venerdì 18 aprile 2008, 12:25
Amianto, 100 milioni
al sindacato per tacere
A Latina gli operai della Goodyear morivano per l'amianto. I rappresentanti dei lavoratori incassavano e non denunciavano i rischi. Dal '91 a oggi 34 morti. La testimone: "Mister 5%, così chiamavano quelli della Rsu"
Finanziamenti sottobanco ai sindacati. La Goodyear di Latina ha chiuso nel 2001, ma gli operai continuano ad ammalarsi e a morire, stroncati da tumori e altre malattie contratte in quei capannoni pieni di amianto e sostanze velenose. Ora, dalle indagini e dagli interrogatori di numerose persone affiora una verità sconcertante: l’azienda pagò in nero per molti anni almeno due rappresentanti dei lavoratori, in cambio i due - ribattezzati in fabbrica "mister 5 per cento" - non sollevarono mai il problema delle drammatiche condizioni in cui lavoravano centinaia di loro colleghi. Un primo processo, ormai alle battute finali, prova a dare nomi e cognomi ai responsabili di quella Spoon River ancora in corso: trentaquattro morti e sette persone ammalate. Ma nelle pieghe di questo procedimento eccone un altro assai inquietante: molte fonti raccontano di quel canale sotterraneo di finanziamenti andato avanti dagli anni Settanta agli anni Novanta. La Goodyear non pagava direttamente i sindacalisti, ma aveva elaborato un sistema invisibile: i soldi passavano dal medico aziendale.
Era lui a girare in nero il denaro ai due, entrambi iscritti alla Cisl. La Procura, che pure ha chiesto l’archiviazione di questo filone, ha quantificato il denaro versato: circa 100 milioni l’anno. Cento milioni che avrebbero agevolato la «pace» all’interno dello stabilimento di Cisterna di Latina e sarebbero serviti per ammorbidire chi avrebbe dovuto denunciare i gravissimi pericoli corsi dai lavoratori, ma sconosciuti ai più.
C. S., il medico che operava all’interno della Goodyear con una sua società, è morto ma la vedova in un lungo interrogatorio descrive quel che accadeva: «Nel 1972 all’atto dell’assunzione dell’incarico i vertici aziendali di allora, nella persona del signor D., gli rappresentarono che l’attività e i relativi corrispettivi che avrebbe percepito erano subordinati al pagamento di una quota del 5 per cento ai sindacalisti, uno dei quali era V. B.; per tale motivo dette persone erano definite “mister 5 per cento”. Tale compenso doveva essere corrisposto ai sindacati in quanto gli stessi non dovevano creare problemi, anche sanitari, alla fabbrica». Chiaro? «La triangolazione - prosegue la donna - fra la Goodyear e i sindacati, mediante l’attività di mio marito, doveva essere tale per ovviare ai controlli, infatti con tale metodo la società Goodyear non figurava da nessuna parte... Mio marito ovviamente vistosi obbligato aderì e cominciò a lavorare corrispondendo il 5 per cento degli incassi a V. B.». Nel 1992, con la costituzione di una nuova società, l’obolo raddoppiò passando secondo la vedova di C. S. «dal 5 al 10 per cento». Questa situazione si protrasse, a sentire la donna, fino all’ottobre ’96 e sempre con la stessa motivazione: evitare che i sindacati «creassero problemi nelle materie per cui la vigilanza era loro demandata».
L. L. P., infermiere attivo in fabbrica dal 1992 al 1997, quando perde l’incarico, conferma: «Io ho delle certezze circa il mio allontanamento e cioè che ero a conoscenza di alcuni fatti particolari tipo quello delle mazzette che il dottor C. S. pagava ai sindacati della Goodyear per conto di quest’ultima... Detto finanziamento avveniva affinché i sindacalisti chiudessero gli occhi su tante situazioni particolari fra cui la sicurezza e la salubrità della fabbrica». Chiudere gli occhi, naturalmente, non significa che i rappresentanti dei lavoratori avessero compreso nei dettagli i pericoli dei processi di lavorazione. Si può immaginare che gli oboli fossero utili per evitare approfondimenti che avrebbero scoperchiato lo scandalo.