Ecco l'esercito dei cuochi stranieri: le nuove star della cucina italiana

Gli chef tedeschi, giapponesi e cinesi, innamorati della nostra gastronomia, fanno collezione di stelle

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«È la guida dei record: mai come quest’anno la Michelin ha premiato così tanti ristoranti italiani», ha annunciato ieri in un grande albergo milanese Silvia Vergani, direttore commerciale della Rossa.I numeri dell’edizione 2011 sono chiari: 276 locali stellati per un totale di 325 stelle, in particolare 233 a una stella (32 le novità), 37 le doppie (2 le promozioni) e sei tre stelle, le stesse del passato: Vittorio a Brusaporto (Bergamo), Pescatore a Canneto (Mantova), Enoteca Pinchiorri a Firenze, Pergola a Roma, Calandre a Rubano (Padova) e Sorriso a Soriso (Novara). Per fare un raffronto, erano 226 (198-23-5) nel 2006, un lustro fa, ben 50 in meno.

In tanta crescita, spicca la dietaa cui è stata sottoposta la Lombardia, sempre la regione più premiata, ma le notizie sono tutte negative visti i ko, a vario titolo, degli stellati Lear a Briosco (Monza), Il Gelso di San Martino a Cazzago (Brescia), Bersagliere a Goito ( Mantova) e Ca Vegia a Salice ( Pavia).Beffa:l’unico posto promosso, la Locanda del Notaio a Pellio Intelvi (Como), il 31 ottobre, a guida ormai stampata, ha visto il cuoco, Alessandro Fontana, andarsene; una stella che non va considerata, è segnalato nel comunicato, ma che comunque brilla a pagina 827.

In una tornata senza nuovi tristellati, il massimo lo hanno raggiunto un cuoco altoatesino e uno toscano. Due stelle infatti per Francesco Bracali, del Bracali a Massa Marittima (Grosseto) e per Martin Obermarzoner del Jasmin a Chiusa in Valle Isarco, exploit che permette alla provincia di Bolzano, per cultura la meno italiana tra tutte, di diventare la più premiata dalla Rossa in Italia, 3 due stelle e 12 singole stelline. Perde tutte e due le stelle l’Arquade a San Pietro in Cariano (Verona), dopo il divorzio in cucina da Bruno Barbieri e il nuovo, Massimo Sola, è considerato in rodaggio.All’apparenza sempre un trattamento diverso da quello riservato a Capri all’Olivo visto che Oliver Glowig ora lavora a Montalcino ( Siena), ma il posto è sceso da due a una (e non a zero); questo perché il sostituito, Andrea Migliaccio, avrebbe comunque preso la stella al Riccio, l’altro ristorante del gruppo Capri Palace.

Dei 21 azzeramenti, ben 15 sono per chiusura, trasloco o cambio di manico. Quindi le vere retrocessioni sono 6 appena: il Pinocchio a Borgomanero ( Novara) dopo 36 anni di luce per Piero Bertinotti, Gelso (già citato), Hosteria Giusti a Modena, Gallura a Olbia (Sassari), Alceo a Pesaro e la Spurcacciuna a Savona. Tra le nuove singole stelle spiccano la Locanda del Pilone ad Alba (Cuneo),Villa d’Amelia a Benevello (Cuneo), Osteria del Borgo a Borgosesia (Vercelli), La capanna di Eraclio a Codigoro ( Ferrara), la Casa degli Spiriti a Costernano (Verona), Pier Busseti a Covone (Cuneo), il Papavero a Eboli (Salerno), il Bistrot a Forte dei Marmi (Lucca), Al Castello a Grinzane Cavour (Cuneo), Villa Maiella a Guardiagrele (Chieti), la Cassolette a La Salle (Aosta), Strada facendo a Modena, il Baluardo a Mondovì (Cuneo), Locanda di Piero a Montecchio Precalcino (Vicenza), la Cantinella a Napoli, The Cook a Nervi (Genova), Bye bye blues a Mondello (Palermo), Postale a perugina, Antica Corte Pallavicina a Polesine Parmense (Parma), il trio romano All’Oro, Giuda Ballerino e Convivio Troiani (Roma batte Milano 3 a 0), il Povero Diavolo a Torriana (Rimini), Locanda Margon a Trento, Enoteca Henri a Viareggio, La Torre a Viterbo e Al Capriolo a Vodo di Cadore (Belluno). Importante: sia la Torre sia la Locanda del Pilone hanno uno chef giapponese, rispettivamente Noda Kotaro e Masayuri Kondo. La loro è cucina italiana e quando il prossimo anno avrà la stella La Rei a Serralunga d’Alba nelle Langhe avremo anche il primo cinese, Chen Shiqin, che declina alla grande nostri prodotti e nostre tradizioni.

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