martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
lunedì 22 dicembre 2008, 09:37

Addio al congiuntivo: così cambierà l’italiano

In Francia il dibattito sulla riforma ortografica. Motivo: aiutare i ragazzi a commettere meno errori. E da noi come si può semplificare la lingua? Gli studiosi: "Usiamo solo l’indicativo, non ha senso opporsi". Il presidente della Crusca: "Il linguaggio cambia per natura"

  Strumenti utili
 Carattere
caricamento in corso...
caricamento...
 Invia a un amico
 Stampa
 Rss
Condividi su Facebook

Francesca Caria

Correggere il francese, semplificarlo, modificando la grafia delle parole per renderla più simile a come si legge. È la proposta - un po’ insolita se si pensa al tipico orgoglio d’oltralpe per le tradizioni della grande France - lanciata dallo studioso André Chervel, dell’Istituto nazionale di ricerca pedagogica. L’obiettivo? Risolvere quello che in Francia (ma non solo) è un problema sempre più sentito: l’incapacità di scrivere correttamente delle nuove generazioni. Uno studio del ministero francese dell’Educazione, infatti, ha rivelato che nel 1995 i ragazzi tra i 12 e i 14 anni facevano più del doppio degli errori dei loro coetanei nel 1920. Un problema non da poco perché, secondo Chervel, la «frattura ortografica» potrebbe trasformare il francese in un elemento di discriminazione sociale.

CORRETTIVI
Di fronte a questa minaccia, lo studioso propone alcuni correttivi tanto semplici quanto efficaci. Sostituire, per esempio, il «ph» con la più intuitiva «effe» in parole come «philosophie», e rinunciare definitivamente alla «y» in favore della «i». O, ancora, eliminare le doppie («college» diventerebbe «colege», come suggerisce la pronuncia) e uniformare il plurale dei sostantivi con l’utilizzo di una semplice «s». In questo modo, i ragazzi imparerebbero l’ortografia senza costringere la scuola a sacrificare troppe ore all’insegnamento della grammatica, «togliendo spazio ad insegnamenti moderni di grande importanza». Insomma, magari il francese perderebbe un po’ del suo complicatissimo charme, ma sarebbe accessibile a tutti.
A questo punto, tornando al di qua delle Alpi, la domanda viene da sé: in Italia, dove si parla da tempo con preoccupazione di «analfabetismo di ritorno», sarebbe possibile pensare a una riforma linguistica simile a quella di cui discutono gli studiosi francesi?

PARLATO E SCRITTO
Silvano Nigro, professore di letteratura italiana alla Normale di Pisa, mette le mani avanti. «In Francia la lingua parlata e modernamente scritta è abbastanza antica - spiega -. L’italiano corrente, invece, ha appena una sessantina d’anni: è modernissimo». E di sicuro, puntualizza Giulio Ferroni, storico della letteratura, scrittore e giornalista «non avrebbe senso modificare la nostra ortografia, già semplicissima: quella francese è molto lontana dalla pronuncia, mentre in italiano c’è una corrispondenza quasi totale tra come si legge e come si scrive».
Diverso, tuttavia, è il discorso per sintassi, lessico e coniugazioni. «Non si può certamente intervenire “per decreto” - sottolinea Nigro -. Piuttosto sarebbe opportuno accettare i cambiamenti naturali dell’italiano, che come ogni lingua si modifica in base all’uso che ne fanno i parlanti».

IN ESTINZIONE
Via libera, quindi, all’abbandono del congiuntivo: «Le nuove generazioni non lo usano quasi più: se la gente preferisce l’indicativo, tanto vale rassegnarsi». Lo stesso ragionamento vale per i condizionali. «Stanno scomparendo, come del resto, in generale, tutte le subordinate: oggi infatti si preferisce usare la paratassi, cioè le frasi coordinate dello stesso livello». Più restio a dire addio alle subordinate Giulio Ferroni («Sono complicate perché esprimono la complessità del pensiero») che tuttavia apre agli anglismi: parole inglesi vere e proprie come «convention» o termini italianizzati quali «approccio», ormai entrati nell’uso comune. «L’importante è non abusarne». Ferroni elenca anche altre trasformazioni, discutibili, a suo parere, ma apparentemente inarrestabili: la scomparsa del passato remoto - sempre più spesso sostituito dal passato prossimo - e l’utilizzo del pronome «gli» anche al plurale, al posto di «loro».

Pagina  12  | Successiva 
23 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#23 Stefano90 (1) - lettore
il 08.01.09 alle ore 21:32 scrive:
Dato che mi sono espresso in modo offensivo (verso chi, poi), volevo semplicemente dire che i francesi hanno l'ortografia che è obbiettivamente difficile, con un sacco di lettere mute. Quindi per loro questa riforma potrebbe anche avere senso. Non so come mai gli italiani, queste pecorelle bianche, debbano andare loro dietro. Credo che le stesse adolescenti che scrivono con la "k" sappiano come si scrive in italiano corretto - io stesso ogni tanto scrivo qualche abbreviazione, oppure la "che" lo storpio in "k". Il francese non elimina il congiuntivo e il condizionale. Perché dovremmo farlo noi? La nostra lingua è perfetta, va lasciata così. Se la semplifichiamo diventerà perfino più semplice dell'inglese - perfino l'inglese il congiuntivo lo esprime in alcuni casi togliendo la "s" per le 3e pers. sing. Mi meraviglio che degli Accademici Della Crusca sostengano queste baggianate... forse sono nel posto sbagliato. Ciao! Speriamo che non ci privino di esprimerci. Bau, bau, miaaao!
#22 mentelibera (328) - lettore
il 23.12.08 alle ore 9:44 scrive:
Questa "innovazione" mi ha fatto venire in mente un titolo... "il richiamo della foresta"... Torniamo ai grugniti... che bello! I grugniti sono UNIVERSALI!
#21 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 22.12.08 alle ore 18:00 scrive:
Bella pensata! Invece di insegnare alle nuove generazioni, che non sono certamente piu' beote di quelle che le hanno precedute, a scrivere correttamente nella propria lingua (e magari anche in una diversa dalla loro), sfrondiamo e stravolgiamo la grammatica. E' un ulteriore esempio di quel buonismo deteriore e di quel politically corret molliccio come un'ameba che continuano a far danni irrimediabili. Grazie all'applicazione di queste "filosofie" strampalate abbiamo i giovani ignoranti che non sanno scrivere (forse neppure leggere) nella propria lingua,ed avremo i prossimi giovani allevati nella stessa "filosofia" che saranno ancora piu' ignoranti dei predecessori.Forse le uniche a non seguire questo andazzo demenziale saranno le scuole private, con il grande risultato di determinare differenze di classe economica e culturale che andrebbero invece ridotte ai minimi termini. Ministro Gelmini, Presidente Berlusconi, non lasciate passare la prevalenza del cretino in Italia,per favore.
#20 lalla1234 (35) - lettore
il 22.12.08 alle ore 15:27 scrive:
Si ritorni a una scuola seria, piuttosto, e si faccia fuori questa specie di ludoteca dove i ragazzini dovrebbero apprendere senza fatica e con gran divertimento cascami di scibile accuratamente purgato da qualsiasi difficoltà. E già, perchè lo studio della grammatica toglie spazio al computer, quello sì importante...Eppure, a usare operativamente il pc, se appena normodotati s'impara in mezz'ora! Che poi Di Pietro con i suoi strafalcioni o la Ventura che dice stassi siano personaggi di successo pur senza saper padroneggiare la grammatica come Dio comanda, quello è un altro discorso...
#19 Travis Bickle (556) - lettore
il 22.12.08 alle ore 14:32 scrive:
Esisterà un nesso tra il modulo delle tre maestre e la scarsa conoscenza del congiuntivo? Io ne sono certo. Se per permettere alle nuove generazioni di fare meno errori ortografici si abolisse davvero il congiuntivo, allora verrebbe davvero un da gridare unanimemente : "Forza Gelmini!".
23 commenti su  1  2  3  4  5   pagine
caricamento in corso...
caricamento in corso...

Pubblicità

I nostri servizi