Alunni ignoranti La scuola media è da bocciare

Ecco perché il trienno fra elementari e superiori è l’anello debole del sistema formativo. De Mauro, l’oracolo che non fa autocritica di Giorgio Israel

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Roma - La scuola media italiana è già in recessione. Non è la prima volta che si mettono sul banco degli imputati i tre anni della scuola secondaria di primo grado. Anzi, da tempo gli esperti del settore addossano proprio a quel ciclo di studi la responsabilità della caduta dei livelli di apprendimento degli studenti e le enormi difficoltà che poi incontrano nelle superiori. Difficoltà che in molti casi si trasformano in un fallimento e quindi nell’abbandono della scuola.
A confermare che le medie sono «l’anello debole della catena» arrivano i dati del Rapporto sulla scuola in Italia 2011, curato dalla Fondazione Agnelli e interamente dedicato alla scuola secondaria di primo grado nella convinzione, spiega il direttore della Fondazione, Andrea Gavosto, che sia questo il nodo cruciale da affrontare subito per il neoministro dell’Istruzione, Francesco Profumo.
Il confronto dei dati forniti da ricerche internazionali e rielaborati nel rapporto della Fondazione (redatto da Gianfranco De Simone, Gerard Ferrer-Esteban, Andrea Gavosto, Marco Gioannini, Stefano Molina e Alessandro Monteverdi) conferma che l’Italia è il paese con il calo di apprendimenti più netto alle medie. Una scuola «basata sul deleterio principio di non selettività» che segue una logica di «equità al ribasso»: si apre a tutti ma si offronto in realtà le stesse opportunità di successo.
Perché accade? Le ragioni individuate dalla ricerca sono fin troppe. Le medie vantano una serie di primati negativi. L’eta media più alta fra i docenti, oltre i 52 anni. Docenti il cui numero si è dimezzato negli ultimi 25 anni dai 283.220 del 1986 ai 178.400 del 2010. Praticamente la maggioranza è entrata nel 1982 e nel giro di quattro o cinque anni andrà in pensione. Non solo. Le medie sono anche il segmento del sistema scolastico italiano con il maggiore turnover: la media degli insegnanti che non resta nella stessa scuola da un anno all’altro è del 35 per cento alle medie, del 30 alle superiori e del 22 alle elementari. Dunque insegnanti anziani, che cambiano in continuazione, spesso non aggiornati sulle nuove tecnologie, ancorati a un unico modello didattico, quello della lezione frontale, e soprattuto non attrezzati ad affrontare le problematiche sempre più complesse della preadolescenza.
Il quadro che ne scaturisce è quello di una sovrapposizione di disagi. Difficoltà nel rapporto tra insegnanti e famiglie e nel rapporto tra professori e alunni, che sono comunque più scontenti rispetto ai loro coetanei di altri paesi. Scarsa preparazione nel campo delle nuove tecnologie da parte dei professori che rende ancora più ampio il distacco con gli alunni, «nativi digitali» che si muovono con disinvoltura tra i- pad e i-phone. E poi l’impatto enorme che negli ultimi anni ha avuto l’ingresso di tanti studenti stranieri con ovvie difficoltà a partire dal linguaggio senza alcuna preparazione specifica per i docenti.
Un quadro senza speranza? In realtà no perché il prossimo pensionamento di un numero così alto di docenti potrebbe trasformarsi in un’opportunità di rilancio per la scuola media. La Fondazione Angelli lancia una proposta «scandalosa» che intacca uno dei tabù della scuola: l’orario dei docenti. «È giunto il momento di sciogliere quel patto scellerato che ha fin qui governato i rapporti fra stato e insegnanti: il primo, soddisfatto del contenimento del costo del personale, ha accettato che l’orario di lavoro effettivo degli insegnanti si fermasse a 18 ore in cambio di uno stipendio modesto, chiudendo gli occhi su eventuali lezioni di recupero effettuate privatamente; i secondi hanno accettato condizioni di lavoro inadeguate». Insomma i professori, tutti, devono essere pagati di più per lavorare di più ma soprattutto in modo diverso. Non ci si può affidare alla buona volontà dei tanti docenti che si aggiornano e dedicano ai loro studenti il massimo. Occorre cambiare il sistema, smantellando il modello unico delle lezioni frontali, aprendo la scuola anche al pomeriggio. Deve cambiare il reclutamento perché, conclude il Rapporto, «la scuola media non può permettersi di assumere metà del proprio corpo docente secondo un criterio burocratico». Due le proposte alternative: la chiamata diretta da parte delle scuole o un concorso nazionale specifico per i docenti delle medie.
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COMMENTI

26 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#26 leo_polemico (460) - lettore
il 30.11.11 alle ore 9:39 scrive:
Chi predicava che la scuola deve essere "di tutti"? La conseguenza è stata che si è "di tutti, ma, purtroppo, "di tutti asini".!
#25 bruna.amorosi (3572) - lettore
il 29.11.11 alle ore 22:43 scrive:
sono anziana e lo sapete ma ho fatto soltanto poche scuole ( ai miei tempi si doveva lavorare ) oggi a parte che ho conservato tutti i libri compreso l'abcedario ed i miei nipoti ci sbavano sopra per quanti li vorebbero . ricordo poesie che questi ragazzi di oggi neanche sanno cosa siano . sò fare di conto a mente provarci con i miei nipoti è tempo perso .IN compenso ti dicono tutto su cosa c'è scritto su repubblica e sapete il perchè ? i prof come li chiamano loro hanno il compito di farglielo capire . ma non fatele dire cosa sia LA PIOGGIA NEL PINETO ,OPPURE LA CAVALLINA STORNA , E PIANTO ANTICO ? poesie che ho imparato già da grandicella . io.
#24 Memphis35 (1020) - lettore
il 29.11.11 alle ore 22:32 scrive:
Non tutti i miei compagni delle medie hanno conseguito una laurea ma vi assicuro che, indipendentemente dal corso di studi seguito, erano e sono capaci di interpretare un testo letterario o scientifico in maniera corretta. Già, all'epoca, alle medie si insegnava a distinguere il soggetto dal complemento oggetto, la forma attiva da quella passiva e tante altre cosucce che poi vennero accantonate per privilegiare "il libero fluire del pensiero" svincolato da lacci e laccioli grammaticali e sintattici. Questo è, almeno, quello che mi viene riferito dai compagni di scuola di un tempo, oggi insegnanti di medie e superiori. C'era una lingua, alle medie, che sembrava fatta apposta per favorire i procedimenti logici e critici. Ma il progresso ed i progressisti la riservarono all'ambito strettamente liceale. A voi indovinare quale. Non vorrei acquisire la fama di "laudator temporis acti".
#23 lellocalabria (96) - lettore
il 29.11.11 alle ore 15:20 scrive:
La scuola italiana (sia elementare che media) fa acqua da tutte le parti. Mia figlia frequenta la terza media, ed ha una preparazione culturale (al pari dei suoi compagni di classe) da ultimo anno di asilo. E' certamente colpa dei ragazzi, continuamente distratti da tutte quelle diavolerie elettroniche che abbondano in tutte le case, ma posso assicurare che la capacità e la voglia di insegnamento dei docenti è veramente bassa. Gente demotivata, il cui unico pensiero è lo stipendio a fine mese perchè per imparare c'è sempre tempo. Sarebbe opportuno (come per le macchine) ogni tot anni fare un esamendi revisione per valutare la capacità e la volontà di insegnamento-
#22 Gianluca70 (89) - lettore
il 29.11.11 alle ore 14:46 scrive:
E' quello che ha sempre voluto una certa parte politica. Più è ignorante il popolo e più bugie gli puoi imbonire...tanto non sa riflettere.
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