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lunedì 15 dicembre 2008, 07:00

Alta velocità, il Freccia se ne va (e la magia pure)

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Sabato pomeriggio la stazione Centrale di Bologna sembrava il set cinematografico di una soap. Squadroni di addetti alla pulizia con bracci meccanici scandagliavano ogni angolo a caccia di cartacce e mozziconi di sigarette, li abbiamo visti chinarsi nei pressi del bar buffet per raccogliere una (diciamo una) nocciolina caduta a qualche viaggiatore che si era fatto l’aperitivo. I ferrovieri indossavano divise eleganti, forgiate da maestri di sartoria e pulitissime, pareva dovessero andare alla prima della Scala. Sfilavano impettiti su e giù lungo l’atrio gremito di telecamere e giornalisti infreddoliti, un po’ rigidi dentro quelle stoffe verdi e rosse fiammanti. Se si può fare un appunto, ecco erano troppo marziali nell’incedere e poco naturali: forse Trenitalia avrebbe fatto bene a organizzare preventivamente un corso di portamento da Armani. Ma a tutto non si può pensare.
E le donne ferroviere erano bellissime: bionde, brune, persino rosse (dicono siano in estinzione, ma loro le hanno trovate) truccate a puntino, alcune ingioiellate, non più basse di un metro e 70, non più vecchie di trent’anni, non più grasse di 50 chili. Giravano la testa, i viaggiatori (quelli maschi) le seguivano come in trance, mai visto chiedere tante informazioni: «Scusi, il treno per Porretta Terme ha il vagone bar? Per Santo Stefano devo andare a Canicattì, dove posso prenotare signorina?». Quelle rispondevano gentilmente e con dovizia di particolari, una voce sensuale aveva magicamente soppiantato il solito vaffa e vada a leggersi il tabellone delle partenze che io ho altro da fare. Le avremmo sposate tutte, anche senza contratto prematrimoniale. Per un attimo abbiamo pensato che dovessero eleggere Miss Binario Italia, ma non essendoci in giro Carlo Conti ci siamo subito rassegnati.
Che spettacolo era sabato pomeriggio la stazione di Bologna, un paradiso per qualsiasi pendolare. Quasi una sorta di risarcimento per quella maledetta bomba che il 2 agosto 1980 proprio qui uccise 85 persone. Faceva un certo effetto pensarci nel mezzo di una festa. Certo, si fa per dire: sappiamo che ci sono cose che nulla potrà mai risarcire.
Ma che caspita stava succedendo sabato pomeriggio alla stazione di Bologna? Per la prima volta nella storia delle ferrovie un supertreno carico di autorità di ogni genere ha coperto i 220 chilometri che separano Milano dal capoluogo emiliano in 65 minuti netti. Si chiama Alta Velocità e il treno battezzato Freccia Rossa è stupendo e quasi futurista. Anzi, se Babbo Natale ci sta leggendo cogliamo l’occasione per chiederne in regalo il modellino scala 1:100. Che locomotiva: sprizza energia cinetica e potenza anche da ferma. Come una tigre un attimo prima del balzo sulla sventurata preda. Se Giacomo Balla fosse ancora vivo lo avrebbe dipinto in un capolavoro, ne siamo certi. Che bel sogno era sabato la stazione di Bologna, ma a un tratto le autorità sono sparite, le luci accecanti delle telecamere si sono spente, i giornalisti sono corsi in redazione a magnificare l’evento storico. Era scoccata la mezzanotte di Cenerentola. E allora ci siamo svegliati, fuori pioveva a dirotto e un barbone bagnato fradicio si è avvicinato per chiederci qualche spicciolo. Gli abbiamo dato 50 centesimi, chissà dove lo avevano infrattato durante la cerimonia. Già, ora siamo completamente svegli, abbiamo allora alzato gli occhi verso il grande tabellone delle partenze a led gialli che sovrasta la biglietteria: accanto al nostro treno per Milano (Intercity numero 586) appariva la scritta, che fa molto internazionale ma che significa ritardo, «delay 70 min.». Non andava molto meglio all'Eurostar successivo che aveva accumulato 65 minuti di ritardo per motivi che non siamo riusciti ad appurare. Un terzo treno, 45 minuti. Era tutto scritto e confermato sul moderno tabellone a led luminosi, ma noi non ci volevamo credere. Proprio il giorno dell’inaugurazione dell’Alta Velocità? Ci pareva impossibile.
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30 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#30 friulano (322) - lettore
il 16.12.08 alle ore 11:01 scrive:
se mi regalano una casa nuova non ho problemi maelstrom..
#29 giancabr (67) - lettore
il 15.12.08 alle ore 22:48 scrive:
Ben vengano i treni ad alta velocità. Sulla linea Roma Venezia sino a tutto il 2007 c’era un Eurostar ogni due ore, poi per risparmiare non so cosa hanno abolito le fermate di Ferrara e Rovigo per la metà dei convogli, ora l’altra metà degli Eurastar sfrecciano per le nostre stazioni accompagnati dall’annuncio ”attenzione allontanarsi, non oltrepassare la linea gialla, treno in transito sul binario tre”. Eravamo abituati a vedere i merci passare sferragliando, ora invece sono gli Eurostar che non si fermano… Una vera beffa… Questi sono i “progressi” delle nostre ferrovie… Anche l’Eurostar, prima in previsione, ora con l’avvento della TAV è diventato un treno per pendolari e per ciò questo servizio, non può, non deve funzionare…. Ma è ancora vero che il treno deve essere un servizio pubblico?
#28 giuseppe.errico (1) - lettore
il 15.12.08 alle ore 22:26 scrive:
Manager in pensione. La TAV è per TUTTI . L'avevo previsto da settimane!! Un lavoro immane ,tecnologicamente avanzato, di ampio respiro per il futuro di tutti gli Italiani ridotto a ...mondezza per mancanza di comunicazione . L'Alta Velocità non deve essere considerata il giocattolo dei RICCHI ma ,transitando su una rete ferroviaria nuova , dà modo di utilizzare la rete tradizionale per il traffico pendolare ( e ce n'e tanto bisogno !!!) e il traffico merci ,decongestionando le pericolosissime Autostrade. Ci vuole tanto coraggio a parlare chiaro agli Italiani ?
#27 maelstrom (1102) - lettore
il 15.12.08 alle ore 21:23 scrive:
#25 friulano: nessuno gradisce avere una TAV vicino a casa (e neppure una discarica di rifiuti un inceneritore, una centrale nucleare etc. etc.). Però, siccome non viviamo in Australia, ma in un paese densamente abitato, se si ascoltano le ragioni di tutti quelli che hanno un motivo per protestare contro una opera pubblica (grande o piccola che sia), restiamo all'età della pietra. L'interesse della collettività, ove sia reale, deve prevalere su quello dei singoli. E' così praticamente ovunque (tranne che da noi). L'importante è che chi deve subire certe scelte dovute alla realizzazione di queste opere (che talvolta comportano anche la necessità di trasferirsi altrove) venga equamente indennizzato.
#26 gianmariax (1998) - lettore
il 15.12.08 alle ore 20:24 scrive:
#21 jsport65 Direi che mettere i treni merci sulla linea dell'alta velocità sia un colpo di genio.
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