Poi qualcosa si è inceppato, e la discesa delle nascite ha preso inesorabilmente piede. Fino ai primi anni Ottanta, quando «per un motivo davvero misterioso, i nuovi nati si sono stabilizzati sui 4500 all'anno». Una brutta piega che, sostiene Tagliasco, «denuncio a più riprese da più di venticinque anni, ma le istituzioni sono colpevoli di averla sempre sottovalutata, evitando correre ai ripari e progettare una città pronta ad intercettare e accogliere creatività e intelligenze esterne». La situazione odierna? La popolazione under 20 adesso è ridotta e silenziosa: «I ragazzi non consumano, se non i beni tipici della loro fascia di età. Le iscrizioni all'università sono pressoch´ stabili», e adesso che lo sparuto manipolo di figli del cosiddetto «sboom» demografico si affacciano sul mercato del lavoro, «le tensioni sociali sono di gran lunga minori, più addormentate rispetto a quelle di venti o trent'anni fa». E per il futuro, le prospettive non sono rosee: «si prevede un dimezzamento della popolazione per gli anni Venti di questo secolo: questa è una generazione di figli unici, che per una sorta di imprinting sociologico tenderanno far nascere a loro volta altri figli unici». Il rimedio? Non è tanto nell'integrazione degli immigrati extracomunitari, «una popolazione di badanti, quindi gente votata al servizio, alla semplice soddisfazione di bisogni. Genova, prima di tutto, ha fame di vita e creatività».
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