Una Marta Vincenzi incontenibile e, soprattutto, alla ricerca dell'innovazione? Forse sì, visto oltretutto che la sua eventuale elezione la porterebbe ad essere il primo sindaco donna della storia genovese. Innovazione e rottura, anche a costo di generare polemiche, per esempio con l'accenno alla «necessità di riconoscere il fallimento della vecchia concezione di edilizia popolare e - ebbene sì - di demolire la controversa Diga di Begato». E poi, non può mancare il leit motiv di questo primissimo scorcio di campagna elettorale vincenziana, quella «Città-Porto» che «deve distinguersi dal normale concetto di città portuale: non dev'essere infatti costruita attorno ad esso, ma abbracciarlo». Un porto che dev'essere supportato da adeguate infrastrutture «che lo rendano un passaggio preferenziale per il corridoio logistico sud-nord». È chiaro il riferimento al Terzo Valico, tanto più che la Vincenzi proclama a chiare lettere che «occorre liberare Genova dai TIR e dai container vuoti». Ricordando, dietro le quinte, di essere stata invitata a tenere lezioni di logistica proprio dal professor Enrico Musso, suo eventuale avversario nella corsa a Tursi: «Un docente che stimo moltissimo. Sull'uomo politico non posso ancora esprimere giudizi». Una stoccatina per gli avversari delle primarie? Sì, però piccina: «Penso che gli elettori - spiega la Vincenzi - siano riconoscenti verso l'amministrazione uscente. Purtroppo, però, non si vota per riconoscenza, ma per speranza, e io credo di rappresentare una speranza per i genovesi, più di Zara e Sanguineti».
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