venerdì 15 febbraio 2008, 07:00
Genova allavanguardia nel nucleare ma le centrali le fa in Cina e Romania
Adinolfi: «LAnsaldo è costretta ad importare ingegneri»
Genova può definirsi ancora Capitale del Nucleare? Nel capoluogo ligure ha sede una delle poche aziende italiane rimaste ad occuparsi ancora di energia nucleare. Si tratta dell'Ansaldo Nucleare, azienda di Finmeccanica, divenuta società indipendente dal 2005 e che in questi ultimi anni ha visto un proprio rafforzamento, anche grazie alla buona riuscita di una serie di importanti progetti. Ovviamente parliamo di mercati esteri, ove si concentra il 90% del fatturato dell'azienda. Per rispondere alla domanda posta in apertura e per osservare più da vicino quanto sta compiendo Ansaldo Nucleare, abbiamo intervistato l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.
Quali sono i progetti di punta di cui si sta attualmente occupando Ansaldo Nucleare?
«Il progetto più prestigioso in cui siamo coinvolti è la realizzazione di un impianto di ultimissima generazione: l'AP 1000. Si tratta di un reattore più avanzato e ancora più sicuro degli attuali standard realizzati nel mondo. Lo costruiremo in Cina e, successivamente, è probabile anche negli Stati Uniti. Sono 15 anni che ci lavoriamo, grazie alla collaborazione con la società americana Westinghouse».
Quale è stato il vostro contributo in questo progetto?
«Abbiamo progettato alcuni sistemi e componenti dell'impianto, in particolare uno scambiatore di calore atto a rimuovere il calore residuo dal nocciolo (trattasi di tecnologia volta alla sicurezza dell'impianto, n.d.r.) e il contenitore metallico che lo isola dall'ambiente esterno, ossia l'ultima barriera contro il rilascio all'esterno di materiale radioattivo qualora vi fosse un incidente».
E come viene quantificata la probabilità di un simile incidente? È possibile che avvenga?
«La sicurezza nell'AP 1000 è basata sul moderno principio della sicurezza passiva con cui sono realizzati tutti i moderni impianti. Rispondo dunque che, in linea di principio, un incidente grave risulta considerato alla stregua di un evento raro o di un evento impossibile. Concretamente lo standard di sicurezza richiesto è che il danneggiamento al nocciolo del reattore (il più grave dei danni possibili ad un reattore, n.d.r.) sia inferiore ad un evento ogni 100 mila anni. L'AP 1000 da noi realizzato è stato progettato con una soglia ancora più bassa: un evento ogni milione di anni».
Come sono ottenute queste probabilità così basse?
«Fin dal momento della progettazione la sicurezza viene messa alla base di tutto, seguendo le strette direttive delle autorità preposte di ogni Paese. In seguito alla progettazione vengono eseguite delle verifiche di due tipi: probabilistiche, da parte del progettista, e deterministiche, da parte dell'autorità di sicurezza».
Insomma ci dice che le tecniche per valutare la sicurezza di un impianto nucleare sono assolutamente affidabili?
«Queste tecniche sono nate proprio in ambito nucleare ed è da qui che si è sviluppata una cultura della verifica della sicurezza. Ed ora essa è adottata anche in altri settori dell'industria».
Tornando ai progetti che state realizzando, oltre all'AP1000 vi occupate di altre centrali nucleari?
«Operiamo su diversi fronti a livello Europeo. A settembre 2007 abbiamo consegnato la seconda unità della centrale di Cernavoda in Romania. Lì stiamo continuando la nostra attività sia per l'assistenza e l'esercizio degli impianti, sia per lo sviluppo di un progetto ulteriore: le unità III e IV. Siamo inoltre attivi in numerosi paesi dell'Est (Ucraina, Lituania, Russia) con interventi migliorativi di impianti nucleari più vecchi».