Ma non basta. Nel curare gli stranieri, secondo gli specialisti, servono anche i farmaci giusti. «Dal punto di vista scientifico-farmacologico siamo davvero indietro - prosegue Bellotti -, i grandi studi scientifici per validare i farmaci, infatti, si fanno su popolazioni selezionate e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di pazienti europei o americani, stiamo quindi usando parametri validi per la nostra popolazione anche sulle altre etnie senza avere prove scientifiche».
Secondo gli esperti esiste inoltre un fenomeno nuovo di utilizzo delle medicine tradizionali in Italia. «Un dato di cui non siamo veramente a conoscenza - ha proseguito il primario -, non sappiamo infatti quale sia la loro valenza reale».
Ma un dato resta costante nel tempo: la maggior parte degli immigrati si ammala subito dopo l'arrivo in Italia. Il migrante per motivi di lavoro, secondo i medici è portatore di un «patrimonio di salute», visto che nella maggioranza dei casi il suo viaggio è il risultato di una scelta per il gruppo da cui proviene. Ma se al suo Paese è in salute cambia tutto all'arrivo in Italia. Generalmente subito non ha sintomi particolari, ma sono le condizioni lavorative e ambientali a determinare l'insorgenza di nuove malattie o l'aggravamento di quelle preesistenti inizialmente asintomatiche. Gli esempi più comuni sono l'asma, la tubercolosi e le broncopneumopatie. In questi casi, non avendo cartelle cliniche precedenti, n´ potendo contare su referti medici la storia del paziente dev'essere ricostruita dal racconto dello stesso.
Ma è nei pronto soccorso che ci sono sempre i maggiori problemi. «A differenza di altri paesi in Italia le cure urgenti sono garantite a tutti, ma solo nel pronto soccorso - spiegano gli esperti a Genova -. Questo innesca un problema ben noto, non solo agli addetti ai lavori : cioè i clandestini si rivolgono direttamente ai pronto soccorso finendo per intasarli e non riuscendo ad accedere alla medicina territoriale molte condizioni curabili a livello domicialiare finiscono così per occupare impropriamente posti in ospedale».
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