sabato 25 luglio 2009, 07:00
Allarmi, siam dipietristi: ecco le squadracce di Tonino
Allarmi, allarmi, siam dipietristi! Le squadracce di Tonino sono entrate in azione e marciano sul Quirinale, su Palazzo Chigi, su chissà che altro dopo. I facinorosi dei valori stanno seguendo un preciso ordine del capo, dato laltro giorno in un esecutivo nazionale dellIdv, il Gran Consiglio del dipietrismo: «Dovete fate rumore, inventatevi qualcosa per stare al centro della cronaca, cerchiamo di finire sui giornali, anche se quello che dico spiacerà ai nostri moderati» ha fatto Di Pietro ammiccando allala esagitata del partito, unaccozzaglia di transfughi riciclati da contestatori.
Di moderati nellIdv ce ne sono ma stanno cheti, zittiti e spesso umiliati dal leader durante le riunioni per la loro molle tempra, inadatta allora dellazione. Dichiarazioni sgangherate sul governo nazista, sulla Lega che fa lapartheid, su Tremonti che affama il popolo, sulla Gelmini che ci riporta al medioevo, sul Colle che non rispetta la Costituzione, sulle banche plutocentriche (qui hanno un esperto, il senatore Elio Lannutti, presidente dellAdusbef), sul complotto massonico-piduistico. Si menano le mani a mulinello, a chi tocca tocca. Si osserva anche una specializzazione nella falange di Tonino, cè quello esperto in insulti (anche se il leader è difficilmente eguagliabile), laltro che è bravo nei blitz, laltro ancora che sa organizzare le piazzate, quellaltro che padroneggia le tecniche per terrorizzare i peones. E spesso dalle parole si passa alle vie di fatto, come da migliore tradizione populista.
«Pedica? È tutto contento, non cerca altro che fare casino per fare contento Di Pietro», confessa tra limbarazzato e linsofferente uno dei famosi «moderati» dellIdv. Oggi la medaglia del miglior disturbatore della vita pubblica spetta a lui, Stefano Pedica senatore Idv, grazie al suo blitz a Palazzo Chigi, a questo funzionario in aspettativa della Scac (Società calcestruzzi), ex democristiano che cambia i partiti come fossero giacche e che alcuni - i più teneri - definiscono «un estremista di centro», uno che faceva casino anche nella Dc, uno che ha teorizzato «la piazza come Terza Camera» e promuove gli «scarpa-day» come grande strumento di democrazia diretta. Il problema è che la Dc è sparita e lui si è trovato senza una sedia, di qui il «moto perpetuo» di Pedica tra le sigle partitiche, quali che fossero, purché gli garantissero un posto al sole. In estrema sintesi perché faremmo notte: dopo la Dc transita nel Ccd, poi passa nellUdr di Cossiga, quindi ricompare in Democrazia europea con Andreotti e DAntoni, poi fonda i Cristiani democratici europei con Meluzzi, dopo confluisce in Alleanza popolare di Martinazzoli e Mastella, quindi passa con Mario Segni, poi segue la Nuova Dc di Rotondi, poi approda allIdv. Chiaro no? È il curriculum di uno che adesso organizza cortei contro la spartizione delle nomine Rai. Era sempre lui, insieme a Di Pietro, a manifestare contro il Quirinale laltro giorno, con indosso la maglietta «Giorgio non firmare», e lì è riuscito a litigare anche con un poliziotto per via di uno striscione alla black bloc, «Via la mafia dalle istituzioni».
Ma il facinoroso Pedica è in buona compagnia nellIdv. Lex missino Luigi Li Gotti, un noto penalista, ha scritto un post sul sito dellIdv dove accusava di «infermità mentale» il direttore del Giornale