<![CDATA[il Giornale]]> Wed, 26 Apr 2017 14:19:40 +0200 Wed, 26 Apr 2017 14:19:40 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Ivanka Trump stupisce a Berlino. La fischiano ma lei non demorde]]> Prosegue l&amp;#39;impegno pubblico di Ivanka Trump. La figlia del presidente americano ha partecipato, a Berlino, ad una tavola rotonda insieme alla cancelliera Angela Merkel e a Christine Lagarde direttrice del Fondo monetario internazionale. Il tema del dibattito, organizzato nell&amp;rsquo;ambito del G20 a presidenza tedesca, era il ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Nella sua giornata berlinese Ivanka ha anche visitato l&amp;rsquo;Accademia tecnica della Siemens e il Memoriale per le vittime dell&amp;rsquo;Olocausto. Le donne (e il lavoro), l&amp;#39;industria e la memoria. La figlia del presidente sta pendendo seriamente il proprio ruolo di consigliera alla Casa Bianca, facendo esperienza e confrontandosi con i leader di tutto il mondo. Una palestra formidabile che potrebbe esserle utile qualora, un giorno, decidesse di seguire le orme del padre in politica.La stampa ha dato ampio risalto alle critiche mosse a Ivanka perché, nel suo intervento, ha difeso il padre dalle accuse di scarso rispetto per le donne. Quando dalla platea qualcuno ha rumoreggiato ed altri hanno persino riso, Ivanka non si è scomposta ed ha ribattuto: &amp;quot;Naturalmente, ho sentito le critiche venute dai media&amp;quot;, ma credo che mio padre &amp;quot;dia molta importanza al potenziale femminile, come possono testimoniare tutte le donne che hanno lavorato con lui&amp;quot;. Nulla di eccezionale, per carità, una figlia che difende il padre. Però lo ha fatto con stile, sviando il discorso da un lato privato-personale a quello professionale. Da quando suo padre è diventato presidente era la seconda volta che Ivanka incontrava la Merkel. Il primo faccia a faccia lo scorso marzo, a Washington, durante la visita ufficiale della cancelliera tedesca alla Casa Bianca. Quella volta ci furono un po&amp;#39; di frzioni tra i due leader. Può essere che, attraverso sua figlia, il presidente Usa cerchi in qualche modo di ricucire il rapporto con la Gemania.Poco prima del suo intervento Trump con un tweet aveva incoraggiato la figlia: &amp;quot;Fiero di Ivanka e del suo ruolo propulsivo nelle questioni più importanti&amp;quot;.Proud of @IvankaTrump for her leadership on these important issues. Looking forward to hearing her speak at the W20! https://t.co/e6Uajrm8zp&amp;mdash; Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 25 aprile 2017 L&amp;#39;intervento di Ivanka Trump a BerlinoÈ interessante rileggere quanto scrisse Manuel Peruzzo sul Foglio il 25 gennaio scorso: &amp;quot;Ivanka è un clone. Un androide programmato per vivere all&amp;rsquo;interno dei desideri del padre, o è esattamente come il suo creatore? Nel 2007 Ivanka pubblica uno di quei manuali per aiutare le donne ad aver successo, &amp;#39;The Trump Card&amp;#39;, che secondo il New Yorker va letto più come ritratto dell&amp;rsquo;ethos famigliare. Eccone un esempio: &amp;#39;La percezione è più importante della realtà&amp;#39;, e anche &amp;#39;non correggete le false presupposizioni su di voi se vanno a vostro vantaggio&amp;#39;. Si era inventata la post verità e non lo abbiamo capito in tempo. Il risultato di questa strategia comunicativa è sintetizzato da un amico di famiglia: &amp;#39;Suo padre è odiato da mezza America e amato dall&amp;rsquo;altra metà. La metà che lo ama la ama, e la metà che lo odia la ama &amp;ndash; perché non è lui&amp;#39;. Non ancora&amp;quot;. Una cosa è certa, per capire se Ivanka è davvero così brava, colta e sempre al top, anche nel suo nuovo ruolo politico, bisognerà aspettare ancora un po&amp;#39;. E darle tempo di crescere, di fare cose e, perché no, anche di sbagliare con la propria testa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493208119-ivanka-lagarde-merkel.jpg" /> <![CDATA[No al salvataggio di Stato. Per Alitalia un prestito Ue?]]> Un prestito ponte da parte dello stato in attesa di trovare un compratore per Alitalia. È la strada indicata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che nel corso di un&amp;#39;intervista radiofonica ha parlato di 3-400 milioni per assicurare i sei mesi di gestione commissariale e garantire la continuità dell&amp;#39;operatività. Il ministro ha riferito che il governo sta discutendo con Bruxelles, &amp;quot;perché tutto questo va approvato dall&amp;#39;Europa, in particolare il prestito ponte. Abbiamo riunioni oggi stesso. E riteniamo che per un periodo limitato sia compatibile con la normativa europea&amp;quot;. Rispondendo ad una domanda sulle ipotesi di nazionalizzazione di Alitalia e sulle posizioni del M5s, Calenda ha risposto: &amp;quot;Ho sentito il M5S dire che l&amp;#39;accordo sindacale non risolve nulla: è la solita procedura, ti dicono cosa non si risolve ma non come risolverlo; è una cosa che mi sembra la linea mainstream del M5S&amp;quot;.Calenda poi ha puntato il dito contro il management della compagnia che ha sbagliato tantissimo e lo ha fatto anche con una certa dose di arroganza&amp;quot;. Così il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, secondo cui &amp;quot;gli errori di gestione appaiono abbastanza evidenti. È giusto che i manager che hanno responsabilità rispondano dei loro errori: il management è nominato dagli azionisti, che hanno pagato direttamente, hanno perso capitale, subito danni. Che paghi chi ha responsabilità è un tema correttamente posto. In questo caso c&amp;#39;è una proprietà: se ritiene che il management ha fatto cose sbagliate ha gli strumenti per intervenire&amp;quot;.Anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha escluso l&amp;#39;ipotesi nazionalizzazione. &amp;quot;Alitalia è una azienda importante plancia per il nostro Paese, ma oggi il sistema dei vettori arei, del traffico aereo, è molto cambiato: c&amp;#39;è un mercato aperto, con una pluralità di soggetti in campo che agiscono, quindi bisogna guardare questa situazione, peraltro non possiamo non ricordare che le prestazioni che questa azienda ha dato quando era a controllo pubblico non sono certo state prestazioni positive e i cittadini italiani hanno già pagato in maniera importante i costi di un funzionamento inadeguato di questa società. Quindi, credo questa sia una riposta sufficiente&amp;quot;.Sul caso Alitalia, &amp;quot;non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione&amp;quot;. Così il premier Paolo Gentiloni, parlando a Benevento. &amp;quot;Il governo - ha detto ancora il presidente del Consiglio - si sente impegnato a non disperdere gli asset e le risorse di lavoro della compagnia aerea, come hanno già detto i ministri competenti in queste ore. Non posso tacere la mia preoccupazione su quello che sta succedendo in Alitalia. Bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato e di competere. Da parte mia c&amp;#39;è stata delusione nel fatto che l&amp;#39;opportunità che era offerta dall&amp;#39;accordo tra azienda e sindacati non sia stata accolta&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493185852-newpress-20170424171725-22897036.jpg" /> <![CDATA[Così gli scafisti scortano i migranti fino alle navi delle Ong]]> Stavolta spunta un video. Immagini chiare che potrebbero sostenere i racconti fatti dai migranti e i sospetti della procura di Catania. Le protagoniste sono sempre loro, le navi delle Ong impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso (Sar) nel Mar Mediterraneo. E neppure l&amp;#39;accusa è cambiata, ovvero quella di favorire gli &amp;quot;sporchi affari&amp;quot; degli scafisti.Nei giorni scorsi il pm Carmelo Zuccaro aveva detto chiaramente che &amp;quot;esistono le prove di contatti tra scafisti e soccorritori&amp;quot;. Di cosa si tratta? &amp;quot;Telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all&amp;#39;improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati&amp;quot;.Ma potrebbe esserci anche dell&amp;#39;altro. Nel video registrato con un cellulare dai migranti e pubblicato dalla Stampa, infatti, si vede una moto d&amp;#39;acqua che scorta il barcone carico di immigrati. Una decina di passeggeri in una imbarcazione di legno, con lo scafista a gestire il timone. A realizzare il filmato col cellulare è uno dei disperati in cerca di futuro in Europa. Quando inquadra il trafficante, questi lo intima di smettere. I compagni di viaggio pregano, parlano, sperano. Ma non si tratta di una traversata della disperazione. Al loro fianco infatti spunta quella moto d&amp;#39;acqua che secondo gli investigatori sta scortando la bagnarola fino a pochi metri dalle navi delle organizzazioni per poi caricare lo scafista e tornarsene in Libia. Poco dopo i migranti vengono caricati sulla Aquarius, il &amp;quot;vascello da ricerca&amp;quot; gestito in coppia da Sos-Mediterranée e Medici Senza Frontiere. Il telefonino mostra i canti, i balli e le feste di chi ormai si trova al sicuro sul ponte delle associazioni caritatevoli.L&amp;#39;agenzia Frontex ha più volte urlato ai quattro venti che la presenza delle imbarcazioni umanitarie favorisce gli affari dei criminali dediti alla compravendita di esseri umani. In che modo? Le organizzazioni non-profit non hanno poteri di polizia, quindi non possono arrestare gli scafisti. Azioni cui sono dedite invece i militari della missione Eu Navfor Med-Sophia. &amp;quot;Dobbiamo registrare una sorta di scacco che la presenza di Ong provoca all&amp;rsquo;attività di contrasto&amp;quot;, fece presente a marzo il pm Zuccaro. Una volta scafisti e facilitatori erano costretti a rimanere sui gommoni e spesso venivano individuati e arrestati dalla marina. Oggi, invece, riescono a fuggire. Per due motivi: primo, le associazoni sono troppo vicine alla costa libica e le ore di navigazione dei migranti sono così poche che non richiedono la presenza dei trafficanti; secondo, i barconi vengono scortati da moto d&amp;#39;acqua per &amp;quot;recuperare&amp;quot; il colplice senza costringerlo ad avvicinarsi alle navi di salvataggio e permettendo pure di recuperare il motore per un nuovo viaggio della morte.Le leggi del mercato fanno il resto. Nell&amp;#39;ultimo anno, con l&amp;#39;esplosione massiccia delle missioni umanitarie nel Mediterraneo, le partenze dalla Libia verso l&amp;#39;Italia sono cresciute del 30%. A certificarlo è l&amp;#39;agenzia di frontiera europea Frontex: la rotta centrale mediterranea sta registrando un incremento inimmaginabile a fronte del calo degli sbarchi provenienti dalla rotta orientale. Tra gennaio e metà aprile 2017, solo 6mila persone hanno attraversato l&amp;#39;Egeo, passando dalla Turchia alla Grecia (-94% rispetto allo stesso periodo dell&amp;#39;anno precedente). Sono invece 36mila i migranti traghettati in Italia e partiti dalla Tripolitania. Per monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, &amp;quot;le navi Ong salvano vite&amp;quot;. Ed è vero. Ma è altrettanto vero che le operazioni delle Organizzazioni Non Governative hanno reso la rotta centrale Mediterranea la via più redditizia: costi bassi (bastano barconi malridotti), rotte brevi (le navi umanitarie sono a poche miglia dalla Libia) e pochi rischi (nessun trafficante arrestato). Per la gioia degli schiavisti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493202358-apertura-delo.jpg" /> <![CDATA[Le mense scolastiche si svuotano: sempre più i bambini con il pasto da casa]]> La battaglia per il &amp;quot;panino libero&amp;quot; sta prendendo sempre più piede nelle scuole italiane, rischiando di mettere in crisi le mense e le casse dei Comuni.La battaglia è iniziata a Torino a causa della bassa qualità del cibo servito ai bambini, con episodi più gravi come insetti trovati nei piatti, e dell&amp;#39;alto costo del servizio. E quando la Corte d&amp;#39;Appello della città sabauda ha dato ragione ai genitori con una sentenza che riconosceva il diritto soggettivo a portarsi il pasto da casa, per molti è diventata una &amp;quot;questione di principio&amp;quot;.Il ministero all&amp;#39;Istruzione ha fatto ricorso ed ora attende il pronunciamento della Cassazione. Intanto ha annunciato un tavolo tecnico col dicastero della Sanità per aggiornare le linee guida sulla ristorazione scolastica. &amp;quot;Il servizio mensa è essenziale, un momento centrale per la didattica&amp;quot;, ha ribadito la ministra Valeria Fedeli, sottolineando la necessità di sbarrare la &amp;quot;strada alla scuola fai-da-te&amp;quot;.Le rinunce al servizio del refettorio scolastico sono in aumento e si diffondono a macchia d&amp;#39;olio, soprattutto al Nord, anche se i numeri sono ancora bassi rispetto ai tre milioni di pasti serviti tra i banchi lo scorso anno, scrive La Repubblica.Il boom si è avuto proprio a Torino: i tremila rinunciatari di settembre sono diventati 5.841 nel secondo quadrimestre, su un totale di 30mila. Il &amp;quot;panino libero&amp;quot;ha così portato, negli ultimi tre mesi del 2016, a un calo di entrate di un milione di euro per le casse del Comune. In altre città le disdette sono ancora basse: 108 a Verona, 90 a Genova, una decina a Milano, 25 a Venezia e Mestre, una cinquantina a Fiumicino, una sessantina a Bologna.Se le disdette dovessero continuare a aumentare, il danno per le casse dei Comuni sarebbe rilevante. Ma le istituzioni non ne fanno solo una questione economica, ma educativa. &amp;quot;Si mette in crisi un sistema educativo, una scuola dell&amp;#39;inclusione - ha dichiarato Lorenza Patriarca, preside dell&amp;#39;istituto Tommaseo di Torino - Dietro c&amp;#39;è l&amp;#39;idea che lo Stato non possa decidere per me, un po&amp;#39; come per i vaccini&amp;quot;.La replica dei sostenitori del &amp;quot;panino libero&amp;quot;, invece, punta il dito contro il servizio scadente e invita le amministrazioni ad assumersi la responsabilità di migliorare i refettori delle scuole. Se la qualità fosse migliore e i costi più bassi, molti genitori, assicurano, farebbero marcia indietro sul pasto portato da casa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/01/05/1483609945-cattura.jpg" /> <![CDATA[Le frecciatine al veleno di Alba Parietti contro la Lucarelli: Discutere con lei è inutile]]> Continua lo scontro sui social tra Alba Parietti e Selvaggia Lucarelli, questa volta lo scambio di battute al veleno ha coinvolto anche il fidanzato della giornalista.Ieri pomeriggio, la Parietti ha pubblicato sul suo profilo Facebook un lungo attacco contro Selvaggia Lucarelli. &amp;quot;Discutere con la Lucarelli - scrive - è mettere merda in un ventilatore. Dopo la trovi dappertutto. Allora questa è l&amp;#39;ultima volta che pubblico qualcosa che riguarda la Lucarelli che sostiene io parli di lei e la sputtani in continuazione, quando è evidente a tutti che è esattamente il contrario. Lei vive di questo. Sa fare solo questo. In quanto provoca e insulta con proseliti del suo stesso bieco livello ...Per cosa io dovrei farmi aiutare? Non mi risulta che Giletti abbia mai detto che ero ridicola, né nessun altro. Si permetterebbe all&amp;#39;Arena .... sopratutto... Massimo mi adora ed è un grandissimo signore. Confermo solo una cosa, lei si è ossessionata dall&amp;#39;essere il nulla, vorrebbe essere e non è famosa solo per atti scorretti, volgari e macabre battute sue e del suo degno fidanzato che scherza su bambini morti e persone gravemente malate, indagata e sotto processo, denunciata, calunniatrice, cafona, capace solo di infangare le persone con insulti, mitomane, megalomane, bugiarda. Senza nessuna competenza né carriera da tutelare, ne professione se non la delatrice, sputtanatrice, bulletta da tastiera e video. Sputtanatrice inoltre senza nessun titolo, né curriculum di persone con una carriera di grandissimo peso e rispetto. Se il post si riferisce a qualsiasi ipotetica malattia ... &amp;#39;il farmi aiutare&amp;#39; vorrà dire da un avvocato perché sinceramente dopo 35 anni di onoratissima e fantastica carriera, questa zecca, sanguisuga inutile che si attacca a rompere gli zebedei. Ah proposito, dopo averla vista per la prima volta a figura intera, all&amp;#39;Arena ho finalmente capito il motivo della sua acidità&amp;quot;.Dopo questo messaggio piuttosto duro, Alba Parietti ne pubblica un altro. In particolare, la showgirl condivide sui social uno screenshot dove vengono mostrati alcuni messaggi che il fidanzato di Selvaggia Lucarelli avrebbe scritto su una pagina Facebook che poco tempo fa è stata chiusa per commenti troppo duri e offensivi.&amp;quot;Questi - scrive la Parietti - sono i post del fidanzato di Selvaggia postati sulla pagina di bulli che lei stessa poi ha fatto chiudere, peccato che uno dei bulli fosse lui. Sabato intanto che lei litigava con me lui scriveva contro di me e pubblicava. Ecco chi è la raffinata penna dell&amp;#39;associazione a delinquere detta da me &amp;#39;la coppia degli acidi&amp;#39;. Selvaggina e il fidanzato che fa simpatiche, macabre battute su bambine morte ammazzate e Pier Giorgio che ha sofferto e lottato per i diritti civili e umani di noi tutti. Chi parteggia per lei, scrive per lei è esattamente come lei. Sono fiera di non piacere a questo tipo di persone. Qualsiasi discussione con la Lucarelli, equivale a mettere della merda davanti a un ventilatore&amp;quot;.I post del fidanzato della Lucarelli sono scioccanti: &amp;quot;So che probabilmente nessuno leggerà questo stato, ma a volte, quando mi annoio, vado in giardino, mi ricopro di terra e fingo di essere Sarah Scazzi&amp;quot;. (Leggi i messaggi choc) <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/03/27/1490605434-lucarelli.jpg" /> <![CDATA[Olanda ancora senza ct. Ten Cate declina l'invito: Ho rifiutato l'offerta]]> L&amp;#39;Olanda del calcio è sempre stata terra di grandi talenti: dal fuoriclasse per eccellenza Johan Cruijff, fino ad arrivare a Marco van Basten, Ruud Gullit, i fratelli de Boer, Frank Rijkaard, Arjen Robben, Clarence Seedorf e tanti altri che hanno infiammato e fatto appassionare gli innamorati di questo sport. Nonostante questi nomi, però, la nazionale Orange non è quasi mai riuscita ad affermarsi in campo europeo e Mondiale. L&amp;#39;Olanda, infatti, nella sua lunga storia ha vinto un solo Europeo nel 1988 ed ha ottenuto un terzo posto nel 1976. Per quanto concerne i Mondiali, invece, l&amp;#39;Olanda si è qualificata per ben 3 volte seconda e una volta terza. Nel 1974 perse la finale contro la Germania Ovest, organizzatrice del torneo, e 4 anni più tardi venne sconfitta dall&amp;#39;Argentina padrona di casa. Gli ultimi due podi sono storia recente quando nel 2010 gli orange persero in finale, per 1-0, contro la Spagna nel Mondiale sudafricano, e nel 2014 quando ottennero la medaglia di bronzo battendo nella finale 3-4 posto il Brasile padrone di casa.L&amp;#39;Olanda, però, nel 2016 non ha disputato l&amp;#39;Europeo in Francia in quanto non qualificata e ora rischia di restare fuori anche dal Mondiale del 2018 in Russia complici i pessimi risultati ottenuti nel girone di qualificazione. La sconfitta in Bulgaria è costato il posto all&amp;#39;ex ct Danny Blind e da più di un mese la panchina di una delle nazionali più importanti del mondo è rimasta scoperta. Tanti allenatori si sono già rifiutati di allenare l&amp;#39;Olanda e l&amp;#39;ultimo in ordine di tempo ad avere detto no è stato Henk ten Cate che ha spiegato: &amp;quot;Mi hanno offerto il lavoro lunedì, ma alla fine ho deciso di rifiutare. Se accetti un incarico del genere devi essere sicuro che tutta l&amp;#39;organizzazione ti supporta, se no sei destinato all&amp;#39;insuccesso. Io sono convinto che l&amp;#39;Olanda possa ancora qualificarsi al Mondiale, e auguro alla federazione la miglior fortuna nella ricerca del nuovo tecnico&amp;quot;. Il prossimo appuntamento per le qualificazioni ai Mondiali è fissato per il 9 giugno contro il Lussemburgo, ma prima ci saranno due amichevoli contro Marocco e Costa d&amp;#39;Avorio: ce la farà la Federazione olandese, entro tale data, a trovare un allenatore che accetti di guidare una nazionale ormai allo sbando? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/07/06/1404624185-ipad-461-0.jpg" /> <![CDATA[Maxi frode sul calcio inglese: nel mirino Newcastle e West Ham]]> Un fulmine a ciel sereno per il Newcastle United che dopo la promozione in Premier League con alcune giornate di anticipo è al centro di un nuovo scandalo che sta travolgendo il calcio inglese.Il sospetto è quello di una maxi-frode fiscale. Dopo le perquisizioni nelle sedi dei club West Ham e Newcastle con oltre 180 agenti in azione tra Inghilterra e Francia, ci sono stati dunque numerosi arresti, tra cui il direttore generale del Newcastle Lee Charnley.L&amp;#39;accusa è quella di frode fiscale mentre negli uffici del St. James Park, casa della squadra di Benitez e del London Stadium, stadio del West Ham, sono stati sequestrati documenti, computer, telefoni cellulari, resoconti commerciali e finanziari.Lee Charnley sarà interrogato presto dagli agenti dell&amp;#39;HMRC, cioè il dipartimento governativo inglese responsabile per la riscossione delle imposte. La società si è intanto rifiutata di commentare la vicenda ma nel frattempo è comunque atteso un comunicato ufficiale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493203692-cattura.jpg" /> <![CDATA[La Cei: Il lavoro resta emergenza nazionale]]> In vista della festa del 1&amp;deg; Maggio la Cei si sofferma sul tema del lavoro, osservando che &amp;quot;nonostante la lieve inversione di tendenza registrata negli ultimi anni, il lavoro rimane un&amp;rsquo; emergenza nazionale&amp;quot;. E &amp;quot;per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l&amp;rsquo;Italia deve mettere il lavoro al primo posto&amp;quot;. Il messaggio dei vescovi italiani per il primo maggio precede di alcuni mesi il confronto su questo tema che caratterizzerà la Settimana sociale di Cagliari.&amp;quot;Tra le sfide che caratterizzano la nostra situazione constatiamo - si legge nel documento della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro - un tasso di disoccupazione ancora troppo alto (attorno al 12%, con punte vicine al 40% tra i giovani e vicino al 20% al Sud); 8 milioni di persone a rischio di povertà, spesso a causa di un lavoro precario o mal pagato, più di 4 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta&amp;quot;.I vescovi rilevano che &amp;quot;al di là dei numeri sono le vite concrete delle persone ciò che ci sta a cuore: ci interpellano le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati. La soluzione dei problemi economici e occupazionali - così urgente nell&amp;rsquo;Italia di oggi - non può essere raggiunta senza una conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l&amp;rsquo;integralità dell&amp;rsquo;esperienza lavorativa&amp;quot;.Per i presuli &amp;quot;c&amp;rsquo;è prima di tutto una questione di giustizia. Se il lavoro oggi manca è perchè veniamo da un&amp;rsquo;epoca in cui questa fondamentale attività umana ha subito una grave svalorizzazione. La finanziarizzazione dell&amp;rsquo;economia con lo spostamento dell&amp;rsquo;asse degli interessi dal profitto derivante da una produzione in cui il rispetto del lavoratore era imprescindibile alla crescita dei vantaggi economici provenienti dalle rendite e dalle speculazioni, ha reso il lavoro quasi un inutile corollario. Inoltre, lì dove il lavoro ha continuato ad essere centrale nella produzione della ricchezza, non è stato difeso dallo sfruttamento e da tutta l&amp;rsquo;opacità cercata da chi ha voluto fare profitto senza rispettare chi gli ha consentito di produrre. Questo paradigma con le sue storture si rivela sempre meno sostenibile&amp;quot;.Secondo la Cei &amp;quot;non sarà possibile nessuna reale ripresa economica senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo. Combattere tutte le forme di sfruttamento e sperequazione retributiva, rimane obiettivo prioritario di ogni progresso sociale&amp;quot;. I vescovi chiedono che si riconosca &amp;quot;la centralità del lavoro&amp;quot; cogliendo quegli &amp;quot;aspetti promettenti&amp;quot; insiti nelle &amp;quot;sfide che è possibile vincere rimettendo il lavoro al primo posto&amp;quot;. A cominciare da una scuola che deve &amp;quot;formare persone all&amp;rsquo;altezza delle sfide del tempo&amp;quot; e saper &amp;quot;instaurare un interscambio fecondo con il mondo del lavoro&amp;quot;. &amp;quot;Ugualmente importante - elenca il messaggio - è il ruolo delle imprese che hanno una particolarissima responsabilità nel trovare forme organizzative e contrattuali capaci di valorizzare davvero il lavoro&amp;quot;.I vescovi si soffermando anche sull&amp;rsquo;orario di lavoro e l&amp;#39;armonizzazione dei tempi lavoravi e famigliari: &amp;quot;Tema non più rinviabile, visto l&amp;rsquo;elevato numero di donne che lavorano&amp;quot;. E sottolineano &amp;quot;la promozione della nuova imprenditorialità, espressione della capacità di iniziativa dell&amp;rsquo;essere umano, via che può vedere protagonisti soprattutto i giovani&amp;quot;. Per la Cei, in definitiva, &amp;quot;occorre annunciare alla società italiana che è proprio tale conversione che può davvero fare ripartire l&amp;rsquo;intero Paese, nella consapevolezza della grande tradizione imprenditoriale, professionale, artigiana e operaia che abbiamo alle nostre spalle, profondamente intrisa della concezione cristiana&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493204189-lavoro-olycom.jpg" /> <![CDATA[In un solo giorno 1000 arresti. In Turchia continua la purga]]> Migliaia di ordini di cattura e mille persone già in manette. Continua implacabile la purga in Turchia, dove da dopo il fallito colpo di Stato dello scorso luglio nel mirino delle istituzioni sono finiti curdi, oppositori e membri della rete di Fethullah Gulen, per anni alleato del presidente Erdogan e ora accusato di avere ordito il golpe.3224 in totale i mandati di cattura, per un&amp;#39;operazione lanciata dalla procura di Ankara e messa in atto dalla polizia, con accanto gli uomini dei servizi segreti. Settantadue le province coinvolte, su un totale di 81, secondo quanto annunciato dal ministro dell&amp;#39;Interno, Suleyman Soylu.Avrebbero infiltrato le forze di polizia, sostengono le istituzioni, che hanno definito gli arrestati &amp;quot;imam segreti&amp;quot; e specificato che l&amp;#39;operazione è ancora in corso. Sono oltre 40.000 le persone arrestate da luglio e 120.000 quanti sono stati sospesi dalla loro professione: soldati, poliziotti, magistrati e dipendenti statali, tutti accusati di legami con organizzazioni terroristiche, dal Pkk alla comunità di Gulen. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493203661-lapresse-20170418101851-22832623.jpg" /> <![CDATA[Gaffe Pd: Presenta Coco Chanel come patriota Ue, ma fu spia nazista]]> Il Pd si ammanta di &amp;quot;patriottismo europeo&amp;quot; ma nello scegliere i propri eroi dimostra di non conoscere troppo bene la storiografia del Novecento. Che dire infatti del cartello &amp;quot;Coco Chanel patriota europea&amp;quot; esibito ieri alla sfilata milanese per il 25 aprile, quando da tempo è noto che la stilista francese è sospettata di aver agito come spia per i nazisti?Ma andiamo con ordine. Ieri il Partito Democratico ha lanciato la parola d&amp;#39;ordine &amp;quot;tutti in blu&amp;quot;, invitando tesserati e simpatizzanti a presentarsi al consueto corteo per la Liberazione con bandiere e vestiti di questo colore. Un omaggio, si spiegava, all&amp;#39;Europa. In testa allo spezzone piddì della manifestazione, lo striscione &amp;quot;patrioti europei&amp;quot;.Dietro, tanti manifestini di carta con altrettanti nomi di europei illustri, da Leonardo Da Vinci ad Albert Einstein. Fra gli altri, anche uno dedicato a Coco Chanel, sorretto da un ignaro signore di mezza età. La clamorosa gaffe, però, non è sfuggita all&amp;#39;occhio vigile del giornalista Massimo Mazza, che su Facebook ironizza: &amp;quot;Questi presentano una spia e collaborazionista nazista come &amp;quot;patriota&amp;quot; nel giorno della Liberazione. E poi danno degli ignoranti fasci ai grillini&amp;quot;.Le presunte responsabilità di Coco Chanel sono state oggetto di diversi studi storiografici: secondo una biografia della stilista scritta da Hal Vaughan, nel 1940 la Chanel sarebbe stata reclutata dall&amp;#39;intelligence tedesca con il nome in codice di Westminster. Sotto questa falsa identità, la stilista avrebbe portato a termine diverse missioni in Franci, Spagna e Marocco. Pare accertato invece che avesse intrapreso delle relazioni affettive con alti ufficiali dello spionaggio nazista e delle SS.Secondo altre fonti la celebre couturière avrebbe addirittura tentato di avviare una trattativa personale con Winston Churchill per avviare una pace separata fra l&amp;#39;Impero britannico e il Terzo Reich. La diretta interessata, va detto, ha però sempre negato ogni accusa. Certo è che proporla come &amp;quot;patriota europea&amp;quot; nel giorno della Liberazione forse non era la scelta migliore. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493202124-omnmi-20170425175229-22904777.jpg" /> <![CDATA[Maradona: La Federazione argentina? Da far saltere in aria con una granata]]> Diego Armando Maradona quando parla scatena sempre l&amp;#39;inferno. L&amp;#39;ex Pibe de Oro ai microfoni di Radio Rivadavia ha attaccato pesantemente la Federazione argentina senza usare giri di parole e con epiteti davvero molto pesanti: &amp;quot;La Federazione argentina è una patata bollente. Bisogna farla saltare con una granata, e crearne una tutta nuova&amp;quot;. Maradona ha poi attaccato anche Juan Sebastian Veron, con cui alla partita della pace aveva già avuto un diverbio molto acceso: &amp;ldquo;Non dovrebbe andare a dirigere le giovanili: non ne ha le capacità. Inoltre nessun giocatore dovrebbe compromettersi con l&amp;rsquo;AFA in questo momento&amp;rdquo;. Maradona è un fiume in piena e secondo lui nemmeno l&amp;#39;ex commissario tecnico cileno, oggi al Siviglia, Jorge Sampaoli è adatto per sostituire Edgardo Bauza dopo l&amp;#39;esonero di qualche settimana fa: &amp;quot;Non ha il tatto giusto per risolvere i problemi, per fare pulizia&amp;rdquo;. L&amp;#39;ex giocatore di Napoli e Boca Juniors ha poi continuato: &amp;quot;Firmerei per arrivare agli spareggi, ma senza Messi è durissima. Gli argentini hanno qualcosa in più dentro di loro&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2013/10/17/1382022839-1382022831-maradon.jpg" /> <![CDATA[Iraq, tre miliziani di Isis uccisi da un branco di cinghiali selvatici]]> Tre miliziani dell&amp;#39;Isis sarebbero stati uccisi da un branco di cinghiali selvatici non lontano da Kirkuk, nell&amp;#39;Iraq centro-settentrionale. Gli animali li avrebbero sorpresi disarmati mentre tentavano di disertare consegnandosi ai combattenti curdi, caricandoli e ferendoli a morte.Secondo il vicecomandante dei servizi di intelligence curdi nella regione Azad Jelal, sentito dal quotidiano britannico The Telegraph, i tre combattenti delle Bandiere nere si trovavano nei pressi di un check-point dei peshmerga a cui evidentemente intendevano arrendersi, quando sono stati sorpresi dal branco e non sono riusciti a sopravvivere all&amp;#39;incontro.&amp;quot;Alcuni profughi hanno notato i corpi nei pressi di una fattoria e ce lo hanno riferito - spiega Jelal - Alcuni giorni dopo l&amp;#39;Isis ha iniziato una caccia selvaggia a tutti i suini dell&amp;#39;area.&amp;quot; I combattenti curdi non sono riusciti a recuperare i corpi a causa degli scontri a fuoco che si protraevano nella zona, ma è probabile che lo abbiano fatto gli altri miliziani dell&amp;#39;Isis, impegnati in una sorta di grottesca &amp;quot;operazione vendetta&amp;quot; contro animali che, oltretutto, per la religione islamica sono considerati impuri.A Kirkuk l&amp;#39;Isis conserva il controllo di alcune aree limitate, dove sopravvive senza troppi problemi poiché il grosso delle forze dell&amp;#39;esercito regolare iracheno è ancora impegnato a nord nell&amp;#39;offensiva contro Mosul. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/04/1491286104-isis-bandiera-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Ecco qual è il posto più sicuro in aereo in caso di incidente]]> Passeggeri superstiziosi e paura di volare. Nel 2016, però, negli Stati Uniti non ci sono stati morti per incidenti aerei per il settimo anno di fila e l&amp;#39;aereo continua a essere considerato il mezzo di trasporto più sicuro. La probabilità di morire in un incidente aereo, secondo gli esperti, è una su un milione. Come spiega Huffington Post, però, molti viaggiatori continuano a chiedersi quale sia il posto più sicuro in caso di incidente. &amp;quot;Ciascun incidente è unico&amp;quot; spiega Alison Duquette, portavoce della Federal Aviation Administration. &amp;quot;L&amp;#39;impatto potrebbe dipendere da una perdita di quota, dall&amp;#39;atterraggio in acqua o da uno schianto in pista. Non esiste quindi un sedile più sicuro&amp;quot;. Nel 2007, però, Popular Mechanics ha analizzato i dati riferiti agli incidenti aerei negli Stati Uniti dal 1971 e si è capito che i posti vicino al retro dell&amp;#39;aereo hanno circa il 40% di possibilità in più di salvarsi. I sedili dietro l&amp;#39;ala hanno il 69% di possibilità di salvarsi mentre quelli vicino al pilota solo il 56%. Chi siede nelle prime file ha il 49% di possibilità. Nel 2015 il Time è giunta a risultati simili: i passeggeri nella parte posteriore dell&amp;#39;aereo hanno una bassa percentuale di mortalità (32%) rispetto a chi si trova davanti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493201347-airplane-94827-960-720.jpg" /> <![CDATA[Nel 2065 spariranno 7 milioni di italiani. Crescerà il numero di migranti]]> Tra 50 anni, forse anche meno, l&amp;#39;Italia sarà un Paese con sempre meno residenti. Se ora siamo 60,7 milioni, nel 2045 passeremo a 58,6 milioni e a 53,7 milioni nel 2065, come riportano i dati Istat.Si parla di una perdita rispetto al 2016 di 2,1 milioni di residenti nel 2025 e di 7 milioni nel 2065. Mentre nel Mezzogiorno il calo di popolazione si manifesterebbe lungo l&amp;#39;intero periodo, per il Centro-nord - superati i primi trent&amp;#39;anni di previsione con un bilancio demografico positivo - un progressivo declino della popolazione si avrebbe soltanto dal 2045 in avanti.Una dinamica che, al 2065, porterebbe il Centro-Nord ad accogliere il 71% dei residenti (contro il 66% di oggi), mentre il Mezzogiorno scenderebbe al 26% (dal 34% attuale). L&amp;#39;età media della popolazione, sempre al 2065, dovrebbe passare da 44,7 anni a oltre 50, con la sopravvivenza prevista in aumento fino a una vita media di 86,1 anni per gli uomini e 90,2 anni per le donne (nel 2015 l&amp;#39;aspettativa era di 80,1 anni per i maschi e 84,6 per le femmine). Il picco di invecchiamento dovrebbe colpire l&amp;#39;Italia nel quinquennio 2045-50, quando i nati nel baby boom (1961-1975) passeranno dalla tarda età attiva a quella senile.A muoversi in rialzo, spiega l&amp;#39;Istat, sarà comunque anche la fecondità: da 1,34 a 1,59 figli per donna nel periodo 2016-2065 secondo lo scenario mediano elaborato dall&amp;#39;istituto. Un apporto significativo nella stima di popolazione residente attesa per l&amp;#39;Italia sarà dato dagli immigrati. Il saldo è previsto in positivo. Essendo mediamente superiore alle 150mila unità annue (133mila l&amp;#39;ultimo rilevato nel 2015). Nello scenario mediano tracciato dall&amp;#39;Istat l&amp;#39;effetto addizionale del saldo migratorio sulla dinamica di nascite e decessi comporta 2,5 milioni di residenti aggiuntivi nel corso dell&amp;#39;intero periodo previsivo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/17/1492412067-anc.jpg" /> <![CDATA[G7, Trump dormirà a Sigonella: Taormina troppo pericolosa]]> Taormina è una città insicura per il presidente Usa Donald Trump. In vista del G7 in programma nella città siciliana per il prossimo 26 e 27 maggio, lo staff della Casa Bianca fa sapere che The Donald non pernotterà in uno degli alberghi extra lusso del centro storico, ma con ogni probabilità tornerà ogni sera nella base aerea Usa di Sigonella.Gli hotel San Domenico e Timeo, che pure ospiteranno gli altri capi di Stato e di governo, non sono considerati affidabili. Di qui la decisione di trasferirsi nella base aerea resa famosa dall&amp;#39;omonima crisi del 1985. Ma anche in questo caso è sorto un problema, stavolta relativo al trasferimento: inizialmente si era pensato di trasferire il presidente in elicottero ogni mattina, ma poi gli esperti Usa hanno iniziato a temere che le polveri dell&amp;#39;Etna potessero danneggiare i motori del velivolo, escludendo anche questa opzione.Difficile anche portarlo a destinazione in auto. Troppo strette le antiche strade della perla dello Ionio. Troppo anguste per il corteo presidenziale formato da decine di macchine blindate che accompagnano il presidente negli spostamenti in patria e all&amp;#39;estero.A destare particolare preoccupazione è il tratto di strada che dall&amp;#39;elipista conduce alla sede del vertice, ospitato nell&amp;#39;hotel San Domenico. Secondo gli americani il tracciato è troppo impervio e la carreggiata troppo stretta: per ripristinare il manto stradale è già stato aperto un cantiere, ma gli uomini dell&amp;#39;intelligence Usa vorrebbero che venisse addirittura allargata la sede stradale. Un rebus di non facile soluzione. Nel frattempo il sindaco Eligio Giardina è esausto: &amp;quot;I militari Usa - spiega - ci stanno facendo impazzire&amp;quot; <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/20/1492670416-olycom-20170420020138-22852608.jpg" /> <![CDATA[Se il Bambinello diventa il bersaglio preferito dai ladri]]> Il Bambinello nelle mani dei ladri. Due furti sacrileghi, in pochi giorni, tra le province di Napoli e Salerno. Rubati, a distanza di poche ore l&amp;rsquo;uno dall&amp;rsquo;altro, due bambinelli a Castellammare di Stabia e a Sant&amp;rsquo;Egidio del Monte Albino, il sospetto è che si possa trattare di colpi su commissione.Il primo furto è stato scoperto nella chiesa del Gesù di Castellammare di Stabia. Lì i ladri hanno portato via il Bambinello della Vergine del Carmelo. La scoperta è stata fatta dal parroco domenica scorsa e l&amp;rsquo;annuncio della sua sparizione ha gettato nello sconforto la comunità dei devoti. Quella statua, infatti, risale al Settecento. Fin dal 1786 faceva parte del tesoro della parrocchia.Il secondo colpo, invece, è avvenuto a Sant&amp;rsquo;Egidio del Monte Albino, in provincia di Salerno. A sparire è stata un&amp;rsquo;altra statua del Bambinello, stavolta sottratto alle braccia di San Giuseppe nella chiesa dedicata a San Lorenzo Martire. Anche stavolta, a far la dolorosa scoperta, è stato il parroco del tempio che ha immediatamente denunciato ai carabinieri quanto era avvenuto in chiesa. Come riporta il Mattino, gli inquirenti sperano di individuare l&amp;rsquo;autore del furto &amp;ndash; che come avvenuto a Castellammare di Stabia &amp;ndash; ha agito quasi indisturbato e senza recare alcun danno in chiesa, passando al setaccio i filmati delle telecamere di videosorveglianza allestite nell&amp;rsquo;edificio sacro.Ma le chiese, in tutt&amp;rsquo;Italia e non solo in Campania, continuano a essere nel mirino dei ladri che, stavolta, avrebbero potuto agire addirittura su commissione. Non sembra da scartare, infatti, l&amp;rsquo;ipotesi che i ladri siano andati a colpo sicuro, sapendo già cosa prendere. L&amp;#39;icona del Bambinello è tra i bersagli preferiti dei malviventi, ed è soprattutto nel periodo di Natale, quando le teche si aprono per allestire i presepi che i ladri si scatenano. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/19/1482133726-olycom-20161216011515-21616682.jpg" /> <![CDATA[L'idea di Franceschini: Numero chiuso per i siti turistici]]> Il Colosseo, il Ponte Vecchio a Firenze o quello di Rialto a Venezia. Un numero chiuso per accedere ai monumenti storico-artistici più importanti d&amp;#39;Italia: l&amp;#39;idea arriva direttamente dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.Che dopo i recenti episodi di degrado che hanno visto protagonisti alcuni dei più importanti siti culturali italiani ha deciso di prendere provvedimenti. Dal turista tedesco che fa il bagno nudo nella fontana di Trevi, fino ai tuffi nelle cascate della Reggia di Caserta, è ora di dare un giro di vite. E la soluzione, spiegano dal Mibac, potrebbe essere quella di &amp;quot;regolatori di accesso&amp;quot; per evitare &amp;quot;sovraffollamenti in luoghi d&amp;#39;arte&amp;quot; sul modello di Dubrovnik, in Croazia.Franceschini esclude l&amp;#39;idea di introdurre un numero chiuso per gli accessi alle città d&amp;#39;arte, ma un limite per i singoli monumenti è possibile. Qualcosa di simile a quello che già succede agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano e che si vorrebbe adottare anche in altri siti turistici fra quelli di maggior richiamo.Il governatore del Veneto Luca Zaia, per esempio, ha proposto più volte l&amp;#39;introduzione di un numero chiuso di visitatori ammessi a Venezia e anche a Firenze c&amp;#39;è chi si è chiesto se non sia il caso di introdurre delle forme di limitazione al turismo selvaggio. Ma la scelta finale, chiarisce Franceschini, spetta solo ai sindaci. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/02/12/1455268695-dario-franceschini.jpg" /> <![CDATA[Cina, il governo vieta di dare nomi islamici ai neonati]]> Dopo il come il divieto di portare la barba per gli uomini e di indossare veli che coprano il volto per le donne, la Cina ha emanato un provvedimento che vieta di chiamare i neonati con nomi legati alla religione islamica. Una decisione che colpisce la provincia occidentale cinese, a maggioranza musulmana dello Xinjiang.Il provvedimento anti-musulmaniLa scelta del governo cinese mira così a limitare la libertà religiosa e di espressione della comunità musulmana uigura, circa la metà dei 23 milioni di musulmani cinesi. Una popolazione che da tempo avanza richieste separatiste a Pechino, chiaramente senza ottenere nullaIl governo ha distribuito una lista - non ancora completa - con i 12 noi vietati: Islam, Saddam e Mecca ne sono un esempio. Bannati sono anche quei nomi propri che fanno riferimento ai simboli delle stelle o della luna crescente. A parte queste direttive, non è ben chiaro con quali parametri si considererà un nome legato o meno ai simboli delle stelle o della luna crescente.Se verrà constatata una violazione delle regole del governo cinese, il neonato non potrà essere registrato ei documenti familiari e avere accesso ai servizi sanitari e sociali, oltre che all&amp;rsquo;istruzione, come precisato da Il Post. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/03/19/1489916449-bambini-islamici.jpg" /> <![CDATA[Casoria, boom di nomine dirigenziali e incarichi da 20.000 euro al mese]]> La procura regionale della Corte dei conti della Campania indaga su un danno erariale per oltre 1,5 milioni di euro nell&amp;#39;amministrazione comunale di Casoria, nel Napoletano, per incarichi professionali e consulenze tra il 2011 e il 2016, con retribuzioni fino a 20.000 euro al mese.Le contestazioni della magistratura contabile, secondo i primi accertamenti, sono a carico degli ex sindaci e riguardano otto dirigenti assunti a tempo determinato fino al 2012 e sette dirigenti, sempre a tempo determinato, dal 2013. Inoltre molti contratti a tempo determinato venivano risolti nei primi giorni del mese in modo che comunque venisse riconosciuto lo stipendio per intero e poi quella stessa persona veniva riassunta negli ultimi giorni del mese successivo, vedendosi accreditare così ancora un&amp;#39;intera mensilità. Dunque, stipendi d&amp;rsquo;oro e incarichi dirigenziali conferiti a professionisti esterni oltre ogni numero consentito mentre il comune aveva all&amp;#39;interno della sua pianta organica professionalità provviste dei titoli accademici idonei a ricoprire quell&amp;#39;incarico. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/10/24/1445678060-guardia-finanza2.jpg" /> <![CDATA[Troppi bimbi musulmani a scuola. Multato il sindaco francese]]> Duemila euro di multa, accusato di incitamento all&amp;#39;odio per avere detto che nelle scuole della sua città i bambini musulmani sono troppi. È quello che è successo a Bèziers, comune francese guidato da una giunta di estrema destra, già in passato finito sulle pagine dei giornali, con l&amp;#39;accusa di avere schedato gli studenti di fede islamica.Eletto con il sostegno del Fronte nazionale di Marine Le Pen, il sindaco Robert Menard non ha mai fatto mistero delle sue opinioni è il primo settembre del 2016, all&amp;#39;apertura delle scuole, aveva scritto della questione immigrati su twitter, denunciando quello che riteneva una &amp;quot;grande sostituzione&amp;quot;: stranieri al posto dei francesi.&amp;quot;In una classe nel centro della mia città, il 91 per cento dei bambini sono musulmani. Ovviamente, questo è un problema. Ci sono limiti alla tolleranza&amp;quot;, aveva poi spiegato alla televisione Lci alcuni giorni dopo.L&amp;#39;accusa aveva proposto una multa da 1800 euro, spiegando che Menard aveva &amp;quot;puntato il dito contro i bambini, descritti come un peso per la comunità nazionale&amp;quot;. La sanzione è arrivata, maggiorata: 2000 euro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/12/18/1450443913-scuola-islam.jpg" /> <![CDATA[Quella testa di Gesù tra i rifiuti ultimo scempio dei clandestini]]> Ventimiglia - Foto choc con la testa del Cristo in marmo ricoperta di urina ed escrementi, utilizzata come toilette di fortuna dai clandestini, che da mesi occupano indisturbati il greto del fiume Roja, al confine italo francese di Ventimiglia. Addio, dunque, ai tempi in cui il corso d&amp;#39;acqua veniva utilizzato dai papà e dai loro bambini: per la pesca facilitata o per lavare l&amp;#39;automobile nel fine settimana. Un fiume che da sempre approvvigiona di acqua potabile sia il versante italiano che francese della vallata e che il poeta Ugo Foscolo aveva decantato nelle sue &amp;quot;Ultime lettere a Jacopo Ortis&amp;quot;: &amp;quot;Là giù è il Roja - scriveva - un torrente che quando si disfanno i ghiacci precipita dalle viscere delle Alpi, e per gran tratto ha spaccato in due questa immensa montagna. V&amp;#39;è un ponte presso alla marina che ricongiunge il sentiero&amp;quot;.Ma torniamo ai nostri giorni. A scattare le immagini della vergogna (guarda qui la gallery) è stato l&amp;#39;assessore regionale all&amp;#39;Agricoltura della Lega Nord, Stefano Mai, che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo lungo il fiume, continuamente violentato dall&amp;#39;incuria di persone selvagge che utilizzano i due argini come dormitori abusivi, con capanne intagliate nella vegetazione in cui mangiano, espletano i loro bisogni, si lavano e dormono. &amp;quot;SSituazione scandalosa - tuona Mai - sul greto del fiume una sporcizia inverosimile ma la cosa più sconvolgente è l&amp;#39;aver trovato una testa in marmo di Cristo, piena di &amp;#39;bisogni&amp;#39; fatti sopra, insomma praticamente ricoperta di cacche. ( In foto la vedete ripulita). Secondo voi chi frequenta questo luogo? Questa cosa mi fa tremendamente incazzare. Non ho parole... solo parolacce&amp;quot;. Una &amp;quot;bomba ad orologeria&amp;quot; dal punto di vista sanitario, con il sindaco Enrico Ioculano del Pd, che nei giorni scorsi, piegandosi ai ricatti di una sinistra &amp;quot;buonista&amp;quot;, ha revocato l&amp;#39;ordinanza che vietava di sfamare i migranti per strada. Nessun atto di forza, nessun divieto alla carità, visto che intanto c&amp;#39;erano il centro di accoglienza della Croce Rossa e la Caritas che avrebbero potuto dare cibo e ospitalità agli stranieri in transito. I cittadini sono ormai allo stremo.Domani, giovedì 27, il tribunale collegiale di imperia si pronuncerà sulle sorti del passeur francese di 28 anni, Felix Croft, il &amp;quot;no border&amp;quot; francese, di 28 anni, abitante a Nizza, arrestato, nel luglio scorso, alla barriera autostradale di Ventimiglia, mentre all&amp;#39;interno della propria auto, una Citroen station wagon, tentava di portare in Francia una famiglia di migranti nigeriani composta da: marito, moglie, due bambini e il fratello del marito. nella sua requisitoria il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di cinquantamila euro di ammenda. E intanto divampano le polemica in vista della mobilitazione pro migranti, in programma domenica prossima, quando diversi esponenti della sinistra intellettuale, tra cui Gad Lerner, Carlo Freccero e Moni Ovadia, confluiranno a Ventimiglia per un corteo che si muoverà, alle 12, dalla stazione ferroviaria, per proseguire verso il Comune, la chiesa di Sant&amp;#39;Antonio delle Gianchette, dove vivono alcune decine di famiglie di migranti e la sede dell&amp;#39;associazione Spes. Laggiù si terrà un pranzo comunitario aperto a cittadini e migranti. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493194123-apertura.jpg" /> <![CDATA[Le 355 navi da guerra di Trump economicamente non sostenibili]]> La flotta di 355 navi promessa dal Presidente Donald Trump richiederebbe quasi venti anni e costerebbe più di cento miliardi di dollari l&amp;#39;anno. E&amp;rsquo; quanto si legge nel rapporto del Congressional Budget Office (CBO) pubblicato poche ore fa.&amp;ldquo;Sarebbe molto più complicato e costoso di quanto sembri&amp;rdquo;.Le 355 navi di TrumpIl Presidente Donald Trump ha fatto suo il documento della US Navy denominato Force Structure Assessment, per la costruzione di una flotta di 355 unità, la più grande dalla fine della guerra fredda. Tale proposta, ritenuta ideale fino allo scorso gennaio, era superiore ai programmi di riarmo pubblicizzati da Trump durante la sua campagna elettorale. Quel numero è adesso diventato un obiettivo presidenziale. La US Navy propone di costruire il 14% delle unità in più rispetto a quanto stimato nel precedente obiettivo FSA del 2014 fissato a 308 navi. L&amp;rsquo;incremento è di quasi il 30% rispetto alla dimensione attuale della flotta che oggi si basa su 275 vettori. Tale piano di riarmo comporterebbe una spesa ulteriore stimata variabile di 4/5,5 miliardi di dollari l&amp;rsquo;anno per i prossimi trent&amp;rsquo;anni nel budget di costruzione della Marina attualmente fissato a 12,3 miliardi di dollari. Tale investimento aggirerebbe i dispositivi di legge per il controllo sul bilancio. Il Force Structure Assessment, oggi diventato un pilastro della Casa Bianca, era un documento ideale, scevro da qualsiasi controllo finanziario, ma rappresentava la posizione dei militari. Le 355 navi dell&amp;rsquo;FSA, erano da intendere come un numero ideale per un investimento fiscalmente impegnativo. Il Force Structure Assessment, ad esempio, non teneva conto di svariate voci, come i costi necessari per mantenere operativa la flotta di 355 unità, che potrebbe essere addirittura superiore ai costi di acquisizione. Era un numero espresso con autorità e fondato sul collettivo giudizio professionale della flotta, ma rappresentava un termine di riferimento ideale per le discussioni sui prossimi bilanci. Oggi è diventato il simbolo della Casa Bianca.Il numero ideale per la Marina, senza alcun tipo di riferimento economico, sarebbe di 653 navi così da soddisfare tutte le esigenze globali con il minimo rischio. Per contrastare la Marina sovietica, l&amp;#39;amministrazione Reagan pubblicizzò una forza di 600 navi in grado di assicurare &amp;ldquo;ragionevoli probabilità di successo nella maggior parte delle contingenze&amp;rdquo;. Le unità americane schierabili durante la guerra fredda erano circa 500.Nel piano di previsione, la US Navy richiede ulteriori 18 sottomarini d&amp;#39;attacco, portando il numero da 48 a 66 (aumento del 38%), e sedici unità di superficie tra cacciatorpediniere ed incrociatori. I vettori di difesa ed attacco missilistico passerebbero da 88 a 104 per un aumento pari al 18%. Il Corpo dei Marine otterrebbe dodici navi (quattro quelle d&amp;rsquo;assalto anfibio) per sostenere i rischieramenti nel globo. La US Navy, ripristina il vecchio obiettivo delle 52 Littoral Combat Ships (il Segretario alla Difesa uscente Ash Carter aveva bloccato l&amp;rsquo;acquisizione a 40 navi). Nessuna variazione proposta, infine, per la nuova flotta strategica Columbia, basata su dodici sottomarini.La stima del Congressional Budget OfficeLa Marina Militare degli Stati Uniti potrebbe raggiungere il suo obiettivo di 355 navi entro il 2035, ma per stabilizzare tale numero nel tempo dovrebbe acquistare 329 navi in ​​30 anni. L&amp;#39; Ufficio di Bilancio del Congresso, infatti, rileva che la maggior parte delle navi attualmente in servizio, saranno ritirate entro il 2035. Tra il 2018 ed il 2048, ad esempio, la Marina statunitense dovrebbe acquistare dieci portaerei classe Gerald R. Ford in sostituzione della flotta Nimitz. Nell&amp;#39;ultimo decennio, il rateo di acquisizione annuale della US Navy è stato mediamente di 8/10 unità. Se venisse approvato il piano per le 355 unità, l&amp;rsquo;acquisizione annuale passerebbe inizialmente a 12 e poi a 15 navi. Negli ultimi sette anni, sono stati siglati contratti per 86 navi da combattimento.Rispetto al Force Structure Assessment, il Congressional Budget Office stima anche i costi operativi totali. Una flotta di 355 navi costerebbe 102 miliardi di dollari l&amp;rsquo;anno, comprese manutenzione e personale. Il CBO, punto di riferimento del Congresso nel processo di redazione del bilancio federale, stima che la nuova flotta avrà bisogno di ulteriori 19.000 marinai in servizio attivo. Attualmente, il personale in divisa è di 324 mila unità.Cinque presidenti, cinque punti di vistaI 18 anni necessari per costruire una flotta operativa di 355 navi pongono alcuni problemi. L&amp;rsquo;intero programma è potenzialmente spalmato su cinque diverse amministrazioni. Ogni Presidente potrebbe avere (quasi certamente la avrà) una priorità diversa: ciò esporrà il piano di riarmo navale alla natura ciclica dell&amp;#39;economia. Per definizione, la potenza di combattimento costituisce il denominatore comune tra guerra e strategia marittima tempo di pace. La ragionevole possibilità di successo in battaglia, infatti, dovrebbe essere calibrata contro quei nemici che l&amp;rsquo;amministrazione Trump dovrà localizzare e sperare di valutare nel modo corretto. Sulla stima della forza nemica, quindi, si plasma la letalità della propria forza. Il tutto, infine, contestualizzato in uno scenario moderno asimmetrico. Priorità, ambizioni, analisi: sono concetti altamente variabili in tempi di pace. Gli stessi nemici identificati dall&amp;rsquo;amministrazione Trump, potrebbero non essere considerati tali dai futuri presidenti. Potrebbero sorgerne anche di nuovi. Le risorse, quindi, dovranno tenere conto delle dimensioni geografiche e della assegnazione strategica della flotta. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/02/19/1455900113-1426870342-marina-militare.jpg" /> <![CDATA[Nuova follia politically correct: sui timbri la scritta architetta]]> Il timbro professionale si piega al politically correct, a Bergamo, dove le iscritte all&amp;#39;Ordine degli architetti potranno ora scegliere di richiederne una copia con il sostantivo al femminile e dunque di &amp;quot;siglarsi&amp;quot; come architetta sui documenti ufficiali.Una novità che arriva dopo che, lo scorso 15 marzo all&amp;#39;Ordine hanno detto di sì alla richiesta, partita dall&amp;#39;architetto Silvia Vitali, sostenuta dalle colleghe Francesca Perani e Mariacristina Brembilla.Una richiesta accolta, &amp;quot;per far emergere la figura professionale, solitamente nascosta nella grammatica&amp;quot;, spiega la Vitali al Corriere della Sera, aggiungendo che il caso di Bergamo è il primo in Italia e che se la definizione può sembrare all&amp;#39;inizio poco naturale, &amp;quot;è una questione di cultura e abitudine, come ci stiamo abituando alle parole &amp;#39;sindaca&amp;#39; e &amp;#39;assessora&amp;#39;&amp;quot;.Per la Perani la questione non è solo linguistica, ma anche una provocazione. &amp;quot;In molti concorsi, la giuria è composta da 10 componenti, tutti uomini&amp;quot;. E &amp;quot;dopo gli studi solo tre donne su dieci si iscrivono all&amp;rsquo;Ordine&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/05/06/1462529105-1462529086-5.jpg" /> <![CDATA[Ecco il piano occulto delle Ong: fare da ponte per portarci tutti i migranti ]]> Il ritornello è sempre lo stesso e potrebbe essere riassunto più o meno così: poiché l&amp;#39;Europa non si adopera per far arrivare tutti i migranti comodamente in Italia, ci pensano le Ong. Che con la scusa dei salvataggi combattono la loro personale battaglia per costringere il Vecchio Continente a trasformarsi in un porto accogliente per chiunque voglia sbarcare in cerca di un futuro. Senza alcuna regola.Sia chiaro: non è certo un crimine sottrarre dall&amp;#39;annegamento persone che rischiano di morire su un gommone alla deriva. Ben diverso il discorso se, come sospettano le procure di Catania, Palermo, Cagliari e Reggio Calabria, le organizzazioni umanitarie in qualche modo (anche involontariamente) &amp;quot;incentivano&amp;quot; le partenze allo scopo di migliorare e aumentare i flussi migratori.Perché lo fanno? Il motivo è semplice: non condividono le politiche europee e non credono dunque ci sia nulla di male a fare quel che fanno. Medici Senza Frontiere, Save The Children, Moas, Sea-Eye e via dicendo pretendono la creazione di &amp;quot;canali legali&amp;quot; per le migrazioni ed è per questo che si impegnano così alacremente nel traghettarli in Italia. Finché l&amp;#39;Ue non aprirà le porte agli immigrati attraverso &amp;quot;vie istituzionali&amp;quot;, loro continueranno a piazzarsi a poche miglia dalle coste libiche e ad intercettare i barconi. A scriverlo sono loro stesse nei propri siti internet: &amp;quot;Considerata la mancanza di operazioni di ricerca e soccorso dedicate e su vasta scala, abbiamo deciso di attivarci in prima persona&amp;quot;, scrive MSF. E poi aggiunge: &amp;quot;Siamo consapevoli di come le operazioni di ricerca e soccorso non costituiscano affatto una soluzione: solo l&amp;rsquo;istituzione di vie legali e sicure per raggiungere l&amp;rsquo;Europa potrebbe ridurre o eliminare del tutto le morti in mare&amp;quot;. Simili le parole usate da Save The Children: &amp;quot;Tra le raccomandazioni presentate alla UE e agli Stati Membri - si legge online - chiediamo di attivare e garantire vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l&amp;rsquo;Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati&amp;quot;. Life Boat, con la sua nave Minden, non è da meno e accusa l&amp;#39;Ue di avere politiche di &amp;quot;preclusione&amp;quot; del Mediterraneo. Stesso identico ritornello per tutte le altre associazioni caritatevoli.In sintesi, le Ong vorrebbero che l&amp;#39;Ue accettasse legalmente tutti gli stranieri, annullando così le rotte dei trafficanti, ma producendo immigrazione di massa. Sembra vogliano sostituirsi agli Stati, costringendo l&amp;#39;Italia e l&amp;#39;Europa ad accogliere indistintamente chiunque domandi cittadinanza. A dirlo non è un populista qualunque, ma il pm di Catania Carmelo Zuccaro. Il quale nella sua audizione di fronte alle commissioni parlamentari si è chiesto se sia &amp;quot;consentito ad organizzazioni private sostituirsi a forze politiche e alla volontà delle Nazioni&amp;quot;.Non esiste infatti l&amp;#39;obbligo all&amp;#39;accoglienza. Esiste il dovere morale, politico e giuridico di dare assistenza ed asilo a chi fugge da guerre e persecuzioni. Ma questo non comprende i migranti economici, stranieri i cui flussi ogni Stato al mondo regola in base alle proprie capacità finanziarie e politiche. Nonostante ciò, le Ong stanno de facto sostenendo un afflusso incontrollato di uomini senza diritto all&amp;#39;accoglienza. Ne volete una prova? Nel 2016 delle 91mila domande di asilo esaminate in Italia, appena 17mila (il 19%) hanno avuto esito positivo. Gli altri non erano dunque profughi e &amp;quot;spingerli&amp;quot; ad arrivare in Italia per poi ottenere un giusto diniego li ha soltanto esposti ad inutili rischi in mare. Le organizzazioni umanitarie diranno che non è così, che loro pattugliano le coste libiche al solo scopo di salvare vite umane. Beh: qualcosa non sta funzionando allora. Da quando hanno iniziato le loro operazioni di SAR (ricerca e soccorso) i morti in mare non sono diminuiti. Sono aumentati. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/21/1492738741-schermata-2017-04-21-03.19.53.jpg" /> <![CDATA[Conte fa arrabbiare la Juventus: Vincere la Premier sarebbe il più grande trionfo per me]]> Antonio Conte è molto vicino alla conquista della Premier League, al suo primo anno, con il Chelsea di Roman Abramovich. I Blues guidano la classifica di Premier League con 7 punti di vantaggio sul Tottenham, che deve ancora giocare, a 5 giornate dalla fine del campionato. L&amp;#39;ex allenatore della Juventus e della nazionale italiana ha compiuto un vero e proprio salto in alto riportando in vetta alla classifica un club che ha chiuso al decimo posto la passata stagione.Conte, ai microfoni di Sky Sports, ha parlato dei reali obiettivi del Chelsea ed ha rilasciato una dichiarazione che non farà affatto piacere ai tifosi della Juventus: &amp;quot;Questa stagione è molto importante per capire che non sempre vince chi spende di più. Vogliamo costruire, anche lentamente, per diventare una vera potenza. Meglio vincere la Premier League o i tre Scudetti consecutivi con la Juventus? ​Vincere la Premier, sarebbe il più grande trionfo per me, per il club e per i giocatori. Vincere il campionato inglese sarebbe un gran successo di questi tempi. Per rendere la stagione da buona a fantastica non ci resta che fare una cosa: vincere&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493191986-conte.jpg" /> <![CDATA[Come Folgore dal cielo: l'ex parà si lancia a 96 anni col paracadute]]> Giuseppe Degrada, sottotenente della Divisione Folgore, ha 96 anni e un passato da parà sulle spalle. Non è un uomo qualunque, e non solo perché per festeggiare il suo compleanno ha realizzato un lancio da record col paracadute. Giuseppe infatti è tra i 270 sopravvissuti tra i 5.600 soldati nella battaglia di El Alamein.&amp;quot;Avrei voluto aspettare i 100 anni, ma dopo l&amp;rsquo;operazione all&amp;rsquo;anca ho qualche problema alle gambe. Meglio non rischiare&amp;quot;, ha detto il parà dopo essere atterrato col paracadute. Nato a Spessa (Pavia), Giuseppe nella sua vita ha fatto un bel po&amp;#39; di lavori. Dopo la maturità viene assunto come mugitorre. Poi però arriva la guerra e come tanti altri giovani decide di arruolarsi nella Folgore. Finisce a Tarquinia per l&amp;#39;addestramento: &amp;quot;Un giorno soffiava un vento così forte - racconta al Corriere - che il nostro capitano voleva sospendere le esercitazioni &amp;mdash; ricorda l&amp;rsquo;arzillo reduce &amp;mdash;. Ma, infuriato, il comandante ci puntò la pistola contro. &amp;ldquo;Siete dei vigliacchi&amp;rdquo;, urlò prima di obbligarci a salire sull&amp;rsquo;aereo. Durante le esercitazioni morirono 19 dei 23 ufficiali perché il paracadute non si aprì. Ho visto Mussolini e Hitler, venuti in visita alla nostra caserma&amp;quot;.Ad El Alamein lui c&amp;#39;era. &amp;quot;Mancò la fortuna, non il valore&amp;quot;, dice ancora il cippo lasciato lì a futura memoria. Di quei 270 sopravvissuti, Giuseppe è l&amp;#39;unico ad avere ancora la forza di ritornare su un aereo e ripetere l&amp;#39;esperienza unica del lancio col paracadute. Il 6 novembre 1942 venne catturato dagli inglesi e portato nei campi di prigionia in Palestina ed Egitto. Poi riuscì a tornare in Italia. Sposò Olga, divenne poliziotto e poi operaio in un caseificio. Infine il suo grande amico Gianni Brera lo fece assumere in una copisteria.Ora vive la sua pensione nell&amp;#39;Oltrepo in compagnia dei nipoti. &amp;quot;Qualche mese fa, una di loro, Ilaria, mentre mi allenavo alla cyclette, mi ha detto che ero in forma. È stato in quel momento che mi è venuta l&amp;rsquo;idea: quasi quasi faccio un lancetto&amp;quot;. E così i commilitoni gli hanno organizzato il compleanno all&amp;rsquo;Aeroclub Migliaro, alle porte di Cremona. Si è infilato la mimetica, gli occhiali e il caschetto e insieme all&amp;#39;istruttore è salito sull&amp;#39;aereo. Ben 4mila metri di altezza. Si è lanciato legato all&amp;#39;istruttore e tutto è andato per il meglio. Lancio perfetto. Poi una volta a terra ha rimesso il basco rosso in testa e ha fatto una promessa: &amp;quot;Come vedete, sono ancora in piedi. Se scampo altri 4 anni, rifaccio tutto quando compio i cento. A costo di dover portare il mio bastone&amp;quot;.[[gallery 1389866]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493193726-lapresse-20170425203138-22905939-1.jpg" /> <![CDATA[Maddie McCann, una nuova pista porta a una famiglia marocchina]]> Potrebbe esserci una svolta per le indagini della scomparsa della piccola Maddie McCann, la bambina di tre anni britannica sparita in Portogallo durante una vacanza con i genitori. A 10 anni dalla scomparsa, un detective scozzese di Scotland Yard parla di una nuova pista sul caso. La bimba, infatti, sarebbe stata vittima di una tratta di bambini e venduta a una famiglia marocchina che non poteva avere figli. In Marocco, inoltre, è stata segnalata la presenza di una bambina molto somigliante a Maddie. Da Scotland Yard sostengono che avere una pista non significa avere delle prove e intanto il capo della polizia scozzese è convinto che la piccola non possa essere viva a distanza di così tanti anni.Nei giorni scorsi sono stati scarcerati tre cittadini portoghesi sospettati di sapere qualcosa riguardo la scomparsa della bambina, tra cui l&amp;#39;autista del resort mentre la madre Kate ha dichiarato che &amp;quot;questo decennale è l&amp;#39;indicatore orribile di un tempo rubato&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/13/1481637296-police-start-digging-evidence-madeleine-case.jpg" /> <![CDATA[De Laurentiis al veleno su Higuain: Ha una cultura molto piccola]]> Aurelio De Laurentiis, Presidente del Napoli, è rimasto scottato dalla vicenda Higuain. Il numero uno del club azzurro non ha affatto digerito il passaggio del Pipita ai rivali storici della Juventus che, in estate hanno deciso di affondare il colpo, pagando per intero la clausola rescissoria dell&amp;#39;argentino. In questi mesi, i tifosi del Napoli e lo stesso De Laurentiis hanno sempre attaccato Higuain che ha sempre deciso di non rispondere e di far parlare il campo.De Laurentiis, invece, ancora una volta ha parlato dell&amp;#39;ex attaccante di Real Madrid e River Plate. Ecco le sue parole ai microfini di BeIn Sports su Higuain e Sarri: &amp;quot;Higuain? Può indicare me col dito per tentare assolversi di fronte ai tifosi, che però non sono stupidi e capiscono perfettamente le situazioni: se tu sei una persona di buon gusto, non tradisci la squadra dove hai giocato e ti sei affermato a livello mondiale per andare a giocare in quella acerrima nemica che è la Juventus. Credo che sia una caduta di gusto, dove non c&amp;rsquo;entra più nè il presidente nè il fratello del giocatore, ma c&amp;rsquo;entra soltanto la sua cultura che ha dimostrato di essere piccola. Sarri? Ha un contratto che lo lega al Napoli per molti anni, è vero che ha una clausola ma può scattare soltanto tra un altro anno ed è di 8 milioni di euro, che non mi sembra neanche poco come penale per andare ad allenare da qualche altra parte&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/10/05/1475684587-de-laurentiis.jpg" /> <![CDATA[Papa Francesco: I miei genitori erano migranti. Oggi sarei stato tra gli scartati]]> &amp;quot;Anch&amp;#39;io sono nato in una famiglia di migranti: mio papà, i miei nonni, come tanti altri italiani, sono partiti per l&amp;#39;Argentina e hanno conosciuto la sorte di chi resta senza nulla&amp;quot;. In un videomessaggio inviato al Ted 2017, conferenza in corso a Vancouver che riunisce esponenti dell&amp;#39;economia, delle scienze e della cultura a livello mondiale sul tema &amp;quot;The future you&amp;quot;, papa Francesco torna ad affrontare l&amp;#39;emergenza immigrazione e a invitare l&amp;#39;Occidente, e in particolar modo i Paesi dell&amp;#39;Unione europea, ad accogliere gli extracomunitari. &amp;quot;Anch&amp;#39;io - chiosa Bergoglio nel suo intervento - avrei potuto essere tra gli &amp;#39;scartati&amp;#39; di oggi&amp;quot;.Papa Francesco sogna un futuro di pace nel quale &amp;quot;lo sviluppo tecnologico passa coniugarsi con una maggiore equità sociale&amp;quot;. Intervenendo a sorpresa con un messaggio in diretta alla conferenza &amp;quot;Ted Talk&amp;quot; di Vancouver ha detto di essere contento di partecipare all&amp;#39;incontro. &amp;quot;Mentre guarda al domani - spiega - il titolo &amp;#39;The future you&amp;#39; invita già da oggi al dialogo: guardando al futuro, invita a rivolgersi a un &amp;#39;tu&amp;#39;: il futuro è fatto di te, è fatto cioè di incontri, perché la vita scorre attraverso le relazioni&amp;quot;. E questo &amp;quot;tu&amp;quot;, a detta del Santo Padre, passa anche attraverso l&amp;#39;accoglienza degli immigrati. &amp;quot;Mi piacerebbe innanzitutto - ha confidato - che questo incontro ci aiuti a ricordare che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che nessuno di noi è un&amp;#39;isola, un io autonomo e indipendente dagli altri, che possiamo costruire il futuro solo insieme, senza escludere nessuno. Spesso non ci pensiamo - ha continuato - ma in realtà tutto è collegato e abbiamo bisogno di risanare i nostri collegamenti: anche quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perchè non divampi in un incendio e non lasci cenere&amp;quot;.Al giorno d&amp;#39;oggi, per papa Francesco, molti sembrano non credere che sia possibile un futuro felice. &amp;quot;Questi timori vanno presi sul serio - ha argomentato - ma non sono invincibili. Si possono superare, se non ci chiudiamo in noi stessi. Perchè la felicità si sperimenta solo come dono di armonia di ogni particolare col tutto. Anche le scienze - lo sapete meglio di me - ci indicano oggi una comprensione della realtà, dove ogni cosa esiste in collegamento, in interazione continua con le altre&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/23/1492931977-papafrancesco-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Varata la prima portaerei interamente costruita in Cina]]> Una nuova portaerei, basato sui disegni della classe Kuznetsov sovietica, ma interamente prodotta in Cina. I media statali hanno lanciato mercoledì la notizia del varo della nave da 50.000 tonnellate, uscita da un cantiere navale nel porto settentronale di Dalian.La portaerei inizierà ora una serie di test in mare, per entrare in servizio definitivamente già prima del 2020. Segue la sorella Liaoning, acquistata dai cinesi dall&amp;#39;Ucraina e rimessa in mare nel 2012, dopo lunghe operazioni di ammodernamento.Il varo della seconda portaerei cinese è avvenuto alla presenza delle alte cariche del Paese. A Dalian c&amp;#39;era il generale Fan Changlong, secondo nella Commissione militare centrale solo al presidente Xi, che dopo essere arrivato al potere nel 2012 ha puntato molto sulla modernizzazione dell&amp;#39;esercito.Manca ancora un nome per la nave, per ora identificata solo come Type 001A, ma una terza - di un gruppo di sei - è già in costruzione ai cantieri navali di Jiangnan, non lontano da Shangai. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493191162-foreign201704261015000483925707142.jpg" /> <![CDATA[La guerra dei robot]]> Legge numero 1: Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Legge numero 2: Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Legge numero 3: Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. E poi la Legge Zero, messa davanti alle altre tre: Un robot non può recare danno all&amp;#39;umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l&amp;#39;umanità riceva danno. Quanto sopra è perfettamente a conoscenza di una qualsiasi amante della fantascienza: le ha scritte nei suoi romanzi Isaac Asimov, uno che aveva capito tutto con 70 anni di anticipo. Ed ora che il futuro è adesso, quello che sembrava solo un&amp;#39;idea per una serie di libri è diventata attualità, dalla quale non ci si può più sottrarre. Tanto che, impegnati a preoccuparci del destino del mondo in mano agli uomini, non abbiamo capito che è iniziata un&amp;#39;altra guerra: quella dei robot. Elon Musk contro Google e Facebook, insomma; Bill Gates e Stephen Hawking contro tutti quelli che pensano che la nostra vita nelle mani di un automa sia solo progresso. E non un pericolo.Musk, appunto, l&amp;#39;inventore della Tesla, la macchina completamente elettrica e autonoma i cui modelli cominciano ad essere sempre più familiari sulle strade del mondo. E ideatore di Space X, l&amp;#39;agenzia che ha prodotto il primo razzo spaziale riciclabile, un affare da miliardi di dollari che comincia a produrne moltiplicati per dieci. Lo stesso Musk che tra le sue varie attività ha aperto anche Open AI, dove AI sta per Artificial Intelligence. E se qualcuno pensa che tutto ciò stia dalla parte dei robot si sbaglia: è una società che vuol aprire ai ricercatori di tutto il pianeta gli studi sull&amp;#39;intelligenza artificiale, in modo che l&amp;#39;intelligenza artificiale non sovrasti quella dell&amp;#39;uomo. Robot contro robot insomma, per difendere noi umani.Il contrasto è (per il momento) culturale, ma non senza esclusioni di colpi: Larry Page (Google) e Mark Zuckerberg (Facebook) pensano infatti che Musk sia solo &amp;laquo;un po&amp;#39; isterico&amp;raquo;, Elon invece ribatte che le aziende che stanno dominando il mondo del web vogliano diventare ancora più forti e totalitarie. Studiano da tiranni del futuro. Il pericolo insomma è che le prossime superintelligenze non servano solo per farci riconoscere da uno smartphone o per sapere in anticipo cosa venderci in un negozio on line. Per Musk una cosa è far guidare una macchina da un computer, un&amp;#39;altra è non sapere dove ci sta portando. E ci vogliono dunque dei limiti che solo un&amp;#39;intelligenza senza limiti può trovare. Gli eserciti sono al lavoro: mentre i giganti del web sfornano settimana dopo settimana novità per renderci più comoda la vita mettendoci (sostiene qualcuno) sempre più sotto controllo, Musk ha aperto la sua palestra virtuale chiamata Universe per spiegare alle AI come parlano, giocano, si muovono e si comportano gli uomini. E come l&amp;#39;ingresso nel mondo degli alieni sotto forma di chip possa rovinare l&amp;#39;equilibrio invece di portare benessere. Come, in pratica, debba sapere di noi un&amp;#39;AI per spiegarlo ad un&amp;#39;altra AI senza condizionamenti umani. E con tutti i mezzi.Alla fine il pericolo del futuro non è quindi solo perdere il lavoro o la libertà: è anche perdere noi stessi. E se è vero che l&amp;#39;intelligenza sarà sempre più artificiale, la verità è che alla fine sia sempre quelle umana a poter condizionare il mondo che verrà, mettendolo nella testa di un robot. La guerra è dunque cominciata: c&amp;#39;è in ballo il cervello di tutti. Ma viene anche il sospetto che ci sia anche in gioco l&amp;#39;intelligenza di pochi. Soprattutto quando, come nel caso di Musk e dei suoi nemici, sia talmente smisurata da voler rimanere unica. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/09/1491719075-7154173.jpg" /> <![CDATA[L'ultimo chilometro di Scarponi tra due ali di folla]]> Sono stati i palloncini colorati saliti verso il cielo ad accompagnare l&amp;#39;ultimo viaggio di Michele Scarponi. È questa l&amp;#39;immagine conclusiva della cerimonia funebre che si è celebrata ieri pomeriggio al campo sportivo di Filottrano. Più di settemila persone presenti, in un pomeriggio dominato da due sentimenti: il dolore e l&amp;#39;incredulità per la scomparsa di un uomo davvero speciale.Nell&amp;#39;omelia, celebrata con altri cinque sacerdoti, l&amp;#39;arcivescovo di Ancona-Osimo il cardinale Edoardo Menichelli ha affermato che &amp;laquo;non c&amp;#39;è mai una giorno adatto per morire, ma la morte fa parte di noi, è una nemica ma dobbiamo accettarla. Anche perché la morte non è mai l&amp;#39;ultima parola come ci insegna la Pasqua&amp;raquo;. E poi è passato a una riflessione su tre concetti che possiamo accomunare alla morte di Michele Scarponi: il diritto al pianto, la speranza e la memoria. &amp;laquo;Michele è esempio di sacrificio, non per primeggiare, ma per essere compagno; un esempio di collaborazione, dell&amp;#39;essere squadra&amp;raquo;.C&amp;#39;era anche il due volte campione del mondo Peter Sagan a salutare Michele Scarponi. &amp;laquo;Ma è qui non come campione del mondo, ma come tuo amico, come uno del gruppo&amp;raquo;, ha detto Davide Cassani che ha parlato proprio a nome di tutto il movimento, iniziando con un &amp;laquo;ciao capitano&amp;raquo;.Filottrano era tutta nel suo stadio insieme con tanti corridori di ieri e di oggi, da Fabio Aru a Vincenzo Nibali, da Gilberto Simoni a Ivan Basso. C&amp;#39;era anche Roberto Mancini, conterraneo di Scarponi, che con Michele di tanto in tanto usciva in bicicletta. &amp;laquo;Abbiamo perso un grande uomo, una persona perbene, un marchigiano doc oltre che un grande ciclista&amp;raquo;, ha detto l&amp;#39;ex allenatore dell&amp;#39;Inter.Alla fine Michele è stato accompagnato al cimitero, tra due ali di folla disposta a bordo strada. Come in una tappa di montagna del Giro. Ciao capitano. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493189013-lapresse-20170425184407-22905107.jpg" /> <![CDATA[L'ultima follia dei latinos. Ecco i cappellini con la lama]]> Milano - Ultime follie dal mondo delle gang giovanili che agitano le periferie italiane, in un crescendo di violenza che appare ormai fuori controllo. Della facilità con cui tra le bande si utilizzano i coltelli per regolamenti di conti spesso originati da motivi da due lire sono piene le cronache. Ma ora spunta anche un&amp;#39;invenzione che la dice lunga sulla prontezza a cavare sangue dagli avversari: nei cappelli a visiera, che delle band sono spesso simbolo distintivo, viene nascosta una lama pronta a diventare strumento micidiale.A rivelare l&amp;#39;esistenza del cappello-coltello è stato ieri il sindaco di Corsico, popoloso e problematico comune dell&amp;#39;hinterland sud di Milano. Il primo cittadino si chiama Filippo Errante, e della lotta alla microcriminalità ha fatto una sua bandiera. E quando i carabinieri, con cui ha uno stretto rapporto di collaborazione, gli hanno girato la foto di uno dei cappelli sequestrati alle gang, prima ha fatto un salto sulla sedia e poi lo ha postato su Internet, con l&amp;#39;avviso &amp;laquo;attenzione - da condividere&amp;raquo;. Scrive Errante sulla sua pagina: &amp;laquo;Cappellino &amp;quot;sequestrato&amp;quot; ad un ragazzo di 17 anni, ebbene come potete vedete cari amici - questi simpaticoni hanno trasformato un cappellino in una sorta di arma che viene utilizzata in questo modo: indossano il cappellino con la visiera rivolta dietro il capo e durante i tentativi di scippo o furto, qualora il malcapitato/a se ne accorga, utilizzano la visiera come arma da taglio per ferire alle mani o al volto chi tenti di fermarli, garantendosi così la fuga. Fate girare queste foto, state allerta, avvisate i vostri ragazzi che stiano attenti&amp;raquo;.Secondo quanto risulta al sindaco, a utilizzare questo ritrovato sono gruppi criminali prevalentemente di origine maghrebina, che hanno ereditato dalle gang sudamericane l&amp;#39;abitudine di indossare al contrario i cappelli a visiera. &amp;laquo;A Corsico non abbiamo insediamenti particolarmente allarmanti di questi gruppi - spiega ieri Errante - ma come è noto sono bande che si muovono intensamente su tutta l&amp;#39;area metropolitana milanese, quindi ho ritenuto giusto mettere sul chi vive la mia popolazione&amp;raquo;.L&amp;#39;allarme lanciato da Errante riporta l&amp;#39;attenzione sul fenomeno delle bande giovanili di Milano e del suo hinterland. Sono le bande protagoniste di una serie di episodi di violenza brutale al loro interno (a partire dai riti di iniziazione), ma con cui sempre più spesso devono fare i conti anche pacifici cittadini: come ben sa il controllore delle Ferrovie Nord aggredito a colpi di machete, fin quasi ad amputargli un braccio, da un gruppo di ragazzi che viaggiava senza biglietto; o il giovane albanese Albert Dreni, ammazzato nel luglio scorso per uno scambio di persona da un nugolo di ragazzini sudamericani a pochi metri dall&amp;#39;università Bocconi.E secondo le squadre specializzate di investigatori che se ne occupano, in questo universo si sta verificando un fenomeno inatteso: la mescolanza tra ragazzi di origine diverse, separati dall&amp;#39;etnia a accomunati da fattori più determinanti, come l&amp;#39;evasione scolastica e la assenza di famiglie di riferimento. Ragazzi sudamericani, arabi, filippini e anche italiani si ritrovano a fare parte delle stesse bande, e a condividerne i riti: a partire dal consumo smodato di alcoolici e superalcolici, ai piccoli traffici di droga. Fino alle battaglie per il controllo del territorio con le bande rivali, a bottigliate o a coltellate. E, si scopre ora, anche a colpi di Gillette. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493188904-cappello.jpg" /> <![CDATA[Primo Guardiola da zero tituli, ma altre follie City]]> Sperava nella coppetta domestica, il traguardo meno prestigioso, per salvare la sua stagione d&amp;#39;esordio in Inghilterra. Come gli era già capitato nell&amp;#39;annata di congedo dal Nou Camp. Dopo un triennio irripetibile. Il quarto, ultimo, anno a Barcellona aveva regalato a Pep Guardiola solo una Copa del Rey, poco più di un premio di consolazione per un precocissimo pluridecorato (3 Liga, 2 Champions League). Preziosa comunque per salvare un curriculum impeccabile, proseguito nei suoi anni in Germania (altre 3 Bundesliga).A Manchester, la scorsa estate, il suo arrivo aveva generato aspettative spasmodiche. Il tecnico più pagato, desiderato e vincente, aveva scelto il City. Più di una semplice scelta, una benedizione per il club mancuniano. Che non ha badato a spese per accontentarlo, investendo oltre 200 milioni di euro nel mercato estivo. Eppure solo nell&amp;#39;ultimo giorno di mercato si è risolta la grana portiere: con la cessione di Joe Hart al Torino per far posto a Claudio Bravo.Il primo equivoco di una squadra che di lì a poco avrebbe rivelato fragilità e incongruenze, mai stata all&amp;#39;altezza di se stessa. Nonostante un avvio di stagione elettrizzante: sei vittorie di fila, con tre gol di media all&amp;#39;attivo. Il primo campanello d&amp;#39;allarme suona in Champions League, quando il Celtic smaschera tutti i limiti della retroguardia del City. La prima sconfitta arriva puntuale tre giorni più tardi, sul campo del Tottenham.Qualcosa si inceppa, il City rallenta, perde punti e la testa della classifica, arrivando allo scontro diretto contro il Chelsea, in ritardo di un punto. All&amp;#39;Etihad stadium i Citizens dominano ma in contropiede vincono i Blues. Una batosta per l&amp;#39;autostima già traballante della squadra di Guardiola che perde anche la settimana successiva (in casa del Leicester), cadendo altre due volte nei sei turni successivi. A gennaio è già fuori dalla corsa per il titolo. Restava la Champions, pregiudicata dall&amp;#39;ennesimo collasso della difesa contro il Monaco. Nell&amp;#39;ultimo fine settimana, complice qualche svista arbitrale, ecco l&amp;#39;eliminazione dalla Fa Cup, ultimo possibile traguardo stagionale.La sconfitta contro l&amp;#39;Arsenal significa una stagione da zero tituli, come direbbe il suo dirimpettaio, nonché detestato collega, di panchina. Eppure il suo status di profeta del bel calcio non ne ha minimamente risentito. E il City gli ha già promesso un&amp;#39;altra estate da munifici emiri per soddisfare tutte le sue richieste. A cominciare da Dele Alli, stellina del Tottenham, destinato a diventare il giocatore più pagato di sempre. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/03/16/1489661894-guardiola.jpg" /> <![CDATA[I pari, questi sconosciuti: le grandi d'Italia sono allergiche alle X]]> Avevamo un campionato di serie A avaro: pochi gol e troppi 0-0. Una gioia per i cultori della partita perfetta a livello tattico, a scapito dello spettacolo. La tendenza sta cambiando se si pensa che appena sei campionati fa i gol totali in serie A erano stati 955 - il minimo nei campionati a 20 squadre - e in quello attuale, quando mancano ancora cinque giornate e 50 gare, sono già 941 (media di 2,86 a partita, l&amp;#39;anno scorso si arrivò a 976). Impossibile battere il record assoluto con le 20 squadre della stagione 1949-50 (1265 reti) ma di sicuro si sfonderà quota 1000, forse già a metà maggio.In generale ora in serie A si pareggia sempre meno e si pensa a mettere in cascina i tre punti, soprattutto nella parte più nobile della classifica. 69 gli &amp;laquo;X&amp;raquo; totali su 330 gare, in pratica solo una gara ogni 5 finisce in parità. L&amp;#39;1-1 il risultato più gettonato, ben 33, due dei quali ottenuti dalla Juventus (gli unici pareggi della sua stagione). In quella del record di 102 punti con Conte in panchina (2013-14) i bianconeri ne conquistarono appena 3 in totale. E se andiamo a vedere gli scontri diretti stagionali tra le prime 8, in lotta per gli obiettivi più prestigiosi - scudetto e posti europei -, solo 11 su 47 si sono conclusi con la divisione della posta (il più rotondo il 3-3 tra Fiorentina e Napoli) tra cui il doppio 2-2 - 15 in tutto nel torneo - del derby milanese. Nelle partite delle big, solo 48 &amp;laquo;X&amp;raquo;: in nessun campionato europeo di livello, le formazioni in lotta per un posto nelle coppe continentali ne hanno ottenuti meno.Nell&amp;#39;ultima giornata, ad esempio, un solo pareggio e 48 reti realizzate, stile anni &amp;#39;40. Solo una squadra, il Genoa, non ha partecipato alla festa del gol. La rete della bandiera del Pescara, realizzata dal secondo calciatore libico della serie A, Ahmad Benali, è finita di dritto nella storia del campionato: superato il precedente primato a 20 (ultima giornata del torneo 2014-15) ed eguagliata quota 48 raggiunta nel 5&amp;deg; turno del torneo 1992-93.Dicevamo degli 0-0: appena 19 in 330 gare finora disputate, il 5,7 per cento del totale. E in ben 17 giornate su 33 non se n&amp;#39;è visto neanche uno. In questa stagione nei 5 campionati top in Europa, soltanto in Bundesliga se ne sono registrati un numero minore (15) ma in un torneo con 18 squadre, quindi più corto. Già 22 nella Premier League inglese dove devono essere recuperate undici gare, addirittura 24 nella Liga in cui Real Madrid e Barcellona hanno già realizzato 178 reti in due. Nelle ultime tredici annate di serie A è un record, fatta eccezione per il campionato 2008-09 (16 gare senza gol in 38 giornate). Le prime 8 della classifica, che stanno viaggiando a velocità supersonica (tutte già almeno a quota 55), ne hanno ottenuti 11. Nessuno per Inter e Juventus, tre per l&amp;#39;Atalanta - l&amp;#39;intrusa tra le big che lottano per l&amp;#39;Europa - e tutti in scontri diretti per l&amp;#39;Europa League, due con la Fiorentina e uno con il Milan. Il record è per l&amp;#39;Empoli (6), la squadra che segna meno in serie A ma che nonostante tutto al momento sarebbe salva. Difficilmente rivedremo un turno come quello del 18 ottobre 2011, con cinque 0-0 su dieci gare e tanti vuoti negli stadi. Che per la verità ci sono anche adesso, colpa anche di un campionato che sta esprimendo molti dei verdetti (vedi la già matematica retrocessione del Pescara di Zeman dopo il ko di lunedì sera con la Roma) in largo anticipo. E questo è il rovescio della medaglia di una stagione con meno sbadigli... <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/04/1491297095-higuain.jpg" /> <![CDATA[Impicca la figlia di 11 mesi in diretta Fb: i video restano online per un giorno]]> Ha filmato minuto per minuti i momenti in cui ha impiccato la figlioletta di undici mesi e ha pubblicato quei due video dell&amp;#39;orrore su Facebook. Infine si è tolto la vita lontano dalle telecamere. Un drammatico omicidio-suicidio che non ha sconvolto soltanto Phuket, l&amp;#39;isola tailandese dove si è consumato il fatto, ma il mondo intero dal momento che le immagini sono rimaste online per un giorno intero.Un portavoce di Facebook a Singapore ha parlato di &amp;quot;un incidente terribile&amp;quot;, sottolineando che &amp;quot;non c&amp;#39;è assolutamente posto per contenuti di questo tipo su Facebook e ora i video sono stati rimossi&amp;quot;. Eppure quelle immagini strazianti non sono state rimosse prim di ventiquattr&amp;#39;ore. La scorsa settimana, Facebook ha annunciato la revisione del modo in cui monitora le riprese violente e il materiale dai contenuti discutibili, dopo che un uomo a Cleveland ha ucciso una persona e pubblicato il video sul social network, rimasto visibile per due ore. Tanto che il primo video è stato visto 112mila volte, il secondo 258mila.Nei due filmati pubblicati su Facebook si vede l&amp;#39;uomo legare una corda al collo della figlia e viene poi gettarla dal tetto di un edificio di Phuket. Il suicidio dell&amp;#39;uomo è avvenuto dopo e non è stato mostrato sul social network, ma il corpo è stato trovato vicino a quello della figlia. &amp;quot;Era paranoico - ha affermato il portavoce della polizia - temeva che la moglie lo lasciasse e non lo amasse&amp;quot;.Il ministero dell&amp;#39;Economia digitale tailandese ha fatto sapere di aver contattato Facebook, dopo aver ricevuto richiesta dalla polizia, per far luce sulla lenta rimozione dei video. ma si è affrettato a far sapere anche che non agirà contro la compagnia di Palo Alto. &amp;quot;Non potremo presentare accuse contro Facebook - ha spiegato - perché hanno agito rispettando il loro protocollo quando abbiamo mandato la richiesta, hanno collaborato molto bene&amp;quot;. Dopo il caso di Cleveland, il ceo Mark Zuckerberg ha comunque promesso il massimo impegno per evitare nuovi casi del genere. Si tratta del primo omicidio trasmesso live sul social network in Thailandia, secondo la polizia. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493187380-lapresse-20170425223105-22906871.jpg" /> <![CDATA[Fermare gli scafisti si può: col tesoro di Gheddafi]]> Vogliamo veramente che la Libia del premier Fajez Al Serraj collabori per bloccare i trafficanti di uomini e ci aiuti ad arginare il flusso dei migranti? Allora la ricetta migliore è premere sul portafoglio imponendo a Tripoli di pagar di tasca propria i 4 miliardi e 600 milioni di spese che, stando al Def, il documento di programmazione economica del nostro governo, dovremo sborsare nel 2017 per salvare e accogliere i migranti sbarcati sulle nostre coste. L&amp;#39;idea di far pagare ai libici quei costi non è assolutamente infondata. Il governo Serraj, arrivato al potere con la benedizione dell&amp;#39;Onu e la protezione dell&amp;#39;Italia, ha a disposizione un tesoro da oltre 67 miliardi di dollari ereditato dall&amp;#39;era Gheddafi e custodito nei forzieri della Libyan Investment Authority (Lia), l&amp;#39;istituzione finanziaria a cui il Colonnello demandava gli investimenti realizzati grazie al petrolio. Ancora oggi almeno due miliardi e mezzo di quegli investimenti riguardano capitali italiani. Capitali che vanno dall&amp;#39;1,25 per cento di Unicredit, al petrolio dell&amp;#39;Eni passando per l&amp;#39;energia, le infrastrutture e le telecomunicazioni.Ma quel tesoro congelato nelle banche di Malta e Londra non è tutto. Il traffico di uomini che Serraj si guarda bene dall&amp;#39;arginare garantisce a Tripoli un flusso di contanti pari a 300 milioni di euro annui, come rivelato a suo tempo dalle indagini dell&amp;#39;ammiraglio Credendino, comandante della missione navale europea. Eppure nonostante questo ben di Dio lo scaltro Serraj ripete non solo di non avere i mezzi per fermare i trafficanti di uomini, ma arriva a pretendere 800 milioni di contributi da Roma e Bruxelles per mettere in piedi una parvenza di Guardia Costiera. E allora l&amp;#39;unico modo per smetterla di farci prendere in giro è esigere che l&amp;#39;Italia possa recuperare spese e danni attingendo al tesoretto libico.Quel tesoretto è attualmente &amp;laquo;congelato&amp;raquo; per volere del Consiglio di Sicurezza Onu che ha reiterato le sanzioni applicate nel 2011 per impedire agli inetti eredi del Colonnello di dilapidarlo. Ma quegli inetti eredi sono diventati, assieme alle milizie islamiste e ai criminali di cui si circondano, una piaga non solo per la Libia, ma anche per il nostro paese. Dunque vista l&amp;#39;indifferenza dell&amp;#39;Europa, l&amp;#39;inutilità di una missione navale europea incapace di fermare i trafficanti e la collusiva attività delle organizzazioni umanitarie impegnate a scodellar migranti sulle nostre coste l&amp;#39;unica soluzione è farsi parte attiva per recuperare i costi sopportati dall&amp;#39;Italia. Anche perché un&amp;#39;azione politica in sede Onu potrebbe rivelarsi l&amp;#39;unica leva in grado di sollecitare l&amp;#39;indifferenza di Tripoli. Come esperienza insegna in sei anni di totale anarchia libica le uniche battaglie combattute in punta di diritto e legalità dai rappresentanti dei vari governi libici sono state quelle affrontate nelle aule giudiziarie inglesi e maltesi per vedersi assegnate il controllo del tesoro della Lia. Oggi le chiavi di quella cassetta sicurezza sono nelle mani dell&amp;#39;Onu e di Serraj. Entrambi devono molto al governo italiano intervenuto con intelligence e mediatori sia per garantire l&amp;#39;arrivo a Tripoli di Serraj all&amp;#39;inizio del 2016 sia per garantirne la successiva sopravvivenza. Eppure da tutto ciò abbiamo ricavato solo costi e svantaggi. Oggi non è più tempo, come ha fatto Gentiloni, d&amp;#39;implorare l&amp;#39;aiuto di Trump, ma di pretendere che i miliardi di dote del governo libico siano messi a disposizione dell&amp;#39;Italia. Anche perché chi conosce la Libia sa che da quelle parti l&amp;#39;arma dei soldi funziona assai meglio delle cannonate. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/01/27/1453886854-gheddo.jpg" /> <![CDATA[Renzi populista anti Ue. E subito Napolitano lo richiama all'ordine]]> Non è durata poi molto la trasfigurazione di Matteo Renzi in Emmanuel Macron. Il tempo di un fugace sguardo allo specchio, la scoperta di rughe in sovrannumero, l&amp;#39;affioramento del capello bianco di troppo, per non parlare delle &amp;laquo;maniglie dell&amp;#39;amore&amp;raquo;. Da cui derivavano le prime ammissioni, affidate a un&amp;#39;intervista con il Quotidiano nazionale: &amp;laquo;Anch&amp;#39;io andai al governo a 39 anni... Per il resto, lui è più giovane e più bello di me&amp;raquo;.Ma per il segretario uscente-rientrante del Pd, partito ormai incatenato alla tradizione socialista (da ultimo anche per &amp;laquo;merito&amp;raquo; suo, che pensava all&amp;#39;operazione di facciata a costo zero), è tutta robetta di poco conto. L&amp;#39;importante era trarre subito il succo della prima vittoria del candidato francese. Così dichiarava tronfio che &amp;laquo;la lezione è chiara: vince chi è in grado di rinnovarsi e soprattutto che si vince al centro&amp;raquo;. Nel frattempo, ieri accadevano però un paio di cose: la Corte dei conti europea bacchettava duramente la gestione dei migranti dell&amp;#39;Italia, con dati che dovrebbero indurre qualsiasi ultimo titolare di Palazzo Chigi a nutrire un vigoroso senso di vergogna per la penuria di argomenti a giustificazione. E il presidente emerito Giorgio Napolitano, con coerenza e pervicacia forse meritevoli di altra causa, rinnovava la propria scomunica per chiunque &amp;laquo;indulga in concessioni alle polemiche populiste nei confronti delle istituzioni europee&amp;raquo;. Il fatto davvero importante, aveva spiegato ancora Napolitano a Repubblica, è che &amp;laquo;Macron ha riportato questo primo grande successo grazie a un impostazione univocamente ed esplicitamente europeista. Quindi questa base di chiarezza e di coraggiosa prospettiva europeista - senza scivolare in polemiche ambigue e improduttive nei confronti delle istituzioni comunitarie, al di là dei loro effettivi limiti e delle indubbie esigenze di cambiamento - non condanna a perdere elettoralmente, ma anzi può far vincere...&amp;raquo;.Ora ciascuno potrà liberamente notare la differenza di peso della &amp;laquo;lezione Macron&amp;raquo; secondo Napolitano e secondo quel che ne ha capito Renzi (ne ribadiamo il succo: &amp;laquo;si vince al centro&amp;raquo;). Ma è piuttosto nella pratica che l&amp;#39;ex-nuovo leader pidino sa distinguersi come si deve. Così, di fronte alla disastrosa organizzazione degli hotspot per l&amp;#39;accoglienza degli immigrati in Italia denunciata dalla Ue, la risposta di Renzi era tutta un programma politico. &amp;laquo;Siccome noi ogni anno diamo 20 miliardi all&amp;#39;Europa e ne prendiamo indietro 12... io per tre anni gliel&amp;#39;ho detto con le buone... Adesso - e devo dire che il governo Gentiloni ha accettato questa linea - c&amp;#39;è un modo molto semplice di risolvere il problema: voi non mantenete l&amp;#39;impegno sui migranti? Benissimo, e noi non manteniamo l&amp;#39;impegno sui soldi...&amp;raquo;. Una linea così chiaramente macroniana, che Salvini potrebbe chiedere il rispetto del copyright. Se non fosse evidente, forse allo stesso Renzi roso dall&amp;#39;invidia, la portata storica dei due destini: &amp;laquo;Lui è in corsa per la presidenza francese, io sto puntando alla guida del Pd italiano&amp;raquo;. E per fortuna. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/26/1488108240-olycom-20170219152613-22237885.jpg" /> <![CDATA[Quasi mille euro per un litro: così funziona l'industria del sangue]]> All&amp;#39;estero i donatori vengono pagati a ogni prelievo di sangue: un rimborso, nemmeno tanto simbolico, per incoraggiare la raccolta delle sacche e per non lasciare mai a secco le riserve. Da noi non è necessario, oltre a essere vietato per legge. I volontari ci sono comunque, anche senza ricompensa, in nome di un altruismo che, una volta tanto, racconta il volto di un&amp;#39;Italia sana. Ma come sta in piedi il meccanismo della raccolta di sangue? E quanto vale il nostro &amp;laquo;oro rosso&amp;raquo;? Per capirlo abbiamo seguito il percorso di una sacca di sangue (450 millilitri), da vena a vena, da donatore a paziente.L&amp;#39;iter è complesso e costoso. Di mezzo non ci sono i carati ma una lavorazione complicata anche in Italia che rende il sangue più prezioso dell&amp;#39;oro. Il business è enorme ma, a differenza di altri Paesi europei, è gestito interamente a livello pubblico e tracciabile in ogni sua tappa.A conti fatti, una trasfusione costa 400 euro: 180 euro per produrre un&amp;#39;unità di globuli rossi e per acquistare la sacca per la raccolta, che da sola vale circa 20 euro. E poco più di 200 euro occorrono per sostenere le spese relative a medici, infermieri e materiale necessario al prelievo, dalle garze sterili alle siringhe. Significa che in un anno investiamo oltre un miliardo di euro per gestire le entrate e le uscite dalla banca delle sacche, &amp;laquo;società&amp;raquo; di cui tutti (da donatori o riceventi) prima o poi potremmo avere un&amp;#39;&amp;laquo;azione&amp;raquo;.IL CATALOGO PUBBLICONegli Stati Uniti il sangue è un prodotto commerciale come gli altri: si vende e si compra al pari di qualsiasi altro bene, plasma in particolare. Le aziende farmaceutiche lo acquistano per lavorarlo e per rimetterlo sul mercato sotto forma di farmaci, gli emoderivati. E lo stesso avviene in Germania, in Repubblica Ceca, in Austria, legittimamente. In Italia invece il sangue è proprietà delle Regioni. Non viene venduto ma al massimo ceduto da una regione all&amp;#39;altra, o da un ospedale all&amp;#39;altro, a seconda delle esigenze e delle quantità raccolte. Beninteso, lo scambio delle sacche non è regolato da semplice spirito di solidarietà e mutuo aiuto. Esiste un tariffario, approvato dal ministero della Salute, che fissa i prezzi di ogni elemento di sangue nel momento in cui viene ceduto da una regione all&amp;#39;altra. I globuli rossi valgono 181 euro a sacca, il plasma da aferesi (cioè estratto dal sangue intero) 171 euro, le piastrine hanno prezzi che variano da 19 a 418 euro, i linfociti 478 euro. Ovviamente il rimborso per la cessione sale se in ballo ci sono le cellule staminali da aferesi, in cui valore è pari a 668 euro per ogni unità. Il tariffario a cui le regioni si affidano per regolare lo scambio del sangue stabilisce anche le tariffe standard per i trattamenti: il lavaggio manuale delle cellule costa 27 euro, il processo di congelamento e scongelamento va da 148 a 246 euro.Ci sono altre spese da considerare: si tratta dei rimborsi erogati alle associazioni che si occupano della raccolta del sangue: dall&amp;#39;Avis alla Fidas, dalla Fratres alla Croce Rossa. Anche in questo caso il sistema sanitario ha stabilito delle quote a cui far riferimento. Per ogni sacca di sangue intero raccolta dalle associazioni, un ospedale rimborsa 61,50 euro e 70,75 per ogni sacca di plasma. La cifra comprende sia la copertura delle spese per le attività associative (la chiamata dei volontari per le donazioni, la gestione del calendario dei prelievi, il coordinamento dei volontari), sia quelle per le attività di raccolta vera e propria (la catalogazione delle dosi prelevate, il trasferimento nei centri di raccolta).IL PERCORSOLa filiera del sangue è lunga ma tracciabile. Ogni sacca ha un codice e il suo iter è ricostruibile passo per passo, dalla sede della donazione al centro di raccolta e lavorazione, fino al reparto ospedaliero. Che percorso fa il sangue prelevato dal braccio del donatore? Innanzitutto una piccola quantità viene analizzata per verificare che sia sicuro, di qualità, e per individuare il gruppo sanguigno. Poi il sangue passa al settore frazionamento in cui ogni componente viene separato dagli altri (globuli bianchi, rossi, piastrine, plasma). Per farlo vengono utilizzate procedure meccaniche: le sacche vengono centrifugate e i vari elementi, una volta separati, vengono trasferiti nelle sacche satelliti collegate. Dopo la scomposizione, il plasma viene subito congelato e potrà restare nel &amp;laquo;freezer&amp;raquo; fino a due anni se mantenuto costantemente a meno 25 gradi. I globuli rossi invece andranno utilizzati nell&amp;#39;arco di 42 giorni e le piastrine entro cinque giorni. I centri trasfusionali provvedono allo stoccaggio delle unità prelevate, alla conservazione e alla logistica. In base alle richieste, il sangue va ai reparti ospedalieri. Il plasma invece in parte viene utilizzato per le trasfusioni e in parte viene destinato alle aziende farmaceutiche (che non lo acquistano come all&amp;#39;estero ma lo ricevono in base a bandi pubblici): qui viene trasformato in farmaci plasmaderivati salvavita. E se viene raccolto più sangue del dovuto? &amp;laquo;Il sangue non avanza mai - spiega Giancarlo Maria Liumbruno, presidente del Centro nazionale sangue - perché c&amp;#39;è una programmazione delle donazioni e riusciamo a pianificare la raccolta calibrando domanda e offerta&amp;raquo;. L&amp;#39;Italia, con i suoi 3 milioni di unità raccolte all&amp;#39;anno (13,5 milioni di litri), ha raggiunto l&amp;#39;autosufficienza sul fabbisogno di sangue nel 2000 e si basa su un mutuo aiuto tra regioni: chi raccoglie di più &amp;laquo;vende&amp;raquo; alle regioni che raccolgono meno o che hanno il più alto numero di richieste, come ad esempio la Sardegna dove è alta la concentrazione di malati di talassemia. &amp;laquo;La titolarità del sangue - spiega Liumbruno -, così come del plasma, rimane pubblica in tutte le fasi di lavorazione. L&amp;#39;Italia esporta e cede i medicinali plasmaderivati in eccesso nell&amp;#39;ambito di specifici programmi, solo con un recupero dei costi di produzione. Dal 2012 sono stati esportati più di 25mila flaconi di medicinali plasmaderivati&amp;raquo;.LE NUOVE REGOLELa mappa delle sedi di lavorazione del sangue è destinata a cambiare. A breve. Così come quella delle sedi dove il sangue viene testato per accertare l&amp;#39;assenza di virus trasmissibili con la trasfusione. Le direttive europee ci impongono di mettere ordine e spariranno anche i centri locali in cui viene lavorato poco sangue. Le sedi che trattano meno di 40mila unità di sangue intero all&amp;#39;anno e quelle che fanno i test su meno di 70-100mila dovranno confluire in centri più grandi.&amp;laquo;Per noi è fondamentale migliorare il sistema, aumentando efficienza ed efficacia - commenta il presidente di Avis, Vincenzo Saturni - ma dobbiamo bilanciare questa esigenza con quelle dei donatori e potrebbe essere importante mantenere attive alcune sedi più piccole. In alcune zone non va bene spostarsi troppo lontano dal donatore, altrimenti rischieremmo di demotivarlo e di perderlo. Non possiamo chiedergli di percorrere decine di chilometri, magari in strade di montagna, per una donazione. Dove ci sono già pochi centri, penso alla Basilicata, al Molise e alla Valle d&amp;#39;Aosta, certe realtà regionali potrebbero comunque restare aperte&amp;raquo;. &amp;laquo;Il sistema verrà centralizzato - aggiunge Liumbruno - e verosimilmente le sedi potrebbero calare da 280 a una settantina. Questa nuova organizzazione consentirà anche di aumentare l&amp;#39;efficienza e risparmiare sui costi. Altri Paesi come l&amp;#39;Olanda hanno un solo polo di produzione. La raccolta del sangue deve rimanere invece diffusa sul territorio e deve essere agevolato l&amp;#39;accesso dei donatori&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/21/1474439553-agi.jpg" /> <![CDATA[Politici, sindacati, manager: ecco tutti i colpevoli di un buco da 7,4 miliardi]]> Volare sulle ali di piombo della politica. Volare fuori rotta. Volare fuori dal mercato. La storia degli ultimi vent&amp;#39;anni di Alitalia è la successione seriale di fallimenti che generano altri fallimenti. E una costante di fondo: manager modellati con la creta della politica e il Palazzo che si affanna a affondare il biscotto in quel pozzo senza fondo. &amp;laquo;Gli interventi della politica a avario titolo - spiega il professor Marco Ponti, uno dei più autorevoli esperti di economia dei trasporti in Europa - sono stati almeno 5 negli ultimi vent&amp;#39;anni e secondo Mediobanca, che ha attualizzato i numeri, ricapitalizzazioni, aiuti e mance sempre generosissime sono costati al contribuente dal 1974 in poi fra i 7,4 e gli 8 miliardi di euro&amp;raquo;. Una cifra monstre per avere un&amp;#39;azienda sull&amp;#39;orlo del cratere e i conti completamente sballati.La grande crisi comincia intorno al 2002-2003 quando Ryanair scala i cieli europei introducendo un nuovo concetto: il low cost. Alitalia, che ha una struttura vecchia e che ancora sopravvive sugli antichi allori, non fa nulla per mettersi al passo. E spesso le mosse fatte sono sbagliate o non risolutive. Gli organici sono gonfiati a dismisura, le assunzioni spesso passano dal notabile di turno, le destinazioni degli aerei devono tenere conto di troppi equilibri e diventano, come tutto il resto, un esercizio di equilibrismo. Per compiacere deputati e senatori e per ragioni di bandiera la compagnia raggiunge molte destinazioni che non sono redditizie. Anzi, sono una palla al piede. &amp;laquo;A quel punto - prosegue Ponti - sarebbe stata necessaria una riconversione dal corto raggio al lungo raggio&amp;raquo;. Tradotto dal linguaggio tecnico a quello della strada significa sfoltire col decespugliatore le mete nazionali o europee per buttarsi su quelle intercontinentali, al momento le sole che generano profitto. Ma per farlo ci vorrebbero manager con la schiena dritta, ci vorrebbe coraggio, ci vorrebbero soprattutto molti soldi, una montagna di denari.Alitalia, il più classico dei carrozzoni, resta impantanata nei suoi limiti strutturali, nei veti dei sindacati che banchettano allegramente con i soldi del contribuente, nella miopia di chi dovrebbe raddrizzare la barca. Ryanair ha un solo modello di aereo, Alitalia, fedele alla sua logica diplomatico-ecumenica, chiamiamola così, ne ha 22 e per di più di case diverse. Un manicomio per il magazzino, la logistica, le trattative con i fornitori.La vendita ad Air France, che avrebbe dato un&amp;#39;anima alla flotta, sfuma e nel 2008 Berlusconi affida la compagnia ai &amp;laquo;capitani coraggiosi&amp;raquo;: i Colaninno, i Riva, i Benetton. La concorrenza continua a mangiare quote di mercato e le tariffe, per la fortuna dei passeggeri, scendono, ma il brand tricolore non decolla. Certo, i dipendenti calano da quota 20mila, uno scandalo, ma oggi, dieci anni dopo, siamo ancora a 12.500 e già si parla di altri 1.600 esuberi. Si dovrebbero ridurre i modelli e modificare le rotte ma il carburante del cambiamento non arriva. Oggi Alitalia spende 6,5 centesimi a chilometro per passeggero contro i 3,5 di Ryanair. Una guerra persa in partenza.La compagnia è un pesce fuori scala per tutti i cieli. Troppo grande rispetto alle low cost, troppo piccola per competere con Air France e Lufthansa. A metà del guado non si va da nessuna parte, nemmeno quando arrivano gli arabi di Etihad. Che però, attenzione, acquisiscono solo il 49% e non la maggioranza assoluta del grande malato. Forse si muovono con particolare prudenza, forse hanno più dubbi che certezze. L&amp;#39;ultima chance svanisce. Oggi gli aerei che viaggiano a lungo raggio sono solo 25 su 115 e l&amp;#39;incremento portato da James Hogan è stato modestissimo: 2 unità. Poco o nulla. Il confronto finale è impietoso: i voli interni sono scesi dal 58 al 54% contro il 17-18 per cento del duo Air France Lufthansa. Un disastro. In compenso chi compra un biglietto in Italia finanzia con 3 euro una cassa integrazione di 7 anni, più lunga di uno scivolo di Disneyland. Un altro record della maglia nera dei cieli. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/26/1493186274-newpress-20170424171748-22897045.jpg" /> <![CDATA[Aggiornamento WhatsApp su iPhone: ora Siri potrà leggere i messaggi]]> Arriva una novita con l&amp;#39;ultimo aggiornamento di WhatsApp per chi possiede un iPhone. Infatti la versione 2.17.20 permetterà a Siri di leggere i messaggi con i comandi vocali.Basterà diri a Siri &amp;quot;Leggi messaggi WhatsApp&amp;quot; e verranno indicati il nome del mittente e il contenuto del messaggio. Dopo la lettura del messaggio si può anche rispondere attarverso un comando vocale.È una novità importante e utile in alcune situazioni, come ad esempio durante la guida. L&amp;#39;aggiornamento prevede anche un miglioramende del design delle schermate riguardanti le Chiamate, Info contatto e Info gruppo. Per attivare il tutto si dovrà andare in Impostazioni, scorrere fino a trovare la sezione Siri, entrare in supporto app e spostare la relativa barra su On di Whatsapp. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2015/07/12/1436695407-whatsapp.jpeg" /> <![CDATA[L'obesità è più letale di fumo e diabete: causa maggiore di morte prematura]]> L&amp;#39;obesità uccide di più di diabete e fumo. È quanto emerge da uno studio presentato al meeting della Society of General Internal Medicine 2017, tenutosi a Washington e condotto da esperti della Cleveland Clinic della New York University School of Medicine.La ricercaNella classifica dei fattori mortali l&amp;#39;obesità causa il maggior numero di morti premature, più del diabete e del fumo, che si piazzano rispettivamente al secondo e terzo posto. Al quarto e al quinto troviamo la pressione alta e il colesterolo. Come riporta Tgcom24, nella ricerca gli studiosi hanno stimato l&amp;#39;impatto di ciascun fattore ( in particolare l&amp;#39;obesità, il diabete, il fumo, la pressione alta e il colesterolo) sul rischio di morte prima dei 70 anni. I risultati hanno mostrato che l&amp;#39;obesità toglie il 47 per cento di anni di vita in più rispetto al tabagismo e agli altri fattori studiati.&amp;quot;I fattori di rischio comportamentali e modificabili costituiscono dunque un fardello notevole per la mortalità delle popolazioni&amp;quot;, spiegano gli autori della ricerca. Dunque gli esperti invitano a correggere i nostri stili di vita allo scopo di ridurre tali fattori di rischio ed evitare così una morte prematura. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/24/1493050788-obesit.jpg" /> <![CDATA[Avellino, esce con un altro poi finge un rapimento per paura del compagno]]> Esce con un altro ma poi si fa prendere dalla paura di essere scoperta dal fidanzato. Da qui l&amp;#39;idea geniale: mettere in scena un rapimento.Come riporta l&amp;#39;Adnkronos, una 27enne di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, conosce un ragazzo su Facebook. I due conversano sui social per un periodo fino a quando non decidono di vedersi. La ragazza e il suo nuovo &amp;quot;amico&amp;quot; trascorrono del tempo insieme a Benevento. Ma per timore di essere scoperta dal fidanzato inventa di essere stata sequestrata vicino casa. Il racconto della giovane ha però insospettito i poliziotti del commissariato di Ariano che hanno voluto approfondire l&amp;#39;episodio.Dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza poste nei pressi del luogo indicato, si capiva chiaramente che la ragazza era salita spontaneamente nell&amp;#39;auto del ragazzo accusato di sequestro di persona. Inoltre, a definitiva smentita di quanto sostenuto dalla 27enne, sono state controllate le numerose e amichevoli conversazioni avvenute tra i due in chat. La 27enne è stata quindi costretta ad ammettere di essersi inventata tutto per paura che compagno scoprisse tutto. Ora è stata denunciata per calunnia e simulazione di reato. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/03/16/1458119262-computer.jpg" /> <![CDATA[La camionista più sexy è l'ex miss Iwona Blecharczyk]]> Classe 1987, Iwona Blecharczyk è una vera e proprio star di Instagram. A bordo del suo camion gira infatti l&amp;#39;Europa raccontando la vita di una donna camionista e bellissima in un mondo tendezialmente pieno di uomini.Nel 2007 Iwona era tra le sedici finalisti di Miss Polonia ma la sua passione per i camion risale a quando era molto più giovane. Nonostante le pressioni dei genitori per farle intraprendere la carriera di insegnante, l&amp;#39;affascinante Iwona ha le idee chiare: &amp;quot;Ho studiato e lavorato sodo per riuscire a ottenere la patente, la certificazione e il diploma d&amp;#39;insegnante in soli tre anni. Sono stati anni duri, ma ce l&amp;#39;ho fatta&amp;quot;. (GUARDA LE FOTO)La ragazza dai capelli biondi e gli occhi verdi all&amp;#39;età di 19 anni inizia a guidare i mini-bus che dalla Polonia portano i turisti in Inghilterra. Poi tre anni fa l&amp;#39;assunzione in un&amp;#39;azienda polacca che le permette di iniziare a girare in lungo e in largo l&amp;#39;Europa sempre più convinta di aver trovare il lavoro della propria vita e sul profilo social di Iwona traspare tutto l&amp;#39;amore per i camion.[[gallery 1388728]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492867763-cattura.jpg" /> <![CDATA[Al polso di Gandhi e di James Dean]]> La sede operativa è a New York, quella produttiva nel Connecticut, il fondatore è nato nel Michigan. Si tratta di un brand e di un orologio orgogliosamente Made in USA, che in passato ha scandito il tempo di Mark Twain, del Mahatma Gandhi, per non parlare di James Dean. Il marchio Ingersoll festeggia i 125 anni: era il 1892 quando avviò una proficua attività fondata su prezzi straordinariamente contenuti e grandi volumi, una catena di produzione automatizzata. Nel 1916 la Ingersoll produceva 16.000 orologi al dì, realizzò poi il &amp;laquo;military watch&amp;raquo; da polso per l&amp;#39;US Army durante la Prima Guerra Mondiale e, nel 1919, lanciò il &amp;laquo;Radiolite&amp;raquo;, primo orologio &amp;laquo;civile&amp;raquo; con indici e sfere luminosi. Ecco, poi, dopo varie vicissitudini societarie, nel 1930, l&amp;#39;accordo vincente con la Walt Disney, per produrre l&amp;#39;orologio &amp;laquo;Mickey Mouse&amp;raquo;, presentato a Chicago nel 1933. Questo e molto altro ha ricevuto in eredità l&amp;#39;attuale azienda inglese proprietaria di Ingersoll, la Zeon Watches, che distribuisce in più di 50 Paesi. Il DNA del segnatempo Ingersoll è sempre connotato da accuratezza e lusso accessibile, privilegiando il movimento automatico. In Italia, il brand è gestito dall&amp;#39;esperienza di Massimo Bernardi: &amp;laquo;Distribuire un buon orologio e ricco di storia in Italia è garanzia di successo. Gli italiani sono dei veri cultori e conoscitori di queste macchine meravigliose&amp;raquo;, ci ha confidato. Ed ha aggiunto: &amp;laquo;Costruiremo la brand awareness su una proposta stilistica affine al gusto europeo, senza però rinunciare a una filosofia fondata su lavoro, brevetti, licenze e personaggi storici rappresentativi di una cultura orologiera a stelle e strisce, che mi piace e mi esalta poter raccontare con questa marca&amp;raquo;. E, in effetti, osservando le collezioni Ingersoll 1892, Discovery, Chronicle e Union, si percepisce il tratto elegante, quello aggressivo e sportivo, il dettaglio qualificante come la scheletratura a vista o le anse a filo, a riprendere lo schema dei primi modelli da polso mutuati dai tasca, ma anche l&amp;#39;indicazione Radiolite sul quadrante o il simpatico Topolino che si poggia sull&amp;#39;indice al 9. Tra le ultime novità automatiche, da 44 mm, segnaliamo il modello Scovill Radiolite, con cassa in bronzo e logo vintage sul quadrante (celebrativo dell&amp;#39;anniversario e in limited edition a 125 pezzi) e il Trenton Radiolite, in acciaio anticato, con anse a filo, corona oignon e cinturino in pelle prodotto in una delle più antiche concerie di Chicago. Conclude Bernardi: &amp;laquo;La struttura dell&amp;#39;orologio è studiata in ogni singola componente e questo ha determinato la famosa garanzia a vita&amp;#39; di ogni modello Ingersoll&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492854590-33-7158134.jpg" /> <![CDATA[Nello zaino (intelligente) mettiamo nuove idee]]> Una ne fa, cento ne pensa: Marco Palmieri, fondatore, presidente e amministratore delegato della Piquadro Spa, azienda leader nel settore della pelletteria di lusso, dorme poco, riflette molto, osserva il mondo ma non sta a guardare. E lancia il suo grido ribelle non appena intuisce la ragione per cui la vita val la pena di essere vissuta: creare. L&amp;#39;ultima folgorazione? Si chiama Piquadro MyStartup Funding Program, un progetto che promuove l&amp;#39;innovazione e l&amp;#39;intraprendenza premiando le migliori idee di business nel settore della tecnologia applicata all&amp;#39;industria della valigeria e dell&amp;#39;accessorio moda. L&amp;#39;impresa giudicata più meritevole si aggiudicherà una somma di 100.000 euro e un percorso di accelerazione in Silicon Valley con l&amp;#39;obiettivo della formazione oltre che del finanziamento. Insomma carta bianca ai sogni rivoluzionari e alle idee più coraggiose. &amp;laquo;Solo chi non accetta ciò che appare scontato, può definirsi un vero innovatore recita provocatoriamente la campagna di comunicazione internazionale già on air che supporta il progetto. La scadenza per la presentazione della domanda (info sul sito www.piquadro.com/mystartup) è il 30 settembre 2017 ed entro la fine dell&amp;#39;anno la giuria decreterà, durante la giornata di assegnazione del premio, i vincitori tra i cinque progetti più promettenti. Le cinque start up invitate alla finale avranno dieci minuti di tempo per spiegare e motivare la propria idea di business. Su questa iniziativa ecco cosa racconta Marco Palmieri.Cosa le è venuto in mente questa volta?&amp;laquo;Ho sempre creduto nel potere delle idee e il progetto MyStartup Funding Program vuol essere un incoraggiamento a credere nelle sfide più difficili con l&amp;#39;obiettivo di stimolare l&amp;#39;innovazione e sviluppare le iniziative imprenditoriali meritevoli&amp;raquo;.Da quale riflessione è partito?&amp;laquo;Il mondo sta cambiando così velocemente che ogni tanto mi chiedo: qual è l&amp;#39;innovazione a cui non ho pensato e che mi farà chiudere l&amp;#39;azienda? Ogni imprenditore che si rispetti deve avere il coraggio di farsi spesso questa domanda. Per questo ha scelto un programma di open innovation? È un concetto americano ovvero un approccio innovativo allo sviluppo del prodotto che supera una strategia praticata fino a poco tempo fa quando le grandi società compravano tutte le tecnologie simili per timore di rimanere indietro e di non essere al passo con il nuovo&amp;raquo;.Per far questo ci vuole passione o competenza?&amp;laquo;Le passioni sono più forti delle competenze e per questo i giovani sono capaci di pensare davvero il nuovo. Ma ci vogliono anche competenza e denaro&amp;raquo;.In concreto cosa succede?&amp;laquo;La nostra è un&amp;#39;operazione di attrazione di nuove idee attraverso un bando. Entro fine settembre faremo un pitch, ovvero la presentazione dei cinque migliori progetti di start upper, uno o due dei quali andranno nella Silicon Valley per l&amp;#39;accelerazione&amp;raquo;.Com&amp;#39;è l&amp;#39;attuale situazione di mercato?&amp;laquo;Il mercato è perfetto: tutti sanno esattamente dove acquistare un prodotto al prezzo più conveniente. Per questo c&amp;#39;è una grande pressione sul pricing&amp;raquo;.Cosa si fa per vendere in una situazione cosi?&amp;laquo;Si prega tantissimo (e sorride, ndr) e poi si lavora molto sulla verità del prodotto. I nostri sono diversi da tutti gli altri realizzati industrialmente e costruiti con materiali discutibili. Il consumatore lo sa&amp;raquo;.Insomma siete fuori dal coro&amp;laquo;Questa è la ragione per cui si fa più fatica ad affermarsi su tanti mercati. Comunque abbiamo una bella stabilità in fatto di crescita e di fatturati. Vogliamo fare prodotti che abbiano una magia&amp;raquo;.Qual è la magia di Piquadro?&amp;laquo;Sapere che il suo pubblico vuole qualcosa di speciale&amp;raquo;.Qual è il best seller dal tocco magico?&amp;laquo;Sicuramente la cartella da lavoro modello 1068 con due enormi tasconi: la produciamo dal 1997 ma la sua magia non cambia mai. Ne abbiamo venduti milioni di pezzi. Un prodotto che ha un&amp;#39;anima&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492854409-32-7158126.jpg" /> <![CDATA[Dal rosso all'indaco Per la primavera osate con i colori dell'arcobaleno]]> Il rosso è il colore del fuoco e dell&amp;#39;amore, del coraggio e del desiderio. Nessuna nuance attrae quanto il rosso, usato nei segnali stradali e nei semafori, in pubblicità e dalla donna per conquistare il partner. L&amp;#39;arancio, invece, regala serenità e buonumore, e attenua le tensioni, mentre il giallo è un raggio di sole per la persona estroversa e ottimista verso la vita. Il verde speranza ha una funzione di equilibrio tra i colori caldi e freddi; subito dopo l&amp;#39;azzurro, come il cielo d&amp;#39;estate, il colore della calma e della meditazione per la cromoterapia. Infine, l&amp;#39;indaco, una sfumatura tra il blu e il viola introdotta per la prima volta da Newton, e lo stesso viola, simbolo del sogno, che stimola la creatività, anche se un suo eccesso può provocare malinconia e perdita del senso della realtà.Sono questi i colori dell&amp;#39;arcobaleno, il fenomeno che si verifica solitamente quando, nello stesso tempo, scende la pioggia e splende il sole. La goccia d&amp;#39;acqua, infatti, funge da prisma e la luce che rimbalza in alcune gocce, originando un arco multicolore (al di là dei classici 7, ci sono oltre 1 milione di gradazioni), è la stessa che rimbalza in altre gocce da una prospettiva diversa per qualcun altro. In pratica due persone, anche se vicine, non vedranno mai lo stesso arcobaleno. Oppure sì, se si tratta di moda, perché diversi raggi multicolori sono spuntati su abiti, scarpe, borse e altri accessori della primavera estate 2017.Sorprendenti effetti optical a righe orizzontali e trasversali, dunque, rimpiazzano cromie pastello, sorbetto e color block, per raccontare una generazione infaticabile, creativa e globetrotter, che si spinge fino alle località più remote per conoscere luoghi, tradizioni e paesaggi diversi, e per conquistare la propria libertà. Dunque, il Rainbow Style è sinonimo di diversità e autenticità. Un mood vivace e caleidoscopico con accenti pop-art, che contagia gli abiti di Desigual, Missoni, Saint Laurent, Mugler e Rossella Jardini, e i costumi da bagno di Mara Hoffman e Stella McCartney, che ha pensato anche a una cover per smartphone. Arcobaleno per il plateau delle sneakers in pelle metallizzata oro di Gucci, per i lacci delle décolleté di Alexandre Birman e per i nastri dei sandali di Eres by Nupié. Multicolor le proposte di Giannico e Victoria, così come la clutch di Edie Parker e le borse di Gedebe, Marc Jacobs, Moschino e Les Petits Joueurs. Infine, sì alle patch di Mango, per personalizzare, ad esempio, un giubbino denim o un paio di jeans, e ai Ray-Ban con lenti a specchio arcobaleno in cristallo, che trasformano l&amp;#39;iconico aviator in una nuova dimensione dello stile contemporaneo. Look destinati a emergere tra la folla, ma per evitare l&amp;#39;effetto Arlecchino, basta abbinare un indumento o accessorio rainbow a un total denim, black o white, anche durante le giornate uggiose, proprio quelle in cui non si sa se, tra la pioggia e il sole, spunterà un arcobaleno! <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492853325-20-7158105.jpg" /> <![CDATA[A cena dalle Cesarine la tradizione è servita]]> Il pane si fa in casa, come una volta. I piatti sono ben curati, belli a vedersi, deliziosi al palato. E il vino? Può essere quello delle botti di famiglia, custodite in batteria nei solai. Che anche oggi, in quel di Modena, compongono la dote di una ragazza, che si sposi o no. Stiamo parlando di cucina tradizionale, di usanze dimenticate, di specialità regionali. Uno dei tesori, non più nascosto, del nostro ineguagliabile Stivale. Una ricchezza antica e comunque viva. Perché guadagna sapori ad ogni generazione. Dai tortelli alle erbe al ragù, dalle zuppe imperiali alle paste frolle: in cucina il testimone passa di mano re-inventandosi. Eccolo, il patrimonio delle Cesarine.C&amp;#39;erano una volta le massaie romagnole soprannominate &amp;laquo;cesarine&amp;raquo;, oggi, lo stesso nome racchiude una selezionata associazione di cuoche (e cuochi) di ogni regione, fondata dall&amp;#39;antropologa Egeria Di Nallo nel 2004. Sono quasi 200 le Cesarine, ognuna è specializzata in un menù. E chi desidera conoscere le specialità regionali si accomoderà proprio a casa di una di loro scegliendo fra prelibatezze e città sul sito (cesarine.it). Verrà accolto in una magione da copertina: (è uno dei requisiti per far parte dell&amp;#39;associazione) ampie sale da pranzo, cucine dotate di ogni accessorio che neanche a Masterchef, verande, giardini, cantine e così via, da una meraviglia all&amp;#39;altra. Tra i fedeli dell&amp;#39;home restaurant ci sono soprattutto gli stranieri, l&amp;#39;iniziativa è stata celebrata più volte dal New York Times. Le stesse Cesarine viaggiano da un capo all&amp;#39;altro del globo. &amp;laquo;Siamo state in America e in Giappone per farci conoscere - racconta Luisa Mambelli di Bologna, tanto entusiasta di presentare la sua cucina tipica quanto di socializzare -. Ammetto che la veste di Cesarina mi calza a pennello: sono cresciuta in una famiglia tradizionale, amo cucinare per gli ospiti e conoscere gente nuova&amp;raquo;.A Montepulciano incanta la villa di Barbara, dimora dei suoi nonni paterni. &amp;laquo;Ho lasciato la Capitale e lo studio legale in cui lavoravo per inseguire un sogno. Pian piano ho ristrutturato tutti gli spazi&amp;raquo;. Frequenta un corso da sommelier, prepara le pici all&amp;#39;aglione, un primo piatto di origini contadine simile agli spaghetti e lo condisce con una pianta simile all&amp;#39;aglio. Poi polpette di chianina alle erbe aromatiche. E per chi non ama la carne, inserisce un menù vegetariano. La Cesarina più mondana è sicuramente Mara Mazzoncini da Forlì. I grandi nomi del teatro italiano hanno cenato a casa sua, da Giorgio Gaber a Michele Placido, da Rossella Falck a Valeria Valeri. E poi Carl Anderson e Alessandro Gassman. &amp;laquo;Venticinque anni fa non mi perdevo un appuntamento a teatro - riferisce -. Cercavo di incontrare tutti gli attori e i registi. Ho familiarizzato con Rossella Falck e l&amp;#39;ho invitata a cena. Non è stato facile, ammetto. Per convincerla ci ho messo una buona mezz&amp;#39;ora, ma dopo quel sì la strada è stata in discesa&amp;raquo;.Da quel momento, nell&amp;#39;ambiente si sparge la voce. Sono le stesse compagnie teatrali a passarsi la dritta che &amp;laquo;a Forlì c&amp;#39;è una signora che invita gli artisti a cena&amp;raquo;. Mara non accoglie solo gli attori più noti, ma tutta la compagnia. &amp;laquo;A volte sono cene anche con quaranta artisti - spiega orgogliosa -. Con alcuni sono rimasta in contatto&amp;raquo;.Mara presenta bruschette al pomodoro, crostini della nonna con melanzane, tortelli alle erbe di stagione con pomodorini e ossicini di pollo fritti. Per concludere la torta Tartaro: un impasto di farina, uova, mandorle, burro e albumi montati, abbinata a marmellate che prepara lei, fichi, albicocche, fragole o pesche. L&amp;#39;associazione è alla ricerca di altre Cesarine: &amp;laquo;Cerchiamo nuovi talenti della cucina italiana - dice Davide Maggi, AD di Home Food -. Siamo dove c&amp;#39;è l&amp;#39;Italia per raccontarla al meglio con la sua cucina, da Nord a Sud. Crediamo che le esperienze culinarie di grande qualità oltre all&amp;#39;atmosfera conviviale delle famiglie italiane rappresentino un valore unico&amp;raquo;. E chissà che non diventi una moda, si augura Maggi, &amp;laquo;come lo è il pernottare nelle case private&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492852691-13-7158142.jpg" /> <![CDATA[Il vero lusso? Il ristorante a casa]]> Addio surgelati. Addio cene preparate &amp;laquo;con quel che c&amp;#39;è in frigorifero&amp;raquo;. Ma soprattutto addio al peso che ti porti addosso certe giornate, fino a sera. Quando torni a casa, vorresti sprofondare sul divano e capisci che sull&amp;#39;ultimo fronte quello dei fornelli non hai neppure un avamposto. Pane secco, verdure appassite e la misera scelta fra una pasta col tonno e due uova al tegamino. Una volta avresti armeggiato, in vista della battaglia finale del dopo tramonto. Oggi, no, deponi le armi, i tuoi coltelli e fardelli, e vinci.Il premio ha i nomi di tutte le app che consegnano il cibo a domicilio, il cosiddetto &amp;laquo;food delivery&amp;raquo;, nome anglosassone per una abitudine da single newyorkese. Che però, importata in Italia, ha tutto un altro sapore (con, in più, l&amp;#39;impagabile conseguenza di promuovere l&amp;#39;armonia in famiglia). A ben guardare c&amp;#39;è tutto. Dal Taboulè libanese allo gnocco fritto. Dal pollo Tandoori alle classiche pizze. Dal sushi al riso con le mandorle cinese alle polpette vegane. Il prezzo del servizio varia da un minimo di 1 euro a un massimo di sei. Ma, come si suol dire, certe coccole non hanno prezzo. E ora che queste app fioccano numerose - Deliveroo, Foodora, Just Eat, UberEats -, ora che il campanello squilla e ti par di vedere il maggiordomo Ambrogio con il suo vassoio di cioccolatini, ora che la cena è servita senza fatica, ogni priorità è ristabilita. E il divano si piazza in pole position.Onore a chi ha inventato il servizio. E dobbiamo essere in molti a pensarla così se il business del Food delivery è tanto florido. Pare che il giro di affari mondiale sia attorno ai 93 miliardi di dollari e che dovrebbe crescere di oltre 11 miliardi nei prossimi 3 anni.Non è più nemmeno un&amp;#39;esclusiva da grande città: Just Eat, ad esempio, si trova a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Ferrara, Genova, Padova, Parma e Palermo.Oltre alle cene a domicilio, sono ricercati anche gli chef che cucinano in casa per permetterci di affrontare (e superare) le serate con gli amici. Fra tutti, le Cesarine, specializzate in menù regionali e ricette di piatti dimenticati. Per chi, invece, vorrebbe cimentarsi ai fornelli ma non ha il tempo di fare la spesa, c&amp;#39;è &amp;laquo;Fanceat&amp;raquo;: chi vive a Torino riceve gli ingredienti in giornata, pesci sfilettati, patate già sbucciate, il tutto corredato di istruzioni, foto e video per realizzare i piatti in meno di mezz&amp;#39;ora. Così è, il futuro è già qui. Non c&amp;#39;è dubbio: un avvenire molto comodo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/22/1492852158-1-7158183.jpg" /> <![CDATA[Paola Caruso in partenza per l'Isola dei Famosi spagnola]]> A Paola Caruso non è bastata l&amp;#39;esperienza all&amp;#39;Isola dei Famosi lo scorso anno, la showgirl ha voluto riprovarci ed è partita per la sua nuova avventura.Sempre in Honduras, da giovedì 20 aprile, verrà trsamessa su Telecinco, Supervivientes 2017, l&amp;#39;Isola dei Famosi spagnola. Il programma verrà trasmesso dall&amp;#39;emittente spagnola, ma ci sono anche diversi link in streaming e app con le quali è possibile seguire il programma dall&amp;#39;Italia.Paola Caruso ha annunciato personalmente ai suoi fan il suo nuovo impegno. &amp;quot;Iniziavo così due giorni fa all&amp;#39;aereoporto di Roma la mia nuova avventura #supervivientes - scrive sul suo profilo ufficiale Instagram -. Per tutta la durata del programma i miei social saranno seguiti e aggiornati dal mio Staff come lo scorso anno, vi auguro una buona santa Pasqua, ci rivediamo di nuovo dall&amp;#39;isola giovedì 20/04 in diretta su Telecinco! Hasta luego!&amp;quot;. Poi la ex Bonas di Avanti un altro ha pubblicato anche un video su Instagram prima della partenza, nel quale chiede a tutti i suoi fan di seguirla e di sostenerla nella sua nuova impresa. Iniziavo così due giorni fa all&amp;#39;aereoporto di Roma la mia nuova avventura en #supervivientes per tutta la durata del programma i miei social saranno seguiti e aggiornati dal mio Staff come lo scorso anno,vi auguro una buona santa Pasqua,ci rividiamo di nuovo dall&amp;#39;isola giovedì 20/04 in diretta su Telecinco ! Hasta luego ! #hastalavista #supervivientes #paolacaruso #paolavivientes #supervivientes2017 #partenza #prontipartenzaviaUn post condiviso da Paola Lucia Caruso (@paolacarusoreal) in data: 15 Apr 2017 alle ore 01:31 PDT <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/04/19/1492612238-caruso.jpg" />