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martedì 20 gennaio 2009, 09:02

Alpinisti, una "patente" per bloccare la valanga

La provocazione dopo la serie di incidenti letali: test di idoneità per chi vuole avventurarsi in quota

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Possiamo cavarcela con un garrulo fatalismo, dicendo che quando arriva la nostra ora è inutile prendere tante precauzioni: bisogna solo chiudere gli occhi e rassegnarsi. Com’è questa semplificata visione della vita (e della morte)? Ma sì, è antica come il mondo: «possiamo rimanerci anche cadendo dal marciapiede». Se questa è la filosofia, la prossima volta andiamo tranquilli sull’Aconcagua e sul K2 con i bermudoni da wind-surf e le infradito: tanto, se lì ci aspetta la nostra ora, c’è poco da discutere.

Si dà però il caso che il Creatore non ci abbia messo in condizioni così deprimenti. Ci ha lasciato un margine di libero arbitrio, un giusto margine che ci consente quanto meno di non andarcela a cercare, di non affrettarla, questa fatidica nostra ora. Ed è questo margine tutto nostro che dovremmo smettere di giocarci in modo tanto idiota, come a ritmo sempre più serrato sta succedendo nelle simpatiche discipline del tempo libero. Per il ramo montagna abbiamo ormai una contabilità assurda. Tredici morti negli ultimi quaranta giorni, più la serie dei miracolati che per puro caso - perché non era la loro ora, direbbe il fatalista - non sono entrati nella casella delle croci.

Davvero dobbiamo limitarci a contrastare il lugubre fenomeno adottando il solo pallottoliere? Non è il caso. Non è possibile. Se ci sembra doveroso mettere un freno alla follia del sabato sera lungo le nostre strade, bisognerà prima o poi convincerci a porre qualche limite anche alla febbre dell’altitudine, lungo i sentieri delle grandi vette. La montagna è già abbastanza infingarda e sadica di suo, come dimostra ciclicamente la prematura scomparsa anche di alpinisti professionali, perché si debba andare incontro ai suoi trappoloni in questi modi tragicamente fantozziani. Ormai la mania modaiola dell’avventura e dell’aria buona, dell’ecologia e della fuga dalla civiltà impazzita, sta portando in altura un’umanità pericolosissima. Soprattutto per sé. Il malinteso senso del fitness e del sano esercizio fisico libera a getto continuo temibili branchi di sprovveduti e di incoscienti, totalmente incapaci di prepararsi fisicamente, di equipaggiarsi a dovere, di studiare i propri limiti e di calcolare adeguatamente i rischi. Sono i signori delle cime di rapa. Al termine delle loro imprese, tocca sempre andarli a recuperare. Da qualche parte, in qualche modo.

Un fatto ormai è evidente: sperare nella serietà dei praticanti, degli scalatori naïf e fai-da-te, è totalmente inutile. C’è di mezzo l’orgoglio, c’è di mezzo la sindrome di Rambo: questa brava gente sarebbe - è - capace di affrontare bufere e tormente armata di solo sacco a pelo, per dimostrare quant’è tenace e rocciosa. Niente, non ci si può contare. è ora di pensare a qualcosa di più. A qualcosa che li difenda da se stessi. E che difenda pure i soccorritori: ogni volta che il cielo si rannuvola, queste povere creature devono affrontare rischi dannati per andarli a riprendere, vivi o morti.

Cosa inventarci? Non dobbiamo impazzire con la fantasia: dev’essere qualcosa che somigli molto a un esame, cui segua adeguata patente. Non è facile da ideare, ma bisogna inventarla: anche questa sta diventando un’emergenza nazionale. Una delle tante.

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14 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#14 ALEG (1) - lettore
il 18.04.09 alle ore 18:05 scrive:
Buongiorno a tutti. Chissà se leggerete mai la mia risposta dopo 3 mesi dalla tragedia del Bianco, dove ho perso un fidanzato e tre amici. Chissà se si possa cominciare a pensare all'inutilità ed al dolore di tutte queste parole scritte da chi probabilmente non sa neanche cosa significhi scalare, raggiungere le vette e sentirsi in simbiosi con la montagna. L'articolo di Gatti, oltre che di cattivo gusto, ritengo sia stato scritto senza alcun tipo di conoscenza della materia e senza alcun riguardo nei confronti miei, dei familiari e degli amici dei 4 ragazzi che oggi piangiamo come il primo giorno. Erano esperti, preparati, allenati e con centinaia di salite alle spalle. Erano prudenti, conoscevano e amavano quelle montagne con una tale profondità che non si può capire se non si vive. Quindi, credo proprio, che in tutte queste parole manchi l'umanità ed il rispetto per il dolore che avvolge le giornate che, lontano da loro, stiamo cercando di portare tristemente avanti.
#13 dags1972 (1) - lettore
il 23.01.09 alle ore 21:09 scrive:
Gug hai ragione...
#12 Guidopedretti (1) - lettore
il 22.01.09 alle ore 11:18 scrive:
Sono stufo di sentire e di leggere opinioni di persone pressapochiste e ipocrite che "parlano solo per dare aria alla bocca". Purtroppo queste persone hanno il potere di scrivere articoli come questo pieni di fesserie. Spero solo che il signor Gatti non sia il solito sciatore della domenica, o il merenderos che va a fare i pic nic sui prati tra i tornanti del P.so Stelvio, ma che parli con cognizione di causa, anche se non credo! "Primum vivere, deinde philosophari."
#11 lamberto (287) - lettore
il 21.01.09 alle ore 2:01 scrive:
x gug i fatti dimostrano il contrario di quanto tanto difendi, essere istruttori e iscritti al cai....... visti i risultati , possiamo costatare, alcuni con quanta leggerezza vengono coinvolti in brutte avventure ....più selezione..oltre che fisica ..........mentale ...........basta con l'ostentazione di pattacche su piumini..........adesivi su auto perchè si possano alcuni giorni l'anno di ferie "ar paese"
#10 lamberto (287) - lettore
il 20.01.09 alle ore 20:07 scrive:
x gug.....sono commenti basati sui fatti che si ripetono, la fatalità non esiste o cmq non influisce più del 1%, un vero esperto deve valutare le condizioni meteo,specie nel periodo invernale..... tormente di neve, possibilità di restare bloccati per ore anche tutta la notte, un istruttore "esperto "deve saper valutare tutto questo.........oltre ad avere una preparazione fisica idonea.....pertanto non si può definire esperto chi non valuta tutto questo ......la montagna è bellissima ,ma per godere il fascino dei panorami che ci offre, il fascino del silenzio,il sibilo del vento ........bisogna rispettarla ...e temerla perchè è come il mare, non perdona neanche in piena estate, basta un temporale a meno di 2000 metri per fare le sue vittime..........l'estate scorsa ho criticato alcuni amici che hanno fatto un escurzione al lagho di Pilato nel massiccio del VETTORE in un giorno che erano previsti temporali, qualcuno di loro si definisce esperto.......
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