomen omen - il fondatore-padrone Beppe Grillo. Lui è uno e tutti gli altri sono nessuno. Così succede che Roma diventi la rupe Tarpea dei pentastellati: ogni settimana ne precipita giù uno. L&amp;#39;assessorato al Bilancio, poi, è il triangolo delle Bermuda della politica a Cinque Stelle. Fuori dalla porta dell&amp;#39;ufficio dovrebbero mettere i cartelli che affiggono sui pali dell&amp;#39;alta tensione: &amp;laquo;Pericolo di morte&amp;raquo;. Il primo è stato Marcello Minenna, super assessore al Bilancio, ex dirigente Consob, sponsorizzato direttamente da Luigi Di Maio. Fatto fuori. Giubilato dopo soli due mesi. Poi è stato il turno di Raffaele De Dominicis, ex procuratore della Corte dei Conti, silurato a pochi giorni dall&amp;#39;insediamento. E ora, con Salvatore Tutino, altro magistrato contabile, siamo al rifiuto preventivo: ha lasciato ancor prima di accettare perché già finito sulla graticola. Perché i grillini mettono sulla graticola tutti quelli che non sono come loro, quelli che non appartengono alla casta dell&amp;#39;anticasta.Il problema è che questa ossessione maniacale per la purezza finisce col bloccare la macchina amministrativa e fare fuori i migliori candidati. I Cinque Stelle sono come quelli che non vivono la casa per paura di insudiciarla. Loro per paura di sporcarsi le mani rinunciano a fare politica, ad amministrare.L&amp;#39;homo novus grillinus non esiste, non è pervenuto, è introvabile. Perché non è umano, è un&amp;#39;utopia, un esperimento di laboratorio a cavallo fra la scienza politica e la tecnologia. Una chimera. Ci sarà sempre qualcuno che ha preso una multa di troppo, ha sbagliato a fare la differenziata, ha fatto il tirocinio in un ufficio legale che vent&amp;#39;anni prima ha difeso un parlamentare del Pd o magari ha un cugino di terzo grado che è stato candidato per un qualche partito in uno sperduto paesino dell&amp;#39;Aspromonte. Difatti la macchina pentastellata - a più di tre mesi dalla conquista del Campidoglio - è ferma, paralizzata dalle proprie manie. Dietro il gran rifiuto alle Olimpiadi del 2024 di Virginia Raggi, si nasconde il nulla. Non sono gli assessori o i dirigenti a non essere adatti alla politica dei Cinque Stelle, ma sono proprio i Cinque Stelle a non essere adatti alla politica. E lo hanno dimostrato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/25/1474808039-lapresse-20160925144508-20733731.jpg" /> <![CDATA[Sarri e la MM di Napoli Dominiamo il Benfica]]> L&amp;#39;esordio di Maurizio Sarri al San Paolo in una sfida di Champions League sarà l&amp;#39;occasione per seppellire l&amp;#39;ascia di guerra con De Laurentiis. Lo aveva già fatto dopo la sfida vinta con il Chievo, dicendo che chiarirà tutto con il patron non appena tornerà in Italia.E lo faranno, in parte, anche i tifosi: pur non raggiungendo i numeri di altri debutti europei (il record dei vernissage a Fuorigrotta sono i 56mila della gara con il Borussia Dortmund, quello assoluto i 60mila sulle tribune per vedere gli azzurri contro il Bayern), stasera ci sarà il record stagionale di presenze con 38mila tagliandi venduti. Da tempo, complice il caro biglietti (una ricerca dell&amp;#39;agenzia Spreadex colloca il Napoli al sesto posto in A) e la disaffezione a frequentare uno stadio vecchio e scomodo, il Napoli non ha la cornice di pubblico che meriterebbe. &amp;laquo;Se lo stadio fosse pieno, sarebbe benzina... Ma i nostri tifosi ci hanno sempre aiutato e lo faranno anche stavolta&amp;raquo;, sottolinea Sarri.Eppure la Champions esercita sempre il suo fascino. Anche su un tipo non avvezzo alle emozioni e all&amp;#39;apparenza freddo come il tecnico di Bagnoli. &amp;laquo;Mi arrapo per un&amp;#39;amichevole, figuriamoci per una sfida come questa - così Sarri -. Vediamo se anche contro una squadra di livello qual è il Benfica, quarta testa di serie della Champions, riusciremo a imporre il nostro gioco per lunghi tratti come facciamo in campionato. Dove, almeno sulla carta, la Juve è palesemente favorita&amp;raquo;.In effetti l&amp;#39;inizio stagionale del Napoli è stato molto positivo: gruppo in crescita continua, bel gioco, solo qualche passaggio a vuoto. E un debutto europeo che, risultato a parte, non aveva illuminato gli occhi. Anche se la vittoria di Kiev, unita a un eventuale bis stasera, spianerebbe già la strada ai partenopei verso la fase a eliminazione diretta. Con il ritorno della Champions, tornano anche le chiare gerarchie di Sarri nelle scelte: in campo i titolarissimi, con Mertens elemento essenziale per Sarri che farà riaccomodare in panchina Insigne e il Milik già decisivo nella trasferta ucraina con una delle sue tre doppiette già segnate in maglia azzurra. I portoghesi, intesi come Nazionale, gli hanno riservato la seconda delusione della scorsa stagione (l&amp;#39;eliminazione dall&amp;#39;Europeo dopo il titolo perso all&amp;#39;ultima giornata con l&amp;#39;Ajax). Fuori gli altri, compresi i cinque nuovi acquisti finora trascurati, ma che &amp;laquo;torneranno comodo quando faremo più allenamenti&amp;raquo;.Il Benfica che ha in porta l&amp;#39;ex interista Julio Cesar e che arriverà nel fortino napoletano del San Paolo (il precedente otto anni fa in Coppa Uefa, fu 3-2 per i partenopei che tra Coppa dei Campioni e Champions vantano il campo inviolato, 7 vittorie e 4 pareggi) non perde fuori casa da nove mesi, anche se il tecnico Rui Vitoria dovrà fare a meno di quattro titolari. &amp;laquo;Sono una squadra forte, non li ho mai visti in grande affanno, hanno tecnica e buona gestione della palla oltre che un&amp;#39;ottima organizzazione - dice ancora Sarri sugli avversari -. L&amp;#39;anno scorso il Benfica è stato eliminato facendo tremare il Bayern. Dobbiamo andare in campo e fare il meglio possibile. Mi auguro di mostrare una crescita della squadra ora che il livello è più elevato. Dal punto di vista della mentalità, abbiamo margini di miglioramento enormi, specie nella lettura di alcuni momenti della gara&amp;raquo;.L&amp;#39;ultima volta al San Paolo in Champions fu l&amp;#39;11 dicembre 2013 contro l&amp;#39;Arsenal, un 2-0 che non bastò per la qualificazione agli ottavi. Sarri firmerebbe per un risultato del genere così come i 35mila che hanno deciso la tregua con De Laurentiis. In un momento così importante e positivo, tutti devono remare dalla stessa parte. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/24/1474699703-6642344.jpg" /> <![CDATA[Chiede una mazzetta a falsi procuratori esonerato il ct inglese]]> Londra Chi tocca, muore (professionalmente parlando). Qualcuno - in tempi non sospetti - lo ha definito il mestiere più difficile. Per altri rappresenta una missione impossibile. Per Sam Allardyce è il sogno di una vita evaporato in una sola partita, dimissionato dopo appena 67 giorni dalla sua nomina a Ct dell&amp;#39;Inghilterra. Ma rispetto ai suoi illustri predecessori, tutti puntualmente licenziati per mancanza di risultati, Big Sam è stato messo alla porta per ragioni non strettamente tecniche. Bensì per i suoi traffici con il sottobosco calcistico, la spregiudicatezza nell&amp;#39;aggirare i regolamenti, l&amp;#39;avidità sfrontata, l&amp;#39;insolenza verso i suoi datori di lavoro.Già qualche anno fa Allardyce - una carriera nella provincia del Nord Inghilterra - era sopravvissuto ad un&amp;#39;inchiesta giornalistica che lo accusava di incassare bustarelle dai procuratori. Dalla stangata orchestrata dal Daily Telegraph però sembra impossibile che possa uscirne indenne. Ad inchiodarlo, le immagine sgranate di una telecamera nascosta che lo ritraggono mentre spiega a presunti uomini d&amp;#39;affari asiatici (in realtà cronisti) come aggirare le regole che vietano alle terze parti di possedere quote dei cartellini dei giocatori. Pratica largamente diffusa tra gli agenti, assicura il ct dei Tre Leoni prima di offrirsi, in cambio di mezzo milione di euro, come consulente d&amp;#39;eccezione. Due incontri, quattro ore di chiacchiere in libertà. Tutte filmate e da ieri al vaglio della Fa, ridicolizzata dal tecnico per l&amp;#39;onerosa ricostruzione di Wembley: &amp;laquo;Una barzelletta, la federazione vuole solo fare soldi&amp;raquo;.Non certo all&amp;#39;insegna dell&amp;#39;understatement neppure i commenti riservati al suo predecessore Hodgson (&amp;laquo;quando parla fa addormentare tutti, non ha la personalità&amp;raquo;) e agli stessi giocatori (&amp;laquo;sono bloccati psicologicamente, non possono farcela&amp;raquo;). Anche per questo è molto difficile immaginarlo in panchina il prossimo 8 ottobre quando a Wembley l&amp;#39;Inghilterra ospiterà Malta. La vittoria contro la Slovacchia, nell&amp;#39;esordio delle qualificazioni mondiali, è destinata a restare la sua prima-ultima-unica partita alla guida della nazionale, prima dell&amp;#39;inevitabile oblio calcistico. Per la sua successione il favorito dei bookmakers locali è Alan Pardew, attuale manager del Crystal Palace, seguito da Eddie Howe (Bournemouth). Ma chissà se risponderanno alla chiamata. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475043889-lapresse-20160927224700-20766431.jpg" /> <![CDATA[Roma e Mosca vicine grazie al tuo lavoro]]> Caro Silvio,a nome del governo della Federazione russa e mio personale mi congratulo con te per il tuo Ottantennio.A pieno diritto fai parte dei più autorevoli uomini di Stato dell&amp;#39;epoca contemporanea. Vorrei sottolineare in modo particolare il tuo grande contributo personale allo sviluppo delle relazioni tradizionalmente amichevoli e di partenariato che legano la Russia e l&amp;#39;Italia. Grazie alla tua energia e iniziativa vengono realizzati importanti progetti russo-italiani di dimensione paneuropea. Nel nostro Paese tu godi del rispetto profondo e della simpatia.Ci tengo tanto ai nostri rapporti amichevoli. Sarò lieto di continuare i nostri contatti costruttivi di fiducia.Ti auguro di tutto cuore, caro Silvio, buona salute, forza d&amp;#39;animo e ogni bene.Con i migliori salutiDmitrij Medvedev <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475044032-dmitrij-medvedev.jpg" /> <![CDATA[Totti campione unico ma non il numero uno Valentino Mazzola e Rivera più «dieci» di lui]]> Passata la festa il santo non è stato gabbato. Anzi. Celebrato addirittura come un eroe, una divinità, angelo del paradiso terrestre. Totti Francesco Fernando (è il suo improbabile nome di battesimo grazie alla Fifa), Totti, dunque, ha festeggiato spegnendo le candeline mentre il resto dei suoi fedeli accendevano candele votive. Così vanno le cose romane e romaniste nel segno di un campione certo, assoluto ma non così fenomenale come il corteo sta cantando, scrivendo, ripetendo. Perché la storia del calcio italiano, degli italiani intendo, annovera nomi altrettanto importanti, anche più forti del capitano romanista che, di questo gruppo di eletti, fa comunque parte. Ma non al primo posto. Vorrei segnalare ai contemporanei queste note di Gianni Brera: &amp;laquo;Era un traccagno di piccola statura e tuttavia così dotato atleticamente da strabiliare. Scattava da velocista, correva da fondista, tirava con i due piedi come uno specialista del gol, staccava e incornava con mosse da grande acrobata, recuperava in difesa, impostava l&amp;#39;attacco e vi rientrava spesso per concludere. Era insieme regista e match-winner&amp;raquo;. Brera così scriveva di Valentino Mazzola che non godeva di sponsor, dirette tivù, spot pubblicitari, era un campione totale, lui rapito dalle divinità in quel giorno maledetto di maggio del Quarantanove.Mazzola numero 10 del Torino, il grande Torino, e della nazionale, numero 10 di testa e di cuore. Suo figlio, Sandro, provò a ricoprire quel ruolo, per affetto e presunzione ma doveva fare i conti con un altro fuoriclasse, Gianni Rivera, elegante, raffinato, capitano, primo golden boy del nostro cinematografo calcistico, dotato di un drone privato, personale, capace di controllare e intuire il gioco un secondo prima del resto degli astanti. Potrei aggiungere, di quell&amp;#39;epoca, Giacomo Bulgarelli, non dieci di maglia ma di fosforo, Pier Paolo Pasolini così scrisse: &amp;laquo;Bulgarelli gioca un calcio in prosa, egli è un prosatore realista&amp;raquo;. Proseguo nel gioco delle figurine, Giancarlo Antognoni che posto occupa? Alto, altissimo, per gli inglesi il miglior interprete al mondo di questo ruolo, di stile e di classe, incompreso e isolato nella sua Fiorentina. Firenze, allora, Roberto Baggio, l&amp;#39;arte, non la prosa di Bulgarelli ma la poesia, un coniglio bagnato per Gianni Agnelli che lo considerava, con la consueta perfidia, &amp;laquo;il più grande giocatorino che abbia conosciuto&amp;raquo;, rococò di tocco, umile e troppo isolato durante e dopo, rarissime interviste, grandissime giocate.E si scivola tra i contemporanei: Alessandro Del Piero, il dieci meno esplosivo ma più intelligente, filosofia di football, goleador e uomo spogliatoio. Quindi Andrea Pirlo, uno, nessuno, centomila, un fantasma che improvvisamente si trasforma in corpo e genio, il football normale, essenziale ma, per questo, irripetibile, unico. E allora Francesco Totti ultimo perché ancora itinerante, ancora segnante e vincente, non in campo ma nella sua quotidiana esistenza, con la sua famiglia, con la sua Roma, la città, il popolo giallorosso e non soltanto quello, perché chi ama il calcio, non può che amare Francesco Totti. Anche se si chiamasse Fernando. Chiudere l&amp;#39;album e conservarlo in un cassetto segreto. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474972198-totti.jpg" /> <![CDATA[Uomo di Stato saggio e un vero amico]]> Caro Silvio,vuoi gradire le mie cordiali congratulazioni in occasione del tuo Ottantennio.Di tutto cuore ti auguro buona salute, buon umore, felicità, benessere e ogni successo.Sono sicuro che l&amp;#39;energia, la fermezza e l&amp;#39;ottimismo che ti sono propri ti aiuteranno a guarire completamente dopo l&amp;#39;intervento subito.Vorrei ribadire che in Russia tu godi alta stima come un uomo di Stato saggio e lungimirante che ha fatto moltissimo per lo sviluppo dei rapporti di partnership tra i nostri Paesi. È importante che anche oggi tu contribuisca con parole e azioni al ristabilimento del dialogo completo della Russia con l&amp;#39;Italia e con l&amp;#39;Unione Europea in generale.Ci tengo tanto alla nostra amicizia, provata da molti anni. In attesa di nuovi incontri, tuoVladimir Putin <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/25/1469436347-olycom-20160720031648-20021983.jpg" /> <![CDATA[La Dinamo si spegne subito Allegri ritrova anche Dybala]]> La Vecchia Signora si sblocca con quattro gol in Europa. Nel segno di Pjanic insieme a Dybala il più giovane in campo in una squadra di ultratrentenni, per la precisione età media di 30,7 anni. L&amp;#39;ha messa sull&amp;#39;esperienza, diciamo così, Massimiliano Allegri su un campo che poteva incutere timore solo a livello ambientale. &amp;laquo;Pratica e concreta&amp;raquo;, voleva la sua Juve l&amp;#39;allenatore, e così è stata. Non c&amp;#39;è stata traccia dell&amp;#39;illusione, anzi si è vista umiltà. &amp;laquo;Non si può vincere sempre 3-0...&amp;raquo; e i bianconeri allora calano il poker per rispondere all&amp;#39;allenatore che parlava di &amp;laquo;delusione fuori dal normale&amp;raquo; se non si fa la goleada.Certo c&amp;#39;è da considerare l&amp;#39;avversario. Infatti la Dinamo Zagabria si scioglie in mezz&amp;#39;ora con Pjanic che beffa con un tocco morbido il portiere in uscita dopo pasticcio dei centrali croati. L&amp;#39;ex giallorosso poi fa vedere uno dei pezzi pregiati per cui è stato acquistato: lancio di trenta metri per Higuain, controllo e tiro al volo del Pipita per il due a zero. Si sblocca lontano da Torino l&amp;#39;ex Napoli. Le due clausole rescissorie strappate a Roma e Napoli fanno il loro dovere e alla festa partecipa anche Dybala. Non si fa in tempo a dire che la Joya potrebbe trasformarsi in tristezza che trova il primo gol della stagione. Il siluro da 25 metri è per zittire anche le critiche sul fatto che giocasse troppo lontano dall&amp;#39;area. Chiude i conti la punizione di Dani Alves complice l&amp;#39;autogol del portiere Semper. Come a Palermo una deviazione trasforma in oro un tiro del brasiliano.Gol per le statistiche perché la partita è finita dopo quarantacinque minuti con Pjanic schierato nel suo ruolo da interno sinistro che fa gol e assist. Poi non è rientrato dopo l&amp;#39;intervallo per un colpo subito a inizio partita, ma a quel punto il più era fatto con la Juve che si era scrollata di dosso la pressione della vittoria a tutti i costi. Senza entusiasmare con una mediana dove oltre al bosniaco manovrano Hernanes e Khedira, di certo non dei fulmini di guerra. Evra e Dani Alves sono l&amp;#39;esperienza che corre sulle fasce, ma anche Zagabria conferma il momento non brillante a livello fisico. Certo non poteva esserci avversario migliore per mettere ulteriore benzina nelle gambe. Una sorta di allenamento per i bianconeri la gita in Croazia perché oltre alla musichetta da Champions League c&amp;#39;è ben poco per il livello mediocre dell&amp;#39;avversario. La Dinamo parte per contenere, prova a erigere un muro che si sgretola praticamente da solo tra movimenti sbagliati, scivoloni e incertezze varie. Nonostante questo restano ombre sulla Juventus. Perché subito dopo il vantaggio la squadra di Sopic ha centrato la traversa con Schildenfeld: ancora una volta sugli sviluppi di una palla inattiva, situazione che si conferma tallone d&amp;#39;Achille dopo i tre gol su quattro subiti in campionato. In alcuni fraseggi si è rivista quella superficialità di cui aveva parlato Allegri, ma la Signora è rimasta concentrata.Comunque la differenza di valori permette anche alcuni esperimenti come Cuadrado mezz&amp;#39;ala al posto di Pjanic. Non è finita perché Allegri concede più di spiccioli di minuti a Pjaca che torna a casa. Il croato, arrivato in estate proprio dalla Dinamo Zagabria, entra al posto di Barzagli con la Juve che si piazza con la difesa a quattro in una sorta di 4-2-3-1. Passerella anche per l&amp;#39;ex Mandzukic e testa all&amp;#39;Empoli. Per la Champions se ne riparla il 18 ottobre, ancora in trasferta a Lione. La Vecchia Signora pratica e concreta si presenterà in Francia da prima del girone. L&amp;#39;obiettivo è restarci fino alla fine per poter dare ragione ad Allegri che considera la Juve alla pari delle migliori quattro d&amp;#39;Europa. Serviranno ben altre vittorie per cullare i sogni. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/28/1475043611-lapresse-20160927213450-20765524.jpg" /> <![CDATA[Doris: Incontro casuale a Portofino. I miei clienti si arricchirono]]> Dottor Doris, ma è vero che Silvio Berlusconi ama poco i numeri?&amp;laquo;C&amp;#39;è solo un numero che gli interessa, il numero uno. Primeggiare, vincere. Lo conosco da una vita, mi considero un suo fratello, ma Silvio è inimitabile, lo capii fin dal nostro primo incontro&amp;raquo;.Ecco, riavvolgiamo il nastro fino all&amp;#39;inizio degli anni &amp;#39;80, quando lei è il Numero 1 dei broker Dival, gruppo Ras, l&amp;#39;uomo capace di guadagnare 100 milioni di vecchie lire al mese, ma che sente un po&amp;#39; stretta quella camicia. Vuol fare altro, crescere, mettere sotto lo stesso ombrello una banca, un&amp;#39;assicurazione e una finanziaria. Come nacque quell&amp;#39;idea?&amp;laquo;Dall&amp;#39;incontro con un falegname: mi mise in mano 10 milioni e mi disse di investirli bene, così da permettergli il lusso di ammalarsi. Fu un fulmine a ciel sereno: dovevo diventare il medico del risparmio, un consulente globale. Bisognava però abbattere i muri che allora separavano i vari settori e, soprattutto, trovare un imprenditore di prima generazione capace di cogliere da quale parte soffiava il vento&amp;raquo;.Silvio Berlusconi: primo vis-à-vis in quel di Portofino dopo che aveva letto una sua intervista a Capital. Dica la verità: incontro casuale non fu, lo marcava stretto...&amp;laquo;Casualissimo, mi creda. Primavera &amp;#39;81, Piazzetta di Portofino, sciame di invitati a un matrimonio. Mi giro, e dico a mia moglie: Ma quello è Berlusconi!. Indossa un vestito grigio, elegantissimo, credo sia uno degli ospiti delle nozze. Mi sente, si gira verso di me e io mi butto: Piacere, Ennio Doris. Abbiamo scambiato qualche parola, gli ho accennato del mio progetto, poi Silvio è andato a parlare con un pescatore che aggiustava le reti. Ci siamo incrociati dopo qualche minuto, e per convincerlo gli ho parlato di come l&amp;#39;idea di Programma Italia poteva essere una leva per il settore immobiliare. Ma non volevo sembrare troppo insistente: così non gli ho lasciato né un biglietto, né un numero di telefono&amp;raquo;.Cosa la colpì in quel primo incontro?&amp;laquo;Capii subito che Berlusconi era inimitabile: mi fece tre domande, e subito dopo sembrava che conoscesse il settore meglio di me&amp;raquo;.Ma la cosa non finì lì...&amp;laquo;Mi chiamò chiedendomi quanto guadagnavo. Risposi che non volevo niente da lui: Facciamo 50 e 50 e rischiamo assieme&amp;raquo;.La miglior risposta che potesse dare. Così il progetto della società multiprodotto cominciò a decollare diventando anche uno strumento per sostenere le tv.&amp;laquo;Vendevamo gli immobili targati Milano 2 e 3, quelli in Sardegna e piazzammo le quote per finanziare da Rusconi l&amp;#39;acquisizione di Rete 10. Ci volevano 100 miliardi: 50 li mise Silvio, gli altri i miei clienti che, quattro anni dopo, raddoppiarono il capitale investito non appena Berlusconi decise di acquistare le loro quote&amp;raquo;.L&amp;#39;idea di avere tre tv nacque subito?&amp;laquo;Sì, Silvio era già convinto che per vincere la sfida servissero tre canali: uno per il pubblico maschile, uno per le donne e l&amp;#39;altro per le famiglie&amp;raquo;.Poi arrivarono i primi problemi, con gli schermi oscurati in Piemonte, nel Lazio e nelle Marche. &amp;laquo;Una volta Silvio mi disse: Ennio, se non faccio il &amp;quot;giullare&amp;quot;coi politici dovrei passare l&amp;#39;80% del tempo a difendermi contro le leggi che vogliono farmi chiudere&amp;raquo;.Chi voleva abbattere le tv del Biscione?&amp;laquo;Chi era contro la tv privata e non capiva che Berlusconi ha rotto un collo di bottiglia, quello che permetteva solo a 100 aziende di fare pubblicità con la Rai. Da 100, gli inserzionisti sono poi passati a 1.500, creando 1.400 miracoli economici e molti posti di lavoro&amp;raquo;.Com&amp;#39;era il Berlusconi di quegli anni?&amp;laquo;Un vulcano. Organizzava centinaia di cene con imprenditori, non mangiava mai, viveva su un pullman attrezzato con ufficio e camera da letto. Sapeva che il primo impatto col cliente era fondamentale. Un vero maestro del complimento&amp;raquo;.Gli anni &amp;#39;90 sono gli anni di Tangentopoli, della crisi economica e c&amp;#39;è chi dice che Enrico Cuccia, dominus di Mediobanca, fece di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a Berlusconi.&amp;laquo;Non credo. Cuccia faceva il suo mestiere, ma era anche un uomo d&amp;#39;inizio &amp;#39;900: non capiva nulla di diritti d&amp;#39;autore. Chiedeva: Dove sono i capannoni e gli stabilimenti?&amp;quot;&amp;raquo;.Fin dall&amp;#39;inizio, lei ha cercato di convincere Berlusconi a non scendere in campo: perché?&amp;laquo;Perché così ha complicato la vita delle sue aziende e rinunciato ad avere un patrimonio personale più alto&amp;raquo;.Un errore, dunque?&amp;laquo;Dipende da cosa vuol fare una persona nella vita. Lui ha rivoluzionato tutto: tv, calcio, politica. Più meriti che sbagli&amp;raquo;.Un Milan senza Berlusconi, che effetto le fa?&amp;laquo;È un effetto strano. Non conosco i motivi della cessione, ma so che Silvio ama il Milan così come tutto ciò che è italiano. Pensi che mangia solo gelati tricolore, panna, fragola e pistacchio...&amp;raquo;Dottor Doris, cosa farà Silvio Berlusconi dopo i suoi primi 80 anni? &amp;laquo;Grandi cose, ha un romanzo dentro ancora da scrivere&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/11/24/1448350326-doris.jpg" /> <![CDATA[Berlusconi: Vi racconto i miei primi 80 anni Ora sono un patriarca]]> È una intervista senza filtri quella che Silvio Berlusconi concede ad Alfonso Signorini, nell&amp;#39;ultimo numero di Chi, in occasione del suo 80esimo compleanno. Un dialogo nel quale l&amp;#39;ex premier passa in rassegna i suoi affetti, ricorda il legame fortissimo e profondo con i genitori, fotografa il solido rapporto con i figli e i nipoti e si sofferma sulla sua nuova vita dopo l&amp;#39;operazione del giugno scorso.&amp;laquo;Ho avuto una famiglia eccezionale: mamma e papà mi sono sempre stati vicino e mi hanno sempre sostenuto, anche quando non erano d&amp;#39;accordo su certe mie scelte che giudicavano troppo ardite. Il giorno più felice e quello più triste della mia vita sono legati in modo forte e indissolubile a loro&amp;raquo;. Il giorno più felice è quello in cui il padre Luigi, antifascista rifugiato in Svizzera dopo l&amp;#39;8 settembre, rientrò in Italia raggiungendo la famiglia a Oltrona di San Mamette, il comune in provincia di Como dove erano sfollati. &amp;laquo;Avevo solo nove anni ma quel giorno lontano lo ricordo come ieri. Quando scese dal treno che arrivava da Como mi prese in braccio e mi portò tra le braccia fino a casa, mentre io lo riempivo di baci. Ecco, quello è stato il giorno più bello della mia vita&amp;raquo;. I giorni più tristi, invece, sono stati quelli della scomparsa dei genitori, in particolare della mamma Rosa. &amp;laquo;Perderla è stata una sofferenza forte, profonda. Il nostro rapporto era speciale: ci sentivamo al telefono almeno due volte al giorno e ogni volta lei mi diceva quanti rosari aveva sgranato per me. Quando mia madre è morta, l&amp;#39;ho sostituita con Marina: Marina oggi per me è madre, sorella e figlia&amp;raquo;.Il secondo capitolo dell&amp;#39;intervista è dedicato alla politica, trattata con distacco, ma anche con l&amp;#39;orgoglio dei successi raggiunti. &amp;laquo;La politica non mi ha mai appassionato. Mi ha fatto solo spendere un sacco di tempo e di energie. Se sono sceso in campo è solo per impedire l&amp;#39;ascesa dei comunisti al potere. Visto che Tangentopoli aveva praticamente cancellato la storia e i protagonisti di tutti e cinque i partiti democratici che ci avevano governato per cinquant&amp;#39;anni, non esistevano alternative. So solo che tanto in politica estera quanto in politica interna non ho mai sbagliato un colpo. E non sono caduto per colpa mia&amp;raquo;. L&amp;#39;ex premier parla anche dei &amp;laquo;tradimenti&amp;raquo; politici subiti: &amp;laquo;Pensandoci bene, non mi viene in mente neppure un nome di un vero amico in politica. Ma non sono tipo da portare rancore: chi ha tradito non ha tradito me, ma gli elettori che l&amp;#39;avevano portato in Parlamento&amp;raquo;.Il discorso si sposta poi sul suo stato d&amp;#39;animo attuale. &amp;laquo;Nella mia vita non ho mai pensato all&amp;#39;età. Al contrario, ho sempre vissuto come se avessi quarant&amp;#39;anni, perché così mi sentivo: pieno di curiosità, di voglia di fare. Poi, improvvisa, è arrivata la malattia. E con l&amp;#39;operazione che ho subito è arrivata forte la consapevolezza che sono un uomo di ottant&amp;#39;anni. Sto guardando in modo ancora incerto a quello che può essere il mio futuro. La cosa che ho realizzato, forse la più importante, è che passerò più tempo con i miei figli e i miei nipoti. Dedicherò più tempo alle persone a cui voglio bene. Come ho fatto questa estate. Ed è giusto così: cinque figli e dieci nipoti fanno un patriarca. E io questo mi sento&amp;raquo;.Sul settimanale del gruppo Mondadori, nell&amp;#39;intervista corredata da foto esclusive con figli e nipoti, aggiunge: &amp;laquo;Nessuna festa. Farò solo una cena con i miei cinque figli. E ho pregato tutti quanti di non farmi nessun regalo. Se proprio vogliono, facciano beneficenza&amp;raquo;. Berlusconi ripercorre poi le sue relazioni sentimentali, dai matrimoni con Carla Dall&amp;#39;Oglio e Veronica Lario all&amp;#39;attuale compagna Francesca Pascale. &amp;laquo;L&amp;#39;amore è stato importante nella mia vita, ma, confesso, la passione e l&amp;#39;impegno per il mio lavoro hanno spesso preso il sopravvento. Con Francesca non c&amp;#39;è alcuna crisi, come invece si ostinano a scrivere&amp;raquo;.C&amp;#39;è spazio per un pensiero sul Milan. &amp;laquo;Ho un rimpianto: quello di non aver potuto lavorare sul Milan come avrei voluto. Se negli ultimi anni non è stato come prima è solo perché non ho avuto più tempo per occuparmene personalmente. Sono comunque il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474978998-silvio.jpg" /> <![CDATA[Ancelotti: Ha tolto il calcio dal Medioevo. Con lui una rivoluzione al giorno]]> Caro Ancelotti, se le ricordiamo che tra qualche ora Silvio Berlusconi compirà 80 anni, cosa le viene in mente?&amp;laquo;Beh, di fare gli auguri a colui il quale considero il mio presidente, il presidente della mia vita oltre che della mia carriera calcistica. Auguri Presidente, ma con la maiuscola, mi raccomando&amp;raquo;.Scusi, perché con la maiuscola?&amp;laquo;Perché Silvio Berlusconi non è stato uno dei tanti presidenti che hanno dato lustro al calcio italiano e alla storia del Milan. Berlusconi è stato il grande innovatore che ha trascinato il calcio italiano dal medioevo all&amp;#39;era moderna liberandolo dalla polvere che c&amp;#39;era nel settore. Pensi solo a questo dettaglio: oggi alcuni club hanno inserito nei loro staff la figura del nutrizionista, lui trent&amp;#39;anni fa parlava di alimentazione corretta a Milanello. Perciò il suo arrivo è stato vissuto, per molti versi, come una rivoluzione dell&amp;#39;antico. La mossa decisiva fu questa: organizzare la squadra di calcio come un&amp;#39;azienda. Da questa discese tutto il resto: la catena di comando snella, le grandi ambizioni, le linee guida attraverso cui raggiungere il successo sintetizzato dal famoso motto vincere e convincere, dare spettacolo, rispettare l&amp;#39;avversario. E per fare tutto ciò scelse un allenatore esordiente, Arrigo Sacchi, che praticava un calcio unico per l&amp;#39;Italia e offensivo. I risultati irripetibili, hanno raccontato tutto il resto e destineranno questa figura ai libri di storia. Lo dico a quelli del prossimo Milan: sarà impossibile eguagliare Silvio Berlusconi!&amp;raquo;.Ci racconta qual è stato il suo primo incontro col presidente?&amp;laquo;Quasi uno scontro, in verità, avvenuto al telefono, qualche minuto dopo la firma del mio trasferimento dalla Roma al Milan. C&amp;#39;erano voci sempre più insistenti sul mio stato di salute, un ginocchio malandato insomma. Berlusconi a bruciapelo mi chiese: Ma sei sicuro di stare bene?. Gli risposi: Certo che sono sicuro e se ne accorgerà molto presto&amp;raquo;.Da quel giorno com&amp;#39;è stata la vita al Milan con Berlusconi presidente?&amp;laquo;Una scoperta continua. Ogni giorno una sorpresa e una nuova idea da realizzare, ogni giorno un nuovo traguardo da inseguire. In cambio della dedizione assoluta alla causa rossonera, c&amp;#39;era anche una generosità unica. Pensi che a casa mia il presidente era per i miei due figli lo zio Silvio. Sa perché? Perché, appena firmavo il nuovo contratto o incassavo un premio per una coppa vinta, tornavo con dei pacchi regali. E loro, i miei bambini, chiedevano: da chi arrivano questi doni? Dallo zio Silvio rispondevo io&amp;raquo;.Da frequentatore seriale di Milanello ne avrà di storie da raccontare sul presidente&amp;laquo;Ne scelgo due simboliche. Comincio dalla cena fatta ad Arcore prima della sfida scudetto col Napoli di Maradona, maggio dell&amp;#39;88: il presidente riunì la squadra e tra le raccomandazioni finali invitò a rispettare una settimana di castità assoluta per esprimere il massimo delle energie la domenica successiva. Gullit si alzò, prese la parola e disse: presidente, creda a me, se aboliamo la castità, correremo di più. La risata collettiva stemperò la tensione di quelle ore&amp;raquo;.La seconda?&amp;laquo;A Barcellona, prima finale di Coppa Campioni della sua epopea. Eravamo in pullman, non riuscivamo ad avvicinarci all&amp;#39;ingresso principale dello stadio per la marea di tifosi milanisti arrivati in Spagna, ottantamila addirittura, e Berlusconi rivolto alla squadra commentò: se dovessimo perdere, faremmo comunque notizia, diventerebbe il più affollato funerale di tutti i tempi!&amp;raquo;.Quando tornò al Milan da allenatore, come cambiò il suo rapporto con Berlusconi?&amp;laquo;Non cambiò, fui circondato in ogni momento dei successivi 8 strepitosi anni, dal suo affetto oltre che dal suo incoraggiamento. Mai Berlusconi criticò il mio lavoro dopo una sconfitta, sempre, invece, dopo un successo, mi passava osservazioni per migliorare il gioco che mi facevano riflettere&amp;raquo;.Ci fu in quel periodo il famoso diktat di giocare con 2 punte più un trequartista: se lo ricorda?&amp;laquo;Lo ricordo perfettamente. E io me la cavai con una furbata perché continuai in molte partite a giocare col famoso alberello di Natale, Shevchenko più Kakà e Rui Costa, con un piccolo trucco. Kakà, nell&amp;#39;elenco dei convocati, risultava sempre tra gli attaccanti&amp;raquo;.I suoi appunti sugli schemi da calcio di punizione finirono anche in un libro di Bruno Vespa&amp;laquo;A poche ore da una finale, chiesi al presidente di assistere alla riunione tecnica con la squadra. E quando fu il momento di distribuire i foglietti con i disegni, li passai anche a lui. Alla fine del meeting gli chiesi: Presidente, come sono andato?. E lui: Promosso.&amp;raquo;Se lo immagina Silvio Berlusconi lontano dal Milan?&amp;laquo;La scelta di cedere il club che ha amato come un figlio deve essergli costata un&amp;#39;autentica sofferenza. Ma poiché l&amp;#39;uomo ci ha abituato, nella sua vita, a porsi sempre nuovi traguardi, sono sicuro che starà già pensando al giorno in cui tornerà a occuparsi del Milan e a inseguire altri successi per i prossimi trent&amp;#39;anni. È il mio augurio da tifoso del Milan&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/03/1472896871-ancelotti.jpg" /> <![CDATA[Per non scontentare l'Europa il governo abbassa le stime del Pil]]> Consiglio di ministri notturno, in perfetto stile Prima repubblica convocato ieri alle 21, iniziato con un&amp;#39;ora di ritardo e finito venti minuti dopo. All&amp;#39;ordine del giorno un unico punto: approvazione della nota di aggiornamento del Def. Atto dovuto e parte integrante della sessione di bilancio. Solo che il Documento di economia e finanza presentato ad aprile si è rivelato troppo ottimistico e il governo si è ritrovato a dovere ricompilare tutte le previsioni in senso peggiorativo. Il Pil (cioè misura della ricchezza prodotta nel Paese) giù, debito e deficit su.Nessuna buona notizia, quindi. Novità da tenere il più possibile sottotraccia anche perché il Def è un&amp;#39;autovalutazione tecnica da consegnare alla Commissione europea che la usa per giudicare la legge di Bilancio che il governo approverà a breve e ultimamente i rapporti tra Roma e Bruxelles non sono idilliaci.Le ultime indiscrezioni prima del consiglio dei ministri di ieri confermavano la revisione al ribasso del Pil, sia per quest&amp;#39;anno sia per il prossimo. Le cifre messe nero su bianco sono ancora più caute. &amp;laquo;Oggi è San Prudenzio, siamo stati prudentissimi&amp;raquo;, ha commentato il premier Matteo Renzi in conferenza stampa.Per l&amp;#39;anno in corso la crescita si dovrebbe fermare allo 0,8%. Quella del prossimo anno, all&amp;#39;1% programmatico, quindi considerando la spinta delle riforme. Il tendenziale, quindi al netto delle politiche per la crescita, sarebbe allo 0,5% (ieri notte il documento non era ancora disponibile). Nel Def di aprile la crescita programmatica era dell&amp;#39;1,4%. Il peggioramento c&amp;#39;è e l&amp;#39;intervento del governo per migliorare di qualche decimale e le previsioni non è andato a buon fine.La minore crescita ha un impatto sul deficit. Quello del prossimo anno, sul quale arriverà il giudizio della Commissione europea, si attesterebbe al 2%. Considerando la spesa extra che il governo conta di incassare, sale al 2,4%. È la famosa flessibilità. Ed è questo il dato che la Commissione europea aspetta per promuovere o bocciare l&amp;#39;Italia.Le cose si sono messe male da un po&amp;#39; per i conti italiani. Tramontata la possibilità di ottenere di nuovo la flessibilità che ci era stata accordata l&amp;#39;anno scorso, quella legata alle riforme e agli investimenti, il governo ha puntato tutto sulle spese extra per migranti e terremoto. Sette miliardi che hanno fatto penare fino all&amp;#39;ultimo ministro e tecnici addetti ai rapporti con l&amp;#39;Europa. Con Pier Carlo Padoan attento a non scontentare Bruxelles e il premier Matteo Renzi convinto che almeno quella flessibilità l&amp;#39;Italia se la debba prendere anche senza il permesso.Le trattative tra l&amp;#39;esecutivo europeo e Roma sono andate avanti anche ieri. Bruxelles ha dato il suo via libera ad un deficit al 2%, ma comprensivo delle spese per terremoto e migranti. L&amp;#39;Italia dà invece per acquisito il deficit sopra i due punti e cerca di arrivare al 2,4%. Dopo il no a prolungare la flessibilità per riforme e investimenti, un rifiuto sulle due emergenze, anche parziale, sarebbe una grave sconfitta per il premier e per il governo.Ma il vero giudizio sull&amp;#39;Italia arriverà dopo il 15 ottobre. Quando il governo avrà consegnato all&amp;#39;Europa la legge di Bilancio e la Commissione europea avrà due settimane di tempo per decidere se approvarla o rispedirla indietro. Una valutazione tecnica, ma anche politica. Ed è su questo che il governo italiano conta, unica possibilità per ottenere un via libera che, interpretando le regole europee in modo rigoroso, sarebbe impossibile. Il Def &amp;laquo;prudentissimo&amp;raquo; di ieri è un gesto di pace con la Ue. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/21/1466489639-padoan.jpg" /> <![CDATA[Boschi spende 300mila euro per il sì del Sud America]]> Trecentomila euro per un sì. È il costo delle oltre trenta ore di volo di Stato (vedi grafico sopra) necessarie per trasportare il ministro delle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, nelle cinque tappe del suo tour sudamericano finalizzato all&amp;#39;incontro con le comunità italiane. Il viaggio è iniziato lunedì a Buenos Aires in Argentina, è proseguito ieri a Montevideo in Uruguay, mentre tra oggi e domani vi saranno tre appuntamenti brasiliani a Porto Alegre, Brasilia e San Paolo.La delegazione guidata dal ministro vede tra le sue &amp;laquo;punte di diamante&amp;raquo; due deputati piddini, l&amp;#39;italo-brasileiro Fabio Porta e il calabrese di provata fede renziana Ferdinando Aiello. Nel corso della missione argentina il ministro ha incontrato il capo del governo argentino Marcos Peña alla Casa Rosada e il presidente provvisorio del Senato Federico Pineda, ma il clou delle giornate bonaerensi è stato l&amp;#39;incontro con la comunità italiana al Teatro Coliseo, un appuntamento reclamizzato dai consolati e dai patronati locali del sindacato (rappresentanze che assistono gli italiani all&amp;#39;estero soprattutto per le pratiche pensionistiche).Dinanzi a circa mille persone Boschi ha potuto magnificare gli esiti di una vittoria del Sì al referendum costituzionale, rispiegandoli poi in varie interviste sui principali quotidiani sudamericani come Clarín e O Globo. &amp;laquo;Abbiamo bisogno di un sistema più stabile per il nostro Paese e noi vogliamo costruire assieme il futuro&amp;raquo;, ha detto il ministro. L&amp;#39;obiettivo della missione, dunque, è quello di avvicinare il più possibile al tema gli italiani in Sud America. In Argentina, dove i nostri connazionali sono molto presenti, si punta a contattare almeno 200mila elettori. Lo stesso si farà in Brasile tramite l&amp;#39;onorevole Porta che è presidente del Comitato permanente italiani nel mondo e che ha curato da vicino la costituzione dei Comitati per il Sì nella sua circoscrizione estera di elezione. A presiedere quella di San Paolo, metropoli brasiliana con il maggior numero di italiani assieme a Salvador de Bahia, c&amp;#39;è l&amp;#39;ex senatore piddino Edoardo Pollastri.Le ragioni della politica estera del governo e quelle del partito di maggioranza diventano così indistinguibili. Se, poi, la campagna referendaria può contare anche sulle prerogative istituzionali come disporre dell&amp;#39;aereo di Stato (il cui costo per ogni ora di volo è di circa 10mila euro) per fare propaganda, la strada per il No si fa un po&amp;#39; più difficile. Insomma, se l&amp;#39;opposizione alla riforma in Italia è maggioranza, stando ai sondaggi, non è detto che all&amp;#39;estero il copione si replichi. E poiché i potenziali elettori sono 4 milioni, il risultato finale potrebbe essere diverso. Ecco spiegato l&amp;#39;attivismo piddino sul fronte italiani all&amp;#39;estero che voteranno per corrispondenza tre settimane prima della consultazione referendaria. &amp;laquo;Facciano pure Renzi e la Boschi, ma lo facciano almeno a spese loro o del loro partito, ma non lo facciano con i soldi dei contribuenti costretti a pagare la trasferta intercontinentale alla Boschi e al suo staff ministeriale solo per mere ragioni di campagna elettorale del Pd&amp;raquo;, ha commentato duramente il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, che pensa anche alle indennità di trasferta del personale ministeriale.Il ministro per le Riforme non è sola. Il capo dei Comitati per il Sì, il senatore scout Roberto Cociancich, domenica sarà a Philadelphia e poi proseguirà a New York, Toronto e Vancouver. Per le tasche degli italiani non ci saranno maggiori spese: lo status di senatore consente di affrontare serenamente queste trasferte ed, essendo in missione per conto del Pd, non perderà nemmeno la diaria. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/05/1473086500-lapresse-20160904224355-20529925.jpg" /> <![CDATA[Ma i risparmiatori di Etruria attaccano: Vada pure, le nostre vite sono distrutte]]> Renzi spedisce la Boschi in Argentina. Dopo le ripetute contestazioni alle Feste dell&amp;#39;Unità e l&amp;#39;ultima protesta a Laterina, la decisione di mandarla in Sud America appare come la volontà di farla sparire per qualche giorno. Ma quando tornerà, troverà ad aspettarla i risparmiatori derubati dalla Banca nella quale suo padre Pier Luigi era vice presidente. Ci sarà Ilaria Gaini, 44 anni, infermiera di Empoli, due figli a carico: la sua famiglia ci ha rimesso quasi 90mila euro. &amp;laquo;Quelle erano azioni che il nostro nonno aveva messo nella banchina, la Banca cooperativa di Capraia, Montelupo e Vitolini, passata con Etruria negli anni Ottanta. Eravamo soci senza saperlo. Non ce li vedevo tutti quei rischi&amp;raquo;. Ad aspettare la Boschi ci sarà anche Marco Borracchini di Empoli, 56 anni, invalido al 70%, che da due mesi ha scoperto di avere la leucemia: &amp;laquo;Non so se quello che mi è capitato è attribuibile a questo dispiacere, ma il mio fisico non ne ha giovato: io ho perso 30mila euro ed erano gli unici che avevo da parte. Si sono approfittati di persone anziane e malate questi maledetti&amp;raquo;. FBos <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/12/12/1449904692-omnrm-20151206173231-16539781.jpg" /> <![CDATA[Riforma pensioni, tolti 800 milioni nel triennio]]> Roma - Ricongiunzioni gratuite, quattordicesima estesa a 1,2 milioni di pensionati, lavoratori precoci e soglia massima per l&amp;#39;Ape gratuita. Ma tutto il pacchetto varrà meno del previsto. Probabilmente 1,5 miliardi di euro nel triennio e non i 2,3 che si aspettavano i sindacati. Oggi si terrà l&amp;#39;incontro decisivo tra governo e sindacati sul pacchetto pensioni.Il piano dell&amp;#39;esecutivo verrà rafforzato in alcuni punti, ma non quanto si aspettavano le organizzazioni dei lavoratori. Difficile che la leader della Cgil Susanna Camusso sottoscriva la riforma. Possibile che, anche per Annamaria Furlan Carmelo Barbagallo scelgano un &amp;laquo;Sì&amp;raquo; con delle condizioni.Tra gli obiettivi dei sindacati c&amp;#39;era quello di alzare la soglia dei 1.500 euro lordi di pensione, sotto il quale la cosiddetta Ape sociale è gratuita. In sostanza, puntavano ad ampliare la platea di lavoratori svantaggiati (disoccupati, inabili, invalidi, familiari di invalidi) che potranno chiedere l&amp;#39;anticipo da uno a tre anni, senza costi. L&amp;#39;obiettivo considerato realistico era di portarla a 1.650 euro lordi. Sui precoci chi ha iniziato a lavorare prima dei 16 anni (non 18 come si era pensato) avrà diritto a un anno di anticipo.Poi il capitolo quattordicesima. Il premier Matteo Renzi ci tiene molto, come ha dimostrato lunedì sera. A consigliare il premier di puntare sulle pensioni minime era stato tempo fa Jim Messina, consulente politico di Obama e Cameron. La quattordicesima mensilità, pari a circa 40 euro al mese, oggi spetta a chi ha pensioni fino a 750 euro. Il governo punta ad estendere la platea, fino a sfiorare i mille euro. Poi a integrare il bonus. Renzi ha parlato di raddoppio, ma è più probabile che si tratti di una cifra inferiore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/05/1473101249-newpress-20160905153221-20534487.jpg" /> <![CDATA[È morto Shimon Peres, colonna dello stato di Israele]]> Si è spento questa notte a 93 anni Shimon Peres, una delle colonne d&amp;#39;Israele, più volte ministro, premier e capo dello Stato (dal 2007 al 2014). A dispetto dell&amp;#39;età si sentiva ancora giovane. In una recente intervista, infatti, ebbe a dire: &amp;ldquo;Calcola quanti risultati hai ragiunto nella vita e quanti sogni hai avuto. Se il numero dei tuoi sogni supera quello dei risultati, sei giovane&amp;rdquo;. E lui di sogni ne aveva ancora tanti: la pace in Medio Oriente, in primo luogo, e il superamento dei vecchi schemi (destra e sinistra) con l&amp;#39;avvento di una nuova era, che basa la politica non più sulla terra e sulla guerra bensì sulla scienza e la tecnologia.La sua biografia è un pezzo di storia d&amp;#39;Israele. Nato nel 1923 a Višneva (Polonia, poi annessa all&amp;#39;Unione sovietica con la II Guerra Mondiale), si trasferì con la famiglia in Palestina nel 1934. Dopo aver vissuto diversi anni in due kibbutz, poco più che ventenne fu scelto da Levi Eshkol per organizzare il movimento giovanile laburista, di cui divenne poi segretario. In questa veste nel 1946 partecipò al Congresso mondiale sionista, dove conobbe David Ben Gurion. Queste due grandi personalità politiche (entrambi divennero premier) ebbero un ruolo fondamentale nella formazione del giovane Peres. Che, in particolare, beneficiò dell&amp;#39;ala protettiva dell&amp;#39;indiscusso padre fondatore d&amp;#39;Israele, Ben Gurion.L&amp;#39;impegno di Peres per Israele prima che politico fu militare. Nel 1947 fu scelto, insieme ad altri giovani, per il reclutamento del personale e soprattutto l&amp;#39;acquisto delle armi per la futura Difesa. L&amp;#39;anno successivo fu posto a capo della Marina israeliana, durante la guerra d&amp;#39;indipendenza. A conflitto terminato guidò la delegazione della Difesa negli Stati Uniti, dove ebbe modo di perfezionare gli studi a New York e Harvard. Rientrato in patria, a soli 30 anni divenne direttore generale del ministero della Difesa, nella cui veste pose le basi per la creazione di una forza militare compatta e ben equipaggiata, soprattutto nell&amp;#39;aeronautica.La carriera politica vera e propria di Peres iniziò nel 1959, quando fu eletto per la prima volta alla Knesset (parlamento israeliano), nelle file del Partito dei lavoratori (Mapai). Continuò altresì a lavorare al ministero della Difesa, dove incontrò e strinse una forte collaborazione con Moshe Dayan, già capo di stato maggiore, poi, una volta dimessosi, entrato anche lui in politica.Inizialmente considerato un &amp;ldquo;falco&amp;rdquo;, con il passare del tempo ammorbidì le proprie posizioni, sforzandosi di mettere da parte le derive confessionali e cercando un dialogo con i palestinesi, anche mediante significative concessioni territoriali (sempre contestate dai coloni e dall&amp;#39;estrema destra) senza però mai venir meno all&amp;#39;esigenza, primaria, della sicurezza dello Stato e dei propri cittadini. La sua lunga vita politica fu costellata da una lotta continua contro un rivale altrettanto forte, il compagno di partito Yitzhak Rabin. I destini dei due si intrecciarono numerose volte, tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta. In seguito agli storici accordi di Oslo, nel 1994 a entrambi fu assegnato il Nobel per la Pace, insieme al leader dell&amp;#39;Olp, Yasser Arafat. L&amp;#39;anno seguente, dopo l&amp;#39;assassinio di Rabin per mano di un estremista di destra israeliano, Peres succedette brevemente al collega. Nel 1996, però, nelle prime elezioni dirette per il primo ministro della storia d&amp;#39;Israele, Peres fu sconfitto da Benjamin Netanyahu.Qualche anno dopo per superare una grave impasse politica guidò i laburisti nel governo di unità nazionale con il leader del Likud (centrodestra), Ariel Sharon, con cui non smise mai di condividere la linea dura contro i kamikaze palestinesi. La sicurezza del Paese fu il suo punto di riferimento costante, ma senza mai illudersi che la sola forza bastasse a risolvere l&amp;#39;annoso conflitto arabo-israeliano. Nel 2006 lasciò il partito laburista per fondare, con Sharon, la formazione centrista Kadima. Fu un primo importante passo verso quel superamento dei concetti di destra e sinistra, che considerava vecchi arnesi ideologici del passato. &amp;quot;Bisogna andare avanti in una nuova epoca&amp;quot;, diceva, indicando con chiarezza la differenza tra la vecchia e la nuova era: &amp;quot;Il passato era basato sulla terra, sui campi e le case. Per avere più terra si faceva la guerra e per difendere i confini si costruivano gli eserciti&amp;quot;. E la politica, giocoforza, girava intorno alla terra e alla guerra. Ma nella nuova era, quella della visione di Peres, i confini tendono a sparire &amp;quot;perché la scienza non ne ha&amp;quot;. La sua speranza di pace si basava sui numeri: &amp;quot;Accanto a 70-80 mila terroristi in Medio Oriente - disse lo scorso giugno in un&amp;#39;intervista al Corriere - ci sono centinaia di migliaia di studenti che possono diventare innovatori e costruire una nuova vita. Nessuno li fermerà&amp;quot;.Questo ottimismo nel futuro, questo sogno di pace a occhi aperti, si basava su un ricordo del passato: &amp;quot;Quando lavoravo al ministero della Difesa qualcuno diceva che &amp;#39;ebrei e arabi non possono vivere insieme&amp;#39;. Poi facemmo la pace con l&amp;#39;Egitto, il più grande dei paesi arabi, e la Giordania&amp;quot;. Era stato raggiunto un risultato considerato sulla carta impossibile. Perché, dunque, non continuare a sognare? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/16/1474026055-shimon-peres.jpg" /> <![CDATA[Spalletti si vendica di Ilary Blasi: le regala Piccolo uomo]]> Una De Lorean (la macchina del film &amp;quot;Ritorno al futuro&amp;quot;) in miniatura per Francesco Totti, una copia del singolo &amp;quot;Piccolo uomo&amp;quot; per la moglie Ilary.Sono questi i regali scelti dall&amp;#39;allenatore della Roma Luciano Spalletti per i 40 anni del capitano giallorosso (guarda il video).[[video 1311803]]&amp;quot;Auguri Francesco per i tuoi 40 anni, sinceri e dal profondo del cuore&amp;quot;, ha detto il tecnico in un video pubblicato sulla pagina Twitter della Roma, &amp;quot;Ti ho comprato la DeLorean, la macchina del tempo, con la quale potrai scegliere cosa fare, se tornare indietro, se andare nel futuro. Tutto quello che tu desideri. La tua maglia è il numero 10, lo so. Per ora siamo al 9.9, perché sei stato e sei uno splendido falso nueve, quando ne ho bisogno. Con me, su 167 partite, mi hai fatto gioire 99 volte. Io ti dò come voto 9.9. Ci manca quel pezzettino, quel gol lì per arrivare insieme al 100 e al 10 come voto. Vediamo di farlo il prima possibile&amp;quot;.Spalletti dedica poi un momento a Ilary Blasi, che ieri in un&amp;#39;intervista ha criticato il tecnico accusandolo di essere &amp;quot;un uomo piccolo&amp;quot;. &amp;quot;Volevo anche pensare alla tua splendida signora&amp;quot;, ha detto quindi il mister toscano, &amp;quot;Ho comprato un piccolo pensiero anche per lei, un vecchissimo pezzo di Mia Martini, un grandissimo pezzo a cui ero attaccato e che lei mi ha ricordato, dandomi grandissima gioia: Piccolo uomo&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/17/1474119854-spalletti.jpg" /> <![CDATA[Bebe Vio è la ragazza magica di Jovanotti: sorpresa in volo]]> Era a bordo di un aereo Beatrice &amp;quot;Bebe&amp;quot; Vio quando ad un certo punto dall&amp;#39;altoparlante ha sentito la voce del suo cantante preferito: Lorenzo Jovanotti che ha speso delle parole molto toccanti sulla campionessa.&amp;quot;È una cosa bellissima poter constatare come il suo exploit alle paralimpiadi ha fatto veramente impazzire tutti. Io l&amp;#39;ho conosciuta quindi lo sapevo, conoscevo il suo talento, conoscevo la sua grandezza, conoscevo il suo sorriso, la sua forza ma adesso lo sanno tutti, tutti l&amp;#39;Italia&amp;quot;.E ancora: &amp;quot;Io sono un suo amico e anche il suo cantante preferito e questa cosa mi rende molto fiero. Adesso vi faccio sentire una canzone che è quella che lei ha ascoltato prima di salire in pedana e di vincere il suo oro&amp;quot;.Lorenzo Jovanotti dedica a Bebe il suo ultimo successo &amp;quot;ragazza magica&amp;quot;. L&amp;#39;atleta azzurra sembra aver apprezzato molto la sorpresa e anche gli altri passeggeri dell&amp;#39;aereo che, alla fine della canzone, hanno fatto un applauso. Il video è stato pubblicato sulla pagine facebook di Beatrice.[[video 1311777]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/20/1474372261-beatrice-vio.jpg" /> <![CDATA[Sanremo, Fabio Fazio, Veltroni: ecco i programmi Rai da un milione di euro]]> Se apri i libri contabili di viale Mazzini, non puoi che metterti le mani nei capelli. Basta guardare alla top ten dei programmi più costosi della storia della Rai per capirlo. Programmi che sono costati al contribuente, che ogni anno è costretto a versare l&amp;#39;odiatissimo obolo pagando il canone, la bellezza di un milione di euro a puntata. A guida questa tragica classifica c&amp;#39;è - manco a dirlo - l&amp;#39;ultima edizione di Sanremo che è venuta a costare oltre 3 milioni di euro a puntata, ovvero oltre 15mila euro al minuto. Alla quarta posizione, poi, troviamo Sanremo Giovani che, invece, ha bruciato un milione e mezzo di euro, cioè 12mila euro al minuto.Cifre da capogiro in un Paese in recessione. Mentre agli italiani si continuano a chiedere sacrifici, i vertici di viale Mazzini spendono e spandono. I documenti contabili della Rai sono finiti nelle mani di un senatore della Commissione di Vigilanza che li ha passati a Repubblica per renderli pubblici. Basta scorrere i primi dieci programmi da un milione di euro per avere una vaga idea di dove vadano a finire i soldi del canone. Subito dieto al carrozzone di Sanremo, per esempio, troviamo lo spettacolo che, la notte di San Silvestro, accompagna l&amp;#39;arrivo del nuovo anno. Quest&amp;#39;anno si terrà a Matera e ci costerà 1,8 milioni di euro. La cifra non copre il costo intero della trasmissione. A carico della Rai va solo il 32% delle uscite. Tutto il resto toccherà alla Regione Basilicata.Al terzo posto, sempre secondo Repubblica, troviamo Stanotte a Firenze, il documentario di Alberto Angela da 1.6 milioni di euro. Un costo monstre per la puntata trasmessa lo scorso giugno motivato dall&amp;#39;uso di telecamere ad altissima definizione, effetti speciali e droni. Non contenti i produttori hanno bissato l&amp;#39;esperienza producendo una seconda puntata che ci costa 1,8 milioni di euro e che sarà trasmessa il prossimo 27 dicembre. E ancora: Duemilaluci con Paola Cortellesi e Laura Pausini è costata 1,2 milioni euro per ognuna delle tre puntate, Le dieci cose più belle, che ha Walter Vetroni tra i suoi autori, va oltre un milione di euro a puntata, The voice of Italy con Raffaella Carrà ha sfondato il milione di euro per ognuna delle 14 puntate. E così via fino al Rischiatutto di Fabio Fazio, che ci è costato quasi 630mila euro a puntata, e il Concertone del Primo Maggio che ha bruciato quasi 670mila euro.I programmi Rai più costosi del 2016Sanremo 2016: costo a puntata 3.046.400 euro; costo al minuto 15.232 euroCapodanno 2016: costo per la puntata 1.803.150 euro; costo al minuto 15.026 euroStanotte al museo: costo per la puntata 1.606.907 euro; costo al minuti 13.390 euroSanremo giovani 2016: costo per la puntata 1.481.825 euro; costo al minuto 12.348 euroDuemilaluci: costo a puntata 1.266.225 euro; costo al minuto 10.551 euroSogno azzurro: costo per la puntata 1.190.300 euro; costo al minuto 9.919 euroLe 10 cose più belle: costo a puntata 1.063.475 euro; costo al minuto 8.862 euroBallando con le stelle: costo a puntata 1.020.046 euro; costo al minuto 8.500 euroThe voice of Italy: costo a puntata 1.009.653 euro; costo al minuto 6.310 euroConcerto Primo Maggio: costo per la puntata 668.405 euro; costo al minuto 4.456 euro <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/27/1474991307-carlo-conti3.jpg" /> <![CDATA[Niente più carcere per Corona. L'ex fotografo resta ai servizi sociali]]> Niente più carcere per Fabrizio Corona, l&amp;#39;ex re dei paparazzi può continuare a scontare il resto dei suoi anni di pena, con il prolungamento di qualche mese, in affidamento in prova ai servizi sociali.È quanto ha deciso il gip di Milano, Ambrogio Moccia. Il giudice ha deciso che Corona deve ancora scontare poco più di cinque anni, otto mesi in più rispetto al precedente calcolo sul cumulo delle pene. Ambrogio Moccia ha accolto la tesi del pm Paolo Biondolillo che aveva chiesto di riconoscere la continuazione tra l&amp;#39;estorsione per il caso Trezeguet e la bancarotta della sua società &amp;quot;Fenice&amp;quot;. Si è opposto, invece, alla continuazione con il reato di corruzione di un agente di polizia giudiziaria. Mentre la richiesta della difesa, secondo la quale ci sarebbe stata la continuazione tra tutti i reati, è stata respinta. Per questo i mesi sono aumentati.Dopo al decisione del giudice che gli permette di proseguire l&amp;#39;affidamento in prova, Fabrizio Corona ha confidato a chi gli è vicino di essersi &amp;quot;tolto un gran peso dopo la grande preoccupazione&amp;quot; che lo aveva accompagnato in questi giorni. Nell&amp;#39;udienza del 21 settembre in cui si era discusso della continuazione dei reati, l&amp;#39;ex fotografo aveva chiesto al giudice di fargli &amp;quot;continuare il percorso di recupero in affidamento ai servizi sociali&amp;quot;. E così è stato.Il gip, per spiegare la decisione con la quale gli evita il carcere a Corona, ha fatto riferimento alla tossicodipendenza dell&amp;#39;imputato. &amp;quot;Un ulteriore incidenza argomentativa - spiega il giudice - nel senso della (qui ritenuta) sussistenza di continuazione fra i reati riveste la condizione di tossicodipendenza che (provatamente) ha condizionato, contribuendo a causare, le condotte delittuose di Corona&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/07/1473270318-fabrizio-corona.jpg" /> <![CDATA[Medicina Rigenerativa per curare la calvizie: meglio del trapianto di capelli]]> Il modo più rapido e corretto per rinfoltire le zone diradate non è il trapianto di capelli, o almeno non lo è nel lungo periodo. Lo dice la ricerca scientifica, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nel trovare soluzioni durature per curare l&amp;rsquo;alopecia androgenetica. Il trapianto di capelli per spostare follicoli sani da un&amp;rsquo;area all&amp;rsquo;altra del capo, sebbene possa dare sollievo estetico immediato, non è una cura e dunque non protegge le aree sensibili e più deboli. Solo curando l&amp;rsquo;intero parco follicolare è possibile rinfoltire le zone diradate con massimi risultati nel lungo periodo.Come funziona il trapianto di capelli?Tecnicamente, il trapianto di capelli si occupa di andare a riempire aree in cui i capelli non ci sono più e le cellule follicolari si sono atrofizzate impiantandovi, chirurgicamente, follicoli di altre aree del capo (tipicamente quelle della zona occipitale, dove tutti, uomini e donne, hanno una folta rigenerazione). &amp;ldquo;Questo tipo di operazione dona esteticamente un risultato immediato ma, se scelta come unico trattamento, non aiuta a preservare i capelli per il futuro. Le aree intorno a quelle dove il trapianto è avvenuto infatti sono le prime a soffrire di una miniaturizzazione e se non vengono aiutate potrebbero presto causare nuove cadute e un aggravarsi dell&amp;rsquo;alopecia, di fatto una statistica internazionale sottolinea che oltre l&amp;rsquo;88% dei pazienti sottoposti ad autotrapianto ripete l&amp;rsquo;intervento più volte negli anni successivi. E&amp;rsquo; inutile sottolineare che più si interviene chirurgicamente più i risultato possono essere poco naturali.&amp;rdquo;, spiega il dottor Mauro Conti, responsabile scientifico di HairClinic, centro di eccellenza italiano nella cura dell&amp;rsquo;alopecia maschile e femminile. [[vimeo 61174509]]Il Protocollo di Medicina Rigenerativa bSBS? &amp;ldquo;Bloccare la caduta arginando l&amp;rsquo;evoluzione della calvizie è invece il giusto approccio, oggi possibile grazie al Protocollo di Medicina Rigenerativa avanzato bSBS che aiuta a invertire il processo di miniaturizzazione promuovendo sui follicoli uno stato di salute e spessore&amp;rdquo;, continua il dottor Conti. &amp;ldquo;Si tratta di un Protocollo medico non chirurgico, non invasivo, che si effettua in una sola seduta, adatto dunque a tutti senza controindicazioni. E&amp;rsquo; consigliato e ritenuto necessario su tutti i casi di perdita dei capelli per via del gran miglioramento circolatorio utile sia a chi soffre di calvizie a uno stadio iniziale, sia a chi invece ha già affrontato più interventi, di fatto.&amp;quot;Come avviene il trattamento? Si comincia con un prelievo di cellule del paziente stesso che vengono poi separate e selezionate grazie a una sofisticata procedura medica. Isolate le migliori cellule riparatrici, queste vengono iniettate nelle aree da trattare con piccoli aghi indolore, per andare a rigenerare le aree bisognose. Il trattamento è ultimato: restano i controlli di routine nel tempo. Solo dopo questa nuova linfa data a tutti i follicoli è consigliabile, eventualmente, agire localmente con un intervento di autotrapianto di capelli.A chi è indicato e quali risultati si possono ottenere? Il Protocollo di Medicina Rigenerativa bSBS è indicato su tutti i gradi di calvizie trattabili, esprime il massimo potenziale sul diradamento o forte diradamento, situazione che riguarda oltre il&amp;rsquo;93% dei pazienti che si avvicinano alla cura. Anche nei gradi di calvizie molto avanzata è ormai considerato necessario per ottenere un alto valore estetico naturale oltre ad un risultato duraturo e più completo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/26/1474881565-hairclinic-sett-2016-ilgiornale-1.jpg" /> <![CDATA[Così Hitler voleva invadere la Gran Bretagna]]> Adolf Hitler avrebbe voluto dare scacco matto alla Gran Bretagna occupando l&amp;rsquo;isola di Wight per utilizzarla, poi, come una portaerei naturale da cui far partire i bombardamenti e, in seconda battuta, l&amp;rsquo;invasione di terra. Ma ne venne dissuaso dai vertici della marina militare tedesca che temevano la potenza navale britannica e sbagliarono nel valutare l&amp;#39;effettiva potenza militare di Londra.La rivelazione arriva dal libro di uno storico militare, Robert Forczyc, che ricostruisce le fasi salienti di Operazione Leone Marino, l&amp;rsquo;offensiva tedesca che nel 1940 fece cominciare la battaglia d&amp;rsquo;Inghilterra. Secondo i dati raccolti da Forczyc, il Fuhrer capì da subito l&amp;rsquo;importanza strategica dell&amp;rsquo;occupazione dell&amp;rsquo;isola di Wight nell&amp;rsquo;ambito della supremazia nel Canale della Manica e, soprattutto, per il fatto che dista circa sei chilometri dalle coste meridionali inglesi.L&amp;rsquo;occupazione, secondo lo storico, sarebbe potuta avvenire con poco dispendio e sacrificio da parte della Germania che, proprio in quel momento, era praticamente inarrestabile. Non più di un paio di divisioni avrebbero potuto sbarcare e prendere l&amp;rsquo;isola. In caso di sconfitta, nessun dramma: sarebbe apparso come un raid fallito più che come un&amp;rsquo;offensiva andata a monte.Per gli inglesi, invece, sarebbe stata comunque una iattura. In primo luogo perché ci si sarebbe trovati ad affrontare un attacco praticamente sulla madrepatria, in seconda battuta perché la difesa dell&amp;rsquo;isola di Wight avrebbe richiesto risorse importanti che in quel momento la Gran Bretagna non avrebbe potuto dispiegare se non a costo di enormi sacrifici.Tuttavia, il progetto di occupare l&amp;rsquo;isola di Wight sfumò. Furono i marinai a convincere Hitler a desistere e in seguito il Fuhrer si pentirà di aver messo a parte del progetto i capi della Kriegsmarine che temevano i sommergibili britannici e ritenevano che l&amp;#39;esercito inglese potesse contare ancora su numeri importanti. L&amp;#39;occupazione avrebbe consentito alla Germania, secondo Forczyc, di sbloccare l&amp;#39;empasse della battaglia d&amp;#39;Inghilterra e di offrire a Berlino quantomeno gli strumenti di pressione politica su Londra per indurre Churchill ad accettare la pace. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/09/1473401556-hitler.jpg" /> <![CDATA[L'Italia è il fanalino di coda dell'Europa: una donna su 4 bocciata in contraccezione]]> Una donna italiana su 4 viene &amp;quot;bocciata&amp;quot; nell&amp;#39;esame della contraccezione: il 24,8% delle donne in età fertile, infatti, utilizza sistemi poco sicuri per evitare una gravidanza indesiderata.Come spiega la Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, in occasione del Giornata mondiale della contraccezione che si celebra oggi, l&amp;#39;Italia è il fanalino di coda dell&amp;#39;Europa su questo campo. Sempre più donne scelgono di non prendere pillole anticoncezionali o di utilizzare altri metodi simili e opta per il fatalismo, &amp;quot;speriamo che me la cavo&amp;quot;.Nella Giornata mondiale della contraccezione viene presentata anche un&amp;#39;indagine condotta in 9 Paesi, su 4.500 donne (500 italiane) tra i 20 e 29 anni e i dati sono allarmanti. In Italia, il 17,5% ricorre alla pratica del coito interrotto, il 4,2% si affida ai metodi naturali e il 3,1% alla buona sorte o altri rimedi. Quanto alla contraccezione ormonale viene scelta invece solo dal 16,2%.&amp;quot;L&amp;#39;Italia è il fanalino di coda in Europa. Serve una svolta. Il ricorso alla contraccezione ormonale risulta particolarmente basso nelle regioni del Mezzogiorno e in Sicilia. Proprio nelle aree in cui si concentrano più della metà delle baby-mamme under 19&amp;quot; - spiega Paolo Scollo, presidente della Sigo.&amp;quot;Il quadro che abbiamo delineato denota una scarsa consapevolezza e richiede interventi di educazione sessuale e all&amp;#39;affettività sin dalla scuola - continua lo specialista -. Nel nostro Paese certi temi sono ancora considerati un tabù. Soprattutto servono programmi educazionali specifici per le categorie più propense a comportamenti scorretti e pericolosi, come gli under 30 e le donne di origine straniera&amp;quot;.&amp;quot;E&amp;#39; necessario - conclude - che sia approvata, quanto prima, una legge per l&amp;#39;educazione alla sessualità e all&amp;#39;affettività nelle scuole. Perché poche done sanno che i sistemi intrauterini, a differenza di spirali al rame e impianti sottocutanei, hanno un&amp;#39;azione esclusivamente locale e non agiscono a livello sistemico. Per tutti questi motivi sono particolarmente indicati anche per le 20-30enni. Bisogna fare tanta educazione&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/26/1474893877-1445360206-1426845395-inguine-hollywood-1.jpg" /> <![CDATA[8 bit: Abzu]]> Ecco un titolo che si discosta nettamente dalla maggioranza assoluta dei videogiochi: Abzu è un&amp;rsquo;esperienza multimediale, di un&amp;rsquo;immersione completa in un mondo sottomarino che lascia esterrefatti per la ricchezza e la completezza. Un mondo nel quale la dimensione ludica occupa spazi marginali, dove le meccaniche necessarie a muoversi e ad interagire sono semplici ed intuitive.Altra caratteristica unica è la mancanza d&amp;rsquo;introduzione, di testo, di indicazioni. Siamo un sub che rinviene nel bel mezzo di un oceano sconfinato, che non ha ricordi e nessun ordine o input. Non ci resta che immergerci, e allora comincia un&amp;rsquo;esperienza unica: i fondali, la fauna sottomarina, le luci ed i riflessi sono reali in maniera impressionante, tanto da immedesimarci nella mancanza di peso tipica di chi nuota.Esiste una storia, un sottile filo narrativo che ci permette di raccogliere elementi di un puzzle che potrebbe avere una logica. Ma nessuna delle nostre azioni necessita di accelerazioni o di ansia; il piacere del nuoto è assoluto. Si interagisce con la fauna marina, ma senza paure o titubanze; l&amp;rsquo;intelligenza artificiale che la governa è discreta e precisa, il motore che muove tutto l&amp;rsquo;ecosistema puntuale, preciso e ricco di particolari.La magia dei fondali porta ad un livello meditativo personale ed intimo che fa passare in secondo piano lo svolgersi della ricerca, poiché alla fine di ricerca si tratta. Col proseguire della nuotata gli eventi tendono ad accelerare, portando ad una conclusione che non staremo a raccontare. Alla fine sarà forte l&amp;rsquo;impulso di tornare indietro a rivivere le emozioni di alcuni dei quadri più spettacolari, rigiocare particolari situazioni rallentando volutamente l&amp;rsquo;azione. Purtroppo la porzione di oceano nella quale nuotare non è infinita: 505 Games (del gruppo Digital Bros) ha preferito indulgere in particolari perfettamente gestiti in un&amp;rsquo;area limitata. La colonna sonora è ideale per ciò che scorre a video; luci, ombre e colori gestiti con sbalorditiva precisione e fluidità, il 3D ottimo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/23/1474644473-image5.jpg" /> <![CDATA[Usa, è in vendita la casa dei Flintstones]]> La &amp;ldquo;casa dei Flintstones&amp;rdquo; è in vendita a 565mila dollari. L&amp;rsquo;immobile è situato a Lamy, a 30 chilometri da Santa Fe ed è conosciuto con questo nome per la somiglianza con la dimora che per decenni ha ospitato Wilma e Fred Flintstones, protagonisti del famoso cartoon.Malgrado le apparenze l&amp;rsquo;edificio non è fatto in pietra ma la designer Norah Pierson ha coperto l&amp;rsquo;intonaco con uno spray al poliuretano in grado di dare all&amp;rsquo;esterno della casa il suo tipico aspetto roccioso. Ovviamente anche l&amp;rsquo;interno della casa differisce da quello rappresentato nel cartone animato. Si estende su una superficie di circa 213 metri quadrati e compresa in un terreno di oltre 20mila, &amp;ldquo;casa Flintstones&amp;rdquo;, spiega il Messaggero, e dispone di una ampia zona living, di una cucina con sala da pranzo, di due bagni e di altrettante camere da letto con vista mozzafiato. Viene ceduta insieme a due loft per gli ospiti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/23/1474644847-1956299-flintsones1.jpg" /> <![CDATA[Belen Rodriguez, prima lite ​con Iannone]]> Alta tensione in casa Belen. Dopo la lite tra Stefano De Martino e il padre della Rodriguez adesso è la stessa Belen a perdere la pazienza. E lo fa proprio col suo nuovo fidanzato, Andrea Iannone. Alcune foto pubblicate dal settimanale Eva3000 mostrano come i meccanismi nella coppia non siano poi così rodati. Infatti è già scattata la prima lite pubblica. Nelle immagini Belen appare molto nervosa con una forchetta tra le mani. Chi era presente racconta che il dissidio sia durato poco e che dopo qualche minuto è tornato il Bene informati sostengono che il tutto è durato poco tempo ed è tornato subito il sereno. Curioso però che la prima lite sui settimanali arrivi proprio nella settimana in cui Belen prima e Iannone poi hanno confermato la loro storia d&amp;#39;amore. Intanto il pilota avrà più tempo per stare vicino Belen dato che salterà il prossimo Gp d&amp;#39;Aragon per i postumi della caduta di Misano di due settimane fa. Lo annuncia la Ducati tramite il proprio profilo Twitter. Il posto di Iannone verrà preso, proprio come nel Gran Premio di San Marino, da Michele Pirro. Insomma i due potranno godersi un week end in compagnia lontano dai paparazzi evitando le liti in pubblico... [[fotonocrop 1310302]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/23/1474634888-belus.jpg" /> <![CDATA[Iannone esce allo scoperto: Belen ed io siamo fidanzati]]> Sportivo e estraneo a love story da copertina Andrea Iannone è rimasto in silenzio fino a questo momento. Ma dopo la pubblicazione delle foto che lo immortalavano in un bacio appassionato con Belen Rodriguez non ha potuto più tirarsi indietro.&amp;quot;Sinceramente non mi va tanto di raccontare la mia vita privata. Posso dire che sì, siamo fidanzati. Non c&amp;rsquo;è molto altro che devo dire o confermare. È stato già detto tutto, no? &amp;quot;, ha dichiarato in un&amp;#39;intervista alla Gazzetta dello Sport. La storia tra il campione e la showgirl più famosa d&amp;#39;Italia è quindi ufficiale. Iannone dovrà abituarsi ai paparazzi e alla notorietà. Per il momento sembra essere rimasto con i piedi per terra: &amp;quot;Se i miei followers sono aumentati negli ultimi giorni? Sinceramente non lo so. Non è che ci guardi molto. Su Instagram sono in costante crescita fin dal primo giorno&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/22/1474562955-13995436-984740348314871-5412841950225731404-o.jpg" />