Alla ex destra serve un leader per risorgere

Dopo il tramonto di Msi e An, gli ex finiani si sono dispersi nel Terzo Polo. Il rimedio? Ritrovarsi e lanciare una figura di garanzia, meglio se non politica

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Che fine ha fatto la componente «destra» del Popolo della libertà, quella che un tempo aveva una forte identità di forte minoranza, una grande storia alle spalle e un raggio assai limitato di spazio politico? In ogni società europea e globale c’è un’opinione pubblica di questo tipo e oscilla tra il dieci e il venti per cento della popolazione. E in alcune situazioni o con leader speciali, può accadere che diventi prevalente. Da noi quel segmento corposo è stato in larga parte domiciliato nel Pdl, in piccola parte nella Lega e il resto disperso in formazioni minori, fughe nell’altrove o nel buco nero dell’astensionismo.

Per molti anni quella destra fu soprattutto l’Msi, ma oltre il nucleo missino c’era l’area conservatrice e cattolica, un tempo incline a rifugiarsi nel ventre democristiano e poi nel berlusconismo. Finì il tempo dell’Msi, finì il tempo di An, finì il tempo del protettorato finiano. Ora sono inquieti, spaesati, scontenti. Vivono ai margini o nella stiva del centrodestra, scarsamente rappresentati, poco visibili e poco influenti, e con la prospettiva di contare ancor meno quando finirà l’esperienza di questo Parlamento e di alcune amministrazioni locali, a cominciare da Roma. Che farà l’ex-destra, mancando l’alibi monarchico del leader gravitazionale, alias Berlusconi? Si scioglierà definitivamente, sopravviverà in piccoli agglomerati o allo stato larvale dentro il Pdl? E il suo domicilio presente diventerà la sua residenza o il suo loculo?

Partiamo da due considerazioni positive e due negative. Le negative: quell’area non ha più un leader di riferimento. Non per alto tradimento ma per basso intendimento: Fini ha mostrato di essere incapace e di non capire i tempi della politica. Oggi sarebbe stato il più quotato successore... E la sua classe dirigente, già di per sé poco spiccata, è dispersa in tre tronconi: i superstiti del Pdl, i frammenti a destra, il cui meteorite maggiore è Storace, e i seguaci di Fini sbarcati in un algido paesaggio lunare, il Terzo polo.

Le positive: al di là di sigle, etichette, collocazioni, leader, esiste ancora un’opinione pubblica sociale, nazionale, statale e tradizionale delle dimensioni europee prima indicate. Entità irriducibile al liberalismo moderato ma anche al popolarismo. Un’area che può allearsi con questi soggetti, ma non può esaurirsi, sciogliersi in loro. Può seguire i suoi interessi immediati ma non può vivere e votare solo sulla base dei suoi interessi immediati. Seconda notazione positiva: l’anno zero dopo il ciclo berlusconiano, l’assenza di prospettive alternative, il deserto di rappresentanza su alcuni temi cruciali della società globale, giocano a suo favore. Non c’è più un nemico incombente, un comunismo occulto che obbliga a fare diga, intrupparsi nel grande centro moderato ed eclissarsi nella subalternità come il male minore; anzi il governo dei tecnici evoca l’esigenza contraria, di riscoprire la politica e il suo primato.

Cosa resta allora da fare a quella area politica proveniente da destra? Innanzitutto un censimento, poi chiamarsi a raccolta, senza limiti di etichetta e collocazione, in una specie di convocazione generale. E qui coniare un documento di riconoscimento e far nascere una fondazione che agglomeri le realtà preesistenti. Magari con una leadership non politica di garanzia, per evitare che finisca tutto in una partitella pre-elettorale o in una guerra egemonica tra gruppi, caporioni e correnti. Quella fondazione deve darsi visibilità, una voce e un portavoce, proiettarsi in una strategia, selezionare un gruppo dirigente, articolarsi in una galassia di realtà periferiche e settoriali.

Insomma uscire allo scoperto. È naturale la sua collocazione all’interno del centrodestra e il suo riferimento, non esclusivo ma prioritario, nell’attuale Pdl. Poi dovrà seguire attivamente gli sviluppi dello scenario politico, senza escludere nulla: per esempio, se mutano le condizioni, doversi costituire in un movimento autonomo, magari alleato ma sovrano in casa sua. Senza però tornare indietro, inevitabilmente postero rispetto alla destra, ai nazionalismi del secolo scorso, e non riconducibile all’alveo liberale. Area comunitaria, nel senso di tutela e promozione delle comunità in ogni grado: famigliare, locale, nazionale, culturale, religiosa, europea.

Rivoluzionaria e conservatrice, al contempo; ma seriamente rivoluzionaria sul piano degli assetti e seriamente conservatrice nel senso della tradizione. Incentrata sull’Italia ma come civiltà, non come nazionalità. Un patriottismo di civiltà, dove la civiltà non è un territorio ma una visione, un network, una rete; locale, nazionale, sovrannazionale. Un movimento che punti all’educazione, alla meritocrazia, all’autorità e al senso dello Stato, nel quadro di una democrazia comunitaria, decisionista e responsabile.

Penso difficile ma non impossibile la nascita di un movimento del genere. E penso che giovi non solo a se stesso ma anche al centrodestra intero. Ma penso soprattutto che serva oggi all’Italia un moto di passione civile che riparta dall’anno zero per dare un passato e un futuro a un presente troppo assente.

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COMMENTI

70 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#70 antiom (324) - lettore
il 23.01.12 alle ore 13:21 scrive:
aguaplano, condivido il suo commento, ma non quello d'invitare ad essere parte attiva Veneziani nella nascita di una nuova destra. Questo perché è estremamente importate un valente intellettuale, giornalista e scrittore, di destra che se ne stia fuori dal protagonismo diretto della politica.
#69 Alessio P. Morrone (23) - lettore
il 20.01.12 alle ore 22:31 scrive:
Ero uno che ha creduto nella "svolta" di Fiuggi,senza accorgermi che sarebbe stata una svolta a sinistra.Ero uno di quelli che prendeva i discorsi di Fini come "verità rivelate" e poi si è reso conto che erano "verità supposte",e come tali sono state le più dolorose.Il solo pensiero brucia ancora a "posteriori"!.Ero uno di quelli che si rivolgeva ai suoi interlocutori preferiti con l'appellativo "camerata",più per scelta che per nostalgia.Ho seguito Berlusconi,perchè da politico dilettante e fai-da-te, è comunque riuscito a fare da collante a quella Cosa,quell'Idea che noi chiamiamo Destra.Sappiamo tutti come è andata a finire.E la stanchezza prende il sopravvento. Infatti certe volte penso:"Vale la pena combattere il conformismo?","Vale la pena incazzarsi per l'ignoranza dilagante?","Vale la pena disprezzare i luoghi comuni?".Spesso ,mentre mi faccio queste domande,mi capita di avere sotto gli occhi un corsivo di Gramellini e allora penso:"SI,NE VALE LA PENA!"
#68 clamor (757) - lettore
il 20.01.12 alle ore 18:49 scrive:
Dott. Venziani condivido la sua riflessione. Oggi la destra "sociale" come si definivano gli stessi missini è un limbo abbandonato, un fantasma abiurato proprio da chi, se avesse saputo aspettare il momento giusto, srebbe diventato il leader maximo della desta: fini-to. Rauti sta cercando di raccogliere le briciole ma ormai comincia ad essre anziano e, anche se è rimasto idealista, non ha mai avuto quella figura di leder che invece fini-to avevo preso per se stesso e stava dando i suoi fruitti. Ci vorrebbe un pratito con la "P" maiuscola ma, anche se ci sono tantissimi giovani, a tutt'oggi manca una figura di riferimento con un alto spessore morale e politico.
#67 Massimo (245) - lettore
il 20.01.12 alle ore 18:22 scrive:
La Destra esisterà sempre. La Destra dell'Identità Nazionale, anche se si chiama "Federalismo", contro le porte aperte di chi considera gli immigrati una risorsa e invece sono la devastazione del nucleo etnico, sociale, politico, economico dell'Italia. La Destra che sostiene l'Europa dei Popoli e delle Nazioni, quindi della Lira contro l'euro e l'europa degli gnomi dei "tecnici" e dei finanzieri senza Valori e senza Ideali. La Destra della Libertà di opinione contro il politicamente corretto che sforna leggi elevando a reato il libero pensiero, dell'Ordine contro il permissivismo della massificazione, della protesta continua e del "no" a tutto; dell'Etica contro i capricci degli omosessuali, della liberalizzazione delle droghe, della "conquista" del sopprimere un innocente nel grembo materno o un vecchio debole nel suo letto. La Destra c'è, nei nostri cuori e nel nostro sentimento. Manca il Leader. Dice bene Veneziani.
#66 Stenick (37) - lettore
il 20.01.12 alle ore 18:20 scrive:
Come non condividere? Certo che tra tutti i politici attuali non ne vedo uno con sufficiente carisma e leadership e poi, dopo la delusione per aver abortito tutti i programmi e tutti i sogni di liberalizzazione e di rifondazione di uno stato efficiente e giusto cosa dire? Eppure i cervelli non mancherebbero, il suo (di Veneziani) per esempio!
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