Nei terreni che circondano il magnifico borgo medievale in Umbria si realizza il sogno dei Soldera, famiglia di imprenditori trevigiani: raccolte le prime uve. Serviranno inizialmente a produrre tre etichette: due Spumanti Metodo Classico e un blend rosso di alta qualità
Torna la vite in uno degli angoli più belli dell'Umbria e dell'Italia Centrale intera: Parrano, piccolo borgo solitario che si affaccia sulla valle del Chiani e dal quale la vista spazia su Montegabbione, Città della Pieve, Ficulle, Cetona. Un luogo incredibile (e incredibilmente poco noto), magicamente incrostato attorno al castello medievale già dei conti Bulgarelli, dei Baglioni di Perugia, dei Marescotti di Vignanello e oggi in custodia ai Soldera. Una famiglia di imprenditori trevigiani innamorati della zona che hanno restaurato il castello facendone un'affascinante dimora storica (il Principato di Parrano) che si accinge ad accogliere un turismo di altissimo livello, in una struttura che offre 23 camere di charme tutte differenti, un campo da golf con due differenti percorsi, una riserva venatoria, un centro ippico e i lussuosi bagni termali nel ventre del castello. Ma il vero sogno di Roberto Soldera, l'appassionato custode-investitore di Parrano, era fare vino. E farlo bene. Magari non il migliore vino in assoluto, ma quello che piace a lui. Per questo ha deciso di far tornare la vite dopo due secoli in questo territorio che già all'epoca degli Etruschi e dei Romani era rinomato per il vino. Tutto è stato fatto al meglio: è stato scelto il migliore wine-maker italiano, l'umbro Riccardo Cotarella, che dopo un attento studio delle condizioni pedoclimatiche, ha deciso di impiantare, nei 35 ettari destinati ai vigneti - di composizione limo-argilloso con scheletro notevole - sia uve a bacca bianca (principalmente Chardonnay), sia a bacca rossa (Sangiovese, Montepulciano, Canaiolo e Pinot Nero). L'obiettivo nella prima fase è la produzione di tre vini, tutti assai ambiziosi: uno Spumante Metodo Classico, uno Spumante Rosé Metodo Classico e un vino rosso fermo di alta gamma frutto di un uvaggio la cui composizione non è stata ancora decisa. Una sfida, tante sfide. Prima di tutto, quella di produrre vini di alta (se non altissima) qualità in una zona comunque nuova, ciò che spingerà il Principato di Parrano a scontrarsi con la giovane età delle viti (che notoriamente danno il meglio di sé dopo almeno dieci anni) e con la tradizionale diffidenza delle guide e degli esperti nei confronti delle nuove realtà. Seconda sfida, quella di fare vino in un territorio che, come ricorda Cotarella, «è vitivinicolamente estremo, avendo un'altitidine media di circa 500 metri sul livello del mare». Terza sfida, la più difficile, quella di produrre bollicine in una regione, l'Umbria, che non vanta tradizioni: anche perché, lo avrete capito, Cotarella e Soldera non puntano a produrre un Brut purchessia, ma a porsi ben presto al livello dei migliori Metodo classico italiani, da Valdobbiadene al Trentino alla Franciacorta. Poi, più avanti, l'ambizione è quello di produrre un Pinot Nero in purezza. Anzi, il Pinot Nero italiano, cercando di riuscire in ciò che nessun produttore italiano ha potuto finora, vale a dire un'interpretazione convincente del più capriccioso e nobile dei vitigni internazionali. Quella del 2010 è la prima vendemmia al Principato di Parrano. Un inizio che si profila sotto buone stelle, se lo stesso Cotarella (enologo di alcune delle più grandi aziende italiane, con consulenze anche in Francia e in altri Paesi del vino, e proprietario dell'azienda umbro-laziale Falesco, che produce il grande Montiano) ha parlato di uve di qualità eccezionale. La prima vendemmia ha visto anche il divertito contributo di un gruppo di giornalisti italiani e internazionali del settore, che si sono sfidati domenica scorsa in una gara a colpi di cesoie. Un modo per iniziare a conoscere un'azienda del quale pare proprio sentiremo parlare molto in un prossimo futuro.