Di regalo in regalo, di fiera in fiera, oggi il tartufo è la bandiera albese, un vessillo che deve fare i conti con problemi meteo-ambientali. Per la prima volta, la Fiera internazionale del Tartufo Bianco d'Alba non inizierà il primo sabato di ottobre, quest'anno il giorno 2, bensì il secondo, il 9, così come avrà termine la seconda domenica di novembre, il 14, e non la prima, il 7. Il tutto fermo restando che si possono raccogliere tartufi da metà settembre. Quest'autunno (e i prossimi perché non siamo alle prese con dei capricci) non coincideranno più Palio degli Asini e il via della kermesse del tartufo. Questo perché l'andamento climatico sta spostando i mesi freddi più avanti e con essi il periodo magico per queste lamelle paradisiache. Inutile incaponirsi con le consuetudini se stridono con la realtà.
Non solo il clima più caldo (che incide anche sulla vendemmia). Tanti si preparano a riversarsi, giustamente, nelle Langhe e nel vicino Roero così come nell'Astigiano per godere di momenti gastronomici unici, ma proprio per via della mostra-mercato e della capacità che ha di attrarre visitatori, il vero intenditore pazienta e si gode la stagione del tartufo da metà novembre, quando altre regioni d'Italia, Marche e Toscana soprattutto, celebrano le loro fiere e i ritmi attorno Alba diventano un po' più umani.
Bene ricordare come il tartufo ad Alba può essere venduto solo nei negozi, ovviamente al ristorante, e all'interno della fiera. Sono vietate le bancarelle per vie e piazze, spesso delle trappole per turisti visto che non esistono i controlli previsti alla mostra, con tanto di sportello per i reclami. Non solo: la Regione Piemonte e il Centro nazionale studi tartufo, www.tuber.it, hanno promosso la nascita del Truffle Club, associazione tra osti e ristoratori per promuovere e rispettare un preciso codice etico. Sono 13 punti, fatti loro da chef stellati come dal posticino in centro al paese langarolo. Al primo punti è scritto «Somministrare solo tartufo di buona qualità (profumo intenso e gradevole, grado di maturazione adeguato, buono stato di conservazione)», al secondo «esporre con chiarezza sulla carta la specie di appartenenza», al terzo «proporre nel menu almeno tre/quattro portate abbinabili al tartufo» fino al conclusivo «sottoporsi a controlli e ispezioni anonime a cura del Centro studi sul tartufo».
L'ultimo capoverso ci riporta alle prime due parole dell'articolo: abbondante e abbordabile. Per l'estate che le Langhe hanno avuto, ci si aspetta un'annata ricca di pepite come il 2005 e il 2008, quando nei fine-settimana della mostra sono trattati tra gli 80 e i cento chili di prodotto. Quanto al prezzo favorevole, ora oscilla attorno ai 170 euro l'etto (400 nel disastroso 2007). Non rimane che aspettare un paio di settimane ancora.
Ingrandisci immagine
