A bordo campo c'è la coreografia con i palloncini rossoblù che disegnano il suo nome, sugli spalti una scritta significativa: «Malato di Milito». «Certo a Saragozza mi sono trovato bene, ma qua è diverso - aggiunge -. Voglio ringraziare il presidente e il figlio Fabrizio con il quale mi sono sentito a lungo in questi mesi. Quando sono andato via sapevo che per me era un arrivederci». Si prova a strappare una promessa. In fondo Preziosi aveva parlato di un attaccante in grado di garantire 12-15 gol e lui spera «di segnarne anche di più». Ma numeri preferisce non farne.
Indossa la maglia bianca con laccetti e fascia rossoblù che la Asics ha realizzato per i 115 anni. Non ci potrebbe essere miglior testimone. Lui, il Principe, che posa per i fotografi sotto la targa di villa Rostan che parla di altri principi, quelli di casa Savoia che in passato hanno soggiornato lì. A Milito bastano dieci minuti per riprendersi lo scettro. Nella partitella Gasperini lo schiera in avanti con Olivera e Gasbarroni e lui trafigge subito Scarpi con Preziosi e figlio a bordocampo festosi. «È il miglior investimento da quando faccio il presidente sia dal punto di vista economico che qualitativo - sottolinea Enrico Preziosi - È da tre anni che volevamo portarlo qua. È un modo per chiudere il cerchio con il passato. Io ho fatto il mio dovere. Dico che è straordinario averlo qua. Con il suo ritorno ci siamo ricompattati, la scacchiera è completa e la partita può iniziare».
Pacato, ma soddisfatto Preziosi non fa proclami anche quando c'è da parlare di obiettivi rinnovati. «Con questo investimento vogliamo far capire che il Genoa non è una barchetta in mezzo al mare, ma una nave solida - dichiara il Joker -. Io voglio stare nella parte sinistra della classifica. Questo è il secondo anno di serie A, dobbiamo stabilizzarci e migliorare la posizione dello scorso anno». Immancabile un cenno al derby che sarà «uno scontro tra campioni con Milito e Cassano».
Nel giorno del benvenuto a Milito c'è spazio però anche per un arrivederci, quello all'ormai ex direttore sportivo Rino Foschi. «Non era pronto per tuffarsi nell'avventura Genoa - commenta il Pres - Era troppo impregnato di Palermo. Con i suoi cambi d'umore un po' ci ha fatto tribolare. Gli auguro di tornare, intanto gli dico grazie, comunque». Un'uscita non traumatica in un giorno di festa, ma ora «c'è da lavorare».
Gasperini è soddisfatto la palla passa in mano a lui. «Abbiamo fatto un salto di qualità importante - dichiara - in prospettiva possiamo crescere molto». E intanto lievitano gli abbonamenti con altre trecento tessere vendute.
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