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sabato 30 dicembre 2006, 00:00

Aiuto, siamo schiavi del «troppismo»

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Dalla pila dei giornali ancora da leggere, salta fuori una vecchia copia del Guardian. Leggo: la Gillette si accinge a lanciare sul mercato un rasoio usa e getta a sei lame. Sei. Ignoro a che cosa servano. In principio era la lama del rasoio, sul cui filo conveniva non camminare. Serviva a radersi. Poi venne il Bic bilama: la prima lama catturava il pelo, la seconda lo tagliava. Quindi inventarono il Gillette Mach 3 Turbo Razor trilama: la prima catturava il pelo, la seconda impediva che rientrasse nel follicolo, la terza lo tagliava. Venne infine il Wilkinson Sword Quattro con «quattro lame perfettamente sincronizzate», nel quale la terza dava manforte alla seconda nel trattenere ciò che la prima aveva catturato, in attesa che la quarta facesse l’unico mestiere per cui era pagata. Ma sei lame? La prima cattura il pelo, la seconda lo ammanetta, la terza lo interroga, la quarta lo processa, la quinta lo condanna, la sesta lo giustizia?
Spiega il Guardian che il nuovo attrezzo della Gillette rappresenta «the pinnacle of shaving technology», l’apice tecnologico della rasatura, però a me fa venire in mente un altro pinnacolo, quello del tempio, dal quale il Nazareno avrebbe dovuto buttarsi giù su istigazione del diavolo, dopo 40 giorni e 40 notti di digiuno nel deserto, ché tanto ci avrebbero pensato i suoi angeli a sorreggerlo. In effetti forse c’è qualcosa di demoniaco in un rasoio a sei lame, e non tanto con riferimento al numero che può ricondurre al 666 dell’apocalittica Bestia, quanto al pericolo più letale che la civiltà occidentale sta correndo: il troppismo. Cioè la possibilità di disporre del troppo di tutto.
Di recente, Giuseppe Turani, l’esperto di economia che in altri tempi avrebbe fatto le pulci alla «razza padrona», ha dedicato la copertina e le prime due pagine del supplemento Affari & Finanza di Repubblica a magnificare le qualità di un telefonino che viene venduto con una schedina già contenente Mission impossible 3. «Nello spazio oggi occupato da un pacchetto di sigarette potremo avere anche 300 o 400 film», spiegava il buon Beppino, tutto arrazzato. Ammesso che trovassi il tempo per vedermi tutti questi film, vi pare che mi metterei a guardarli su uno schermo da 2,4 pollici, cioè 6,1 centimetri in diagonale? Dopodiché non si capisce come mai a dicembre la gente si sia indebitata con altre rate mensili per avere in casa l’ultimo modello di televisore al plasma da 60 pollici, il 2.400% in più quanto a dimensioni.
«Uno si può domandare che senso può avere lo stare a guardare un film dentro un affare così minuscolo», ha riconosciuto l’editorialista di Repubblica. «E in effetti non ne ha, a meno che uno non si trovi proprio in una baita di montagna a 3.000 metri circondato dalla neve o sull’Orient Express in una notte buia e tempestosa». Ma che dice? Pensa davvero che uno scali la Marmolada o prenoti il vagone letto del Venice Simplon (1.785 euro a notte) per vedersi Mission impossible 3 sul telefonino? Ma dài!
Però il vantaggio c’è, controbatte Turani: questo cellulare «è infatti dotato di un cavo con il quale si può collegare il telefonino al televisore». Ottimo. Allora a che serve il televisore sul telefonino? E, soprattutto, se l’uso principale è questo – fungere da lettore Dvd collegato alla Tv – che necessità vi era di aggiungerci l’apparato per fare e ricevere telefonate, la fotocamera, la videocamera, il collegamento bluetooth per la tastiera del computer, il lettore musicale e la radio?
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