È arrivata l’ora di pensionare l’Inps

Con la semplificazione del sistema contributivo, l’istituto si può snellire. Impiega 27mila persone, più di Google. E costa 3,8 miliardi

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Se pur fra le lacrime, il pensiero del ministro Fornero sulla direzione verso cui «sterzare» il sistema previdenziale italiano non poteva essere più chiaro: il punto di arrivo dovrà essere il sistema contributivo per tutti. Una semplificazione epocale che potrebbe aiutarci finalmente a mandare in pensione anche il carrozzone dell’Inps, una megastruttura ancora calibrata ai tempi in cui si facevano i conti a mano e strutturata per gestire un sistema bizantino.

Partiamo dall’idea del «contributivo per tutti». Difficile trovare argomentazioni contro una simile impostazione che, se attuata, dà a ciascuno una pensione parametrata ai contributi versati, senza regalare vitalizi a chi ha avuto qualche superpromozione agli ultimi anni di carriera (poi «cristallizzata» per sempre a carico della collettività) oppure a chi, in virtù di qualche benemerenza concessa dal governante pro-tempore, può approdare alla pensione dopo pochissimi anni di lavoro per poi goderne sine die. Qualora vi sia la volontà di chiudere veramente la forbice fra i privilegiati senza meriti e gli sfortunati senza colpe, il sistema contributivo applicato in modo inflessibile può fare giustizia anche di veri regali per chi, a seguito di contributi assolutamente risibili, si è assicurato principeschi assegni mensili, del tutto slegati dalle somme versate. Basta estendere i periodi di blocco delle rivalutazioni ed eventualmente, nei casi più clamorosi, procedere a tassazioni «mirate», con evidenza dell’ammontare della pensione teoricamente dovuta sulla base dei contributi, così che si capisca che non si tratta di prelievo o di ingiustizia, ma di un minor regalo.

Tuttavia i vantaggi di questo nuovo corso potrebbero non fermarsi a una più giusta assegnazione del denaro pubblico.
L’estensione del sistema contributivo infatti produrrà inevitabilmente una forte semplificazione dei calcoli e della gestione amministrativa di ogni posizione previdenziale. Già oggi l’informatizzazione delle banche dati consente una visione diretta e online del proprio «estratto conto» pensionistico, tant’è vero che questa trasparenza in passato ha persino generato allarmi quali «l’oscuramento delle proiezioni di pensione per i precari» che in realtà nasconde una banale inefficienza del software. Ebbene, se i calcoli fossero uguali per tutti senza la babele di aliquote e contribuzioni che l’attuale sistema a «caste» porta con sé, non ci sarebbe bisogno di mettere squadre di programmatori per realizzare programmi zoppicanti (pare che per la migrazione su web siano state coinvolte dall’Inps 150 aziende e 1.500 esterni) ma basterebbe un programmino di attualizzazione stile scuola di ragioneria per avere la proiezione voluta.

A questo punto immaginiamo che, una volta a regime, un sistema contributivo e informatizzato possa stare praticamente «in piedi da solo» o, quanto meno, necessiti di una manodopera ridotta per essere tenuto in efficienza. Forse non tutti sanno che l’Inps impiega la bellezza di 27.600 persone ed ha un costo di funzionamento di 3,8 miliardi di euro all’anno. L’Inail, che svolge compiti assicurativi paralleli e complementari all’attività dell’Inps, ne impiega altre 10.800, l’Inpdap dei dipendenti pubblici ne impiega altre 7.100 senza contare la galassia di altri enti e strutture collegate.

Google, una delle più grandi aziende del mondo per capitalizzazione di borsa, ormai presente in tutti i paesi, ha solo 25.000 dipendenti e realizza enormi profitti. I nostri carrozzoni invece sfornano solo costi: in un universo semplificato e informatizzato qualche economia si deve fare, pur tenuto presente che verrà sempre più richiesto il calcolo Isee del patrimonio familiare, responsabilità dell’Inps. Un’ultima considerazione in tema di semplificazione: dato che si è fatto trenta non sarebbe il caso di fare trentuno eliminando i compartimenti stagni fra i contributi? È assurdo che un lavoratore debba considerare i contributi di serie A versati all’Inps e i contributi di serie B della gestione separata o di altre casse. Un contributo dovrebbe valere allo stesso modo per i minimi e le anzianità. Se si parla di sistema contributivo la totalizzazione completa dovrebbe essere il punto di arrivo. Costerà ancora meno gestire il sistema.
Twitter: @borghi_claudio

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COMMENTI

26 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#26 italo zamprotta (504) - lettore
il 08.12.11 alle ore 17:56 scrive:
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#25 Davide (4966) - lettore
il 07.12.11 alle ore 17:07 scrive:
Caro Monti questa non possiamo berla così come ce la pone: economisti al di fuori della politica ammettono si la gravità della situazione ma arrivare agli stipendi bloccati è stato uno strafalcione eccessivo. Se saltino noi salta l'intera finanza ma almeno il cittadino se deve sacrificarsi lo farà da vivo non da morto e fronte di un salvataggio inutile di una moneta inutile e di una politica inutile.
#24 ermetere (1554) - lettore
il 07.12.11 alle ore 15:04 scrive:
A #20 vency (5): COmplimenti, tanto per cambiare, tutti contro il Vaticano, che, nel caso non lo sappia, oltre ad essere uno Stato Estero, paga già l'ICI su tutte le strutture commerciali e sulle case in affitto, al massimo dell'aliquota (lo pagava pure sulle case dei sacerdoti, prima di eliminarlo sulle prime case). E delle 3000 (TREMILA) sedi sindacali in Italia, spesso interi palazzi, che non pagano nessuna tassa? Una che sia una? Sa che la sede centrale della CGIL, Corso Italia 50 a Milano, è un palazzo d'epoca a 400 m. dal Duomo? Vale 70 e passa milioni di €, non paga tasse di nessun genere. Partiamo da lì magari? Almeno è Stato Italiano, prima di batter cassa all'estero, o cercare di tassare gli oratori (asili e ospizi pagano già) o gli ospedali... Cordialità. PS: Le Chiese tout court, non pagano ICI, ma non ricevono neppure nulla, sono soggette alle Soprintendenze per quelle artistico/storiche, e pagano le altre tasse comunali, come TARSU,addizionali e naturalmente, le bollette
#23 aros73 (90) - lettore
il 07.12.11 alle ore 15:01 scrive:
...la cosa strana e che si cerca sempre dove si buttano troppi soldi e di mettere mano a tutti conti tranne a quelli della politica...a forza di spendere meno nei servizi (e non li paghiamo sempre più cari) tra poco lo stato non servirà più a nulla, vogliono privatizzare tutto (se non e' già così), tra dieci anni anche l' italia sarà una SPA e tutti noi i suoi obbligati dipendenti. se non volete più l' INPS ridateci tutti i soldi che abbiamo versato, non sia dei bambini e sono soldi nostri....la pensione ce la facciamo da soli....
#22 aros73 (90) - lettore
il 07.12.11 alle ore 14:43 scrive:
la pensione e' un diritto acquisito come i vitalizi degli attuali politici. il sistema pensionistico italiano funzionerebbe se non fossero stati saccheggiati (dove sono finiti tutti i soldi dei contribuenti?) i fondi pensione. ricordo a sti omuncoli e politici che in italia e' obbligatorio versare i contributi e che se non raggiungi i 40 anni (praticamente tutta la vita!) non pigli una lira! lo stato non e' una società (e parlano di google!?!),i politici non sono il CDA, se gli italiani fossero gli azionisti la prima cosa sarebbe da fare e' mandare a casa chi prende decisioni che vanno contro all'intresse dell' azienda...
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