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martedì 15 settembre 2009, 07:00

Altro che bavaglio: la sinistra detta legge con le radio anti Silvio

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Tutti lì, con il telecomando in mano, a urlare all’attentato alla libertà di informazione, al pensiero unico mediatico e alla censura delle voci non allineate. Che c’è, c’è tutto, ma - sorpresa delle sorprese - almeno in radio è esattamente opposto a quello contro cui ci si accalora in questi giorni: trovare una mosca, non dico nera, ma almeno bianca, in mezzo alle mosche rosse, in onde medie o in modulazione di frequenza, è un’impresa.
Non si tratta di un problema minore o periferico. Numeri alla mano, per qualsiasi italiano è molto più facile imbattersi in cinque minuti di radio, piuttosto che in cinque minuti di televisioni. Fossero anche quelli del tragitto fra casa e il lavoro. E, in questi cinque minuti medi, trovare un programma, non dico di centrodestra, ma almeno non di sinistra, è un’impresa ardua.
Per due motivi principali: il primo è che la radio italiana è fatta soprattutto di intrattenimento, di cazzeggio sui giornali della mattina, di pissi pissi sulle notizie ritenute più divertenti su cui ironizzare. E, ovviamente, è più divertente e facile ironizzare sul «lettone di Putin» e sulle belle ragazze piuttosto che sulla rissa verbale fra i franceschiniani e i bersaniani.
Quindi, un po’ di antiberlusconismo o quantomeno di satira a senso unico anche nei programmi neutri è abbastanza normale. Quello che è meno normale è che, invece, reti pubbliche e private siano egemonizzate da presenze di sinistra. A partire dalla proprietà: Carlo De Benedetti, ad esempio, controlla tre reti (il triplo della Mondadori che ha R101): radio Capital, m2o, ma soprattutto Radio Deejay, la corazzata delle private, che ha la sua corazzata dei palinsesti in Deejay chiama Italia di Linus e Nicola Savino. Programma che sicuramente è molto divertente e programma che altrettanto sicuramente non è il prototipo del filoberlusconismo.
Ma, se la radio debenedettiana è per definizione molto repubblicana, nel senso di Repubblica come casa madre, anche altrove non è che l’aria cambi. E non mi riferisco solo a Radio Radicale, che significa ore e ore di Marco Pannella in voce ogni giorno, con quel che ne consegue, visto che Pannella oggi non è certo iscrivibile fra gli amici del premier. E nemmeno a Radio Città futura (non a caso scelta dal segretario del sindacato dei giornalisti Fnsi per lanciare il suo appello alla mobilitazione), a Radio popolare e alle 22 reti del network delle radio di sinistra, spesso antagoniste e chiaramente non filoberlusconiane: chi va lì sa cosa sceglie e sa cosa ascolta. Così come Radio 24, lo dice il numero stesso, è la radio del Sole 24 ore: quindi confindustriale, quindi tutto quello che sta nell’essere confindustriale oggi.
Ma, per l’appunto, le sorprese stanno altrove. Radio 105, una delle più apprezzate dall’universo giovanile, grazie soprattutto allo Zoo, che è politicamente non schierato, se non con l’antipolitica, nel programma 105 friends di Tony e Ross, schierava Beatrice Borromeo. Che ribadiva coerentemente i suoi concetti espressi chez Santoro, senza peraltro abbinare ai concetti il grandissimo fascino con cui bucava il video.
Ma la prova provata - qualcosa che funziona meglio della prova del nove a scuola - dell’assoluta mancanza di colonizzazione del centrodestra nell’informazione radiofonica è Radiorai. Luogo dell’etere dove chi usa i bilancini della par condicio viene immedi
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25 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#25 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 16.09.09 alle ore 15:18 scrive:
*#17 rommel* - Ah, che commento faceto. Commento?
#24 stc66 (6) - lettore
il 15.09.09 alle ore 22:34 scrive:
Signor Angelo48, quello che volevo sottolineare, probabilmente sbagliando i toni,è che anche se tutte le radio fossero di sinistra non sarebbero comunque paragonabili alla Rai e/o a Mediaset. E' vero che ho commentato la premessa e non l'articolo ma se questa mi pare sbagliata che senso ha commentare il resto? Mi ricordo che verso la fine deglia anni '90 si diceva la stessa cosa riguardo i giornali, cioè troppi giornali/giornalisti, preparati di sinistra e troppo pochi di destra. Credo che oggi il disavanzo sia stato colmato, un ottimo esempio è 'Il Giornale', nulla vieta di colmare la disparità in radio, qualora sia ritenuto necessario, mentre eguagliare la presenza di destra in televisione, mi sbaglierò ma credo sia impossibile fino a quando ci sarà Berlusconi.
#23 Angelo48 (1015) - lettore
il 15.09.09 alle ore 17:32 scrive:
#22stc66:spiace essere costretto a fare polemicucce da bar, ma lei neanche questa volta ha analizzato il vero problema contenuto nell'articolo. Lasci perdere se si fa più qualità alla radio che alla TV; lasci perdere le veline e dica (se lo vuole) cosa ne pensa del fulcro dell'analisi di Lusanna e delle mie considerazioni di cui al post.n.9. Altrimenti ciao e rimanga delle sue idee.
#22 stc66 (6) - lettore
il 15.09.09 alle ore 15:16 scrive:
#18 Angelo48 Se è più facile, dati alla mano (quali dati?), ascoltare 5 minuti in radio come lei sostiene, la mia è tutt'altro che una battuta, dovremmo informare chi acquista spazi pubblicitari perchè con la radio sarà più ascoltata. L'analisi è presto fatta, sarà un caso che in radio, media che preferisco alla TV, ci sono programmi di approfondimento politico e in TV solo veline? Vogliamo provare ad invertire (parte) delle proprietà di Berlusconi con quelle di De Benedetti e vedere che succede? La mia risposta è veline in radio e programmi seri in TV.
#21 milly (379) - lettore
il 15.09.09 alle ore 15:15 scrive:
e poi parlano dell'egemonia do Berlusconi in campo televisivo....
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