Il vino sarà il motore dell'export italiano

Studio condotto dall’Area Research di Banca Mps: secondo cui il 2010 si è aperto con "il ritorno di un cauto ottimismo" sui mercati, grazie a una crescita delle esportazioni del vino made in Italy di oltre l’8% sia in termini di volume che di valore. A far segnare l’incremento più forte sono stati i paesi non europei (+16,4%), recupero più contenuto della Ue (+2,4%). Spicca il balzo della Cina, con un incremento in valore di oltre il 70%

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Firenze - Il vino italiano sarà fra i motori della ripresa dell’export nazionale: lo afferma uno studio condotto dall’Area Research di Banca Mps, secondo cui il 2010 si è aperto con «il ritorno di un cauto ottimismo» sui mercati, grazie a una crescita delle esportazioni del vino made in Italy di oltre l’8% sia in termini di volume che di valore. A far segnare l’incremento più forte sono stati i paesi non europei (+16,4%), a fronte di un recupero più contenuto della Ue (+2,4%). Spicca il balzo della Cina, con un incremento in valore di oltre il 70%, come conseguenza del crescente ruolo del vino nella cultura alimentare cinese. In Asia il consumo del vino aumenta ad una velocità pari a 4 volte quella media mondiale, e tra il 2009 e il 2013 è prevista una crescita del 25%. «Fare sistema - afferma Bmps - mettersi insieme, attraverso ad esempio il modello delle reti di impresa, per affrontare i mercati, anche più lontani che presentano crescenti potenzialità di crescita, appare una delle opzioni più interessanti per le imprese». In Italia il settore vitivinicolo fattura 13,5 miliardi di euro all’anno, di cui 3,5 mld di export (la prima voce dell’export alimentare italiano), a cui si aggiungono circa 2 mld di indotto. L’Italia, con oltre 47 milioni di ettolitri, copre il 17% della produzione mondiale e circa il 30% della Ue. Spicca l’aumento delle vendite dei vini che appartengono a microaree, ottenuti da vitigni autoctoni come il Negroamaro, il Bianco di Custoza, il Morellino di Scansano. Bmps rileva una crescita dei prestiti del sistema bancario all’agricoltura, rimasta su valori positivi (+3,32% su base annua nel 2009 contro il -2,19 del totale settori produttivi) grazie anche ad un tasso di decadimento più basso. Oltre il 70% dei prestiti alle imprese agricole è a medio e a lungo termine.
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Alessandro Sallusti
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