Possibilmente questi Babbo Natale non parlano, si limitano a toccare il cuore dei passanti porgendo questi messaggi scritti. Il motivo è semplice, molti se ne rendono conto quanto magari hanno aperto il portafoglio e hanno fatto la loro offerta. Il ringraziamento o l'augurio di buon Natale «tradisce» l'origine dei questuanti. Slavi, molto più spesso zingari, che ormai sorridono soddisfatti con i soldi già in tasca.
Che la loro azione non sia mirata alla raccolta fondi a scopi benefici è qualcosa di più che un sospetto. Un'angoscia che viene rafforzata dai continui appelli lanciati dalle vere associazioni benefiche o scientifiche, che ripetono di non dare soldi a chi si presenta a loro nome. Le iniziative davvero destinate a fini nobili vengono infatti sempre pubblicizzate e gli incaricati sono riconoscibili, e operano in postazioni fisse ben visibili. In nessun caso le associazioni di volontariato o di ricerca si affidano a questuanti improvvisati, che anzi sfruttano la sensibilità delle persone per chiedere offerte che finiscono direttamente nelle loro tasche.
Un problema, quello delle truffe, che sceglie sempre più spesso anche la via telematica. Sempre sotto Natale aumentano infatti le e-mail ricevute da mittenti sconosciuti che chiedono aiuti per persone in difficoltà, contributi per le missioni o per le associazioni di volontariato. Spesso inducono a collegarsi a siti a pagamento oppure cercano di carpire il numero di carta di credito o di conto corrente del destinatario interessato a fare un gesto nobile.
I Babbo Natale zingari si possono scoprire facendoli parlare, per difendersi al computer è sempre consigliabile buttare nel cestino le mail strane senza neppure aprirle.
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