<![CDATA[il Giornale]]> Wed, 22 Feb 2017 09:30:19 +0100 Wed, 22 Feb 2017 09:30:19 +0100 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Panino indigesto Shaw licenziato per le giocate sullo spuntino]]> Uno &amp;laquo;spuntino&amp;raquo; in diretta tv che ha fatto il giro del mondo e che ha suscitato l&amp;#39;ironia, ma anche i commenti simpatici, del popolo del web. Ma quel panino mangiato in panchina durante la sfida di Fa Cup tra il suo Sutton e l&amp;#39;Arsenal rischia di restargli indigesto. A Wayne Shaw, 45enne portiere di riserva extralarge del Sutton (pesa più di 110 chili) il club, per bocca dell&amp;#39;allenatore Paul Doswell, ha chiesto di lasciare la squadra e lui ha accettato. Oltretutto, come scrive il Guardian, Shaw rischia di finire sotto inchiesta per mano della FA, la federcalcio inglese. Prima della partita, Sun Bets - agenzia di scommesse legata al tabloid inglese, che per l&amp;#39;occasione speciale ha sponsorizzato la maglia del Sutton - aveva proposto sul proprio account Twitter una giocata piuttosto bizzarra: la possibilità che Shaw mangiasse una torta in panchina era bancata 8 a 1.[[video 1367090]]Sembrava una battuta, ma è diventata realtà (tanto che la stessa agenzia ha comunicato di aver pagato scommesse a cinque cifre) quando il portiere all&amp;#39;82&amp;#39; della gara contro i Gunners ha deciso di addentare quel panino. Ammettendo anche di sapere della scommessa: &amp;laquo;Mi avevano detto della quota e non avevo mangiato niente tutto il giorno. Perdevamo 2-0, tutti i cambi erano già stati fatti e così ho pensato di poter dare un po&amp;#39; di materiale su cui scherzare&amp;raquo;. La cosa invece è diventata seria, perché per il regolamento della Football Association un giocatore non può scommettere o indurre a scommettere su un comportamento o una condotta durante una partita. Il gesto ha fatto arrabbiare anche Bruce Elliott, presidente del Sutton: &amp;laquo;La fama improvvisa ha dato un po&amp;#39; alla testa a Shaw&amp;raquo;. Al quale è stato chiesto di togliere il disturbo. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487751593-lapresse-20170221174409-22265382.jpg" /> <![CDATA[Ranieri al bivio, in Champions con il Siviglia per rilanciarsi o affondare definitivamente]]> Londra La pazienza sarà pure una virtù tipicamente thailandese, ma anche a Bangkok tira una pesante aria d&amp;#39;insofferenza. In caduta libera in Premier League, umiliato in Coppa d&amp;#39;Inghilterra, la Champions diventa così per il Leicester l&amp;#39;inattesa àncora di una stagione sempre più alla deriva. Tutti sotto accusa per la pessima stagione. E per un 2017 iniziato, se possibile, anche peggio. Basti pensare che in campionato le Foxes non segnano da più di dieci ore. Un&amp;#39;eternità che ha portato sul banco degli imputati lo stesso Ranieri. Confermato due settimane fa dalla società tramite un comunicato stampa che intendeva ricompattare lo spogliatoio dopo le voci di dissapori interni. Ma più che mai nell&amp;#39;occhio del ciclone. La critica inglese è divisa tra chi ne chiede l&amp;#39;immediato licenziamento e chi lo difende.Lo scorso maggio vincevano il campionato, il lieto fine più bello e incredibile di una fiaba sportiva che aveva conquistato il mondo. Oggi le Foxes sono una squadra allo sbando, reduce da sei sconfitte consecutive, sull&amp;#39;orlo del precipizio: mai nel dopoguerra inglese i campioni in carica sono retrocessi. Anche per questo da tempo il tecnico italiano ha fissato nella salvezza la priorità unica e assoluta dei suoi. Che sono volati a Siviglia per l&amp;#39;andata degli ottavi di Champions con le borse cariche di critiche e polemiche. Nessuno pretende da Ranieri la qualificazione ai quarti, contro una squadra oggettivamente molto più forte. Reduce dai trionfi in serie in Europa League, quest&amp;#39;anno il Siviglia - sotto la guida di Sampaoli - si sta confermando come la terza forza della Liga, vincente e convincente. L&amp;#39;avversario peggiore per una squadra in deficit di gioco e fiducia. Ma all&amp;#39;Estadio Ramon Sanchez-Pizjuan è vietata l&amp;#39;ennesima figuraccia. Se sul piano del gioco, e delle singole individualità, questo Leicester non può competere con gli spagnoli, Ranieri pretende cuore, coraggio e fame. &amp;laquo;Me ne sarei potuto andare al termine dell&amp;#39;anno scorso - ha ricordato in conferenza stampa il tecnico italiano -. Sono voluto restare perché sapevo che sarebbe stato un anno estremamente complicato. Speravo non così difficile, ma sono qui per costruire qualcosa che resti&amp;raquo;. La gara di stasera sentenzierà il suo futuro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/22/1479823068-ranieri-2.jpg" /> <![CDATA[L'arena Expo nuovo San Siro. Nessun limite ai decibel]]> L&amp;#39;Open air theatre si candida a essere il nuovo San Siro. Per la musica almeno. Sono partititi i lavori per l&amp;#39;ampliamento dell&amp;#39;arena del sito Expo che passerà da 12mila a 17mila posti. L&amp;#39;obiettivo? Ospitare i grandi concerti rock. Certo, non stiamo parlando dei 60mila posti per i concerti della Scala del calcio, ma i vantaggi che potrebbe offrire la grande arena all&amp;#39;aperto di Expo non sono indifferenti. &amp;laquo;L&amp;#39;Open air theatre sarà decibel free&amp;raquo; ha annunciato l&amp;#39;assessore alla Cultura del Comune Filippo del Corno. L&amp;#39;assessore ha spiegato che &amp;laquo;sarà approvata a breve una delibera che stabilisce deroghe illimitate&amp;raquo;. E in particolare &amp;laquo;in base a una relazione di Arpa nella quale si dice che in zona non ci sono residenti&amp;raquo; non ci saranno problemi di acustica. Inoltre, l&amp;#39;assessore ha anticipato che &amp;laquo;si sta lavorando con la SIAE ad un accordo per abbattere il costo dei diritti per le performance in quell&amp;#39;area&amp;raquo;. In sostanza l&amp;#39;invito che arriva da Comune, Regione e Arexpo &amp;laquo;a tutti gli operatori è di considerare l&amp;#39;Open Theatre come la principale destinazione della proposta musicale della città già a partire dalla prossima estate&amp;raquo;.Dal 27 maggio riapre la stagione del parco EXperience, ancora più in grande. Oltre all&amp;#39;ampliamento del teatro, sono in programma l&amp;#39;estensione delle aree verdi da 25mila a 145mila metri quadrati, le aree a disposizione dei visitatori che passano da 190mila a 400mila metri quadrati e un ricco palinsesto di musica e eventi. Forte del successo dello scorso anno - il parco urbano ha ospitato nei weekend da fine maggio a ottobre 300mila persone - quest&amp;#39;anno aprirà ai visitatori da fine maggio a novembre, gratuitamente nei fine settimana, ad eccezione di agosto quando sarà aperto tutti i giorni. Potenzia quindi la sua offerta sia per gli operatori che vogliono organizzare eventi, sia per i visitatori che avranno a disposizione per l&amp;#39;estate, un luogo di pieno di iniziative come il Festival del Volo, dal 2 al 4 giugno, la tappa della competizione agonistica dedicata agli Iron man e women, e la corsa &amp;laquo;The color run&amp;raquo;.Protagonista sarà ancora una volta l&amp;#39;Albero della Vita con il suo spettacolo di suoni e luci. Tra le aree coperte, che si estenderanno per 48mila mq, il ristorante di Palazzo Italia da 300 coperti con la sua terrazza di 630 metri quadrati.&amp;laquo;L&amp;#39;impegno di Arexpo in questa fase è caratterizzato da due obiettivi complementari. Da un lato - spiega il presidente di Arexpo, Giovanni Azzone - lo sviluppo del progetto di realizzare il primo grande Parco della Ricerca, del Sapere e dell&amp;#39;Innovazione in Italia, dall&amp;#39;altro una gestione del sito che ne valorizzi le caratteristiche di fruibilità evitando ogni forma di degrado&amp;raquo;.Palazzo Italia, il padiglione di Expo simbolo dell&amp;#39;orgoglio italiano, potrebbe essere la nuova sede temporanea dell&amp;#39;Agenzia Europea del Farmaco che traslocherà da Londra in seguito alla Brexit. &amp;laquo;Palazzo Italia è piccolo per le esigenze di Ema&amp;raquo; - ha spiegato azzone - che ha bisogno di una struttura per 800 persone, &amp;laquo;per questo la soluzione ideale sarebbe realizzare un edificio nuovo&amp;raquo;. Ipotesi quest&amp;#39;ultima che aveva avanzato anche il sindaco Sala tempo fa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487751602-7139073.jpg" /> <![CDATA[Le aquile moschettiere si alzano in volo contro i droni dell'Isis]]> Il drone sospetto vola sopra un obiettivo sensibile come un aeroporto oppure uno stadio. A Mosul i miliziani dello Stato islamico lo usano con una granata in grembo, che può venir sganciata da un telecomando. Una minaccia possibile del terrore anche in Europa, ma come un fulmine irrompe dal cielo D&amp;#39;Artagnan, un&amp;#39;aquila reale delle forze aeree francesi.Non è una fiction, ma l&amp;#39;addestramento standard del rapace che piomba sul drone a 80 chilometri all&amp;#39;ora e lo blocca con gli artigli mettendolo fuori uso a colpi di becco. Poi vola via come un fulmine. E porta il drone a terra tenendolo sempre stretto con gli artigli e avvolgendolo con le ali di due metri per non lasciarselo scappare. La missione è compiuta.D&amp;#39;Artagnan ed i tre moschettieri Athos, Porthos e Aramis sono le aquile reali anti terrorismo, che vengono addestrate nella base aerea francese di Mont-de-Marsan a 130 chilometri da Bordeaux. La loro missione è bloccare potenziali droni delle cellule jihadiste lanciati nei cieli di Francia. I servizi segreti europei segnalano da tempo il pericolo dell&amp;#39;utilizzo di questi piccoli velivoli senza pilota come sui fronti di guerra in Iraq e Siria. Le aree a rischio sono gli aeroporti, gli stadi, le manifestazioni in piazza che attirano grandi folle come i concerti o riunioni diplomatiche di alto livello stile G7. I terroristi possono utilizzare i droni per spiare gli obiettivi oppure filmare gli attentati dall&amp;#39;alto o colpire sganciando granate da 40 millimetri. Individuarli e colpirli non è sempre facile grazie alle modeste dimensioni. Per questo i francesi addestrano le aquile reali. L&amp;#39;attacco in volo al drone è fulmineo e preciso, come se il rapace fosse nato per mantenere il predominio dei cieli e far fuori la ronzante macchina.Gli animalisti, come sempre, hanno sollevato polemiche sull&amp;#39;incolumità delle aquile. Dennis Janus, portavoce della polizia olandese, che per prima ha adottato i volatili in funzione anti terrorismo li ha silenziati: &amp;laquo;Non una sola aquila è rimasta ferita, ma nessun drone è sopravissuto&amp;raquo;.I rapaci vengono abituati, subito dopo lo svezzamento, a mangiare il cibo depositato su un drone. Una volta pronti alla caccia l&amp;#39;istinto spinge i volatili ad attaccare il mini velivolo senza pilota in cerca di qualcosa da mangiare. Grazie alla proverbiale vista d&amp;#39;aquila possono individuare la preda prima dell&amp;#39;occhio umano e lanciarsi in volo per neutralizzarlo. Una volta compiuta la missione con la cattura del &amp;laquo;drone&amp;raquo;, l&amp;#39;istruttore fa il resto premiando l&amp;#39;aquila con un boccone prelibato.Nella base aerea francese dove viene addestrata la prima squadra di rapaci antiterrorismo il rombo dei caccia bombardieri Rafale in decollo si mescola al verso stridente delle aquile, che pattugliano il cielo a caccia di intrusi meccanici. In Olanda i primi rapaci hanno superato gli ultimi test lo scorso settembre e saranno impiegati sul serio quest&amp;#39;anno in operazioni anti droni. &amp;laquo;I costi sono molto bassi - spiega il comandante Laurent che guida il programma di addestramento francese -. Le aquile possono venire utilizzate per sorvegliare aeroporti, partite di calcio o altri obiettivi sensibili&amp;raquo; nel mirino dei terroristi.D&amp;#39;Artagnan e i tre moschettieri alati hanno iniziato l&amp;#39;addestramento da sei mesi. E sono quasi pronti a difendere la Francia dal cielo abbattendo i droni del terrore.www.gliocchidellaguerra.it <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487751049-aquila-drone.jpg" /> <![CDATA[Da 27 anni guida Balocco: Ma non so fare i dolci. Ora divento pasticcere]]> Fossano (Cuneo) - &amp;laquo;A 23 anni mi sono trovato a mandare avanti un&amp;#39;azienda che fa dolci e a 50 non sono ancora capace a fare il pasticcere. È una cosa buffa. Eppure, il mestiere di pasticcere, anch&amp;#39;io come mio nonno, lo sognavo fin da piccolo&amp;raquo;. A pronunciare queste parole è Alberto Balocco, presidente e amministratore delegato della Balocco spa, l&amp;#39;azienda dolciaria di Fossano - 25mila abitanti in provincia di Cuneo - che dà lavoro a 500 persone. Nato e cresciuto tra mandorle, uvetta e zucchero Alberto Balocco - detto Bebe - tutto sa di marketing, comunicazione ed espansione dei mercati, si è accorto che a mancargli è proprio il fatto di mettere &amp;laquo;le mani in pasta&amp;raquo;, per realizzare il prodotto che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Un cruccio non da poco per Alberto, manager dai modi gentili e dal sorriso aperto, che lo ha portato a &amp;laquo;confessare&amp;raquo; questa colpa in un libro, primo passo per realizzare il suo desiderio di bambino. Scritto con il giornalista Adriano Moraglio per Rizzoli, il libro si intitola, non a caso Volevo fare il pasticcere. Un sogno che per secoli si è tramandato di padre in figlio ma che solo l&amp;#39;attuale presidente non è riuscito a realizzare. Almeno per ora. &amp;laquo;Il signor Balocco&amp;raquo;, Toni Balocco, quello che nella pubblicità controlla i dolci, regala biscotti ai bambini e raccomanda: &amp;laquo;Fate i buoni&amp;raquo;, nella seconda meta dell&amp;#39;Ottocento, nella sua drogheria, ha iniziato a produrre memorabili bonbon ripieni di liquore. Poi il sogno è passato al figlio Francesco Antonio, conosciuto nella piccola cittadina come &amp;laquo;quell&amp;#39;anarchico di un Tonio&amp;raquo;, che è partito poco più che bambino alla volta delle migliori confetterie torinesi per imparare il mestiere e, una volta tornato a casa, ha aperto prima una, poi una seconda pasticceria. Arrivando a suo figlio Aldo che, subito dopo la guerra, ha trasformato il laboratorio del padre in un&amp;#39;attività industriale.A raccontare la loro storia, è Alberto Balocco che, giovanissimo ha preso il timone dell&amp;#39;azienda insieme alla sorella Alessandra. Per andare ancora più lontano, facendo però un passo indietro e tornare là dove tutto è nato, ossia in un laboratorio di pasticceria. Perché il suo sogno di bambino, di fare il pasticcere, Alberto Balocco lo vuole realizzare a tutti costi: &amp;laquo;I sogni - spiega - sono fondamentali. Nel mio lavoro non ho un rapporto diretto con il cliente. Lavorare a un dolce e poi venderlo direttamente alle persone è tutta un&amp;#39;altra cosa. Ma avrò la mia occasione: mi prenderò un mese sabbatico per fare l&amp;#39;apprendista pasticcere a Eataly World a Bologna, dove apriranno 40 minifabbriche, tra cui anche la Balocco. Cercherò di essere un buon allievo, speriamo mi promuovano&amp;raquo;.Negli ultimi anni la sua azienda ha raggiunto un fatturato di 170 milioni di euro e vanta un&amp;#39;espansione crescente nel mercato internazionale. &amp;laquo;La sfida dell&amp;#39;internazionalizzazione - commenta il presidente - non è semplice e il successo dipende da un fattore socio-culturale non trascurabile: la colazione come la intendono gli Italiani, con latte e biscotti, è un&amp;#39;abitudine che all&amp;#39;estero non esiste&amp;raquo;. Il segreto di tutto questo successo? Lo svela nel libro: &amp;laquo;Alla Balocco non ci sono padroni e dipendenti. Sono nato negli anni Sessanta e ricordo la contestazione, il terrorismo. In realtà un&amp;#39;impresa che funzioni è quella che ha come unico padrone il consumatore. Tutti coloro che lavorano nell&amp;#39;azienda sono proprietari dell&amp;#39;azienda. Condividono gli stessi obiettivi: crescere e produrre il meglio per il loro comune padrone: il cliente&amp;raquo;.Il libro di Alberto, è anche la storia di una crescita interiore: dal &amp;laquo;ragazzotto&amp;raquo; che, in pieno boom economico, &amp;laquo;pure lavorando tanto, dormendo poco e avendo grane fin sopra i capelli..., va a mangiare con gli ex commilitoni nella caserma dei carabinieri di Fossano&amp;raquo;, all&amp;#39;imprenditore che, in viaggio in Usa con la famiglia, perde sonno e appetito per i problemi di avvio del nuovo impianto di produzione in cui ha investito 10 milioni. Volevo fare il pasticcere si chiude con queste parole: &amp;laquo;Dentro le preoccupazioni, dentro l&amp;#39;impegno sempre vivo, a spronarti a continuare è la coscienza che altri, prima di te, hanno rischiato tutto. Hanno avuto il coraggio - un coraggio autentico, puro, sincero - di avere paura&amp;raquo;. Parole non di un visionario, come si definisce lui, ma di un uomo che ha raggiunto il successo percorrendo la strada tracciata dalla sua famiglia e lo ha fatto senza perdere valori e umiltà. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487751081-panettoni.jpg" /> <![CDATA[Il take away giapponese e il «secessionista veneto» all'assalto della Galleria]]> Non ci sono grandi chef o marchi &amp;laquo;vip&amp;raquo; nel campo della ristorazione tra i dieci concorrenti in gara per due spazi in Galleria. Sono spuntati invece un take away giapponese (che però proporrà solo cucina made in Italy), l&amp;#39;ex assessore e consigliere comunale e deputato Roberto Bernardelli, fondatore della Lega Padana Lombarda e poi del movimento indipendentista Unione padana, già titolare dell&amp;#39;hotel Cavalieri in piazza Missori, e l&amp;#39;outlet dolciario &amp;laquo;OdStore&amp;raquo; che ha un negozio anche alle spalle del Duomo, al posto dell&amp;#39;ex libreria San Paolo. Ieri alle 10 in punto la commissione esaminatrice ha aperto in ordine di consegna i plichi per verificare se erano stati rispettati tutti i requisiti. Ultimi a presentare l&amp;#39;offerta sono stati proprio gli attuali inquilini, il titolare della &amp;laquo;Locanda del Gatto rosso&amp;raquo; Andrea Loiacono (arrivato lunedì scorso alle 11.38, ventidue minuti prima della scadenza) e Mario Alloni del &amp;laquo;Salotto&amp;raquo;, che stanno cercando di difendere il posto anche con un doppio filone di ricorsi: uno a testa davanti al Tar (prima udienza il 9 marzo) e un altro a testa già arrivato al Consiglio di Stato (sentenza attesa per il 22 giugno). Il Comune ora procederà con l&amp;#39;esame a porte chiuse delle offerte tecniche, che contribuiscono al 60% del punteggio, e in seduta pubblica a quelle economiche (40%), ma dovrà congelare fino ad allora l&amp;#39;aggiudicazione. Anche se tra i tempi necessari per controlli tecnici e procedure Antimafia, l&amp;#39;assegnazione definitiva sarebbe slittata comunque all&amp;#39;estate.Le dieci offerte sono equamente divise tra i due lotti, cinque ne ha attirate il locale da 201 metri quadrati occupato dal &amp;laquo;Gatto rosso&amp;raquo;, di fronte al ristorante Savini - la base d&amp;#39;asta partiva da 289.440 euro - e altre cinque lo spazio da 103 metri quadri del &amp;laquo;Salotto&amp;raquo;, con offerta minima pari a 164.800 euro. E quattro buste sono già state accettate con riserva, la commissione vuole fare ulteriori approfondimenti sull&amp;#39;esperienza nel settore della ristorazione e l&amp;#39;assenza di &amp;laquo;collegamenti&amp;raquo; fra le proposte, di Bernardelli con la &amp;laquo;Carola srl&amp;raquo; (interessato allo spazio più grande) e della Mie.ede srl, che fa riferimento alla moglie Vesna Zarcov (che punta a quello più piccolo), e tra la società Pinterre srl e la Money srl, che concorre per lo spazio più piccolo in associazione di impresa con la &amp;laquo;Edamame srl&amp;raquo;, titolare di negozi di take away giapponesi. Uno è il &amp;laquo;Musibi&amp;raquo; di via Santa Radegonda, accanto ai &amp;laquo;panzerotti&amp;raquo; di Luini, proprio a due passi dall&amp;#39;Ottagono. Ma &amp;laquo;faremmo cucina tradizionale, la Galleria ha un tale valore che solo un folle potrebbe pensare di snaturarlo, anzi ci piacerebbe vincere per esportare il marchio in Giappone&amp;raquo; assicurano. Oltre agl inquilini e a Bernardelli puntano allo spazio del &amp;laquo;Gatto rosso&amp;raquo; anche la srl napoletana &amp;laquo;Lupitas&amp;#39;s&amp;raquo; di Mauro Tiberti, fondatore dell&amp;#39;outlet dolciario (&amp;laquo;per noi la Galleria è il quadrilatero del gusto&amp;raquo; il commento), la &amp;laquo;Prima C Snc&amp;raquo;, che gestisce un caffè in Passaggio Duomo e la &amp;laquo;Pinterre&amp;raquo;, che si è presentata in Ati con la giapponese &amp;laquo;Shintaro Akatsu food &amp;amp; entertainment&amp;raquo;. Per il lotto 1 invece oltre ad Alloni, la moglie di Bernardelli e la Money sono in lizza la società napoletana &amp;laquo;Molina 6-678&amp;raquo; e il gruppo di ristorazione &amp;laquo;Fabbro spa&amp;raquo;. Incrocia le dita Andrea Loiacono, che ammette di aver fatto &amp;laquo;un&amp;#39;offerta economica importante, di più credo non si possa fare&amp;raquo; e temeva la concorrenza dei grandi colossi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/04/1486201287-galleria-newpress.jpg" /> <![CDATA[L'Italia dei pedali in fuga, conquistiamo il mondo ma non abbiamo squadre]]> Italians do it better. Gli italiani lo fanno meglio: il ciclismo. Lo praticano e lo pensano meglio, ma lo sanno anche allenare, curare e programmare come nessuno. Se da una parte c&amp;#39;è poco da stare allegri perché del nostro Paese nel mondo non è rimasto un solo team di alto livello, dobbiamo anche cercare di guardare il bicchiere mezzo pieno che è peraltro pienissimo di italiani che sono andati a valorizzare i maggiori club del pianeta. Insomma, il mondo del ciclismo vuole gli italiani. Siamo i più graditi, in tutti i sensi: dai corridori, agli allenatori, passando per tecnici e dottori. Non c&amp;#39;è team che non voglia un nostro connazionale.Ben 60 sono i corridori e 23 i tecnici che figurano quest&amp;#39;anno nei team di World Tour, la Champions League del ciclismo. Tra gli atleti nessuno è come noi: guidiamo questa speciale classifica con 9 lunghezze sul Belgio e 15 sulla Francia. In ammiraglia abbiamo un uomo in più dell&amp;#39;Olanda e due della Francia e dominiamo la scena nell&amp;#39;Europa storica, vale a dire che i nostri uomini trovano spazio nelle formazioni storiche e di maggior peso, dove per esempio la Colombia non ha nemmeno un tecnico. Australiani e britannici sono ancora lontani nei numeri, più o meno staccate sono tutte le altre nazioni.&amp;laquo;La scuola italiana non ha più una squadra di riferimento in Italia per colpa della crisi economica che investe il nostro Paese in generale, ma nonostante tutto mantiene alto il proprio nome e livello di professionalità distribuendo corridori e personale in ogni dove spiega Luca Guercilena, team manager della statunitense Trek Segafredo, la formazione di Alberto Contador -. È innegabile che abbiamo tecnici validi, capacità organizzative e strategiche riconosciute, grazie ai percorsi formativi previsti dalla nostra Federazione, che ovviamente sono migliorabili ma sono un vanto a livello mondiale. A questo va aggiunto che i nostri meccanici, massaggiatori e addetti alla comunicazione sono cresciuti in un Paese dalla profonda cultura ciclistica e perciò hanno una professionalità e un&amp;#39;esperienza che il mondo ci invidia e riconosce. Per questo non esita a bussare alla nostra porta&amp;raquo;.Il mondo parla inglese, ma vuole gli italiani. Siamo i pedali in fuga, la nazione di riferimento per qualsiasi squadra. I kazaki dell&amp;#39;Astana sono pieni zeppi di nostri connazionali, da Aru a Beppe Martinelli: una vera e propria enclave italiana che costituisce il 50 per cento del team. E lo stesso vale per la nuova squadra di Vincenzo Nibali, il Team Bahrain, che non solo poggia sulle spalle del campione siciliano, ma è diretto e preparato da Paolo Slongo e da un folto nucleo italico. Così come la Lampre di Beppe Saronni, che da quest&amp;#39;anno è sponsorizzata dagli Emirati Arabi. &amp;laquo;Volevano entrare nel mondo del ciclismo con un loro Team (si chiama UAE Abu Dhabi, ndr) e hanno scelto noi, la nostra struttura, il nostro modo di fare ciclismo: di questo dobbiamo esserne orgogliosi, difatti lo siamo&amp;raquo;, dice il campione del mondo di Goodwood &amp;#39;82.&amp;laquo;Siamo rimasti indietro mentre il mondo cambiava dice Davide Bramati, tecnico della belga Quick Step, la formazione di Tom Boonen -, ma abbiamo avuto il merito di capirlo e metterci in gioco. Noi tecnici siamo andati a scuola, dalla lingua francese siamo passati all&amp;#39;inglese. Oggi siamo certamente al centro del progetto del ciclismo mondiale. È vero, non abbiamo più squadre italiane, ma di italiani dei team più forti del mondo ce ne sono tantissimi, e anche questo è un punto a nostro favore&amp;raquo;.Una volta il ciclismo aveva il proprio epicentro in Italia, Francia, Olanda e Belgio, mentre negli ultimi anni l&amp;#39;asse si è spostato sensibilmente, globalizzandosi e crescendo in maniera esponenziale finendo per esplodere in Paesi come l&amp;#39;Inghilterra e l&amp;#39;Australia, ma anche in Cina e nei Paesi arabi. Si corre in tutto il mondo e per tutto l&amp;#39;anno. &amp;laquo;Ma una cosa resta: noi italiani facciamo chiaramente e fortissimamente parte del progetto&amp;raquo;, dice con orgoglio Davide Cassani, ct e coordinatore di tutte le squadre azzurre. E possiamo dirlo con una punta di civetteria: il mondo ci guarda. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2014/09/03/1409760927-aru.jpg" /> <![CDATA[Juve da Champions, ma noi non siamo inferiori]]> Oporto &amp;laquo;La Juventus è una delle tre-quattro squadre più forti d&amp;#39;Europa, ma il Porto è consapevole di poterla eliminare&amp;raquo;. Nuno Espírito Santo non usa giri di parole, facendo eco al pensiero della stampa portoghese e della tifoseria stessa dei Dragoes. In sintesi: la Juve è una squadra di altissimo livello, ma il Porto fiuta aria d&amp;#39;impresa. E in effetti una squadra che da ottobre in poi ha cambiato totalmente marcia, che vanta solo 11 gol subiti in 22 gare di campionato e che nelle ultime tre gare di Champions non ha subito gol, ha motivi per credere di potersi giocare l&amp;#39;accesso ai quarti di finale. &amp;laquo;Non prendiamo mai gol, la squadra ora sta giocando bene e non è inferiore a nessuno&amp;raquo;. Questo il coro comune dei commercianti locali sulle rive del fiume Douro, dove si riuniscono spesso a festeggiare le vittorie tutti i sostenitori lusitani.Al Do Dragao, tutto esaurito nei suoi 50 mila posti, il Porto è consapevole di poter ottenere lo scalpo pregiato. &amp;laquo;Abbiamo preparato bene la partita e vogliamo passare il turno&amp;raquo;. Anche André Silva, probabilmente il giocatore più talentuoso tra i portoghesi, ci crede. &amp;laquo;Secondo me si affrontano due squadre molto forti - precisa Espírito Santo - tra le più forti d&amp;#39;Europa. Noi siamo una squadra, giovane, unita, che lavora, che si sacrifica e si impegna per un unico obiettivo: vincere le partite&amp;raquo;. Il Porto, in effetti, è migliorato molto negli ultimi mesi. Non perde da fine settembre, ha ormai agganciato il Benfica in vetta al campionato portoghese (solo un punto di ritardo dalla squadra di Lisbona) e in casa ha perso solo una volta quest&amp;#39;anno. &amp;laquo;Siamo cresciuti, abbiamo acquisito consapevolezza in noi stessi - chiosa il tecnico portoghese - Ora non abbiamo limiti. E se la Juventus gioca con i suoi migliori giocatori, per noi è meglio: possiamo confrontarci e verificare il nostro vero valore&amp;raquo;. Il dado è tratto, la sfida è aperta. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487750803-lapresse-20170221204715-22267410.jpg" /> <![CDATA[Mugabe, il dittatore immortale. Governerò anche da cadavere]]> &amp;laquo;Non esiste una legge che impedisca la candidatura di una salma, e comunque non l&amp;#39;ho mai promulgata. Se tra un anno dovessi morire, saranno le mie spoglie a guidare il paese&amp;raquo;. Nell&amp;#39;Africa delle contraddizioni la proclamazione del cadavere di un presidente desterebbe scalpore, ma fino a un certo punto. Del resto nel 1980 Robert Mugabe lasciò intendere durante i festeggiamenti per l&amp;#39;indipendenza che sarebbe stato presidente a vita, anche se per i primi sette anni condivise il potere con Canaan Banana, suo compagno di partito. Fino a oggi ha mantenuto la promessa, mettendo mano alla costituzione e al portafoglio per comprare voti. Ieri, nel giorno del suo 93esimo compleanno, il padre padrone dello Zimbabwe ha spiegato di non aver alcuna intenzione di gettare la spugna. Anzi, ha rilanciato la volontà di guidare per altri cinque anni il paese, avvalendosi della collaborazione di sua moglie Grace (di 42 anni più giovane di lui), in modo tale che tutto rimanga in famiglia. La first lady, l&amp;#39;ex segretaria che prese il posto nel 1997 della defunta prima moglie Sally Hayfron, è sempre più impegnata politicamente. Il marito due anni fa l&amp;#39;ha nominata coordinatrice dell&amp;#39;ala femminile del partito Zanu-Ff. I detrattori sostengono che l&amp;#39;incarico le sia stato affidato per evitare che continui a sperperare denaro in abiti, scarpe e gioielli sulla rotta Parigi-Milano.Mugabe non teme l&amp;#39;età, soprattutto da quando nel 2011 ha sconfitto un tumore alla prostata. &amp;laquo;Non bevo, non fumo e non vado a donne. Significa che sono immortale e che lo Zimbabwe ha più che mai bisogno di me&amp;raquo;, disse uscendo dalla clinica di Kuala Lumpur, in Malesia, e pochi giorni dopo ordinò a un fumettista di Harare di ritrarlo nelle vesti di supereroe. Nulla di nuovo sotto il sole cocente africano, altri dittatori, come Dada, Bokassa e Gnassingbe, avevano avuto, in periodi diversi della loro movimentata esistenza, la medesima strampalata idea.Prima ancora di fare il verso ai protagonisti della Marvel, Mugabe è stato &amp;laquo;il compagno Bob&amp;raquo;, il combattente che ha trasformato la Rhodesia dei bianchi ribelli nel all blacks Zimbabwe (letteralmente &amp;laquo;casa di pietra&amp;raquo;). L&amp;#39;ex studente dei gesuiti di strada ne ha percorsa parecchia: dagli anni dell&amp;#39;università in Sudafrica (nello stesso istituto dei leader neri Nelson Mandela a Desmond Tutu), fino al periodo in cui nel Ghana si guadagnava da vivere insegnando. Nel 1960 decise di entrare in politica per combattere il regime minoritario e razzista di quella che allora si chiamava Rhodesia. Nel 1964 venne arrestato, rimanendo per più di dieci anni in prigione senza mai accettare di negoziare, accumulando nel frattempo titoli universitari per corrispondenza presso la London University. Liberato nel 1974, fuggì in Mozambico e si dedicò anima e corpo alla lotta armata, con pochi mezzi e l&amp;#39;aiuto di Cina e Corea del Nord, innescando il braccio di ferro armato, con Ian Smith, il colono bianco che tradendo albione creò per 15 anni uno Stato indipendente a guida bianca, la Rhodesia.Alla fine fu proprio Mugabe a spuntarla, alleandosi con gli inglesi. Furono anni di vacche grasse per il neonato Zimbabwe, considerato il granaio d&amp;#39;Africa per le enormi potenzialità agricole, e sottoposto al più imponente progetto di alfabetizzazione dell&amp;#39;Africa sub-sahariana. Mugabe appariva l&amp;#39;uomo agli antipodi rispetto al Sudafrica razzista, ma al tempo stesso perpetrò il genocidio della minoranza Ndebele, con l&amp;#39;aiuto della quinta brigata nordcoreana. Nel suo libro nero figurano persino massacri di mamme, arse vive con i bambini legati sulla schiena. Negli anni è diventato sempre più brutale, interrompendo i rapporti diplomatici con l&amp;#39;Inghilterra e abbracciando con maggior vigore la causa marxista. L&amp;#39;altro ieri, nel corso dell&amp;#39;intervista concessa alla radio nazionale &amp;laquo;Voa&amp;raquo;, è tornato alla carica: &amp;laquo;l&amp;#39;opposizione non governerà mai questo paese, né mentre sono in vita, né dopo la mia morte. Giuro che il mio fantasma vi perseguiterà per sempre&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487750709-mugabe.jpg" /> <![CDATA[Made in Sud riparte con Gigi D'Alessio]]> &amp;laquo;Non ci sarà una giuria di qualità. Il che mi conforta moltissimo&amp;raquo;. Questo il sollievo di Gigi D&amp;#39;Alessio, nel presentare (alludendo alle polemiche sanremesi) il suo impegno tv: la conduzione, da mercoledì 8 marzo su Rai2, dello show comico Made in Sud. &amp;laquo;Se dovessi tornare a Sanremo m&amp;#39;informerei prima su chi è che giudica. E comunque lascerei il giudizio finale al pubblico, che per me è l&amp;#39;unica, vera giuria di qualità&amp;raquo;. In ogni caso il suo nuovo album esce venerdì nel giorno del suo 50&amp;deg; compleanno e si intitola proprio come la data di nascita 24.02.1967 (Sony). Il cantante ha definito il nuovo impegno &amp;laquo;come quello del vigile urbano, che regola il traffico dei comici che si alternano nello show&amp;raquo;. Affiancato da Fatima Trotta ed Elisabetta Gregoraci, D&amp;#39;Alessio presenterà, si offrirà ai siparietti comici, canterà canzoni proprie e del repertorio napoletano duettando con gli ospiti, &amp;laquo;che mi piacerebbe fossero Paoli, Mannoia, Meta&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/11/1486823945-olycom-20170209233523-22124730.jpg" /> <![CDATA[Allegri-Bonucci, la pace non va in Porto]]> Il cosiddetto stile Juventus, il rispetto delle regole del gruppo, più forte di un ottavo di Champions League, più importante anche di un&amp;#39;ossessione, quella di alzare una coppa stregata. &amp;laquo;Leonardo Bonucci va in tribuna&amp;raquo;. Massimiliano Allegri lo annuncia allo stadio do Dragao dove stasera i bianconeri si giocano la gara di andata contro il Porto. Uno choc, una decisione dura resa eclatante dall&amp;#39;occasione. Perdono entrambi i protagonisti. Lo ammette lo stesso allenatore: &amp;laquo;Ho preso questa decisione per rispetto della squadra, dei tifosi e della società che prenderà altri provvedimenti (la multa non è ancora arrivata, ndr). Penso di aver diritto di decidere, l&amp;#39;ho comunicato ai dirigenti sabato&amp;raquo;. Quindi il giorno dopo il duro scontro andato in scena nel finale di Juventus-Palermo. A favor di telecamere, scena da saloon.Allegri fa anche mea culpa, non si fa sconti: &amp;laquo;Anche io ho avuto una reazione che non fa parte del mio modo di essere, ho concordato con la società che farò una donazione in beneficenza&amp;raquo;. L&amp;#39;allenatore abbozza anche la parola fine sulla vicenda: &amp;laquo;Il caso è chiuso. E Leo è qui con noi perché è un giocatore importantissimo per la Juventus&amp;raquo;. Gigi Buffon, il capitano seduto al fianco dell&amp;#39;allenatore, poco prima aveva già fatto capire tutto e mandato un messaggio al compagno: &amp;laquo;Quando si è un giocatore fortissimo, trainante, di grande personalità e talento, come lo è Bonucci, bisogna essere i primi a sacrificarsi per il bene della squadra o per il bene e la salvaguardia di determinati equilibri e valori. Leo non avrà nessun tipo di difficoltà ad accettare la decisione dell&amp;#39;allenatore: è un ragazzo intelligente. Alla fine, però, non penso che ci sia nulla di estremamente grave o di compromesso&amp;raquo;.Salvaguardato lo stile Juventus nonostante in un momento così delicato della stagione uno choc simile possa avere un effetto devastante oppure essere la scossa positiva. Rischia grosso Allegri che così vuole ricordare le regole del gruppo. Rischia grosso Bonucci che avrà subito l&amp;#39;occasione di iniziare a scolorire la macchia, ma non sarà facile. Non si possono fare paragoni con la mancata stretta di mano di Dybala oppure le varie scenette recitate durante la stagione al momento della sostituzione da diversi bianconeri. Quella rincorsa in cerca di giustizia andava stoppata brutalmente. Allegri non è caduto nei paragoni, si è rifugiato in una battuta: &amp;laquo;Perché Bonucci sì e altri no? Perché c&amp;#39;è sempre uno che paga&amp;raquo;.Paga uno dal peso specifico enorme nello spogliatoio e in campo, l&amp;#39;azione riparte quasi sempre da lui. Comunque nelle otto occasioni in cui non c&amp;#39;è stato la Juventus non ha mai perso: sette vittorie e il pareggio di Doha (con la supercoppa persa ai rigori). Non ci sarà Bonucci e &amp;laquo;Chiellini e Barzagli stanno bene&amp;raquo;, ma ci saranno i fantastici 5 come annunciato sempre da Allegri. Soprattutto quell&amp;#39;Higuain che in Europa ha un rendimento dimezzato rispetto al campionato: in Champions segna ogni 214&amp;#39;, mentre nella competizione nazionale ogni 112&amp;#39;. E non ha mai vinto la Champions, un&amp;#39;ossessione per il Pipita come per la Signora. Allegri ha detto che &amp;laquo;dobbiamo segnare&amp;raquo;, un messaggio diretto alla coppia argentina Higuain-Dybala. Da Oporto la Joya deve muovere i primi passi che dovranno portarlo a raccogliere l&amp;#39;eredità designata di Messi. Il Porto in difesa qualcosa concede anche se Allegri snocciola cifre da paura confermando di conoscere tutto della squadra di Nuno. Soprattutto ricorda che da queste parti è caduto anche il Bayern Monaco in tempi recenti due anni fa. Eppure rinuncia a Bonucci. Perché lo stile Juve, le regole del gruppo valgono più del Porto, più della Champions. E comunque per Buffon c&amp;#39;è solo un modo per far passare la bufera: &amp;laquo;Vincere&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/20/1487587433-bonucci.jpg" /> <![CDATA[Indagati e condannati per sbaglio Il risarcimento? Lo tiene lo Stato]]> C&amp;#39;è l&amp;#39;errore, d&amp;#39;accordo. Ma spesso i guai sono come le ciliegie. Uno tira l&amp;#39;altro. E così l&amp;#39;imputato o più semplicemente la persona che vorrebbe solo giustizia deve strisciare sotto una galleria di umiliazioni, sofferenze, paradossi. Qualche volta la sentenza timbra anche la beffa, dopo aver certificato il danno subito dal malcapitato. Dipende. Il ventaglio delle sorprese è purtroppo sterminato. Torna in mente l&amp;#39;errore giudiziario per eccellenza, quello di Daniele Barillà, il piccolo imprenditore brianzolo arrestato sulla tangenziale di Milano il 13 febbraio 1992, nei giorni in cui il motore di Mani pulite scalda i motori. Barillà non c&amp;#39;entra niente con Tangentopoli, lui dovrebbe essere, e invece non è, un trafficante di droga. Ma il gip che lo interroga, Italo Ghitti, è lo stesso che firmerà nei mesi seguenti centinaia di arresti per i colletti bianchi dei partiti. E Ghitti si sorprende perché l&amp;#39;indagato, ammanettato secondo lui con le mani nel sacco, resiste e si ostina a proclamarsi innocente. &amp;laquo;Se lei non confessa - è la profezia - si beccherà vent&amp;#39;anni&amp;raquo;. Previsione quasi azzeccata, perché l&amp;#39;artigiano viene condannato a 18 anni, ridotti poi a 15 in appello e confermati in cassazione. Lui, per tirarsi fuori da quel disastro, racconterebbe pure quello che non ha fatto, ma il problema è che non sa cosa confessare. Come Crainquebille, il verduraio uscito dalla penna di Anatole France che racconterebbe volentieri il proprio peccato alle forze dell&amp;#39;ordine se solo sapesse qual è. La storia di Barillà si trascina per sette anni mezzo, fino alla svolta nel 1999, come una somma di equivoci: il suo silenzio colmo di angoscia viene scambiato, anche nei verdetti, per lo spessore criminale di un boss incallito. E quei testimoni, amici e parenti, che gli hanno garantito l&amp;#39;alibi narrando per filo e per segno cosa ha fatto, e dove era nelle ore decisive del 13 febbraio 1992, vengono incriminati e rischiano di essere processati a loro volta. L&amp;#39;errore chiama errore.A volte invece si mischia alla prepotenza. Enrico Maria Grecchi, altro nome sconosciuto al grande pubblico e lontano dai riflettori, si fa 654 giorni di cella per traffico di stupefacenti, prima di essere assolto in appello e secondo grado. Con la banda di malfattori lui non c&amp;#39;entra niente. Potrebbe bastare, ma la giustizia si prende la rivincita alleandosi con la burocrazia più ottusa. Succede infatti che il ministro dell&amp;#39;Economia stacchi finalmente l&amp;#39;assegno per l&amp;#39;ingiusta detenzione: 91.560 euro. Stirati. Stiratissimi, molti meno di quelli richiesti perché Grecchi, a sentire i magistrati, non ha schivato l&amp;#39;amicizia con un tipo poco raccomandabile e questo ha indotto in errore i giudici che l&amp;#39;hanno incarcerato. Alla fine, è sempre colpa sua. Ma non è finita. Quei soldi dovrebbero essere un mezzo risarcimento, innescano un nuovo scempio. Nella partita si butta infatti Equitalia che vanta crediti pari a 67.056,21 euro. Pare si tratti di somme legate a tasse automobilistiche. Sembra impossibile, ma dopo tante esitazioni e balbettii, Equitalia piomba come un fulmine sul tesoretto e glielo porta via. Con tanto di bollo del tribunale di Lecco. Nessun rispetto, dunque, per quello che è successo. Lo Stato avrebbe dovuto cospargersi il capo di cenere, invece eccolo azzannare quel gruzzolo sacrosanto. Poi, altro colpo di scena in un procedimento surreale, si scopre che gran parte delle multe contestate, ormai datate, è andata in prescrizione. Una parte, una parte soltanto del malloppo conteso, viene restituita a Grecchi in un andirivieni indecoroso. Errori grandi, errori piccoli. Nel penale e nel civile. Conditi spesso con la pena supplementare del disprezzo. La signora ottantunenne è caduta nella buca? Affari suoi, altro che risarcimento da parte del Comune di Milano. &amp;laquo;È noto - scrive una toga di rito ambrosiano - che con il progredire dell&amp;#39;età il sistema motorio e quello sensoriale (oltre che quello cognitivo) perdono parte della propria efficienza&amp;raquo;. E avanti con diagnosi serrate e impietose. Nessun indennizzo, ci mancherebbe. Ma una conclusione folgorante: se la donna è scivolata è solo colpa sua. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2012/11/21/2012-11-giustizia12_0.jpg" /> <![CDATA[Virzì e De Angelis fanno il pieno di candidature]]> E i film che hanno incassato di più, come Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi? È uno degli assenti ingiustificati dalle candidature ai David di Donatello 2017, principale riconoscimento cinematografico italiano, che come da tradizione snobba le pellicole più &amp;laquo;popolari e assegna riconoscimenti a quelli considerate più d&amp;#39;autore. Giunto alla sua 61esima edizione, è presieduto &amp;laquo;ad interim&amp;raquo; dal regista Giuliano Montaldo. Nel ricordo dello scomparso Gianluigi Rondi, patròn degli Oscar di casa nostra dal 1958, ieri sono state rese note le nomination alla Casa del Cinema, officiante Sky, che trasmetterà la diretta della premiazione il 27 marzo su Sky Cinema Uno, condotta da Alessandro Cattelan.Il tappeto rosso scorre parallelo per Indivisibili di Edoardo De Angelis e La pazza gioia di Paolo Virzì, entrambi forti di 17 candidature. Segue, a distanza di un&amp;#39;incollatura, Veloce come il vento di Matteo Rovere, con 16 candidature, mentre Fai bei sogni di Marco Bellocchio si attesta a 10. Con 9 candidature, ecco La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu; In guerra per amore di Pif ne colleziona 7. Fiore di Alessandro Giovannesi ne conta 6, Le confessioni di Roberto Andò ne annovera 5. E siccome &amp;laquo;un voto per uno non fa male a nessuno&amp;raquo;, dice Montaldo, ecco Pericle il Nero, per esempio, con una candidatura. Dato lo star system italiano, che ruota sempre intorno ai soliti nomi impiegati anche cinque volte in un anno, c&amp;#39;è Valerio Mastandrea candidato a Migliore attore protagonista, per Fai bei sogni e Migliore attore non protagonista per Fiore. Mentre le due brave protagoniste del film di Virzì, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi sembrano incarnare lo slogan &amp;laquo;prendi due e paghi uno&amp;raquo;: entrambe nominate Migliori attrici protagoniste per La pazza gioia. E se Montaldo lancia il monito: &amp;laquo;Meno supermercati e più cinema&amp;raquo;, lamentando il numero crescente di sale chiuse, inevitabile pensare che, con la crisi perdurante, magari è meglio rinunciare a un film scadente che al pane. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487750587-7139107.jpg" /> <![CDATA[L'ipocrita sinistra inglese odia solo a destra]]> Chi scrive è tra coloro che pensano che dagli inglesi abbiamo e avremo sempre da imparare, specialmente in fatto di democrazia. Però, in questa vicenda che vede al centro di una poco amichevole attenzione il presidente degli Stati Uniti Donald Trump c&amp;#39;è qualcosa che fa storcere il naso.Riassumiamo. Entusiasta per l&amp;#39;esito del referendum sulla Brexit, Trump ha riservato alla premier conservatrice britannica Theresa May l&amp;#39;onore della prima visita di un leader straniero alla Casa Bianca dopo il suo insediamento. Che è avvenuta all&amp;#39;insegna del rilancio in grande stile della special relationship tra Londra e Washington e con l&amp;#39;offerta da parte di Trump di un accordo commerciale bilaterale dipinto come ben più vantaggioso di quanto ottenibile in ambito Ue. Tornata a Londra, la May ha ritenuto di dover celermente contraccambiare l&amp;#39;invito, e nella forma di una visita di Stato, la più solenne, quella che prevede la presenza della regina Elisabetta.E qui la faccenda si è complicata a causa dello stile non proprio british del presidente Usa: Trump ha chiarito che non avrebbe gradito incontrare il principe Carlo &amp;laquo;perché fa troppe prediche ecologiste&amp;raquo; e che in caso contrario non avrebbe &amp;laquo;garantito delle sue reazioni&amp;raquo;. A Buckingham Palace, ovviamente, non l&amp;#39;hanno presa bene: la regina ha fatto capire che una visita ufficiale (un gradino meno solenne di quella di Stato, e soprattutto tale da non obbligarla a partecipare alle cerimonie in onore dell&amp;#39;ospite) sarebbe stata preferibile. Gli odiatori professionisti del &amp;laquo;fascista Trump&amp;raquo; hanno colto al volo l&amp;#39;occasione per lanciare una petizione per tenerlo lontano dal Regno, e questa ha raccolto quasi due milioni di firme. Come prevede la legge, se ne è dovuto discutere in Parlamento, e l&amp;#39;opposizione laburista ne ha preso le parti.Ora, per carità: qualche ragione questi signori ce l&amp;#39;hanno pure. E però, come ha opportunamente ricordato un deputato conservatore durante la discussione in aula, nell&amp;#39;ottobre 2015 a Londra è sbarcato un signore che si chiama Xi Jinping, che di mestiere fa il presidente della Cina comunista e che tra le sue note attività annovera la persecuzione attiva degli oppositori politici nel suo Paese, con tanto di carceri ben piene dei medesimi. Per lui, tappeti rossi, tutti gli onori e famiglia reale al gran completo. Qualche politico aveva educatamente criticato lo scarso rispetto dei diritti umani in Cina, ma petizioni non se ne sono viste. A questo punto ci permettiamo di osservare che l&amp;#39;ipocrisia della sinistra è uguale in tutto il mondo. Regno Unito incluso, ahimé. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487750356-president-xi-jinping.jpg" /> <![CDATA[Cassino capitale europea della cultura 2024]]> Il faro del Medioevo si prepara a riaccendere le luci. Cassino e la sua abbazia traboccano storia e saperi, e il sindaco ciociaro Carlo Maria D&amp;rsquo;Alessandro ha pensato di valorizzare questo retaggio unico candidando la città a capitale europea della cultura nel 2024. Anno in cui, ricorda D&amp;rsquo;Alessandro, &amp;ldquo;ricorrerà l&amp;rsquo;ottantesimo anniversario della distruzione dell&amp;rsquo;abbazia di Montecassino e della città&amp;rdquo;. E così, visto il ruolo cruciale del monastero e dei monaci amanuensi che lo abitavano nello sviluppare e diffondere le conoscenze, gettando le basi della moderna cultura europea, ecco l&amp;rsquo;idea di correre per l&amp;rsquo;obiettivo. &amp;ldquo;Il tempo non ci manca &amp;ndash; continua il sindaco - e sono convinto che insieme all&amp;rsquo;abbazia di Montecassino e alla nostra diocesi potremo mettere in piedi un progetto credibile per la valorizzazione di questa porzione di territorio&amp;rdquo;. Un progetto a lunga scadenza, i cui frutti saranno raccolti dalla prossima amministrazione. Ma per il primo cittadino &amp;ldquo;occorre pensare alle prospettive di sviluppo future di una città indipendentemente dalla scadenza dei mandati elettivi&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;occasione, conclude il sindaco, è &amp;ldquo;un&amp;rsquo;eccellente opportunità per riqualificare le città, potenziare il profilo internazionale, valorizzare l&amp;rsquo;immagine dei luoghi agli occhi degli abitanti, ridare vitalità alla cultura e rilanciare il turismo&amp;rdquo;.E se la proposta raccoglie subito il sì convinto di don Donato Ogliari, abate di Montecassino, sulla stella linea c&amp;rsquo;è anche il rettore dell&amp;rsquo;università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale, Giovanni Betta. &amp;ldquo;È una proposta importante&amp;rdquo;, esordisce il rettore, spiegando che si tratta di una &amp;ldquo;straordinaria occasione&amp;rdquo; e che, &amp;ldquo;come sta avvenendo per la proposta di inserire Montecassino tra i patrimoni dell&amp;rsquo;umanità dell&amp;rsquo;Unesco, la candidatura a capitale europea della cultura vedrà certamente la nostra università lavorare in sinergia con il comune e le altre istituzioni coinvolte&amp;rdquo;. Anche la delegata di Betta per la diffusione della cultura e della conoscenza, Giulia Orofino, sostiene il progetto. &amp;ldquo;Montecassino è stato il fulcro della formazione e della trasmissione della cultura in Europa, e la recente storia di Cassino dimostra che la città può accreditarsi come moderno luogo di recupero attivo di memoria e di pacificazione interculturale&amp;rdquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487750086-cassino-italy.jpg" /> <![CDATA[Belle donne, golf e milioni Ecco il volto del vero Trump]]> Per gentile concessione di Newton Compton Editori pubblichiamo alcuni stralci del primo capitolo del nuovo libro di Alan Friedman &amp;laquo;Questa non è l&amp;#39;America&amp;raquo;, che sarà presentato il 27 febbraio alle 18.30 presso la libreria La Feltrinelli in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Saranno presenti l&amp;#39;autore, Ferruccio De Bortoli e Sergio Romano, coordinati da Daniele Manca. Il libro del politologo americano è dedicato ai retroscena dell&amp;#39;America di Donald Trump, il nuovo presidente outsider che ha rivoluzionato il panorama politico del suo Paese e - a cascata - sta provocando cambiamenti in tutti i principali quadranti della geopolitica mondiale.&amp;laquo;L&amp;#39; idea dell&amp;#39;euro non mi è mai piaciuta. Fin dal primo giorno. E non mi piace nemmeno adesso. Credo che complichi le cose, a dire il vero. Tutta quella burocrazia a Bruxelles, così tante differenze tra i singoli Stati, come la tassazione. Non mi piaceva quando è venuto fuori l&amp;#39;euro e non ho certo cambiato idea&amp;raquo;. Donald Trump condanna l&amp;#39;euro. L&amp;#39;attimo seguente se la prende con Angela Merkel, Barack Obama, e Hillary Clinton. Subito dopo passa a magnificare sia la Brexit che Vladimir Putin. Per poi lanciarsi in un racconto celebrativo sul suo nuovo campo da golf, appena risistemato, in Scozia. È fatto così. Trump è seduto a un elegante tavolo di mogano laccato nell&amp;#39;area salotto del Trump Force One, un lussuoso Boeing 757 parcheggiato nella zona di carico e scarico del George Bush Intercontinental Airport di Houston. È il 17 giugno 2016, tre giorni dopo il settantesimo compleanno di Trump. È passato quasi un anno esatto dal celebre giorno in cui l&amp;#39;impetuoso miliardario, scendendo dalla scala mobile della Trump Tower, ha annunciato la sua candidatura. Fuori, sull&amp;#39;asfalto bollente, ci sono 37 gradi, è un pomeriggio di giugno e l&amp;#39;enorme aereo è circondato da una dozzina di Chevrolet Suburban grigie corazzate dall&amp;#39;aspetto minaccioso - con dentro dei tipi che fanno certamente parte dei servizi segreti - e da Cadillac Escalade nere di proprietà dei finanziatori texani di Trump (...). Trump è appena arrivato da San Antonio, dove ha partecipato a un evento di raccolta fondi, e si prepara ad affrontarne un altro nei ricchi sobborghi di Houston. Dopo poche ore volerà a un comizio a Phoenix, e indosserà i panni incendiari del personaggio pubblico, guidando migliaia di sostenitori nel rabbioso coro: &amp;laquo;Costruiamo quel Muro! Costruiamo quel Muro!&amp;raquo;. Ma in questo esatto momento è nel suo covo, a proprio agio e al sicuro. È rilassato, affabile, perfino misurato; ha appena messo le mani sulla nomination repubblicana. Mentre l&amp;#39;onda d&amp;#39;urto dello choc provocato dal massacro di Orlando continua a propagarsi per l&amp;#39;America, Trump coglie al volo l&amp;#39;occasione per condannare &amp;laquo;il disgustoso terrorismo&amp;raquo;. Giura che se verrà eletto presidente spazzerà via l&amp;#39;Isis e tutto &amp;laquo;il terrorismo islamico radicale&amp;raquo; dalla faccia della Terra. Non dice come ci riuscirà. &amp;laquo;Credimi&amp;raquo;, ripete con la sincerità del venditore consumato, &amp;laquo;lo faremo&amp;raquo;. Trump salta da un argomento all&amp;#39;altro. Improvvisamente stiamo parlando del suo nuovo campo da golf in Scozia. Più tardi, in settimana, dice che volerà fino all&amp;#39;Ayrshire, sulla paradisiaca costa occidentale della Scozia, per inaugurare il Trump Turnberry Resort and Golf Course, ristrutturato senza badare a spese. &amp;laquo;Non vedo l&amp;#39;ora di andare in Scozia&amp;raquo;, confessa con un largo sorriso. &amp;laquo;Abbiamo investito un sacco di soldi per rifare il Turnberry, circa 200 milioni, ed è venuto un lavoro fantastico. È magnifico. Abbiamo sventrato l&amp;#39;edificio e rifatto il campo da golf, e ci siamo riusciti seguendo i più alti standard di qualità. La nona buca è stata spostata verso l&amp;#39;oceano, una cosa incredibile&amp;raquo; (...).Per tutta la nostra conversazione a bordo del suo jet privato è apparso calmo e di buon umore. Il Donald Trump privato è un florido uomo d&amp;#39;affari di New York, con gusti da parvenu, in procinto di cenare al Club 21. Ma è anche un conversatore imprevedibile, un affabulatore che adora il suono della sua stessa voce, un uomo che ha difficoltà a concentrarsi su un singolo argomento per più di qualche minuto (...).&amp;laquo;The Apprentice&amp;raquo; presentava la Trump Organization come un magnifico posto di lavoro e Trump come un grande uomo d&amp;#39;affari, un saggio della finanza. Lo show non solo lo faceva sentire realizzato avendogli permesso di conquistare un&amp;#39;identità precisa e riconosciuta, ma ha anche aumentato le entrate finanziarie e rafforzato il brand Trump. Senza contare il fatto che lo ha reso estremamente sicuro delle sue capacità di sedurre le donne. Nel 2005, a Hollywood, il tycoon è stato registrato di nascosto mentre esprimeva la sua opinione sulle donne: &amp;laquo;Quando vedo una donna bellissima sono attratto automaticamente&amp;raquo;, ha detto Trump. &amp;laquo;Inizio a baciarle. Sono come un magnete. Le bacio e basta. Non aspetto nemmeno. E se sei una star te lo lasciano fare. Puoi fare quello che vuoi&amp;raquo; (...).La nazione non dimenticherà mai l&amp;#39;arrivo della famiglia Trump nella sala da ballo dell&amp;#39;Hilton di New York, sulla Sesta, e soprattutto le smorfie annoiate del giovane Barron Trump, quinto figlio di Trump, di dieci anni. Ma quale America aveva appena consegnato a Trump quella sconcertante vittoria? Dopo le elezioni più volgari e rozze della storia americana recente, Trump era finalmente vincitore, destinato a presiedere una nazione ferita, una società lacerata da paura e rabbia, e da livelli di razzismo crescenti. Una società divisa, una politica arroccata su posizioni estreme e un livello di odio come non si vedevano da decenni. E se l&amp;#39;America era spaccata, in parte, era anche a causa sua (...).A New York Donald Trump era considerato un imprenditore arrivista che veniva dal Queens. È stato sempre snobbato dalle famiglie dell&amp;#39;alta società newyorkese. Era forse inevitabile che venisse trattato con un certo disprezzo un uomo che aveva volgarmente magnificato le glorie del proprio successo, uno che per decenni aveva messo in vetrina il suo opulento stile di vita e ne aveva fatto un modello di consumismo abbagliante. Nel mondo di Donald Trump l&amp;#39;opulenza era un valore e il metro di giudizio era basato su un principio elementare: più luccica, meglio è. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/19/1487508590-olycom-20170218175445-22229023.jpg" /> <![CDATA[Convincerò i non lettori che a Milano adesso è Tempo di libri]]> A Torino, per la 30esima edizione del Salone del Libro, che si terrà dal 18 al 22 maggio e oggi rivelerà il tema, il direttore è Nicola Lagioia, premio Strega 2015, scrittore e anche editor, classe 1973. A Milano per Tempo di Libri il salone partorito da Aie e FieraMilano, che si terrà dal 19 al 23 aprile - curatrice del programma generale è Chiara Valerio, scrittrice, redattrice e traduttrice, classe 1978. Su di loro, grandi aspettative: stavolta non è burokratia nemmeno per equivoco, figuriamoci, non sono nomine istituzionali, ma di espertissimi del settore, inventori di storie, relativamente giovani intellò italiani. Chiara Valerio in particolare, con un pedigree radical chic inappuntabile: redattrice di Nuovi Argomenti e Nazione Indiana, editor di nicchia con la Nottetempo di Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, già nella scuderia di Concita De Gregorio, collaboratrice di Rai Radio3 e autrice in scuderia Einaudi. E su di lei le attese sono anche più trepidanti, perché Tempo di Libri è una scommessa nata spaccando in due l&amp;#39;ambiente editoriale.Che cos&amp;#39;è Tempo di Libri?&amp;laquo;Non è un pranzo di gala e non è un&amp;#39;opera letteraria, un disegno, un ricamo. E nel contempo lo è. Non la si potrebbe fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, ma stiamo provando a farlo. Insomma somiglia a una rivoluzione, forse più in senso astronomico però, cosa che, vista la grande presenza degli scienziati, mi fa molto sorridere&amp;raquo;.Perché un editore dovrebbe essere presente?&amp;laquo;Perché no? Ci sono due bellissimi padiglioni, un programma innovativo, a tutti è stato consegnato un alfabeto che funziona solo in mano a un editore e dunque per la prima volta gli editori sono i consulenti al programma della fiera, la pensiamo non solo grazie a loro e ai libri che pubblicano ma con loro. Perché mancare?&amp;raquo;.Perché un lettore vorrebbe essere presente?&amp;laquo;Perché la fiera è organizzata per temi, non ci sono presentazioni di libri, ma discussioni su temi che partono dalle lettere dell&amp;#39;alfabeto e si poggiano sui libri scritti dagli autori. Perché i lettori sono anarchici e curiosi. E così è la fiera&amp;raquo;.Perché uno scrittore come lei se ne occupa?&amp;laquo;Scrivere non è un punto di vista, è una postura. Scrittore non è uno stato, si è scrittori mentre si scrive. Me ne occupo più da lettrice che da scrittrice. Ogni lettore compone gli scaffali della sua libreria, sposta volumi, sceglie come catalogare o come non catalogare, avvicina e allontana volumi, riposiziona, ci ripensa, torna alla prima disposizione&amp;raquo;.Qual è il concetto che sta sotto al suo programma?&amp;laquo;Le dico la verità? Porzia nel Mercante di Venezia: Nulla esiste se non in relazione. Dunque la relazione tra uno scrittore e la sua opera, tra un traduttore e le sue traduzioni, tra uno scienziato e le sue teorie, tra una rosa e una prosa, cose così, tra un giornalista e la sua inchiesta, un fotografo e i suoi obiettivi, un attore e la sua voce o il suo corpo. La relazione&amp;raquo;.Due ospiti irrinunciabili a Tempo di Libri.&amp;laquo;Tutti e nessuno, ma sono molto contenta che venga Antonia S. Byatt, in un dialogo con la sua traduttrice da Possessione in poi, Anna Nadotti. E Tom Drury: se non lo ancora letto, che fortuna, ma diciamo che se lei fosse americana saprebbe che i giornali americani titolano Perché Tom Drury rimane il più grande scrittore americano di cui non avete mai sentito parlare?. Ecco, NNE editore lo ha tradotto e lo fa uscire per la fiera&amp;raquo;.Due incontri irrinunciabili.&amp;laquo;Non ne esistono. Ma sono contenta della storia nella quale è inciampato o lei in lui Mauro Pescio, di Pascal di Radio 2. La signora Lidia Cova, la prima abbonata del Piccolo Teatro, che è stato fondato nel 1947. Con Mauro abbiamo pensato di metterla in scena, di ruotare la sua poltrona di spettatrice di 180 gradi, fino sul palco. Per raccontare che cosa è e che cosa è stata a Milano, e che cosa siamo noi. Ecco, assistere all&amp;#39;intervista della signora Lidia Cova, non vedo l&amp;#39;ora. Poi, Paolo Zellini e Licia Troisi che dialogano su numeri e mitologie, anche fantasy. Un matematico e una astrofisica. Ci saranno molti scienziati a Tempo di Libri&amp;raquo;.Un libro irrinunciabile.&amp;laquo;Il Talmud babilonese, edito da Giuntina, in collaborazione con l&amp;#39;istituto di Linguistica computazionale del Cnr. Ci saranno i matematici, i linguisti e un rabbino. Ha mai letto il Golem di Meyrink? Parole, automi ed ebraismo sono molto connessi&amp;raquo;.Che budget ha a disposizione?&amp;laquo;Se stessimo giocando a Monopoli, non potrei comprare Parco della Vittoria&amp;raquo;.Che avrebbe fatto con più soldi?&amp;laquo;Un musical. Se lo immagina un balletto sugli anniversari di quest&amp;#39;anno? Jane Austen, centesima tappa del giro d&amp;#39;Italia, Totò, tipo moon-step, e la rivoluzione russa, pieno di cappotti e cappelli e stelle, e Summer of love, l&amp;#39;estate del &amp;#39;67, tutti a colori lisergici&amp;raquo;.Che cosa direbbe a un non-lettore per convincerlo a venire a Tempo di Libri?&amp;laquo;Ci sarà da mangiare&amp;raquo;.E per convincerlo a leggere?&amp;laquo;Ci saranno da mangiare cose che potrai scoprire prima leggendo Harry Potter. Sì, proprio Harry Potter di cui hai visto il film. Ma nel film non hanno cucinato tutto&amp;raquo;.Che cosa c&amp;#39;entra una fiera del libro con la letteratura?&amp;laquo;Non avendo nessuna tensione educativa penso che una fiera del libro come quella che stiamo organizzando a Milano sarà una tale vetrina colorata di libri che a chiunque farà l&amp;#39;effetto del banco gelati quando eravamo bambini. Questo direi al non-lettore: vieni e prenditi un gelato&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487749144-7139053.jpg" /> <![CDATA[Bombe carta e tirapugni: i tassisti scatenano la rivolta]]> Bombe carta, tirapugni e vetrate in frantumi. La settimana di sciopero dei tassisti contro l&amp;rsquo;emendamento Lanzillotta al decreto legge Milleproroghe, in discussione ieri pomeriggio alla Camera, si è conclusa con un&amp;rsquo;esplosione di violenza. Migliaia di autisti provenienti da tutta Italia si sono riversati nel centro di Roma. Accanto a loro c&amp;rsquo;erano gli ambulanti, scesi in piazza contro la direttiva europea Bolkenstein.La protesta, dopo alcune scaramucce, si è trasformata in guerriglia. Quattro persone sono state arrestate, tra cui due militanti di Forza Nuova. La sede del Pd, in largo del Nazareno, è stata teatro di scontri tra poliziotti e facinorosi. Quattro agenti e tre dimostranti sono rimasti feriti. Il più grave un ambulante di sessant&amp;rsquo;anni. Il pomo della discordia è l&amp;rsquo;emendamento, secondo i tassisti &amp;laquo;salva-Uber&amp;raquo;, presentato da Linda Lanzillotta e Roberto Cociancich, senatori del Pd. La proposta di modifica prevede di far slittare, al 31 dicembre 2017, l&amp;rsquo;entrata in vigore delle misure che limitano i servizi di noleggio con conducente. I tassisti, che accusano i conducenti Uber di concorrenza sleale, vedono la proroga dei tempi come fumo negli occhi e ritengono il governo responsabile della deregolamentazione del settore. Il Milleproroghe, di fatto, fa invece un regalo ai venditori ambulanti.Questi ultimi, schierati contro l&amp;rsquo;obbligo di mettere al bando periodicamente le concessioni di spazi pubblici previsto dalla direttiva Bolkestein, si sono visti prorogare a dicembre 2018 le autorizzazioni in scadenza. Ai manifestanti, che chiedono di essere esclusi sine die dal nuovo regime, non basta. Tassisti e venditori si sono ritrovati alle otto del mattino di fronte a Montecitorio. Petardi e bombe carta sono stati scagliati nella piazza e nelle vie limitrofe a partire dal pomeriggio. Gli scoppi hanno mandato in frantumi le finestre di alcuni palazzi all&amp;rsquo;angolo di via Aquino, le vetrate di una banca e un rosone del palazzo settecentesco Macchi di Cellere. Al lancio di bottiglie e oggetti davanti a Palazzo Chigi e alla sede del Pd, le forze dell&amp;rsquo;ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento.Il fiume di manifestanti si è riversato lungo via del Corso e via del Tritone, che sono state chiuse al traffico provocando forti disagi alla circolazione. Ingorghi anche a Porta Pia, dove ha sede il ministero delle Infrastrutture. Qui i vigili urbani sono stati costretti a chiudere al traffico un tratto di via Nomentana. Nel pomeriggio, i rappresentanti dei tassisti sono stati ricevuti dal ministro Graziano Delrio, dal suo vice Riccardo Nencini e dalla sottosegretaria Simona Vicari. I manifestanti hanno atteso la fine dell&amp;rsquo;incontro sotto il ministero. Alcuni hanno intonato l&amp;rsquo;inno di Mameli, altri cori da stadio contro la senatrice Lanzillotta. Il tutto scandito dall&amp;rsquo;esplosione di bombe carta e fumogeni. Hanno avuto udienza anche gli ambulanti, ricevuti dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. &amp;laquo;Ci vedremo ancora la prossima settimana, ma il ministro è stato chiaro, è a favore della Bolkenstein&amp;raquo;, hanno detto i rappresentanti dei venditori. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487748748-tirapugni-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Péguy contro i taglialegna che hanno reciso le radici dell'umanità]]> Una cenere intellettuale è caduta su tutto il mondo. Un atomo di cenere non è nulla e le prime cadute dei primi atomi di cenere furono gioiosamente accolte. Che bei cieli, dicevano, che bei cieli ci fanno queste ceneri che cominciano a cadere. (...) Non c&amp;#39;è nulla di così bello che dei cieli con la cenere. Finalmente abbiamo dei cieli con la cenere. Le prime cadute furono accolte gioiosamente. Cominciava a esser troppo tempo da che quel fastidioso, da che quell&amp;#39;imbecille di cielo era azzurro. E gli alberi. Si tratta soprattutto degli alberi. Diventava dannoso, tutto quel verde, sin dal tempo in cui quelle foglie di quegli alberi erano verdi. Come quelle ceneri su quei verdi andavano a dar delle tinte nuove, delle tinte plumbee, delle tinte livide, delle tinte morbose (dicevano ancora morbose, quegli imbecilli). Le prime cadute di cenere sulle foglie degli alberi furono accolte gioiosamente. Era davvero buffo. Diventava molto divertente. Oggi che tutto il mondo è ricoperto da quel drappo funebre, che tutti i testi scompaiono sepolti sotto tutti i commenti, che tutti i testi vivi sono sdraiati morti sotto la polvere muta e sotto la cenere del chiacchiericcio delle glosse, che tutti gli spiriti si irrigidiscono sotto le demografie, le società sotto le sociologie, che i monumenti cadono sotto le archeologie, che le inscrizioni si sgretolano sotto le epigrafie, che gli affreschi si scrostano, che le nazioni scompaiono sotto le demagogie, che le infanzie stesse tutte scompaiono sotto le pedagogie, che ogni vita scompare sotto il sudario della registrazione, che ogni invenzione è morta, che tutti gli istinti si vitrificano in intelletti, che tutte le razze (verticali) si stratificano in classi (orizzontali), che tutti i miti, caro signor Sorel, si sparpagliano in dialettiche, oggi che ogni razza, ogni linfa, ogni fonte è sepolta sotto questo trascinarsi mortuario, sotto il trascinarsi nevoso e spugnoso e sporco di tutta questa cenere l&amp;#39;umanità sprofondata forse infine si smuove; orgogliosa e trionfante apparentemente; sordamente scavata dal non fare eternalmente la figura della mummia; speciosamente baldanzosa, sordamente scavata da questa inquietudine si chiede da dove potrà mai far venire il ricorso, in attesa che ansiosa domandi e che forse gridi da dove potrà mai domandare soccorso.Ignoranza moderna, provvisoriamente noncuranza, oblio, disconoscimento, amnesia dell&amp;#39;eterno. Indegno successore del grande mondo ellenico. Indegno successore del grande mondo cristiano. (Tra tanti mondi i due soli che abbiamo, provvisoriamente, serbato.) Ma indegno predecessore, di che mondo? (...)Ciò che colpisce immediatamente ogni anima un po&amp;#39; seria: che un mondo nuovo, veramente degno di questo nome, e di questo nome di mondo e di questo nome di nuovo, che una filosofia nuova, veramente nuova, che un sistema nuovo di vita e di pensiero, di metafisica e d&amp;#39;azione, di morale e d&amp;#39;abbraccio, che un mito nuovo non può introdursi e funzionare, non può inserirsi nella storia del mondo, non può inscriversi nel lignaggio ulteriore eterno, non può inserirsi nel tessuto, vegetale, nell&amp;#39;arborescenza dell&amp;#39;umanità, che un&amp;#39;umanità nuova infine, veramente degna di questo nome di umanità e di questo nome di nuova, non può nascere, vivere e morire, anche nascere male, anche vivere male, anche morire male, non continuando scioccamente, goffamente e nei sentieri che sono ormai dei sentieri di sterilità l&amp;#39;umanità precedente, ma che essa non può nascere, vivere e morire, anche piccinamente, anche umanamente, se non operando, al di sotto di una o più delle sue umanità precedenti, chiaramente al di sotto dell&amp;#39;umanità che le è immediatamente precedente, un disoriginarsi più profondo nelle primordiali risorse della comune umanità.Una sorta di dilaceramento nelle sue radici, nelle sue risorse più profonde; una sorta di disoriginamento delle fonti e delle risorse ancora insospettate.L&amp;#39;umanità non procede affatto come credono precisamente questi moderni e c&amp;#39;è bisogno che questi moderni credano precisamente che l&amp;#39;umanità proceda così, voglio dire come credono in effetti che essa proceda, noi mostreremo che questa falsa credenza fa parte integrante, essenziale del loro sistema e della loro metafisica, l&amp;#39;umanità non procede affatto per prolungamenti, aggiunte, assemblaggi, sovraddizionamenti, cominciamenti superficiali e vermicolari, per segmenti messi pezzo a pezzo, penosamente congiunti, contrapposti, giustapposti. (...) L&amp;#39;umanità generalmente non procede affatto, in quest&amp;#39;ordine e in questo senso, per saldature, suture, piombature né per aggiustamenti. Non procede affatto per prolungamenti né ricollegamenti. (...) Più o meno arbitrari. Non si distende affatto come quei binari di strada ferrata, lineari, paralleli, che avanzano, che progrediscono omogenei. (...)Naturale, procede naturalmente, secondo un metodo, secondo un ritmo naturale. Organica, procede organicamente, secondo un metodo, secondo un ritmo organico; fa specialmente delle crescenze che danno sensibilmente un ritmo vegetale, arborescente. Un&amp;#39;umanità ulteriore, veramente degna di questo nome, di farne, di esserne una di più, dopo tante altre, di figurare, quando è il suo turno, su questo grande calendario dei nomi delle umanità che hanno lasciato un nome, un&amp;#39;umanità ulteriore nominabile non viene alla luce dopo e su un&amp;#39;umanità anteriore se non fa appello a una linfa più profonda, se non fa appello a un ritorno alle origini più profondo nelle comuni fonti di linfa della perpetuamente arborescente umanità.Traduzione di Marco Settimini <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487748595-7139043.jpg" /> <![CDATA[Tajani, attacco al rigore Ma scoppia il caso dell'ambasciatore Usa]]> Roma. &amp;laquo;Non possiamo pensare di avere solo il pilastro del rigore e non quello della crescita: su questo l&amp;#39;Europa è sembrata debole&amp;raquo;. Il presidente dell&amp;#39;Europarlamento, Antonio Tajani, ieri nel corso di un forum presso l&amp;#39;agenzia Ansa ha espresso la propria perplessità sull&amp;#39;eccessivo irrigidimento nelle politiche di austerità. Tajani, che è sempre stato un convinto europeista, non vuol certo contestare i Trattati, ma solamente sottolineare come l&amp;#39;aggiustamento dei conti possa essere conseguito meglio attraverso politiche di stimolo.Questa presa di posizione è sicuramente un buon viatico per le ragioni dell&amp;#39;Italia dinanzi alle istituzioni comunitarie. Ma nella dichiarazione del numero uno del Parlamento Ue c&amp;#39;è di più: l&amp;#39;apertura di un dibattito sul superamento del &amp;laquo;rigorismo&amp;raquo; che la Bce ha in qualche modo già affrontato ospitando un workshop sul tema nello scorso dicembre. Al centro della discussione, infatti, è stato posto un saggio di tre economisti (due americani, House e Tesar, e uno svizzero Proebsting) sugli svantaggi dell&amp;#39;austerity. Secondo questo studio pubblicato negli Usa a settembre dell&amp;#39;anno scorso, il Pil dei &amp;laquo;Piigs&amp;raquo; (Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna) tra il 2010 e il 2014 si sarebbe contratto solo dell&amp;#39;1% se non si fossero adottate misure draconiane di taglio della spesa in quel periodo. Di conseguenza il rapporto debito/Pil si sarebbe incrementato di soli otto punti percentuali anziché 16 se non si fosse perseverato nella ricerca impossibile del pareggio di bilancio.&amp;laquo;La crisi ha bisogno di riposte e forse le risposte non sono state all&amp;#39;altezza finora&amp;raquo;, ha aggiunto Tajani, sottolineando come la mancata sintesi sulle grandi difficoltà dell&amp;#39;Europa (immigrazione, terrorismo e crisi) abbia finito con il far crescere movimenti populisti &amp;laquo;che su queste impasse hanno raccolto consenso&amp;raquo;.Ora Tajani è alle prese con una nuova difficoltà: le relazioni con la nuova amministrazione Trump. Ieri il presidente dell&amp;#39;europarlamento ha ribadito la propria opposizione all&amp;#39;eventuale nomina di Ted Malloch come ambasciatore Usa presso l&amp;#39;Ue. &amp;laquo;Siamo disponibili ad ascoltare tutti i consigli e tutte le critiche, ma non siamo disposti ad accettare insulti da persone che probabilmente non conoscono l&amp;#39;Unione Europea e che il parlamento europeo ha dichiarato non gradite&amp;raquo;, ha detto riferendosi alla lettera con cui i capigruppo all&amp;#39;Europarlamento di Ppe, Pse e Liberali hanno chiesto a Commissione e Consiglio di bocciare l&amp;#39;eventuale richiesta di accreditamento di Malloch. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/01/17/1484683970-lapresse-20170117112133-21861926.jpg" /> <![CDATA[Eurolandia torna a correre Volano tutti, Italia esclusa]]> L&amp;#39;Europa vede la ripresa. Per l&amp;#39;Italia, invece, è ancora un miraggio e la debolezza della situazione economica complessiva non depone a favore del nostro Paese a fronte di un sempre più probabile cambiamento della politica monetaria della Bce nel prossimo futuro.Ieri è stato diffuso l&amp;#39;indice manifatturiero Pmi dell&amp;#39;Eurozona: a febbraio ha segnato 56 punti dai 54,4 del mese precedente. È il livello più elevato da aprile 2011, ossia prima che la crisi del debito sovrano deflagrasse. Il trend indica, secondo gli analisti di Unicredit, che il ritmo di crescita del Pil dell&amp;#39;area che adotta la moneta unica potrebbe sostenuto (+2,5% a livello annualizzato nel primo trimestre; altri analisti stimano un +0,6% su base trimestrale) anche perché il sottoindice sull&amp;#39;occupazione è ai massimi da agosto 2007. La maggior parte degli economisti, osservando questa evoluzione congiunturale che si accompagna a una decisa risalita dell&amp;#39;inflazione (oltre l&amp;#39;1% su base annua), concorda nel ritenere che la politica dei tassi a zero potrebbe ben presto essere rivista al rialzo.Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha comunque assicurato che il programma di acquisto di titoli di Stato continuerà fino all&amp;#39;anno prossimo anche se a un ritmo meno sostenuto (60 miliardi mensili contro gli attuali 80). Arriverà relativamente presto il momento nel quale l&amp;#39;Italia dovrà fare i conti con se stessa più che con l&amp;#39;Europa. Ieri il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha ribadito che &amp;laquo;l&amp;#39;euro non significa austerità cieca e questo è il motivo per cui l&amp;#39;Italia può spendere 19 miliardi di euro in più senza essere sanzionata secondo il Patto&amp;raquo;. Un riferimento alla procedura di infrazione evitata per la legge di Stabilità 2016 grazie alla flessibilità concessa per le pseudoriforme renziane. Anche sulla legge di Bilancio 2017 il ministro dell&amp;#39;Economia Padoan è riuscito a guadagnare un po&amp;#39; di tempo: la manovra correttiva da 3,4 miliardi sarà varata ad aprile, il rapporto sul debito pubblico dei Paesi Ue varato oggi dalla Commissione non farà scattare la messa in mora automatica (evidenzierà soltanto l&amp;#39;insoddisfacente andamento del deficit strutturale) e a maggio tutto si concluderà con un compromesso. &amp;laquo;La correzione si farà e toglierà ogni dubbio&amp;raquo;, ha chiosato Padoan. A Bruxelles, però, serpeggia il malcontento e il rapporto stigmatizzerà &amp;laquo;il rallentamento delle riforme a causa della situazione politica&amp;raquo;.Il monito di Juncker è chiaro: l&amp;#39;Italia ha già avuto tanto. Tenendo conto che ogni punto percentuale in più di tassi di interesse significa 20 miliardi di spesa per interessi sul debito pubblico monstre, starà al nostro Paese rimettersi in riga. Semplice a parole, ma non in pratica perché con un tasso di disoccupazione del 12% (40% quella giovanile), un&amp;#39;inflazione tornata da poco in territorio positivo e con una produzione industriale che ha ritrovato un po&amp;#39; di slancio, qualsiasi correzione dei conti pregiudicherebbe la &amp;laquo;ripresina&amp;raquo;. Senza contare che il lieve incremento dei prezzi al consumo erode il potere d&amp;#39;acquisto già non elevato delle famiglie.Il numero uno della Commissione Ue ieri non ha voluto infierire nei confronti dell&amp;#39;Italia, come non lo ha fatto in passato il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Juncker ha però precisato di essere favorevole a &amp;laquo;un&amp;#39;Europa a più velocità&amp;raquo;, come auspicato dalla Germania di Angela Merkel. In questo convoglio il nostro Paese si appresta a essere un vagone di coda. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/01/28/1485614082-ue-lapressefo-54062658.jpg" /> <![CDATA[Berlusconi vede la rivincita. E la Lega ora abbassa i toni]]> Il Pd crolla nei sondaggi e Berlusconi prepara la rivincita. Salvini intanto abbassa i toni e le diplomazie lavorano per ricucire il centrodestra. Il leader della Lega, consapevole che il Pd è in caduta libera, abbassa i toni dello scontro con gli azzurri: festeggia l&amp;#39;accordo con Forza Italia per le Amministrative e per le Politiche comincia ad essere possibilista: &amp;laquo;Un conto è il locale e un conto è il nazionale, ma conto che Berlusconi arrivi sulle nostre posizioni&amp;raquo;. E ancora: &amp;laquo;Il problema è mandare a casa Renzi, Gentiloni, D&amp;#39;Alema Emiliano e Rossi. Quelli sono i miei avversari; con gli altri, alleati o potenziali alleati, si ragionerà&amp;raquo;. Quindi scherza: &amp;laquo;Nessuna alleanza con Berlusconi se vendono Donnarumma&amp;raquo;. Una sterzata rispetto alle bordate delle ultime settimane.Nonostante il Cavaliere abbia annullato tutti gli impegni romani, lavora incessantemente nel suo quartier generale di Arcore. Incontra esponenti della società civile e giovani imprenditori capaci di dare idee al partito. L&amp;#39;obiettivo è creare attorno a sé un pensatoio in grado di lavorare in sinergia col partito. Ad Arcore pare sia un via vai di professori universitari, uomini d&amp;#39;azienda, professionisti ed economisti che danno spunti al nuovo programma di Forza Italia. &amp;laquo;L&amp;#39;albero delle libertà&amp;raquo; prende forma con un&amp;#39;attenzione particolare al sociale e ma anche ai conti sballati lasciati in eredità dai governi di sinistra.Berlusconi vede la rivincita dietro l&amp;#39;angolo anche perché gli immancabili sondaggi parlano di un vero e proprio tracollo del Pd. Scissione o meno, il partito di Renzi potrebbe perdere almeno 6 punti percentuali. Il che, ad oggi, vorrebbe dire spianare la strada a Grillo, vero incubo per il Paese. Ecco perché il Cavaliere chiede a tutti responsabilità e invia i propri diplomatici a destra e a manca. Con la consapevolezza di essere tornato centrale più che mai nel panorama politico, l&amp;#39;ex premier vuol parlare con tutti. Toti ma anche Romani, Brunetta e soprattutto Licia Ronzulli, tengono i rapporti con la Lega e Fratelli d&amp;#39;Italia. Intanto è tornato a telefonare ad Arcore pure Alfano, in tilt dopo la caduta di Renzi. Il Cavaliere ascolta tutti, s&amp;#39;informa, valuta tutti i possibili sviluppi di una eventuale spaccatura a sinistra.A tenere i canali aperti con il Pd è Gianni Letta, il Richelieu azzurro che poi riferisce al capo. Quello che pare improbabile è un soccorso a Gentiloni qualora la crisi del Pd dovesse travolgerlo; anche se il leader di Forza Italia non vuole il voto anticipato, preferendo arrivare a fine legislatura.Il motivo è l&amp;#39;attesa, snervante, della sentenza della corte di Strasburgo. Sui tempi ci sono soltanto rumors: c&amp;#39;è chi dice prima dell&amp;#39;estate e chi paventa l&amp;#39;autunno. E poi dovrebbe riesprimersi il governo e ancora gli eurogiudici. Insomma, un calvario. Sui tempi, però, Berlusconi ha due alleati: il capo dello Stato, che non vorrebbe sciogliere le Camere; e il Parlamento, che difficilmente troverà un accordo a breve sulla legge elettorale. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/24/1466748436-berlusconi.jpg" /> <![CDATA[Renzi fa l'esule in California: si sono scissi gli scissionisti]]> Ieri mattina ha vergato dall&amp;#39;aeroporto la sua e-news, prendendo atto della &amp;laquo;fuoriuscita&amp;raquo; dei bersaniani, e poi vola oltreoceano.Destinazione California, proprio mentre nella Roma assediata dalle squadracce dei tassisti si riunisce la Direzione del Pd per avviare la macchina congressuale. &amp;laquo;Sono in partenza per qualche giorno spiega -. Vi racconterò sul blog il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Soprattutto nel campo del fotovoltaico, un settore dove si incrociano innovazione, sviluppo e ambiente. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell&amp;#39;innovazione. Un viaggio preparato da tempo, ma di cui aveva informato solo i fedelissimi, e caduto al momento giusto per allontanarsi dalle beghe interne pre-scissione. E per risparmiarsi anche l&amp;#39;ultima surreale giravolta del pugliese Michele Emiliano, che ieri con confuse citazioni di Che Guevara e don Milani è tornato per l&amp;#39;ennesima volta sui suoi passi annunciando in Direzione la propria candidatura a segretario del Pd, lo stesso partito che solo tre giorni fa aveva annunciato di voler lasciare.L&amp;#39;ex premier, che conosce i suoi polli, era convinto già da giorni che Emiliano stesse disperatamente cercando &amp;laquo;una giustificazione per rinculare&amp;raquo;, mollare D&amp;#39;Alema e Bersani al proprio destino e calcare il palcoscenico delle primarie: &amp;laquo;Avete visto? Alla fine è andata come prevedevo: a scindersi sono stati gli scissionisti&amp;raquo;, commenta con i suoi.Renzi vola dunque in California, lasciando Matteo Orfini e Lorenzo Guerini a presidiare il campo e gestire la riunione della Direzione dove in assenza del segretario uscente si fa un replay su piccola scala del dibattito all&amp;#39;Assemblea del Parco dei Principi: appelli di Gianni Cuperlo che invita a rinviare le primarie a luglio per trattenere gli scissionisti; appelli di Piero Fassino che chiede ai secessionisti di restare; poi il pugliese Francesco Boccia che apre la strada al dietrofront di Emiliano. Intanto il capo-scissionista Roberto Speranza prende a male parole il governatore pugliese che ha tradito, accusandolo di &amp;laquo;restare nel Partito di Renzi&amp;raquo;, e i bersaniani fanno e rifanno i conti dei parlamentari che si porteranno dietro. E che saranno meno del previsto, perché molti deputati pressati dalla base nei loro collegi si stanno tirando indietro: alla fine potrebbero essere tra i 16 e i 18 a confluire nel nuovo gruppo. Col rischio che gli ex Pd siano meno degli ex Sel.Il percorso congressuale sarà serrato: al Nazareno si prefiggono di tenere le primarie il 9 aprile prossimo, e auspicano che a questo punto si candidi anche Andrea Orlando, l&amp;#39;unico in grado di attirare i voti della sinistra interna e di rappresentare un interlocutore politico credibile. &amp;laquo;Anche perché Emiliano, una volta sconfitto alle primarie, se ne tornerà in Puglia&amp;raquo;, ragiona un renziano. La sfida non preoccupa Renzi, che secondo i sondaggi vincerebbe chiunque siano gli sfidanti con percentuali tra il 60 e il 70%. Se mai, la presenza del chiassoso Emiliano, che nelle regioni del Sud può smuovere consenso, servirà ad animare la campagna delle primarie e ad attirare più gente ai gazebo. Renzi, al ritorno dagli Usa, si metterà subito in pista: annuncia il ritorno in tv (sia pur &amp;laquo;con calma e con minore intensità che in passato&amp;raquo;) e il rilancio dei &amp;laquo;Matteo risponde&amp;raquo; sui social. E sulla scissione taglia corto: &amp;laquo;Mi addolora, ma non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487747911-renzi-agnese-aereo.jpg" /> <![CDATA[Apple record a Wall Street: distanziati i rivali di Google]]> Nuovo record per il titolo Apple a Wall Street e, come nel 2015, la società di Cupertino torna a valere oltre 700 miliardi di dollari. Ossia più del prodotto interno lord (Pil) del Belgio distanziando di ben 200 miliardi un altro colosso del web, Alphabet ossia la holding di Google. Un record insomma. Il titolo vale 136 dollari ad azione, un prezzo mai raggiunto, il doppio rispetto al 5 ottobre 2011, giorno della morte del visionario fondatore, Steve Jobs. Quasi un miracolo visto che il prodotto principe di questa crescita, ossia l&amp;#39;iPhone, pur abbellito, ingrandito, super potenziato e impermeabile nella ultima versione, la 7, non è molto cambiato.Eppure non ha ancora trovato un vero antagonista, merito anche dell&amp;#39;innovazione software che Cupertino ha saputo fornire al prodotto declinato dal 2011 a oggi in sei modelli diversi, dal 4s al 7 odierno, che si sono accompagnati a dieci modelli di iPad, sei di iPod, cinque versioni di Mac fissi e portatili, due di Apple Tv e di Apple Watch, il prodotto hardware più recente nella Mela morsicata. Ma la stella è l&amp;#39;iPhone che nella sua decennale carriera (il primo venne lanciato nel 2007) ha seppellito tutti i maggiori concorrenti, da Nokia a Blackberry.Solo Samsung si è dimostrata capace di dar filo da torcere a Cupertino, ma l&amp;#39;ultima creatura - il Galaxy Note 7 lanciato in fretta e furia per battere l&amp;#39;Iphone 7 - sugli scaffali è stato un prodotto penalizzato da batterie che si caricavano velocemente fino al punto di esplodere. Con il risultato di riportare alla ribalta le vendite del melafonino che nel primo trimestre dell&amp;#39;anno, concluso a gennaio, ha permesso a Apple di registrare i ricavi più alti di sempre: 78 miliardi di dollari e 78 milioni di pezzi venduti. Un risultato frutto di un lavoro di squadra che vede schierati oltre all&amp;#39;ad Tim Cook anche personalità di spicco come Joni Ive, Angela Ahrendts, Luca Maestri, Phil Shiller, che governano l&amp;#39;azienda, in maniera più collegiale rispetto alla dittatoriale, pr quanto geniale, gestione di Jobs.Le grane però non sono mancate. Sopratutto sul fronte delle tasse.L&amp;#39;Ue infatti ha chiesto al colosso americano di pagare imposte arretrate all&amp;#39;Irlanda per 13 miliardi. Cupertino non ci sta, e ieri ha presentato una difesa in 14 punti presso la Corte di giustizia di Bruxelles. Secondo Apple, l&amp;#39;Ue ha commesso gravi errori nell&amp;#39;interpretazione della legge irlandese. L&amp;#39;idea è che la Commissione non abbia condotto una &amp;laquo;indagine imparziale&amp;raquo; e abbia &amp;laquo;violato i principi legali della certezza e della non-retroattività&amp;raquo;. Il caso è dunque ancora aperto. Dalla parte di Apple c&amp;#39;è però anche il governo irlandese che non vuole tasse, ma punta a tenere in Irlanda il Customer Service di Apple che ha creato nel Paese benessere e posti di lavoro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/09/10/1473520609-1455631803-apple-office-logo.jpg" /> <![CDATA[Emiliano resta e si candida: Io come Che Guevara]]> Poi dice che uno si butta (nella mischia). Tutto è in movimento, nella cristalleria del Nazareno assediato dalla folla. Sono gli ambulanti anti-Bolkenstein, che pure non è l&amp;#39;ultimo dei candidati oriundi alle primarie del Pd. Dal retro entrano, scortati da robusti cameramen, invece gli ultimi appassionati del rito congressuale.Emiliano c&amp;#39;è, Rossi e Speranza no (non è uno gioco di parole, anche se lo sembra). Loro si considerano fuori: &amp;laquo;E grazie, li avete offesi e bastonati&amp;raquo;, dirà il governatore. &amp;laquo;Di fronte all&amp;#39;avarizia renziana tanta è stata la voglia di andar via&amp;raquo;, sospira spiegando che il dimissionario leader &amp;laquo;tiene tutti sotto la spada di Damocle del voto anticipato&amp;raquo; e dunque il congresso con &amp;laquo;rito abbreviato&amp;raquo; sarà per forza un suo nuovo trampolino di lancio. Le scorie sono tante, le ferite ancora aperte. Renzi &amp;laquo;ha fatto capire che era meglio che D&amp;#39;Alema e Bersani se ne andassero, i bersaniani si sono fatti l&amp;#39;idea che sia inutile contendere la leadership nel Pd&amp;raquo;. Anche perché il leader vuole vincere &amp;laquo;con ogni mezzo&amp;raquo;. Ma allora, perché star qui a candidarsi e non fuori, a costruire l&amp;#39;Ulivo di D&amp;#39;Alema? &amp;laquo;Chi non lotta ha già perso&amp;raquo;, proclama lo sfidante dal nome rivoluzionario messicano, citando il collega argentino Che Guevara. &amp;laquo;Nessuno mi caccia da casa mia&amp;raquo;.Ci sono molti modi, per assaltare una cristalleria. Emiliano assicura che non esiste alcuna rottura con gli scissionisti: ci sarà chi contende il passo a Renzi all&amp;#39;interno e chi da fuori, tutto qui. &amp;laquo;Farò di tutto perché rientrino&amp;raquo;, annuncia, anche se nel frattempo Speranza sta già lavorando alla costruzione di un &amp;laquo;nuovo soggetto politico&amp;raquo;. Emiliano era il più adatto a restare nel Pd: con l&amp;#39;operazione primarie assurgerà a statura di leader nazionale, catalizzando gran parte della minoranza anche qualora si candidi Orlando. Ma il gioco a tutto campo ammette varianti, persino in uno statuto e un regolamento che solo Orfini, lasciato a guardia del bidone, considera come tavola della legge. Cuperlo chiede primarie a luglio, per dare un segnale di sostegno e durata al governo, ma Matteo il Grande non vuole e il Piccolo esegue. Trincerandosi, appunto, dietro norme che furono stravolte quando la sfida l&amp;#39;aveva lanciata Renzi a Bersani. C&amp;#39;è ancora nervosismo e le tossine non sono smaltite. Alla fine l&amp;#39;ok alla commissione congresso ci sarà, sia pure integrata con gli uomini che garantiscono Emiliano. A lui tocca di fare l&amp;#39;&amp;laquo;entrista&amp;raquo;, come i trotzskisti di un tempo, mentre altri giochi si svolgeranno fuori.Nei talk tv della sera, Bersani ribadisce di non essere intenzionato a riprendere la tessera di un partito renziano, &amp;laquo;il Pd non è più la ditta&amp;raquo;, mentre D&amp;#39;Alema inaugura la nuova stagione da regista (di scissioni) da Bianca Berlinguer. Amica di sempre e, soprattutto, speranza per l&amp;#39;avvenire. Nel progetto di un&amp;#39;aggregazione capace di svuotare il Pd, fino a reinglobarlo, un nome come quello della Berlinguer sarebbe in grado di chiudere il conto col giocoliere di Firenze: &amp;laquo;Senza lui, saremmo tutti uniti&amp;raquo;. D&amp;#39;Alema ora parla senza freni dell&amp;#39;esperienza renziana, periodo nel quale &amp;laquo;chiunque obbiettasse veniva insultato da gruppi di energumeni&amp;raquo;. Renzi ha cercato di &amp;laquo;rottamare i valori della sinistra e bisognava che qualcuno reagisse - spiega -, ma non ha dato prova di grandi capacità né politiche né di governo&amp;raquo;. Pur non candidandosi a nulla, nella futura formazione, D&amp;#39;Alema apprezza Pisapia e i suoi sforzi: &amp;laquo;Sarà ragionevole lavorare assieme&amp;raquo; e dice che ci saranno ripercussioni sul governo Gentiloni &amp;laquo;solo se Renzi vorrà fare ritorsioni&amp;raquo;. Ultima battuta per chi l&amp;#39;ha definito ironicamente &amp;laquo;conducator&amp;raquo; della scissione: &amp;laquo;Il problema Giachetti? L&amp;#39;ha risolto la Raggi, diciamo&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487751825-olycom-20170218153335-22226441.jpg" /> <![CDATA[Così i guai del Pd fanno ridere l'Italia]]> Si era partiti con House of cards, siamo finiti a Quo vado? (a sinistra? Con Renzi? Con Speranza? Senza speranza?). Bisogna arrendersi all&amp;#39;evidenza, le strategie sofisticate alla Frank Underwood non fanno per noi, col gioco delle tre carte del pugliese Emiliano (vado, resto, vado ma resto un po&amp;#39;, forse non resto, forse non vado) e il teatrino della scissione, l&amp;#39;assemblea Pd è precipitata in piena commedia all&amp;#39;italiana, semmai con rimandi allo spaghetti-western, dove al massimo vola qualche schiaffone nel saloon. Il primo Renzi aveva proposto proprio House of cards come materia di studio per una nuova scuola di partito (&amp;laquo;So che qualcuno si metterà le mani nei capelli ma imparare da un racconto è importante&amp;raquo;), prima di essere smentito dallo stesso autore della serie tv americana, Michael Dobbs (&amp;laquo;È solo intrattenimento, non un manuale di istruzioni&amp;raquo;). Il segretario Pd raccontò di aver abbandonato la serie alla seconda stagione (&amp;laquo;Va bene appassionarsi agli intrighi di potere, ma non esageriamo&amp;raquo;). E in effetti l&amp;#39;assemblea Pd si è svolta in altro clima. Dagli intrighi della Casa Bianca, a Casa Cupiello.Dopo due anni e mezzo di potere, poi le dimissioni e infine l&amp;#39;esondazione nel Pd di tutti i rancori a lungo covati contro l&amp;#39;ex premier, ci si aspettava un thriller con un finale drammatico, una resa dei conti sanguinosa. Invece lo spettacolo andato in scena somiglia più ad una commedia degli equivoci, il pathos si è perso subito nel macchiettismo dei protagonisti, coadiuvati da una sceneggiatura incomprensibile fatta di alchimie di correnti, tattiche precongressuali, furbate levantine. E infatti, in mancanza di un significato chiaro che vada oltre la lotta di potere personale tra i vari leader o aspiranti tali, la scissione del Pd alimenta una lettura in chiave comica, anche perché gli spunti non mancano e i personaggi si prestano alla parodia (guarda la gallery).Emiliano è riuscito nell&amp;#39;impresa di rubare la scena a Renzi (che gli tiene il viso tra le mani, come Michael Corleone con Fredo, prima di farlo uccidere) e si afferma come il vero protagonista della telenovela grazie ai continui colpi di scena, anche nello spazio di pochi minuti, che ha saputo regalare alla vicenda. La fantasia della Rete si è concentrata infatti su di lui, evocando ad esempio l&amp;#39;omonimo messicano di Lo chiamavano Trinità, che cambia subito idea appena Bud Spencer gli infila una colt nelle narici (&amp;laquo;Emiliano non tradisce, gringo!&amp;raquo;, &amp;laquo;Emiliano dice tutto, gringo!&amp;raquo;). Sempre il governatore pugliese e la sua &amp;laquo;terza via&amp;raquo; diventa la terza risposta possibile in un interrogativo che ne prevederebbe due: &amp;laquo;Sì, no. Oppure Emiliano&amp;raquo;. Sempre lui, sul trono di House of Cards. Ma leggermente diverso: Cap d&amp;#39;Cards.[[gallery 1367445]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/22/1487747506-1.jpg" /> <![CDATA[Vado, soffro, rimango. L'ex pm gioca alle tre carte]]> Roma - Minaccia, tentenna, sfida, fa giravolte, passi avanti e passi indietro. Data la stazza, Michele Emiliano ricorda un po&amp;#39; l&amp;#39;elefante danzante del film disneyano Fantasia, ma forse è solo il più furbo e abile di tutti.L&amp;#39;ultima mossa il governatore della Puglia la fa ieri, presentandosi alla Direzione dem dopo ore di suspance e rompendo il fronte degli scissionisti: &amp;laquo;Mi candiderò alla segreteria del Pd - annuncia- perché questa è casa mia e casa nostra e nessuno può cacciarci via&amp;raquo;. Vuole &amp;laquo;salvare il Pd&amp;raquo;, spiega, come gli chiedono centinaia di migliaia di militanti. Il suo seguito ce l&amp;#39;ha, e vuole farlo pesare.Emiliano decide dunque di restare, mentre Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi, Roberto Speranza e le loro truppe escono dal partito. Per dar battaglia a Matteo Renzi non porta via mezzo Pd pugliese né crea una lista civica o la sua Lega del Sud. No, sceglie di lanciare la sfida per la leadership. È convinto che al segretario dimissionario può far più male da dentro il partito. Potrebbe essere una strategia concordata con gli altri, con i quali è in costante contatto, o l&amp;#39;alzata di testa di un protagonista che si vuole distinguere. Un sondaggio gli dà l&amp;#39;11,7 per cento di preferenze, a Rossi 8,3 e a Speranza 6,5. Il 73,5 resterebbe al Rottamatore, ma Emiliano candidato potrebbe essere più pericoloso di Andrea Orlando o Cesare Damiano.Il sanguigno magistrato-politico da mesi prosegue la sua battaglia contro Renzi, venerdì al Teatro Vittoria di Roma si fa fotografare con Rossi e Speranza minacciando la scissione, ma domenica all&amp;#39;assemblea dem sorprende tutti con toni moderati. Parla di &amp;laquo;sofferenza bestiale&amp;raquo;, elogia quel &amp;laquo;piccolo passo indietro&amp;raquo; che può far recuperare l&amp;#39;unità, assicura perfino &amp;laquo;fiducia nel segretario uscente&amp;raquo;. Eppure, in serata c&amp;#39;è un altro colpo di scena, con la dichiarazione di guerra firmata con i due bersaniani: &amp;laquo;È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima&amp;raquo;. Sembrava una strada senza ritorno, per lui non è stato così.Quando si diffondono le voci di una cena con Silvio Berlusconi e in molti ricamano sul fatto che il governatore, non proprio di sinistra e allergico alla Bandiera rossa, possa strizzar l&amp;#39;occhio al centrodestra, preparare larghe intese, Emiliano smentisce tutto. Ma, con quel suo sapiente barcamenarsi, ricorda che con l&amp;#39;ex Cavaliere ha sempre avuto &amp;laquo;rapporti di rispetto e di umana cordialità&amp;raquo;.Rossi e Speranza saranno delusi, per quella foto stracciata? &amp;laquo;Persone perbene&amp;raquo;, dice Emiliano, portate alla scissione da Renzi, mentre loro prendono atto che &amp;laquo;si candida nel Pdr&amp;raquo;. Alla Direzione cita Don Milani (&amp;laquo;sortirne da soli è avarizia&amp;raquo;) e poi Che Guevara (&amp;laquo;chi lotta può perdere, chi non lotta è già sconfitto&amp;raquo;). Lui resta: &amp;laquo;Mi candido nonostante il tentativo del segretario uscente di vincere con ogni mezzo&amp;raquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/06/23/1466691250-emiliano.jpg" /> <![CDATA[Turchia, la leader curda in carcere ora è fuori dal parlamento]]> Prima la cancellazione dell&amp;#39;immunità parlamentare, poi l&amp;#39;arresto, a novembre dello scorso anno. Infine, per Figen Yuksekdag, co-leader del partito filo-curdo Hdp, è arrivata la conferma di una condanna per terrorismo e oggi la notizia della decadenza dallo status di parlamentare eletto, una tra i 59 che la sua formazione ha portato in parlamento in Turchia alle ultime elezioni.Una decisione che arriva poche ore da un&amp;#39;altra condanna, quella per l&amp;#39;altro leader del partito, Selahattin Demirtas, a cinque mesi per avere insultato lo Stato, la nazione e le istituzioni turche. Come la Yuksekdag e come una decina di altri parlamentari, si trova attualmente in carcere e per lui l&amp;#39;accusa chiede 142 anni di prigione in un caso separato, ancora per accuse connesse al terrorismo.Continua una stretta da parte delle autorità che ha portato anche a un nuovo arresto, l&amp;#39;ultimo in ordine di tempo, per il capogruppo Idris Baluken, che era stato rilasciato solo pochi giorni fa. Proprio ieri una delegazione del partito ha fatto appello alla Cedu (Corte europea dei diritti dell&amp;#39;uomo), per chiedere il rilascio dei propri membri.A luglio è stato sventato in Turchia un colpo di Stato, ma per l&amp;#39;Hdp, sostengono dati pubblicati dalla medesima formazione politica, i problemi sono iniziati molto prima. Dal luglio 2015, quando è venuto meno un negoziato per la pace con la milizia curda del Pkk, che Ankara, Stati Uniti ed Europa considerano un gruppo terrorista e che la Turchia accusa il partito di sostenere, sarebbero 8000 i casi di fermo e più di 2000 gli arresti a tutti i livelli.Da luglio la purga messa in atto dallo Stato ha colpito giornalisti, accademici, politici, militari e funzionari pubblici, accusati di fare parte dell&amp;#39;organizzazione di Fethullah Gulen, ritenuta responsabile per l&amp;#39;organizzazione dello sventato colpo di Stato, o di essere membri o fare propaganda per il Pkk.Ieri, mentre in Turchia inizia a entrare nel vivo la campagna che porterà il Paese verso il referendum di aprile, con cui Erdogan chiede il passaggio a una repubblica di tipo presidenziale, che gli conferirebbe ancora maggiori poteri rispetto a quanti non ne abbia ora, è iniziato a Mugla, località dell&amp;#39;Egeo, il processo ai militari accusati di avere tentato di assassinare il presidente la notte del golpe. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/04/1478242767-olycom-20161104030104-21195802.jpg" /> <![CDATA[Bersani: Non voglio rinnovare ​la mia tessera del Pd]]> &amp;quot;Non è la ditta, non è il Pd. Si è spostato. Noi non abbiamo fatto nessuno strappo, abbiamo chiesto questa discussione nei tempi normali. Non siamo stati noi a scaravoltare il calendario: è stato il segretario che ha preso il giochino delle dimissioni del segretario per fare un congresso cotto e mangiato&amp;quot;. Pierluigi Bersani commenta così le vicende interne del Pd a DiMartedì, su La7. &amp;quot;Il partito ha vissuto anche passaggi drammatici. Questo è un passaggi particolare, certamente non semplice. Perchè anche quando hai dei dubbi, io consiglio sempre: quando non sai cosa fare, fai quel che devi&amp;quot;, ha aggiunto.&amp;quot;Dopo 25 anni siamo a un passaggio storico. È vero o non è vero che le disuguaglianze crescono a dismisura. È vero o non è vero che nella testa della gente arrivano cattivi pensieri?&amp;quot;, ha continuato l&amp;rsquo;ex segretario dem. Poi l&amp;#39;annuncio: &amp;quot;Non mi snto di iscrivermi al Pd, non mi sento di partecipare a questo congresso&amp;quot;. Infine una &amp;quot;minaccia&amp;quot; tra le righe: &amp;quot;Io ho vinto, di poco, ma con quel poco si governa. Se con questi qui vince la destra, li vado a cercare&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/19/1487513309-lapresse-20170219122935-22235696.jpg" /> <![CDATA[Come arrotondare l'Inps con la pensione di scorta]]> I dati dell&amp;#39;Inps sulle pensioni pubbliche erogate nel 2016 non lasciano dubbi. La riforma delle pensioni dimostra che i lavoratori che maturano il diritto alla pensione diminuiscono (-22,2% i nuovi pensionati lo scorso anno) mentre l&amp;#39;importo dell&amp;#39;assegno dell&amp;#39;Inps resta al di sotto dei mille euro al mese. Dati che rilanciano l&amp;#39;importanza della pensione integrativa tramite fondi pensione e Fip (forme individuali di previdenza) che permettono di costruirsi negli anni una pensione di scorta sfruttando i vantaggi fiscali: per esempio, un lavoratore con 35 mila euro di reddito annuo, può versare fino a 5.160 euro nella pensione integrativa con una deduzione fiscale di 1.961 euro (sconto del 38%). Ecco, di seguito, tre esempi pratici.SOTTO I 35 ANNI, LA &amp;laquo;MOLLA&amp;raquo; AZIONI PER VINCERE SUL LUNGO PERIODOUn impiegato di 30 anni che lavora da 5 in una società privata e che guadagna uno stipendio di 20 mila euro potrebbe andare in pensione (alle attuali condizioni di legge) nell&amp;#39;agosto 2054 all&amp;#39;età di 67 anni e 5 mesi con 42 anni e 6 mesi di contributi complessivi versati. L&amp;#39;assegno pubblico della pensione, calcolato interamente con il sistema contributivo, sarà pari a 22.957 euro annui che equivalgono al 63,4% rispetto ai 36.202 euro annui della sua ultima retribuzione da lavoratore. Il gap previdenziale, cioè la differenza tra la pensione spettante e l&amp;#39;ultima retribuzione, ammonterebbe quindi a 13.245 euro annui. Per colmare tale gap previdenziale il lavoratore potrebbe aderire al fondo pensione di categoria conferendo il tfr annuo (il 6,91% della propria retribuzione annuale) a cui si aggiungerebbe il contributo aziendale (pari, per esempio, all&amp;#39;1%) e un contributo personale del 17% della propria retribuzione. Se desiderasse invece limitarsi ad ottenere l&amp;#39;80% dell&amp;#39;ultima retribuzione (28.962 euro annui), allora il gap da colmare si ridurrebbe a 6.005 euro annui di rendita: in questo caso, oltre al conferimento del tfr e alla contribuzione del datore di lavoro, il lavoratore dovrebbe versare al fondo pensione il 4% della propria retribuzione annua. I risultati citati si riferiscono ad un investimento con una linea prevalentemente azionaria al fine di sfruttare, in un periodo di tempo tanto lungo (37 anni), le maggiori potenzialità del mercato azionario rispetto a quello obbligazionario. Se invece si optasse per ragioni di prudenza per una linea a reddito (ovvero prevalentemente obbligazionaria e con una quota in azioni mediamente tra il 15% e il 30%), a parità di condizioni, per ottenere una rendita annua di 6.005 euro sarebbe necessario effettuare versamenti annui pari al 6,5% della propria retribuzione annua.A 45 ANNI IL 23% DELLO STIPENDIO PER COLMARE IL GAP PREVIDENZIALEPassiamo ora a una avvocatessa di 45 anni che da 20 anni svolge l&amp;#39;attività professionale per la quale ha versato regolarmente i contributi e che attualmente guadagna 30 mila euro all&amp;#39;anno. Se le norme sulle pensioni non dovessero cambiare, avrà diritto a percepire l&amp;#39;assegno statale nell&amp;#39;ottobre 2037, all&amp;#39;età di 65 anni e un mese, quando avrà versato contributi complessivi per 40 anni e otto mesi. L&amp;#39;entità dell&amp;#39;importo della pensione, calcolato con il sistema misto (retributivo e contributivo), dovrebbe ammontare a 22.738 euro, pari al 64,7% dell&amp;#39;ultima retribuzione che dovrebbe essere di 35.152 euro. Se la professionista volesse portare la copertura all&amp;#39;80% (ovvero a 28.122 euro), il gap previdenziale da colmare ammonterebbe a 5.384 euro. Per colmarlo sarebbe necessario un versamento pari al 23% circa della sua retribuzione annuale. Per colmare invece il gap per arrivare ad una pensione pari al 70% dell&amp;#39;ultima retribuzione (pari ad una rendita annuale di 1.868, che porterebbe quindi l&amp;#39;assegno pensionistico a 24.606 euro) occorrerebbero invece versamenti contributivi a un fondo pensione pari all&amp;#39;8,4% della retribuzione dell&amp;#39;avvocatessa. Anche in questo esempio, la scelta della linea farebbe una differenza importante. I numeri che abbiamo visto (validi per una linea prevalentemente azionaria) diventerebbero più onerosi per una linea più prudente. Per ricavare una rendita da 1.868 euro annui con un fondo pensione linea rendita, l&amp;#39;avvocatessa dovrebbe versare un contributo annuo di quasi il 10% della propria retribuzioneA 55 ANNI SI DEVE PUNTARE IL 9% DEL REDDITO, MA SERVE &amp;laquo;PRUDENZA&amp;raquo;Infine abbiamo un geometra nato nel 1961 che guadagna 28.600 euro l&amp;#39;anno ed ha già versato 30 anni di contributi all&amp;#39;Inps. Avrà diritto ad andare in pensione nel marzo 2027, all&amp;#39;età di 65 anni e 5 mesi con un assegno Inps di 22.300 euro pari al 74% dell&amp;#39;ultima retribuzione (30.200 euro). Se desiderasse arrivare all&amp;#39;80% dell&amp;#39;ultimo stipendio (24.160 euro annui) dovrà versare il 9% circa della sua retribuzione in una linea di rendita del fondo pensione: per ottenere la stessa rendita con una linea prevalentemente azionaria del fondo pensione sarebbe sufficiente versare il 7% della sua retribuzione, ma esporrebbe troppo la pensione di scorta agli andamenti imprevedibili delle Borse. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/14/1487064580-1473101280-newpress-20160905153226-20534488.jpg" /> <![CDATA[Lo dice anche la Francia Se esce dall'euro l'Italia non rischia nulla]]> Anche a Parigi si pensa all&amp;#39;Eurexit. Non si tratta, però, di uno slogan elettorale di Marine Le Pen, ma di un&amp;#39;elaborazione di un autorevole centro di ricerca economico transalpino, l&amp;#39;Ofce che è stato presieduto per vent&amp;#39;anni dall&amp;#39;economista Jean-Paul Fitoussi. Insomma, Mediobanca Securities non è stata la sola in Europa a esercitarsi sul cosiddetto breakup, cioè lo &amp;laquo;spezzatino&amp;raquo; dell&amp;#39;unione monetaria. Il report della divisione Trading del &amp;laquo;salotto buono&amp;raquo; della finanza, pubblicato dal Giornale, ha svelato come il dibattito sia condotto nelle sedi istituzionali più importanti. Tant&amp;#39;è vero che uno dei due autori della pubblicazione dell&amp;#39;Ofce, Sébastien Villemot, collabora con Sciences Po, la prestigiosa università francese guidata dall&amp;#39;europeista Enrico Letta.Lo studio, curato da Villemot e dal collega Cédric Durand della Sorbona, ipotizza due scenari: l&amp;#39;uscita dall&amp;#39;euro di un singolo Paese o la rottura totale e contemporanea dell&amp;#39;unione. Partiamo dalle conclusioni, che sono molto interessanti, e risaliamo successivamente alle premesse. Sulla base dei dati relativi alla natura del debito pubblico e di quello privato alla fine di settembre 2015, la fine dell&amp;#39;euro comporterebbe una sostanziale stabilità rispetto alla moneta unica per una eventuale nuova lira (che si rivaluterebbe di circa l&amp;#39;1% sull&amp;#39;euro). Tale considerazione proviene dal fatto che il debito pubblico emesso in altre giurisdizioni e valute si attesta a circa il 5% del Pil e dunque non rappresenta un problema irrisolvibile. In caso di Italexit, infatti, quei titoli o quei finanziamenti non potrebbero essere ridenominati in nuove lire e potrebbero appesantire il conto. Ma, come si è visto, la loro incidenza non è problematica. In secondo luogo, la posizione netta dell&amp;#39;Italia (attivi-passivi) è positiva. Grazie alla forza di famiglie e imprese la nazione produce ed è perciò creditrice in misura maggiore rispetto a quello che è il suo sbilancio. Il saldo è infatti positivo per circa il 30% del Pil.Ecco perché l&amp;#39;Italia avrebbe da temere per la fine dell&amp;#39;euro meno di Germania, Francia e Spagna. La prima dovrebbe sopportare una rivalutazione del 14% che la renderebbe meno competitiva, mentre le seconde soffrirebbero una svalutazione dell&amp;#39;11% circa sull&amp;#39;euro. Premesso che si tratta di simulazioni che non tengono conto del peso dei derivati finanziari presenti sul mercato, non si può tuttavia non sottolineare come, secondo Villemot e Durand, l&amp;#39;uscita dall&amp;#39;euro per l&amp;#39;Italia sarebbe a &amp;laquo;rischio zero&amp;raquo; in virtù anche di un&amp;#39;incidenza tollerabile dei debiti delle istituzioni finanziarie e non finanziarie espressi in valuta estera (30% e 8% del Pil). Basti pensare che per il piccolo Lussemburgo questi due parametri raggiungono il 742 e il 1.125% del Pil.Insomma, senza euro l&amp;#39;Italia sarebbe più competitiva nell&amp;#39;export con la concorrenza tedesca. Certo, l&amp;#39;ambiente sarebbe un po&amp;#39; differente perché si troverebbe circondata anche da Paesi in forte difficoltà come Grecia, Portogallo e Lussemburgo (forse pure la Finlandia) che sarebbero costretti al default per l&amp;#39;improvvisa insostenibilità del debito. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/12/14/1481703130-euro-banconote-monete.jpg" /> <![CDATA[Biella, bimba di 7 anni muore travolta da cornicione caduto dal tetto]]> Una bambina di sette anni è morta a causa di un pezzo di cornicione caduto dal tetto mentre giocava in cortile con il fratello di qualche anno più grande.Come scrive il Corriere della Sera, si tratta della figlia del custode della Malpenga, un&amp;#39;antica dimora sulle colline di Vigliano, nel Biellese, di proprietà del conte Panza di Biella. L&amp;#39;incidente è avvenuto sotto gli occhi del padre che però non ha potuto fare niente per salvarla. La bimba è stata colpita da un blocco di mattoni e cemento caduto dal tetto della portineria a causa di un cedimento di un pilastrino. Il genitore ha chiesto l&amp;#39;intervento del 118, ma una volta trasportata in ospedale per la piccola di sette anni non c&amp;#39;è stato nulla da fare. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/10/10/1476107561-ambulanza.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, Giulia confessa: Raz mi ha messo le mani in faccia e mi ha spinto]]> Durante la quarta puntata dell&amp;#39;Isola dei Famosi tra Raz Degan e Giulia Calcaterra i nervi erano molto tesi e l&amp;#39;ex velina ha svelato in diretta che lunedì scorso il regista le ha messo le mani addosso.Fin dall&amp;#39;inizio della puntata, Giulia Calcaterra è parsa parecchio stizzita quando Raz parlava o veniva tirato in causa. Ma la Calcaterra non ha proferito parola fino al momento delle nomination. Quando Alessia Marcuzzi le ha chiesto di dire chi avrebbe voluto votare, la ex velina è scoppiata: &amp;quot;Nomino Raz Degan perché con me non si rapporta bene. E poi la scorsa settimana ha fatto un gesto che mi ha dato parecchio fastidio. Ha avuto un comportamento brusco nei miei confronti che non avete filmato. Mi ha preso la testa e mi ha messo la sua fronte contro la mia dicendo: &amp;#39;Tu non mi devi insegnare nulla&amp;#39;. E poi mi ha spinto via. Me l&amp;#39;ha giurato che me l&amp;#39;avrebbe fatta pagare perché in puntata gli avevo fatto alcune osservazioni&amp;quot;.Ma non è tutto. Giulia Calcaterra continua ad accusare Raz Degan: &amp;quot;Lui è falso perché prima ha avuto quella brutta reazione nei miei confronti, poi, visto che è finito in nomination mi ha chiesto scusa. Lui fa finta. Lui cambia davanti alle telecamere. Ale, pensa che quando ci sono le telecamere lui ci dice: &amp;#39;Occhio che ci sono gli squali&amp;#39;. Raz Degan non è come pensate. Oltre ad aver fatto questo, ha cercato anche di mettermi contro due miei amici, Simone e Giulio&amp;quot;.Le confessioni inaspettate di Giulia hanno turbato (e non poco) Alessia Marcuzzi, Vladimir Luxuria e il pubblico in studio. Questa settimana tutti i naufraghi vivranno insieme nell&amp;#39;Isola delle Terra e vedremo chi avrà ragione. Se la Calcaterra o Raz. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487695989-isola-dei-famosi-giulia.jpg" /> <![CDATA[Assolto da stupri sulla moglie: Per l'islam il sesso è piacere]]> Sesso, stupri, maltrattamenti fisici e rapporti carnali obbligatori anche se la donna aveva problemi alle parti intime. Sono questi i contorni dell&amp;#39;assurda vicenda che viene da Castelfidardo, in provincia di Ancona. Una donna aveva denunciato il suo marito, un 29enne marocchino, perché l&amp;#39;avrebbe costretta a fare sesso senza limiti, maltrattata e sottomessa. Gli stupri e le violenzeEcco i fatti. Secondo l&amp;#39;accusa, tra l&amp;#39;agosto del 2010 e il gennaio del 2011 la donna avrebbe vissuto un vero e proprio incubo. In piena estate i due si sono uniti con matrimonio islamico in Marocco, per poi tornare a vivere in provincia di Ancona. Al rientro a casa, sarebbero scattate le violenze. La donna ha raccontato ai giudici di come venisse quotidianamente riempita di botte, costretta a rapporti sessuali continui anche quando le si erano presentati diversi problemi alle parti intime. Patologie provocare dalle continue &amp;quot;maratone del sesso&amp;quot;, come scrive Fanpage, e che l&amp;#39;avevano costretta a rivolgersi ad un medico. Nessuna possibilità di ribellarsi: quando la moglie si opponeva al sesso, il marocchino - secondi i racconti - la costringeva comunque a rapporti carnali. Un&amp;#39;altra punizione sarebbe consistita nel farla dormire sul pavimento di casa, impedendole pure di vedere parenti e amici.La donna riuscì ad un certo punto a trovare il coraggio di sporgere querela. Ma in Tribunale l&amp;#39;avvocato dell&amp;#39;uomo, Andrea Nocchi, è riuscito a respingere tutte le accuse sugli stupri. Facendo leva su due argomenti che non possono non scatenare dibattito. La premessa è questa, scrive Fanpage, &amp;quot;nell&amp;#39;Islam il matrimonio non è finalizzato unicamente alla riproduzione della specie umana e all&amp;rsquo;amore ma anche al piacere stesso dell&amp;#39;atto sessuale all&amp;#39;interno della coppia, quindi l&amp;rsquo;imputato non avrebbe commesso alcuna violenza sessuale&amp;quot;. Chiaro, no? Visto che nell&amp;#39;islam la donna deve soddisfare i piaceri sessuali dell&amp;#39;uomo, allora non si tratta di stupro. Secondo l&amp;#39;avvocato, inoltre, a scagionare il 29enne marocchino ci sarebbe anche la sua giovane età (23 anni all&amp;#39;epoca) e il fatto che si trattasse della prima esperienza sessuale. Le presunte lesioni della donna, quindi, non sarebbero altro che la conseguenza della &amp;quot;sindrome da luna di miele&amp;quot; di cui avrebbe soffero l&amp;#39;uomo. Sui maltrattamenti, invece, la donna non sarebbe riuscita a presentare al giudice alcun referto medico che le dimostrasse, se non una lesione al timpano ma che la toga ha volutato come conseguenza di uno schiaffo lieve, visto che aveva generato solo 20 giorni di prognosi. Infine, la donna avrebbe anche ritirato la denuncia e non si sarebbe più resa reperibile, rendendo così vano il processo contro il marito che è stato assolto per insufficienza di prove. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/11/08/1478624189-violenza.jpg" /> <![CDATA[L'associazione delle orge gay promuove l'educazione sessuale nelle scuole]]> Orge gay, casi di prostituzione, finanziamenti da Palazzo Chigi e, infine, i corsi nelle scuole. Si allarga sempre più lo scandalo che ha investito l&amp;#39;Unar e l&amp;#39;Anddos dopo il servizio realizzato dalle Iene che ha portato alle dimissioni di Francesco Spano, direttore dell&amp;#39;Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali.Già, perché se l&amp;#39;Italia è rimasta sgomenta per quanto visto nei filmati (in passato mostrati anche da ilGiornale, che ha rimediato una querela), ora le associazioni cattoliche lanciano un ulteriore allarme. L&amp;#39;Anddos, l&amp;#39;associazione cui facevano riferimento i circoli incriminati, sponsorizza e promuove corsi di eduzione sessuale a scuola. E fa sorridere il fatto che ad insegnare il sesso nelle classi italiane possa essere chi &amp;quot;rivendica con orgoglio&amp;quot; le attività dei suoi circoli con dark room, glory hole e via dicendo. Niente di illegale, per carità. Ma forse ora qualcuno capirà le ragioni di quei genitori che da tempo protestano contro la &amp;quot;colonizzazione Lgbt nelle scuole&amp;quot;.Anddos &amp;quot;parlami d&amp;#39;amore&amp;quot;In prima linea c&amp;#39;è Generazione Famiglia, il movimento organizzatore del Family Day a Roma. &amp;quot;Lo scandalo dei finanziamenti Unar- dice il portavoce Filippo Savarese - assume caratteri ancor più raccapriccianti se si considera che le stesse associazioni sono proprio quelle che entrano nelle scuole italiane di ogni ordine e grado per rieducare i nostri figli e nipoti sui temi delicatissimi della sessualità e dell&amp;rsquo;affettività&amp;quot;. Per fare un esempio basta guardare ad una delle ultime iniziative lanciate sul sito dell&amp;#39;Anddos, dal titolo accattivante &amp;quot;Parlami d&amp;#39;Amore&amp;quot;. Il 16 dicembre scorso si è svolto un incontro &amp;quot;nell&amp;rsquo;ambito del progetto Sessualità e Differenze&amp;quot; con l&amp;#39;obiettivo di produrre una &amp;quot;nuova proposta sull&amp;rsquo;educazione sessuale e di genere nelle scuole&amp;quot;. Cosa significa? Basta andare sul sito: &amp;quot;Sessualità e differenze&amp;quot; promuove il &amp;quot;monitoraggio delle Infezioni Sessualmente Trasmesse&amp;quot;, vorrebbe la distribuzione di preservativi nelle classi scolastiche, chiede &amp;quot;nuovi incentivi per le cattedre universitarie sugli studi di genere&amp;quot; e sponsorizza libri scolastici con &amp;quot;una lingua sessuata che riconosca le professioni al femminile&amp;quot;. Per la gioia della Boldrini.La rivolta dei cattoliciMa non è tutto. Ciò che a ragione preoccupa molti è che con la scusa dell&amp;#39;educazione sessuale certe associazioni facciano propaganda gender e a favore della mastrubazione. &amp;quot;Il progetto di Anddos - spiega Savarese - mira a diffondere negli ambienti scolastici il &amp;#39;diritto all&amp;rsquo;informazione sessuale&amp;#39; secondo quanto disposto dagli Standard sull&amp;rsquo;Educazione Sessuale in Europa diffusi nel 2010 col patrocinio dell&amp;rsquo;Oms. Un documento dal valore pedagogico contestatissimo che raccomanda, tra il resto, di rivolgere informazioni sulla &amp;#39;masturbazione infantile precoce&amp;#39; ai bambini nella fascia d&amp;rsquo;età 0-6 anni&amp;quot;. E infatti nel progetto si legge che ai bambini bisognerebbe dare informazioni sulla loro anatomia &amp;quot;attraverso una esplorazione di sé e dell&amp;rsquo;altro e dell&amp;rsquo;altra da sé&amp;quot;. Toccandosi a scuola?&amp;quot;Ci pare assurdo - conclude Savarese - immaginare che abbia titolo per affrontare questo discorso chi organizza nelle proprie sedi occasioni di assoluta promiscuità che sono sempre state indicate da tutte le autorità sanitarie come le prime cause di moltiplicazione dei fattori di rischio infettivo&amp;quot;. Un lecito dubbio. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487687814-s.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, Eva Grimaldi si commuove per la sorpresa e dalla bocca le esce il sangue]]> Durante la quarta puntata dell&amp;#39;Isola dei Famosi, Alessia Marcuzzi ha preparato una sorpresa per Eva Grimaldi, l&amp;#39;attrice ha potuto ascoltare le parole della sua grande amica Imma Battaglia.Nella scorsa puntata, infatti, quando Nathalie Caldonazzo stava per abbandonare il gioco, Eva le aveva sussurrato all&amp;#39;orecchio: &amp;quot;Cerca su Facebook Battaglia e salutala&amp;quot;. La frase non era passata inosservata e subito aveva scatenato i commenti del pubblico. Le due donne - secondo alcune indiscrezioni - sarebbero legate da quasi due anni anche se pubblicamente non hanno mai né smentito né confermato.Così Alessia Marcuzzi ha pensato di regalarle qualche minuto di gioia facendole ascoltare alcune sue parole: &amp;quot;Fai sempre un sacco di casini. Ma chi volevi salutare? Mio nipote o me? Imma Battaglia? Ciao Eva, noi ti amiamo tu sei una grande&amp;quot;. Il messaggio dell&amp;#39;amica ha scatenato una forte emozione nella Grimaldi che è subito scoppiata in lacrime. Anche Vladimir Luxuria è riuscita a stento a trattenere le lacrime e il momento è stato molto commovente.&amp;quot;Avevo bisogno di sentire la voce delle persone che mi amano perché mi fa male sentire che recito davanti alle telecamere - dice piangendo Eva Grimaldi -. Mi sento come quando a scuola ho dovuto affrontare il problema della dislessia&amp;quot;. Ma non appena l&amp;#39;attrice pronuncia queste parole, il pubblico a casa e in studio nota che dalla bocca di Eva inizia ad uscire un po&amp;#39; di sangue. (Guarda la foto)E sul web gli utenti hanno subito iniziato a commentare. (Guarda la foto)[[fotonocrop 1367075]][[fotonocrop 1367138]] Ma eva sta perdendo sangue da un dente ?? #isoladeifamosi&amp;mdash; Emiliano Giambells&amp;bull; (@_Harrys_dimples) 20 febbraio 2017 <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487673377-eva-grimaldi.jpg" /> <![CDATA[Immigrati devastano traghetto. Furti e molestie ai passeggeri]]> Circa sessanta immigrati hanno devastato le cabine e i locali della nave su cui erano saliti per il rimpatrio. Un vero e proprio inferno per i passeggeri del traghetto, rimasti sotto assedio tutta la notte e molestati dai migranti inferociti.L&amp;#39;assalto al traghettoÈ quello che è successo sul traghetto della Tirrenia che da Cagliari va a Napoli ed era partito ieri pomeriggio. Gli immigrati erano saliti a bordo tenendo in mano il foglio di via del questore che li invitava a lasciare la Sardegna. Hanno fatto finta di seguire le indicazioni delle autorità, ma una volta a bordo hanno distrutto tutto quello che gli capitava sotto tiro. Sale e cabine messe a ferro e fuoco, passeggeri molestati. Le cuccette prese d&amp;#39;assalto dagli immigrati che hanno cercato di irrompere nelle stanze. Alcune delle cuccette rimaste aperte, così i migranti, dopo aver rubato tutto ciò che c&amp;#39;era da rubare, le hanno devastate. Una vera e propria barbarie.I controlli della poliziaLa polizia marittima partenopea ha atteso l&amp;#39;arrivo del Traghetto e ha provveduto ad accertare quanto segnalato dall&amp;#39;equipaggio della nave, e al momento due immigrati, senza foglio di via, sono in Questura per l&amp;#39;identificazione e la verifica di eventuali provvedimenti a loro carico. Il comandante del traghetto aveva precedentemente allertato la Polizia segnalando comportamenti molesti da parte di una sessantina di extracomunitari presenti a bordo e il furto di un telefonino denunciato da uno dei passeggeri. Alla conclusione degli accertamenti, la polizia ha potuto verificare che dei 60 migranti saliti a bordo, 32 extracomunitari risultano regolari, mentre in 29 sono destinatari di un provvedimento di espulsione con il quale viene imposto di lasciare il territorio italiano entro 7 giorni.Espulsi solo a paroleI migranti col provvedimento di espulsione non erano accompagnati dalla polizia, perché secondo la legislazione italiana le questure possono emettere fogli di via che prevedono &amp;quot;l&amp;#39;auto-espulsione&amp;quot; dei clandestini. Sono gli stessi migranti, e non lo Stato, a doversi far carico del proprio rimpatrio. Che normalmente rimane lettera morta.L&amp;#39;attacco di SalviniLa compagnia Tirrenia ha dichiarato che &amp;quot;il passaggio nave del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari. La Compagnia, come sempre in questi casi, sempre più frequenti, ha destinato ai passeggeri stranieri un&amp;rsquo;area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri&amp;quot;.Immediato il commento di Matteo Salvini: &amp;quot;Poi il cattivo per i buonisti nostrani è Salvini... Tutti a casa sul primo barcone! Al più presto aspetto di sapere esattamente i nomi e i paesi di destinazione di queste persone&amp;quot;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487679378-16810949-1365143393529583-1688063594-o.jpg" /> <![CDATA[Le Pen rifiuta di mettere il velo: salta l'incontro con il Gran Mufti]]> &amp;quot;Mi rifiuto di indossare il velo islamico&amp;quot;. Marine Le Pen non ci sta a coprirsi il capo per incontrare il Gran Mufti del Libano, Abdellatif Deriane. E così il faccia a faccia organizzato nei giorni scorsi è saltato all&amp;#39;ultimo minuto (guarda il video). &amp;quot;Potete trasmettere i miei ossequi al Gran Mufti, ma io non mi coprirò mai&amp;quot;, ha detto la leader del Front National ai giornalisti.&amp;quot;La più alta autorità sunnita del mondo non ha avuto questa esigenza, di conseguenza non ho alcuna ragione di indossare il velo con il Gran Mufti libanese&amp;quot;, ha spiegato la Le Pen riferendosi all&amp;#39;incontro che aveva avuto nel maggio del 2015 al Cairo con l&amp;#39;imam di Al Azhar, Ahmed al Yabe. L&amp;#39;ufficio stampa del Gran Mufti aveva informato lo staff della candidata alla presidenza della Francia della necessità di farle indossare il velo islamico durante l&amp;#39;incontro. Quando le è stato offerto il copricapo, al suo arrivo negli uffici di Abdellatif Deriane, la candidata dell&amp;#39;estrema destra alle prossime presidenziali ha opposto un fermo no: &amp;quot;La più alta autorità sunnita del mondo non ha avuto tale richiesta, quindi non ho ragione di... Ma non importa, dite al gran Mufti che non indosserò il velo&amp;quot;. Poi se ne è andata.Partita domenica sera per un viaggio diplomatico di tre giorni in Libano, la Le Pen è stata ricevuta a Beirut dal presidente libanese Michel Aoun. Sencondo il quotidiano Le Figaro, l&amp;#39;obiettivo della visita è &amp;quot;fare un gesto verso i cristiani d&amp;#39;Oriente&amp;quot;. Tra gli argomenti al centro dei colloqui fra Le Pen e le più alte cariche del Libano ci sono stati, infatti, la crisi siriana e l&amp;#39;impatto sul Paese dei cedri. Dall&amp;#39;inizio del conflitto in Siria, in Libano si sono riversati oltre un milione di profughi siriani, fattore che generato timori legati alla sicurezza. La leader del Front National ha assunto una posizione diversa da Parigi invitando i diversi attori a dialogare con il presidente siriano Bashar al Assad. &amp;quot;Ascoltate i siriani - ha detto - e vedrete che è ciò che si aspettano, (ovvero) che Bashar al Assad vinca questa guerra contro i fondamentalisti islamici&amp;quot;.[[video 1367223]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/07/15/1468580186-marinelepen-lapresse.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, imbarazzo in diretta: Bettarini cita la Ventura]]> La quarta puntata dell&amp;#39;Isola dei Famosi è stata ricca di colpi di scena e quando è arrivato il momento delle nomination, Stefano Bettarini ha stupito tutti con un omaggio all&amp;#39;ex moglie Simona Ventura.Questa settimana le nomination sono state tutte segrete. I naufraghi hanno scritto con il pennarello il nome da eliminare e hanno dato la loro motivazione ad Alessia Marcuzzi. Moreno, a sorpresa, ha nominato Massimo Ceccherini: &amp;quot;Non volevo seguire nessuna voce e ragionare con la mia testa&amp;quot;. Anche Malena ha fatto il nome di Massimo: &amp;quot;Non mi sento di votare nessuno del mio gruppo. Moreno, a parte gli scherzi, mi ha dato tanto. Vorrei rivalutare Raz, quindi sono andata per esclusione&amp;quot;.Anche Samantha De Grenet, leader della settimana, ha votato Ceccherini, che soltanto dopo il primo turno si è ritrovato così nominato ben tre volte. Ma il vero colpo di scena ha come protagonista Stefano Bettarini. L&amp;#39;inviato dell&amp;#39;Isola dei Famosi doveva mandare a fare le nomination Nancy Coppola quando ha escalmato ridendo: &amp;quot;A chi tocca nun se ngrugna&amp;quot;.La battuta è nota per essere stata pronunciata dalla sua ex moglie Simona Ventura ai tempi in cui conduceva l&amp;#39;Isola dei Famosi. La Venura diceva spesso quella frase quando iniziavano le nomination. Il particolare è subito stato notato da Vladimir Luxuria e Alessia Marcuzzi che hanno fatto di tutto per virare il discorso in un&amp;#39;altra direzione. Ma la frase ha scatenato il pubblico che in rete ha dato il meglio di sé. Bettarini che cita la Ventura. Posso morire. #queenSimona #isola #isoladeifamosi&amp;mdash; Simone Giammarinaro (@Simone_JMR) 20 febbraio 2017 <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487671572-betta-638x425.jpg" /> <![CDATA[Higuain: Alla Juventus sono felice e voglio fare la storia]]> Gonzalo Higuain ha ripagato pienamente la fiducia della Juventus che ha investito la bellezza di 90 milioni di euro per strapparlo al Napoli di Aurelio De Laurentiis. Il Pipita è capocannoniere del campionato, con Edin Dzeko, a quota 19, mentre complessivamente considerando anche la Champions League l&amp;#39;ex Real Madrid e River Plate ha segnato 22 reti in stagione e ci sono ancora tante partite da giocare.Higuain è felice alla Juventus e in una lunga intervista rilascia a La Stampa ha ribadito il concetto e ha parlato del prossimo impegno di Champions League contro il Porto:&amp;quot;Sappiamo di essere forti e che possiamo arrivare in fondo alla Champions, ma dobbiamo stare tranquilli e rispettare il Porto. Lo hanno un bello stadio e un bell&amp;rsquo;ambiente, parliamo di una squadra che gioca la Champions League da sempre: forte e cattiva, sportivamente. Dobbiamo stare attenti. Io proprio alla Juventus ho trovato il punto di tranquillità della mia vita, dentro e fuori dal campo. A 29 anni ho trovato il punto di tranquillità mentale della mia vita, nel lavoro e fuori. Gioco in una squadra che lotterà per la Champions League e ho trovato una città bellissima. Prima di entrare in campo vedi le foto di Platini, Baggio, Zidane, Del Piero e ti dici: &amp;lsquo;con la stessa maglia posso non dare il massimo?&amp;rsquo;&amp;quot;.Higuain ha elogiato l&amp;#39;ambiente Juventus e ha parlato dei suoi modelli calcistici: &amp;quot;Vincere non è importante è l&amp;rsquo;unica cosa che conta. Non è solo una frase, ma è l&amp;rsquo;esempio di cosa vuol dire Juventus. Arrivi in un modo, e non è che ti cambiano, ma cercano di migliorare il tuo punto debole. Mi sento felicissimo, per l&amp;rsquo;affetto che mi danno i compagni, i tifosi, la società, la città: mi sento parte di loro. E ho capito di aver fatto la scelta giusta. Questa è la Juve. I 90 milioni? Non è una pressione, ma un privilegio: sapere che hanno preso me pensando di vincere la Champions, questo era il motivo. A chi mi ispiro? Ho imparato da Raúl, van Nistelrooy, Cassano e Ronaldo. Quando hai 18-19 anni e puoi giocare con grandissimi campioni, è un gran privilegio. Guardare quel che fanno e sentire quel che dicono, serve. Ronaldo, il brasiliano, è stato però il più forte di tutti. L&amp;rsquo;unico di cui guardassi i video, ma non provavo a fare le stesse cose: era molto difficile. Puoi non muovere un dito se sei Maradona, Messi, Ronaldo e forse qualcun altro che dimentico: ma il lavoro è fondamentale, in tutto. È per questo che sono riuscito a fare quello che sognavo da bambino&amp;rdquo;. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487671602-higuain.jpg" /> <![CDATA[Il figlio sgozzato da clandestino: Lo Stato ora mi spieghi perché]]> Sono passati quasi due anni da quel maledetto 12 marzo del 2015. A Terni, Amine Aassoul (29enne clandestino con precedenti penali) prese un coltello e lo affondò nel collo di David Raggi, 27 anni. Lo fece senza un motivo, mentre il ragazzo si stava godendo una normale serata alle porte della primavera. Ieri sera la mamma di David, la signora Bruna, ha raccontato per la prima volta il suo dolore. Lo ha fatto di fronte alle telecamere di Quinta Colonna, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio.&amp;quot;Sto male - ha detto tra le lacrime la donna - dalla morte di un figlio non se ne esce, non è vivere, è sopravvivere, per me e per tutta la mia famiglia&amp;quot;. Il dolore si mescola alla rabbia, quella di una madre che sa bene che l&amp;#39;assassino di suo figlio non sarebbe dovuto essere lì. Già, perché Amine Aassoul era clandestino, in attesa del pronunciamento del giudice sul ricorso contro il diniego di asilo politico. Lo Stato avrebbe dovuto espellerlo, e non l&amp;#39;ha fatto. Non solo: sulla testa di Aassoul pendevano anche 6 anni di reclusione per vari reati. Eppure se ne stava tranquillamente in strada pronto a sgozzare un ragazzo.&amp;quot;Perché stava a Terni, qualcuno me lo sa spiegare?&amp;quot;, si è domandata la mamma di David. &amp;quot;Perché stava in Italia e perché stava in Umbria, qualcuno me lo dovrebbe spiegare&amp;quot;. &amp;quot;Ho molta rabbia - ha aggiunto - perché queste cose non dovrebbero accadere, né a mio figlio né a nessun altro. David era amico di tutti, faceva del bene a tutti, era l&amp;#39;amico degli amici, lo cercavano tutti, lo chiamavano tutti; al cimitero è un corteo, tutti i giorni, a tutte le ore, giovani e meno giovani, chi lo conosceva e chi non lo conosceva, perché io ci vado tutti i giorni&amp;quot;.Non solo. A luglio dell&amp;#39;anno scorso l&amp;#39;avvocato della famiglia Raggi, Massimo Proietti, ha rivelato come la famiglia non avrebbe potuto ottenere un risarcimento dal Fondo per le vittime di violenza. Il motivo? David per lo Stato era troppo &amp;quot;ricco&amp;quot;, visto che guadagnava circa 13mila euro all&amp;#39;anno e il redditto massimo per accedere al fondo è di 11mila. Uno scandalo. La famiglia ha citato in giudizio sia il ministero dell&amp;#39;Interno che quello della Giustizia (per le mancate espulsioni), oltre che la Presidenza del Consiglio (per il risarcimento). Infine ha chiesto allo Stato 2 milioni di euro di risarcimento che vorrebbe investire in opere di beneficenza. &amp;quot;A Terni - ha raccontato la mamma di David, come riportato da Terni in rete - sono stati fatti degli spettacoli e con i soldi raccolti è stata donata una sonda pediatrica all&amp;#39;ospedale che costava 36 mila euro. Lui voleva questo&amp;quot;.Per mamma Bruna una sola consolazione: la condanna a 30 anni di carcere dell&amp;#39;assassino clandestino. L&amp;#39;uscita di Aassoul dal Tribunale di Perugia il 26 ottobre scorso fu però carica di tensione. Gli amici si trovavano fuori dal portone da cui doveva uscire il condannato e non appena questi li ha vide mostrò loro il dito medio. Un ulteriore sfregio. Come se non bastassero tutti quelli già subiti dalla famiglia Raggi. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487668215-sas.jpg" /> <![CDATA[Licia Colò libera i granchi in mare. Così favorisce l’invasione biologica]]> Oltre 2 milioni di visualizzazioni per il video di Licia Colò in cui scopre in un Carrefour romano granchi confezionati e venduti vivi. Colta da indignazione e dall&amp;#39;amore per gli animali, gli ha acquistati per poi liberarli nel mare di Ostia. Un gesto simbolico, per qualcuno quasi eroico. Peccato che rischia di favorire la diffusione di specie invasive.Il parere del ricercatoreNon è qualche campagna anti-animalisti a dirlo, bensì è Ernesto Azzurro, membro del consiglio scientifico CIESM (Mediterranean Science Commission?, e presidente del comitato Marine Policy, che ammette: &amp;quot;liberare animali vivi di provenienza incerta in un ambiente naturale é un&amp;rsquo;azione che comporta rischi ambientali enormi&amp;quot;. Gesti come quelli della Colò e di chi potrebbe emularli possono ritenersi una delle più grandi catastrofi ambientali odierni. La provenienza dei granchi liberati dalla Colò è dubbia. Come precisa La Stampa con l&amp;#39;aiuto dell&amp;#39;esperto, nel Mediterrano sono state introdotte più di 750 specie esotiche e molte di loro &amp;quot;hanno sviluppato popolazioni invasive con impatti pesantissimi sulle specie native, sugli habitat naturali, sulla pesca e sulla salute umana&amp;quot;.I rischi di una invasione biologicaLa conduttrice televisiva ha parlato di &amp;quot;gesto di principio&amp;quot;. Di certo, nessuno mette in dubbio i buoni sentimenti ma dovrebbe capire che, secondo quanto dice l&amp;#39;esperto, avrebbe commesso un errore. Il rischio più grande ora è evitare il rischio di emulazione. Si ipotizza che quei granchi, confezionati e venduti vivi, fossero una specie nativa: il Carcinus aestuarii. Ma Azzurro fa notare come quel tipo di granchio si facilmente confondibile con il Carcinus maenas, una delle 100 specie più invasive del mondo. Il ricercatore ammette che raramente gli animali liberati sopravvivono ma, se questo dovesse accadere, &amp;quot;la specie riesce a stabilirsi in un nuovo ambiente, questo può dar luogo ad un invasione biologica&amp;quot;.Le invasioni biologiche sono colpevoli della crisi delle biodiversità. Basti pensare che solo In Italia sono presenti più di 3000 specie aliene, introdotte spesso volontariamente. Di queste il 15% invasive. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/21/1487663297-colo-k1p-u11001293574151azb-1024x576lastampa.it.jpg" /> <![CDATA[La trasformazione (fisica) dei vip prima e dopo l'Isola dei Famosi]]> Molti personaggi del mondo dello spettacolo sono stati lanciati dall&amp;#39;Isola dei Famosi, un nome fra tutti è quello di Belen Rodriguez: ma come sono cambiati i vip prima e dopo aver partecipato al reality?Siamo abituati a vedere attrici, showgirl, cantanti vestiti di tutto punto, ma quando si partecipa all&amp;#39;Isola dei Famosi tutte le maschere calano, anche quelle che abbelliscono. Nelle dodici edizioni del programma, sono finiti in Honduras tantissimi vip, molti hanno mostrato al pubblico alcune loro doti, altri, invece, hanno colpito maggiormente per il loro aspetto fisico.Sì, perché quando si va all&amp;#39;Isola non ci sono trucchi, creme o bei vestiti, i naufraghi si mostrano per quello che sono, nel bene e nel male. Ripercorrendo tutte le edizioni del reality, ci sono alcuni personaggi famosi che hanno colpito il pubblico per la loro trasformazione fisica. Da Rocco Siffredi a Cristina Buccino, passando per Eva Grimaldi e Belen Rodriguez. Ecco come sono cambiati alcuni vip prima e dopo il programma. Dimagriti, invecchiati, sfigurati dai morsi delle zanzare, stanchi... (GUARDA)[[gallery 1366696]] <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/20/1487606765-copertina.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, Giulia Calcaterra e Simone Susinna sono sempre più vicini]]> All&amp;#39;Isola dei Famosi sta nascendo un&amp;#39;altra coppia, dopo Stefano Bettarini - Dayane Mello e Malena - Moreno, sull&amp;#39;Isola dei Metalli Giulia Calcaterra e Simone Susinna sono sempre più complici.L&amp;#39;ex velina e il modello stanno vivendo il loro periodo felice in Honduras. I due sono sempre più affiatati e vicini durante il giorno tanto da alimentare una serie di rumors tra gli altri compagni di avventura. Nei daytime mandati in onda dalla produzione dell&amp;#39;Isola dei Famosi, si vede come Giulia Calcaterra si avvicini a Susinna sempre più di frequente, abbracciandolo dopo una pesca fortunata o accarezzandolo per medicargli le ferite.Simone, dal canto suo, appare ben contento di queste attenzioni e si presta volentieri all&amp;#39;affetto della bellissima Giulia. Baci affettuosi, carezze, abbracci, passeggiate sulla spiaggia sono tutti segnali di un&amp;#39;amicizia che si sta trasformando in qualcosa di più. E se da una parte Giulia Calcaterra e Simone Susinna stanno &amp;quot;coltivando&amp;quot; il loro rapporto, Malena sembra voler concedere ancora poche possibilità a Moreno.Nonostante tra i due siano arrivati i primi baci, la pornostar ha confessato alle altre naufraghe di non poter accettare un fidanzato così geloso di lei e del suo lavoro. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/20/1487591047-susinna-e-calcaterra.jpg" /> <![CDATA[Kattarshians, il Grande Fratello dei gatti]]> È il Grnde Fratello dei gatti e si chiama Kattarshians: un reality show a scopo benefico che vede protagonisti quattro gattini di 9 settimane all&amp;#39;interno di una casa di bambole. I gattini si chiamano Guðni, Stubbur, Briet e Ronja e sono stati trovati con la mamma per le strade di Reykjavik, in Islanda. Uno di loro ha subito un&amp;#39;amputazione ma nell&amp;#39;attesa di essere adotatti sono stati messi in una casetta dove chiunque, attraverso il live show di Youtube, può osservali durante la loro giornata. Il progetto, come riporta Huffington Post, è stato esaminato e approvato dall&amp;rsquo;Icelandic Human Society e da altri gruppi animalisti. Come ha evidenziato uno studio recente dell&amp;#39;Indiana University Media School, vedere filmati di gattini su Internet farebbe infatti bene all&amp;#39;umore, distogliendo dai pensieri negativi e aiutando gli utenti a ritrovare le energie. Tanto che nel mondo sono stati aperti anche diversi bistrot in cui i gatti sono protagonisti e la pet-therapy conferma i suoi effetti benefici su persone che soffrono di ansia, depressione e altre patologie. Il reality appare come una sorta di pet-therapy in diretta, per tutti coloro che non hanno o non possono avere un gatto in casa. <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2016/08/12/1470997404-sand-cat.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, Samantha De Grenet attaccata dai mosquitos: Qua mi ricoverano]]> All&amp;#39;Isola dei Famosi la fame e i malumori non sono gli unici ostacoli da superare, a completare il quadro ci pensano i mosquitos, le terribili zanzare tropicali che con i loro morsi stanno deturpando il volto dei naufraghi.Stando a quanto si apprende dai filmati mandati in onda dalla produzione, sull&amp;#39;Isola dei Metalli - l&amp;#39;isola in cui ci sono tutte le donne - questi insetti sarebbero molto più aggressivi. E tra i tanti concorrenti letteralmente assaliti dai mosquitos, quella che sta peggio di tutti è Samantha De Grenet.L&amp;#39;attrice, in queste ore, ha fatto un confessionale per mostrare il suo volto gonfio e devastato dai morsi di zanzara. Samantha ha avuto una reazione allergica e ora sta valutando se abbandonare il gioco. &amp;quot;Faccio cambio con Massimo Ceccherini, me ne vado sull&amp;#39;Isola del Fuoco. Tanto sono l&amp;#39;unica che riesce a parlare con Raz Degan. Su quell&amp;#39;Isola si sta meglio&amp;quot;, ha detto inizialmente Samantha De Grenet.Ma dopo qualche ora, il gonfiore sul suo viso è notevolmente peggiorato, così ha detto ai suoi compagni che forse è il caso che lei abbandoni il gioco: &amp;quot;Ragazzi io devo andare via. Mi sento gonfia e intorpidita. Mi stanno divorando viva. Sono allergica ragazzi, oggi è il secondo giorno, se sto qua una settimana mi ricoverano&amp;quot;.Nancy Coppola e Malena le hanno subito dato ragione: &amp;quot;Sei piena di morsi e sei tutta gonfia. C&amp;#39;è da prendere provvedimenti&amp;quot;. Per il momento, Samantha De Grenet è ancora in gioco e la produzione ha già fatto sapere che interverrà se dovesse essere necessario. (Guarda il video) <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/16/1487240825-de-grenet.jpg" /> <![CDATA[Isola dei Famosi, giallo sulla nomination di Raz. Chi ha detto alla Grimaldi che l'ha votata?]]> Nel corso della puntata dell&amp;#39;Isola dei Famosi andata in onda il 13 febbraio, c&amp;#39;è stato un momento di alta tensione tra Raz Degan e Eva Grimaldi.L&amp;#39;attrice ha accusato il naufrago di averla nominata nonostante la promessa, risalente a prima che iniziasse il gioco, di non mettersi mai l&amp;#39;uno contro l&amp;#39;altro. Raz appare particolarmente colpito dalle parole di Eva Grimaldi e subito le chiede: &amp;quot;Come fai a sapere che ti ho nominato?&amp;quot;.La Grimaldi, durante la puntata, non risponde, ma è Valdimir Luxuria a prendere la parola: &amp;quot;Lo sa perché la tua nomination è stata palese la settimana scorsa&amp;quot;. Anche Alessia Marcuzzi sostiene questa tesi e continua: &amp;quot;Non è importante capire come lo abbia saputo. Raz, l&amp;#39;hai nominata o no?&amp;quot;.Ma come rivela oggi Fanpage, il dubbio di Raz Degan è lecito: la sua nomination non era palese. Fanpage scrive: &amp;quot;Siamo andati a recuperare la puntata dell&amp;rsquo;Isola dei Famosi andata in onda il 6 febbraio 2017, concentrandoci sul momento della nomination di Raz. Al minuto 1.44.45 c&amp;rsquo;è la nomination dell&amp;rsquo;attore che vota, appunto, la Grimaldi. A differenza di quanto si è sostenuto in puntata, però, la sua non è stata una nomination palese. Degan, che quella settimana si era guadagnato un posto nell&amp;rsquo;Isola degli Evoluti, ebbe la possibilità di votare in segreto. A meno che non sia stato proprio Raz a rivelare a qualcuno di aver votato Eva &amp;ndash; ed è difficile da ipotizzare vista la sorpresa manifestata dall&amp;rsquo;attore in puntata &amp;ndash; come faceva la Grimaldi a sapere della nomination?&amp;quot;.Il giallo, quindi, resta. Chi ha detto a Eva Grimaldi che il regista l&amp;#39;ha nominata? <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/14/1487064219-schermata-2017-02-14-10.13.46.jpg" /> <![CDATA[Belen Rodriguez è il regalo più bello di San Valentino per Iannone]]> Belen Rodriguez e Andrea Innone hanno festeggiato il loro San Valentino d&amp;#39;amore in Malesia, il pilota di MotoGp, poi, ha pubblicato sul suo profilo Instagram una loro foto.La loro storia d&amp;#39;amore procede a gonfie vele. Belen Rodriguez sembra aver ormai dimenticato il marito Stefano De Martino e ora nel suo cuore c&amp;#39;è un altro uomo che &amp;quot;mi tratta come nessuno ha mai fatto&amp;quot;. In queste settimane, i due piccioncini si trovano in Malesia perché Innone deve inaugurare il nuovo anno con la sua Suzuki.Belen, così ha pensato di seguirlo con il figlio Santiago dall&amp;#39;altra parte del mondo. Su Instagram, ogni giorno, condividono momenti della loro giornata. Dalle passeggiati in riva al mare alle visite allo zoo. Ma una foto in particolare ha catturato l&amp;#39;attenzione del pubblico, quella pubblicata per il giorno di San Valentino.Lo scatto condiviso da Andrea Iannone mostra Belen mentre indossa la sua tuta da corsa. &amp;quot;Come non poterti amare&amp;quot;, scrive lui su Instagram e subito lei replica: &amp;quot;Ti ridò la tuta solo perché vai più forte&amp;quot;. Ad attirare l&amp;#39;attenzione dei fan, però, è quello che si intravede dalla cerniera della tuta.Sembra proprio che la Rodriguez sia il regalo più bello per Iannone. (Guarda la foto) Come non poterti amare !!! @belenrodriguezreal #sanvalentinesdayUn post condiviso da Andrea Iannone (@andreaiannone) in data: 14 Feb 2017 alle ore 04:55 PST <img src="http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/styles/content_foto_node/public/foto/2017/02/15/1487158692-belen-e-iannone.jpg" />