Ecco perch´, lasciando Palazzo Chigi, Alfano parla di «incontro post-manovra». «Abbiamo chiesto al governo - spiega il segretario del Pdl - un confronto per stimolare la crescita e lavorare per far sentire più forte la voce dell'Italia in Europa». Un fronte, quest'ultimo, su cui già aveva insisto molto Silvio Berlusconi durante il faccia a faccia con Monti di qualche giorno fa, convinto che - come lo è pure il premier - che l'asse franco-tedesco vada ridimensionato. Ecco perch´ Alfano spiega che c'è da «capire se i sacrifici che vuole l'Europa sono chiesti da un'entità sovranazionale come la commissione Ue oppure solo da alcuni Paesi come Francia e Germania». E in questo secondo caso «a che titolo». E la richiesta del Pdl è proprio quella di un intervento in sede europea. Perch´, dice Fabrizio Cicchitto, «se non c'è un mutamento dei comportamenti a livello europeo riguardanti l'euro, la Bce e la governance in quanto tale si corre il rischio di una vanificazione delle manovre anche più rigorose». Insomma, «abbiamo manifestato a Monti la necessità di andare oltre il direttorio a due Francia-Germania, altrimenti rischiamo si inneschi un meccanismo recessivo». Con una postilla: «Il fatto che lo spread sia molto alto, oltre a far definitivamente giustizia delle amenità dette qualche tempo da esponenti della sinistra su Berlusconi, deve farci riflettere tutti». Concetto, questo, su cui torna anche Alfano. «Il dato di borsa di questi giorni e il livello dello spread - spiega l'ex ministro della Giustizia - dimostrano che le difficoltà non erano di Berlusconi ma di una congiuntura sfavorevole».
La cosiddetta «fase due» del governo Monti, dunque, secondo il Pdl dovrà essere incentrata sulla «crescita». Una posizione molto simile a quella di Pier Ferdinando Casini (che - racconta Ignazio La Russa - insieme a Pier Luigi Bersani «voleva fare il ministro in un governo metà tecnico e metà politico» e fu stoppato dal «no» del Pdl) e Francesco Rutelli che ieri, per il Terzo polo, hanno avuto anche loro un incontro con il Professore. Se non è un accenno di quella «cabina di regia» di cui si è parlato negli ultimi giorni, poco ci manca. Con la differenza che se l'Udc sposa in toto la linea del governo («non abbiamo n´ richieste n´ proteste da fare al presidente del Consiglio che va solo assecondato», dice Casini), il Pdl ribadisce di voler «interagire» con le decisioni dell'esecutivo. Fa il punto Maurizio Gasparri: «Nell'incontro s'è parlato un po' di tutto. Di riforme del lavoro, di liberalizzazioni ma soprattutto di agenda europea visto che molti problemi possono venire proprio da questo fronte». Ora, però, «dopo un intervento di emergenza come quello della manovra» bisogna «puntare sulla crescita». «Il Pdl - spiega il capogruppo al Senato - ha invitato il governo ad affrontare i veri nodi delle liberalizzazioni, che non sono certo quelli che riguardano le singole categorie, che noi abbiamo a buon diritto tutelato». I veri punti da liberalizzare devono essere «quelli che riguardano l'energia, i trasporti e i servizi pubblici locali». Per quanto riguarda il mercato del lavoro - tema scottante soprattutto per il Pd - Gasparri invita a evitare «sollecitazioni drastiche che hanno un impatto devastante». Il tutto, comunque, con un «confronto preventivo a livello parlamentare».
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