Bella domanda, per un territorio che parte piuttosto svantaggiato nei confronti di altre mete turistiche tradizionali. La risposta è però ottimistica da parte di chi di turismo si occupa a livello istituzionale. Anna Castellano, presidente del Sistema turistico del genovesato, smonta i luoghi comuni: «Il nuovo turista è un visitatore, che vuole muoversi e vedere bei posti. Non gli basta più la settimana di assoluto riposo in spiaggia».
È possibile dunque una sinergia tra costa genovese ed entroterra: «statistiche europee dicono che la crescita turistica è maggiore dove le città d'arte offrono a poca distanza attrazioni naturali o gastronomiche, il che non manca di certo in questa terra alle spalle di Genova, e a solo mezz'ora di macchina».
Anche per questo la Comunità montana e le amministrazioni locali, insieme ai privati, si stanno a modo loro mobilitando per migliorare l'offerta, per esempio coordinando l'attività dei piccoli musei locali e degli edifici storici in un'unica rete. Oppure studiando sistemi per migliorare informazione e pubblicità turistica. Marco Bagnasco, presidente della Comunità, ammette che «il primo cambiamento dev'essere di mentalità: bisogna andare al di là dei semplici concetti di sagra e festa». Alternative? Per esempio, prosegue Bagnasco, «un'area-expo che aprirà a Casella e che servirà a promuovere con metodo i prodotti tipici locali. Su questo puntiamo molto».
Strappare la gente dalle spiagge non è facile: di certo prenderla per la gola può essere un buon metodo.
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