Alta velocità, il Freccia se ne va (e la magia pure)

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Sabato pomeriggio la stazione Centrale di Bologna sembrava il set cinematografico di una soap. Squadroni di addetti alla pulizia con bracci meccanici scandagliavano ogni angolo a caccia di cartacce e mozziconi di sigarette, li abbiamo visti chinarsi nei pressi del bar buffet per raccogliere una (diciamo una) nocciolina caduta a qualche viaggiatore che si era fatto l’aperitivo. I ferrovieri indossavano divise eleganti, forgiate da maestri di sartoria e pulitissime, pareva dovessero andare alla prima della Scala. Sfilavano impettiti su e giù lungo l’atrio gremito di telecamere e giornalisti infreddoliti, un po’ rigidi dentro quelle stoffe verdi e rosse fiammanti. Se si può fare un appunto, ecco erano troppo marziali nell’incedere e poco naturali: forse Trenitalia avrebbe fatto bene a organizzare preventivamente un corso di portamento da Armani. Ma a tutto non si può pensare.
E le donne ferroviere erano bellissime: bionde, brune, persino rosse (dicono siano in estinzione, ma loro le hanno trovate) truccate a puntino, alcune ingioiellate, non più basse di un metro e 70, non più vecchie di trent’anni, non più grasse di 50 chili. Giravano la testa, i viaggiatori (quelli maschi) le seguivano come in trance, mai visto chiedere tante informazioni: «Scusi, il treno per Porretta Terme ha il vagone bar? Per Santo Stefano devo andare a Canicattì, dove posso prenotare signorina?». Quelle rispondevano gentilmente e con dovizia di particolari, una voce sensuale aveva magicamente soppiantato il solito vaffa e vada a leggersi il tabellone delle partenze che io ho altro da fare. Le avremmo sposate tutte, anche senza contratto prematrimoniale. Per un attimo abbiamo pensato che dovessero eleggere Miss Binario Italia, ma non essendoci in giro Carlo Conti ci siamo subito rassegnati.
Che spettacolo era sabato pomeriggio la stazione di Bologna, un paradiso per qualsiasi pendolare. Quasi una sorta di risarcimento per quella maledetta bomba che il 2 agosto 1980 proprio qui uccise 85 persone. Faceva un certo effetto pensarci nel mezzo di una festa. Certo, si fa per dire: sappiamo che ci sono cose che nulla potrà mai risarcire.
Ma che caspita stava succedendo sabato pomeriggio alla stazione di Bologna? Per la prima volta nella storia delle ferrovie un supertreno carico di autorità di ogni genere ha coperto i 220 chilometri che separano Milano dal capoluogo emiliano in 65 minuti netti. Si chiama Alta Velocità e il treno battezzato Freccia Rossa è stupendo e quasi futurista. Anzi, se Babbo Natale ci sta leggendo cogliamo l’occasione per chiederne in regalo il modellino scala 1:100. Che locomotiva: sprizza energia cinetica e potenza anche da ferma. Come una tigre un attimo prima del balzo sulla sventurata preda. Se Giacomo Balla fosse ancora vivo lo avrebbe dipinto in un capolavoro, ne siamo certi. Che bel sogno era sabato la stazione di Bologna, ma a un tratto le autorità sono sparite, le luci accecanti delle telecamere si sono spente, i giornalisti sono corsi in redazione a magnificare l’evento storico. Era scoccata la mezzanotte di Cenerentola. E allora ci siamo svegliati, fuori pioveva a dirotto e un barbone bagnato fradicio si è avvicinato per chiederci qualche spicciolo. Gli abbiamo dato 50 centesimi, chissà dove lo avevano infrattato durante la cerimonia. Già, ora siamo completamente svegli, abbiamo allora alzato gli occhi verso il grande tabellone delle partenze a led gialli che sovrasta la biglietteria: accanto al nostro treno per Milano (Intercity numero 586) appariva la scritta, che fa molto internazionale ma che significa ritardo, «delay 70 min.». Non andava molto meglio all'Eurostar successivo che aveva accumulato 65 minuti di ritardo per motivi che non siamo riusciti ad appurare. Un terzo treno, 45 minuti. Era tutto scritto e confermato sul moderno tabellone a led luminosi, ma noi non ci volevamo credere. Proprio il giorno dell’inaugurazione dell’Alta Velocità? Ci pareva impossibile.
Ci siamo messi alla ricerca di qualcuno a cui chiedere lumi, meglio se una di quelle gentilissime ferroviere che non avrebbero sfigurato sulla copertina di Playboy. Sapevano tutto, erano così disponibili coi viaggiatori in difficoltà. Ma le top model di Trenitalia erano scomparse, forse avevano appuntamento dall’estetista. Vicino alla macchinetta delle bevande tirata a lustro restava, sola e con l’aria triste, una ferroviera vestita in modo un po’ sciatto e col cravattino allentato. Anche lei dovevano averla nascosta nello sgabuzzino durante il rito della Tav, nel profondo dell’animo ne soffriva e si vedeva. Domandiamo: «Scusi ma quando riesco a partire per Milano? Qui i treni sono tutti in ritardo, perdo la coincidenza per Genova». Non ci ha sorriso, anzi continuava a sorseggiare il suo caffè senza neppure alzare lo sguardo dal bicchierino di plastica, quindi ha grugnito: «Che vuole che ne sappia io, vada a chiedere all’ufficio informazioni». Questo succedeva alla stazione di Bologna il 13 dicembre 2008, data che passerà alla Storia per il debutto dell’Alta Velocità.

COMMENTI

30 commenti su 1   2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#25 friulano (333) - lettore
il 15.12.08 alle ore 19:25 scrive:
maelstro nel nostro piccolo cioè nela pianura padana i costi sono stati nettamente superiori..e cmq io dico che se mi costruiscono la tav a 100 metri da caqsa mia mi oppongo..
#24 sukran (731) - lettore
il 15.12.08 alle ore 18:19 scrive:
Questo articolo dovrebbe essere letto per intero alla fine di ogni spot di trenitalia, possibilmente con immagini dei pendolari pressati dentro i treni sporchi o dei tabelloni con i ritardi. Magari, anche con il sottotitolo "non è Calcutta"...
#23 gianmariax (1998) - lettore
il 15.12.08 alle ore 18:18 scrive:
Oggi guardavo il TG3 del veneto e ho scoperto un'altra barzelletta italica: se compri un abbonamento Eurostar sulla tratta (per esempio) Vicenza- Venezia potrai viaggiare solo ed esclusivamente sugli Eurostar mentre se devi prendere un regionale devi fare un altro abbonamento o un biglietto a parte, in pratica se un pendolare al mattino trova comodo per questione di orario viaggiare su di un Eurostar e al pomeriggio quando esce da lavorare l'Eurostar non c'è...o fa un altro abbonamento per prendere un regionale o aspetta il primo Eurostar (magari dopo un'ora). Mi sa che per il terzomondo non sia necessario attraversare il mediterraneo.
#22 maelstrom (1452) - lettore
il 15.12.08 alle ore 18:18 scrive:
#14 friulano: io non me ne intendo tanto, ma credo che la situazione geografica/orografica italiana e quella francese e spagnola non siano paragonabili, come ha fatto osservare un altro lettore. Noi abbiamo pochissime pianure, mentre abbondano i rilievi. Immagino che costruire delle reti ferroviarie che attraversano gli Appennini (quindi con un sacco di gallerie, ponti, viadotti e curve) comporti costi infinitamente maggiori. Per non parlare di altri problemi "endemici", come prolungate chiusure dei cantieri ad opera di dimostranti, o veri e propri ricatti da parte delle amministrazioni dei piccoli comuni che, per non iniziare ricorsi amministrativi contro le linee ad alta velocità, hanno preteso chi una palestra, chi un ospedale, chi una scuola, e così via. Questi problemi (beati loro) in Francia e Spagna non li hanno. Quando si decide di realizzare un'opera di pubblica utilità, lo si fa e basta, senza ascoltare le "ragioni" di tutti.
#21 jsport65 (220) -
il 15.12.08 alle ore 16:48 scrive:
Prima di dire che in Italia si è speso di più bisognerebbe verificare alcune condizioni di realizzo: la prima e più importante è che la rete AV italiana è interconnessa con quella lenta mentre negli altri paesi viaggia su binari realizzati ad hoc e non possono viaggiare i treni merci mentre in Italia si quindi la nostra rete anche se in ritardo adesso e migliore!! Secondo il territorio italiano è molto più aspro di quello francese o spagnolo (consultare un libro di geografia) dove le ferrovie passano soprattutto in zone pianeggianti (l'Italia ha una unica pianura quella Padana) - Terzo la nostra rete (AV + lenta) è la più sicura al mondo grazie al sistema sviluppato in ITALIA per il controllo dei treni - Con questo non voglio far passare Trenitalia per innocente ma alcune volte bisogna anche riconoscere i meriti.
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