«Creare questo spettacolo è stato come fare tre dischi nuovi», racconta Giuliano, frontman dei Negramaro. «Non ci siamo limitati a voce e chitarra, ma abbiamo ricostruito gli arrangiamenti usando una grande quantità di strumenti nuovi, etnici, che abbiamo trovato in America, nel senso che è lì che abbiamo cominciato a provare e sperimentare suoni a noi magari già noti, che però mai avevamo pensato di utilizzare. Soprattutto questa esperienza ci ha insegnato ad ascoltarci l'un l'altro mentre suoniamo, ad asciugare i suoni. Non è solo una voglia di stravolgere i brani, ma anche il desiderio di cercare un'emozione e una magia nell'essenza delle canzoni».
I Negramaro con questo spettacolo hanno veramente «osato» dal punto di vista dei suoni etnici e degli arrangiamenti acustici, con risultati grandiosi. Il concerto dura più di tre ore, la scaletta è molto indicativa: è il canovaccio dal quale partono per inserire brani solo strumentali, accenni a canzoni altrui italiane e straniere, vere e proprie cover in omaggio a grandi artisti, a rotazione e secondo l'umore. Nelle tappe precedenti hanno suonato brani dei Radiohead, Damien Rice, Caetano Veloso, Battisti, Tenco, ecc. Probabilmente qui a Genova offriranno un tributo alla canzone d'autore di De Andrè, ma non lo si può sapere perch´, come precisa Ermanno, il gruppo non si impone una ferrea scaletta, il concerto è un'espressione libera.
Genova non è un posto nuovo per loro, qui hanno girato anche un video clip. Cosa ne pensa Ermanno, di questa città spesso giudicata «decadente»? «Non è decadente, è una città che trasmette una sua poetica che definirei dark. L'abbiamo scelta per il video perch´ con tutte le sue sfaccettature e i suoi scorci Genova sembra racchiudere in s´ più città, ti sembra d'essere in più posti contemporaneamente. Esercita un fascino indubbio, trasmette un non so che d'avventura, tra i posti che ho visto è quella con l'atmosfera più europea, è una città da vivere».
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