Alemanno si occupi di faccende più serie

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La vicenda delle vie di Roma intitolate ai leader dei partiti della prima Repubblica - insieme ad Almirante anche Craxi, Fanfani e Berlinguer - sembra essere un altro festival dell'effimero su cui è inciampato il nuovo sindaco Gianni Alemanno, facendo quasi il verso al suo predecessore Veltroni.
Per anni i cittadini romani hanno dovuto sopportare la gestione del comune come politica dell'immagine mentre restavano irrisolti i grandi problemi della vita quotidiana di una città bellissima ma convulsa, deteriorata, e mai all'altezza delle sue funzioni. Noi intellettuali del centro storico apprezzavamo sì le iniziative culturali di Veltroni anche se orientate in maniera «strabicamente corretta», ma sapevamo anche che dietro di esse si nascondeva la realtà di un traffico impossibile, di trasporti pubblici primitivi, di una pulizia a singhiozzo, e di tanti altri gravi e meno gravi disservizi elementari che hanno reso Roma più vicina a Istanbul e al Cairo che non a Parigi, Londra e Berlino.
Con l'elezione di Gianni Alemanno, definitosi o definito il «Robespierre conservatore», speravamo che le fresche energie del sindaco si indirizzassero a quei problemi da sempre irrisolti, cominciando con il calibrare in tal senso le prime dichiarazioni che sono sempre significative del modo in cui un nuovo potere intende indirizzare la sua azione. Ed invece ecco che siamo qui a discutere dei nomi delle strade in un sorta di riffa tra gli eredi politici, ognuno dei quali vuole santificare anzitempo il suo illustre antenato. Il tutto condito con una retorica che non ha nulla da invidiare al veltronismo: «Città della solidarietà combinata alla sicurezza», «Roma città del festival del cinema, quello vero», «Città aperta al Mediterraneo» per finire con l'invocazione «Viva l'Urbe eterna» che ha il sapore del già sentito.
In linea di principio non abbiamo nulla in contrario sui nomi delle strade attribuite a politici contemporanei. Il buon gusto e il senso storico vorrebbe però che passassero un certo numero di decenni dalla morte prima di scegliere le figure pubbliche - statisti riconosciuti, benemeriti della nazione, grandi scienziati, e intellettuali che si sono fatti onore in Italia e nel mondo non per meriti partitici - a cui intitolare i siti della città di modo che la loro memoria rimanga alle future generazioni.
Questo semplice buon senso è stato in passato infranto nella toponomastica da non poche amministrazioni locali comuniste, non solo in Emilia ma anche a Roma, che hanno dedicato stradine e stradoni a Togliatti e persino a Stalin e Lenin. Ora, se vi fosse un minimo di etica pubblica e di coscienza storica in quest'era post-comunista orientata verso il centro-destra, si dovrebbe lanciare senza complessi una campagna per cancellare i nomi delle strade intitolate a personaggi che hanno compiuto assassini, anche di massa, o ne sono stati silenziosi complici. Fare insomma su scala politica quello che ha fatto Giampaolo Pansa con i suoi libri recenti. D'altra parte i post-comunisti del Pd non sono più tali, e dunque non sarebbe fuori luogo chiedere loro di rompere con un passato nel quale hanno osannato Stalin e non hanno avuto mai una parola critica sul Togliatti complice dei grandi misfatti del Comintern e del Cominform, ultimo dei quali l'Ungheria.
Ora è singolare che Alemanno si comporti in maniera diametralmente opposta. Ossia che per glorificare il suo antenato Almirante, il quale avrebbe il merito di avere evitato chissà quale guerra civile, si carica anche l'ex segretario del Pci. Il suo ragionamento è un nonsenso storico poiché dopo la guerra civile del 1943-45, in Italia c'è stata, pur se con tutti i limiti, solo una Repubblica democratica che si è difesa dagli eversori di destra e di sinistra. Non ha perciò l'intera operazione di elevare alla toponomastica Almirante bilanciandolo non solo con Fanfani e Craxi ma anche con quel Berlinguer che non ebbe gran coraggio nel tagliare il cordone ombelicale con l'Unione Sovietica.
La verità dell'intera vicenda capitolina è che nella classe politica italiana, quali che siano le svolte lontane e vicine dei singoli esponenti e dei partiti, non è mai penetrata - e chissà se mai penetrerà - la consapevolezza che il Novecento è stato, in Europa e in Italia, il secolo dello scontro tra totalitarismi e libertà. Uno scontro in cui al primo campo sono appartenuti il nazismo, il fascismo e il comunismo, e al secondo la democrazia liberale nelle sue diverse forme.
Massimo Teodori
m.teodori@mclink.it

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COMMENTI

19 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#19 demata (298) - lettore
il 28.05.08 alle ore 23:39 scrive:
QUALCHE ULTERIORE OBIEZIONE A "l'intera operazione di elevare alla toponomastica Almirante bilanciandolo non solo con Fanfani e Craxi ma anche con quel Berlinguer che non ebbe gran coraggio nel tagliare il cordone ombelicale con l'Unione Sovietica". Via del Corso potremmo intitolarla a Dino Grandi, che la guerra civile la evitò per davvero. A Pier Paolo Pasolini potremmo dare il Lungotevere Testaccio. Ed un viale dell'Eur (chesso' del Pattinaggio) dedicato a Caffè, l'economista scomparso. Qualche via intorno a Senato e Camera dedicata a Falcone e Borsellino, una piazza per Mattei ed un largo per Maiorana. I prossimi viadotti li lasciamo a Re Cecconi e Di Bartolomei ? Sa quanti Italiani non soo commemorati a Roma? Come se essere Capitale fosse "un diritto acquisito".
#18 Luigi Morettini (4386) - lettore
il 28.05.08 alle ore 22:32 scrive:
Sarei lieto se la redazione di questo giornale facesse pervenire al Sindaco Alemanno i commenti di noi lettori. Visto che lui è andato ad incontrare i proprietari dei negozi danneggiati del Pigneto, offrendosi di risarcire i danni provocati (spero con i suoi soldi, altrimenti si aprirebbe un pericoloso precedente), è bene che sappia che ai cittadini che lo hanno votato sono ancora ben presenti le priorità che si è impegnato ad affrontare per far tornare Roma al rango che gli compete visto che il dannato Veltronismo e Rutellismo glielo hanno sottratto sino a ieri. Lasci perdere le questioni che sarebbero solo un pretesto per i rancorosi sconfitti a riattizzare gli odi che covano sotto la cenere.
#17 mittler (1106) - lettore
il 28.05.08 alle ore 17:32 scrive:
Concordo con Teodori: Alemanno ha già dimenticato di essere stato eletto per spazzare via il rutellismo ed il veltronismo (feste, festini, inaugurazione, società create ad hoc per piazzare gli 'amici' e che costano al contribuente romano centinaia di milioni l'anno seza dare nella in cambio). Alemanno farebbe bene a non distribuire solidarietà gratuite, promesse di pagamento danni sempre a spese del contribuente romano (purtroppo io lo son). Alemanno farebbe bene a ricordare quello che ha detto in campagna elettorale circa il degrado della città a tutti i livelli (viabilità, trasporti, servizi davvero da terzo mondo) e ad impegnarsi per questo. Da uomo di destra non me ne frega un tubo di una via intitolata ad Almirante (che ho sempre votao). Ed infine Alemanno farebbe bene a fare un viaggetto in alcune capitali europee quali Vienna, Prada, Copenhagen e farsi dare qualche buon consiglio su come si amministra una capitale, Qualcuno dirà: ma noi mica siamo austriaci, danesi, tedeschi
#16 alibrandicarlo (207) - lettore
il 28.05.08 alle ore 16:45 scrive:
dire che la Roma di questi ultimi anni era più vicino ad Istambul e al Cairo, che a Parigi o Londra è una cattiveria inutile. Roma è Roma con pregi e difetti. E allora che dovremmo dire della triste e squallida Milano?? Non ci vorrei stare un minuto più del necessario. Alemanno farà bene, e spero che abbia successo. Ma deve cogliere la grande voglia di vita dei romani, la voglia di divertirsi aldilà dei problemi. Che vanno comunque risolti. In questo sono fondamentali anche le attenzione del sindaco alle squadre sportive, sia professionistiche che amatoriali. Vorrei che dicesse qualcosa di positivo della Roma, della Lottomatica, delle squadre di pallavolo, rugby ecc. Intanto oggi ha annullato l'incontro con la ASRoma, e non va bene. E vorrei che accendesse una forte competizione con le altre città italiane, basata sull'immagine, sull'efficienza, sulla forza. anche questo vogliono i romani. Non stare a pecoroni mentre il resto d'Italia va avanti.
#15 franco.biolcati (358) - lettore
il 28.05.08 alle ore 16:44 scrive:
Articolo da bocciare perchè è pieno di buon senso. Franco Biolcati
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