martedì 09 febbraio 2010
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mercoledì 26 novembre 2008, 07:00

«È uno schifo, una tragedia politica Per forza siamo spariti dalle Camere»

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 Il blog di Stefano Filippi
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Nome?
«Nicola Albertella, 42 anni».
Lavoro.
«Operaio cassintegrato di un’azienda tessile di Luino fallita, la torcitura Valdumentina. Delegato Filtea-Cgil».
Partito politico.
«Rifondazione comunista, non iscritto».
Letto «Liberazione» sul trionfo di Luxuria in tv?
«Titolo e foto di prima pagina. Gli articoli non ce l’ho fatta».
Giudizio?
«Potrei essere categorico e definirla una schifezza, ma preferisco articolare il ragionamento».
Articoliamo.
«Se il giornale di Rifondazione dà tanto rilievo a Luxuria, si capisce uno dei motivi principali per cui il partito alle ultime elezioni è andato in barca ed è rimasto fuori dal Parlamento».
Cioè?
«Ha perso i contatti con la realtà, con il suo elettorato e quello che dovrebbe essere il suo popolo. Nel Paese ci sono cose molto più gravi di cui dovrebbe occuparsi il giornale di un partito come Rifondazione. Da lavoratore, penso a chi perde il posto e non sa se riuscirà a trovarne un altro. C’è gente che non sa come mettere insieme il pranzo con la cena, e non per modo di dire».
Invece?
«Invece il partito, anche prima del voto, ha puntato tutto sulle battaglie degli omosessuali, della fecondazione assistita, di quelli come Luxuria. Hanno messo in discussione l’eterosessualità come cosa naturale, hanno detto che è stata imposta dal sistema, dalle convenzioni sociali, dalla Chiesa o chissà che altro, tutti temi che non vedo cos’hanno a che fare con i lavoratori e la gente normale. Queer, l’inserto domenicale di Liberazione, a volte era una cosa vergognosa, non interessava a nessuno. Per tanti elettori di Rifondazione è difficile comprendere perché abbiano preso questa deriva, lo dico sinceramente».
Lei ha sempre votato Rifondazione?
«Tranne l’ultima volta che non ho proprio votato. Non me ne faccio un vanto, ma non mi sentivo più rappresentato da quel partito né da nessun altro».
Mai guardato «l’Isola dei famosi»?
«Da cassintegrato avrei anche avuto anche il tempo... Ma non mi piacciono i reality che vanno tanto di moda, non li sento vicini al mio modo di vedere le cose e di essere».
Non è stato spettatore delle performance di Luxuria?
«Uno come lui - o lei, non so come definirlo - che ha sempre contestato il sistema, non ha fatto altro che equipararsi al sistema. Avrà ritenuto di utilizzare quel mezzo per portare in primo piano la situazione di chi come lui appartiene a un altro genere. Ma non la trovo una cosa positiva dal mio punto di vista di militante comunista».
Luxuria eroe della sinistra: le piace?
«È un fatto politicamente tragico. Vuol dire che siamo purtroppo alla frutta. Non abbiamo altre carte in mano, forse ne sono consapevoli e si sono giocati questa. Però credo che qualcuno dovrebbe dirgli: bravi, avete giocato quella carta, in questo momento avete visibilità, ma così non andate da nessuna parte».
In fabbrica avete mai parlato dell’«Isola dei famosi»?
«In fabbrica purtroppo le possibilità di discussione con i colleghi non sono molte. Ognuno pensa per sé, non c’è più il clima di una volta. Adesso che siamo travolti dalla crisi si discute soltanto sulle problematiche quotidiane, come riuscire ad andare avanti. Ci si vede con i lavoratori una volta al mese in assemblea, si pensa a uscirne al meglio e basta. Di Luxuria ci interessa proprio niente».
#5 Alessandro Miccolis (85) - lettore
il 26.11.08 alle ore 14:41 scrive:
Uno dei migliori articoli degli ultimi mesi, bravo Stefano Filippi. Per annientare quello che resta del comunismo, dei compagnucci, degli intellettuali rivoluzionari con villa ai Parioli, basta chiedere agli operai cose ne pensano di un omosessuale pitturato come Vladimiro Guadagno o come cavolo vuole farsi chiamare. Mai nessuno di questi buffoni pagati dallo stato con laute pensioni e stipendi d'oro che abbia il coraggio di aiutare davvero i lavoratori, che arrivano a fatica alla fine del mese per poter comprare i vestiti e i libri ai figli; ormai, sembra che ai comunisti dia fastidio vedere uno che fa un lavoro normale e tenta di avere una famiglia normale. Rifondazione, D'Alema e Veltroni ci disgustano sempre di piu'.
#4 Gustàve Le Donner (92) - lettore
il 26.11.08 alle ore 13:15 scrive:
Molto vicino a Nicola per quiello che dice. Nato e cresciuto in quella parte del varesotto più autonomista che leghista, conosco perfettamente le problematiche delle aziende di torcitura, sia della Valdumentina, sia di quella di Rancio, in una territorio splendido ma impervio.Da tempo vivo e lavoro in Puglia, e non vi dico la giunta Ventola che nefandezze sta combinando, doveva risolvere i problemi e deficit della sanità pugliese e invence ha mantenuto saldi i principi clientelari, doveva abbassare la pressione fiscale e invece è stata la prima regione a utilizzare i mezzi tipici del federalismo per aumentare le accise su combustibili e gas. La stessa giunta è formata da signor no come l'assessore all'ambiente che cassa ideologicamente ogni forma di progetto per energie alternative e rinnovabili sul territorio pugliese. Non parliamo poi con la raccolta differenziata. Bravi a spendere soldi per l'indispensabile cultura e l'affermazione del diverso tutti i costi a spese dei contribuent
#3 mariosirio (59) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:37 scrive:
ma non lo sapevate che quell'individuo ibrido lavorava per una rete televisiva in programmi per ragazzi prima di far la portavoce dei "Trans" nel partito di Rifondazione Comica? Niente di male se continua a fare le sue comparsate in tv, niente di male se un quotidiano lo festeggia, perchè lui è lei e voi non siete un C _ _ _ o.
#2 mvasconi (1353) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:28 scrive:
Niente da aggiungere a quanto detto da Nicola. Ció dimostra una volta in piú come i vertici di partiti che dovrebbero avere gli operai come proprio riferimento sono completamente scollati da ogni realtá, essendo divenuti snob.
#1 MLPremuda (186) - lettore
il 26.11.08 alle ore 9:19 scrive:
Gran parte della base di "Rifondazione comunista" è composta da gente sana, con una visione distorta della situazione sociale che la vede in "lotta" permanente ma con una solida base morale che con il comunismo di Lenin ha poco a che spartire. Il partito, invece, è diventato rappresentanza di sessualmente deviati, di "anti-tutto" e mestatori nel torbido dei centri sociali e no-tutto. Riassumendo: nella scissione del vecchio PCI (o come si chiamava al momento della scissione) ha raccolto la crema dell'elettorato e il peggio della dirigenza.
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